La chiavetta magica sembra aver perso tutti i poteri, ed io ogni speranza di accedere ai miei contatti con il mondo, il mio mondo: quello virtuale ma anche quello reale attraverso i cosiddetti social network e tutto l’apparato informativo.
Sopravvive un’ipotesi di magia, un luccichio di lucetta verde e la connessione appare, ma è tutta un’illusione.
Si apre la pagina di benvenuto ma è come uno scenario di carta pesta.
Dietro non c’è nulla: solo pagine che non si affiggono e quella irriverente dicitura che vorrebbe spingermi, incitarmi…
a tentare di nuovo.
RIPROVA!
E meno male che non aggiungono il “sarai fortunato!”
Nessun apparecchio radiofonico qui in montagna!
In compenso una televisione di quelle moderne che nonostante mi incuta una specie di terrore reverenziale, mi fa nascere il desiderio di pigiare sui tasti del telecomando.
Fare click, un doppio click temendo esplosioni che grazie al cielo non si produrranno.
Non si producono MAI.
A essere onesta fino in fondo devo ammettere che oltre non accadere nulla, non prodursi nessun scoppio, non si produce nessun suono, neppure un gracchio, un gracidio, un brusio, un borbottio, un brontolio, un ronzio, un fruscio.
Sono anni oramai che contro questi terribili ordigni combatto una battaglia perduta in partenza, così persa che non combatto neppure più.
Sono lustri che il mio rapporto con la televisione si è intaccato, interrotto, causa un’incapacità totale di dialogare.
Le parlo, lei non risponde; la blandisco, lei mi ignora; le propongo un incontro ravvicinato, ma lei irremovibile mi boicotta.
Il mio ordigno casalingo, nello specifico, dotato di non so più quanti telecomandi, almeno tre sicuramente, è più irraggiungibile di una cassaforte a sestupla combinazione.
Il massimo risultato che una volta sono riuscita ad ottenere con lei, è stata una lucetta rossa, accesa in un angolo dello schermo, un occhietto malefico che mi rimirava, beffardo, ma per il resto il silenzio più totale.
Da tempi immemorabili, per porre un freno alla mia frustrazione ho smesso di cimentarmi in queste prove che mi lasciano spossata, innervosita, esausta e hanno il potere di farmi sentire un’idiota.
Forse lo sarò anche, ma, a un marchingegno di tal genere non riconosco il diritto della pretesa di dimostrarlo.
Questo televisore, che mi sta di fronte, benché di ultimissima generazione e dotato di ben due telecomandi mostra un’aria meno sprezzante, meno arrogante, piuttosto un'aria blandamente amichevole oserei quasi aggiungere.
La tentazione è forte, senza internet, senza radio….
Ho voglia di notizie, tanto da sentirmi quasi temeraria, ragion per cui do un taglio alle mie ritrosie, ai miei tentennamenti, alle mie reticenze e rischiando il tutto per tutto, quasi scommettessi ogni mia risorsa puntandola su di un numero unico della roulette… oso.
Schiaccio a fondo il tasto rosso in alto a destra di uno dei due telecomandi e…..
ET LUX FUIT!
Mi estasio di fronte a tanto miracolo, ma senza darmi il tempo di crogiolarmi in una auto-ovazione, auto-celebrazione, auto-affermazione, mi esalto e prendo ancor più rischi.
Cerco il modo di giocare interattivamente con la scatoletta che mi sta davanti e tento di far sfilare tutti i canali finché non trovo quello delle informazioni no-stop….
E ci riesco.
L’emozione è veramente troppa e la scarica di adrenalina che mi scorre nelle vene, rischia di mandarmi in corto-circuito.
Eventualità che non mi pare assolutamente inaccettabile.
Se qualcuno o qualcosa deve cortocircuitarsi, questa non sono io…ma neppure questa amena televisioncina che è stata così carina con me, casomai la perfida che è a casa.
La nave incagliata vicino alla mia costa, angosciosamente adagiata su un fianco, mi rattrista.
Penso al mio Mare Nostrum che vorrei incontaminato da tanta mestizia presente e futura.
Chissà se l’isola del Giglio tornerà al suo candore?
Mi ricompongo, mi riassetto.
Spengo tutto, senza più prestare attenzione alle notizie.
