perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


mardi 29 novembre 2022

VENEZYA

Il primo ricordo che ho di Venezia è legato a una biennale di tantissimi anni fa.

Posso riassumerlo con il titolo di un’opera esposta “Sdraiato sull’erba a guardare gli uccelli”.

Non so se fosse stata l’opera o il titolo ad aver colpito la mamma e mia sorella che avevano visitato la mostra (mentre io, troppo piccola per questo tipo di esperienze ero rimasta a casa).

Un titolo così al giorno d’oggi non avrebbe l’effetto dirompente che ebbe allora, anzi probabilmente rimarrebbe ignorato, ma alla fine degli anni cinquanta inizio sessanta riuscì a scuotere le menti delle mie congiunte che di riflesso provocarono un trauma in quella mia di infante.

Per diverso tempo Venezia rimase nel mio immaginario come un eden  un misto tra un luogo magico, bucolico, piena di prati verdi e passerotti e quello scrigno di arte e cultura vissuto da mamma che aveva studiato a Cà Foscari.

 

Studentessa delle scuole medie vidi brillare una cometa che indicava Venezia come meta della nostra gita scolastica.

L’acqua alta “galeotta”ci arresto' a San Marino e più quel giorno non andammo avante.

Nuovo tentativo al ginnasio e nuova infausta deviazione.

Questa volta guadagnammo qualche chilometro in più e ci fermammo a Rimini.

Gli anni settanta trascorsero in tutto il loro splendore in compagnia dei miei tormenti di adolescente e mi portarono infine la visione della città lagunare.

Visione con tanto di sonoro del Concerto in Do minore per oboe e archi di Benedetto Marcello, proiettata su uno schermo cinematografico.

Anonimo veneziano fu la mia prima Venezia e dopo tantissimi anni, ricordandolo, riesco a percepire ancora tutta l’emozione che il film suscitò nel mio animo sensibile, romantico, sentimentale e attratto dagli amori infelici per giunta in un quadro e cornice unici al mondo.

Venezia era oramai diventata una sorta di mix tra Araba Fenice e Atlantide quando infine gli anni ottanta, dopo aver io varcato e rivarcato le acque dell’oceano, mi portarono a rimirare le acque torbide dei canali finalmente dal vero.
L’8 dicembre 1981 (nessun dubbio sulla data) ci vide scendere dal treno che da Verona ci condusse a Venezia per una visita in giornata.

Nel ricordo si stampò il grigiore del cielo e dell’acqua unito a un fetore impregnante.

Il tutto mi avviluppò cancellando il mito che avevo costruito su questa città. Ripartii senza rammarico e profondamente delusa.

Non avevo capito nulla!

La prima impressione è spesso quella errata, ma c’è di buono che sono sempre pronta a rimettermi in discussione.

Passò un buon trentennio comunque prima che vi rimettessi piede quando in occasione di un raduno familiare decidemmo di fare tappa due notti a Venezia.
Un 1°maggio solatio ci dette il benvenuto; un vaporetto festoso ci accolse e solcando le acque scintillanti ci condusse a Cannaregio, dove l’allora Fidèle de 7 heure ci aveva scovato e riservato l’hotel grazie alle sue ottime conoscenze.

Un angolino di pace ove riposare lontano dal frastuono e allo stesso tempo vicino a tutto, compreso quel gioiellino che è la chiesa della Madonna dell’Orto, cui passai accanto ignara e che ovviamente non visitai.

Sotto il sole, tutto rimanda un’altra impressione e fa gioire e godere diversamente le bellezze che ci circondano.

Mi accorsi di piazza San Marco e ignorai i piccioni che detesto.

Il secondo giorno benché umidiccio e al limite della pioggia non influì sul mio umore ed apprezzai la visita di Murano ritrovando i lampadari che ornano sala e salotto della mia casa natia.

Sensazione di familiarità che mi accompagnò; ripartii così da Venezia, infine  riconciliata.

Ma di nuovo non avevo capito molto.

Un nuovo abbondante decennio è trascorso una volta di più e una nuova occasione mi è stata offerta di visitare Venezia, con altri ritmi, altri tempi, altra soddisfazione.

Cinque notti nella città veneta me la hanno resa del tutto familiare.

Ho preso i miei riferimenti e senza bisogno di seminare sassolini ho imparato il percorso dall’hotel all’imbarcadero del vaporetto di fronte la chiesa della Salute.

Ho scoperto che esistevano due direzioni opposte; per caso me ne sono accorta senza aver neppure sbagliato.

Ergo: Non soltanto SBAGLIANDO si impara!

Ho annusato la città, girottolando con una meta cercata con google map che mi fuorviava, traversandola a caso, vivendola per scoprirla e goderla senza la furia famelica da asiatica, tornando e ritornando sui miei passi fino a riconoscere e ricordare scorci, passaggi, negozi e mattoncini.

Ho sorseggiato Venezia insieme a tanti spritz, centellinandola e non inghiottendola.

Quel bonheur!

Palazzo Grassi è stata la prima visita ufficiale con una mostra di arte contemporanea non particolarmente esaltante ma la compagnia era buona e il ricordo è andato a vecchie expo di ben altro genere, qui realizzate, e a una in particolare sul futurismo di cui conservo ancora l’affiche riportatami dalla mamma.

E' seguita la fondazione Querini-Stampalia con una visita piena di dettagli e curiosità forniteci da un custode in vena di socializzazione, e l’impatto con la scala di Scarpa.

