perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


mardi 28 février 2012

VITA ....di tutti i giorni

S....
Silenzio !
Silenzio totale !
Non lascio  speak  neppure Agnes…
Troppi pensieri che si affastellano, mi perturbano (ormai basta poco per mandarmi fuori fase)…
Un principio di influenza, un non so qualche virus, aggressivo, virulento, rimontante che mi fa scoppiare pure la febbre…
….ogni medaglia ha il suo rovescio e nel malessere posso dedicarmi, consacrarmi alla lettura, perdermi in un libro che da tanto mi ero scelta.
Vita: un nome che mi aveva subito parlato, conquistata, che mi era arrivato diritto al cuore.
Sulla copertina un immagine color seppia di vecchia foto immortalante ragazzini di altri tempi, sul retro una presentazione che me ne diceva di più, fin troppo, sulla storia.
Ero uscita con il mio acquisto sotto il braccio dalla mia solita libreria del mio paesello toscano.
Un libro da un titolo così positivo, fiducioso, rincuorante, che non avevo potuto fare a meno di regalarlo alla mia Amica d’infanzia che alla vita cercava di attaccarsi tenacemente, dopo averla sfidata con la noncuranza, la finta indifferenza, la politica dello struzzo.
Vita, che le offrivo in lettura, vita che mi auguravo le rimanesse vicina.
Tornai a comprare una nuova copia per me.
L’ora era fuggita, l’istante magico insieme.
Il libro aveva trovato posto nella mia libreria, in attesa…
In attesa di chissà cosa?
Tempi migliori?....Ma quali,
Nuova ispirazione?…che arrivasse da dove?
Non mi ricordo più che cosa ne avesse pensato di quel libro.
Nei lunghi mesi in cui la malattia l’aveva confinata tra letto, divano e poltrona non so più quanti libri avesse divorato, con l’unica fame che la stimolasse un po’.
L’appetito, lei che era una buongustaia e cuoca sopraffina, non sapeva più cosa fosse.
Aromi, sapori, odori la lasciavano indifferente, in una monotonia di vegetazione invernale.
Nuova aria di primavera tornava a stimolarla a invogliarla a dare un morso e a sgranocchiare una porzione salata, a ridarle fiducia, se non nel domani, almeno nell’oggi.
Inverni, primavere, anche un’estate di quasi-illusione(la mia in ogni caso).
Il libro non è più di attualità!
Non so neppure se esista ancora in casa o sia finito in qualche sacco con i suoi abiti, le sue scarpe,la sua biancheria, i suoi ninnoli.
Ex premio Strega, che nove anni dopo aver ottenuto il riconoscimento e cinque dopo esser finito tra le mie scorte rivitalizzanti, formato tascabile, mi ricerca per sedurmi, ammaliarmi, stregarmi.
Mi richiama con insistenza dallo scaffale della libreria, con un canto da sirena, ricordandomi che è ora che mi decida ad attaccarne le pagine.
Non è la prima volta che lo riprendo in mano.
Svariate volte l’ho preso, annusato, rigirato.
E senza  aver trovato nessun profumo, ricollocato in buona compagnia di altri compagni, sfogliati, carezzati, strusciati, amati, più fortunati di lui. Compagni di scaffale che con me hanno condiviso momenti di grande intimità seguendomi a letto, in bagno, in viaggio, in treno, poggiati sul mio comodino, sulle mie ginocchia, in una tasca della borsa del computer…
Quante volte mi è sembrato noioso, scontato, per nulla attraente.
E come è possibile trovare noiosa, scontata, non attraente la vita?
-Ricordati Amica mia-mi aveva scritto in un sms- sempre bella è la Vita!-.
Questa volta è stato diverso. Ci siamo guardati in faccia, gli occhi, negli occhi, fissi, diretti e ci siamo intesi, capiti subito senza bisogno di altre frasi, neppure quelle del retro di copertina.
Mi ha seguito su per le scale in camera da letto.
Primo della pila che indugia in attesa che io concluda le ultime pagine di quello che sto terminando.
Ma chissà quanto mi ci vorrà per arrivare alla parola fine.
Le ultime pagine sono le più difficili.
Quelle che da una parte vorrei divorare per assaporare il tutto, che dall’altra centellino con una lentezza esasperata per la paura del distacco, della parola fine.
Il fato mi da una mano a rompere gli indugi.
-Verresti a far passare gli orali del Bac Blanc ai miei studenti?-mi chiede un’amica
Acconsento e attendo di ricevere i testi per darci un’occhiata e preparami.
Insieme a testi di giornali, riviste, brani di Baricco- Tomasi di Lampedusa e della Mazzucco.
Vita che sbarca e inizia a camminare per la città.
Devo rimetterla nel contesto. Inghiotto le ultime pagine di Eva luna e mi dedico a  lei…
Come al solito finisce che mi lascio prendere dall’ansia.
Non è più chiaro chi debba passare l’esame io o gli studenti?
Sopravvivo alla prova, ne esco indenne e mi sprofondo nel libro che mi prende, mi appassiona mi avvince e mi convince con la potenza della scrittura della sua autrice.
Mescolo la febbre dei  personaggi a quella della lettura, a quella del virus che mi assale.
Un libro meraviglioso che consiglio a occhi chiusi...chiusi per meglio ricordare, assaporare un ‘opera  che mi ha marcato come forse mai nessuna l’ha fatto prima d’ora.
Storia di due ragazzini, di un popolo, una nazione, storia di gente senza storia, ricerca di radici, di domande cui è difficile dare risposte perché manca l’interlocutore, di un sogno…realtà cruda, squallida, lirismo onirico, storie di vita , storie intrecciate di generazioni diverse, viste da angolature e occhi diversi e narrate con una forza e un’abilità che mi ha lasciato a bocca aperta.
Oggi tutti scrivono, prova ne è, anzi ne sono, o per essere più corretti, lo sarei.
Quanti ci provano o dicono,fingono di farlo o semplicemente lo fanno.
Non tutti sono scrittori, anzi ben pochi ne meritano l’appellativo.
VITA :una lettura che ti prende e ti avVita in una doppia spirale magica in cui l’onirico e il reale si rincorrono e giocano insieme, un racconto che eVita la banalità, e inVita a riflessioni profonde dal pubblico al privato, sulla storia di tanti, di uno, di noi, nella ricerca della felicità e soprattutto, la ricerca della memoria di una famiglia, della sua famiglia, quella che Melania Mazzucco si sente in dovere di raccontare. 
Perché “Solo quello che si racconta è vero”.
Vita un nome, un destino.
Ha marcato il suo, ha segnato il mio.
Mi sono vergognata delle mie velleità letterarie.
Mi sono sentita proprio piccola, presuntuosa, ridicola.
L’esame di coscienza non mi ha certo concesso la promozione.
Giudice più severo non so se avrei potuto trovarlo, ma la sua clemenza mi ha concesso una benedizione in virtù dello spirito che mi anima e incita a raccontare.
Anch’io sono alla ricerca di memoria, ricerca di radici della nostra pianta, delle sue ramificazioni, delle foglie verdi, gialle, secche degli uccellini che vi si sono posati, della pioggia che l’ha sferzata, del sole che l’ha fatta crescere. Di tutto ciò sento il dovere di raccontare per mantenere vivo il ricordo, per tramandarlo, per far giungere linfa ai nuovi germogli ancora chiusi e talora neppure in gestazione. Scrivo e rifletto e mi rendo conto che non posso, non devo  cessare di farlo perché....
"Solo quello che si racconta è vero" e quello che io racconto è.... vita!

