perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


vendredi 31 décembre 2010

PERLE DI SAGGEZZA per augurare un....BUON ANNO!

Giovedì 30 ho trovato nella mia casella postale internautica
 il primo augurio per l’anno nuovo, spedito dalla mia Amica
 di piuma e di tastiera.
Punto di partenza una citazione che ha risvegliato la mia fantasia
 sempre vigile e la mia Memoria sonnecchiante, ma pronta al rimbalzo.
 …”Osservate con quanta provvidenza, la natura, madre del genere
 umano, ebbe cura di spargere nel mondo un pizzico di follia, infuse
 nell'uomo più passione che ragione, perché fosse tutto meno triste.
Se i mortali si guardassero da qualsiasi relazione con la saggezza,
 la vecchiaia neppure ci sarebbe.
La vita umana non è nient'altro che un gioco della follia.
Il cuore ha sempre ragione.” (Erasmo Da Rotterdam) 
Ti giro questa bella riflessione, che condivido appieno e che un po’
in parte ho già fatto mia, usandola nella mia vita, a volte con buon risultato,
altre con un po’ di rammarico.
In medio stat virtus, non va dimenticato mai, anche quando
piacerebbe osare di più.
Un felice anno nuovo a te, mia cara amica, con moltissimo affetto
vale
 La mia risposta non si è fatta tardare.
 Le mie rotelline hanno iniziato a eseguire cigolii, emettere sibili, 
 produrre spifferi e ho deposto quanto segue:

Ecco! ora comprendo perché lo scambio universitario nei paesi europei si chiama Erasmus (vedi  l’Albergo Spagnolo)
Ho infine capito il perché della vera scelta del nome di questo programma!
Premesse (idiote) a parte trovo questa considerazione piena di saggezza!
Non sia presa questa mia affermazione come un controsenso, please.
Per chiudere ti rispondo con una frase di François de la Rochefoucauld (scrittore e moralista francese del XVII secolo)
Qui vit sans folie n’est pas si sage qu’il croit !
Chi vive senza follia non é così saggio come crede!

 …e io che mi ero sempre creduta SAGGIA!

Saggia! Ebbene sì, per  strano che possa sembrare mi sono sempre sentita così o forse questa è l’immagine di me che mi è stata rinviata, fin da bambina.
Attenta, diligente, giudiziosa, prudente, riflessiva, saggia (eviterò un aggettivo per ogni lettera dell’alfabeto …. mi par che questi siano più che sufficienti per esemplificare)
Ecco le doti messe in valore quando venivo spedita ad accompagnare la mia sorellina che era affidata alle mie cure per attraversare la strada, non perdere i soldi per le spesucce … e per chi non abbia conosciuto mia sorella desidero precisare che era intelligente, intuitiva, capacissima di sbrogliarsela a questo mondo e per giunta aveva quattro anni più di me.
…Ma lei era un’Artista, Geniale, Sognatrice, con la testa un po’ tra le nuvole, persa nel suo mondo mentre io, brava, buona, ben ancorata su terra, ma senza quel petit grain de folie, che insaporisce le pietanze!
Ricevei anche un libro, un bellissimo testo in francese, che mi marcò profondamente, ai tempi in cui, la Francia, questa destinazione non era minimamente immaginabile e che le mie conoscenze linguistiche erano veramente rudimentali.
Frequentavo ancora le scuole elementari, dove all’epoca s’insegnava solo e unicamente l’italiano e lo si imparava molto meglio di adesso, quando la mia mamma decise di darmi lezioni di francese.
Sulla sua vecchia grammatica imparai scioglilingua della cui utilità pratica già allora, benché fossi giovane e innocente, dubitavo profondamente.
 La mère du maire va à la mer.
Sfido chiunque a provarmi l’interesse di sapere che “la madre del sindaco va al mare”a patto che quest’amena signora non ci vada a spese dei contribuenti e allora la notizia può rilevare di una certa attenzione.
E ugualmente le mur est dur. Anche su quest’affermazione mi sentivo in dovere di obiettare, non avendo mai mostrato intenzione di mettere un qualsiasi muro casalingo o esterno a prova di testate o di pedate.
Imparai comunque un po’ di vocabolario e non ebbi difficoltà a tradurre qualche riga interessante del libro offertomi.
Un vecchio tomo dal titolo Les femmes de la Bible, le donne della Bibbia, con delle magnifiche illustrazioni che raffiguravano ciascuna delle donne rappresentate.
Si partiva da Eva e, senza memoria di chi chiudesse il volume in questione, si passava per Rebecca.
Ogni capitolo presentava qualche breve parola di presentazione.
Quello dedicato alla mia omonima riportava una frase succinta, ma di sicuro effetto: “Quelle soit sage comme Rebecca.
Ci mancava solo quest’esortazione ad essere saggia come la biblica Rebecca, per condizionare il mio animo di bambina.
 Quasi peggio di quanto accadde a Virginia, in arte Gertrude, la Monaca di Monza, cui in tenera età venivano regalate bambole in abiti religiosi e  che fu fatta crescere al suono della frase” ma che bella badessa!”(sottinteso, diventerai).
Nella mia visione infantile, dall’orizzonte ben limitato, che non varcava la siepe, pensavo che Gertrude fosse più fortunata di me, lei almeno riceveva bambole, io, libri, e da piccola oltre a non amare scrivere, non amavo neppure leggere.
Ora non la penso più nella stessa maniera, tantissime cose brillano di una luce diversa.
Non è tutto oro quello che riluce e Rebecca non era poi così saggia (e magari neppure una grande cuoca).
Lei e le sue lenticchie, i suoi gemelli ...la sua astuzia!
Magari dovrei rileggermi un po’ meglio la storia, l’avessi letta con più attenzione, avrei imparato a essere meno saggia ma più pratica, dotata di buon senso e scaltra!

Morale butto a mare la saggezza e come dice Erasmus ringiovanisco 
ma siamo proprio certi che smettero' di invecchiare?
Intanto prendiamoci tutti questo anno di piu' e
BUON 2011 a tutti!

NON...ASPETTANDO LA MEZZANOTTE

Trenta  dì conta novembre con april giugno e settembre,
 di ventotto ce n’é uno tutti gli altri ne han trentuno !
Poche ore ancora per quest’ultimo trentuno dell’anno prima che chiuda il portone
dietro il 2010.
La pendola non dovrà affaticarsi troppo….tra poco un nuovo anno si affaccerà
sul nostro quotidiano, busserà ai nostri usci in un fragore di botti, di fuochi d’artificio, 
di tappi che salteranno.
 Fiumi di champagnes, cremants, spumanti, prosecchi, bollicinanti vari goccioleranno, strariperanno, riempiranno bicchieri.
…gustati, degustati, assaporati, sorseggiati, bevuti, tracannati, trangugiati, appena assaggiati….
In ogni caso saranno il rituale che accompagnerà l’arrivo del nuovo nato.
È una festa che mi lascia indifferente, non mi ha mai affascinata, al massimo mi sono lasciata coinvolgere dai preparativi del festeggiamento.
Insomma, sensibile solo al “sabato del villaggio
Potrei  andarmene tranquillamente a letto anche una mezz’ora prima degli stappamenti  senza nessuna sensazione di privazione, senza sentirmi defraudata di una celebrazione dovuta e … mancata.
Se non lo faccio, è perché non vivo sola e condividendo la mia vita compio scelte che non tengono conto solo dei miei gusti e desideri, checché possa sembrare al mio CV.
Resterò alzata e anche se non do troppa importanza al brindisi di mezzanotte,
ma non lo disdegnerò.
Giammai!
 Lo champagne mi va bene anche alle otto del mattino, di qualsiasi giorno dell’anno!
Un buono champagne dalle bollicine fini… quel plaisir, che goduria, quel délice!!!
Sono pronta, come sempre per berlo e in fin dei conti anche per brindare: una buona ragione l’ho scovata.
 Di nuovi nati non c’è solo l’ormai prossimo 2011, pure il mio piccolo Glob,che oggi  
 compie due mesi.
Auguri Glob, mio caro bebè che mi fai compagnia, mi ascolti pazientemente, mi lasci parlare, non mi dici mai che non hai tempo o che te l’ho già raccontato.
A volte fai qualche bizza, è vero, e mi cancelli tutto, ma devo scusarti,
sei solo un bebè. Auguri!
P.S.
Quando diventi grande, brinderemo insieme, per il momento niente champagne nel biberon!