Preferisco dare spazio alla voce del silenzio, quella della giornalista la ricercherò, magari, più tardi.
Mi seggo sul gradino della porta-finestra, le gambe allungate sul balcone, lo sguardo in direzione del Bianco che si staglia davanti a me, illuminato da una luce dorata, una lucetta gialla, oserei definirla, una luce naturale che lo avvolge, lo irradia, lo anima.
Vorrei che ogni cosa che mi circonda, da vicino e da lontano, ritrovasse il suo candore…lo stesso di quella neve, lassù candida come un giglio.
perché...
... racconto spinta da una brezza leggera
... spiffero in tutto le accezioni del termine
... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum
... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi
... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente
e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me
... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!
... "if" Kipling
... "if" allora "dubito ergo sum"
mardi 24 janvier 2012
lundi 16 janvier 2012
COSTA....
Costa Tanto
Costa Poco
Costa Rica
Costa Povera
Costa degli Etruschi
Costa...
Non Costa Crociere
Costanza!
Fidèle ovunque nel mondo...ti seguo e mi segui!
Costa Poco
Costa Rica
Costa Povera
Costa degli Etruschi
Costa...
Non Costa Crociere
Costanza!
Fidèle ovunque nel mondo...ti seguo e mi segui!
mercredi 11 janvier 2012
11 GENNAIO
Dopo la saga dei ventitré, che a essere onesti è stata molto concisa, mentre potrebbe invece ben continuare, vorrei intanto dedicarmi a quella “degli undici”.
Tralascerò quello dello scorso novembre, ampiamente celebrato nella doppia funzione civile e religiosa, commemorazione di una fine (guerra) e esaltazione di un inizio(vita). Questa idea del doppio mi rimanda con il pensiero alla doppia futura celebrazione di fine estate-inizio autunno, civile-religiosa, con tanto di comune a Versailles e pieve in Toscana, ma questa è tutta un’altra storia che ha relazioni solo indirette con la data undici.
Il doppio “uno” rimane riservato alle nascite.
Tralascerò pure quello di dicembre, non festeggiato perché il festeggiando non era più presente, ma ricordato, nel cuore,
nella mente, nei pensieri quotidiani e negli scritti.
Oltretutto era diventato anche un giorno di tacito ritrovo familiare.
Chi poteva, si trovava pronto per riunirsi intorno a babbo.
Il ritrovo familiare quest’anno ha cambiato di data e destinazione.
Eravamo in tanti, tantissimi nipoti dello Zio, diciamo pure la stramaggioranza oltre ovviamente i suoi figli, nipotini, anche cresciutelli e pure qualche nipote di secondo grado,ovvero i qualche figlio di noi nipoti primi, da Tommaso, rampollo del ramo romano-ex torinese (il ramo, non il rampollo), a due dei miei ex aixois: una, la cosiddetta fidèle de sept heures ( très infidèle à vrai dire) che ora vive nel paese delle mucche, del cioccolato, degli orologi, e che sfidando le strade della confederazione ha transvalicato alla guida della ex - cinquecento del fratello( la macchina non ha cambiato di cilindrata,solo di proprietario), che già tende ad alleggerirsi pronto a mollare gli ormeggi per nuove destinazioni… Turista-fai-da-te, è attualmente ancora romano, anche se non è ancora chiaro dove lo porterà il Cuore. Lui sogna nuove spiagge non per vacanza, ma per aggiungere una nuova tessera al puzzle che sta costruendo insieme a Mariebé, che è in attesa delle nuove coordinate da inserire per la rotta da seguire. È lei, per il suo lavoro, la prima a prendere il largo, e lui non se lo fa ripetere due volte…da vero Gemello, dopo un po’ si stufa, si scoccia e ha voglia di cambiar aria. Per il momento intanto stanno cambiando aria, in montagna dediti a sciate, e sulla rotta di Courmayeur hanno fatto in modo di aggiungersi con non troppo ritardo alla lieta brigata. Completava questo quadretto generazionale la Nypote, ritornata dopo le festività natalizie nelle nebbie varesine e presente in compagnia dell’ameno consorte (lui è ameno, la sorte non sempre!).