Considerando la fine di questo architetto e la mia particolare predisposizione ad inciampare ammetto che ho triplicato la mia attenzione sia salendo che scendendo.

Come non fare una sosta al TEATRO ITALIA, il cui nome spicca ancora sulla facciata mentre il sottotitolo DESPAR si armonizza con cautela e spunta dal vetro di una vetrina, a dimostrazione che la cultura nutre.

Eccome! Supermercato super ben fornito.

Una vista di Venezia dall’alto della terrazza del Fondaco dei Tedeschi.

Visione a 360° a tutto campo su una miriade di tetti e campanili e il riflesso del canal grande nella luce rosata del tramonto in arrivo e che ci lascia a bocca aperta.

La chiesa della Madonna dell’orto questa volta non è passata inosservata.

Cima da Conegliano ci ha dato il primo benvenuto e Tintoretto, lì sepolto ha fatto gli onori di casa.

Che meraviglia! uno dei tanti musei con altra vocazione primaria, così come la Basilica dei Frari con monumenti, statue e quadri.

L’altare maggiore con la pala dell’Assunta di Tiziano da poco restaurata è sicuramente il fulcro della basilica.

È comunque il crocifisso ligneo duecentesco posto alla sinistra dell’altare maggiore, opera di un autore sconosciuto e attribuito alla Scuola umbra, che ha attirato maggiormente la mia attenzione. 

 

Il clima di una mitezza incredibile per una metà ottobre, accompagnato da un sole radioso, ci ha invogliato per una gita alle isole.

Passando per il lido, abbiamo poi raggiunto Burano caratterizzata dalle casette dai mille colori oltre che dai merletti, una delizia cromatica in cui perdersi alla ricerca della casa di un tal Bepi; ma il vero coup de foudre ce lo riserva Torcello.

Alla fine di una passeggiata lungo un canale costellato di canneti, molto selvaggio e semideserto (che mi ha ricordato altri spazi in altre terre) e attraversato da un bel ponte del diavolo ci imbattiamo nell’ennesima chiesa museo e nei suoi mosaici mozzafiato.

L’ultima giornata è dedicata all’unica visita che avevo mentalmente programmato, tutto il resto invece é stato frutto dei buoni consigli di una cugina che ama moltissimoVenezia e sa come farla amare, che ci ha guidati e poi dato dritte per continuare da soli.


La meta era vicinissima: pochi minuti a piedi separavano la casa di Peggy e il nostro hotel a Dorsoduro.

Sempre sotto un sole radioso abbiamo per primo visitato il giardino accolti dalla Donna che cammina di Alberto Giacometti.

Impossibile raccontare la collezione Guggenheim, deve essere visitata.

Con tenerezza ho ritrovato le sculture di Calder che mi hanno ricordato una expo a Beaubourg in compagnia della figlia che ci ha invitati a Venezia. 

Una sorta di boucle boucléé che mi lega a questa città con il rapporto madre-figlia-madre.

Questi Calder sono una versione molto personalizzata: un paio di orecchini e la testata del letto di Peggy, che fa letteralmente sognare.

Nella stessa saletta un quadro di un certo, per me sconosciuto, Bro e il suo autunno a Courgeron che mi ha attirata e incuriosita.

Gli faccio persino una doppia visita per mostrarlo a C.V. che non lo ha notato, cosi come all’Impero delle luci di Magritte, cui è passato accanto rimanendo nel buio.

Ritroviamo la luce del giorno e ci deliziamo con un nuovo piatto di tagliolini al nero di seppia prima di prendere l’ultimo vaporetto.

Parto sentendo già la mancanza di questa città di cui solo non rimpiango lo strazio del ponte di Rialto con i suoi improponibili banchetti.

Un vero scempio che non dovrebbe essere ammesso nel cuore di una città, ancor meno in quello di una come Venezia. 

Diseducativi e in antitesi con questo gioiello di cultura.

All’improvviso rivedo l’orribile finta anforetta grigia dall’imboccatura sigillata con cera rossa acquistata a San Marino in occasione della prima visita mancata a Venezia e portata in souvenir a mamma.

La teneva sul cassettone e lei non ha mai avuto il coraggio di buttarla.

Io si, ma decenni dopo quando lei non poteva più farlo.

Peccato non averla salvata per farla colare a picco nelle acque del Canal grande dal ponte di Rialto.

Sarebbe stata una degna fine e la boucle ancora una volta bouclée.

jeudi 6 octobre 2022

TRE GIORNI a BARI di stampa e LIBERTA'

La tre giorni di Bari, organizzata dalla sezione Italia dell’UPF (union presse francophone) dal tema “Le sfide dell’informazione nell’Europa di oggi e di domani e le ricadute sul mercato locale”, iniziata mercoledì 28 settembre si è conclusa venerdì 30 e ne ho dato quasi, molto quasi prontamente notizia sul sito dell’associazione corredando il trafiletto di una foto dei quattro personaggi che hanno pronunciato la loro ultima parola sul convegno.

Che emozione!

Non per l’ultima parola, bensì per tutta questa avventura da cui non sapevo cosa attendermi, come posizionarmi, cosa dire e cosa fare.

Iniziamo dalle attese.

Non ne avevo e dunque le sorprese tantissime.