mercredi 29 décembre 2010

29 DICEMBRE...c'é sempre un the day after !

La pagina langue...poche, pochissime visite.
Si vede che senza ma fidèle lectrice, (oramai a tutti gli effetti  meritante l'appellativo  di INFIDÈLE) che esercita una specie di potere trainante, l'onda di visite conosce una nuova fase di stasi, di reflusso.
Ebbene si, tutto tace, perfino i gatti, uniche presenze vitali con noi due, anime abbandonate, non fanno rumore, non miagolano neppure per reclamare una gamella piena!
Sono proprio partiti tutti!
L'ultimo accompagnamento é avvenuto ieri sera alla GARE TGV di Aix en Provence, direction Paris.
Jen e Ben, con i venticinque minuti di ritardo del loro treno già fin alla partenza, hanno finito per cavarsela abbastanza bene e arrivare a casa ancora a un'ora decente.
Comunque il treno con cui Ben era arrivato il giorno di Natale aveva già contribuito alla nostra dose personale di ritardi ed era stato piu' che sufficiente per santificare la Festa facendoci fare azione di grazia e grande pazienza, sia a  lui che a noi.
Ben doveva arrivare alle 12e 15.
Cosi,' contando il solito ritardo accademico e il tempo per arrivare a casa, avevamo regolato la cottura dell'anatra all'arancia....ma il forno ha fatto in tempo a freddarsi e a essere acceso di nuovo.
Noi, dopo tentennamenti vari abbiamo finito per capitolare e mangiarci, nell'attesa, il carpaccio di salmone e i ravioli.
Fine del primo atto!
Intervallo.
Jen é andata alla stazione e ne é tornata con il "nostro"superaffamato, che si era alzato all'alba o giu' di li' per poter essere a tavola con noi all'ora dovuta, mentre noi, in questa nuova attesa (nuova perché almeno non piu' diugini,) ci facevamo una partita a Ramino
Consoliamoci! Ben é arrivato in tempo per il secondo atto.
Anatra all'Arancia con carotine, per rimanere in tonalità arancione
e un sublime Monte Bianco, candido e leggero come la neve quando si degusta e
pesante come il piombo quando si deve smaltire.
Erano circa le quattro del pomeriggio quando ci siamo riseduti a tavola e le cinque e mezzo quando finito caffé ed extra dolcetti ce ne siamo allontanati.
Sarebbe potuta andarci molto peggio!
Vero che al peggio non c'é mai fine. Sicuramente, abbiamo avuto piu' fortuna dei poveri viaggiatori dello  Strasbourg-Port de Bou, con le sue tredici ore di ritardo.
Incidenti, disgrazie e imprevisti: dal ritardo accumulato ancor prima di partire, all'evacuazione di viaggiatori un po' bevuti, passando attraverso le condizioni climatiche avverse che oltre a bloccare il treno hanno bloccato il macchinista di riserva e di rimpiazzo, arrivato in taxi in condizioni da epopea e per finire una panne della motrice.
Tutto il bla bla che fanno, a mio avviso, non serve a nulla, questo treno avrebbe avuto bisogno di un bel trattamento anti-malocchio, scongiuri, corna e fiocchi rossi!
Io, il mio fiocchetto rosso ce l'ho sempre addosso e non me ne separo....
...ecco perché sono fortunata!
...nell'attesa, intanto, mi ero rilassata a Champagne rosé e tra defezioni, assenze e affini, la mia razione é stata maggiore.
W i ritardi...Allora!!!

lundi 27 décembre 2010

27 DECEMBRE

Ma fidèle lectrice de sept heures, commence à se caractériser par son  INFIDÉLITÉ...
Je ne rentre pas dans de dissertations théologiques, soyons clairs! 
Un jour c'est la fatigue, un autre le décalage... familial, auquel elle n'est plus habituée, un autre encore c'est le départ...bref, je n'ai pas droit à ma visite réglée à la  montre suisse !Ce matin, mon humeur est à la couleur jaunâtre-virant en beau joual vert, tandis que le gazon de  mon jardin est redevenu vert-virant au jaunâtre.
La neige qui, à ma grande surprise, le recouvrait hier matin a fondu presque partout et il ne reste que de traces sur la toiture de la cuisine d’été, que du coup on pourrait rebaptiser la cuisine d’hiver.
La  maison est à nouveau en train de se vider et bientôt nous ne serons plus que trois chats, pardon quatre : les deux véritables félins, Lucciola à moite persane, et Replay à moitié siamois, et nous deux  indéfinissable, inclassables de race inconnue.
La première qui part est aussi la première arrivée, celle qui, toute petite, était appelée la Micina di Ottawa, c'est-à-dire la Minou d’Ottawa. Ce surnom lui dérivait d’un petit T-shirt que je lui avais acheté. Un T-shirt blanc sur lequel était représenté un chat en train de ronronner et par-dessous une phrase- Everything is  purfect at Ottawa-U- Tout est parfait à l’Université d’Ottawa, un jeu de mots intraduisible avec les paroles perfect et purf ( le ronronnement du chat).
Elle aime les félins, elle se sent proche d’eux.
Indépendante, elle veut toujours mener le jeu.
Impossible lui faire de câlins si elle n’en a pas envie, et d’ailleurs toute autre chose aussi!
Elle a pris la voie du Nord, elle va en Suède avant de rentrer en Suisse.
Pour quelqu'un qui déteste le froid ce sont des pays drôlement choisis, mais elle va rejoindre son Prince charmant Pär, ou bien Sven comme il l’a appelé Max, sortant ce prénom, personne ne sait pas d’où.
Max aussi a pris la route ; avec sa sœur dans un car qui va les amener à l’aéroport de Nice.
Passons sur le drame familial du transfert, dans toute acception du terme.
D’ailleurs plutôt un drame de la communication, du manque de communication, de l’incommunicabilité !
Max va regagner Rome et sa Dolce Vita, paisible, tranquille loin des échauffourées provençales, après s’être ressourcé avec Vincent son copain d’enfance.
Ici restent encore mon ainée et Benoît.
Ils ne repartiront que dans trente-six heures et pour l’instant je ne veux pas penser au chagrin de demain,  mais au plaisir d’aujourd’hui.
Trop brève la vie, et déjà trop compliquée avec les déceptions du présent pour se charger aussi de celles du futur, même si très  proche !
Bon voyage mes enfants, bon retour, bonne destination, bon tout ce que vous désirez de bien, car je ne peux vous souhaiter que de bonnes choses et tout le mieux.

dimanche 26 décembre 2010

CHRISTMAS CAROL

Una canzoncina di Natale? una poesiola? un raccontino?
Non proprio, non esattamente...
C'é poco di natalizio nel testo qua sotto che se fa riferimento a una grande festa religiosa,
privilegia piuttosto la Pasqua.
E' comunque il mio raccontino festivo, da aggiungere alla collezione
con tanti auguri !