Tutti riuniti sui Navigli, quello grande per la precisione al Circolo dei canottieri di Milano, in una giornata splendida che ha sfatato le orribili leggende metropolitane dell’orrido clima lombardo, quello che come mi trasferii al nord mi fece capire perché lì si usavano pellicce, berretti, sciarpe e la loro vera utilità, perché si andava dal reumatologo, perché necessitavano massaggi, antidolorifici e…. perché esisteva la cintura del dottor Gibaud.
La maestra di cerimonia, artefice e organizzatrice della rimpatriata è stata la cugina Moni, primogenita dello Zio e secondogenita in assoluto dopo la cugina Anna Valeria, quella che per anni io ho conosciuto e chiamata solo con il nome di Lilli.
Lilli? Oggi mi chiedo da dove le derivasse questo soprannome, ma per il momento non ho risposta perché io non lo so e posso solo ipotizzare.
Lilli! da Lilli e il Vagabondo ? non credo proprio.
Forse è vero invece il contrario ed è la cockerina che ha preso il nome da questa cugina, nata ben prima del film e paciosa, calma e serena, tenerella e rassicurante…
Al soffio sulle candeline, di vario formato, da due semplici cifre che componevano la sua età a un più complicatissimo marchingegno girevole, una specie di giostra con carillon, sapientemente scovato da Moni, ordigno che ha catturato la nostra attenzione ….lo zio ha dato prova che nonostante le novantasette primavere come pompiere aveva ancora credito….e le ha spente tutte….
E io, ancora una volta ho dimostrato che ho dérapé, mi sono lasciata prendere dall’ispirazione, dall’estro, dalla foga creativa e commemorativa e ho fatto un fuori tema, l’hors sujet, di cui
sono una specialista, l’ennesima, se pur in qualche modo legata,….ALTRA STORIA.....
Tralascerò quello dello scorso novembre, ampiamente celebrato nella doppia funzione civile e religiosa, commemorazione di una fine (guerra) e esaltazione di un inizio(vita). Questa idea del doppio mi rimanda con il pensiero alla doppia futura celebrazione di fine estate-inizio autunno, civile-religiosa, con tanto di comune a Versailles e pieve in Toscana, ma questa è tutta un’altra storia che ha relazioni solo indirette con la data undici.
Il doppio “uno” rimane riservato alle nascite.
Tralascerò pure quello di dicembre, non festeggiato perché il festeggiando non era più presente, ma ricordato, nel cuore,
nella mente, nei pensieri quotidiani e negli scritti.
Oltretutto era diventato anche un giorno di tacito ritrovo familiare.
Chi poteva, si trovava pronto per riunirsi intorno a babbo.
Il ritrovo familiare quest’anno ha cambiato di data e destinazione.
Eravamo in tanti, tantissimi nipoti dello Zio, diciamo pure la stramaggioranza oltre ovviamente i suoi figli, nipotini, anche cresciutelli e pure qualche nipote di secondo grado,ovvero i qualche figlio di noi nipoti primi, da Tommaso, rampollo del ramo romano-ex torinese (il ramo, non il rampollo), a due dei miei ex aixois: una, la cosiddetta fidèle de sept heures ( très infidèle à vrai dire) che ora vive nel paese delle mucche, del cioccolato, degli orologi, e che sfidando le strade della confederazione ha transvalicato alla guida della ex - cinquecento del fratello( la macchina non ha cambiato di cilindrata,solo di proprietario), che già tende ad alleggerirsi pronto a mollare gli ormeggi per nuove destinazioni… Turista-fai-da-te, è attualmente ancora romano, anche se non è ancora chiaro dove lo porterà il Cuore. Lui sogna nuove spiagge non per vacanza, ma per aggiungere una nuova tessera al puzzle che sta costruendo insieme a Mariebé, che è in attesa delle nuove coordinate da inserire per la rotta da seguire. È lei, per il suo lavoro, la prima a prendere il largo, e lui non se lo fa ripetere due volte…da vero Gemello, dopo un po’ si stufa, si scoccia e ha voglia di cambiar aria. Per il momento intanto stanno cambiando aria, in montagna dediti a sciate, e sulla rotta di Courmayeur hanno fatto in modo di aggiungersi con non troppo ritardo alla lieta brigata. Completava questo quadretto generazionale la Nypote, ritornata dopo le festività natalizie nelle nebbie varesine e presente in compagnia dell’ameno consorte (lui è ameno, la sorte non sempre!).
