perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


mercredi 29 juin 2011

PARIGI...in.. giardino

Voglia di giardini, di natura, di aria, di sole…eppure sono a Parigi dove tutti questi requisiti sono ben difficilmente ottenibili in un colpo solo.
Stamani ho a lungo esitato sulle scale della metro, incerta se discenderle per agguantare due mezzi e così raggiungere il boulevard Haussmann e il Museo Jacquemart André, oppure andare a sedermi ai miei giardini “privati” del Luxembourg, che in un anelito di generosità ho aperto a tutto il pubblico parigino.
Vince la voglia di rivedere l’expo dei frères Caillebotte e mi incuneo in gallerie e vagoni.
Il tragitto non è lungo, la folla limitata e in breve riemergo in superficie.
Nessuna coda alla biglietteria grazie alla mia carta magica, e questa volta mi munisco di audio guida.
Rivedo la mostra di pittura e fotografia, con gli stessi occhi, anche se il destro mi gioca strani scherzi, divertita e affascinata da alcune foto e dipinti di cui mantenevo, dalla prima visita, il ricordo nitido.

La serie del taglio di capelli di Jean, bambino dalla chioma fluente e femminile, che mi ricorda terribilmente la massa di onde fluttuanti e morbidamente ricadenti di mia nypote, è ancora più bella, se possibile, a questo giro.
Il padre ne immortala il momento: passaggio da una vita di bambino, in una voluta confusione di sessi come usa all’epoca, a uno stadio di maschio riconosciuto.


Le due figurine sotto l’ombrello: l’uomo con il cappello  a cilindro e la donna, un’ombra grigia, immagini che mi fanno soffermare a riflettere.
Entrambe sono sommariamente dettagliate, l’abbigliamento dell’uomo è abbastanza definito, ma il suo volto, però sfugge, mentre la donna è una vera ombra grigia. Da lontano, se non mi avvicinassi, potrei pensare a una burqa primaverile, dal colore dunque meno scuro e invernale; oppure si tratta di un omaggio all’immagine della Donna “eminenza-grigia” di ogni vita di coppia?
Forte del detto che“dietro ogni uomo, c’è una grande donna”…ma…, 
né l’uno né l’altro, sospetto.