VER-BUM

La parola: con lei mi diletto, gioco, compongo.
La palabra, la parole, the word, o logos, verbum.
Verba volant scripta manent.
Mi raggomitolo sotto le coperte, alla ricerca del sonno, e sprofondo in riflessioni filosofiche cogitando sul senso della parola scritta. Alla ricerca forse dell’immortalità con la scrittura?
 Scolaretta elementare mi rivedo lanciarmi nell’assemblaggio di parole in forma di poesia, unica forma che frequentavo con piacere, perché, lo ammetto, a quei tempi la prosa mi faceva difetto, effetto,allergia e non allegria come adesso. Senza saperlo, non confessandomi di essere già alla ricerca di una forma di eternità fin dalla allora…  quando eternità però significava attendere due ore dopo i pasti per potersi  tuffare in mare. 
E ora invece mi rimanda a volte con una certa angoscia al suo opposto….ma
Correvano gli anni sessanta, io a perdifiato libera nei campi, nelle pinete e sulla spiaggia non correvo certo indaffarata come adesso sempre in ritardo su tutto persino sul normale quarto d’ora accademico, per questo preferisco tornare a correre in questo leggero passato, chiave di lettura del presente Se ci ripenso, come faccio ora con questo salto nella mia preadolescenza, mi stupisco profondamente ricordando come all’epoca non fossi mai in ritardo, anzi avessi sempre due lunghezze di anticipo. Che ora stia recuperando ed evacuando la troppa organizzazione passata? Uscita da scuola mentre aspettavo di passare a tavola mi anticipavo con i compiti di casa.Ancor fresca della lezione applicavo la regola, rileggevo, ripetevo, ripassavo … passando poi dritta  al piatto di spaghetti rigorosamente al pomodoro. La variante due, nonché unica, era per la domenica quando la Tata con più tempo a disposizione per cucinare, ce li condiva con il ragù di carne,che io detestavo intensamente … et  tertium non datur. Le declinazioni di colore- verdi di pesto ligure, gialle di carbonara laziale o rosse di radicchio veneto- le avrei scoperte solo più avanti; la globalizzazione era ancora lontana da noi e ancor piu’ dal nostro desco, e i piatti “esotici” non trovavano spazio sulla nostra mensa, di sane tradizioni locali, al cui mantenimento e regia,Tata vegliava, e sulle quali regnava sovrana.   L’accesso alla cucina era VERBOTTEN .(O tempora o mores!...fortunati se ci ripenso, ora che lo scettro del mestolo è solo mio!...almeno nel quotidiano). Noi minorenni potevamo entrare in cucina solo dopo cena per contribuire con la nostra opera a finire il riordino. Ci attendevano l’asciughino e le posate appena lavate che dovevamo lustrare e riporre nel cassetto. Bassa manovalanza a costi e a rischi zero: non rischiavamo di rompere nulla, ci rompevamo solo … 
Rapide! Rapide! Ci attendeva un posto in prima fila per Carosello. 
Per questo spettacolo non mi sedevo mai troppo presto, ma non per colpa mia, il ritardo era solo legato all’orario della cena il più delle volte posticipato in attesa che babbo terminasse il giro di visite ai suoi pazienti. In compenso ero sempre in anticipo per il programma pomeridiano della TV dei ragazzi. Per paura di perdermi anche un solo minuto di questo divertimento riservato a noi giovincelli, che ci veniva realmente distillato con il contagocce, mi sedevo davanti allo schermo acceso, che, a seconda della mia super tempestività, lasciava scorrere immagini di pecore o città con un sottofondo di musichetta soporifera, oppure offriva una quanto mai monotonissima immagine del logo RAI dei lontani sixties prima dell’avvento del colore. Un’immagine dallo sfondo a quadretti bianchi neri e grigi, cerchi, in alto la scritta RAI e una grande N nel centro.
 Residuo di glorie Napoleoniche o premonizione del Nulla che sarebbe diventata?
meno fantasiosamente lo stesso simbolo che campeggiava sul pacchetto verde delle venti 
senza filtro.
Mi sedevo e aspettavo. Non mi addormentavo nonostante pecore e ninnananne dell’intervallo, perché impegnata a sferruzzare e a deliziarmi con la merenda, amorosamente preparata dalla Tata, secondo i miei desideri. Alternativamente a scelta potevo contare su pane burro e salamino, pane burro e pasta d’acciughe, pane burro e zucchero.(Tutt’a un tratto capisco il perché del mio colesterolo).Pane e Nutella (forse era questo il vero significato di N sullo schermo…?)arrivò sul mercato nel 1964 e in casa nostra assai rapidamente, perché Tata benché molto tradizionalista per i piatti destinati alla famiglia, con noi piccoli si sbizzarriva di più e soprattutto si lasciava tentare dalla pubblicità
 Nell’ante-Nutellam comunque, periodo delle mie elementari, mi scoprii una vena poetica. Se mi sovvengo bene, frequentavo la terza elementare e Pasqua si avvicinava.
Stimolata dalla festa, e ispirata da un misto di religiosità, non fuorviata dall’uovo e dalla sua sorpresa che pur,entrambi, amavo, mi lasciai andare a comporre, larvatamente condizionata da fonti classico-tradizional-paesane e deposi
È Pasqua per tutti,
è Pasqua buone genti
sentite le campane
vicine e lontane
squillare gioiose
nell’aria sì pura:
voc’è della natura
che si contenta e gode!
Ancor oggi mi chiedo di cosa dovesse godere la Natura, di esser meno strapazzata? d’accordo, l’aria a quanto pare era ancora pura o così mi pareva. Ma perché le campane esprimessero la voce della natura o perché la natura si manifestasse stile medium attraverso il suono delle campane, non mi è affatto chiaro, oppure sì, tutto si spiega e come sempre la chiarificazione si trova nell’ingerenza della chiesa nel mio Paese e nel suo potere su tutti e su tutto.Presa dallo slancio, continuai con una versione meno classicheggiante, anzi molto pop-art per il senso desacralizzante, per intenderci:
Din don din dan
squillò una campana.
 Un angioletto curioso
scese sulla terra
“ma che chiasso è mai questo!”
 Esclamò con voce sibilante
 Alla luce del poi potrei affermare di essere stata ossessionata dalle campane, a dir vero, abitavamo non lontani dalla chiesa e quando queste si mettevano a imperversare non davano requie, eppure non ricordo che quelle della mia infanzia abbiano mai più che tanto tormentato i miei sonni..    La seconda creazione ovviamente mi piaceva molto di più. L’angioletto libero padrone delle sue idee, e non pecora ancorché appartenente al gregge divino mi divertiva e mi rassicurava. La libertà di pensiero e di espressione erano valori intoccabili per me allora come ora e l’idea che nessuna longa manus celeste fosse discesa a boicottare l’angioletto o a confondermi le idee era per me fonte di grande sicurezza e di fiducia nel mondo. Devo ammettere e precisare che il mio mondo dell’infanzia è stato un mondo di fiabe, un mondo roseo, di certezze, di sicurezze ancorché a volte turbato da nuvole, il cui grigiore mi è apparso solo tanti anni dopo. Chiusi su questo sibilo di esse strascicata, che tanto mi aveva fatto ridere. Mi esaurii in queste due composizioni e per un bel po’ non produssi più. O meglio ci provai per esternare le inquietudini dell’adolescenza, ma già lei mi parve così brutta con tutto il suo peso di incertezze di un’età ingrata in cui non si è né carne né pesce e in cui non si trova mai il posto giusto dove collocarsi e non giudicai opportuno aggiungere bruttura a bruttura. Ragion per cui le produzioni lamentose dell’epoca presero rapidamente la via della spazzatura ancorché terminate o abortite. Ripresi a comporre negli anni della liberazione. Il vento sessantottino aveva ben poco modificato la mia vita: vivevo in una famiglia illuminata e la libertà non mi era mai mancata,nessun altri che me a porci i tanti freni. Ma l’aria nuova che si respirava intorno aveva aggiunto del frizzante all’atmosfera e mi sentii di nuovo la voglia di esprimermi,in versi,rime baciate per lo più, in cui ironizzavo su personaggi storici e del presente. Non mi ricordo più neppure una strofa e gli originali chissà dove sono finiti?Forse in soffitta tra i miei libri del liceo, perché queste composizioni,tutte rigorosamente prodotte nelle ore di lezione avevano visto la luce nelle pagine del mio diario scolastico. Ricordo solo vagamente che una delle mie vittime era stata Lucrezia dei veleni. E poi…veri anni di buio e di silenzio stampa. Scritti cartacei solo per comunicare d’oltreoceano quando ancora internet non aveva semplificato la vita e ridotto le distanze. Poi la grande sfida della FAC(ma per questa ci vuole non un capitolo ma un romanzo intero) E quest’anno di nuovo la rima baciata che è esplosa in occasione di una celebrazione lieta e festosa:le nozze di mia nypote. Per lei mi sono applicata e il poema mi ha soddisfatta,a tal punto che non passa ricorrenza speciale per la quale non mi prodighi,richiesta e non. Ieri, grande giro di boa,ho veramente superato me stessa e ho composto,senza rima lo ammetto,ma in lingua straniera. E il ancora una volta me l’ha dato la mia vecchia prof della FAC ,quella della riconciliazione con la scrittura. Ora potete pure immaginarvi un’amena vecchietta dai capelli bianchi raccolti in chignon, che stenta a ricordarsi che cosa abbia mangiato a pranzo, ma che ha in compenso ben chiaro nella sua testa tutti i suoi ex allievi,nomi,volti,difetti,virtù … e siete certi di sbagliarvi,perché la mia prof è ben più giovane di me,biologicamente potrei anche essere sua madre,ora è castana ma quando l’ho conosciuta avrebbe impressionato il drago e lo avrebbe messo in fuga ancor prima che San Giorgio togliesse la spada dal fodero. Il colore è cambiato ma la verve  è intatta. Ho letto il breve riassunto del suo intervento prossimo futuro alle giornate su Calvino,dove il rigore tutto francese dei plans, delle méthodes, il rigore cartesiano si batteva in un cozzar d’armi con l’ardore delle sue parole e dei suoi pensieri. Un combat di Agilulfo che ancora una volta ha saputo trascinarmi, farmi rompere gli indugi e mi ha così ispirata
Tu m’as mis l’eau à la bouche
Mi hai fatto venire l’acquolina in bocca
J’en ferais une bouchée de tes textes
dei tuoi testi ne farei un boccone
Bien plus appétissants qu’une bouchée à la Reine
 più appetitosi dei saltimbocca alla Romana
Plus oxygénants  qu’un bouche à bouche
più ossigenanti di un bocca a bocca
Qui  me laissent bouche bée
che mi lasciano a bocca aperta
Qui m’embouchent un coin
che mi tappano la fantasia
Je ferai sauter les bouchons… !
 e ne fanno saltare i tappi
….mais peut être c’est mieux de me la boucher
forse farei  meglio a cacciarmene uno in bocca
De la bouche à la boucle
Dalla bocca alla buccola
Le saut est bref
 il salto è breve
La boucle est bouclée
il cerchio si stringe,
Merci madame Obert
Grazie Judith che cessi la grève !
Per paura dei soliti traduttori che fuorviano il pensiero dell’autore, mi sono, come ai bei vecchi tempi, anticipata e conseguentemente tradotta. Potrebbe sembrare una versione poco fedele del testo originale,ma chi più di me può sapere cosa io volessi dire? Solo il mio inconscio; ed è ben lui che ha composto coadiuvato dal vecchio angioletto che, un po’spennacchiato e con qualche piuma in meno,forse non più nitida come allora, è tornato a esprimersi e a fare le boccacce.