Tutti riuniti sui Navigli, quello grande per la precisione al Circolo dei canottieri di Milano, in una giornata splendida che ha sfatato le orribili leggende metropolitane dell’orrido clima lombardo, quello che come mi trasferii al nord mi fece capire perché lì si usavano pellicce, berretti, sciarpe e la loro vera utilità, perché si andava dal reumatologo, perché necessitavano massaggi, antidolorifici e…. perché esisteva la cintura del dottor Gibaud.
La maestra di cerimonia, artefice e organizzatrice della rimpatriata è stata la cugina Moni, primogenita dello Zio e secondogenita in assoluto dopo la cugina Anna Valeria, quella che per anni io ho conosciuto e chiamata solo con il nome di Lilli.
Lilli? Oggi mi chiedo da dove le derivasse questo soprannome, ma per il momento non ho risposta perché io non lo so e posso solo ipotizzare.
Lilli! da Lilli e il Vagabondo ? non credo proprio.
Forse è vero invece il contrario ed è la cockerina che ha preso il nome da questa cugina, nata ben prima del film e paciosa, calma e serena, tenerella e rassicurante…
Al soffio sulle candeline, di vario formato, da due semplici cifre che componevano la sua età a un più complicatissimo marchingegno girevole, una specie di giostra con carillon, sapientemente scovato da Moni, ordigno che ha catturato la nostra attenzione ….lo zio ha dato prova che nonostante le novantasette primavere come pompiere aveva ancora credito….e le ha spente tutte….
E io, ancora una volta ho dimostrato che ho dérapé, mi sono lasciata prendere dall’ispirazione, dall’estro, dalla foga creativa e commemorativa e ho fatto un fuori tema, l’hors sujet, di cui
sono una specialista, l’ennesima, se pur in qualche modo legata,….ALTRA STORIA.....
segue....
Ma a forza di vivere coi gatti, Gatti Mézzi e felini di vario tipo ho imparato a ricadere in piedi.
Riprendo il filo della mia matassa, spezzato e riannodato con undici legature per questo primo undici del duemiladodici.
Se il quattro gennaio, festeggiato il sette nevoso (del calendario rivoluzionario), è stato il compleanno dello Zio e se la matematica non è per forza un’equazione di primo o secondo grado, ma una semplicissima addizione, allora quattro più sette fan undici e quanto raccontato finora, é la scenografia per arrivare a parlare di questa data e dell’anniversario che vi è legato.
Oggi è infatti il compleanno di uno dei cugini, se la ricostruzione non mi fa difetto, direi il quinto in ordine di arrivo, uno dei pochi maschi di famiglia.
Uno dei cinque, contro ben il doppio di cugine femmine ( la famiglia ha fin dai primordi manifestato una predisposizione per il matriarcato) e di questi cinque, uno dei due che possono ancora fregiarsi del cognome di famiglia, quello dell’animaletto aculeato sia di terra che di mare e tramandarlo…
(anche se si potrebbe sempre procedere a modificazioni del codice di famiglia o al recupero del cognome d’origine per noi che ci siamo nate)
Oggi insomma è il compleanno del cugino Barnaba, il secondogenito dello Zio.
Un cugino legato a vecchissimi ricordi di infanzia e di incontri nella loro casa del mare al Tonfano. Un cugino che non sempre era presente, in occasione delle nostre visite, spesso in giro, in viaggi affascinanti, non so più dove, e dove la fantasia si mescoli con la realtà. Mi sovviene un attraversamento del deserto, in tempi in cui non era cosi trendy, ma non ricordo più se rimase a livello progettuale o fu realizzato.
Certo che se questo non andò a buon fine ne fece molti altri
Quello che ricordo con perfetta lucidità invece sono macchie di colore nella loro casa al mare: il rosso dei capelli di sua madre che si mescolava alla tonalità più tostata delle lentiggini e finiva nella zuppiera ricolma di fragole.
La zia Minna che nessun chiamava con il nome di battesimo Elisabetta, preparava fragole bellissime, che all’epoca non erano il prodotto inflazionato di oggi e buonissime e comunque per me “esotiche”
Non le serviva come a casa mia tagliate in due o in quattro e annegate in limone sotto la zavorra di zucchero bianco, lei le lavava, le puliva e le lasciava intere nella ciotola, mi pare le zuccherasse solo alla fine, prima di servirle perché non macerassero.