vendredi 17 février 2012

FRANCO ADIOS !


FRANCO ADIOS!
Per chi mi conosce nella mia vague hispanique, l’onda spagnoleggiante che ha spinto soggetti vari, dai navigatori ai conquistadores, agli immigranti e che sta attualmente spingendo me e ispirandomi, preciso subito, a scanso di equivoci, che l’addio non è rivolto a Franco,il Generalisimo Caudillo de España, scomparso da lustri e di cui non ho nessuna ragione di parlare, a patto che non mi metta a spulciare nei ricordi catalani di famiglia e allora… Pero…. como siempre esta es una otra historia!...ma a un Franco di diversa natura, sostanza e origine.
Quello a cui faccio riferimento é il Franco Francese, dismesso e in pre- pensionamento all’arrivo dell’Euro, con cui coabitò pure fino al 17 febbraio del 2002, data in cui fu definitivamente messo a riposo.
Oggi, dieci anni più tardi, è il suo ultimo giorno di vita come banconota a corso legale. Volendo fino a stasera può ancora essere convertito, quello in forma cartacea almeno, (per le monete il tempo è già da tanto scaduto) alla banca di Francia in cambio di euro.
Da domani avrà solo ed esclusivamente valore numismatico.
A fine duemiladieci le statistiche parlavano di 3,9 miliardi di franchi pari a 602 milioni di euro ancora in circolazione.... Conservati sotto il mattone, in cassaforte, in fondo a vecchi cassetti, vecchie borse, portamonete, già in album da collezione o chissà mai dove? In attesa di chissà mai cosa?
Di ritornare a frequentare banche e negozi come vorrebbe la delfina Marine?
Di diventare dei valori numismatici appetibili?
Intanto c’è chi in questo scorcio di anno gli ha offerto un soffio di nuova vita: un gruppo di hotel di lusso e casinò ha permesso ai clienti di pagare le camere e le fiche di gioco con i franchi, un negozio di abbigliamento in Borgogna ha aperto i saldi in franchi, svuotando il negozio e facendo affari e ovviamente aste per venderli e acquistarne su vari siti internet.
Distratta da altri impegni non mi sono lanciata, pur io nel business…
Peccato!!!
Avrei potuto organizzare un vide-grenier in franchi e sbarazzarmi delle cianfrusaglie che stanno intasando la mia soffitta.
Ora non mi resta più che fare il giro dei miei vecchi album e portamonete, cercare tra i cimeli dei figli e con il biglietto da 20 di Debussy che ho trovato (preciso alla mia progenie che il biglietto in questione appartiene ai miei averi) organizzare un’asta su e-bay ,il prossimo 17 febbraio 2013, in occasione del primo anniversario della scomparsa definitiva dell’ultima moneta franco-francese.
Chissà che con una combinazione cabalistica di tanta forza un diciassette e un tredici, non accada qualcosa di straordinario.
Forse nessuno mi offrirà più dei tre euro e spiccioli che ancor in questo momento il mio biglietto vale….ma magari, sia mai che, Marine si converta all’Euro!

jeudi 16 février 2012

TU-p-AMARO


Credevo che Turista-fai-da-te in quest'ondata sudamerinda fosse stato rivoltato da un cavallone, inghiottito in Amazzonia da un coccodrillo dagli occhi gialli, disperso nella pampas argentina,  
e infine anche sequestrato dai tupamaro.
Ma ogni sequestro che si rispetti ha una eco.
Tutto invece taceva.
Nessuna richiesta di riscatto!
Mi sono rassegnata all’idea che Turista-fai-da te, fedele a se stesso, fosse tornato alle origini…
Silenzio!
Silence….speaks Agnese
(lei però era la madre della promessa sposa) Alexander dixit!
Turista-fai-da-te, be sweet...please!

AMARYLLIS...entre AMertumes et dulcIS (in fundo)