samedi 25 décembre 2010

BUON NATALE

Ma fidèle lectrice de sept heures, benché molto delusa stamattina di non trovare
un bigliettino augurale su Glob, ha comunque lasciato una traccia del suo passaggio...
Stamani tra turbolenze climatiche per aria, per terra e in luoghi vari, odori cuciniferi appestanti e spifferi non ben determinati, non riesco a trovare la PAX e concentrazione necessarie neppure per poster un tout petit message....
Un  messaggino da limitata poliglotta
BUON NATALE,
JOYEUX NOËL,
MERRY CHRISTMAS,
FELIZ NAVIDAD
e GOD JUL
inizio con la mia lingua d'elezione
segue quella che che non mi fa passare al secondo turno
e quella poi che mi boccia subito al primo
poi pure l'altra che neppure mi fa passare l'esame preliminare
e per finire l'ultima che denota l'état d'esprit d'ouverture de moi même ainsi que de ma famille.
Da notare che non ho fatto nessun uso di dizionario perché da donna curiosa che si guarda intorno nonché frequentatrice da svariati lustri del santuario svedese del mobilio in kit, sono capace di formulare un minuscolo augurio in questa lingua nordica. Senza essere certa della traduzione esatta, immagino sia comunque un augurio da feste dicembrine o almeno lo spero.

Un augurio a  tutti gli amici ,vicini, lontani, lettori fedeli, saltuari, oppure recalcitranti,
Un augurio alla famiglia,vicina lontana, d'oltre frontiera, di qua, di là,d'oltreoceano,
Buone Feste a tutti, in particolare ai nipoti milanesi, cecinesi stabili e vacanzieri, alla nypote, ai single e agli accoppiati, alle loro anime gemelle, arietine, cancerine....
Termino con l'augurio all'ultima trentenne dell'annata.
Non é né figlia, né nipote diretta, indiretta o acquisita.
E' comunque una bimba che mi é molto cara.
Capricorno doc, bella dentro e fuori, con il sopracciglio supermobile, che ti lancia occhiate trapassanti
E' l'amica della mia primogenita, Angelique di Bruxelles, in realtà pura francese..
Nella capitale belga  ho fatto la sua conoscenza ed é là che la ricordo, ed oggi la ricordo, di nuovo e altrimenti, perché é il suo genetliaco.
Tanti Auguri Angelique, auguri doppi, Buon Natale e Buon Compleanno!!!
Questa giornata sta per volgere al termine tra un condensato di scoppi (e non solo di risa), di ritardi, conditi di anatra all'arancia come piatto forte e Monte Bianco come dessert.
L'aria casalinga satura di odori, colori, fulmini e saette.
Davanti al camino dove fa bella mostra il presepe, stamani c'erano i pacchetti e pacchettini per i miei tre bimbi che a scaglioni hanno reintegrato il tetto familiare per essere tutti insieme fin da  ieri sera alla Messa di mezzanotte, che ci ha visto tutti, lievemente riuniti.
Sotto il mini albero superdecorato in vetro e cristallo, i regali per i cosiddetti infiltrati, (di IF alla rovescia) ovvero le loro metà, non tutte presenti oggi con noi, purtroppo.

