S....
Silenzio !
Silenzio totale !
Non lascio speak neppure Agnes…
Troppi pensieri che si affastellano, mi perturbano (ormai basta poco per mandarmi fuori fase)…
Un principio di influenza, un non so qualche virus, aggressivo, virulento, rimontante che mi fa scoppiare pure la febbre…
….ogni medaglia ha il suo rovescio e nel malessere posso dedicarmi, consacrarmi alla lettura, perdermi in un libro che da tanto mi ero scelta.
Vita: un nome che mi aveva subito parlato, conquistata, che mi era arrivato diritto al cuore.
Sulla copertina un immagine color seppia di vecchia foto immortalante ragazzini di altri tempi, sul retro una presentazione che me ne diceva di più, fin troppo, sulla storia.
Ero uscita con il mio acquisto sotto il braccio dalla mia solita libreria del mio paesello toscano.
Un libro da un titolo così positivo, fiducioso, rincuorante, che non avevo potuto fare a meno di regalarlo alla mia Amica d’infanzia che alla vita cercava di attaccarsi tenacemente, dopo averla sfidata con la noncuranza, la finta indifferenza, la politica dello struzzo.
Vita, che le offrivo in lettura, vita che mi auguravo le rimanesse vicina.
Tornai a comprare una nuova copia per me.
L’ora era fuggita, l’istante magico insieme.
Il libro aveva trovato posto nella mia libreria, in attesa…
Il libro aveva trovato posto nella mia libreria, in attesa…
In attesa di chissà cosa?
Tempi migliori?....Ma quali,
Nuova ispirazione?…che arrivasse da dove?
Non mi ricordo più che cosa ne avesse pensato di quel libro.
Nei lunghi mesi in cui la malattia l’aveva confinata tra letto, divano e poltrona non so più quanti libri avesse divorato, con l’unica fame che la stimolasse un po’.
L’appetito, lei che era una buongustaia e cuoca sopraffina, non sapeva più cosa fosse.
Aromi, sapori, odori la lasciavano indifferente, in una monotonia di vegetazione invernale.
Nuova aria di primavera tornava a stimolarla a invogliarla a dare un morso e a sgranocchiare una porzione salata, a ridarle fiducia, se non nel domani, almeno nell’oggi.
Inverni, primavere, anche un’estate di quasi-illusione(la mia in ogni caso).
Il libro non è più di attualità!
Non so neppure se esista ancora in casa o sia finito in qualche sacco con i suoi abiti, le sue scarpe,la sua biancheria, i suoi ninnoli.
Ex premio Strega, che nove anni dopo aver ottenuto il riconoscimento e cinque dopo esser finito tra le mie scorte rivitalizzanti, formato tascabile, mi ricerca per sedurmi, ammaliarmi, stregarmi.
Mi richiama con insistenza dallo scaffale della libreria, con un canto da sirena, ricordandomi che è ora che mi decida ad attaccarne le pagine.
Non è la prima volta che lo riprendo in mano.
Svariate volte l’ho preso, annusato, rigirato.
E senza aver trovato nessun profumo, ricollocato in buona compagnia di altri compagni, sfogliati, carezzati, strusciati, amati, più fortunati di lui. Compagni di scaffale che con me hanno condiviso momenti di grande intimità seguendomi a letto, in bagno, in viaggio, in treno, poggiati sul mio comodino, sulle mie ginocchia, in una tasca della borsa del computer…
Quante volte mi è sembrato noioso, scontato, per nulla attraente.
E come è possibile trovare noiosa, scontata, non attraente la vita?
-Ricordati Amica mia-mi aveva scritto in un sms- sempre bella è la Vita!-.
Questa volta è stato diverso. Ci siamo guardati in faccia, gli occhi, negli occhi, fissi, diretti e ci siamo intesi, capiti subito senza bisogno di altre frasi, neppure quelle del retro di copertina.