Ogni tanto offriva anche delle crostate di fragole, una specialità di una pasticceria locale. Torte che, così con la frutta fresca, io non avevo mai visto nel mio paesetto di campagna. Mi rifeci, ma solo diversi anni più tardi, in occasione del nostro pranzo di nozze, con una crostata, vero trionfo di frutta fresca…ma questa è ancora una volta un’altra storia.
L’altro colore che ricordo è l’azzurro del mare e del cielo della Versilia e di un kilt di mia zia. Portava tantissimo queste gonne scozzesi che nel mio ricordo sono rimaste legate a lei con lo spillone che le chiudeva insieme alla sua tranquillità e grandissima pacatezza.
Oggi comunque, riprendo il filo è il compleanno del cugino Barnaba, capricorno di gennaio.
Forse è questa comunanza astrologica che mi ha spinto a parlare di lui, o la data intrigante…anche se non posso dirne troppe perché non lo conosco poi così tanto.
Tanti auguri, cugino ritrovato!
Non si può negare che questi ritrovi riallaccino fili di gomitoletti, matassine , matasse, vere e proprie bobine e diano nuova vita ai nostri ricordi, al nostro vissuto, a quello che abbiamo ancora da vivere e a spartire in famiglia, nel ricordo a volte leggero e soave, a volte più difficile di chi alla Famiglia ha sempre tenuto tantissimo e ce ne ha insegnato l’importanza e il valore.
Navigare necesse est, questo motto che dominava sopra l’entrata del circolo canottieri, vero clin d’oeil a babbo, mi ha tutto a un tratto rasserenata: ho percepito la sua presenza.
Ci accompagnava e ci spingeva sempre e comunque ad andare avanti a navigare, meglio se in buona e famigliare compagnia.
Ho varcato la soglia e sono andata avanti.
Ma a forza di vivere coi gatti, Gatti Mézzi e felini di vario tipo ho imparato a ricadere in piedi.
Riprendo il filo della mia matassa, spezzato e riannodato con undici legature per questo primo undici del duemiladodici.
Se il quattro gennaio, festeggiato il sette nevoso (del calendario rivoluzionario), è stato il compleanno dello Zio e se la matematica non è per forza un’equazione di primo o secondo grado, ma una semplicissima addizione, allora quattro più sette fan undici e quanto raccontato finora, é la scenografia per arrivare a parlare di questa data e dell’anniversario che vi è legato.
Oggi è infatti il compleanno di uno dei cugini, se la ricostruzione non mi fa difetto, direi il quinto in ordine di arrivo, uno dei pochi maschi di famiglia.
Uno dei cinque, contro ben il doppio di cugine femmine ( la famiglia ha fin dai primordi manifestato una predisposizione per il matriarcato) e di questi cinque, uno dei due che possono ancora fregiarsi del cognome di famiglia, quello dell’animaletto aculeato sia di terra che di mare e tramandarlo…
(anche se si potrebbe sempre procedere a modificazioni del codice di famiglia o al recupero del cognome d’origine per noi che ci siamo nate)
Oggi insomma è il compleanno del cugino Barnaba, il secondogenito dello Zio.
Un cugino legato a vecchissimi ricordi di infanzia e di incontri nella loro casa del mare al Tonfano. Un cugino che non sempre era presente, in occasione delle nostre visite, spesso in giro, in viaggi affascinanti, non so più dove, e dove la fantasia si mescoli con la realtà. Mi sovviene un attraversamento del deserto, in tempi in cui non era cosi trendy, ma non ricordo più se rimase a livello progettuale o fu realizzato.
Certo che se questo non andò a buon fine ne fece molti altri
Quello che ricordo con perfetta lucidità invece sono macchie di colore nella loro casa al mare: il rosso dei capelli di sua madre che si mescolava alla tonalità più tostata delle lentiggini e finiva nella zuppiera ricolma di fragole.
La zia Minna che nessun chiamava con il nome di battesimo Elisabetta, preparava fragole bellissime, che all’epoca non erano il prodotto inflazionato di oggi e buonissime e comunque per me “esotiche”
Non le serviva come a casa mia tagliate in due o in quattro e annegate in limone sotto la zavorra di zucchero bianco, lei le lavava, le puliva e le lasciava intere nella ciotola, mi pare le zuccherasse solo alla fine, prima di servirle perché non macerassero.