Heureusement qu’il y a Amaryllis qui me fait compagnie pendant que je savoure mon petit déjeuner à base de cappuccino et tartines à la confiture d’oranges amères, savamment accommodée par CV (la confiture, non pas le petit déjeuner, comme bien évidence l’accord au féminin…mais mon cerveau, qui a recommencé à  marcher au drapeau blanc-rouge vert, ressent le besoin de le préciser, car en italien colazione et marmellata sont tous les deux de noms féminins….Force de l’habitude ! de vieilles habitudes !)
Depuis longtemps Fidèle a abandonné son poste de sept heures, trop prise et occupé par son travail et aussi par les changements de sa vie privée.
Elle me manque.
Et il me manque aussi de ne plus voir apparaitre la toute petite tache qui correspond au pays où elle vit.
Gourmande aussi a disparu. Je ne sais plus rien d’elle.
Au Brésil à l’ombre d’ un cocotier ? Au carnaval en train de danser la samba ?
À Rome dans l’ombre de Saint-Pierre ? Avant que le carême commence en train de préparer sa confession pénitentielle ?
Par contre, il n’y a pas l’ombre d’un doute qu’elle a quitte Rue d’Écosse !
Et avec son déménagement, un autre petit pays a disparu de mes statistiques….
Mon petit-déj’,malgré ces absences, continue.
Mon oreille caressée comme d’hab par la voix de la radio sursaute en reconnaissant la voix du Cavalière s’exprimant en français.
OUI c’est bien lui, bien que j’aie  capté un certain vieillissement dans son timbre.
Ai-je encore raté un épisode de la vie de mon pays d’origine ?
Est-il revenu ?
Va-t-il faire une annonce « présidentielle » ?
OUI ! mais juste concernant le Milan AC , il veut en « redevenir président »!
OUF !
J’ai soudainement un besoin de distraction de beauté, de  raffiné.
Mon œil errant à la recherche du beau se tourne vers la table des pots de fleurs.
Il survole les plantes grasses pour se poser sur l’ Amaryllis.
Sollicité par sa grâce, sa délicatesse, son élégance, mon regard demeure médusé.
Captivée, comme un insecte dans la toile de l’araignée, ma vue plonge et se noie dans le rouge palpitant de ses quatre bourgeons.
Qu’elle est belle mon Amaryllis !
Elle me regarde pleine de tendresse et d’affection.
Le soleil fait grand apparition commençant à chauffer la vitre de la véranda, tandis que Amaryllis réchauffe mon cœur avec sa vivacité, sa gaieté, sa vitalité, son allégresse.
J’allume mon ordi à la recherche de passages sur mon blog.
La page des statistiques affiche à nouveau d’énormes zones d’ombres, de taches foncées de pays visiteurs…de grands pays surplombant mon petit blog.
Quelle frayeur !
Le KGB est donc de retour ?
Ah mes petits, petits pays disparus à jamais ! 
Gourmande, Fidèle, revenez me protéger et faire compagnie !

mercredi 15 février 2012

Que la fête commence!

Que la fête commence!
Whoops ! je crois que je me suis trompée de substantif…
J’aurais dû écrire: « Que la campagne commence ! »
Couchée dans le nuage de la Saint Valentin, après une soirée-cinéma à la Méjane (cité du livre- bibliothèque d’Aix) visionnant un vieux film offert par la rétrospective consacrée à George Cukor, je suis réveillée par les annonces de France-Info qui capturent toute mon attention.
Les news radio sont concentrées sur l’entrée en campagne présidentielle de l’actuel président de la République.
Il me faut un petit moment pour comprendre si j’ai, à tout hasard, raté un épisode.
Peut-être cela s’est déjà passé hier et il a été le cadeau d’un mari attentionné à son épouse, à laquelle il s’efforce d’offrir cinq années supplémentaires de vie en Première Dame ?
J’allume internet, j’ouvre les pages des quotidiens….
Non, je n’ai rien raté ! La nouvelle est bien d’actualité.
Le président a ouvert ce matin son compte Twitter ( hélas ! je ne sais pas trop comment cela marche !)
Aujourd’hui le président en charge annoncera son entrée officielle en campagne.
L’annonce est attendue ce soir à 20h sur TF1.
Roselyne Bachelot est radieuse à l’idée de l’entrée dans l’Arène de « son Nicolas » qui va pouvoir faire la promotion de ses idées, de son projet pour la France
La mise en scène d’un non-événement rétorque la gauche
La première campagne est magique, la deuxième ne l’est jamais- dit Raffarin, énumérant les campagnes de précédents présidents.
Mes souvenirs remontent au passé.
Publique et privé de l’année 2007, marquée par de grands changements dans ma vie.
 C’est bien à ce moment que j’ai commencé à donner une nouvelle forme à mes pensées ; à les faire atterrir des limbes sur des feuilles en papier. 

Devant un départ je ripostais à coups de mots.
Campagne présidentielle 2007.
Un homme et une femme.
Deux candidats opposés qui ne m’enchantaient pas.
Je ne supportais pas sa voix si désagréable, si criarde, je détestais son hautain, son dédain.
Pendant la campagne, les débats, les confrontations, il avait gagné des points, modulant un peu son timbre et surtout gardant son calme devant l’arrogance et la démagogie de l’autre.
À défaut de choix, il aurait gagné ma voix, mais, hélas, à ce temps-là je n’avais pas droit au vote.
Campagne 2012.
Deux hommes.
Le couple a un peu changé, mais ,en quelque sorte, on reste un petit peu en famille.
Le même homme et l’ex-compagne de la femme.
Deux candidats opposés qui ne m’enchantent pas.
Je ne sais pas ce que peut me réserver cette campagne, mais en tout cas je n’en attends pas beaucoup.
Je ne sais pas qui pourrait gagner ma voix.
Mais je n’aurai pas à me décider .

J’aurai à me poser la question du choix lorsque je devrais voter dans mon pays....
Heureusement pour moi, je n’ai toujours pas droit au vote dans le pays bleu blanc rouge.

Il me suffira ainsi l’inquiétude d’un autre tricolore!

mardi 14 février 2012

14 FEBBRAIO

Volevo incollare un'immagine per questo San Valentino.
Una foto rosso infuocata.
Un quadruplo cuore che batte.
Il quadruplo bocciolo del nostro Amaryllis.
Stamani l’avevo inviata ai miei boccioli, i miei rampolli.
Fin lì c’ero arrivata, ma integrarla sul mio blog, si vede che è un’azione troppo difficile, troppo complessa per il mio in-gegno, considerando la in con la stessa valenza dell’alfa privativa, della esse, in della negazione,dell’assenza di genio, quello informatico, beninteso!
Peccato perché l’Amaryllis è splendido e il suo colore vivo mi pareva intonato alla giornata.
È un regalo dello scorso anno che CV ha preso sotto le sue cure una volta sfiorito.

