2 Novembre - Ricorrenza dei Defunti
Una ventata di tempesta ha soffiato dall’Europa al Nord
America, spazzando, distruggendo, rivoluzionando.
Non dappertutto si
chiamava Sandy. Dalle mie parti era un forte Mistral senza secondo nome né
cognome, preceduto da piogge torrenziali, ma, nel suo piccolo, abbastanza
distruttivo.
Impressione che le condizioni atmosferiche esprimano in
maniera tangibile il caos che ci sta rivoluzionando come popoli, come singoli.
Dal periscopio del mio microcosmo riassorbo le notizie, che
arrivano e ricadono come gocce una dopo l’altra.
Ho come l’impressione di trovarmi a camminare sul
litorale delle mie terre, dopo una mareggiata con la costa deformata e la
spiaggia che rigurgita di detriti.
Posso nettamente distinguere i colori dall’ azzurro del cielo,
al grigio del mare che, perse le sinuosità delle onde, non si è però ancora
sedimentato, al sabbia dell’arenile con il bianco dei legni levigati dal
mare, misto al nero del catrame risputato in un accesso di tosse.
E nella quiete dopo la tempesta, il mare ridivenuto calmo
lascia tornare a galla navi, cadaveri, emozioni.
A Portquerolles dei sub, per caso, hanno ritrovato il
cadavere del ragazzino franco-inglese scomparso la sera della tempesta sabato
scorso.
Ricercato in lungo e largo per tutta l’isola.
Bilancio della caccia una bicicletta e una scarpa.
Ieri infine il funesto ritrovamento peraltro immaginabile, o almeno prevedibile era la sorte del bimbo, un po’ meno certo invece che il mare lo avrebbe restituito.
Bilancio della caccia una bicicletta e una scarpa.
Ieri infine il funesto ritrovamento peraltro immaginabile, o almeno prevedibile era la sorte del bimbo, un po’ meno certo invece che il mare lo avrebbe restituito.
Il Napoléon Bonaparte in attesa di essere riparato non si
vestirà a festa per trasporti natalizi e se tutto va bene rispunterà a
primavera… in mare o in terra.
E dall’altra parte dell’oceano, nella grande mela rosa
dal verme, la vita riprende.
Non seguo che per grandi titoli: la gru spezzata, il
totale delle vittime di questa “femmina “ scatenata che ha ben superato il
centinaio, cifra quasi raggiunta nei soli U.S., i miliardi di dollari di danni
che oscilleranno tra i 30 e i 50… 20 miliardi in più o in meno sembrano
noccioline. Peanuts of course!
Non voglio farmi contaminare con visioni apocalittiche,
Sandy ha già fatto abbastanza vittime…vero che una in più o in meno passerebbe
inosservata, ma nonostante una enorme stanchezza non sono ancora pronta per
farmi ricordare in questo 2 novembre.
Boicotto la tele, ascolto come abitualmente la radio,
occhieggio notizie legate all’attualità ma a connotazione piuttosto positiva
come il concerto al Rockefeller Center che si terrà infine all’interno degli
studi NBC rock, seguo il blog di Katherine Pancol che mi da notizie in diretta
con il suo abituale modo di descrivere e che mette in evidenza lo spirito di
solidarietà, il non vittimismo, la capacità di reagire.
United we stand!
Pareva il motto del dopo Sandy.
Stop alla campagna presidenziale. Stop ai sondaggi. Obama
ridiventa presidente e Romney tutto a un tratto “disoccupato” tace… vorrebbe,
non vorrebbe e poi vuole ma finisce per tenere un discorso alle vittime senza parlare
di campagna.
Ma le elezioni si avvicinano a passi da gigante e quale
sarà su loro l’impatto dell’uragano?
Questa la domanda che affollava blog di giornalisti,
ispirava i caricaturisti con vignette che dichiaravano “chi diceva che questa campagna mancava di soffio?”e via di seguito…
Ma l’ingranaggio si rimette in movimento, la grande ruota
torna a girare e bling bling… dling dling i sondaggi iniziano a cadere di nuovo.
Mediamente alla pari, sondaggi più che positivi della
gestione della crisi da parte di Obama e giovedì 1 novembre la campagna
riprende a gran velocità.
Wisconsin….Ohio, Nevada
Romney ci fa sapere che con Obama gli Stati Uniti
scivoleranno nel destino dell’Europa…Spagna, Italia, Grecia…
Dubito che il candidato repubblicano faccia riferimento
alla storia, la cultura, la civilizzazione di questi paesi.
Sicuramente
abbiamo i nostri problemi e come negarlo, e anche le nostre colpe, ma Mr Romney
farebbe bene a risalire alle origini e rispolverarsi la crisi dei subprimes…
Obama replica che Mitt Romney non è “l'uomo del
cambiamento”. "Noi sappiamo cosa vuol dire cambiamento. Potete non essere d'accordo su
tutte le decisioni o non essere soddisfatti della velocità del cambiamento. Ma
sapete quello che voglio fare per cambiare l'economia, la politica, la società",
ha affermato.
Obama non ha tutti i suoi torti, ma questa parola inizia
a darmi l’orticaria “Le changement est
maintenant” il cambiamento è ora! Quanto l’ho sentita e risentita questa
frase.
Qua il cambiamento continua e non si capisce dove si stia
andando.
Le esternazioni di Jean Marc Ayrault e il dilettantismo
di questo governo imperversano, si continua a disquisire sulle 35 ore…
INTOUCHABLES…le 39 restaurabili ??? Forse potrei giocarmeli al lotto questi due
numeri..
Ma su quale ruota??? Quella della tortura?
La tempesta ha sconvolto tutto e tutti tranne la coiffure di Ayrault che sembra sempre
uscito dal parrucchiere un istante prima, benché pensata, questa frase non è mia
ma di un caricaturista francese.
Cambiamenti…cambiamenti… ancora tutto che cambia perché
niente cambi, anzi peggiori, mi pare!
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