Tante stelle nel cielo, nascoste dietro le nubi.
Posso solo immaginarle, cosi' come la stella cometa di secoli passati.
La mia di comete, invece é ben visibile.
Brilla sulla nostra capannuccia, irradia tutto intorno e rischiara la  mia anima, che si bea leggera e gode di queste presenze amate a casa.
Non ho bisogno di altre luci, tutto é luce intorno e dentro me.

mardi 21 décembre 2010

22 DICEMBRE..........soffio e le inghiotto tutte!

Meglio di un 14 luglio                        Mieux qu'un 14 juillet
W la R                                              W le R
Di Rivoluzione, Regina... Rebecca      De Révolution, Reine...Rebecca
Domani é il mio Compleanno              Demain c'est mon Anniversaire
Giornata di Riposo                             Journée de Repos
di Risate                                            de Rire
di R..........                                        de R......
A cena mi attendono                           Mon diner prévoit
ostriche e candeline.                              des huitres et des bougies.
Soffio sulle seconde                             Je souffle sur ces dernières
Ingollo le prime                                    J'avale les premières
e...mi Rallegro con una bottiglia            et...je me réjouis en faisant sauter le bouchon
di  Champagne Vielle Vigne 2004          d'une bouteille de Champagne Vielle Vigne2004
che berro' in compagnia.....                   que je vais boire en compagnie......

E chi mi Ama Mi segua!                         Et qui m'Aime, Me suive!
...o almeno mi faccia compagnia             ...   ou du moins qu'il me fasse compagnie!

La frase é celebre, non l'ho creata io; ha piu' di duemila anni, ma tanti l'hanno ripresa,
anche una pubblicità degli anni '70.... ricordo ancora il manifesto dei jeans jesus......
Non proprio lo stesso nato tre giorni dopo di me!
 E già che ci siamo magari potremmo festeggiare pure Lui, anche se non é "politicamente corretto", anche se bisognerebbe nascondere presepi e alberelli.
Buona festa Bambin Gesù!
Benvenuto tra noi.
Bentornato tra noi!

La phrase est célèbre, ce n'est pas moi qui l'ai créée; elle a plus de deux-mille ans, mais beaucoup l'ont réutilisée, entre autres une pub  des années soixante-dix...je me souviens encore de l'affiche de  jeans jesus
Pas le même qui est né trois jours après moi!
Tant que nous y sommes peut-être on pourrait fêter Lui aussi , même si ce n'est pas "politiquement correct", même s'il faudrait cacher les crèches et les petit sapins .
Bonne fête Enfant Jésus !
Bienvenu parmi nous!
On t'attend!

PETITE PRÉCISION…avant que quelqu’un ne me vexe davantage

Je n'ai aucune prétention d'écrire en bon français, correct, comme il le faudrait…  et comme le souhaiterait quelqu'un, qui a  la revendication d’être très attentive à la langue, parlée et écrite.
Malheureusement, si j’arrive à bien m’exprimer dans mon idiome maternel, je n’arrive pourtant pas à en faire autant dans ma langue d’adoption.
Ma prof bienaimée, essaye de m’encourager en soulignant un misérable « bien dit »contre quatre« lourd/mal dit/incorrect,  etc ». …..sans jamais en arriver au très honteux « du charabia » de Madame Dauxin.
Son appréciation est restée gravée à jamais dans ma mémoire.
Un peu fort, mais elle avait raison.
Donc pour m’améliorer, je m’entraine avec le françitalien. Je le fais  aussi pour essayer d' avoir un public toujours plus vaste; ainsi  je me lance à fond, sans peur du ridicule qui a toujours été ma plus grande hantise.
Il faut le reconnaitre : j’ai du courage.
Mes lecteurs aussi !
Mais s’ils le désirent et si leur français est bon....ils peuvent m’aider, en me corrigeant.
PS
Je me réserve bien sûr le droit d’accepter ou non leurs corrections, mais je suis prête à la confrontation!
W la liberté d'expression, W la langue libre!

..AMOUREUSE/ INNAMORATA .....à Milan

...Sapessi come é strano sentirsi innamorati a Milano...a Milano.
Ce sont les paroles d'une vieille chanson des années soixante...
....Si tu savais comme il est étrange d’être amoureux à Milan... ...
Une vieille chanson oubliée et aussitôt ressurgi dans ma mémoire
 aux premiers accords retentis dans la piazza del Duomo .
Mon escapade milanaise ne prévoyait ni du tourisme, ni de la culture et le détour en centre-ville totalement hors programme, comme toute chose inattendue, a eu une saveur bien particulière, unique, indéfinissable.
Décision de la dernière minute que de terminer la soirée en faisant une visite au Museo del Novecento, qui venait d’ouvrir ses portes.
Un lundi soir tristounet; journée semi-festive, la veille de Sant Ambrogio,
le saint patron de Milan.
Beaucoup de Milanais à la montagne en ce premier pont d’hiver, en train de tester les skis.
Dans la ville quasi déserte, nous avons roulé sans difficulté, facilement trouvé une place pour garer la voiture puis nous avons parcouru à pied les quelques dizaines de mètres qui nous séparaient de Piazza del Duomo.
Je marchais vite sous la pluie fine, en essayant d’éviter les larges flaques d’eau, reste fondu de la neige du matin.
Je n’étais pas prête, je n’étais prête à rien et encore moins au spectacle qui soudainement s’est présenté devant mes yeux.
Une place quasiment vide, la silhouette du Duomo dans l’obscurité, de l’illumination uniquement sur son sommet: un pinacle et la Madonnina éclairés.
Sur la place un arbre de noël géant rempli de petites lumières : l’arbre de Tiffany qui tant a fait couler d’encre.
Les bâtiments autour de la place resplendissante d’illuminations. De la célèbre Galleria à gauche, arborant un rayonnant 150 ans, chiffre, à rappel du proche anniversaire de l’unification de l’Italie, en passant par une cascade de diamants lumineux sur la façade de la Rinascente (Les Galeries Lafayette milanaises), à un jeu de formes géométriques et de lumières sur un très haut immeuble sur la droite jusqu’à l’Arengario, siège du Museo del ‘900 à côté de Palazzo Reale.
-Museo del ‘900- : petite file d’attente pour entrer. 
Un escalier elliptique, envoutant nous attend.
Nous grimpons, nous grimpons jusqu’à rencontrer soudainement sur notre gauche Quarto Stato  di Pellizza da Volpedo, les travailleurs en grève qui marchent….qui nous donnent le bienvenu !
Première salle: l’avant-garde internationale avec Braque, Picasso, Klee, Matisse, Kandiskij et mon merveilleux Modigliani ( oui bien sûr encore un Toscan!)
Je pourrais déjà m'arrêter ici et me contenter de ces œuvres!
…et après c’est le “Novecento”, italien
Le  Futurisme avec Carrà, Depero, Balla…et surtout Umberto Boccioni.
Les années  1920 et 1930 avec des œuvres de Sironi, Casorati, De Chirico,
Morandi, Rosai e Melotti ..et on marche, on marche pour en finir avec Lucio Fontana à qui est consacré le dernier étage.
Très beau musée, rien à dire, tout à savourer, tout à gouter dans une sorte de danse magique.
Nous regagnons il Duomo à travers Palazzo Reale pendant que les notes de
- Innamorati a Milano - se répandent dans la place. 
Je me suis imaginée au bal au château ; la sortie à travers le palais royal m’en a donné davantage l’impression.
L’horloge sonne le minuit, mais je ne suis pas Cendrillon, je ne perds pas mon escarpin (aussi parce-que je chausse des bottes) et je n’ai pas de carrosse qui va se transformer
en citrouille 
…mais j’ai vu un Milan féérique aux lumières charmeuses.
J’ai été subjuguée par l’enchantement de cette ville un soir, sous une pluie fine….
apaisée par ma visite au musée.
Je suis tombée amoureuse.... mi sono innamorata di .....Milano 
 Et  je vous conseille d’en faire autant

Petite note
Le musée ouvre ses portes gratuitement jusqu’à fin fevrier
http://urbanfile.blogspot.com/2010/12/milano-il-museo-del-900-milano.html




dimanche 19 décembre 2010

CANDELINE...CANDELINE...