Avevo a lungo titubato sulla mia partecipazione al congresso, con C.V. che non voleva recitare il ruolo di principe consorte al seguito e boicottava la mia presenza a Bari.

Le cose si sono poi incatenate e sono scivolate per il verso giusto tutte sole.

Mi avevano comprato un biglietto Parigi- Bari e ritorno.

Quel che è peggio avevano anche aggiunto un supplemento per una svista nel cognome.

Mai e poi mai avrei potuto ritirarmi.

Ai miei rilanci per comprarmi il biglietto ferroviario per raggiungere Parigi per poi partire in aereo con gli altri, C.V. nicchiava procrastinando non sapendosi decidere su cosa lui avrebbe fatto.

Oramai i tempi sono tali che se perdi l’attimo, un biglietto che potrebbe costare un prezzo onesto raggiunge cifre astronomiche e io non avevo nessuna intenzione di perdermi l’occasione di un posto comodo in TGV per il suo traccheggiare.

Mostrarsi decisi, porta i suoi frutti. 

Davanti alla mia intenzione a procedere ha deciso di seguirmi a Parigi e attendere il mio ritorno andando a trovare i nipotini versagliesi. 

Martedì pomeriggio in Gare de Lyon ci siamo separati.

W la libertà di non dover render conto che a se stessi.

Dopo un’estate sovraffollata e mai sola era una necessità quanto mai vitale.

E mercoledì mattina l’avventura vera e propria è iniziata con un taxi per raggiungere Roissy, l’aereo, i compagni di viaggio che man mano scoprivo direttamente o indirettamente studiando le carte d’imbarco, il trenino per Bari e l’hotel dove poggiare le valige prima di saltare in un bus che ci attendeva per portarci al congresso.

 

Come posizionarmi?

Difficile decidere di assumere in toto il mio ruolo di responsabile del sito.

Responsabile lo sono anche fin troppo.

Il senso della responsabilità non mi ha mai abbandonata fin dalla più tenera età.

Ma il mio complesso di dilettante allo sbaraglio e il non sentirmi completamente professionista unito alla necessità di dover ricorrere alle “petites mains” senza le quali le mie progettazioni troverebbero una difficile esecuzione pongono un freno notevole.

Metto il posizionamento in stand-by.

 

Cosa dire?

Per tutto quanto scritto sopra, la miglior scelta sarebbe quella del silenzio.

Il dramma è che io amo parlare, raccontare, raccontarmi.

Poi da quando ho ricevuto il viatico di Claude Lelouch che una mattina di tanti anni fa dalle onde di France Info mi ha detto J’aime les gens qui se racontent, au moins savent de quoi ils parlent……mi sono rassicurata, galvanizzata  e ho continuato a parlare per scritto.

E proprio vero al giorno d’oggi tutti scrivono, ne sono la prova vivente, ma con una benedizione come quella che avevo ricevuto come non raccontarsi?

 

Cosa fare?

Semplice quello che per anni ho fatto: a casa, alla FAC, a scuola….

Quello che in fondo mi riesce meglio: la mamma!

Di figli legittimi, falsi, immaginati, pseudo adottati, sempre e comunque la loro “mamma”.

Mamma, Mutti, Mom a seconda dei loro gusti, ma sempre io.

Visto il risultato non posso che compiacermi!

 

Mi sono ritrovata a trascinare il piccolo gregge scomposto e indisciplinato dei partecipanti che alloggiavano nel mio hotel, un gruppo di persone dalle molteplici facce con cui interagire per la durata del congresso.

Una esperienza come sempre interessante e arricchente, perché io amo la natura umana di cui sono curiosa.

Certo ci sono persone con cui ho scambiato di più, un po’ perché i malcapitati si sono ritrovati seduti accanto a me, a tavola, sul bus, in taxi (non in aereo perché ho avuto la fortuna di viaggiare in spazi allargati senza vicini diretti), altre con cui lo scambio è stato molto più limitato ad un semplice assicurarmi che ben fossero parte del gruppo.

 

Ho sorvegliato, curato, baliato, letto nel pensiero possibili richieste, risposto ad altre ben espresse; cercato di fare del mio meglio per guidare il mio gruppetto intero o ridotto fino all’aereo del ritorno.

Nessuno si è perso e questa è stata una grande conquista.

 

Gli interventi del congresso, interessanti e istruttivi, alcuni abbastanza scontati e poco formativi e neppure informativi, altri magari li ho capiti poco ma posso ringraziare gli articoli che sono stati prodotti a seguito di questo convegno e che sono stati di una comprensibilità stupenda per chiarirmi le idee.

 

Sorridente e luminosa Bari, ci ha regalato giornate di sole di cui ho approfittato dietro ai vetri, serate di cui una dal buffet con vista assolutamente “charming”.

Focaccia da triplo colesterolo ma di quelle che ti fanno pensare che ne valeva la pena e che grazie al cielo non mancavi di statine. 

Risotto alle verdure e Pasta con le polpettine che mi hanno ricordato i famosi Spaghetti with meatballs propinatimi decenni fa a un matrimonio negli States, non perché ci fosse qualche somiglianza.

Questa pasta era veramente buona a differenza di quella antica.

Gli spaghetti mi sono rimasti impressi non tanto per la scarsa qualità del piatto, quanto perché alle mie orecchie suonavano come un ‘eresia;

Uno di quei piatti attribuiti alla cultura italiana che io ritenevo un fake.

