“Petite fleur” fischiettava il Capitano alla Signorina
Anch’io lo ho sentito svariate volte canticchiare sottovoce questo celebre pezzo o più semplicemente rivolgersi a lei con questo soprannome.
Ovviamente se questo entra nei miei ricordi, lei non era più la Signorina, piuttosto una signora e poi anche una signora non più giovanissima, che è rimasta petite fleur fino all’ultimo.
A fine dicembre 2016 è arrivato un fiorellino in famiglia, non porta il nome della sua bisnonna, neppure quello di un fiore, ma è solare come un girasole, profumata come un gelsomino e mi fa pensare a una melagrana, fatta di tanti chicchi sugosi e festosi.
È la prima nipotina femmina, la nipotina musicofila, amante della Salsa....in passo di danza o sulla pastasciutta.
EVi o Evita di soprannome. Al secolo Eva Vittoria.... una vera esplosione di vita!
Oggi in casa c’è un nuovo fiorellino, un piccolo bucaneve arrivato a fine gennaio con molto anticipo sulla data prevista.
Sarebbe dovuta arrivare in una stagione più primaverile, a mezza via tra la primavera in mare e quella su terra e invece ha bruciato le tappe ed è spuntata in pieno inverno.
Sorpresa generale per la mamma e le sue gastroenteriti premonitrici, il babbo, il fratello e noi nonni che, come fulmini, abbiamo annodato le cocche del nostro fagotto, cliccato su ouigo per trovare un tgv, balzati sopra e arrivati a tempo di record.....ma, ahimè, pur sempre dopo di lei.
A 9 giorni infine l’entrata ufficiale a casa, giusto prima che il caos esplodesse e Parigi rimanesse paralizzata dalla neve, che lei non temeva.
Bucaneve, piccolo crocus, fiorellino selvaggio dai colori dell’arcobaleno come la velocissima messaggera degli dei dell’Olimpo.... non potevi che chiamarti Iris!
Come sono belle e profumate le mie petites fleurs!
perché...
... racconto spinta da una brezza leggera
... spiffero in tutto le accezioni del termine
... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum
... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi
... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente
e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me
... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!
... "if" Kipling
... "if" allora "dubito ergo sum"
lundi 12 février 2018
mardi 6 février 2018
Petites pattes
....che non grattano più alla porta, miagolii da affamato che non risuonano nelle quiete stanze.
Posso finalmente elaborare il mio lutto e lasciare una piccola traccia su Glob senza il timore di sorprendere la sua legittima proprietaria tenuta fino ad ora all’oscuro dell’accaduto.
Oltre al dispiacere, la tristezza di non poterlo condividere con chi ha amato questo gattone stupidotto, classico prototipo del “grande, grosso e ciula”.
Ma come annunciarle la notizia la mattina del 10 gennaio quando C.V. lo ha trovato inanimato, vittima probabilmente di un arresto cardiaco?
Impossibile rattristarla ulteriormente in un momento delicato per lei.
A forza di attendere il momento propizio o almeno meno inappropriato, siamo quasi arrivati alla”messa di trigesimo” cui avrebbe avuto diritto fosse stato un “gattolico praticante”.
Ieri sera infine l’annucio paterno.
Io molto vigliaccamente non avevo il coraggio di rismuovere le mie pene.
Oggi però sono libera di pubblicare il suo epitaffio.
Caro Replay
Gatto stupidotto, poco felino nelle tue manifestazioni a parte il passo felpato.
Non eri infido, irriconoscente, malignetto, furbastro.
Niente di tutto ciò....
Eri arrivato a casa per festeggiare una diciottenne.
Dovevi essere uno dei suoi regali. E lo sei stato grazie all’impegno in collaborazione della domatrice di gatti, al secolo Nat, e del suo amico veterinario, che così si fidelizzava una cliente.
Per un anno sei vissuto in simbiosi con la diciottenne che ti teneva imprigionato in camera sua per timore di tutto, che tu uscissi in giardino, scoprissi il mondo, ti perdessi, facessi brutti incontri.
Che tu la tradissi con altre gatte non lo ha mai temuto.
Ahimè, uno dei tuoi primi incontri con il veterinario, dopo i vaccini ti è costato la tua virilità.
Che vociaccia che ti era venuta!
La diciottenne diventata diciannovenne era partita lontana per i suoi studi.
Aveva lasciato casa e famiglia ma non te.
Accompagnata dal Vati era partita con l’auto ripiena delle sue masserizie e la gabbietta con te dentro.
