perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


mercredi 24 janvier 2024

La magia di Parigi tra treni, expo e pittori maledetti

La magia di Parigi riesce sempre a conquistarmi anche se per godermi le meraviglie di questa straordinaria città sono costretta ad armarmi di pazienza e coraggio lanciarmi nella mischia alla conquista di un mezzo di traporto per raggiungerla.

Finiti i tempi in cui dal "mio" quarto piano di Eduard Quenu scendevo e raggiungevo a piedi i miei giardini del Luxemboug o altre ambite mete. Da quanto risiedo alla "Reggia" in occasione delle mie visite alla capitale, ho guadagnato in spazio, ridotto l'ascensione (solo un piano per raggiungere la mia camera, come a casa d'altronde) nonché beneficiato della presenza del principe Tancredi e di sua sorella Iris, ma per raggiungere Lutezia sono costretta a districarmi tra le tre differenti stazioni: Rive droite, Rive gauche et Chantiers e non parliamo quando il cambio da RER o da treno veloce accade nell'orrida e detestata stazione de La Défense:

Défense d'y aller, vorrei aggiungere.

Disgraziatamente C.V., con la scusa che è il tragitto più rapido, cerca tutte le soluzioni che contemplano il cambio nella sunnominata e dissennata stazione, ove peraltro finiamo spesso per sperderci.

Brevi ma intense scappate culturali hanno coronato l'ultimo nostro soggiorno parigino.

Da un "non compleanno"al teatro de la Renaissance seguito da una deliziosa cenetta a ben tre mostre nel giro di pochissimi giorni.

Fondation Vittuon raggiunta con una breve camminata a piedi dalla stazione metro  les sablons, costeggiando le jardin d'acclamation (nome rivisto e corretto dall'universo linguistico del principino, che ho integrato nel mio dizionario...molto più parlante dell'originale  jardin d'acclimatation).

La fondation riesce sempre a provocarmi emozioni e per la qualità delle esposizioni che ospita e per il suo valore aggiunto. Valore sentimentale che io le attribuisco e venale che si attribuisce da sola.

Sentimentale perché mi fa pensare al mio I dunno che per una buona decina di anni ha lavorato nel gruppo L.V.M.H., tanto che per spirito di solidarietà e sempre sentimentale comprai qualche azione ai tempi in cui erano per così dire abbordabili...per il valore venale invece io non ho alcun merito né incidenza, lo ha raggiunto da sola o glielo ha attribuito la Borsa alle suddette azioni.

Avrei dovuto venderle quando I Dunno è partito passando alla concorrenza, ma non sono riuscita a separarmene sempre per quella sorta di implicazione sentimentale e forse con la speranza che facesse ritorno nel gruppo.

Diciamo che finanziariamente ci avrei guadagnato a separarmene...ma i sogni non hanno prezzo e con la fantasia il binomio L.V.M.H. - I Dunno continua a vivere, grazie al mio cordoncino borsiero.

Mutty forever!

Mark Rothko, una mostra su cui posso dire ben poco, perché non sono certa di poter esprimere quello che non ho capito.

Sicuramente dei quadri che mi hanno incuriosita e delle associazioni di colori che mi hanno colpita.

Ma a quanto pare Rothko cercava la luminosità piuttosto che il colore, forse dovrei tornare a rivedere l'esposizione per cercar di compenetrarla meglio e tentare di avvicinarmi a lui e Giacometti, di cui due sculture fanno compagnia alle tele in nero e grigio di Rothko sperando di allontanare quella sensazione angosciosa che mi ha pervaso alla fine della mostra. Mi chiedo se sia possibile…Giacometti perlopiù mi terrorizza.

Soltanto nel giardino di Peggy Guggenheim a Venezia sono riuscita a guardare una scultura di Giacometti senza avere la pelle d'oca, forse per il quadro bucolico che le faceva da cornice.

Musée d'Orsay, che luogo incantevole e affascinante! 

La sorellina del principino mi ha subito sbalordita riconoscendo su una affiche due pittori attraverso la riproduzione di un quadro da ciascuno di loro dipinto.

Van Gogh!- ha esclamato e poi: Monet!

Ho scoperto che ha una passione per Monet, immagino ereditata da sua madre.

Van Gogh invece è la mia passione ed è ben per ammirare le opere degli ultimi mesi di vita a Auvers-sur-oise che siamo andati a Orsay.

Bellissima mostra di un Vincent dai tratti riconoscibili misto ad altri meno abituali.

Nota dolente la folla ribollente, debordante e irritante che non ho potuto eliminare con un tocco di bacchetta magica. Per la magia mi sono dovuta accontentare della “carte presse”, magnifico passe partout scavalca e abbatti file che mi ha sbalzato in un nano secondo dall’ultimo gradino del piazzale antistante il museo, ove si formava una delle varie code, all’entrata dell’expo, ove di fianco a una ennesima coda si è quasi miracolosamente aperto un varco per noi eletti.

La sorella del principino ascoltava i commenti materni, interessandosi a modo suo ai particolari su cui il suo occhietto vispo era incoraggiato a soffermarsi e a riflettere, mentre il fratello in compagnia del nonno cercavano una via di fuga già saturi del tempo dedicato al mio amato olandese.

Ultima mostra, la vigilia della partenza, all’orangerie per un omaggio doveroso al mio conterraneo Amedeo. La sua pittura mi è familiare fin dall’infanzia: la riproduzione di un suo quadro rappresentante una ragazza dal lungo collo di cigno troneggiava nell’atelier della mamma. Impossibile da dimenticare anche perché aveva una certa somiglianza con una delle mie tante cugine.