Ha protetto e preparato il bulbo e a gennaio lo ha rinvasato.
Il risultato è strepitoso…si vede che ha ereditato da me questa abilità materna a generare.

samedi 11 février 2012

11 FEBBRAIO e 93 CANDELINE

Sarà il freddo che mi congela il cervello o la stanchezza che ha messo fuori uso i miei neuroni?
Non cerco altre ipotesi come possibile spiegazione del mio stato catalettico.
Fosse mai che il tertium non datur, fosse invece suggerito da qualche malpensante che me lo sussurrasse  e dunque a scanso di equivoci e per precauzione mi preparo a guadagnarmi rapidamente uno spazio sotto il piumino..
...non prima comunque di aver trovato il tempo e il modo per un piccolo augurio alla mia Amica ex penna, ex matita, ora di tastiera che dopo un breve soggiorno provenzale, ha ritrovato la sua Verona per festeggiare questa ennesima primavera che odora d'inverno oltre che di rinchiuso, chiuso e stantio.
Compleanno suo ma non solo....anche della sua primogenita, per cui ci saranno un bel po' di candeline da spengere.
Un bel respiro profondo e ..........
Forza !!! con un po' d'aria anche non fresca....
Spifferiamole tutte!
AUGURI!!!

mercredi 8 février 2012

TRA-SUD-IAMO...GELO

Lascio il solito natio borgo e mi perdo in pensieri e riflessioni…
« Per la santa Candelora
se nevica o se plora
dell'inverno siamo fora;
ma se l'è sole o solicello
siamo sempre a mezzo inverno »

Mi ripeto questo vecchio detto,cercando di capire cosa ci riservi il futuro, quello meteorologico almeno.
In tutto il gran turbinio, i nevischi e nevicate constato con orrore che la neve ha fatto capolino martedì 31, il mattino di mercoledì 1 febbraio, nuova neve il venerdì 3, in abbondanza su Roma almeno,…ma il 2 ???
Ripenso alla giornata.
Non ostante le orride previsioni, nessuna neve su Cecina e neppure in Provenza, neppure pioggia a quanto io ricordi e per quanto mi hanno detto.
Non ricordo se a Cecina brillasse un pallido sole, e della Provenza non ho notizie.

Ripenso con terrore a un tiepido raggio che ha cercato di penetrare e trafiggere la spessa coltre di nubi…
Ancora secoli di freddo dunque?
ORRORE!
CV è in auto con me, ragion per cui abbandono la mia Toscana morsa dal freddo senza il conforto dei miei Gatti Mezzi.
Non mi resta che autofinanziarmi il sonoro, chiaramente in sordina, perché CV non ama la musica a parte la classica, detesta i Gatti Mezzi e aborrisce il mio cantare.
“La neve alle montagne spolverava , era d’inverno e il mi’ babbo non c’era…” canticchio tra me e me, mentre le Apuane mi balzarono incontro e mi guardâr.
Queste Alpi nostrane, sono di un bianco così bianco come non le ho mai viste.
Riluccicano di marmo, ma di neve non è tanto facile vederle ammantate.
Mi corrono veramente incontro con un’agilità insospettata per quei giganti che sono e mi rallegro per questa variazione sul tema.
Il verde duplice filar, mi era un po’ venuto a noia.
Ora poi sarà un duplice sfalsato,visto che ieri l’altro uno dei cipressi è crollato sotto il peso della neve ed è stato abbattuto.
Siamo già a “Bocca di Magra”.
Ogni volta che vedo il cartello, penso al mio babbo che tanti anni fa, vi meditava un viaggio.
Non credo ci sia mai andato, non con me in ogni caso.
Non ho mai saputo perché ideasse questo giro e oramai non lo saprò più.
Posso solo ipotizzare che gli piacessero le bocche dei fiumi.
Bocca d’Arno, Bocca di Cecina, Bocca di Magra….Bocca di Rosa (questa è un’altra musica, quella per attraversare Genova!)
“La neve alle montagne spolverava , siamo d’inverno e il mi’ babbo non c’è più
Con il freddo che fa e pensando a quanto patirebbe sono solo felice che lui non sia qui a soffrire il gelo.
Freddo, ventaccio gelido lungo tutta la costa fino alla frontiera.
Temperature mai viste da queste parti sulla Riviera.
Le autostrade francesi ci accolgono con pannelli, avvisi lampeggianti con minacce di nevicate..
Chissà se nevicherà veramente mentre arriviamo a casa?
Sulla nostra autostrada tutto scorre tranquillo, ma su una bretella vicina, che va verso il mare a Cassis volteggiano dei fiocchi bianchi.
Incredibile, ma vero.
Troppo tardi! se nevica oggi 5 febbraio.
Non faremo più a tempo a salvarci dall’inverno che  persisterà:
Candelora è trascorsa oramai da tre giorni!!!
Immagino il porto di Cassis dove siamo stati attraccati in tempi ormai remoti, bianco di fiocchi di neve invece che di fiocchi, rande, ….vele…
"La neve alle montagne ha spolverato, siamo d’inverno e il mi’ babbo è qui con me!"

 domenica 5 febbraio

mardi 7 février 2012

CANDELORA

Candelora é trascorsa in un vortice bianco granuloso, non certo attribuibile a zucchero filato o a polvere di zucchero, vanigliato, semplice, o profumato con altri aromi, e neppure al bianco della ricotta.
Gli ingredienti per dare un tocco finale alle crêpes non avevano niente a che vedere con questo bianco discendente dal cielo, volteggiante dai tetti e disceso per terra.
Una Candelora senza crêpes, senza festeggiamenti con questi deliziosi dolcetti, previsti in quel di La Tour, une première dopo  tante spadellate a Aix in cours Sextius e un tempo preparati da Louise, la mia amena vecchietta dirimpettaia.

Sono lontana e non ho potuto partecipare, ma non lo avrei potuto, neppure fossi stata in loco.
Le condizioni meteorologiche me lo avrebbero in ogni caso impedito.
Previdente, la creatrice di crêpes programmava di disdire l’invito. 

Senza di me le crepe non avrebbero avuto lo stesso sapore, e con le prevedibili defezioni gliene sarebbe rimasta una quantità esagerata. Non essendo poi  un alimento consono per Nina, non poteva contare sul suo sano appetito e voracità per eliminare i resti.
A quoi bon,alors?!
Ho lasciato la Provenza innevata e illuminata da un sole divertito e di gran buon umore.
La perturbazione si era spostata in Corsica, ma aveva già ricoperto le mie terre toscane, su monti, colline, litorale.
Non nevica bene, se di Corsica non viene-recitava un detto locale.
Questa volta ha nevicato benissimo.
La neve si è attaccata al suolo e con il gelo sopraggiunto ci si è incrostata.
Temperature polari, freddo inimmaginabile a queste latitudini e longitudini.
Materiale per animare conversazioni, forum, indire e nutrire dibattiti; materia per i giornalisti locali con succulenti peripezie degli indigeni e per racconti che ingigantiranno la palla di neve fino a farne una valanga rotolante…altro che Rolling Stones !
Chi si trattiene?
Io no di certo!
Sorrido davanti allo sguardo divertito di Turista-fai-da-te, che non si impressiona di fronte alle notizie di neve romana. 