Errore! 

Esistevano realmente al sud e non erano frutto di una specie di “metissage” culinario italo amerindo, come avevo creduto, cosi come le ultra popolari oltreoceano “Fettuccine Alfredo”.

Pure queste esisterebbero in Italia….non so dove!

 

Super accoglienza in grande semplicità elegante in questo appartamento, da cui me ne sono ripartita maledicendo la mia stupida idea di aver indossato tacchi. 

Già non ci sono abituata e in più avevo una buona ventina di minuti di marcia sul selciato, con il rischio di incastrare il tacco in qualche buco.

Non sarebbe una novità!

Mi è già capitato di dovermi fermare, sfilare il piede dalla scarpa e disincagliare il tacco senza rischiare di lasciarlo nel buco. 

 

Tanto colore locale, ma quello che più è contato è stato il calore trovato.

Un’accoglienza da lasciare senza parole per una organizzazione da miracolo fatta da Maddalena.

Sono ripartita da Bari con un’Amica in più.

…e questo ha un valore inestimabile, tanto da rendermi leggero il rientro su Beauvais.

Mad vaut bien un long detour!

mardi 4 octobre 2022

AUGURI GIRLY

Cara la mia Girly

Come ben sai le mie vacanze estive sono state all’insegna dei bambini e soffitta, forse non sai pero' che in un circolo vizioso i bambini si sono rincorsi e lo svuotamento della soffitta mi ha riportato a ritrovare altre bambine.

In un girotondo di ricordi e di scoperte che avrei voluto analizzare con metodo e precisione, sono stata costretta ad accelerare e riempire sacchi condominiali da spazzatura di vecchi libri di scuola, opuscoli, carteggi e non ti dico quante infinità di cose indefinibili che la soffitta ha vomitato. Tutte finite nei cassonetti che ancora troneggiano nella strada vicino a casa.

Ogni tanto ho imboscato qualche meraviglia che mi è apparsa agli occhi e sfuggita alla furia distruttrice del tuo Vati.

Vecchi disegnini della zia, creati per me per il club dei 4 moschettieri con le compagne di scuola, un mini album di disegno della mia 1° elementare e una storia redatta in fogli disparati e scomposti il cui titolo mi ha fatto un balzo nel cuore.

Fosforino!

Fosforino era un personaggio creato dalla fantasia del mio babbo (che a dir suo non ne aveva), accompagnato nelle sue avventure molto spesso dal fedele cane Lecchino e in perpetua lotta con i ragazzacci, che nella mia memoria risuonavano come i compagnacci. Unica vera certezza del termine il suffisso dispregiativo “accio”.

Quante volte ho ripensato a quelle storie di cui ho solo un vaghissimo ricordo, annebbiato dal tempo e di cui è rimasta indenne l’immagine di Fosforino, studente modello ma non secchione e simpatico, del fedele Lecchino con la lingua penzoloni, dei compagni di classe, stupidi cattivi e vagabondi, solo dediti a fare dispetti.

Ne ricordo vagamente una legata al carnevale e alla pentolaccia: tre pentole di coccio una ripiena di segatura, una di leccornie profumate e una di prodotti di tutt’altro genere ben maleodoranti.

Non sai con che emozione ho sfilato il mini plico dal sacco del mio computer ove lo avevo protetto per poi ricopiare la storia. 

La ho letta stasera mentre la trascrivevo per aver la sorpresa e per offrirtela in diretta come regalo per questo compleanno.

Regalo non solo per te ma anche per i tuoi fratelli se mi leggeranno.

 

FOSFORINO e i guai

 

C’era una volta un bambino che si chiamava Fosforino.

A scuola era il primo della classe e dei ragazzacci erano invidiosi perché Fosforino pigliava sempre bei voti.

Un giorno a scuola mentre la maestra spiegava la lezione, quei ragazzacci che erano invidiosi gli tiravano con la strombola dei pezzettini di pane biascicato, che si attaccavano e Fosforino faceva finta di nulla, poi gli e lo (glielo)tirarono uno in uno orecchio e allora Fosforino gridò ai (ahi).

La maestra disse chi è che ha detto ai (ahi) ?

E Fosforino disse sono stato io.

Poi siccome Fosforino era il primo della classe la maestra disse a Fosforino che poteva entrare prima di tutti i bambini pulire la scuola, aprire le finestre.

E una mattina i soliti ragazzacci non soddisfatti di avere fatto uno scherzo gli e lo (glielo) fecero un’ altro e uno di questi ragazzacci chiamò Fosforino e gli fece vedere delle palline allora un’ altro svelto svelto andò nell’aula e scrisse la maestra è una ciucona facendo la caligrafia  di Fosforino e scrivendo in fondo Fosforino.

Poi quel ragazzo scese giù facendo finta di nulla.

Fosforino entro e non s’accorze di nulla, la maestra entro nell’aula e disse : Fosforino fai entrare i ragazzi uno per uno.

La maestra ando dietro la lavagna per attaccare il cappotto e pigliare il grembiule nero e vide la maestra è una ciucona. Fosforino.

La maestra chiamò Fosforino e gli disse: Fosforino cosa mi fai.

Fosforino ci rimase tanto male che diventò rosso come un peperone. 

Quando la maestra uscì di scuola andò dalla mamma di Fosforino e le disse: signora ma sa suo figlio mi fa delle cose terribili a scuola ieri ha fatto questo, oggi ha fatto quest’altro cosa posso fare?

