Un minuscolo "post-it" per ricordare un 11 dicembre.
Un pullover azzurro
due occhini strizzati e sonnacchiosi
un caminetto acceso
un sorriso rassicurante.
Una voce che riecheggia nelle mie orecchie
un suono che mi scalda il cuore.
Auguri Babbo, ovunque tu sia!
perché...
... racconto spinta da una brezza leggera
... spiffero in tutto le accezioni del termine
... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum
... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi
... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente
e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me
... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!
... "if" Kipling
... "if" allora "dubito ergo sum"
jeudi 11 décembre 2014
dimanche 23 novembre 2014
THANK for....
Londra in subbuglio per il suo arrivo, super party in
vista e la prima pagina.
Che festa per il suo compagno reale, un vero surprise party.
Mi animo; eccola arriva, anzi è già arrivata da venerdì
sera.
So che è una brava organizzatrice, gli eventi sono pane
per i suoi dentini ma non mi aspettavo tutto questo battage pubblicitario.
Che sorpresa. Anche la copertina del Times magazine!
Vera sorpresa! Stento a riconoscerla.
La guardo, la riguardo e dubito (…fedele al mio stile).
Nuovo look? Foto ritoccata?
L’occhietto leggermente strabico come quello della nonna…
Ma no, non è mica lei!
E, in effetti, devo arrendermi all’idea che non è di lei
l’immagine proposta alla mia vista.
O meglio non è di quella che mi attendevo di trovarci e ho
perfino qualche incertezza che sia di colei che dovrebbe invece rappresentare ma,
se lo è, datemi l’indirizzo del fotografo!
Non è Fidèle,
al secolo CB, che si trova nella capitale british
per festeggiare il compleanno di RRR, non è lei che ha gli onori della coverture.
Neppure le iniziali le corrispondono, mentre calzavano
bene alla sua predecessora.
(Mi ricordo, tanto per fare una delle mie abituali
digressioni due foto delle due CB cui mi riferisco, molto somiglianti, la
prima(nel senso della prima nata) con un cappottino viola in visita dalla
Queen, la seconda (vent’anni tout court
di meno) con uno similare in blu in visita nella City. Always an other story of course)
Quanto al soprannome Fidèle,
non parliamone neppure.
Fedeltà mi pare un termine poco appropriato per il
soggetto in questione.
Non è certo una mia Fidèle
lettrice, in ogni caso.
Forse però, è Fidèle a se stessa, con le sue smanie di
protagonismo.
Delusa, scorro distrattamente l’articolo, riflettendo che
la foto in ogni caso sembra ben lavorata; mi ricorda tanto non so chi di
qualche serie tv.
E lo credo bene! con un sottotitolo al “thank” come “A story
of Love, Power and Betrayal”, di che riesumare tutte le Dallas, Dynasty &
affini con un po’di veleno alla Borgia, distillato senza gocce e tutto verbale.
Leggo sulla
stampa esagonale (in cui le parole di Madame sono riportate in questa lingua
che poi è la sua):
"C'est
important que ce livre soit un best seller, mais pas pour des raisons
financières. C'est important parce que tous ceux qui le lisent me disent:
"Maintenant, nous comprenons ce que vous avez vécu. Nous
comprenons qui vous êtes."
Questo
passaggio mi lascia non poco perplessa e solletica i miei sparuti neuroni.
Facciamo pure
l’impasse sul presunto disinteresse economico che deriva dall’essere un libro best
seller.
Focalizziamo
sui lettori che tutt’a un tratto hanno un lampo e la comprendono.
Capire chi
sia, non penso possa riassumersi, concentrarsi o derivare da quello che é
raccontato nel libro e o da quello che lei ha dovuto subire.
Questa empatia
da due soldi, mi irrita.
Non credo ci
sia bisogno di leggere le sue memorie per capire il dolore di una donna tradita,
umiliata, ripudiata. Penso basti un minimo di sensibilità, di riflessione, attingendo
a esperienze proprie, di amiche, madri, sorelle, cugine, nipoti, vicine di
casa,conoscenze e se proprio viviamo in una bomboniera tutta rosa e melassosa
avremo pure al nostro attivo qualche sana e triste lettura di buon romanzo che
ci ha fatto soffrire e compatire con l’eroina maltrattata e che ci aiuterà a
“capire”?
