perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


vendredi 8 mai 2020

WORD-BOAT

Neppure l’emergenza Corona Virus con tutti gli stravolgimenti portati dalla sua ondata più violenta di quella provocata da uno tsunami è riuscita a ribaltare il Word-boat e tutti i suoi anglicismi.
Ancora una volta la lingua inglese si è imposta per definire situazioni.
Tutti a casa o quasi, tranne gli operatori sanitari per ovvi motivi e per altri ovvi motivi chi si occupa di approvvigionarci e riempire le nostre mense e dispense.
Tutti a casa o quasi; e per quelli cui è possibile: SMART WORKING.
Sul sito del Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, che con sollievo scopro aver mantenuto il suo nome e non quello con cui spesso lo ribattezzano, WELFARE (termine dal significato estremamente ostico, che tuttalpiù mi fa pensare per assonanza a un “fare bene” senza capire cosa) si entra in materia parlando di smart workingben evidenziato in grassetto.
Al termine in questione viene via via alternato “modalità di lavoro agile”, “lavoro in modalità agile” per poi ripassare a uno smart working senza neretto riproposto quindi più avanti tra parentesi accanto a “lavoro agile”.
E In una sorta di altalena, da par condicio, il testo si conclude con due smart working e un lavoro agile.
Certo smart working è più nobilitante, più “figo", se sei SMART il mondo è tuo.
E neppure hai bisogno della Smart, facilmente parcheggiabile per recarti in ufficio, perché lavori da casa, capanna, caverna a patto di avere connessione internet
Non hai tempi morti per tragitti stancanti e neppure purtroppo per una sosta-caffè al bar. Per gratificarti allora qualche Smarties senza eccedere giacché spostarsi dal letto alla poltroncina più o meno ergonomica non facilita a conquistare i diecimila passi quotidiani necessari alla salute e a mantenersi in forma.
Ma sei uno dei tanti Smart Workers!
Se ti chiedono cosa fai nella vita, la risposta è semplice: Smart working. E ti senti valorizzato.
Siamo nel campo lessicale dell’intelletto.

Lavoro agile, devo ammetterlo apre altri orizzonti e produce altre visioni, meno intellettuali e più fisiche, anche se si potrebbe chiamare in causa una forma di elasticità mentale sicuramente necessaria.
L’orizzonte è vasto e riempito dalla vista che mi rinviano nell’immaginario le mie figlie che appartengono a questa categoria di lavoratrici in tempi di coronavirus e ogni tanto, in tempi cosiddetti normali: una in maniera occasionale e bisettimanalmente l’altra.
Polivalenti, tentacolari, con sprint da mezzofondiste per spengere il fuoco sotto la pentola dell’arrosto prima che il timer si metta a trillare nel bel mezzo di una video chiamata.
Cercando di conciliare figli, programmare una lavatrice, terminare l’ordine on line dei pannolini del bebè mentre la musichetta del centralino le ha messe in attesa.
Controllare la posta elettronica e rispondere, rispondere al citofono di corsa per ritornare altrettanto di corsa davanti allo schermo ad analizzare grafici, rileggere contratti e ricontrollare posta elettronica che intasa la loro cassetta delle lettere….
Insomma ci vuole un bell’allenamento fisico!
Anche mentale certo, ne convengo.
Ma è inutile, “agile”, in un gioco di associazioni di idee, mi fa pensare a una gazzella, a una tigre magari, alla mia gatta Lucciola che ghermiva piccioni con slancio felino ed elegante.
Insomma si cambia di registro e si indulge più nello sportivo.
C’è chi parla di telelavoro, ma il sito ministeriale non riporta questo termine che, non evoca intelletto, neppure il fisico ma si posiziona a un livello più nazional-popolare da schermo TV.
Poco importa comunque come si chiami questo tipo di occupazione, leggo in un articolo che, in previsioni di nuovi cataclismi, inizi già ad essere superato.
Quello che ci vuole è il lavoro distribuito che rigorosamente prende il nome di “distributed work”.
E come sempre ci sarà chi lavora e chi spiega come lavorare.