Lui si ricorda bene quella della vigilia delle vacanze natalizie di un anno fa. Fuggi-fuggi generale, a mezzogiorno, dei suoi colleghi che temono di rimaner bloccati con le auto.
Nevica per tre ore, mentre lui ,stoico, continua a lavorare fino alla fine. La neve cessa di cadere. Si scioglie e quando lui se ne parte alla sua abituale ora tardiva, le strade sono di nuovo pulite.
Favole di donnette!
Leggende metropolitane!
La neve a Roma?….optional da cinque minuti per turisti rapidi(perché se non sono abbastanza veloci,neppure se ne accorgono!).
A Cecina ci sarà anche della neve, ma a Roma non è possibile che rimanga.
Inutile spiegargli che le nevicate famose della storia locale, me le ricordo tutte, e a buona ragione.
Si contano sulle dita di una mano; sono state raccontate così tante volte che non si possono dimenticare e tutte sono state eccezionali. Anche quelle meno eccezionali e fugaci si ricordano, perché non fan certo parte della normalità del mio “emisfero”.


Ci fu quella del millenovecentocinquantacinque con la famosa gelata che bruciò la palma del giardino.
L’ho sempre e solo sentita raccontare, io, non ne ho certo memoria. A imperituro ricordo, si erge la nuova palma che da quella data ha preso il posto della precedente. Ora dopo cinquantasette anni che cresce nel centro dell’aiuola centrale ha una vera aurea di decana e ha completamente soppiantato la meno fortunata sorella.


Nevicata di cui ho invece ricordo è quella del millenovecentosessantaquattro.

Il bosco, la casa non vi era ancora stata costruita,era tutto bianco.
Rivedo una foto con me spennacchiata, un misto tra un pupazzo di neve e uno spaventapasseri e tutt’intorno neve,neve,neve.
Neve anche a Cecina. 

Con l’aiuto di babbo facemmo una specie di slittino; una cassetta di legno con due assi sotto a mo’ di sci. Su questa specie di bolide mia sorella mi spingeva nella nostra strada, certo non frequentata come ora. La rivedo spingermi, spingermi…la strada quasi in piano e lo slittino poco slittante, ma odo ancora gli echi delle nostre risate.
Sorella creativa e intraprendente che seguivo tra un misto di ammirazione, di timore e una spruzzata di sana allegria.


Il millenovecentoottantacinque paralizzò il natio borgo selvaggio. A onor del vero bisogna riconoscere che anche più a nord la neve non aveva fatto finta di apparire, causando disagi in località molto più attrezzate e abituate della Toscana a confrontarsi con simili intemperie ed emergenze.
Nel settentrione è ricordata come la nevicata del secolo (scorso) e Milano rimase paralizzata per tre giorni.
Anche in provincia di Varese, ove all’epoca vivevo, la paralisi fu totale. I meno venti gradi registrati all’aeroporto di Malpensa, rammento che fecero scoppiare bottiglie di vetro che, alla cascina vicino a casa, venivano riparate sotto il portico per essere poi riempite con latte fresco, appena munto che la sera i clienti andavano a comprare.
Mi ricordo ancora il racconto dell’eccezionalità dell’avvenimento nelle mie terre, nella voce di Marco, l’ex dirimpettaio della mia gioventù. In quegli anni lui abitava ancora davanti a casa mia benché dal piano nobile fosse salito all’ultimo della sua abitazione, io invece non ero più in zona.
La sua voce concitata e super eccitata mi raggiunse via cavo….la descrizione del paese attraversato da intraprendenti abitanti con gli sci ai piedi mi balza ancora dinanzi agli occhi e a distanza di tempo mi fa ancora sorridere. Me li immaginavo tutti caduti per terra e a gambe all’aria, agitando sci freneticamente. Anche in quell’occasione  la Corsica entrò  in gioco…una depressione si era istallata sul suo mare, pur se l’ondata di gelo proveniva comunque dall’artico russo.


Questi ultimi anni, ogni tanto la neve ha fatto la sua apparizione, in maniera più pacata ma comunque inusuale.
Marzo 2010, durante un rovinoso periodo di assenza e cambio badante a casa, mentre in contemporanea era in preparazione il matrimonio della nipote la neve sorprese me e la futura sposa, intente a banchettare in un ristorante in riva al mare,dove eravamo finite per riprenderci dalla demoralizzazione e prostrazione  totale in cui eravamo cadute. Dopo quindici bui giorni in cui pensavamo che saremmo rimaste prigioniere a vita dell’amato babbo e nonno(lui invece felicissimo di avere noi come angeli custodi) l’orizzonte aveva aperto uno spiraglio.
Spettacolo incredibile: grossi fiocchi di neve cotonosi, che cadevano sulla spiaggia, lambivano il mare grigio e appena increspato mentre noi ci deliziavamo il palato lustrandoci la vista con questo quadro insolito, molto sui generis.
Un mese dopo la nipote si sposava.
La meteo la favorì  alla grande,e fece del bene alle ossa di noi tutti, regalandoci un sole caldo più che gradevole che ci permise un lungo aperitivo nel parco della villa. Certo la privò del detto”sposa bagnata,sposa fortunata”ma si riprese il giorno dopo facendo volteggiare nell’aere, divenuto improvvisamente gelido  per un repentino calo della temperatura, leggeri e leggiadri fiocchi di neve.
Nello stesso anno é seguita la nevicata di fine dicembre, quella che è stata sperimentata da Turista-fai-da-te,a Roma, che lo ha fatto ridere e sorridere delle paure e previsioni dei locali.
Lui, il freddo, il gelo, la neve li ha conosciuti ben bene nelle piane canadesi…e quelle erano ben altra realtà.
Ora quest’ultima ondata terrificante di gelo e di neve, caduta nella notte tra martedì e mercoledì.
Venerdì è sopraggiunto: inizia a nevicare anche a Roma.
Turista-fai -da-te, pur nel suo sfrenato ottimismo, in serata, riguadagna di gran carriera la capitale, seduto su un comodo treno. A onor del vero la spinta a ripartire non gliela da tanto la paura della Urbe sepolta sotto un candido manto(lui non ci crede),quanto il terrore di una nuova notte nel gelo della magione avita.
Mi arriva un sms rassicurante. Il treno l’ha portato a destinazione, e ora lui sta faticosamente raggiungendo la mansarda appollaiata sulla vetta…certo che c’è neve dappertutto, ben appiccicata sul suolo romano tanto che ha rischiato di sfracellarsi per terra.
Foto di Roma sotto la neve nel caos che ne segue, polemiche comprese, fanno intanto il giro dei telegiornali, insieme al maltempo che ha paralizzato buona parte dell’Italia e Turista-fai-da-te,si improvvisa fotografo in giro per la Città eterna insieme a Marie per immortalare questo prodigio climatico, altrimenti poi come farà a far credere a sua madre che a Roma nevica più e peggio che in Canada, in Russia, al Polo Nord messi insieme e che la neve si accumula in montagne che non si sgeleranno mai ? 

