perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


dimanche 15 mars 2026

LETTERE DAL FRONTE

Lettere dal fronte ben ordinate e raccolte in una cassetta di legno, riesumate dalla soffitta della casa avita, specie di caverna di Ali Babà da cui fuorescono le cose più incredibili, tra cui appunto questa cassetta di lettere scritte dal mio nonno materno oramai un secolo fa.

Era il nonno aviatore, quello che dopo un primo periodo in fanteria, a terra nelle trincee, aveva deciso di averne abbastanza dei pidocchi e aveva finito per sfidare i cieli volando su….

E qui mi è sorto un dubbio e mi son bloccata.

Su quale velivolo volava il nonno?

Il primo nome che è affiorato è stato Caproni, ma qualcosa mi ha lasciato perplessa e incerta.

Ho ricercato e trovato un vecchio racconto in cui parlavo del nonno e dei suoi exploits nei cieli e l’arcano è stato svelato.

In realtà nessuno ricordava su che tipo di aereo volasse nonno Tito, a parte il dettaglio “ad elica”.

 

I velivoli della “Grande Guerra” noi ragazzi li abbiamo sempre identificati con un nome e un cognome storico ed eroico e quando parlavamo dell’aereo del nonno materno facevamo riferimento a un “Francesco Baracca”.
Dimentichi o semi-ignari probabilmente della statura dell’italico eroe degli alti spazi azzurri, eravamo colpiti da un vocabolo memorizzato per quell’idea di poca stabilità che ci rimandava il “baracca” che ben si confaceva ai racconti del nonno
.

 

Ma certo: un Francesco Baracca!

Ho riletto il racconto tra un misto di tenerezza e nostalgia e tanti altri ricordi hanno solleticato la mia mente, con la consapevolezza che i ricordi si alterano con il tempo e ringraziandomi di aver scritto e potermi rileggere… e rimettere così a posto nomi ed idee.

 

Lettere dal fronte nella loro scatola che ho messo da parte per quel bimbetto, il tenero I DON’T KNOW, ex Turista-fai-da te che oramai è grande e sempre affascinato dalle storie, dalla Storia e dai cimeli familiari e particolarmente dalle lettere o scritti che fanno storia e Storia.

 

Lettere dal fronte di Dubai che oggi non arrivano, non per colpa della guerra in corso o dei postini, ma unicamente perché l’ex bimbetto, lungi tra l’altro dall’essere in prima linea, non scrive.

Non è un grande comunicatore e benché in parte mi assomigli non ha ereditato questo mio lato del carattere.

Non scrive lettere, non scrive mail, boicotta in larga scala whatsapp e solo su richiesta pressante affigge un emoticon per inviarmi un segno vitale.

Meno male allora che non seguendo uno dei suoi impulsi aveva messo da parte l’idea di una scuola di giornalismo per addentrarsi invece nei meandri di una di commercio.

 

Mi chiedo come reporter di guerra come se la sarebbe cavata?

Immagino che ai tempi dei Romani avrebbe molto telegraficamente annunciato:

Guerre Puniche: Roma batte Cartagine 2 a 1.

 

Attualmente però non deve fare il reporter che per sua madre e rassicurarla sulla situazione in Medio Oriente.

Sabato 28 febbraio la commentava annunciandole che la sua amica aveva ben mantenuto l’invito a cena a casa sua e che a breve sarebbe uscito a piedi per recarsi da lei, dimenticando peraltro di rassicurare la suddetta madre con la conferma che era arrivato da lei senza incidenti.

 

“Che notizie ci sono? Come sta?”

Chiedono le mie amiche, madri ansiose o contagiate da me.

La mia risposta che lui è “positivo e cool”, produce in buona percentuale un rimpallo di domanda che mi lascia perplessa.

“Ha il covid?”

Oddio -penso- incredibile questo malefico virus ha sovvertito e scombussolato persino il vocabolario.

“Positivo” ha perso il suo significato primario.

Lui però rimane ottimista o forse cerca di dimostrarlo per mantenermi calma e serena.

Il sistema difensivo degli Emirati arabi Uniti è eccezionale, lui non ha dubbi in proposito. E dove abita lui è una zona tranquilla, lontana da traiettorie, da bersagli… “tranquilla Mutti!”

E mentre influencer si filmavano atterrite con video assurdi e turisti in pieno panico rilasciavano interviste angosciose, le brevi notizie del “nostro reporter” continuavano ad essere rassicuranti.

“Non è affatto come te la raccontano da voi” e a conferma mi annuncia che è seduto beatamente a un caffè la domenica mattina.

Continuo a seguire notizie sul giornale e sur le journal on line, j’ecoute France info e come odo parlare di Dubai corro a cercare notizie più approfondite in rete, poco importa in che lingua.

Imparo a convivere con questa realtà, milioni di anni luce in verità lontana dall’inferno reale che altri umani vivono….

Giovedì scorso la radio accesa mentre guido mi annuncia due esplosioni nel centro di Dubai.

Non so neppure dove lui si trovi un giovedì mattina alle 10, che laggiù sono già le 13. 

“Tutto bene?....”

Lancio un vocale chiedendo informazioni che non giungono.