Tutti a casa, rinchiusi, tempo di confinamento, che non so bene perché sia diventato un lockdown.
Vivendo in Francia, paese in cui il purismo linguistico e la salvaguardia del patrimonio lessicale sono iscritti nella costituzione ho avuto diritto a un semplice confinement .
E quando si è con-finati si è con-finati ci ricorderebbe il grande Brassens.
Benché io personalmente sia d’accordo con la politica di tutela, a volte mi ribello quando la suddetta è estrema e senza senso.
Il mio riferimento alla costituzione voleva dunque essere leggermente ironico e provocatorio, al limite della battuta, ma come sempre la realtà supera la fantasia, esiste infatti la legge Toubon, beffardamente ribattezzata Allgood.
(Sarà verament tout bon? senza ricorrere a vecchi adagi come quello  attribuito al celebre gastronomo Brillat-Savarin “Tout est bon dans le cochon”, insomma veramente non si butta via nulla?.....magari l'ordi dans les ordures?)*
Ma tornando al nostro lockdown,( da cui prendo ben le distanze e che non mi appartiene), questa parola aveva ben poco risuonato nelle mie orecchie, a parte l’utilizzo fattone da mia cugina che, a sua discolpa devo precisare, vive oltreoceano e lei era ed è veramente locked down .
Gli Italiani ci si sono rassegnati (ben più che meno)dando prova di resilienza e di amore per le lingue straniere. 
Confinamento, isolamento, confino…. Tutte parole sinistre che troppo fanno galoppare la fantasia e rimandano a situazioni tristemente note.
Ecco che forse chiamarlo lockdown, che fa tuttalpiù pensare a un lucchetto facilmente scardinabile, ammesso che evochi qualcosa e non, magari, il nulla più assoluto, è sicuramente più soft  e “politically correct”.
E poi vuoi mettere…con le scuole chiuse oramai da mesi e che non riapriranno prima di mesi, con le vacanze studio in Inghilterra che sono diventate pura utopia, lanciamoci in una full immersion home made con smart working, riavviciniamoci allo stepchild rimasto lontano per lockdown, speriamo nel welfare con o senza jobs act , distraiamoci sui social network, cambiamo brand, scegliamone uno trendy, ordiniamo online quello che  must-have …..e “what else”???
Thank you, George, but caffeine free, please!
Le coronarie sono già troppo provate.
Grazie Giorgio siamo tutti nella stessa barca, on the same boat.


* Ordi, accorciativo di ordinateur (parola creata nel 1955 per tradurre il già esistente computer )
dans les ordures, tra i rifiuti. 

mardi 5 mai 2020

MAI DI DOMENICA



49-57-68 -(i giorni del mio confinamento ufficiale, virtuoso, virtuale -n.d.R. - per chi abbia perso le puntate precedenti)
.....nonostante la mia passione per i numeri, ma chi li conta più i giorni?
Seguo il filo riannodato delle settimane, tengo conti ricordando che il confinamento in Francia è iniziato un martedì a mezzogiorno e navigo o volo a vista, cioè un po' alla cieca
"Né di Venere né di Marte né si sposa né si parte né si da principio all'arte” recitava un vecchio proverbio.
Non trattandosi di unioni ( poco importa se civili, religiose, o pacs) né di viaggi, anzi esattamente del contrario (distanziamento e sedentarietà) e in quanto all'arte, l'unica immaginabile essendo quella di arrangiarsi, immagino che l'Emmanuel non abbia visto nulla di strano nello scegliere un martedì  per dare inizio al confinamento.
Non si è lasciato smontare neppure dalla data 17.
17 -  numero che promuove la eptacaidecafobia, parola che, solo a vederla scritta, incute terrore ancor prima di provare a leggerla e pronunziarla.
17 - numero sinonimo di porta-sfortuna in Italia ma già da tempi remoti considerato nefasto.
17- il giorno dell'inizio del diluvio universale secondo la Bibbia.
17 - numero disprezzato nella Grecia dei pitagorici in quanto privo delle peculiarità del predecessore 16 e del successore 18, entrambi rappresentanti perfettamente il quadrato  e il triangolo equilatero.
Ma l'Emmanuel non deve essere né superstizioso, e più che matematico è amante delle lettere e della cultura classica e non si lascia certo impressionare dalla eptacaidecafobia, non ultimo perché lui non é italiano.
Smembra in quattro la parola epta-cai-deca-fobia e ne ottiene un sette-e-dieci-fobia, da cui non si lascia certo condizionare e da il via al confinamento il 17 marzo 2020.
Data questa che un Italiano probabilmente mai e poi mai avrebbe scelto, trattandosi del giorno anniversario dell'Unità italiana in ricordo del 17 marzo 1861 in cui fu ufficialmente promulgata la nascita del nuovo Regno d'Italia.
Data peraltro ignota e ignorata dalla maggioranza degli Italiani fino alle celebrazioni nel 2011 del 150esimo anniversario di detta unità.
Ma dopo dieci anni dall'inizio dei preparativi e nove dal festeggiamento dell'anniversario, diciamo che la data ha iniziato a prendere senso nel calendario italico, per cui nessun dei ministri, uomini di cultura o pseudo-acculturati avrebbe osato sceglierla per confinare il popolo dello stivale, con il rischio di un rifacimento di "Fratelli d'Italia, l'Italia s'é desta....in galera domestica" e infatti il confinamento in Italia era già arrivato da una buona settimana, mostrando peraltro i primi segni di instabilità nei rapporti inter familiari.
Ma al nostro Emmanuel, uomo di cultura non sarà sfuggita forse questa coincidenza e ancor più quella doppia con riferimento al 17 marzo 1805, nascita del Regno d'Italia, terminato poi il 25 maggio 1814, di cui Napoleone Bonaparte era stato incoronato Re il 26 maggio 1805 in Duomo a Milano.
Insomma una data storica per entrare pure lui nella Storia ed essere ricordato.
Avremmo potuto rassicurarlo l’Emmanuel che nel bene e nel male mai e poi mai avremmo potuto e potremo scordarci di lui, qualsiasi data avesse scelto.

