In vénti erano pronti per questa sfida contro i vènti del
mondo.
Vénti velisti, di cui otto non francesi, pronti a
tagliarsi fuori dal mondo terrestre per questa sfida nei mari, contro vènti,
onde e solitudine per circa tre mesi in una regata intorno al mondo, in
solitario senza scalo e senza assistenza. Rigorosamente soli ma in compagnia di
bollettini meteorologici e se proprio uno è in crisi di solitudine, non gli
resta come chance che speronare un altro battello, affondarlo e quindi
recuperare il naufrago. Operazione non così semplice e senza rischi, anzi notevolmente
macchinosa, ma solo in caso di naufragio un concorrente ha la possibilità di soccorrere
e prendere a bordo della propria imbarcazione la persona in difficoltà, senza
per questo essere squalificato, anche se chiaramente deve poi sbarcarla nel
primo porto.
Partenza sabato 10 novembre per la settima edizione del Vendée Globe, la più famosa regata in
solitario che si corre ogni quattro anni dal 1989.
Un nome che per anni mi ha affascinato e fatto sognare.
Per una come me, che coltiva gli “spifferi”e ama il mare, una regata dal nome così parlante Vents des globes, è stata per anni
veramente mitica…lo è ancora ma certo ha perso un po’ del suo incanto da quando ho
scoperto che si trattava di Vandea e
non di Venti.
Prova di ottusità, limiti e d’ignoranza grammaticale e
dimostrazione che uno sente solo quello che vuole sentire.
Come poteva essere “Vents des globes”, così come suonava
nel mio orecchio?
Vènti dei globi???
No di certo i venti sono tanti, ma il globo è uno solo e
dunque avrebbe potuto essere “Vents de globe” ma in tal caso la grammatica in
soccorso mi avrebbe precisato che sarebbe dovuto diventare “Vents du globe” e
allora…. Avevo sbagliato regata o forse nome!
Fino a che poi l’ho visto scritto: l’arcano si è allora
svelato, il velo dell’ignoranza si è sollevato e quello del fascino è disceso e
lo charme ha perso punti!
Potrò essere mostrata a dito per la mia “mancanza”, nessuno
però potrà obiettare che come nome Vènti è ben più evocatore di Vandea, e se il
qualcuno ha una minima conoscenza storica, dovrà convenire con me che questo vocabolo
é sinonimo di stragi, guerre e di quello che è considerato il primo genocidio
della storia ai tempi della gloriosa rivoluzione francese.
Il via è stato dato alle 13 e 02 esatte da Les Sables d’Olonne in Vandea appunto,
porto anche del traguardo, dopo il tour
du monde di circa 24.000 miglia (38 624 chilometri) e tre capi: quello di Buona Speranza, il capo di
Leewin e il mitico capo Horn..
Tanta emozione sui pontoni in questi ultimi momenti,
ultimi saluti, tra la separazione da amici e famiglie e stress e pressione
della partenza.
Un grande entusiasmo da parte dei visitatori, si parla di
più di un milione di presenze che hanno visitato il villaggio e i pontoni nelle
due ultime settimane e come riferiscono i cronisti da Les Sables d’Olonne: “Une très bonne ambience”…buon spirito,
buon clima(in senso figurato) perché il meteo non è certo dei più invitanti con
la pioggia intermittente che ha marcato questa mattinata della partenza.
Sempre più difficile trovare sponsor in momenti di crisi:
sono presenti alcune grandi società per finanziare questa corsa ma “soprattutto molte PME , le piccole e
medie imprese, senza le quali il Vendée
Globe non esisterebbe in questi tempi difficili” come spiega l’italiano Alessandro
Di Benedetto che con Team Plastique,
possiède uno dei più piccoli budget della corsa (circa 1 milione d'euro).
Di Benedetto, che scopro essere un italo-francese o
franco-italiano, a seconda dei punti di vista, non è alla sua prima esperienza
in solitario intorno al mondo, aveva già realizzato questo exploit con un 6 metri
e mezzo, impresa che gli aveva aperto le porte del Vendée Globe e procurato il
suo sponsor francese Team Plastique.