Parola di Turista-fai-da-te che ha girato il mondo...
Illazioni di una madre, dotata di una fantasia cresciuta a leggende metropolitane...
Sabato 4 febbraio

samedi 4 février 2012

IF

IF é tornato al mio anulare destro.
La sua assenza mi é oltremodo pesata.
Sono anni che non ci separavamo.
In una caduta rovinosa la I era passata da stampatello a corsivo, diventando una I.
Inclinata a destra, reclinava la testa,mentre la F si manteneva  ben diritta.
Nuovo scontro feroce e una delle barrette della F si era allentata, un brillantino partito.
L'occhiello d'oro  che lo circondava si era completamente aperto denaturandolo.
Non so più cosa si potesse leggere.
Certo non l'IF che per anni mi ha guidato.
Era divntato forse un pezzo di I Ching.
Fantasia, Intuizione....Divinazione.
Poi un bel giorno IF ha iniziato a girare al mio dito e mi sono con orrore accorta che il mio anello si era completamente sbilanciato.
Aveva perso un contrafforte.
Sgomento, tristezza, smarrimento.
IF ha trascorso due giornate nel laboratorio orafo di Giovanna, la nostra orafa, creatrice di fiducia e ha ritrovato tutta la sua giovinezza e il suo splendore.
Brilla, riluce, luccica di nuovo al mio anulare destro.
Pronto per farmi nuova compagnia, illuminarmi, sorridere con me.
IF un nome, una garanzia!!!

vendredi 3 février 2012

31 GENNAIO 2012

Lo spettacolo mattutino mi offre una visione un po’insolita per la  Provenza.
Un universo bianco!
Lucciola, la decana dei felini domestici, deve essere stata colta da un raptus irrefrenabile, un desiderio irresistibile di rotolarsi nel bianco manto, oppure di chiazzarlo di giallo, molto più prosaicamente. Alle cinque e cinquanta grattava con delicata fermezza alla porta della mia camera al primo piano, riguadagnando immediatamente il livello terreno al primo segnale di movimento da parte mia. Un tempo avrebbe atteso che le aprissi la porta, per  sgattaiolare, veloce,  tra le mie gambe, precedermi davanti alla porta del bagno, in attesa che le permettessi di accedervi e le offrissi ossigeno e libertà attraverso la finestra, il davanzale, il tetto. Amava mostrare la sua agilità, balzare con scioltezza e leggerezza, la stessa con cui attentava alle mie caviglie, tendendomi tranelli, aspettandomi al balzello. Le uniche caviglie familiari che minacciava, insidiava, metteva in pericolo con morsi e graffi, rischiando a sua volta una pedata auto generata dalla mia sorpresa e spavento.
Devo riconoscere onore al merito e al buon gusto della felina,che  sapeva e sa riconoscere le più belle caviglie domestiche. Il suo é un modo di attribuir loro la palma, o meglio l’erba gatta d’oro.
L’età, ahimè e ahi-lei la rallenta. I tripli salti mortali non fanno più parte del suo repertorio e le giratine in altezza, sul tetto, si limitano a annusatine d’aria aperta, raggiunta uscendo dalla portafinestra che dà direttamente sul balcone-terrazza quasi a livello di una parte di tetto.
Non è ancora un’inferma, assolutamente no, ma si risparmia, ragion per cui, stamani per uscire ha atteso che io scendessi le scale e la facessi uscire dalla porta principale.
 A quell’ora antelucana, sa benissimo che il sonno di CV non può essere disturbato, che non le aprirei mai le ante della portafinestra,(rischiando io una defenestrazione) e comunque visto l’amore che lei nutre nei confronti del maitre de maison,  non lo pretenderebbe mai.
Questa sveglia fuori programma (in genere ci assicuriamo che la gatta non sia in casa,e in caso affermativo la traslochiamo in garage dove è libera dei suoi movimenti e uscite quando più le aggrada attraverso una porticina, creata per lei e Replay,l’altro gatto di casa), mi ha fatto venir voglia di curiosare fuor dalla finestra. Alla luce ancora seminotturna il chiarore della neve è comunque ben visibile. Son tornata a letto in attesa di un’ora più conveniente per scendere a far colazione. Il sonno non è però tornato e la voglia di godermi lo spettacolo, mi han tirato fuori dal letto.
Seduta nella mia nursery, attualmente ricovero anti gelo, ho gustato la mia colazione ammirando il paesaggio che mi circonda. Bianco il prato, il lastricato intorno alla piscina, gli alberi, gli arbusti, i vasi, il tetto  di tegole della cuisine d’été, quello di vetro della veranda, jardin d’hiver.
Un bianco candido e incontaminato,silenzioso. Una visione fatata, incantata, stregata, da cui mi venuta voglia voglia di lasciarmi invadere, che ho avuto il desiderio di compenetrare.
Nel silenzio totale, la neve ha ripreso a fioccare, dolcemente, carezzando ogni cosa, non ultima la mia anima.
 Poi piano piano si è tramutata in acqua e un ticchettio cadenzato ha iniziato a invadere l’aere .
 Si è aggiunto il ritmo di un gentil fiotto  proveniente della neve che delicatamente fonde dal tetto.
Sprazzi di verde, minuscole areole, han iniziato ad affacciarsi, attirando uno, due, tre, giovani fagiani che in fila indiana sono sopraggiunti in cerca di cibo.
Motori sfuffanti e tossicchianti, forse uno spazzaneve o uno spargisale.
La vita ha ripreso il suo ritmo.
Accendo la radio.
La neve che cade; la nave già caduta, prostrata……….
Chi nega il genocidio armeno? Chi  i crimini contro l’umanità in Siria?
Ne sento di tutti i colori
Bachar el Assad e i suoi sette soldati tingono di rosso la mia mattinata.
Mi vien voglia di tuffarmi di nuovo nel candore, ma non mi resta più che quello delle mie lenzuola pulite che ho messo nel letto… è troppo presto per coricarmi di nuovo, mi ridirigo su una pagina bianca che inizio a chiazzare di nero e improvvisamente la neve riprende a cadere, il cielo diventa bianco, mentre io volo nei miei cieli arcobaleno accompagnata dal suono di dolci miagolii
31 gennaio 2012

mercredi 1 février 2012

SUDA 'MERICA

Per anni ho fantasticato sul Brasile!
Rio, Il Carnevale, Salvador de Bahia, o Samba, Orixàs, Oxòssi…  Candomblé…… e già che c’ero anche Copacabana.
Erano  gli anni Ottanta, i miei anni Amado , quelli della cultura profumata dalle spezie di Dona Flor e della controcultura delle telenovelas sudamericane.
Abbrutenti.