Quello che lei
è o pensa di essere potrà pure raccontarcelo con le sue parole, ma esistono
pure tante sue azioni, che ce lo ricordano e parlano da sole.
Non ho dubbi su quella che è potuta essere la sua
sofferenza, la sua delusione. E la sua umiliazione pubblica non è cosa da poco.
Ma un tradimento è, e resta tale, che sia quello di uno
sconosciuto, di chi lo era ed è uscito dall’oscurità, di chi è famoso; e che abbia
pochi testimoni o tanti fa forse un’enorme differenza?
La mediatizzazione ha ovviamente i suoi pro e i suoi
contro.
Certo che a voler essere sotto i riflettori, i rischi di
essere illuminati anche nelle zone d’ombra e nei momenti più bui, aumentano.
Non contenta di aver reclamato un posto e un ruolo a
palazzo ne rivendica distanze e recrimina.
Toujours …le beurre et l’argent du
beurre.
O come si
dice oltr’alpe “la botte piena e la moglie ubriaca”.
La tournée british
si annuncia ricca di nuovo alcool da gettare sul fuoco.
Dopo la vampata quando il libro è uscito in gran sorpresa
e in grancassa in Francia il 4 settembre, ricorrenza della 3° repubblica (vera
festa alla res publica)… sia mai che cada nel dimenticatoio.
Dodici traduzioni sono nel complesso previste, tra quelle
già realizzate come la traduzione italiana, quella inglese che uscirà martedì
prossimo e non so quali altre mai…
Insomma nel mondo intero anche chi non sa chi fosse farà
la sua conoscenza e scoprirà la storia, da soap opera, nei minimi
dettagli.
Mi chiedo se oltre che nell’isola d’oltremanica, la
versione in inglese sia pronta per sbarcare pure oltreoceano. Il periodo si
presta. Giovedì 27 è Thanksgiving.
Non so onestamente chi le dirà grazie a parte i vari
editori, librai e tutti i lettori estasiati che la hanno scoperta e capita.
Ma un grazie, come ho già avuto modo di sottolineare,
costa poco e rende bene.
Chissà RRR se ha detto grazie?
E pure il festeggiato di Barcellona avrà ringraziato?
AUGURI BOYS!
vendredi 14 novembre 2014
J'adors....
J’adors les anniversaires de mes amis.
Tracée à la
craie sur le parvis, cette petite phrase a détourné mon attention. Elle s’est
gravée dans mon esprit où elle mijote depuis plusieurs jours.
Je m’étais aussitôt
promis de la transmettre à mon tour, pour des raisons que je soupçonne, quand
même, différentes de celles qui ont dû inspirer le petit tagueur.
J’ai
attendu, j’ai trainé, j’ai repoussé, privilégiant d’abord d’autres petits faits
à relater, puis je me suis enfin décidée avant que toute idée murie en moi pourrisse
ou finisse pour tomber dans le néant flottant de l’oubli.
Drôles de
considérations que la phrase a suscitées!
Elle m’a
fait d’abord sursauter, sourire et puis elle a laissé place a mes réflexions!
Qui a bien pu
en être l’auteur ?
Un jeune
garçon sans doute!
Jeune, car
l’écriture était assez infantile et l’idée exprimée allait de même.
Un garçon,
car une fille aurait écrit de mes amies. Les jeunes filles, en générale,
aiment être entre elles et ce n’est qu’un peu plus tard qu’elles deviennent
plus sociables avec les garçons en appréciant la présence.
Bon peut-être il aurait pu s'agir aussi d' une jeune fille...
Une jeune fille qui aimait aussi bien filles que garçons et qui utilisant correctement la grammaire avait choisi la forme masculine, plurielle.....
Fidèle au "Dubito ergo sum" je me suis posé à nouveau la question, et j'en ai conclus que non, il s'agissait bel et bien d'un garçon.
Bon peut-être il aurait pu s'agir aussi d' une jeune fille...
Une jeune fille qui aimait aussi bien filles que garçons et qui utilisant correctement la grammaire avait choisi la forme masculine, plurielle.....
Fidèle au "Dubito ergo sum" je me suis posé à nouveau la question, et j'en ai conclus que non, il s'agissait bel et bien d'un garçon.
Un garçon,
car une fille n’aurait jamais écrit j’adors .
Une fille
sait faire la différence entre j’adore et je dors.