Le doppie origini a quanto pare servono…non so se di
sponsor in Italia ne avrebbe trovati e come italiano mi pare un po’ difficile,
con i tempi che corrono, farsi sponsorizzare da francesi.
Unica donna presente quest’anno alla mitica corsa è la
britannica Samantha Davies, al suo secondo Vendée Globe dopo quello cui aveva
partecipato quattro anni fa assicurandosi una quarta posizione.
Questa volta parte lasciando a casa un neonato…mi chiedo
quanto le mancheranno i vagiti in mezzo all’oceano?
Nessuna donna ha mai vinto questa regata, in cui un’altra
britannica Ellen MacArthur, all’epoca
ventiquattrenne, aveva terminato il Vendée Globe in seconda posizione
nell’edizione 2000-01.
Una prova che ha bisogno di
un’eccellente forma fisica, perché da soli in mezzo al mare e senza nessuno su
cui contare, all’eccezione di se stessi, richiede un fisico d’acciaio e nervi a
buona tenuta… e tutto questo per cosa?
Per la gloria?
Il mondo della vela non è
quello di altri sport e benché si sia sviluppato negli ultimi decenni in Italia
(in Francia lo era da molto prima) non conosce certo la popolarità di tante
altre discipline sportive e la celebrità di massa non si ottiene certo da
velisti.
Per la ricompensa?
Non credo, che in termini
economici, il gioco valga la candela.
Il vincitore del Vendée Globe
riceverà 160.000 euro.
100.000 sono destinati al
secondo e 75.000 al terzo mentre una ricompensa variabile, in base a quanti
concorrenti toccheranno il traguardo, è prevista per tutti gli altri… peanuts rispetto a quanto si può “racimolare”
con sport meno rischiosi.
Considerando l’impegno
richiesto, il pericolo corso, ripeto, non mi pare proprio che la contropartita
economica possa essere una motivazione.
E allora cosa resta?
Cosa resta come motivazione… se
non la sfida contro il mare, l’ignoto, la sfida contro se stessi, i propri
limiti, verso la conoscenza di quello
che esiste al di là delle colonne d’Ercole (doppiamente virtuali per i nostri
naviganti che non partendo dal Mare nostrum ma dall’oceano non devono
attraversale) e la conoscenza di se stessi dei propri limiti e cercare di superarli?
Bon vent à tous! Buon vento a
tutti ! é quello che si può augurare e mi sento di dire…
…e ora di aggiungere doppiamente
“Bon vent de globe”…
…Bon Vent a Bertrand de Broc che non
ha potuto prendere il via con gli altri 19 per uno scontro con uno zodiac poco prima della partenza…
ritorno in porto, riparazioni e partenza infine più di dodici ore più tardi e Bon Vent a Marc Guillemot che, primo a
attraversare la linea di partenza alle 13:02, ha dovuto fare rientro in porto
14 ore più tardi per verifiche allo scafo dopo lo scontro con un oggetto non
identificato.
P.S.
UFO marino?? Un Unidentified Floating Object (non mi pare il caso di lasciarlo Flying, in
mare di volante basta il pesce e il Flying Dutchman….
…ma non si tratterà mica del
famoso iceberg che veniva a frigorifizzare le acque di Carry le Rouet quando
andavo a fare il bagno??
P.P.S
Désolée pour Guillemot ...poco fa la radio mi ha annunciato che non potrà riprendere il mare...i danni alla chiglia sono troppo importanti.
Era uno dei favoriti...ma favorito o fosse stato pure un "brocco" che delusione soprattutto per lui e il suo team !
P.P.S
Désolée pour Guillemot ...poco fa la radio mi ha annunciato che non potrà riprendere il mare...i danni alla chiglia sono troppo importanti.
Era uno dei favoriti...ma favorito o fosse stato pure un "brocco" che delusione soprattutto per lui e il suo team !
io l'ho scoperto pochi giorni fa...lo pensavo anche io vents des globes....logico no??!
RépondreSupprimerPS: Olonne con due n no?! Nat
Sables d'Olonne lo avevo scritto senza riflettere con due N e poi ...ho voluto cercar conferma e ho pensato di essermi sbagliata...
RépondreSupprimere invece mi sono sbagliata a correggere
grazie della correzione!!!
e di essere tornata a leggermi, of course!!!
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