Modì “le peintre maudit. Morto giovane di ricadute di una tubercolosi contratta anni prima e in ogni caso abusato da alcool, droghe , e stravizi. Se ne andava oggi, 24 gennaio, 104 anni fa, lasciando Jeanne, la compagna, già madre e incinta di 8 mesi disperata. Finalmente uno che non si era suicidato, a differenza dei due precedenti. In compenso si suicidò lei due giorni dopo la morte di Modì, gettandosi dalla finestra.

I due “rampolli reali” ci accompagnavano nella visita, scarsamente attratti dalle opere, dopo una sosta incuriosita davanti al ritratto di Paul Guillaume, il suo mercante. Devo dire che la scritta “novo pilota” che campeggiava sulla tela aveva funzionato come aggancio, e le teste scolpite nella sala adiacente avevano vagamente incuriosito.

La noia però si era rapidamente stampata sui loro volti, gli occhi vagavano, i fondi schiena cercavano appoggi e dalle loro labbra fuoriuscivano richieste di w.c. per impellenti pipi, merende per pancini gorgoglianti….

Risolte le prime urgenze sono tornati a visionare la mostra trascinandosi stancamente, salvo poi ritrovare un po’ di verve all’uscita davanti a giochi didattici imperniati sull’opera del pittore livornese e tra questi una testa scolpita ( pura riproduzione), che erano incoraggiati ad accarezzare.

Mentre il principino sgranocchiava amenamente e molto tranquillamente i suoi biscotti al bar dell’orangerie, mademoiselle Iris è voluta salire ad ammirare le ninfee di Monet e ha pregato perché la ritraessi in foto in una delle sale con le ninfee sullo sfondo.

Troppo fiera e felice si è messa in posa, sfoggiando un sorriso a 360 gradi come la sala.

Nel ritorno in RER cercavo idee per stampare nella memoria dei due delle immagini che conservassero il ricordo della mostra e di Modigliani.

Impresa ardua. 

A parte la scritta sulla tela del ritratto di Paul che ho temuto desse loro idee vandaliche, direi che nulla li aveva particolarmente attirati, neppure le teste ad eccezione di quella finta all’uscita dell’expo.

Cosa potevo raccontar per far volare la loro fantasia?

Alla loro età non si adattava certo il racconto del mio viaggio, compiuto oltre un decennio prima, al Père Lachaise alla ricerca della tomba di Modigliani. Una tomba fuori dei sentieri strabattuti, molto anonima e dall’aria abbandonata in cui riposavano infine insieme, riuniti dopo un bel po’ Modì e Jeanne.

Mi ero commossa su quella tomba per tantissimi motivi: il dramma che raccontava, quella sorta di abbandono….storia tragica comunque inadatta alle orecchie e ai cuoricini di due bimbi.

Io ne ero ripartita con il desiderio di arricchire quel sepolcro, abbellendolo, rendendolo più caloroso, non certo con i lumini, fiori di platica o sorta di ex voto di un kitsch orripilante che troneggiavano su tombe di artisti più recenti.

Ecco avessi potuto sarei andata a trafugare le famose teste ripescate nei fossi di Livorno e le avrei lasciate li sopra.

Ecco! le teste dei fossi livornesi e la beffa degli studenti goliardici.

Questa si che era una storia simpatica da raccontare ai nipotini.

Il viaggio di ritorno è volato nel racconto di questa burla compiuta oramai quasi 40 anni fa, in occasione di una mostra a Livorno, in omaggio al pittore, nel centenario della sua nascita.

Ricordo ancora il ripescaggio delle tre teste che i critici dell’epoca, salvo una minima percentuale messa a tacere, attribuì a Modigliani fin tanto che gli autori giocherelloni non si autodenunciarono…. Anche se c’è chi, un critico solo se non erro, non ha voluto recedere dall’idea ed ha continuato a sostenere che fossero realmente opera dello scultore livornese emigrato a Parigi, che prima di lasciare la natia città aveva gettato nei fossi quelle sculture che non lo soddisfacevano.

La storia è un po’ più complessa di come io la ho qui narrata e chi non la conoscesse può trovare tutti i dettagli di cronaca sui giornali dell’epoca e su articoli più recenti.

Chissà se il film su questa beffa del secolo, annunciato due anni fa, vedrà la luce. Era intenzione dei ex tre giovani studenti raccontarla dal loro punto di vista.

Se il film esce ci porterò i nipotini, in mancanza di meglio li porterò a fare un giro turistico ai fossi di Livorno.

Non sarà la magia di Parigi.... ma è l'im-magi-nazione della città labronica! 


 

 

 

 

 

 



 


samedi 6 janvier 2024

COMUNICATO poco Epifanico

1)Per raggiunti limiti di età,

2) causa mancato rinnovo di patente scopa elettrica

3) causa mancato rinnovo di patente scopa saggina

4) causa mancanza pure di saggina (deforestazione selvaggia)

5) causa penuria carbone

mi vedo costretta a dare forfait e rinunciare alla mia notte vagabonda.

Oltretutto piove troppo e ho i dolori e poi nessuno si accorgerà della mia mancanza.

Certa di non trovare nessun messaggio di lamentela, di dispiacere o di cordoglio chiudo il capitolo senza troppi rimpianti.

Con il passo quatto quatto, più felpato del suo gatto

trascinando la sottana se ne parte la Befana

vi saluta caramente, pur se il cuore è un po' dolente

ma Macron e la Fornero l'hanno esclusa per davvero.

Non sa proprio aggiunger altro

la befana 'ventiquattro