Due mesi di follie à Besançon fintanto che la tua deliziosa “padroncina” non si era resa conto che tenerti con lei era troppo complicato, che sicuramente l’aria della città non ti conveniva e il rischio che tu cadessi dal davanzale la perturbava.
Eri un gatto ma non le era ben chiaro.
Paura che tu non ricadessi sulle tue zampette.
Alle prime vacanze di Ognissanti hai fatto ritorno sulla nostra collina.
Un viaggio in gabbietta, in treno questa volta e in più impasticcato, ben sedato per la tranquillità della diciannovenne, che in ogni caso aveva finito per agitarsi ancor più a vederti con le pupille dilatate e roteanti.
Povero Replay!
Casa ti aveva accolto....ma sia ben chiaro, avresti vissuto come Lucciola, la gatta che già avevamo, cioè libero di uscire e fare la tua vita.
Eri diventato un bel gattone grande, grosso e c....
Charming !
Eri proprio bello, fiero, robusto.
Il boss del nostro giardino e del circondario.
Lo sei stato per un lungo tempo fintanto che non sei stato vittima di una infestazione da pulci che ti ha debilitato, provocato allergie e reso debole e pauroso, preda dei gattacci vicini.
Un anno di pazienti cure da parte di David, che ci riceveva ogni tre settimane nel suo ambulatorio.
Cortisone, antibiotici e tanta pazienza, con la nota spese che aumentava grazie alle crocchette antiallergiche che non dovevano mancare.
Momenti anche teneri e simpatici perché David di pregi ne aveva non pochi, e poi, come diceva per
rincuorarmi prima di darmi il nuovo appuntamento....” ti faccio lo sconticino”
Proprio così come lo scrivo, perché David nonostante le sue origini di coq français era diventato veterinario in Italia e con me in genere conversava nella mia lingua materna.
Caro David sempre pronto e disponibile per rassicurarmi.
A settembre, incapace di capacitarmi della tua prematura e assurda scomparsa, mi chiedevo come avrei fatto se Replay avesse avuto bisogno delle tue cure.....ma Replay non ne ha avuto bisogno.
Data la situazione non avresti potuto nulla, neppure tu, neppure se tu fossi stato ancora su questa terra.
Caro Replay che te ne sei andato in silenzio troppo presto, appena dodicenne, lasciandoci soli con Lucciola la terribile, vecchietta diabolica che si avvicina ai suoi diciannove anni di tutto rispetto e che per qualche giorno si è sforzata di essere meno cattiva del solito.....per non aggiungere pena alla pena.
Ora riposi sulla collina vicino alla vecchia quercia dove l’ex diciottenne, ex diciannovenne si allenava con esercizi ginnici.
Quando apro o chiudo la porta di casa mi guardo intorno con cura per evitare che tu balzi dentro o svicoli tra le mie gambe facendo incautamente suonare l’allarme.
Attenzione inutile, anche se il rischio sussiste con Lucciola la diabolica..
Fruscio di zampette portato dal ricordo.
Replay, sei stato un grande....con un nome che inizia con questa sillaba, non potevi essere da meno.
Addio stupido gattone.... ora veramente non mi resta che sciagattarmi a nutella, anzi a nocciolata Rigoni, rigorosamente bio....ne sento proprio il bisogno!
Posso finalmente elaborare il mio lutto e lasciare una piccola traccia su Glob senza il timore di sorprendere la sua legittima proprietaria tenuta fino ad ora all’oscuro dell’accaduto.
Oltre al dispiacere, la tristezza di non poterlo condividere con chi ha amato questo gattone stupidotto, classico prototipo del “grande, grosso e ciula”.
Ma come annunciarle la notizia la mattina del 10 gennaio quando C.V. lo ha trovato inanimato, vittima probabilmente di un arresto cardiaco?
Impossibile rattristarla ulteriormente in un momento delicato per lei.
A forza di attendere il momento propizio o almeno meno inappropriato, siamo quasi arrivati alla”messa di trigesimo” cui avrebbe avuto diritto fosse stato un “gattolico praticante”.
Ieri sera infine l’annucio paterno.
Io molto vigliaccamente non avevo il coraggio di rismuovere le mie pene.
Oggi però sono libera di pubblicare il suo epitaffio.
Caro Replay
Gatto stupidotto, poco felino nelle tue manifestazioni a parte il passo felpato.
Non eri infido, irriconoscente, malignetto, furbastro.
Niente di tutto ciò....
Eri arrivato a casa per festeggiare una diciottenne.
Dovevi essere uno dei suoi regali. E lo sei stato grazie all’impegno in collaborazione della domatrice di gatti, al secolo Nat, e del suo amico veterinario, che così si fidelizzava una cliente.