Anni bui, rischiarati dai sorrisi dei miei bimbi, all’epoca solo una coppietta, ma  binomio già  esponenziale.
Giornate che trascorrevano tra pappe, pannolini, biberon, vasini,  con sottofondo televisivo. L’ordigno, molto basic, dotato di un solo telecomando (quando esisteva e se funzionava), troneggiava in cucina a far compagnia, mentre uno dormiva e l’altra mangiava minestrine, pastina, semolino, cibarie che utilizzava alternativamente come allegra decorazione per il seggiolone e il pavimento… e io, in attesa che entrambi fossero svegli per un giretto al parco giochi, trascinandone una per mano e spingendo l’altro nel passeggino o carrozzino.
Diciannove mesi li separavano, e non sempre era facile averli operativi o fuori uso in contemporanea.
Alquanto utopistici i momenti di relax per le letture fino ad allora privilegiate, che cedettero il passo a soap opera, facili da seguire anche con un quarto di occhio e mezzo orecchio.
Nonostante il periodo negli Stati Uniti non avevo mai ceduto al fascino discutibile di quei polpettoni che si trascinavano per lustri e lustri, da General Hospital a The Guiding light (inframezzati da pubblicità di saponi, detersivi  e ammorbidenti, da cui il nome di soap opera), che ho sempre ferocemente boicottato, lo ammetto, soprattutto per pigrizia. Forse se avessi  guardato un po’ più di tele, in  quei tempi nordamericani, il mio inglese ne avrebbe tratto benefici, ma all’epoca non ero costretta a fare la reclusa in casa.

Ero libera dei miei movimenti e spostamenti, anche se un po’ impacciati dal ventre che cresceva, e anche poi, quando non fui più sola, ma con la mia primogenita,lei  era una bebè, unica, ben gestibile che infilavo in un praticissimo marsupio con cui mi muovevo… e casa e televisione non erano le mie compagne abituali.
Questo fu anche il periodo in cui rischiai di avvicinarmi un po’ di più al sognato Brasile, o almeno di accorciarne le distanze, insomma, si fa per dire. CV doveva recarsi, per lavoro, in Messico. Io ero più che disposta a seguirlo, ma le compagnie aeree non lo furono per niente a farmi volare, con il rischio poi magari di non riuscire a riguadagnare gli U.S.A.

In tal caso, la mia primogenita  avrebbe forse mantenuto del nome che ha poi ricevuto in battesimo la sola iniziale J finendo per essere magari  una.... Juanita.
Vidi  il Messico, città del Mexico, Cuernavaca, allontanarsi tristemente e inesorabilmente dal mio orizzonte e come consolazione mi rimase solo il ricordo lontanissimo di più di un decennio prima, il souvenir sbiadito di un transvalicamento di confine a Tijuana.
Tutto il sud, anzi precisiamo bene, il Centro America che avevo visitato , si riduceva a una turistica cittadina di frontiera al di là della California.
Con la nascita della terzogenita,detti fondo alla mia fase di abbrutimento televisivo, telenovelas sudamericane a gogò: a colazione, a pranzo, preparando la cena. Ne feci indigestione. Toccai il fondo, e come spesso accade, chiaramente, raggiunti gli abissi, tornai a galla e risorsi.
Fu l’acqua del mio Mare Nostrum a purificarmi dalla mia teledipendenza. Come al solito però questa è ancora un’altra storia, che troppo mi allontanerebbe dalla saga sud amerinda.
Intanto,un nuovo Nord America, più a nord del precedente mi attendeva per una ennesima sfida.
Decisi di tentare la carta dei programmi televisivi, per farmi un po’ l’orecchio al nuovo idioma, non molto differente da quello degli States, a dire il vero, ma l’accento non era proprio lo stesso.
Il timore di cadere nuovamente nella ”dipendenza” (e “to be addicted” era l’ultima cosa che desideravo e che potevo permettermi con tutti i problemi contingenti) mi spinse a scelte più che oculate, dettate anche da un po’ di “sano” disimpegno.
Optai così per il forecast channel, allenandomi così con i numeri grazie alle temperature, e sensibilizzando l’udito a tutte le varianti climatiche.