Due temi mi danno nuova materia di riflessione: le barche e i giardini.
Ritrovo Gustave nel suo studio che disegna barche, barche a vela che fa costruire e sulle quali gareggia in regate a Argenteuil.
Roastbeef è la sua più celebre imbarcazione,… che nome però?
Cosi’ british, poco marino, che non profuma certo di alghe.
Trovo dunque un appassionato antenato a mio padre.
Il pensiero mi fa sorridere, mentre lo ammiro autoritratto alla barra del timone che veleggia, sospinto da un lieve vento che tende le vele.
Faccio marcia indietro in una delle prime sale che ho saltato e ripiombo nella serenità della natura. Il Petit-Gennevilliers con il giardino delle rose, la terrazza con il tavolo in ferro battuto, dove tra le figure fotografate sedute attorno alla tavola ho l’impressione di ravvisare nonna Clelia e zia Ada…. ma queste gentili forme femminili non rappresentano i capisaldi della stirpe Caille-Bossi…la serra dove Gustave coltiva fiori e produce semi che scambia con l’amico Monet a Giverny.
Botanici e pittori.
Il pensiero vola alla mia mamma che curava il parco della sua casa nel bosco, lo teneva pulito, lo annaffiava,lì si occupava delle piante e….dipingeva.
Dipingeva con anima e maestria.
Le sue rose bianche create per la sua mamma fanno parte dei suoi omaggi floreali a una mamma, mancata quando lei era appena una giovane sposa ancora bisognosa di una guida femminile vicina.
Ma il vaso di rose che pende dal muro accanto al suo letto è l’immagine floreale che ora balla dinanzi ai miei occhi.
Tecnica diversa, spatola, tela graffiata come l’anima della mia bimba cui penso forte in questi giorni.
Concludo la visita rapidamente senza soffermarmi ulteriormente nella casa-museo.
Ho bisogno di aria, luce.
Mi fermo nel giardino, seduta su una panchina da cui posso ammirare la villa, indisturbata da una fila di visitatori che entra ed esce ininterrottamente.
Qui scrivo note, pensieri, emozioni che non dettaglio, fin tanto che due pic-nic-eggiatrici decidono di voler spartire la panchina con me. Dispiegano i loro cartocci, spartiscono i loro panini, mi disturbano con le loro chiacchiere, telefonate, e ricerche di “non-so-cosa” e che neppure-mi-interessa,su dei libretti-guida di Paris. Non accennano a partire e quindi sento che sarò io che finirò per allontanarmi da questo giardino in cui mi ero illusa di essere “a casa”.
Combatto contro questa deprecabile tendenza a fare come i gatti maschi che spisciacchiano, marcando così il loro territorio. Io lo faccio solo metaforicamente,ma lo confesso, ci sono tantissimi luoghi che riconosco come miei e di cui ho tendenza ad appropriarmi. Lussemburgo o il giardino Jacquemart-André fanno parte dei miei luoghi privilegiati ma che disgraziatamente mi tocca condividere a distanza ravvicinata e con enorme disturbo.
Le due coinquiline continuano a fare le loro telefonate, pulizia di briciole, di borse e alla fine levano le tende ma solo dopo avermi stancata oltremisura.
Nel frattempo però avevo deciso che non le avrei lasciate largheggiare sulla seduta della panchina e che me ne sarei andata solo e unicamente dopo di loro.
Ora, posso alzarmi e chiudere giardino e quaderno, il mio vecchio quadernino su cui scrivevo prima dell’era tecnologica.
Ho preso l’aria, anche un po’ di sole che va e viene, giocando a nascondino con le nuvole e sono pronta a incamminarmi di nuovo nel tunnel sotterraneo per riguadagnare il Vème e casa, incurante di altre due panchineggiatrici che, una dopo l’altra sono venute a istallarsi accanto a me, ma da sole e in silenzio, tanto che le ho appena percepite e inoltre sono ripartite di gran carriera.
Ora però prima che chiudano i cancelli con la chiave che io non possiedo, sarà meglio che rimpacchetti i miei strumenti, spenga la luce ed esca…
P.S.
Lo sapevo che non avrei dovuto cedere a quest’ultimo raggio di sole e soffermarmi a stiracchiarmi sulla panchina. Ora è il turno di un soggetto maschile di posteggiarsi al mio fianco. Studia una mappa della città, e una telefonata della mia Jen lo fa sloggiare.
Arieggio, mi traccheggio ancora, lanciando un ultimo sguardo ai due grandi manifesti che pendono davanti all’entrata della villa: il vogatore, a colori, con la tuba,e quello, in bianco e nero, con la paglietta sulla testa. Lascio “l’intimità”dei fratelli che si è mescolata a quella dei personaggi della mia famiglia con un’ultimissima occhiata ai due rematori che scivolano sull’acqua, in rotta verso il futuro, un futuro che mi auguro scivoli sereno, sorrida ai miei ragazzi e li faccia sorridere alla vita.
Ennesimi coinquilini.
Non ce la farò mai ad alzarmi!
Una coppietta non giovanissima con il marito che mi chiede gentilmente, ma con un tono deciso di farli accomodare e la moglie che con soavità tutta femminile mi ringrazia per aver loro fatto posto.
Sono felice che alla fine qualcuno abbia finito per capire che la “padrona” ero io!
C’è posto per tutti sulle panchine…come nella vita e ognuno sono certa che troverà “sa place”… e su queste note sono veramente pronta a sciogliere gli ormeggi e a partire.
Jardin de l'église  St Médard, j'arrive...!
 

mardi 28 juin 2011

28 GIUGNO

Guardandomi nello specchio mentre mi pulivo il viso, con i capelli tirati indietro, mi é caduto l'occhio su una ciocca di capelli, una mèche bianca, non tinta come le altre dalla maestria di Michel, piuttosto opera della natura.
Mi sono sembrata la mia mamma, ho rivisto una sua ciocchetta sfuggente, e ho pensato a lei con una maggior tenerezza.
Un puzzle di lei, di sue immagini, sue frasi....Pic il picador, Ser Maximilian Cicciotti de' Bossett, nomi inventati per far sorridere e divertire.
Un pensiero ancora piu' dolce e tenero a lei che non é piu' qua in questo 28 giugno, giorno della sua nascita.

jeudi 23 juin 2011

ACQUA PURIFICATRICE

Mi sveglio all'alba o quasi dopo una notte pesante e il primo pensiero, come apro un'occhio, é che, ahimé, non sarà una giornata leggera.
Tutti i pensieri con cui mi sono addormentata, mi attendono, pronti a balzarmi addosso, al mio risveglio.
C'é il sole!
Meno male!
Sarebbe una bella giornata da piscina, ma oggi ho deciso di trascorrere la giornata alle Terme e se non mi muovo, finiro' per arrivare in ritardo, ma é ancora presto e posso concedermi un nuovo momento nel letto.
I pensieri mi assalgono, voglio scendere ad accendere la mia lampada di Aladino, e cercare notizie,conferme, updates....e scopro che il sole é sparito, anzi piove;
Piove....
Piove

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove....