Ogni tanto offriva anche delle crostate di fragole, una specialità di una pasticceria locale. Torte che, così con la frutta fresca, io non avevo mai visto nel mio paesetto di campagna. Mi rifeci, ma solo diversi anni più tardi, in occasione del nostro pranzo di nozze, con una crostata, vero trionfo di frutta fresca…ma questa è ancora una volta un’altra storia.
L’altro colore che ricordo è l’azzurro del mare e del cielo della Versilia e di un kilt di mia zia. Portava tantissimo queste gonne scozzesi che nel mio ricordo sono rimaste legate a lei con lo spillone che le chiudeva insieme alla sua tranquillità e grandissima pacatezza.
Oggi comunque, riprendo il filo è il compleanno del cugino Barnaba, capricorno di gennaio.
Forse è questa comunanza astrologica che mi ha spinto a parlare di lui, o la data intrigante…anche se non posso dirne troppe perché non lo conosco poi così tanto.
Tanti auguri, cugino ritrovato!
Non si può negare che questi ritrovi riallaccino fili di gomitoletti, matassine , matasse, vere e proprie bobine e diano nuova vita ai nostri ricordi, al nostro vissuto, a quello che abbiamo ancora da vivere e a spartire in famiglia, nel ricordo a volte leggero e soave, a volte più difficile di chi alla Famiglia ha sempre tenuto tantissimo e ce ne ha insegnato l’importanza e il valore.
Navigare necesse est, questo motto che dominava sopra l’entrata del circolo canottieri, vero clin d’oeil a babbo, mi ha tutto a un tratto rasserenata: ho percepito la sua presenza.
Ci accompagnava e ci spingeva sempre e comunque ad andare avanti a navigare, meglio se in buona e famigliare compagnia.
Ho varcato la soglia e sono andata avanti.
vendredi 6 janvier 2012
EPIFANIA...manifestarsi o non manifestarsi questo é il dilemma......
Tra le strenne di Natale e gli auguri a Capodanno,
quanto stress, quante corse e pur’anche quanto affanno.
Meno male che le feste stanno ormai per terminare
e alle cure di ogni giorno ben possiamo ritornare.
Manca solo all’appello, quella dell’Epifania
appendiamo una calzetta ? o già tutto mettiam via?
Via le palle, l’alberello, la cometa sulla punta
involtata in papier bulle o in carta, gialla, unta,
Stesse cure di cui sopra, per salvar le statuine:
San Giuseppe, la Madonna, con le aperte sue manine,
seguon bue e asinello e financo un serafino
messo via assieme a paglia col divin Gesù Bambino.
Tutto ben impacchettato scenderà giù in cantina
casa poi riprenderà la routine d’ogni mattina….
“Fermi tutti! pel momento la mia festa è da venire:
non si tocca proprio nulla o mi fate assai stizzire.
Quest’idea di ripulire e levar decorazioni
m’indispone, rende verde e mi fa girà i……..marroni.
Io quest’anno vi cucino alla bella mi’ maniera
Il carbone e due troiai d’attaccarvi alla dentiera,
ciuin-gamme e masce-mello del discaunte qui vicino,
senza doni né leccornie, IO, vi lascio nel calzino.
Sono stufa di lavoro, straordinari e caminetti
voglio anch’io la mi’ pensione senza più pensa’a’ bimbetti
che da un sacco m’han stufata, con le tante letterine
‘sti noiosi, scassa-palle sia bambini che bambine.
La pensione me la sogno ogni giorno del creato
e ad andarci l’anno scorso, io c’avevo anche provato.
Ma i mocciosi, rompiballe, m’han scassato a più non posso
“torna-torna…non lasciarci” parevan cani dietro l’osso.
Peste! Piaga infetta! Contagiosa epidemia
ci vorrebbe un nuovo Erode per poter far pulizia!
Io sarei infine in pace a goder pensionamento
Addio, camini, saliscendi e atterraggi controvento.
Se più ferma rimanevo e non mi lasciavo fare
allungata sopra un tetto, sbevucchiando sarei a oziare.
senza più dover temere i controlli alcolemia
con il rischio del sequestro per la -if-scopetta mia.