Undici dicembre e… novantanove candeline,se uno avesse avuto la pazienza di piazzarle
sulla torta gigante e quindi di accenderle.
Per pigrizia invece abbiamo fatto il conto alla rovescia
Per arrivare a cento abbiamo fatto presto a raggiungere la meta e …accendere una candelina .
Due nove dorati le facevano compagnia e lei nel mezzo spandeva un po' di luce.
Bisnonno e nipotina si sono messi insieme per creare il vortice e spengere il lumino.
Erika, tre anni e due mesi si guardava intorno soddisfatta.
Bella la torta del suo bisnonno Luigi e anche buona. Un millefoglie alla crema preparato da Piero, uscito dal forno e servito ancora tiepido.
Dicembre è un mese ricco, ricchissimo di compleanni da festeggiare e anche purtroppo da non poter festeggiare più.
Oggi zia Lisa, una delle sorelle piccole di babbo, avrebbe potuto festeggiare i suoi ottantasette anni, ma non è più con noi dai primi di novembre.
Grandissima fumatrice e con la voce roca, sognatrice, tanta fantasia e gli occhi pieni di stelle.
Cara zia Lisa della mia infanzia …quando ragazzetta andavo in vacanza a casa sua e non volevo più ripartire, e allora per rendermi meno doloroso il distacco, lei mi obbligava a mangiare la carne che io detestavo e ancora detesto.
Lo faceva solo nell’ultimo giorno del mio soggiorno ed io non mi capacitavo del perché….??? –Cosi’ avrai una buona ragione per andartene- replicava
Macché anche se mi avesse obbligata a mangiare la carne ogni giorno della mia permanenza sarei stata tristissima comunque di riprendere il treno per tornare a casa.
E così anche l’ultima delle zie finora rimasta, se n’è andata, lasciando ancora tra noi i suoi tre fratelli. Babbo, il primogenito ha avuto diritto alla sua torta di quasi centenario e a uno stuolo di nipoti a festeggiarlo una settimana fa, appunto l’11 dicembre!
Domani un altro compleanno che non sarà possibile celebrare, un altro augurio che non potrò fare. Maria, la mia Amica sagittaria, sempre con tante frecce al suo arco, un anno fa ha scoccato l’ultima e mi ha lasciata da sola a festeggiare; ad aggiungermi un anno e un po’ di rughe in questo periodo prenatalizio. Due soli giorni separano i nostri di’ rispettivi di nascita, poca cosa, ma quel tanto per farmi cambiare segno zodiacale e, infatti, sono una capricorno. Fedele, paziente, tenace, oppure secondo i punti di vista (figliare soprattutto) un vero pitbull..
Ogni medaglia, insomma, ha il suo rovescio; la mia oculatezza e parsimonia può essere alternativamente considerata tirchieria, ma questo solo perché la mia progenie non ha mai consultato un dizionario di sinonimi e perché è un po’ carente in lingua italiana!

Alla lista dicembrina familiare ci sono da aggiungere le due nipotine americane.
Per festeggiare Morvarid, sono assolutamente in ritardo.
Lei il compleanno l’ha festeggiato il 10 mentre io ero presa da ben altri riti e preoccupazioni. Auguri tardivi, ma non per questo meno sentiti, cara Morvi, prima nipotina in assoluto di questa nuova generazione!!!
Di te ho vividi ricordi da bimbetta. L’anno che trascorresti in Italia a Marina dalla nonna Esther ed io allora neppure ventenne venivo a prenderti per portarti in pineta a giocare al mini parco di divertimento. A rotoloni sullo scivolo, stretta a te per paura che ti succedesse qualcosa. Tua nonna, mi avrebbe ridotta in polpette se non ti riportavo in perfetto stato!
Poi ricordo l’estate prima della tua partenza con la tua famiglia per gli Stati Uniti.
Rivedo le tue treccine e il tuo sorriso radioso quando mi apristi la porta di casa della nonna, dicendomi-lo sapevo che eri tu!- e mi saltasti al collo.
Ti ho rivista due anni dopo, non più a Marina ma a Seattle, dove vi eravate trasferiti. Indossavi la divisa delle Brownie, (non la torta al cioccolato) eri una girl scout.
Non eri più figlia unica, avevi una sorellina di un mese, Mary Alice, nata prematura alla vigilia di Natale.
Piccola, tenera, deliziosa! Cara Mary, viaggiavi nella carrozzina insieme alla mia Jen, che allora aveva quasi due mesi e mezzo. Con la tua nascita anticipata sei riuscita a rientrare per il rotto della cuffia nell’annata DOC delle cugine dell’Ottanta.
Ora tutte belle, grandi e piene di vitalità!
Buon Compleanno,Mary! Mancano ancora cinque giorni, ma cerco di compensare con te il ritardo accumulato con tua sorella.
Stesso giorno tuo, il ventiquattro è il compleanno di tuo cugino Francesco, babbo della piccola Rebecca. Auguri anche a lui.
Dico Francesco e penso Francesca, la prima delle bimbe, in realtà tre sorelle e un fratello, l’ultimogenito, ma noi ci siamo sempre riferiti a loro inglobando Gulli tra le sorelle.
Francesca, la primogenita di Luisa, oramai mamma pure lei di un maschietto già grandicello e della piccola Melissa, lo scorso 15 dicembre ha festeggiato il suo trentasettesimo compleanno.
Auguri France! Quanto tempo da quando vi raccontavo le novelle, senza fine…ora siete voi che le raccontate ai vostri bimbi.
Altri compleanni in questo dicembre, ma per questi ho avuto il modo di ricordarli personalmente e sul mio blog...chissà se si sono letti tra le righe di Glob?
Manco all’appello solo io.
Ho parlato del mio genetliaco, ma non mi sono fatta gli auguri.
Toppo presto, non ne ho bisogno; e poi che senso ha auto-augurarsi?

Nessuno! e in più tanto mi festeggio tutti i giorni, facendo le cose che mi piacciono e mi divertono, come in questo momento (superfluo forse precisarlo?).
Mi vedo dall’altra parte dello specchio e mi auguro :
BUON NON COMPLEANNO A TE …!
Insomma  mancano ancora sessantotto ore alla mia nascita, inutile invecchiarsi prima del tempo!

samedi 18 décembre 2010

GLI INTERNAUTI di PARCO LAMBRO SONO FELICI IL LUNEDI'....