Entre j’adore et je dors, pas de doute pour le garçon.
Lui n’en reconnait qu’un seul: pas sure qu’il
existe un cas d’homophonie et pas la peine non plus de se poser la question de
l’homographie.
Le garçon
dans son univers n’a de la place que pour le graphisme correspondant au
ronflement, au « dolce farniente », mollement allongé dans un hamac.
Il crée donc
ce mélange digne de la plus pure contamination lexicale.
Une fille
sait bien l’écrire car, elle sait lire.
… et elle connait
très bien la pub « Dior j’adore »;
le garçon juste obnubilé par Charlize et son décolleté ni lit, et ne voit
rien d’autre !
Je voudrais
ajouter aussi que ledit garçon ne doit être très chrétien ou en tout cas s’il
l’est, il n’a pas suivi avec trop d’attention et d’assiduité le catéchisme (le bon
vieux caté d’antan, bien sûr) là où on te martelait « on n’adore que
Dieu !» et il a donc perdu toute chance d’apprendre ce mot.
Mais de quel
droit puis-je me moquer des fautes d’orthographe d’autrui?
Souvenirs
d’antan resurgissent en moi et me rappellent à l’ordre :
« que celui qui n’a jamais commis de fautes
jette sur elle la première pierre »
Je dépose
aussitôt mes pierres, mes galets, mes cailloux, mes billes même le tout petit
fragment en papier mâché que j’avais caché dans la poche…
Je ne me réfère
pas à mes cours de caté. A l’époque de ces souvenirs, j’avais déjà terminé ce
type d’apprentissage, mais des choses à apprendre j’en avais encore des tonnes.
Ces temps là
je poursuivais farouchement la politique visant à limiter tout effort visuel au
profit de celui auditif. Bref je ne lisais pas beaucoup et j’écoutais la radio
à mes casser les oreilles.
Le résultat
ne se fit pas trop attendre !
Mon petit
univers lexical prônait un’ espèce de politique protectionniste consistant à ne
pas élargir mon horizon et à tout ramener à mon petit microcosme perso. (je n’ai guère perdu cette attitude !)
Les mots de
mon vocabulaire étaient, de sorte, assez limités et je les écrivais comme je
les entendais, comme je croyais les entendre ou en tout cas comme je pensais les
reconnaitre.
Le « magnat
du pétrole » enrichit mon répertoire et me perdit à jamais.
Les années
soixante, le boom de l’or noir et les richissimes qui allaient avec, planèrent
dans mon quotidien. Le mot qui désignait ces gens fortunés :
« magnat » percuta mes oreilles. Un vocable nouveau qui ne me parlait
pas trop, qui me semblait bizarre et que je me devais de remettre à sa place.
« Magnate » cela était en effet le
nom que j’avais entendu dans sa version italienne, langue que je fréquentais constamment
à l’époque.
« Magnate » ?
Je devais avoir mal entendu.
A la recherche parmi des sons similaires, qui
pussent avoir du sens et tenir la route je ne sus trouver que « magnante », (le participe présent
du verbe « manger ») beaucoup plus parlant à mes oreilles.
Voilà
j’avais dû rater le « n », l’ égarer dans ma trompette d’Eustache.
Oui « magnante » c'est-à-dire « qui
mange » allait bien. Cela avait du sens.
Le « magnante del petrolio » avait,
dans mon raisonnement, sa logique, car un richissime du pétrole devait manger
très bien !
Ce fut ma
copine, m’entendant proférer le mot incriminé
qui se mit à rire à plus s’en tenir le ventre et, honte de la honte, grava à
jamais mon ignominie, fruit de mon ignorance et de ma paresse sur ma photo de
classe avec une dédicace gentiment moqueuse, suivie de sa signature.
J’ai encore
la photo et la dédicace dans un vieil album, en guise, on pourrait dire, de « Memento
mori », et de « Mémento audere semper ».
Il ne s’agit
pas de se souvenir (tout court ) que
l’on va mourir ou de toujours oser, mais de se souvenir que l’on doit faire mourir l’ignorance et de toujours oser dans la connaissance.
Depuis je ne
quitte plus mon dictionnaire.
J’adors mon
dico ! Il dort à mon chevet !
mardi 11 novembre 2014
ETE de la ST MARTIN
Ce n’est pas
son premier anniversaire sans moi. Ce ne sera surement pas le dernier qu’elle
passe sans sa maman.