Quando Fosforino sta cattivo a scuola lo picchi o mi mandi a chiamare me. Vabbene signora

Un giorno di festa Fosforino gli era saltata in mente un’idea di scoprire cosa volevano fare di nuovo quei ragazzacci e cosi ando a fare una passeggiata e trovo quei ragazzacci che pensavano cosa fare di nuovo.

Fosforino gli (li) salutò e dopo poco disse io vado a studiare e quei ragazzacci dissero: si te vai a studiare e chi ci crede e Fosforino si allontana.

Mentre s’allontanava incontra un pastore che lo conosceva bene e gli disse mi guardi il fieno Fosforino disse volentieri e dopo però mi fai un piacere ma certo.

Il pastore va, poi ritorna e dice cosa vuoi che ti faccia di piacere?

Vorrei che tu mi lasciassi entrare qui dentro il pastore dice si però lo porto sull’aia 

Si si.

Fosforino si nasconde e sente dire: la maestra a (ha) sulla cattedra un bel vaso, bisogna farlo cascare addosso al grembiule suo così lo sporcherà.

E per farlo cascare come si fa?

SI mette dei chicchi di granoturco e per fare sporcare il vestito? ci si mette dell’acqua puzzolente. Poi si lega alla seggiola un filo trasparente, poi rimane l’altro capo del filo il quale si legherà al vaso così quando la maestra muove la seggiola per mettersi a sedere, cascherà il vaso addosso a lei e così la sporcherà.

Poi i ragazzi andarono a casa e anche Fosforino andò.

La mattina alle 3 andò Fosforino nell’aula e sparse intorno al vaso una polvere che non si vedeva ( il succo di un carciofo – è stato corretto non so da chi sostituendo “una polvere -….”)

Poi i ragazzacci entrarono in classe misero i chicchi l’acqua sporca e se ne andarono poi la mattina alle otto Fosforino entro in classe aprì le finestre, puli la scuola, poi fece entrare i ragazzi la maestra entrò e disse: Fosforino mettiti a sedere.

Fosforino disse signora maestra non si muova di costì. Fosforino ando accanto alla maestra e gli fece vedere quello che avevano fatto i ragazzacci.

La maestra disse sei stato tu Fosforino? No signora.

E allora chi è stato? gli e lo (glielo) faccio sapere subito.

Io ho sparso della polvere (succo di carciofo- nuovamente sostituito alla polvere dalla stessa grafia-) che rimane appiccicata alle mani se i ragazzi tirano fuori le mani si vedra subito la maestra disse: fiori (immagino volessi scrivere fuori) le mani e vide 3 o 4 ragazzi che avevano le mani macchiate.

Allora la maestra andò dai genitori di quei ragazzi e racconto tutto.

Allora i genitori di questi ragazzi presero una frusta e incominciarono a frustarli nelle gambe.

E cosi da quel giorno quei ragazzi non fecero più scherzi.

R. Ricci 

FINE

 

Fedelmente ritrascritto dall’originale di cui sono stati conservati i vari strafalcioni, tra i quali brilla l’uso incorretto dell’apostrofo, l’assenza spesso di accenti, una punteggiatura sommaria e soprattutto praticamente assente nel discorso diretto, nonché frasi che tolgono il fiato.

Sono state apportate solo pochissime correzioni notate tra parentesi perché certe sgrammaticature mi procuravano un po’ di “orticaria” e dato il loro ripetersi non potevano essere considerate semplici sviste. Le due sostituzioni con “succo di carciofo” scritte da mano a me ignota ma manifestamente adulta sono state riportate tra parentesi perché la versione originale era ben leggibile benché sbarrata e comunque mi piaceva di più.

Cosa altro posso aggiungere?

Ignoro quando sia stato scritto. L’uso del passato remoto e la grafia non eccelsa, nonché le sgrammaticature mi farebbero pensare a un periodo tra la seconda e la terza elementare al massimo.

Il soggetto ovviamente fa parte delle tradizioni casalinghe: Fosforino, i ragazzacci, la strombola (sinonimo di fionda), ciucona sono tutti appartenente al lessico familiare.

Non saprei affermare con certezza se questa fosse la trascrizione di una novella creata per noi da bambine o se sulla falsariga di novelle udite fosse stata creata dall’autrice di questo pezzo come compito scolastico.

Il racconto appariva su fogli di carta velina frammiste a pagine di quaderno.

Per il contenuto riconosco altri tocchi paterni come l’acqua puzzolente o le frustate, retaggi di educazione vittoriana che decantava come “sana educazione”.

La cosa più buffa è che il babbo non ha mai alzato una mano su di me fino ai miei diciassette anni in cui mi appioppò un ceffone per aver risposto male a mamma.

Unico schiaffo ricevuto e mai dimenticato.

Grande educatore…ma non continuo perché altrimenti non la finisco più.

Certo che qualche riflessione questa storia me la ha fatta fare: e su Fosforino che non era certo un piagnone né uno spione; lui incassava e poi ripagava con astuzia e sul pregio di essere il primo della classe e ottenere il merito di fare pulizie…. Sai che fortuna!!!

Alla faccia dei minori sfruttati nel terzo mondo, in quello della nostra fantasia sfruttati per premio!