Finalmente una sosta obbligata mi permette di formulare per scritto la domanda che mi ha messo in ansia.

“Esplosioni???? Ma dove?” mi risponde

“In centro!!! “ribadisco.

Questa volta non si tratta di un hotel sull’isoletta o dell’aeroporto, ma del centro città dove immagino si trovi pure lui.

“BOH. Non ho sentito!”

Oddio- penso- lo scoppio lo ha reso sordo? 

Oppure è proprio perso nel suo lavoro.

E tiro un secondo sospiro di sollievo, dopo il primo, quando mi ha risposto.

Piano piano anche i quotidiani dopo la prima ondata di racconti disastrosi ambientati a Dubai, nei garages e aeroporto, rilasciano interviste da un punto di vista meno negativo (non oso più usare il termine positivo).

Ma quanto durerà questa situazione?

Quanto tempo i paesi del Golfo riusciranno a rimanere ai margini di questo dramma?

Riusciranno a non diventare un fronte?

Tutte domande che rimangono ovviamente senza risposta, mentre mi chiedo se devo stampare questa specie di lettera e riporla con le altre del nonno.

Lettera al fronte che spero non lo diventi mai.

samedi 20 décembre 2025

Don't cry for me Argentina.....

Un racconto di qualche anno fa che a lungo ha mijoté e che non mi ero mai decisa a pubblicare.
Souvenir di un viaggio del 2016 in Patagonia, destinato al mio nipotino primogenito che faceva parte della "spedizione".
Avrei voluto proporlo in un altro formato, ma non riuscendoci mi accontento di affidarlo alle pagine del mio blog.

Faccio il mio addio ai monti e al lago argentino mentre il pilota decolla, l'aereo prende quota e l’oblò mi frammenta immagini.
El Calafate rimpicciolisce, le cime della cordigliera ci accompagnano fintanto che dal mio sedile di corridoio non intravedo nient'altro che nuvole.
Chissà se dal tuo sedile "privilegiato" accanto al tuo papà hai seguito le immagini oppure il tuo sguardo è rimasto magnetizzato dallo schermo dell' iPhone, sempre che il "tertium datur" non contempli invece palpebre abbassate.
Ennesima levataccia stamani pur se per te le 6:15 è un'ora abbastanza normale per balzare dal letto e iniziare la giornata; tutto il viaggio e stato all'insegna de " il mattino ha l'oro in bocca " e le palpebre gonfie.
E chissà mai se un giorno guardando queste foto qualche souvenir non venga a galla facendoti ricordare questa vacanza in Patagonia con i tuoi nonni.
Dieci giorni da trascorrere insieme, alla scoperta di un angolino di Argentina: tu, noi e il tuo papà.

Come mi fa strano chiamare tuo padre "il tuo papà ".
Non ci sono abituata a questa parola e infatti tantissime volte ti parlo di "babbo" con il risultato di lasciarti interdetto dinanzi a questo termine che ti suona sconosciuto.
Tuo nonno mi corregge prontamente e richiama all'ordine.
"Papà!"
Facile per lui, che aveva avuto un papà, non confondersi (benché poi il suddetto nonno fosse diventato un babbo pure lui, quello della zia Jennie del tuo papà e della zia Connie.)
Io invece avevo solo frequentato babbi: tuo nonno Massimo e il tuo bisnonno Luigi, di cui porti il nome in terza e ultima posizione.
Come gli sarebbe piaciuto, al bisnonno, fare la tua conoscenza!
Lui che adorava i bambini, che aveva frequentato per tantissima parte della sua lunga vita.
Arrivato quasi al traguardo del secolo ne aveva curati una quantità, difficile da enumerare, come medico pediatra, lasciando un ricordo indelebile nei suoi piccoli pazienti, e non solo in loro.
 Ti starai chiedendo forse perché ti parlo del bisnonno che non faceva parte della nostra spedizione e cosa c'entri dunque con il nostro viaggio.
Vero che non perdo occasione di ricordarlo, ma ugualmente vero, come non pensarlo, andando nel sud dell'Argentina, avvicinandosi al mitico Capo Horn?
Mi ci ha fatto crescere al suono di questo nome, sogno di tutti gli amanti del mare e della vela.
E questo bisnonno, non c'è dubbio, con il mare e la barca a vela era un tutt'uno.
La amava così tanto che alla barca aveva imposto il nome di sua moglie, la mia mamma e tua bisnonna quella che tuo papà e le zie ricordano come la nonnina, data la sua statura ridotta e l'ossatura sottile: la nonna Sara.
"Così -come diceva il bisnonno Luigi- non faccio preferenze". 
A chi gli chiedeva un ordine di priorità la risposta immancabile era: Sara.
Villa Sara


E Sara si chiama pure la dimora avita, Villa Sara, quella in cui io sono nata.