Per un anno sei vissuto in simbiosi con la diciottenne che ti teneva imprigionato in camera sua per timore di tutto, che tu uscissi in giardino, scoprissi il mondo, ti perdessi, facessi brutti incontri.
Che tu la tradissi con altre gatte non lo ha mai temuto.
Ahimè, uno dei tuoi primi incontri con il veterinario, dopo i vaccini ti è costato la tua virilità.
Che vociaccia che ti era venuta!
La diciottenne diventata diciannovenne era partita lontana per i suoi studi.
Aveva lasciato casa e famiglia ma non te.
Accompagnata dal Vati era partita con l’auto ripiena delle sue masserizie e la gabbietta con te dentro.
Due mesi di follie à Besançon fintanto che la tua deliziosa “padroncina” non si era resa conto che tenerti con lei era troppo complicato, che sicuramente l’aria della città non ti conveniva e il rischio che tu cadessi dal davanzale la perturbava.
Eri un gatto ma non le era ben chiaro.
Paura che tu non ricadessi sulle tue zampette.
Alle prime vacanze di Ognissanti hai fatto ritorno sulla nostra collina.
Un viaggio in gabbietta, in treno questa volta e in più impasticcato, ben sedato per la tranquillità della diciannovenne, che in ogni caso aveva finito per agitarsi ancor più a vederti con le pupille dilatate e roteanti.
Povero Replay!
Casa ti aveva accolto....ma sia ben chiaro, avresti vissuto come Lucciola, la gatta che già avevamo, cioè libero di uscire e fare la tua vita.
Eri diventato un bel gattone grande, grosso e c....
Charming !
Eri proprio bello, fiero, robusto.
Il boss del nostro giardino e del circondario.
Lo sei stato per un lungo tempo fintanto che non sei stato vittima di una infestazione da pulci che ti ha debilitato, provocato allergie e reso debole e pauroso, preda dei gattacci vicini.
Un anno di pazienti cure da parte di David, che ci riceveva ogni tre settimane nel suo ambulatorio.
Cortisone, antibiotici e tanta pazienza, con la nota spese che aumentava grazie alle crocchette antiallergiche che non dovevano mancare.
Momenti anche teneri e simpatici perché David di pregi ne aveva non pochi, e poi, come diceva per
rincuorarmi prima di darmi il nuovo appuntamento....” ti faccio lo sconticino”
Proprio così come lo scrivo, perché David nonostante le sue origini di coq français era diventato veterinario in Italia e con me in genere conversava nella mia lingua materna.
Caro David sempre pronto e disponibile per rassicurarmi.
A settembre, incapace di capacitarmi della tua prematura e assurda scomparsa, mi chiedevo come avrei fatto se Replay avesse avuto bisogno delle tue cure.....ma Replay non ne ha avuto bisogno.
Data la situazione non avresti potuto nulla, neppure tu, neppure se tu fossi stato ancora su questa terra.
Caro Replay che te ne sei andato in silenzio troppo presto, appena dodicenne, lasciandoci soli con Lucciola la terribile, vecchietta diabolica che si avvicina ai suoi diciannove anni di tutto rispetto e che per qualche giorno si è sforzata di essere meno cattiva del solito.....per non aggiungere pena alla pena.
Ora riposi sulla collina vicino alla vecchia quercia dove l’ex diciottenne, ex diciannovenne si allenava con esercizi ginnici.
Quando apro o chiudo la porta di casa mi guardo intorno con cura per evitare che tu balzi dentro o svicoli tra le mie gambe facendo incautamente suonare l’allarme.
Attenzione inutile, anche se il rischio sussiste con Lucciola la diabolica..
Fruscio di zampette portato dal ricordo.
Replay, sei stato un grande....con un nome che inizia con questa sillaba, non potevi essere da meno.
Addio stupido gattone.... ora veramente non mi resta che sciagattarmi a nutella, anzi a nocciolata Rigoni, rigorosamente bio....ne sento proprio il bisogno!
jeudi 1 février 2018
Silenzio ... si gira
Sensibile alla lingua, ai suoi mutamenti, alla sua evoluzione, sono in ogni caso refrattaria all’abuso che si fa dei termini stranieri, usati e riusati pure a sproposito e a maggior ragione quanto tutto ciò avviene in uno spazio che esula dal privato.
Frutto dei miei lunghi soggiorni all’estero è la contaminazione linguistica dovuta all’uso scomposto e indeterminato delle varie lingue. La conseguenza è che a volte anche dalla mia bocca esce un melting-pot come è accaduto ai miei figli.