Ma siam giunti al giorno eletto della mia festa sovrana
quella che vien celebrata con il nome di Befana
e per far ognun contento son riemersa dal confino
son tornata come sempre su e giù per il camino.
Ma ho fatto una scelta, ben mirata e selettiva
solamente pei miei bimbi ho deciso farmi viva
e lo faccio per un poco, in attesa di passare
la mia fiaccola stregata per poter continuare
a far vivere Befana con l’asinello e con il bue…
ora stanca fila a letto Be-if,
pardon, Befy DUEMILA DECIMO DUE.
P.S.
...e chi mi ama mi creda...
chi mi crede mi aspetti...
tanto prima o poi arrivo sempre!
quanto stress, quante corse e pur’anche quanto affanno.
Meno male che le feste stanno ormai per terminare
e alle cure di ogni giorno ben possiamo ritornare.
Manca solo all’appello, quella dell’Epifania
appendiamo una calzetta ? o già tutto mettiam via?
Via le palle, l’alberello, la cometa sulla punta
involtata in papier bulle o in carta, gialla, unta,
Stesse cure di cui sopra, per salvar le statuine:
San Giuseppe, la Madonna, con le aperte sue manine,
seguon bue e asinello e financo un serafino
messo via assieme a paglia col divin Gesù Bambino.
Tutto ben impacchettato scenderà giù in cantina
casa poi riprenderà la routine d’ogni mattina….
“Fermi tutti! pel momento la mia festa è da venire:
non si tocca proprio nulla o mi fate assai stizzire.
Quest’idea di ripulire e levar decorazioni
m’indispone, rende verde e mi fa girà i……..marroni.
Io quest’anno vi cucino alla bella mi’ maniera
Il carbone e due troiai d’attaccarvi alla dentiera,
ciuin-gamme e masce-mello del discaunte qui vicino,
senza doni né leccornie, IO, vi lascio nel calzino.
Sono stufa di lavoro, straordinari e caminetti
voglio anch’io la mi’ pensione senza più pensa’a’ bimbetti
che da un sacco m’han stufata, con le tante letterine
‘sti noiosi, scassa-palle sia bambini che bambine.
La pensione me la sogno ogni giorno del creato
e ad andarci l’anno scorso, io c’avevo anche provato.
Ma i mocciosi, rompiballe, m’han scassato a più non posso
“torna-torna…non lasciarci” parevan cani dietro l’osso.
Peste! Piaga infetta! Contagiosa epidemia
ci vorrebbe un nuovo Erode per poter far pulizia!
Io sarei infine in pace a goder pensionamento
Addio, camini, saliscendi e atterraggi controvento.
Se più ferma rimanevo e non mi lasciavo fare
allungata sopra un tetto, sbevucchiando sarei a oziare.
senza più dover temere i controlli alcolemia
con il rischio del sequestro per la -if-scopetta mia.
Ma siam giunti al giorno eletto della mia festa sovrana
quella che vien celebrata con il nome di Befana
e per far ognun contento son riemersa dal confino
son tornata come sempre su e giù per il camino.
Ma ho fatto una scelta, ben mirata e selettiva
solamente pei miei bimbi ho deciso farmi viva
e lo faccio per un poco, in attesa di passare
la mia fiaccola stregata per poter continuare
a far vivere Befana con l’asinello e con il bue…
ora stanca fila a letto Be-if,
pardon, Befy DUEMILA DECIMO DUE.
P.S.
...e chi mi ama mi creda...
chi mi crede mi aspetti...
tanto prima o poi arrivo sempre!
dimanche 1 janvier 2012
JOUR de L'AN NICOIS
Jour de l’an niçois
Belle journée toute niçoise
Plein de soleil, mais sans la salade.
Nous avons bien, voire, trop mangé
ce n’est pas la peine d’en rajouter !
Bien au soleil sur la promenade
lieu agréable pour un’ escapade !
La promenade, dite, des Anglais…
Ceux-ci on peut tous, envoyer promener…
À l’occasion aussi balader
ou bien la mer, les envoyer balayer…
(Expression celle-ci emprunté
aux bonnes lectures de mon passé.
l’utilisait mon cher commissaire,
Sanantonio qu’avait tout pour me plaire)
Ils n’ont plus la cote, peut être jamais eu…
ou bien s’ils l’avaient,elle a disparu !
Ah ces perfides fils d’Albion
qui ont perturbé travail et émotion !