 




Ushuaya!
Saremmo dovuti arrivare fin là, magari atterrarci e poi risalire fino al El Calafate.
Ma la vacanza nonostante i dieci giorni risultava breve tra viaggio e trasferimenti e nessuno di noi ha voluto che si trasformasse in un massacro per te, piccolino, e di conseguenza anche per noi visto che i tuoi umori condizionano i nostri.
Ho rinunciato al Capo Horn, alle Falkland o Malvinas che dir si voglia, alla terra del fuoco che mi parlava del mio babbo.
Ho lasciato riposare in pace chi non è più su questa terra e ho dato precedenza a chi vi è ancora.
E stato deciso così il nostro viaggio che ci ha portato in questo angolo di Patagonia tra montagne, ghiacciai e trekking, per la gioia di tuo nonno.
Tuo papà aveva proposto l'Uruguay, un paese che lui ama molto, dove tu hai iniziato la tua vita e dove hai rischiato di nascere se nel frattempo tua madre non fosse stata trasferita a Rio de Janeiro, facendo così di te un Carioca. 
Ogni occasione è buona per tuo papà per tornarci.
I Promessi Sposi
Per conto mio, invece, avevo sperato tanto nel Cile, da scoprire fino al suo deserto di Atacama.
Sogno legato alle mie letture del ciclo Allende.
Ci ho provato ad ogni viaggio a Rio de Janeiro, senza gran successo ahimè, ma le ragioni per scegliere altre destinazioni erano ogni volta comunque più che valide.
Un mini tour del Brasile alla ricerca di Dona Flor, di Neyemeier e delle cascate di Iguazu e una visita della Colombia con Bogotà e Cartagena per il fidanzamento di tua zia Connie.
Il "fidanzamento" diciamo che è stato un pretesto per incontrare e fare la conoscenza della famiglia dello zio "Macachino".
Chissà se ti è rimasta la passione dei macachi? Quelli che lo zio Ricky ti aveva regalato andavano molto di moda nella tua prima infanzia. Sono stati immortalati persino alle sue nozze con la zia  Connie. 
Da Rio de Janeiro a Buenos Aires, con la paura che i documenti in nostro possesso per farti uscire dal paese presentassero incongruenze o errori tali da impedirci di partire e raggiungere la capitale argentina dove intanto il tuo papà, proveniente da Miami, ci attendeva.
E quanto ad attenderci c’è da dire che ci ha ben atteso, eccome!
Primo perché era arrivato qualche ora prima di noi, poi perché benché atterrati in orario siamo rimasti bloccati sulla pista per almeno un’ora e mezzo a causa di un temporale apocalittico.
Ma alla fine eccoci tutti insieme nel taxi riservato ben in anticipo grazie alle conoscenze di «zia Masha ».

Cena all’ora dei polli e a letto presto, un po’ perché tutti stanchi e soprattutto perché l’indomani ci attendeva una levataccia, ancora a notte fonda, per andare in aeroporto e imbarcarci per El Calafate.
Ti abbiamo spogliato del pigiama e rivestito di abiti invernali mentre tu praticamente eri in una specie di catalessi ed hai ripreso a dormire, stravaccato sul tuo sedile d’aereo in buona compagnia del tuo babbo-papà.

El Calafate ci ha accolto con un sole radioso, che neppure la lunga attesa per recuperare il pick-up prenotato ha potuto offuscare. La giornata tersa e luminosa e un paesaggio completamente « dépaysant » ci ha emozionato e iniettato in vena la  magica adrenalina prodotta dalla scoperta di un nuovo mondo e, è proprio il caso di dirlo, alla « fine del mondo ».


Il lago argentino è la prima immagine che mi colpisce mentre dall’aeroporto raggiungiamo quella che pomposamente chiamiamo città.
Il Perito Moreno con il suo ghiaccio blu è però la vera grande immagine della giornata.
Uno spettacolo indimenticabile.
Chilometri e chilometri di ghiaccio, di un colore pressoché unico al mondo, in un silenzio incantato, rotto da esplosioni inattese dei blocchi che si staccano e cadono rovinosamente nell’acqua del lago che lo circonda con un grande splash.

Siamo partiti immaginandoci di dover arrivare quasi al polo sud, con moon boot e giacche da sopravvivenza da antartico e invece con gran piacevole sorpresa ci ritroviamo con un clima definito estivo, e causa di un precoce disgelo.
Da estate patagonica beninteso, laggiù i i 20 e passa gradi sono il massimo della colonnina di mercurio, nonché sinonimo di estate.
Tutto è sempre molto relativo.
Il nostro albergo, una somma di piccoli bungalow  in mezzo alla brughiera è spartano ma ha tutto il necessario. Parcheggiamo il pick-up davanti alla porta e tu ti diverti a saltare giù dalla piattaforma posteriore. Ti diverti, ridi e giochi a nascondino, celandoti tra le erbe della brughiera.
Difficile, fingere di non vederti. Con lo sguardo in alto, chiamo a più riprese “Leonard , Leonard, ma dove sei finito?”
“A due metri da te nonna” potresti rispondermi “sei cieca?” potresti anche aggiungere.
In realtà sei piccolo e pieno dell’innocenza della prima infanzia e credi ancora al mio fingere di non accorgermi della tua presenza ravvicinata.
Un rapido tour en ville tra i negozietti etnici di El Calafate, dove finiamo per non comprare nulla ma in compenso ti immortaliamo in formato pecorina.