Buon compleanno Girly! Spero di averti fatto sorridere.

samedi 18 juin 2022

...per un caldo augurio

L'afa soffocante di questa metà giugno attanaglia fisico e spirito fin dal primo mattino e rinvia con il pensiero a ritroso nel tempo ad altre giornate di giugno.

Scontato immaginare ch'io faccia riferimento a quella di otto lustri fa, quando svegliata di primissimo mattino da una strana sensazione di "perdita da rubinetto", non quello dei bagni o della cucina di casa , ma il mio, avevo realizzato che il fatidico momento era giunto.

E in effetti ecco che all'ora di pranzo (un must quest'ultimo per lui), l'erede emetteva il primo vagito.

Miss Pamela, che ora indossa meno cappelli, forse neppure più al Prix Diane, aveva questo primo fratellino con cui dividere camera e poi giochi... questi ultimi soprattutto riordinandoli con pazienza e precisione.

Scontato, come dicevo che parlassi una ennesima volta di quel 18 giugno.

In realtà stamani pensavo a un giugno più recente seppur non recentissimo.

Quello dei 21anni dell'erede e dei dodici lustri di suo padre.

Ci eravamo dati appuntamento a Parigi in arrivo alla Gare de Lyon e alla Gare du Nord e da li direzione cinquième arrondissement.

Ai tempi non esisteva ancora il quarto piano di Edouard Quenu, ma l'appartamentino del septième vicino alla Rue du Bac ed è li' che alloggiarono gli oramai diventati tre "fratellini", mentre noi rimanemmo appunto nel 5eme dopo cambio di hotel perché quello prenotato non aveva l'aria condizionata ed era troppo rumoroso.

Evidentemente l'Hotel de l'Esperance divenuto poi il nostro Q. G. o non era ancora di attualità o molto più probabilmente era completo.

Scontato!

Giugno a Parigi, un week end e in più con la fête de la musique...di che rischiare il tutto esaurito quasi ovunque!

Ho ancora dinanzi agli occhi la piazzetta dinanzi all'église de saint Medard, gremita di band, solisti, rapidamente fumati e non solo dal caldo e dal ribollire dell'asfalto, e le orecchie rimbombanti dal frastuono a decibel esponenziali .

Con una decisione all'unisono boicottammo l'esterno e finimmo per rintanarci in un ristorante al chiuso, dove il fresco dell'aria condizionata fini' rapidamente per ritemprarci ancor prima di gustare le delizie afrodisiache dell'allora a noi sconosciuto Mavrommatis, ma ben noto al cugino Alberto che con noi festeggiava.

Il benemerito greco aveva già iniziato a farsi conoscere e ad avere una buona reputazione, ma era ancora lontano dal successo del suddetto ristorante che porta il suo nome, del suo bistrot " Les delices d'Aphrodite" e dei suoi negozi un po' ovunque a Parigi.

Apprezzando calma e fresco ci deliziammo con i suoi piatti.

Il caldo continuo' ad imperversare ed increduli assistemmo ad una sua escalation che duro' tutta l'estate, che passo' alla storia come l'été de la canicule e quantomai mi fece apprezzare i meno 5 gradi di Canberra, dove finii per arrivare poco più di due mesi dopo.(...ma questa è come spesso un'altra storia.

Il caldo pomeridiano é ancor più soffocante e simile a quello di diciannove anni fa, sfianca e rincretinisce. Non ci sono rumori assordanti tranne il ronzio noioso di mosche appiccicose.

Penso al mio  Ciccio, I DUNNO, Turista fai da te,  Desaparecido con cui avrei condiviso con gioia questa giornata, mi rallegro pensando che come diciannove anni fa lo rivedrò il 21 giugno.

Giorno del solstizio, di una nuova fête de la musique,  dei 40 anni del nipote della Queen, ( ancora un'altra storia, questa pero' che non ci interessa...) e di un altro compleanno.

Martedì daremo il via a una serie di festeggiamenti familiari....ma per il momento gli AUGURI sono per il my Boy!





vendredi 8 avril 2022

MES ELECTIONS

Il ne manque plus que trois jours au premier tour de l’élection présidentielle, mais la campagne est bien lointaine de battre son plein.

Ternie et suffoquée par le vent d’est qui souffle bien fort, trop fort elle est passée en mode « progression par inertie »

Le facteur a enfin déposé hier dans la boite aux lettres le courrier « URGENT ELECTION »

Allons voir….

Je déchire la grosse enveloppe d’où surgissent plein de visages, pour la plupart connus avec les noms tous familiers.

Fan de la radio, je boycotte la télé et ses images ; certains visages donc moins « populaires » je ne les reconnais pas tout de suite. Les noms au contraire me parlent bien tous et me racontent plein de choses.

Le premier sur qui je tombe est Fabien Roussel. Je le reconnais tout de suite.

Mon regard est déjà tombé sur son affiche, collé parmi celle des autres candidats dans l’espace réservé à la publicité électorale à côté de l’espace recyclage des « hauts quartiers » de ma Commune.

J’oserai dire qu’on le remarque !

Quand on a préparé mon enveloppe on a dû penser qu’un seul Roussel ne suffirait pas et on a glissé une deuxième copie de son programme.

La France des jours heureux m’a souri deux fois. Ça fait rêver……

Mais où est-elle ?

Un autre monde est possible….avec Jean-Luc Mélenchon.

Oui c’est sûr.

Mais il ne m’inspire pas beaucoup de confiance.