Ripenso a una frase scritta in VIATICO
...forse non mi sono mai capita, allora, ma avrei dovuto farlo: manifestavo già le psicosi dello scrittore, probabilmente ero soltanto 
affetta da sindrome da pagina bianca...
Questa frase continua a rigirarmi nella testa, volteggia, fa le capriole, si annida sotto gli strati della dura madre, dell'aracnoide e della pia madre, dilaga, preme, mi fa sobbalzare e alla fine m'illumino!
Nuova psicosi dello scrittore!
Ma quanto soffrono questi poveri scrittori!
Prima, scrivevo solo per me, comunicavo giusto ogni tanto qualche mio pezzo ai figli piu' o meno recalcitranti e a qualche amica adepta delle opere caritative, assistenziali e pie.
Ora, da quando possiedo questo miracolo di vita, il mio piccolo Glob, scrivo, sempre per me, ma diffondo sulle onde libere e lascio alla curiosità o voglia altrui ( a volte  incoraggiata, spinta o provocata anche con minacce) di venirmi a leggere.
Fin qui, forse poca differenza... solo che ora posso controllare gli accessi al mio blog, gli orari preferenziali, vedere i testi che vanno per la maggiore, quanti passaggi nella giornata, cosa é stato letto,  la provenienza delle connessioni (ebbene si, ve lo confesso, siete tutti schedati), verificare se la mia fidèle lectrice de sept heures, si é alzata, mi ha fatto visita...eccetera eccetera.
Non si deve pensare che Glob sia uno strumento della Stasi 
o  del F.B.I.
Sia mai !! Lungi da me l'idea di farne un ennesimo sistema di controllo materno, con il fratellino alle calcagna della sorella maggiore per controllare la sua vita privata.
Questi metodi sono finiti, terminati, kaput, da tempi immemorabili.
Ognuno fa la propria vita non curante delle opinioni materne.
Oggi se accedo alle statistiche, cliccando ogni mattina, pomeriggio e sera, anche piu' volte, sul tasto statiqtiques é solo per il mio piacere personale, per nutrire il mio ego.
I primi tre giorni ho seguito  con ammutolita meraviglia il numero in crescita dei passaggi sul mio blog.
Ancora sconosciuto aveva ricevute trentaquattro visite. 
Per onestà devo ammettere che almeno venticinque erano quelle dei due costruttori di blog, ma andiamo oltre...
In capo a una settimana sono arrivata alle duecento visite. L'euforia mi ha dato alla testa!
Al primo commento lasciato scritto, che ho ricevuto, ho avuto la fibrillazione e creduto svenire. 
Già mi vedevo intervistata, citata come il nuovo astro 
nascente del blog casalingo.
Poi il silenzio totale.

La depressione piu' nera.
Un intero week end di stasi.
Non una sola visita, neppure per sbaglio.
Non bastavano le parole di conforto di mia nypote, donna di vita moderna, di chat e di conoscenza del mondo internautico che cercava di convincermi che era assolutamente normale questo episodio da fine settimana.
Ero quasi pronta all'infanticidio, a ringlobarmi Glob e a non condividerlo piu' con nessuno.
Ma domani é un altro giorno e se Gli scoiattoli di Centrel Park sono tristi il lunedi', al lunedi' gli internauti sono felici  e navigano con rinnovato fervore quando la settimana lavorativa incomincia di nuovo!
Glob ha oramai quarantotto giorni di vita. Dopo la curiosità dei primi giorni, benché non piu' neonato, continua a ricevere visite quotidiane. Il termometro continua a salire e con piacere mi annuncia i seicentoquarantacinque passaggi.
Nota dolente i membri, ovvero gli aficionados, che si sono iscritti e lasciano commenti. Il loro numero stagna, vuoi perché non ce ne sono altri, vuoi perché non sanno come iscriversi(non lo so manco io)...e i commenti stentano ad arrivarmi.Forse dovrei esserne contenta, chissà cosa potrebbero o dovrebbero vedere i miei occhi...
....ma mi manca  l'interscambio, sapere quello che pensa chi mi legge, insomma sarei anche pronta a sorbirmi critiche, come ogni scrittore che si rispetti e... non. 
Per il momento mi tengo questa nuova psicosi, in attesa che mi passi e che me ne venga una nuova.
 

vendredi 17 décembre 2010

....ET TOMBE LA NEIGE....

J'ai l'impression que ma fidèle lectrice de sept heures ce matin a fait la fête,
qu'elle ne s'est pas manifestée, qu'elle n'a pas ouvert la fenêtre de mon blog.
En effet, elle faisait la fête hier soir, j'espère donc qu'elle a gardé sa tête en bon état.
Elle doit être immergée dans une espèce de couche blanche et en tout cas,
les news météorologiques annoncent  la Suisse sous la neige et l'aéroport de Genève fermé.
Ce matin j'ai hésité à ouvrir mes volées.
Un silence bizarre régnait, aucun bruit à part le miaulement de Replay en crise
d'abstinence de croquettes comme chaque matin, mais son cri ne faisait
que rendre plus paisible ce silence.
Tout à coup j'ai compris ou mieux  les prévisions de la veille ont fait surface et
j'ai réalise le pourquoi du silence feutré: la neige!
La neige, la neige, la neige!
Annoncée en long large et par travers, elle est donc arrivée jusqu'ici!
J'ai un cours aujourd'hui: arriverai-je à le faire ou bien je resterai cloitrée à la maison?
Peut-être bientôt j'entendrai le bruit des engins qui viendront nettoyer la route et alors
j'aurai des chances de pouvoir bouger.
Où sont mes bottes de montagne?
et les gants de ski?
Le miaulement de Replay se fait de plus en plus insistent...le pauvre!
frigorifié dans la neige...
Je sors enfin du lit.
C.V. est en Allemagne, j'ai donc dormi et ronflé à mon gré...
Je descends, j'ouvre la porte, Replay se faufile à l'intérieur, mais à ma grande surprise
aucune lueur, reflet de la neige.
C'est juste mouillé, il pleuvine, il pleuvasse...je préfèrerai il pleviotte, mais on m'a appris
que pleviotter n'existe pas dans la langue française.Dommage!
Mon ainée m'appelle, elle aurait dû partir hier en déplacement, mais la peur de la neige ( super annoncée) et de ne pas pouvoir renter ce soir l'ont retenue et elle a annulé son billet d'avion.
Je lui demande combien de mètres de neige à Paris, étant donné que la radio annonce la moitié de la France ensevelie sous une couche blanche et que je n'ai pas trop fait attention aux détails.
Elle m'annonce le soleil !!
Bref, on ne peut plus croire, ni à la météo, ni à l'imagination de ses propres oreilles.




mercredi 15 décembre 2010

15 DECEMBRE

De retour pleine de souvenirs,d' idées qui tourbillonnent, perturbée...mais ici enfin, dans la maison encore froide.
Je dois m'organiser, et je ne sais pas par quel coté m'attaquer..
ménage, lessive, repassage ???
valises et sacs à vider??
achats à ranger?(quand même j'ai ramené quelque-chose)
trop tôt pour préparer les paquets de noël !
les valises peuvent attendre !!....
le nettoyage s'impose !!!
Mais d'abord il me faut du bois pour mon poêle,
peut être faudrait-il que je m'habille
c'est sur il faudra que je commence ....
par débrancher,
arrêter,
mettre en veille...
mon pc!
à contrecœur,
mais obligée 
à plus... donc
....mais avant faut-il encore ne pas oublier Mirela, la copine, collègue co-suisse de Connie,
aujourd'hui c'est son anniversaire...un anniversaire encore léger, qui ne pèse pas trop,
qui me fait penser d'avantage à un autre, prochain, plus lourd...passons c'est mieux !
Joyeux Anniversaire Mirela
Happy Birth-day
Buon Compleanno !
Profite au mieux de ta journée et de la vie!
....et j'arrête là sans plonger dans la question fatale qui me monte spontanément et spontanée .
c'est quoi "le mieux"?
et "profiter au mieux"?
le bois m'appelle....
...je vais jouer la petite Chaperon Rouge, la petite veille des Contes de fées qui ramasse les brindilles dans la forêt, avant de se transformer en puissante enchanteresse, et moi avant de me transformer en Cendrillon!