In Italia ad ogni buon conto è stata prestata attenzione alla data scelta per dare inizio al deconfinamento.
“Mai di domenica” e ancor meno mai di martedì, che come gli italiani ben sanno non è dì di buon auspicio per dare inizio a progetti tanto più che il martedì di questa settimana pseudo liberatoria cade il 5 maggio.
Rien à faire !
Un 5 maggio, già storicamente carico non avrebbe mai potuto essere prescelto.
Tra un anno esatto ci saranno le celebrazioni del bicentenario della morte del famoso "Ei fu...."detronizzato il 25 di cui sopra.
Oggi invece ricorre il 160esimo della partenza dallo scoglio di Quarto, con destinazione Marsala.
Chissà che per celebrare l'evento non ci siano state partenze sulle orme di Giuseppe.
Grande fortuna dunque che quest'anno, essendo un anno bisestile, la suddetta data non sia caduta di lunedì, secondo la logica annuale ma abbia fatto il salto di un giorno permettendo così di iniziare la settimana da deconfinati appunto il lunedì 4.
Tra un anno almeno si potrà festeggiare il primo anniversario del deconfinamento senza che altre celebrazioni ne offuschino il ricordo, sempre che la memoria tenga e ammesso che siamo ancora in vita!

P.S.
Se Manu mi legge e si lascia condizionare da altre date che ho menzionato per dare via al déconfinement in Francia e procrastina l'inizio dal previsto 11(un lunedì) all'ultima settimana di maggio sarà dura la scelta. 
Lunedi 25 o martedì 26 ? .....con tutte le implicazioni dei precedenti storici? 
Ma l’Emmanuel è un uomo di cultura che ama teatro, cinema…e magari sceglierà di ricordare il sessantesimo dell’uscita in sala di “Mai di domenica”, lunedì 25 maggio, per l’appunto.





samedi 2 mai 2020

COMA

22 AVRIL 

36-44-55
Le “coma”(confinement maison ) avance à pas de géant.
J’entame le 36ème jour officiel, le 44ème à l’italienne et mon 55ème très personnel depuis mon retour en France fin février.
En étant une confinée très privilégiée, je ne peux pas me plaindre et je n’y songe surtout pas.
Je me suis interdit  de me considérer une confinée.
J’ai vécu comme d’habitude à quelques petits détails près.
En ce moment de l’année j’aime beaucoup profiter de la nature chez moi, en la vivant à contact direct ou en l’observant de ma veranda.  

Ces derniers jours « ce coma »me pèse davantage, ou bien pour être plus précise, il me pèse, enfin, tout court.
La pluie, fine et incessante me donne le bonjour depuis quatre matins.
Du coup je ne peux pas sortir dans le jardin et m’occuper de mes pots sortis de l’hiver.
J’ai arraché toutes les mauvaises herbes, j’en ai travaillé la terre, que j’ai passée entre mes mains devenues tout a coup un tamis.
Bien aérée, renouvelée avec un mélange de terreau et de fumier, elle a rempli a nouveau les pots et elle a accueilli toutes les petites plantes qui ont survécu à l’hiver, tous les grains que j’avais dans ma boite magique pour la multiplication, toutes les nouvelles pousses que j’ai pu dénicher dans le jardin..
Je mets mon esprit en stand-by et j’attends avec impatience le retour du soleil.