Peut-être il y est pour quelque chose son nom qui dans mon oreille sonne avec un étrange mélange entre mélancolie et manchon.

Et le pire est l’association culinaire de manchon qui me renvoie à canard.

Pauvre petit canard !

Faire face, sur un fond tout vert pour Yannick Jadot.

Il serait fier de moi : je roule à l’électrique (depuis une semaine), j’utilise les quatre roues lorsque je ne peux pas prendre les transports en commun, ou aller à destination à pied et souvent je fais aussi du covoiturage….

Autrement dit ma voiture est devenue un bien partagé, détourné pour le bien de l’économie familiale.

La France authentique de Jean Lassale….

Un doute m’assaille : Qui est-il ?

Tellement authentique qu’il m’est inconnu.

Je me plonge dans son programme et enfin à la quatrième page tout m’est clair.

Il n’aime pas l’Europe.

Je passe au suivant.

Une femme enfin, mais quelle triste mine.

Le courage de faire.

Le courage de voter Valérie Pecresse, pour qui les sondages ne sont pas trop favorables.

L’urgence anticapitaliste- nos vies valent plus que leurs profits.

Philippe Poutou, ouvrier licencié, candidat anticapitaliste a le don d’être clair et d’aller droit au but. Il annonce tout de suite la couleur…vive la sincérité.

A nouveau une femme, toute souriante cette fois ci, les sondages lui sont beaucoup plus favorables. 

Marine présidente…… Femme d’État.

Femme d’état ? cela dépend   de quel état on parle.

Moi j’étais dans tous mes états lorsque ma filleule à l’époque de précédentes élections ( elle était tout juste au CP) a cru m’avoir vu à la télé.

Elle a confondu Marraine avec Marine.

Je ne m’en suis toujours pas remise.  

Choisir la liberté nous annonce Nicolas Dupont-Aignant.

Et qui ne l’aime pas ?

Ensemble changeons d’avenir….

Madame Hidalgo, vous me faites penser à « le changement c’est maintenant »

Il faut avouer que le Président du changement avait donné bien de la couleur à son quinquennat, entre une compagne envahissante et pétulante et ses escapades en mobylette italienne.

….de positif (de mon point de vue) juste la publicité aux trois roues Piaggio.

Et maintenant ? Deux roues Bianchi ou Triestina ?

Et nous voilà à notre Président - candidat ou candidat président.

Nous tous….Emmanuel Macron avec vous.

De lui on sait tout ou presque.

De lui j’ai gardé le souvenir de son arrivée sur l’esplanade du Louvre le soir de sa victoire en 2017 accompagné par l’Hymne à la Joie.

Chorographie magnifique et quelle puissance !

Il m’avait émue. 

Malheureusement ce n’est pas tous les jours dimanche.

Dernière femme qui sort de mes prospectus annonçant Le camp des travailleurs : c’est Nathalie de– Lutte ouvrière- et son petit logo -faucille et marteau que je ne voyais plus depuis longtemps et qui bien rime avec Arthaud ; un visage ouvert et serein.

Et pour en finir avec tous ces portraits, celui d’Eric Zemmour Pour que la France reste la France.

Je n’ai plus de mots.

 

La preuve irréfutable que cette campagne électorale était presque inexistante m’a été donnée par le marché d’Aix en Provence que je fréquente chaque mardi.

D’habitude la place du marché est remplie de militants qui essaient de te refiler le tract de leur candidat et on est obligé de faire le slalom pour les esquiver.

Pas de trace de leur présence jusqu’à ce mardi, le cinquième jour avant les élections.

Mardi 4 avril enfin un premier couple de militants non identifiés qui m’est passé à côté sans me daigner d’un regard pour en revanche approcher un couple de belges.

Tout de suite ils ont précisé qu’ils n’étaient pas des électeurs mais des touristes.

Ils ont eu droit à un « bonnes vacances »

Le deuxième couple de militants, manifestement de la république en marche m’a frappé pour sa sédentarité. Plantés en plein milieu de la route, l’air de rien, ils ont continué a discuter sans même me voir passer tout près de leur campement.  

Quoi penser ? Quoi dire ?

Si le premier couple ne s’était pas planté avec les touristes belges, j’aurais pu penser qu’ils avaient un sixième sens pour dénicher les non – électeurs et qu’ils m’avaient bien ignoré, subodorant le manque de ma carte électorale.

Je n’ai pas donc eu le plaisir de donner ma réponse préférée « Je n’AI pas le DROIT au vote »…… Véritable scandale dans le pays des droits de l’homme. 

Ah que c’est dur d’être une femme !



jeudi 6 janvier 2022

ANNO DA DIMENTICARE.....ma non ANNA

 Un anno il 2021, direi, da dimenticare, per la pesantezza, veramente tanta, che ha sfibrato, sfinito (soprattutto le mie ragazze e me di riflesso). Scontato che io mi riferisca al mio microcosmo, se dovessi avere uno sguardo più generale non avrei più parole, pur se qualche nota gioiosa c’è stata a livello personale e mondiale.

Non ostante un certo vague à l’ame, cerco di sorridere a questo nuovo anno che ha di bello tra le sue cifre il 22, cifra fétiche a me particolarmente cara.

Per la piccola cronaca è il numero che ho scelto per la lotteria di Natale della mia farmacia del villaggio. Ieri mi hanno chiamato per annunciarmi che il mio numero corrispondeva a uno dei premi.