Iniziano da stasera le nostre cene a base di meravigliosa carne argentina per tuo padre e tuo nonno e di digiuno per me.
Non amo particolarmente la carne.
Anzi per essere più precisi mi piace, con qualche piccola eccezione, veramente poco.
E da un punto di vista culinario l’Argentina, per me non è stata il massimo, ma come ben vedi, sono sopravvissuta.

On the road.

Di primo mattino, dopo una sosta per viveri a una panetteria e a un super mercatino ci lanciamo in direzione di El Chalten.
Pochi chilometri e ci ritroviamo “in the middle of nowhere “.
La strada si snoda davanti a noi, sgombra, vuota e sembra che ci appartenga.
Traffico inesistente.



Che sensazione di potere e libertà!
Sensazione di déjà vu.
Si trattava di un altro viaggio però, di tanti, tanti anni prima, quando di te non c’era neppure l’ombra.
Grande differenza: al volante questa volta c’è il bimbetto che ai tempi viaggiava dietro e siccome è lui che guida, lui detta legge e io posso cantare mentre a tuo nonno non resta che mugugnare e sopportare, beatamente seduto accanto a te.

El Chalten mi appare come un villaggio del far-west con strade rudimentali e in costruzione.
Ciò non toglie però che ci troviamo un hotel decisamente di lusso per lo standard locale dove rimarremo per qualche giorno.
Da qui dove facciamo tappa ci muoviamo intorno.
La prima passeggiata, per sgranchirci le gambe è lungo un sentiero che si inerpica e dovrebbe portarci ai nidi delle aquile.
Nessuna ombra però dei rapaci, né dei loro nidi
Nuova giornata e nuova escursione.
Il lago del deserto ci appare alla fine dei 40 km di una strada che per percorrerla occorrono circa due ore, ma ne valeva la pena.
Un luogo incantato e bucolico dove ci fermiamo per una bella sosta sbocconcellando i nostri viveri, passeggiando e godendo dell'insieme grazie alla tranquillità che regna intorno e al clima mite.
Si vedi che anche tu eri proprio a tuo agio e in forma perché avevi decretato che dovevi fare la cacca, di cui dall’inizio del viaggio non ti eri ancora liberato.
Un bel tronco ti é servito di seduta e a me non è restato che scavare una buchetta come fanno gli animali e coprire i tuoi resti per cercare di deturpare il meno possibile il loco ameno.
A ritroso i 40 km con nuove soste a cascatelle varie e tu che cammini di buona lena e ridi e scherzi con tuo nonno.




L'indomani il cielo è tristemente grigio. Abbiamo deciso di fare una escursione in battello sul lago Viedma e devo dire che è un'esperienza.
L'aria è pungente e siamo tutti con la testa intabarrata in berretti. Tu con il tuo bianco e blu che arriva dal Perù. Nessun dubbio sulla provenienza che è ben stampigliata sulla fronte e tutto intorno.