Piove...
Mi vengono in mente versi della "Pioggia nel pineto" .
Pioggia!
Le Terme !
Lacrime!

Potere dell'acqua che bagna, lava, purifica....
Mi auguro che rinnovi e riporti alla vita come in un battesimo.....

mardi 21 juin 2011

21 GIUGNO

OGGI la fête de la musique compie 30 anni et mon prince charmant...........;
quello vero, non quello di rosso vestito un po"di piu'.
Tanti Auguri al mio CV, per il quale non scrivero' nulla, solo e unicamente per lasciarlo in, pace e farlo contento
PS
 I tren'anni non sono di vita ma di edizioni...la 1°fête de la musique si produsse il 21 giugno 1982

dimanche 19 juin 2011

Botte....encore des bottes

Botte, un mot presque magique, qui chante à mon oreille et qui me donne envie de gazouiller.
Mes dernières vacances parisiennes, en dehors des retrouvailles avec les cousins, grâce à la cinquième édition de la Rencontre ABC (Associations Bossi Cousins) et en dehors des câlineries avec mes enfants, m’ont comblée de bottes sous différente forme culturelle.
Je n’ai pas pour autant reçu en cadeau le fameux foulard de la maison Hermès, spécialement conçu dans sa version risorgimentale en l’honneur du cent cinquantième anniversaire de l’unification italienne, et répondant au nom de A propos des bottes, que j’avais bien admiré lors de mon voyage à Rome (mes fidèles ne l’auront pas oublié) et je n’ai pas acheté des bottes des bottines, des bottillons non plus. Vu la saison, un printemps virant à un presque plein été, des achats de ce style auraient été absolument démesurés.
J’ai par contre profité de bottes, en visitant des expos.
Mon séjour parisien a débuté par une manifestation à la cité de la musique.
Une expo consacrée à Georges Brassens, qui retraçait sa vie, montrait ses cahiers, ses calepins, des photos, des images, des programmes à la télé, ses concerts………..
Un parcours musical en l’honneur du George du Marché de Brive-la-Gaillarde, où A PROPOS DES  BOTTES …
Je dis « bottes », j’entends  «bottes »et aussitôt ma pensée va indissociablement aux oignons. Elle vole au marché, plane sur la douzaine de femmes qui se crêpaient un jour le chignon et s’extasie devant le pouvoir évocateur du langage imagé du poète sétois. Je pourrais parler et écrire pendant des heures, inspirée par Brassens, ses chansons, ses phrases, ses mots, mais devant lui, le silence est de rigueur.
Pour une fois j’ai la décence de me taire. Georges le mérite bien ! 
J’ai quitté l’exposition en compagnie d’une petite carte, où sur un fond bleu on peut lire :
PORT de la MOUSTACHE AUTORISE’
Je l’offre à mon CV qui m’a accompagné, en souvenir de cette visite et de sa moustache qui vit avec nous depuis que nous sommes ensemble.
Puis pour bien continuer, je suis passée à d’autres formes de botte, celle composée… des frères Caillebotte.
Une expo remarquable, pleine de charme dans une maison -musée, que j’aime énormément chez les Jaquemart-André, où l’on n’est jamais déçu.
Paris peint, Paris photographié. Quel vrai bonheur !
Je vais à Paris le prochain weekend et je crois que je retournerai faire un petit coucou au 158, boulevard Haussmann, me réjouir d’une deuxième visite aux œuvres de Gustave et Martial…je laisserai CV partir dans ses nuages, admirer avions et hélicos au Bourget, moi, préférant laisser planer ma fantaisie dans cette merveilleuse maison-musée, les yeux pleins des cieux de Paris, des jardins des deux frères… 
L'expo se terminera le 11 juillet...encore du temps pour ne pas la louper

samedi 18 juin 2011

L'APPEL TOUJOURS L'APPEL...18 JUIN ...