Non è per snobismo, giusto l’utilizzo della lingua che avevo a portata di mano che prende il sopravvento.
È poi inequivocabile che certi termini stranieri siano di maggior effetto e immediati.
Stop-it!
Chiedo venia.
Illustrativa la risposta di mia figlia, a quattro anni, alla domanda materna quotidiana
“ Che cosa hai mangiato oggi a scuola?”
“ Instead of un budino j’ai mangé una compote di pomme »
Niente male. Tre lingue per una misera frase di undici parole.
In compenso io ero rassicurata, qualcosa aveva ingurgitato.
Di parole straniere o espressioni, nel mirino ne ho non poche e potessi eliminarle con un clic, premerei senza indugio sul grilletto.
Stepchild adoption tra le tante è una che mi ha procurato un furioso attacco d’orticaria.
L’adozione del figlio del compagno/a(in caso di unioni civili) o coniuge (in caso di matrimonio) sembra essere stato prima di tutto un problema di forma.
Problema non facilmente risolvibile.
Scartata la più immediata “adozione del figliastro”: la connotazione negativa del suffisso “astro” non ha lasciato spazio a dubbi e prima di mettere al lavoro le menti del gruppo Incipit dell’Accademia della crusca per trovare un’alternativa al termine reietto, il problema è stato ovviato facendo ricorso alla lingua straniera: all’inglese of course.
E se a qualcuno poco domestico con la lingua inglese venisse in mente di tradurre of course, con l’assonante “di corsa”, giammai mi sentirei in dovere di estrarre dal mio astuccio la matita rossa e blu e sottolineare lo sbaglio.
Of course/naturalmente, avrebbe commesso un errore ma infinitamente minore di chi ha voluto propinare all’orecchio italico la stepchild adoption.
Sfido chiunque a negare che l’Italia governativa faccia ricorso a termini stranieri di lingua inglese al trotto, al galoppo, e disgraziatamente senza saper tenere le redini in mano.
Stepchild adoption, una formula esotica? fumosa?
Poco importa se coniata per esprimere lo stesso concetto ma con parole straniere la cui interpretazione sfugge ma non turba o per imbrogliare le piste.
Pensare che utilizzare il termine straniero sia più « politically correct » mi lascia molto perplessa.
A ben riflettere allora mi dico che se la scelta voleva essere un addolcimento della parola probabilmente i nostri esterofili hanno commesso un errore di fondo.
Stepchild è in tutto e per tutto l’equivalente di figliastro.
Solo per chi conosce male l’inglese la prima evocazione è lo step per ginnastica aerobica, lo scalino o il passo.
Siamo chiari step sta a stepchild come pane sta a panegirico.
Ovvero nessun legame semantico tra i due termini.
Forse, se si voleva ovviare alla connotazione negativa di figliastro ricorrendo ad altra lingua perché non scegliere l’equivalente francese?
Avremmo ottenuto una formula assolutamente positiva.
“L’adoption du beau-fils” o “de la belle-fille” o più genericamente “l'adoption des beaux-enfants”.
Certo che poi magari anche questa formula mal tradotta avrebbe potuto dare luogo a spiacevoli equivoci....per chi magari ignora che i figliastri in Francia si chiamano cosi e non sono certo catalogati con criteri di avvenenza.
Le lingue straniere possono essere un grosso handicap, quando non si conoscono.
E ancor più quando nonostante l’ignoranza si pretende di farne buon uso.
Vorrei giusto aggiungere che alla lista si può associare anche quei termini che sono volati nell'aria, sono ricaduti nelle orecchie ignare e incaute, sono state fagocitati e mal digeriti e quando risputati, nel dubbio (ammesso che si dubiti), sono state anglicizzati nella pronuncia.
Una parola straniera “cool” è indiscutibilmente british!
E allora il nostro tirocinio, apprendistato o praticantato, a seconda delle occasioni diventa più facilmente « stage ».
Sullo stage alla francese, poiché con il significato menzionato la parola esce dal Larousse, non avrei nulla da eccepire; non è il caso di « steig » ( con la g dolce di gelato)che invece invade l’etere.
Confesso che non mi privo del piacere di riprendere chi ha usato a sproposito il termine, spiegando che « steig » cosi come pronunciato é ben british, ma significa ahimè « palcoscenico, scena »
Meglio spengere le luci, stendere un velo pietoso e uscire di scena il prima possibile.