Souvenir di un viaggio estivo con i tuoi genitori e i nonni materni.
Così piccolo e quanto hai già viaggiato!
La navigazione sul lago, non posso dire che sia pericolosa, certo però è caratterizzata dallo slalom tra enormi blocchi di ghiaccio, sorta di piccoli iceberg galleggianti.
Il caldo eccessivo e inabituale di questo periodo ha fatto fondere pezzi di ghiacciaio e ogni tanto si odono i grandi splash quando gli enormi blocchi raggiungono l'acqua.
Neppure la mia fantasia più sfrenata mi indugia a credermi sul Titanic, certo però che vederseli vicini fanno un effetto strano.
L'ultima giornata a El Chalten é a dir poco spettacolare.
Una lunga passeggiata al mattino in salita su un bel sentiero per ammirare il Fitz Roy.
Gli occhi si riempiono di luce e colori che ti penetrano poi fin nelle vene per marcarti in maniera indelebile.
Tu sei tutto bello e fresco, il tuo papà un po' meno.
Hai decretato che eri stanco e sei finito sulle sue spalle e da quell'altezza ti diverti a mimare il Corcovado, allargando le braccia o il Pan di zucchero ricongiungendole ad arco sopra la testa.
Sei proprio un carioca!
Ultima visita, per concludere, nella riserva de Los Huemules.
Ci hanno parlato della Laguna verde e della Laguna Azul e partiamo alla loro ricerca.
Di nuovo sulla strada del lago del deserto, ma senza doverla percorrere tutta, meno male, fin quando troviamo l’entrata della riserva.
Ci dirigiamo al Visitor Center per pagare il biglietto di entrata e scopriamo tutto un progetto di cottage e di un hotel (che a quanto mi risulta non ha ancora visto la luce) a parte un piccolo numero di alloggi, ben inseriti e semi nascosti, in armonia con la natura. 
Tuo papà era stato immediatamente affascinato da quest’idea e avrebbe voluto parteciparvi.
Non è una novità…lui, quando visita posti nuovi che lo incantano è li che vorrebbe investire, comprare qualcosa.
La Patagonia indubbiamente aveva conquistato tuo papà che, complice la cattiva connessione telefonica e il wi-fi sommario aveva finito per disconnettersi dal mondo dimenticando: cellulare, internet e quanto esisteva al di fuori di questo paradiso.
Potrei dire che era ritornato bambino, con la leggerezza e la spensieratezza dei piccoli che hanno la fortuna di vivere un’infanzia serena.
Al Visitor center avevamo fatto anche un incontro curioso.
Era sceso dai piani alti (probabilmente piani privati non destinati al pubblico) di questa grande costruzione, che al piano terra ospitava un piccolo museo e il progetto edilizio. 
Magro, agile, un passo e un portamento elegante, un piglio da conquistador, la consapevolezza di appartenere a un altro mondo…forse un hidalgo?
Oltre lo spagnolo, un inglese perfetto tanto da farci dubitare della sua provenienza.
-Federico, nice to meet you.-
Che in realtà lo fosse non potrei assicurarlo, si era però soffermato a discutere con noi cortesemente.
Il suo inglese perfetto che ci aveva stupiti?
Aveva studiato in England, ma no, non era british …. Ex pilota, aveva combattuto nella guerra delle Malvinas.
Decisamente non era inglese. Strano modo di comunicarcelo, come di complimentarsi con noi, che benché italiani sembravamo capaci di sostenere una conversazione nella lingua dei “Pari” anche se incontestabilmente dovevamo apparirgli alquanto “odd”.
Il suo sguardo e il tono sottilmente ironico la diceva lunga.
Il mio inglese, caro nipotino, benché oggigiorno tu ti ostini a parlarmi in questa lingua, diventata per te super familiare, sostenendo che io la capisco, è abbastanza zoppicante pur se riesco ad usarla per la sopravvivenza e anche qualcosa di più.
Tuo nonno fino a pochi anni prima parlava inglese fluentemente, pur se con un accento che tradiva un po’, le sue origini, ma da quando era andato in pensione lo aveva un po’ perduto.
Tuo padre però -no doubts-è cresciuto trilingue, e il suo italiano inglese e francese sono rimarchevoli.
Meno ironie, dunque, caro Federico!
Ciò nonostante si era, volontariamente, offerto di prestare al tuo papà uno zaino per poterti portare in giro.
La passeggiata era stata lunga ma che natura e che colori: laguna verde e laguna azul non ci avevano delusi.
Ritorno a El Calafate con sostanziosa cena a base di agnello alla brace per tuo nonno e tuo padre e minestrone per me.
Nuova sosta nel solito albergo fatto di bungalow, dove avevamo soggiornato al nostro arrivo e nuova sveglia antelucana per raggiungere l’aeroporto il nostro volo mattutino per Buenos Aires dove ci aspetta la tua mamma. 
Seduta in aereo quello con le ali della mia fantasia e dei ricordi, faccio nuovamente il mio addio ai monti e al lago argentino e a questa splendida vacanza fuori del mondo alla fin del mundo con nonno, babbo e te.
Le immagini che immortalano questo nostro viaggio restano impresse nella mia memoria con tenerezza, allegria e tutta la serenità di cui abbiamo goduto.
La tua nonna R.













samedi 6 décembre 2025

Una tranquilla serata all'assemblea nazionale


                                    Una serata tranquilla all'Assemblé nationale


Venerdi  5 dicembre cerimonia al Palais Bourbon, sede dell’Assemblea nazionale francese, per l’attribuzione dei “Leonards”, premi letterari assegnati dal “Cercle Leonardo da Vinci” a novelle, romanzi, saggi, in lingua originale francese oppure tradotti in italiano.

 

Il “Cercle Leonardo da Vinci, un’associazione fondata da Jean Raphael Sessa, riunisce discendenti di immigrati italiani e amici dell’Italia con lo scopo di creare legami sulla base di un “devoir de memoire”, il dovere di ricordare le origini, la cultura di genitori, nonni che hanno lasciato il loro paese per integrarsi in uno nuovo che li ha accolti.

 

Oltre al premio Seneca destinato a un racconto in lingua francese e attribuito a “Le long moment ”di Antony Bondain, et al premio Macchiavelli assegnato a “ Les Renaissances” di Agnes Martin-Lugand, questa edizione ha visto alla luce due nuovi premi: il premio Dante riservato a un romanzo francese tradotto in lingua italiana e aggiudicato a “La collera e il desiderio”(La colère et l’envie )di Alice Renard e il premio Dumas per un saggio francese tradotto in italiano e pubblicato nel corso dell’anno, attribuito a “Grande da morire” di Sylvie Goulard. 

Quest’ultimo premio è frutto della collaborazione del Cercle Leonardo da Vinci et dell’Unione Italiana della stampa francofona (UPF italie-Italia) di cui è presidente il giornalista Alberto Toscano.

La giuria formata da membri italiani e francesi delle due associazioni ha selezionato il libro vincitore del premio Dumas tra una rosa di nove opere.

Il saggio prescelto, pubblicato in origine in francese come “L’Europe enfla si bien qu’elle creva” e tradotto con un ben efficace titolo “Grande da morire” presenta in questa versione la prefazione di Romano Prodi.

 Il testo che analizza pro e contro dell’ampiamento dell’Europa e fa riflettere una volta di più sul futuro di questa Unione, oltre ad avere la prerogativa di essere di grande attualità e di essere scritto con una grande chiarezza, è destinato a un vastissimo pubblico perché la sopravvivenza dell’Europa è un problema che riguarda noi tutti e di cui dovremmo essere coscienti.