Tutti questi testi di auguri, felicitazioni, festeggiamenti cosa sono alla fine?
Cosa vi si nasconde dietro?
A cosa sottendono?
Sicuramente a rammentare che io ricordo.
Ma di là dal loro uso primario, sono per me un esercizio, un allenamento, un entrainement non per correre i 42 e rotti, chilometri della Maratona, piuttosto per prendere il fiato e… soffiare sulle ventinove candeline di questo ennesimo compleanno.
Del compleanno dell’ultimo “gemello” ventinovenne di questo giugno per cui sono pronta a vocalizzare il fatidico Tanti Auguri.
Mi preparo a soffiare perché il soggetto in questione non apre troppo la bocca e non vorrei mai che nell’attesa si arrivasse a caramellatura della torta, a una sua ricopertura di glassatura cerosa più che zuccherosa, o a una miserevole liquefazione tra il caldo del clima e quello dei mini torciglioni in cera.
Bouche cousue, benché non ci fossero segreti da salvaguardare, poteva essere un titolo degno di lui, ovviamente per ben altri motivi.
Di poche parole.
Epigrafico forse, certamente poco loquace … da sempre.
Fin dalla sua prima infanzia si distinse per la sua laconicità.
Mentre tutti i bebè si lanciano in vocalizzi e composizioni sillabiche, lui se ne stava quieto, quieto seduto sul passeggino a guardarsi intorno con aria sonnacchiosa.
La sua prima parola non fu “mamma”, non la pronunciò guardandomi, ma facendo un esperimento, e non fu neppure una parola.
Seduto sulla spiaggia di Cecina mare prese un sassolino, lo serrò stretto, alzò la mano, dischiuse il pugno in cui lo teneva e lo fece ruzzolare, lasciando anche cadere il suo primo suono articolato di senso compiuto.
“sasso rosso”esclamò, all’alba dei suoi due anni, mostrando che l’attesa se pur lunga non era stata vana. Era capace di parlare e non solo, di fare anche collegamenti: la pietruzza scagliata era color mattone.
Saltando una tappa, aveva espresso un concetto.
Se il buongiorno si vede dal mattino, avrei dovuto capire subito cosa mi riservava il futuro.
Ma l’occhio materno è miope, astigmatico, presbite e ipermetrope tutto allo stesso tempo, o per essere concisi: cieco!

Tre anni fa, seduta su una poltrona di TGV, scrivevo:

18 giugno
……..Oramai  tra poco più di due ore sarò a Parigi e alla fine del viaggio. Arriverò quasi alla stessa ora in cui ventisei anni fa è arrivato al mondo Massimiliano, il mio secondogenito.
Mi piace l’idea di questo nuovo viaggio che ci riunisce nella città in cui ora abita, e il pensiero della nostra cena che ci attende stasera.
Un momento privilegiato, solo nostro, come lo fu nel lontano 1982 alle 13 circa. Solo che allora era l’ora di pranzo e non di cena e che per ovvie ragioni, il pranzo, lo saltai…..

Quella sera, invece, cenammo insieme in Saint Germain de Près da Lipp, la sua brasserie preferita e lui fedele ai suoi gusti scelse: Tartare de boeuf, patatine fritte e Profiteroles, mentre io faticavo a trovare qualcosa di mio gusto.
Oggi tutto diverso: niente cena da Lipp, intanto perché non vive più a Parigi, poi perché non siamo insieme e non lo invito là per un diner e in ultimo perché viste le proliferazioni di Escherichia coli non gli offrirei mai una tartare, anzi spero proprio che mi legga per attenersi a sane regole alimentari, e in questi periodi di avvelenamenti alimentari astenersi da cibi sospetti.
Una madre non può mai esimersi dal distillare consigli, suggerimenti, ammonimenti.
Un figlio….dal fare orecchi da mercanti, occhi da cieco (senza alcuna chance di incontri miracolosi), e attenersi all’immagine della scimmietta che non vede, non sente e chiaramente non parla.
Non trascorriamo la giornata insieme.
Peccato!
Cerco di immaginarmelo vicino.
Potrei attingere al pozzo dei souvenir, migliaia di ricordi ne salterebbero fuori. Li scelgo tutti allegri perché è così che mi piace pensarlo con le labbra dischiuse, con un grande sorriso in cui mostra i suoi dentini nella foto ricordo di Elmwood, ridente di ritorno da un halloween party con un sacco pieno di candies e gli occhi brillanti e un po’ spiritati, sogghignante nascosto dietro I dunno, la sua firma in un biglietto di auguri fatti a me….