Frutto dei miei lunghi soggiorni all’estero è la contaminazione linguistica dovuta all’uso scomposto e indeterminato delle varie lingue. La conseguenza è che a volte anche dalla mia bocca esce un melting-pot come è accaduto ai miei figli.
Non è per snobismo, giusto l’utilizzo della lingua che avevo a portata di mano che prende il sopravvento.
È poi inequivocabile che certi termini stranieri siano di maggior effetto e immediati.
Stop-it!
Chiedo venia.
Illustrativa la risposta di mia figlia, a quattro anni, alla domanda materna quotidiana
“ Che cosa hai mangiato oggi a scuola?”
“ Instead of un budino j’ai mangé una compote di pomme »
Niente male. Tre lingue per una misera frase di undici parole.
In compenso io ero rassicurata, qualcosa aveva ingurgitato.
Di parole straniere o espressioni, nel mirino ne ho non poche e potessi eliminarle con un clic, premerei senza indugio sul grilletto.
Stepchild adoption tra le tante è una che mi ha procurato un furioso attacco d’orticaria.
L’adozione del figlio del compagno/a(in caso di unioni civili) o coniuge (in caso di matrimonio) sembra essere stato prima di tutto un problema di forma.
Problema non facilmente risolvibile.
Scartata la più immediata “adozione del figliastro”: la connotazione negativa del suffisso “astro” non ha lasciato spazio a dubbi e prima di mettere al lavoro le menti del gruppo Incipit dell’Accademia della crusca per trovare un’alternativa al termine reietto, il problema è stato ovviato facendo ricorso alla lingua straniera: all’inglese of course.
E se a qualcuno poco domestico con la lingua inglese venisse in mente di tradurre of course, con l’assonante “di corsa”, giammai mi sentirei in dovere di estrarre dal mio astuccio la matita rossa e blu e sottolineare lo sbaglio.
Of course/naturalmente, avrebbe commesso un errore ma infinitamente minore di chi ha voluto propinare all’orecchio italico la stepchild adoption.
Sfido chiunque a negare che l’Italia governativa faccia ricorso a termini stranieri di lingua inglese al trotto, al galoppo, e disgraziatamente senza saper tenere le redini in mano.
Stepchild adoption, una formula esotica? fumosa?
Poco importa se coniata per esprimere lo stesso concetto ma con parole straniere la cui interpretazione sfugge ma non turba o per imbrogliare le piste.
Pensare che utilizzare il termine straniero sia più « politically correct » mi lascia molto perplessa.
A ben riflettere allora mi dico che se la scelta voleva essere un addolcimento della parola probabilmente i nostri esterofili hanno commesso un errore di fondo.
Stepchild è in tutto e per tutto l’equivalente di figliastro.
Solo per chi conosce male l’inglese la prima evocazione è lo step per ginnastica aerobica, lo scalino o il passo.
Siamo chiari step sta a stepchild come pane sta a panegirico.
Ovvero nessun legame semantico tra i due termini.
Forse, se si voleva ovviare alla connotazione negativa di figliastro ricorrendo ad altra lingua perché non scegliere l’equivalente francese?
Avremmo ottenuto una formula assolutamente positiva.
“L’adoption du beau-fils” o “de la belle-fille” o più genericamente “l'adoption des beaux-enfants”.
Certo che poi magari anche questa formula mal tradotta avrebbe potuto dare luogo a spiacevoli equivoci....per chi magari ignora che i figliastri in Francia si chiamano cosi e non sono certo catalogati con criteri di avvenenza.
Le lingue straniere possono essere un grosso handicap, quando non si conoscono.
E ancor più quando nonostante l’ignoranza si pretende di farne buon uso.
Vorrei giusto aggiungere che alla lista si può associare anche quei termini che sono volati nell'aria, sono ricaduti nelle orecchie ignare e incaute, sono state fagocitati e mal digeriti e quando risputati, nel dubbio (ammesso che si dubiti), sono state anglicizzati nella pronuncia.
Una parola straniera “cool” è indiscutibilmente british!
E allora il nostro tirocinio, apprendistato o praticantato, a seconda delle occasioni diventa più facilmente « stage ».
Sullo stage alla francese, poiché con il significato menzionato la parola esce dal Larousse, non avrei nulla da eccepire; non è il caso di « steig » ( con la g dolce di gelato)che invece invade l’etere.
Confesso che non mi privo del piacere di riprendere chi ha usato a sproposito il termine, spiegando che « steig » cosi come pronunciato é ben british, ma significa ahimè « palcoscenico, scena »
Meglio spengere le luci, stendere un velo pietoso e uscire di scena il prima possibile.
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