mardi 14 décembre 2010

Santa Lucia

Ieri era Santa Lucia.
Festa molto sentita in Svezia: tunica bianca e candele sulla testa...per ricordare la Santa.
Connie non mi ha ancora fatto il resoconto, ma presto sapro'....lei oramai é una "pro"
di Svezia, dei paesi del grande freddo, delle tradizioni nordiche... o insomma, ci prova!.
Santa Lucia per me é sinonimo di ben altro.
Poeticamente penso all'astro d'argento che luccica... sul mare, al tepore del sud, del golfo di Sorrento;
prosaicamente al detto popolare:"Santa Lucia ti protegga la vista...ché all'appetito ci pensi da solo" .
Visione filiare con appetito da ciclope, mi balzella di fronte.
Passiamo....!
Torno alla visione marina piu' seducente, penso alla coste tirrenica, ligure e azzurra che oggi ho risalito.
Sono di nuovo in Provenza,un po' sottosopra.
La casa é gelida!
beh anche in Provence puo' far freddo!
Sous le merveilleux ciel de Provence...on peut aussi être recouvert par la neige!

jeudi 9 décembre 2010

Le Luci a San Siro....si sono spente

Bianca, la nonna, è oramai leggera leggerissima.
Come la neve, più che mai bianca, leggera, si libra e volteggia, con la serenità ritrovata che l’ha accompagnata in queste ultime giornate milanesi.
Ci ha visto, ci ha visti partire e lei pure si è accomiatata, lieve in punta di piedi si è messa in viaggio durante la notte, prima che sorgesse il sole nel giorno dell’Immacolata.
 Amava la notte, viverla, coricarsi tardi. La scelta per la partenza forse è legata a questa sua preferenza, chissà? Mi piace pensare che sia tornata a essere Bianca, libera delle sue scelte, per affrancarsi della corazza che le pesava addosso e le impediva, di librarsi e spiccare il volo.
Bilancia, segno d’aria, settembrina … l’ultimo compleanno, il 93esimo festeggiato in Monferrato, in una splendida giornata di sole, radiosa, calda, che a tutti noi presenti, nessuno escluso ha riscaldato enormemente il cuore e deliziato il palato con le squisitezze dello Sciapa’ pum.
L’ultima festa trascorsa insieme.
La prima, invece, quella in cui feci la sua conoscenza, fu una festività di mezzo autunno.
Arrivai a casa in via Buonarroti, un primo novembre del ‘78.
Una certa ansia, pur se leggera nella spensieratezza dei miei non ancora compiuti venticinque anni. Ricordo ancora il tailleur verde smeraldo che indossavo per questo primo incontro con i genitori di Max…
Di quella giornata durante il pranzo in cui fui studiata con attenzione ricordo solo il dessert, uno splendido dolce di castagne, in cui Bianca aveva superato se stessa.
Castagne bollite, poi aromatizzate, passate al Moulinex in soffice montagnola e ricoperte di panna montata,- bisogno di precisarlo?- Bianca mi aveva servito il Monte Bianco, delizia che mi fa immancabilmente pensare a lei.
Ciao Bianca, ciao nonna Blanche, artefice del Monte Bianco … ora più bianca e più leggera della neve, via da Milano, via da San Siro, hai spento le luci..

Rituali

Stasera non sarò a casa e non potrò procedere al rituale dell’ammollo.
Potrò solo farlo virtualmente e deporre cinque dozzine di ceci
in una bella ciotolina bianca ricolma d’acqua.
Domani così dopo una sbollentata magica potrò rapidamente infilarli 
come perle e farne una collana.
Ma prima li avrò decorati con tante belle letterine dell’alfabeto: delle T, delle A,
una N, un bel po’ di I, delle S, una M, delle U,una G e per terminare una R, 
anzi di questa consonante di più, una, due …. decine.
Erre, erre al quadrato, erro, erri, erriamo … 
ci perdiamo e ci ritroviamo nel labirinto dei nostri pensieri.
TANTISSIMI AUGURI !
R

mercredi 8 décembre 2010

Luci a San Siro

Continuo a perdermi in questa minuscola e ristretta porzione di Milano in cui mi aggiro.
Nel coprire i forse scarsi quattro o cinquecento metri che separano le due abitazioni, quella dove alloggio e da cui parto e quella della mia destinazione, continuo a perdere il Nord e mi smarrisco.
Le indicazioni erano semplicissime peraltro: sempre a diritto fino alla piazza, all’altezza dell’ingresso dello stadio, qui voltare a sinistra. Ma vuoi, seguendo un cane, che mi aveva affascinato, vuoi facendo una deviazione per un acquisto ho finito per relazionare con passanti quanto mai sconclusionati che prima di rimettermi sulla buona pista mi hanno fatto perdere anche il sud, l’est e l’ovest.
Il ritorno è più facile. Prendo di mira lo stadio e avanzo.
Ieri sera con mio enorme stupore ho realizzato, che benché non ci fosse nessuna partita e nessuno spettacolo, lo stadio era un vero faro nella penombra della sera. San Siro deserta in questa vigilia di Sant Ambrogio aveva un non so che di magico. Il viale in parte bloccato per gli appena iniziati lavori della nuova linea di metropolitana, era ancora più deserto da automobili.
Ho assaporato il breve tragitto illuminata dalle luci di San Siro che mi avvolgevano insieme a una specie di bruma e che mi facevano avanzare in una dimensione fuori dello spazio e del tempo.
 Non l’avesse già scritta Vecchioni “Luci a San Siro”, avrei voluto scriverla io.
Mi sono lasciata conquistare dal fascino di Milano e delle sue luci, queste periferiche e quelle del centro.
Piazza del duomo illuminata per il Natale mi ha lasciato incantata.
 L’albero di Tiffany pieno di delicate lampadine. Davanti il Duomo, in contrasto nel buio, e con la sola guglia e Madonnina rischiarate. Uno spettacolo fatato!
 E tutt’intorno le luci della Galleria, una cascata di diamanti sulla facciata della Rinascente, giochi luminosi su un altro palazzo a destra.
Mi sono percepita piccola, piccola e come in un racconto di fiabe.
Mi sono diretta verso il palazzo dell’Arengario, sentendomi Cenerentola al ballo.
 Sono penetrata nel museo del 900 che ha appena aperto le sue porte al pubblico e ne ho assaporato ogni millimetro. Ho gustato ogni attimo anche quelli della coda. Salendo la scala elicoidale mi sono lasciata sorprendere da ogni piccolo dettaglio; poi Quarto Stato di Pellizza da Volpedo mi ha dato il benvenuto…non sapevo più neppure se avrei avuto il coraggio di proseguire.
Ho varcato la soglia e mi sono lasciata prendere dalla danza di colori e ho ballato, ballato in un vortice stordente finché l’orologio ha scandito i dodici rintocchi e la carrozza mi fa fatto segno che voleva ridiventare una zucca…
Non ho potuto perdere la scarpetta solo perché con la neve smollata e le pozzanghere avevo indosso stivali che si estirpano unicamente con sforzo titanico … e così niente scarpetta di cristallo, niente principe, ma una fuga rapida attraversando comunque palazzo Reale !