Ammiravo  il globo terrestre girare,girare,girare, come una trottola.
Soli martellanti,raggi di sole,uragani, tempeste tropicali, piogge torrenziali, pioggerelle, grandine e l’orribile e sconosciuta freezing rain , neve, vere bufere, monsoni, scirocco, tramontane, spifferi  e Mistral che non mi faceva perdere il nord.
Ciononostante al quarantesimo tour, perdevo comunque la bussola, spegnevo il monitor, e sfidavo le condizioni climatiche locali senza mai sapere cosa in realtà mi attendesse.
Il sole accattivante che strizzava l’occhio dietro il vetro della finestra, mascherava il rischio di congelamento una volta varcata la soglia.
 L’incertezza e la mutevolezza più totale caratterizzavano il clima della east coast, ragion per cui, potevo tranquillamente ignorare le previsioni quotidiane locali, sapendo che in ogni caso l’importante era l’esser pronti a variazioni progressive o intempestive nella giornata e munirsi di  tutto, soprattutto di un ombrello. Nella peggiore delle ipotesi potevo sempre utilizzarlo come clava per cercar di schiacciare le perfide black flyes.
Oltre a essere sopravvissuta al terribile clima canadese, all’aver solo modestamente migliorato il mio inglese, riuscii nuovamente a spingermi un po’ a sud,  migliorando qualitativamente la destinazione : da una località frontaliera per la giornata, passai a due settimane di decongelamento nell’isola di Fidel .
Con CV e marmocchi finimmo a Santiago de Cuba, l’unica destinazione vacanziera dove riuscimmo a trovare disponibilità di accoglienza, così in extremis.
Il profumo del meraviglioso Rhum locale, le corse-scommesse con i granchi, il complessino che mi deliziava le orecchie con hasta siempre comandante… sono ricordi indelebili…
Pero…. como siempre esta es una otra historia!
Alla fine, feci anche ritorno nel vecchio continente dove mi attendevano riconforto climatico e riposo  e…. giunsi a oziare a Aix en Vacances (variante molto soggettiva, di chi vedeva questa cittadina provenzale nella sola veste di luogo di dolce farniente…)
Anche l’ultima nata era infine cresciuta e frequentava la scuola materna.
Io ritrovai un po’ di tempo libero e mi tuffai nuovamente in una nuova fase di letture sudamericane.
 Fu il periodo in cui iniziai a progettare la conquista del continente americano partendo dal fondo e cominciai a sognare di visitare il lunghissimo paese, che mi aveva irretito, con un canto da sirene che aveva sopraffatto samba e carnevale, per i quali incominciavo a pensare di essere un po’ datata e fuori tempo.
 Erano gli anni novanta, i miei anni Allende, non del  presidente, che già da un ventennio all’incirca era stato rovesciato dal golpe di Pinochet, ma della scrittrice Isabel .
Feci la sua conoscenza un po’ in ritardo, non principiai con “La casa degli Spiriti”, il suo primo libro che fin dal titolo avrebbe avuto tutto per piacermi e attirarmi. A questo mi accostai solo dopo aver letto “Paula”.
Libro  di cui per anni ho mantenuto un ricordo dolce e amaro.
Un libro che, allora, non sapevo che in un certo senso mi avrebbe avvicinato alla Allende.
 Un libro che è rimasto per me legato a eventi personali, successivi e dolorosi.
 Un libro da cui ho imparato a razionalizzare l’idea di distacco, di lasciare la libertà di partire, di concedere allo spirito di separarsi dal corpo per librarsi e ritrovare un’altra dimensione, e a quest’ultimo, il corpo, di diritto di partire per trovare un altro spazio e un’altra dignità.
Questa nuova era sud-amerinda durò a lungo e vide altre incursioni femminili di scrittrici di lingua ispanica: Marcela Serrano e Angeles Mastretta,  far compagnia a Isabel.
Come non bastasse, ci si aggiunse anche la mia ultimogenita nel suo periodo-Madonna ,versione- Evita, periodo che durò così a lungo che l’Argentina rischiò veramente di essere alluvionata … nonostante l’esortazione a “dont’cry
Questa corrente del Golfo dilagò, regnò sovrana  e invase fino all’inizio del nuovo secolo, quando scoprii le Lezioni Americane,di Calvino, proposte per un nuovo millennio.
Come non cedere al desiderio di ridiventare studente, non soccombere al fascino della leggerezza?  Che mi portò a volare con nuove ali.
Erano arrivati gli anni duemila, la casa si spopolava, avevo più tempo disponibile e presi la decisione di consacrarlo alla “recherche du temps perdu”.
Presi il coraggio e mi iscrissi di nuovo all’università.
Nulla a che vedere con gli studi, interrotti ben più di vent’anni prima, di corsi di laurea totalmente scientifici, e periodo in cui di tempo ne avevo perso a iosa!.
Mi ritrovai questa volta, a seguire lezioni,  di cui, più di un quarto di secolo avanti, per assurda caparbietà o forse perché non mi conoscevo affatto, non avrei mai voluto sentir parlare.
Mi comportai da studentessa coscienziosa e modello, quanto precedentemente ero stata pressappochista, svogliata, e disposta a fare il minimo indispensabile, sufficiente per cavarmela .
Le mie letture cambiarono però sostanzialmente. Solo letture in madrelingua.
Fin tanto che si trattava dei classici e moderni della letteratura della mia terra natia, tutto andava bene , il grosso scoglio fu leggere nella lingua del mio paese d’accoglienza.
Ma uno degli scopi del mio ritorno sui banchi era stato proprio quello di superare le difficoltà di leggere e scrivere in francese, per cui, pur se a fatica e di malavoglia mi costrinsi a compiere questo terribile sforzo.
Quasi senza rendermene conto, mi  trovai di nuovo a girottolare in libreria, anzi en librerie, ad annusare testi di autori indigeni, soppesando, fiutando, scovando libri en français, ma con la differenza, rispetto a prima, che non me ne andavo via, avendoli  riposati sullo scaffale, mi seguivano invece fino al banco della cassa e poi a casa.
I primi acquisti, furono compere mascherate. Libri che acquistavo per regalarli ai miei ragazzi, temendo l’impresa troppo ardua per me. Poi piano piano andavo a ricercare il libro nelle loro camere, di nascosto…..
Fino a che comprai i libri per me e anche  i ragazzi iniziarono a regalarmene…
Un nuovo decennio è oramai iniziato, marcato da attacchi febbrili di grafomania che si stanno quasi cronicizzando. Scrivo in italiano, pretendo di farlo anche in francese e a seconda degli stati d’animo e delle frequentazioni della mia ultimogenita oso anche in lingue che non mi sono molto familiari.
Tre settimane fa, di passaggio alla stazione centrale di Milano, in attesa di ripartire, sono entrata qualche minuto in una libreria per perdere un po’ di tempo. C’era un’offerta promozionale su una grande varietà di tascabili, e comunque anche non ci fosse stata, sapevo già come sarebbe andata a finire.
Mi sono seduta sull’autobus che mi conduceva all’aeroporto e mi sono sprofondata nella lettura.
Ritrovavo vecchie conoscenze in questo “La somma dei giorni”, un diario di Dona Isabel che riprendeva la narrazione alla figlia Paula, là dove l’aveva interrotta quando lei era morta.
Nuovi desideri di Sudamerica, sono germogliati in me e non solo in me…
Il continente sembra di attualità in famiglia o comunque fa sognare anche i miei marmocchi..
Chissà che questa non sia la volta buona che ci vado per davvero in Suda Merica, perché dopo tutti questi anni è davvero SU-DATA.


Brazil-Cile-Argentina- Uruguay…
la fantasia mi accompagna e non mi lascia MAI!


30 gennaio 2012