Sylvie Goulard, specialista dell’Unione europea, ex ministro, ex europarlamentare e attualmente docente alla Bocconi era presente alla cerimonia ed e ha ricevuto il premio da Alberto Toscano.



La premiazione si è conclusa con un Prix d’honneur a Gilles Pécou, presidente della Biblioteque nationale de France ed eminente storico specialista del Risorgimento italiano. Questo riconoscimento gli è stato assegnato in considerazione della sua opera in favore delle relazioni culturali tra Italia e Francia.

samedi 9 novembre 2024

MARE CATARTICO

Mancano ormai pochissime ore alla partenza dalle Sables d’Olonne della Vandée Globe, regata in solitario intorno al mondo senza scalo e senza assistenza.

Per anni l’ho seguita alla radio senza leggerne mai nulla, così per me questa regata, secondo la mia logica, si chiamava “la (sottinteso regata= Course) VENTS DE GLOBE”, con un evidente errore grammaticale visto che Globe è maschile e dunque avrebbe dovuto essere DU GLOBE, che in alternanza modificavo con un VENTS DES GLOBES, che mi poneva un altro tipo di dubbio “Ma quanti globi ci sono?”, finché non mi è apparso chiaro che nonostante la regata riguardasse barche a vela, non si parlava di vènti, né dei QUARANTA RUGGENTI, né dei CINQUANTA URLANTI, bensì della Vandea, la Vandée.

È dunque tempo di riprendere il mare e pure io torno a navigare nelle acque conosciute e sicure del Mare nostrum, che a forza di parlarne sta per cambiar aggettivo per diventare il Mare Meum.

Pronta per una veleggiata tra l’isola d’Elba, Capraia e Gorgona in cerca di un bel penitenziario che mi accolga, prendo il largo fino alla rada di Marsiglia e approdo su quella specie di scoglio allargato sul quale sorge lo Château d’If che da il nome all’isolotto. 

Cosa cercare di meglio o di più quando trovo IF? 

È il luogo per me!

Ma per boucler la boucle si impone una nuova veleggiata fino all’arcipelago toscano e Montecristo mi vede dar fondo all’ancora( nella più totale illegalità).

Viaggio sulle tracce di un ex imperatore finito in esilio, parlo del primo (il secondo è fuori dalle mie rotte) e di un ex marinaio esiliato, divenuto Conte; due personaggi legati al mare e alle isole: uno vero, l’altro immaginario uniti da una specie di destino incrociato.

L’Imperatore mi piaceva quando giovane console faceva travalicare con sé ideali di libertà, fraternità, uguaglianza, scuoteva la polvere dalla penisola italica asfissiata da vecchiume e ne illuminava il futuro.

Il giovane marinaio divenuto Conte mi affascinava per il suo percorso che univa le mie terre natali a quelle che sono poi diventate le terre sulle quali ho costruito castelli immaginari da cui librare il mio spirito e muretti a secco e mura solide dalle quali hanno preso il volo i miei rampolli.

Il suo percorso è legato al mare, attraverso il quale trova una prima libertà dalla prigione in pietra dello Château d’If, il tesoro di Montecristo che lo rende ricco e libero di agire, e infine una nuova libertà quando rispiegando le vele libera la sua mente e il suo sentire dalla prigione virtuale ma non meno limitante in cui lo aveva rinchiuso lo spirito di vendetta.

Mare catartico!

E pure curativo.

Da bambina mi ci portavano a fare inalazioni in ogni stagione per curare tonsille e adenoidi infette.

Oggi con l’inquinamento che c’è non sarebbe più il caso!


Ripenso a come mi affascinava lo Château d’If che vedevo dal porto di Marsiglia, quando bimbetta già sguazzavo in queste acque, raggiunte durante la nostra crociera familiare estiva.

La fantasia galoppava tra mito e leggenda e ancor più si sbizzarriva nell’isola di Montecristo.

Oggi come oggi sono incapace di decifrare se il mio ricordo dell’isola sia reale o immaginario.

Tanto era il desiderio di raggiungerla e chiudere il cerchio a mia volta, seguendo la rotta di Dantès che giurerei di esserci arrivata in barca a vela, di essere entrata nell’insenatura che funge da porto e di esserci avvicinati all’attracco in banchina, senza peraltro poter poggiare il piede sul suolo.

Forse avevamo veleggiato unicamente nelle vicinanze. Chissà? Non c’è più nessuno che possa svelare l’arcano, dirmi se sia realtà o sogno.

Quest’immagine però che ho frammentata davanti agli occhi me la tengo ben stretta e me la regalo come realtà vissuta.

Sempre parte delle storie del Mare Nostrum in cui sogno e realtà si rincorrono sulla scia di un vissuto lontano.



lundi 28 octobre 2024

TOSCA, non di nome ma di fatto o ancor meglio di MISFATTO

Tosca:

un nome di cui mi sono appropriata semi-indebitamente.