Mi ha seguito su per le scale in camera da letto.
Primo della pila che indugia in attesa che io concluda le ultime pagine di quello che sto terminando.
Ma chissà quanto mi ci vorrà per arrivare alla parola fine.
Le ultime pagine sono le più difficili.
Quelle che da una parte vorrei divorare per assaporare il tutto, che dall’altra centellino con una lentezza esasperata per la paura del distacco, della parola fine.
Il fato mi da una mano a rompere gli indugi.
-Verresti a far passare gli orali del Bac Blanc ai miei studenti?-mi chiede un’amica
Acconsento e attendo di ricevere i testi per darci un’occhiata e preparami.
Insieme a testi di giornali, riviste, brani di Baricco- Tomasi di Lampedusa e della Mazzucco.
Vita che sbarca e inizia a camminare per la città.
Devo rimetterla nel contesto. Inghiotto le ultime pagine di Eva luna e mi dedico a lei…
Come al solito finisce che mi lascio prendere dall’ansia.
Non è più chiaro chi debba passare l’esame io o gli studenti?
Sopravvivo alla prova, ne esco indenne e mi sprofondo nel libro che mi prende, mi appassiona mi avvince e mi convince con la potenza della scrittura della sua autrice.
Mescolo la febbre dei personaggi a quella della lettura, a quella del virus che mi assale.
Un libro meraviglioso che consiglio a occhi chiusi...chiusi per meglio ricordare, assaporare un ‘opera che mi ha marcato come forse mai nessuna l’ha fatto prima d’ora.
Storia di due ragazzini, di un popolo, una nazione, storia di gente senza storia, ricerca di radici, di domande cui è difficile dare risposte perché manca l’interlocutore, di un sogno…realtà cruda, squallida, lirismo onirico, storie di vita , storie intrecciate di generazioni diverse, viste da angolature e occhi diversi e narrate con una forza e un’abilità che mi ha lasciato a bocca aperta.
Oggi tutti scrivono, prova ne è, anzi ne sono, o per essere più corretti, lo sarei.
Quanti ci provano o dicono,fingono di farlo o semplicemente lo fanno.
Non tutti sono scrittori, anzi ben pochi ne meritano l’appellativo.
VITA :una lettura che ti prende e ti avVita in una doppia spirale magica in cui l’onirico e il reale si rincorrono e giocano insieme, un racconto che eVita la banalità, e inVita a riflessioni profonde dal pubblico al privato, sulla storia di tanti, di uno, di noi, nella ricerca della felicità e soprattutto, la ricerca della memoria di una famiglia, della sua famiglia, quella che Melania Mazzucco si sente in dovere di raccontare.
Perché “Solo quello che si racconta è vero”.
Perché “Solo quello che si racconta è vero”.
Vita un nome, un destino.
Ha marcato il suo, ha segnato il mio.
Mi sono vergognata delle mie velleità letterarie.
Mi sono sentita proprio piccola, presuntuosa, ridicola.
L’esame di coscienza non mi ha certo concesso la promozione.
Giudice più severo non so se avrei potuto trovarlo, ma la sua clemenza mi ha concesso una benedizione in virtù dello spirito che mi anima e incita a raccontare.
Anch’io sono alla ricerca di memoria, ricerca di radici della nostra pianta, delle sue ramificazioni, delle foglie verdi, gialle, secche degli uccellini che vi si sono posati, della pioggia che l’ha sferzata, del sole che l’ha fatta crescere. Di tutto ciò sento il dovere di raccontare per mantenere vivo il ricordo, per tramandarlo, per far giungere linfa ai nuovi germogli ancora chiusi e talora neppure in gestazione. Scrivo e rifletto e mi rendo conto che non posso, non devo cessare di farlo perché....
"Solo quello che si racconta è vero" e quello che io racconto è.... vita!
"Solo quello che si racconta è vero" e quello che io racconto è.... vita!