Bien qu’il y en ait que j’aime bien….
A ceux derniers tous mes vœux et mon soutien…
Heureusement, pour bonne compensation
nous avons reçu un gaillard breton !
Le Négresco domine et me lorgne
et il me rappelle l’œil violet et borgne,
fruit d’une rencontre trop rapprochée
entre mon gauche et une porte vitrée.
Je n’ai plus besoin de maquillage,
il me faudrait plutôt un coquillage
pour bien cacher ses signes outrageux
qui font de CV un pas trop pieux,
pire, un mari violent et méchant
qui se défoule sur sa petite femme.
Tandis que c’est elle la véritable sorcière
bien reconnue sur la terre entière !
Le Negresco et Avenue des fleurs
des souvenirs, des parfums , des odeurs
resurgissant eux aussi du passé
… la première rencontre avec Maribé,
blonde, petite à coté de Maxou
à l’époque à vélo, mais déjà au gros cou.
J’avais envoyé des textos de rappel…
tous ignorés ou finis à la poubelle,
peut être égarés dans le grand éther
comme celui envoyé à Ester….
Pouvoir de réminiscence! un peu dédaigné
C’est bien dommage car j’aime bien retracer
tant de petites mémoires ravissantes
qui rendent la vie plus resplendissante.
qui décorent l’arbre de ma pensée
des boules factices, mais faites de vrai.
De p’tites histoires, en noir et blanc, en couler
pour, à tous, souhaiter du Bonheur
surtout à vous trois, miei cari bambini,
bien que grandis, toujours dei….. piccini
Et bien sûr à la nypote , vraie splendeur
de la génération des picci-ini la précurseure…
“Piccina ! Picci-one !” le duetto bien connu
entre elle, petite fille et le Grand de notre tribu.
Belle journée toute niçoise
Plein de soleil, mais sans la salade.
Nous avons bien, voire, trop mangé
ce n’est pas la peine d’en rajouter !
Bien au soleil sur la promenade
lieu agréable pour un’ escapade !
La promenade, dite, des Anglais…
Ceux-ci on peut tous, envoyer promener…
À l’occasion aussi balader
ou bien la mer, les envoyer balayer…
(Expression celle-ci emprunté
aux bonnes lectures de mon passé.
l’utilisait mon cher commissaire,
Sanantonio qu’avait tout pour me plaire)
Ils n’ont plus la cote, peut être jamais eu…
ou bien s’ils l’avaient,elle a disparu !
Ah ces perfides fils d’Albion
qui ont perturbé travail et émotion !
Bien qu’il y en ait que j’aime bien….
A ceux derniers tous mes vœux et mon soutien…
Heureusement, pour bonne compensation
nous avons reçu un gaillard breton !
Le Négresco domine et me lorgne
et il me rappelle l’œil violet et borgne,
fruit d’une rencontre trop rapprochée
entre mon gauche et une porte vitrée.
Je n’ai plus besoin de maquillage,
il me faudrait plutôt un coquillage
pour bien cacher ses signes outrageux
qui font de CV un pas trop pieux,
pire, un mari violent et méchant
qui se défoule sur sa petite femme.
Tandis que c’est elle la véritable sorcière
bien reconnue sur la terre entière !
Le Negresco et Avenue des fleurs
des souvenirs, des parfums , des odeurs
resurgissant eux aussi du passé
… la première rencontre avec Maribé,
blonde, petite à coté de Maxou
à l’époque à vélo, mais déjà au gros cou.
J’avais envoyé des textos de rappel…
tous ignorés ou finis à la poubelle,
peut être égarés dans le grand éther
comme celui envoyé à Ester….
Pouvoir de réminiscence! un peu dédaigné
C’est bien dommage car j’aime bien retracer
tant de petites mémoires ravissantes
qui rendent la vie plus resplendissante.
qui décorent l’arbre de ma pensée
des boules factices, mais faites de vrai.
De p’tites histoires, en noir et blanc, en couler
pour, à tous, souhaiter du Bonheur
surtout à vous trois, miei cari bambini,
bien que grandis, toujours dei….. piccini
Et bien sûr à la nypote , vraie splendeur
de la génération des picci-ini la précurseure…
“Piccina ! Picci-one !” le duetto bien connu
entre elle, petite fille et le Grand de notre tribu.
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