“Stonata come una campana”, espressione di cui ricerco l’origine e non il senso che mi è chiarissimo (…- il riferimento alla campana nasce perché il suo suono soprattutto se vicino risulta fastidioso e poco melodioso, perché prolungato e forte- mi illumina internet, ignorandone il lato festoso, squillante, argentino…senza ulteriori aggiunte che rendano l’espressione meno piatta e più avvincente, interessante, intrigante), riprendo dunque:

 “Stonata come una campana”, lo pseudo di Tosca, di pucciniana memoria, mi suona come un’usurpazione.

Ma, “un po’per celia un po’ per non morire (di vergogna) al primo…”scontro con il pubblico di lettori, questo pseudo trovo mi calzi a meraviglia.

Ecco germogliare Tosca (non di nome ma di fatto o ancor meglio di misfatto).

Un bel clin d’œil alla Tosca-Callas diretta da Victor de Sabata alla scala di Milano, tanto per cominciare. 

Anno mitico!

 

Nel significato dell’aggettivo, il “tosca” mi suona invece assolutamente pertinente (tanto quanto il precedente era impertinente) e assolutamente legittimo.

“Siede la terra dove nata fui, sulla marina dove il Cecina discende”, illegittima è solo l’appropriazione rivista e corretta della frase del canto quinto dell’inferno.

Spero che il conterraneo Alighieri non me ne vorrà di questo plagio, che difficilmente potrei vendere come farina del mio sacco, neppure se fosse farina di Ceci.

Certo Alighieri, Puccini, cosi come Malvaldi o Gatti Mezzi (di cui parlavo e scrivevo in tempi passati o Vichi (di cui non ho ancora scritto ma leggo attualmente) … cosa posso farci se provengono tutti dalla mia tosca terra?

Spero che nessuno si offuscherà dell’accostamento sacro-profano di questi autori e compositori che in ogni caso mi garbano molto, aldilà dai loro generi letterali o musicali e dalla loro provenienza.

Sono una “open mind” e spazio a largo raggio, viaggio in rete e ci soggiorno ma non mi lascio imprigionare dal net, soprattutto con il mio vero nome, rischierei una sorta di mise en abyme, una rete irretita, Tosca, rischia molto meno.

La mia prof bienaimée lo ha adottato, rendendomelo ancor più caro e familiare.

Lei ci aggiunge spesso aggettivi valorizzanti e, a mio dire, esagerati e immeritati, ma la lascio fare o per essere più precisi dire.

Non sta bene contraddire una prof!

 

Per anni ho sperato di assistere ad una rappresentazione di Tosca pregustandola e canticchiando (rigorosamente stonatamente) “E lucean le stelle”, una delle mie arie predilette.

(Le stelle mi affascinano e fanno parte delle mie “magie”, le dispenso sotto forma di star dust oppure in occasione di grande necessità invio “la Stellina”, la mia magic star, che in caso di successo si prende tutti i meriti; in caso di fiasco la colpa ricade invece ovviamente sul destinatario che non ne ha fatto buon uso, non le ha dato troppo credito, non la ha ben attaccata dietro l’orecchio. Lei è infallibile: è una emanazione dell’amor materno. Digressione per sostenere la mia tesi di legittimità)

Finalmente l’arena di Verona mi attende. 

Di ritorno da una vacanza in Austria ci fermiamo a Verona dalla mia amica di matita-biro-tastiera (nell’evoluzione temporale) che mi attende con due biglietti per una soirée Tosca.

C.V. beneficia del secondo biglietto e non smette di sbuffare per tutto il tempo della rappresentazione.

D’accordo che lui non ama particolarmente le opere, a parte quelle firmate Mozart, e che la sua considerazione di Puccini non è il massimo; sapendo però quanto a me piaccia e come godessi della rappresentazione, speravo si contenesse.

E finalmente Le stelle “brillano” e la terra “profuma”.

Mi lascio cullare dalla romanza, mentre C.V. al limite della sopportazione tende l’orecchio per identificare il rombo del tuono che si avvicina, speranzoso, molto speranzoso.

Grande delusione (per lui) perché il temporale tarda a scoppiare e soprattutto perché l’auditorio reclama il bis e le Stelle tornano a risplendere.

Quante stelle brillano nel firmamento!

Quante stelle anche sotto il sole o le nuvole.

La nostra Star casalinga, l’atleta mezza-maratoneta ha brillato a Roma e la sua prestazione che ho raccontato sui miei blog in forma ufficiale e anche in forma più ufficiosa mi ha dato l’idea di allargarne la diffusione, e ospitata sul net da Altritaliani, Tosca è ritornata ad apparire.

Tosca non di nome, ma di fatto e soprattutto di misfatto.

lundi 21 octobre 2024

4 OTTOBRE.....non è mai troppo tardi

“Quest’anno i festeggiamenti del mio compleanno dovranno durare almeno una settimana!... e. mi raccomando, tanti regali!!!

Ipse dixit! Così aveva dichiarato la festeggiata del 4 ottobre familiare.

Ben ascoltata dal marito aveva avuto diritto a festeggiamenti plurimi iniziati con una colazione preparata dai figli, una cena in ristorante stellato, seguita da altre cene, regali e cotillons.

Le “celebrazioni”in realtà sono durate ben più a lungo, con lei “sul podio”, in pole position, al centro dell’azione.

Non sempre, ahilei, celebrazioni glamorous!