Sia pure quello di consolazione, è sempre piacevole e consolante!

Oggi 6 gennaio, dopo l’incursione della Befana sul mio blog, mi manifesto io pure per festeggiare una “befanina” dei 70’s a cui vanno tutti i miei più cari auguri.


Già quaranta più altri sei, conto gli anni (non i miei)

Come il tempo va di fretta, eri “ieri” una bimbetta

 

Sul finire dei Settanta, io conobbi la bambina

chiacchierina e senza peli sulla dolce sua linguina.

Lei, con noi, assisa al desco per un mitico cenare

ben insorse a grande voce su quello che, era il mangiare.

Senza tema di censura di castigo o punizione,

lei proruppe d’un sol botto senza alcuna esitazione

ed espresse quell’idea che ognun di noi pensava

e per grande educazione ugualmente, non osava.

Sbatacchiato il cucchiaio sopra il brodo e i tortellini

si alzò in piedi, ben diritta e decretò senza altri fini

che il mangiar del ristorante a dir poco era monnezza

“Che schifezza! qui tutto fa schifo” urlò lei con gran franchezza

Un silenzio assai tombale

 da potere ben palpare,

calò d’un tratto nella stanza 

pel sollievo d’ogni panza

liberata dal suo dire

di dover proseguire

a mangiar quel preparato

non da ristoran stellato

che a non volergli male

degno era di mensa aziendale.

 

Ora gli anni son passati e la bimba è un po’ cresciuta

la loquela oramai, grandemente è evoluta

quel che pensa non proclama, e l’occhietto birichino,

cela al meglio il suo pensiero, ma ne esce un pochettino.

 

Oggi è mamma d’un bimbetto dei più grandi capatosta

Lo ha portato a ripigliarsi qualche giorno sulla costa

Dopo il virus assassino che ha colpito e segregato,

un po’ d’aria ci voleva per poter riprender fiato.

Faccio auguri ben sentiti in questo dì di compleanno:

“La vacanza sia gioiosa e sia pure senza danno

Che Martino faccia il bravo e seduto al ristorante,

ben si guardi della mamma essere il replicante

Che si goda la sua pasta ben condita con il pesto,

giochi all’aria spensierato e che a letto corra lesto”.

 

Vedo il sole tra le nubi illuminar tutti i Messia,

con il vento che arriva tutto il brutto spazza via

Scacci pure questo virus che scassato ha NON POCO,

lasci in pace festeggiare ‘l genetliaco in amen loco.

 

Soffia Anna sorridente! spengi ogni candelina!

con il soffio sbarazzino che rimane di bambina,

non pensare a nonna Mary che deprime a Milano,

accanto al papy “moribondo” con un nuovo male arcano.

Godi al meglio le giornate che il ciel oggi t’ accorda,

ai problemi e alle rogne te ne prego fai la sorda.

mercredi 5 janvier 2022

Epifania....mica facile manifestarsi

Un nuovo anno è già passato senza ch’io mi sia accorta

“Accidenti che peccato!” sarà vuota la mia sporta.

La mia gerla non contiene né dolcetti né giochini

per la gioia sia dei grandi, dei ragazzi e dei piccini.

Di chi mai sarà la colpa del mio grande stordimento?

La domanda ha già risposta! Senza grande stupimento,

siamo pronti ad affermare che è del Virus scellerato 

che ci affligge oramai da un biennio disastrato.

 

La Befana poverina, col neurone che le resta

cerca invano delle idee per salvare la sua festa.

Cerca invano in soffitta, nei cassetti, in cantina

ma non trova proprio nulla manco una sorpresina.

Pensa ai quattro fratellini che vorrebbe omaggiare,

ai due bimbi di Versaglia che la stanno ad aspettare,

pensa pure a Leonard che tra il deserto e Manama

scruta tra burqa e chador per trovar la sua sottana.

 

Pur col pass ma senza visto è assai duro circolare,

non parliamo del tampone necessario poi a rientrare.

“È un complotto, lo sapevo, son due anni che lo dico:

questo virus è bieco e turpe, maschilista e bolscevico

che non vuole la Befana anche se non è zarina, 

vuole solo eliminarmi e mi boicotta la scopina.”

 

Cosa dico io ai bambini che mi attendono ogni anno?

Fate a meno di Befana solo perché questo malanno,

questo Covid virulento che l’alfabeto rende mogio

solo ad omicron è arrivato, e come Omega ha l’orologio.

Sono stanca, sfiduciata, voglio andare via in pensione

sono anni che lo dico oramai a ripetizione….

Ma l’uscita mia di scena voglio farla a modo mio,

senza che mi ci costringa questo Virus empio e rio.

 

Sono pronta a lasciare alle eredi il testimone,

già donato io l’avrei nel duemila diciannove.

I miei bimbi anche quest’anno si dovranno accontentare 

di qualcuno che al mio posto mi vorrà ben rimpiazzare

e riempir come potrà le calzette di ciascuno

(lo diceva l’anno scorso la Befana del ventuno)

Per i doni e i bonbon lascio dunque agli assistenti,

son in loco, son gagliardi e vivaci hanno le menti.

Mi riservo solamente questa nota che accompagna

mentre triste e sconsolata me ne resto in campagna

con la sola compagnia del presepe e del Bue

Mi ci trovo quasi bene

                                  La befana Duemilaventidue