On n’habite
pas à coté. On est occupé. Elle a trouvé mieux à faire.
Mais le
premier abandon ne ce fut pas de son choix.
Cet abandon« justifié »
par un voyage maternel, (« à ne pas
rater » à Seattle il y a bien quinze ans de cela) je crois que n’a
jamais été oublié et pour cause, Miss J a
la mémoire d’un éléphant.
Il y en a eu
d’autres dans les temps et ce dernier d’aujourd’hui s’ajoute à la liste des fêtes
orphelines !
Finis les temps
des anniversaires dans la brume du nord de l’Italie, célébrés à la maison et
couronnés à la fête foraine avec tournée aux
différents manèges.
Je revois Miss J avec son petit manteau rouge, acheté à l’occasion de
sa rentrée au primaire et l’autre bleu avec les revers verts pour les classes
suivantes, voltiger, les yeux plein d’étoiles.
Je passerai
sur le manteau couleur poil de chameau, sans poils et sans chameaux car
dans la froide Ottawa je n’ai jamais vu de vaisseaux du désert, de fête foraine
non plus et les étoiles n’étaient pas à l’appel, demeurant éteintes.
Manteaux,
blousons, doudounes, sur ses épaules car elle est née presque à la mi-novembre.
Parfois, rien
qu’une petite veste légère en laine a pu suffire le jour de son anniversaire,
un anniversaire à l’emblème de la cape du Saint célébré le jour de sa
naissance.
Mais ce 11
novembre, qui hélas ne porte pas en soi le thermomètre de l’été indien ou mieux
de l’été de la saint Martin, de quoi aura-t-elle besoin pour se réchauffer ?
Pas de
soleil sur le toit de la grande maison des grand parents, (pas de soleil non
plus ici, donc elle n’a rien raté)….sauf les câlins et les bisous de sa maman chérie
qui l’aurait réveillé en la cajolant…
Mais je suis
sure qu’il y a bien qui saura prendre la relève…
dimanche 9 novembre 2014
9 NOVEMBRE
Il « benedetto » pezzo che mi gira e rigira
nella mente oramai da troppi dì, ha finito per vedere il giorno, pure la notte
e sarebbe anche pronto per il varo.
È già in stand by su Glob, pronto per il lancio, ma un
pensiero mi frena e mi trattiene.
No oggi no!
Magari domani lo spedirò in linea, o un altro giorno ma
oggi s’impone qualcosa di diverso, magari solo pochissime righe, un accenno breve,
ma non posso fare l’impasse su questa data.
25 anni che è caduto quel muro che, eretto un po’ prima
della mia nascita, mi ha accompagnato per decenni.
Il muro della vergogna, della divisione –lo si chiami
come si vuole - è soprattutto il muro della mia infanzia, una realtà che ho
sempre conosciuto condita da guerra fredda e sudori bollenti.
Quante emozioni legate a questa muraglia, fino all’ultima
quando è crollata, smantellata, sotto le sferzate liberatorie e riunificatrici.
Da non crederci! Per chi come me lo aveva sempre visto e
vissuto nella realtà oltre che scenario narrativo .
Il viaggio a Berlino che ho compiuto almeno quindici anni
dopo l’evento, è stato motivato anche da questo bisogno di toccare luoghi “storici”che
allora di storico non mi pareva avessero molto.
Il muro era un mio contemporaneo, e la storia si sa
diventa Storia quando il tempo trascorso la patina e ne offre una visione
distanziata.
Ma oggi un quarto d secolo più tardi e con il dovuto “recul” oramai quell’ex muro è veramente un pezzo di Storia,
come le sue pietre, pezzi da collezione.
Historia magistra vitae, ma quanto da insegnare…
Devoir de
memoire…e come dimenticare?
Frasi , modi di dire che mi vengono in mente insieme ai
ricordi di quella sera di novembre, io attonita, di fronte alla Storia che si
stava compiendo.
Ancora due giorni e la mia primogenita avrebbe compiuto
nove anni.
Ancora due mesi e il mio orizzonte sarebbe cambiato
aprendosi ai cieli canadesi.
Il mondo cambiava e il mio mondo pure.
Forse non me ne rendevo neppure conto, perché per me, nel
presente, questa non era ancora Storia, ma
solo e ancora un’altra storia.
Inscription à :
Articles (Atom)