Tanto per iniziare i genitori indegni, si sono defilati prima della data fatidica, e la madre ancor più indegna si è ben guardata da lasciarle il regalo, per una ragione troppo lunga da spiegare ora …. non è il momento.

Oltretutto, il famoso concours de circonstances, ha persino fuorviato la “ragazza” che ingenuamente ha creduto che il pacchettino che aveva trovato su indizi materni fosse quello destinato a lei dalla mamma (che come già annunciato non aveva lasciato un bel nulla).

La madre snaturata la aveva spedita insistentemente alla ricerca di una scatoletta medicinale e la “giovane” che pensava di aver avuto diritto a una caccia al tesoro sotto mentite spoglie si era diretta alla scrivania laddove il marito aveva nascosto il suo “cadeau” da offrirle la sera a cena.

Ma come saperlo o immaginarlo???

Incidente diplomatico evitato in extremis.

Conclusa la prima settimana all’insegna di libagioni plurime, la nostra eroina è piombata in una densa settimana di notti corte e affannose, causa ripetuti risvegli con uno dei figli malato.

Sola, senza supporto maritale in trasferta lavorativa, è arrivata alle soglie del recentissimo fine settimana, stravolta, stanchissima e senza il minimo sfogo liberatorio di sani allenamenti podistici, tra l’altro necessari per il previsto evento del we.

I programmi della conclusione del compleanno regale (neppure per la Queen erano durati così a lungo) prevedevano infatti un rendez-vous romano in compagnia del consorte, con i due figli maggiori al seguito e soprattutto la sua partecipazione alla prima semi-Maratona della Capitale: la Wizz Air Rome Half Marathon: 21 km tra i siti “must” dell’Urbs.

 Trasferta incerta fino quasi all’ultimo, o almeno incerti i partecipanti al viaggio, tranne la nostra festeggiata che per nulla avrebbe rinunciato alla sua prima mezza maratona ufficiale ed era chiaro che sarebbe partita ad ogni costo.

E finalmente domenica mattina 20 ottobre eccola presentarsi al Circo Massimo per la partenza con il primo gruppo di runners.

Dubbiosa per questo inserimento nella prima tranche al via (grazie al suo miglior tempo in allenamento che su richiesta aveva dato agli organizzatori) temeva già di fare una figuretta.

La felpa che avrebbe dovuto buttare via perché non c’era modo di lasciarla in custodia alla partenza.

Lo stress dell’ignoto.

Il pensiero dei 21 km da percorrere e da resistere.

Gli altoparlanti che gracchiano.

Scambi telefonici via whatsapp che mi illudono di esserle accanto.

Piccoli momenti privilegiati.

Riattacco…la partenza è imminente.

“Ancora 10” mi annuncia un suo whatsapp 54 minuti dopo il via.

Non molto più tardi suo marito mi comunica in un vocale che le mancano ancora 8 chilometri.

“ -5.7” a un’ora e 15 minuti dalla partenza, mi scrive di nuovo lei.

E mezz’ora più tardi il video “storico” in via dei Fori Imperiali che immortala l’avanzata della madre temeraria con in fuori campo le voci di incoraggiamento dei suoi bimbi e del marito.

Li ode anche lei, alza le braccia a mo’ di saluto e invia un bacio.

Il traguardo è vicino: arriverà al Colosseo in 1h 41 ‘21”.

Il suo record personale è battuto me lo annuncia con un’immagine che riassume i suoi dati, seguita da un suo primo piano. 

Stanca ma felice, radiosa.

Alle ultime news risulta 1100esima su gli oltre 17.000 partecipanti.

Non ero là ma era come se ci fossi!

Posso finalmente mettermi alla tastiera e festeggiare anch’io il suo compleanno, con il mio abituale testo….

 

P.S.

Un pizzico di curiosità mi spinge a ricercare su Glob cosa ho scritto nei precedenti 4 ottobre

2023 nessun testo. Oddio come mai? Cosa mi sarà successo?

2022 mi rincuoro. Una bella storia vecchissima, ritrovata e ricopiata nel racconto. Vale almeno per 2 compleanni. OUF

          Sarà per questo che nel 2023 ho fatto l’impasse…?

2021 Fidèle de sept heures, breve ma intenso

2020 nessun testo. 

          Cerco nella memoria.

          Avevo trascorso un mese a Roma e la vigilia del suo compleanno ero ripartita.

          Ero fusa si vede.

2019 nessun testo.

          Cerco memoria nelle foto.

          Ero alle Bermuda.

          Troppo busy per scrivere e internet non funzionava praticamente.

2018 nessun testo.

          Cerco memoria nelle foto.

          Eravamo a Bologna tutti insieme.

          Come sopra 2019

2017 nessun testo.

          La memoria risponde subito.

          Novara e poi Milano tutti insieme.

          30 anni Sizzano all’Impero.

          E poi noi in Toscana con Leonard.

          Troppo busy….. certo però neppure un testo tardivo.

          SHAME ON ME.

2016 testo tardivo, in novembre….. ouf je me rattrape 

          Et j’arrête de rechercher

 

Se io non ho più scritto, l’ex Fidèle però non sembra averlo notato, o almeno non me lo ha fatto notare.