Ecco « la boucle est bouclée », dai miei auguri per lui sono arrivata a vecchissimi auguri suoi per me e ora non mi resta che incollare questa pagina sul blog, certa che magari la leggerà una delle sorelle, ma non certo lui, che oltre che poco loquace, fa fatica pure a leggermi, nelle mail, negli sms…figuriamoci in un blog.
SedSPES, ULTIMA DEA e allora …

TANTI AUGURI, BUON COMPLEANNO, 
JOYEUX ANNIVERSAIRE, 
HAPPY BIRTHDAY…
mio caro  I Dunno, che parli poco, pochissimo e ancor meno scrivi.
Chissà mai che non accada un miracolo, tu mi legga e mi risponda pure, con un commentino su Glob…
meglio forse lasciare la fantascienza da parte, e l’immaginazione solo per creare i miei testi senza tirare in ballo sogni e desideri, anche perché è il suo compleanno e non il mio, dunque libero di fare quel che preferisce… tanto i miei auguri troverò’ il modo di farglieli giungere comunque.
Auguri ancora mio silenzioso figlio, nato incredibilmente in una data, ricorrenza di grande comunicazione, che pare averti tolta tutta la voglia di comunicare….oggi ricevi l’ennesimo  “Appel” non quello del Général , quello della tua
Mamma

vendredi 17 juin 2011

17 GIUGNO

Era il titolo di una mia vecchia pagina di diario che iniziava cosi’:
Ci siamo,eccoci di nuovo pronti per un tuffo nell’azzurro: a quattro giorni dall’inizio dell’estate la voglia  di blu è tanta.
Stasera avremo di che saziarsi: un’orgia di azzurro e di blu.
Gli Azzurri e Les bleus stasera si affrontano e si scontrano. Si scorneranno anche?
All’inizio di queste grandi competizioni internazionali sono sempre un po’ tiepida e distratta..... 
Correva, come sempre troppo veloce, l'estate 2008 e si giocavano le partite di calcio dell’Euro.
Gli azzurri passarano nei quarti di finale e ci rimasero poco…
Il resto è cronaca.
Oggi non ho match da visionare, ma continuo con i miei auguri che tiro fuori da una specie di sacco di babbo natale, anzi della Befana, non perché m’identifichi nella strega toscana, solo perché –“W le donne”- è di sesso femminile.
Inizio con gli auguri: doppi anche oggi.
I primi vanno a Anna, la mamma del mio golosissimo nipote acquisito, che nutro a Bastogne per cercar di addolcirlo e fargli passer en douce le telefonate che faccio alla nypote.
Gli uomini detestano le mogli al telefono, sono ben piazzata per fare una tesi su questo soggetto, e lui non fa difetto alla schiera dei maschietti pur se sa mostrarsi paziente e tollerante.
Spero che Anna goda dei benefici raggi di sole, al mare dove ora si trova e possa raccogliere e fare incetta di conchiglie, vetrini, legni modellati dall’acqua di mare…per le sue creazioni.
Tanti AUGURI ANNA…tanti auguri a te.

Compleanno pure del nostro amico Bacco, di cognome, ma in realtà un nome che gli si addice perfettamente.
Fine palato e conoscitore di vini che condivide con generosità con gli amici e in famiglia… tranne che con il figlio che - penso che oramai sia arrivato a farsene una ragione- è astemio e rimane a debita distanza perfino di un’insalata condita con vinaigrette.
Un brindisi alla sua salute in attesa di farlo direttamente la settimana prossima quando ci incontreremo a Nizza.

Per la giornata ho concluso e torno a occuparmi di Lucciola, la gatta “operata”…ma questa è ancora un’altra storia!!!

jeudi 16 juin 2011

16 GIUGNO

È con una certa rilassatezza che stamani mi sono seduta davanti al computer, acceso lo schermo, cliccato sul mio blog, succhiellando il mio cappuccino, dopo un affondo nella schiuma e dicendomi, serena, che oggi non c’erano compleanni, onomastici, ricorrenze da ricordare.
Leggera, leggera come la schiuma del mio pseudo latte scremato versato sopra George in una deliziosa tazza Wedgwood, modello Windsor, molto british e molto a mio gusto, ho allungato una gamba, disteso un braccio, sgranchito il collo, ricacciando uno sbadiglio dovuto a una levataccia, ad ora post lucana, perché l’alba arriva prestissimo in questo momento dell’anno e dunque non posso scrive ante lucana, ma nonostante tutto un’ora presta!
Presa e persa in questi pseudo esercizi ginnici ho fatto scivolare l’occhio sull’angolino dello schermo, visualizzando nero su bianco che era il 16. Lo sapevo che oggi doveva essere il 16, dato che ieri era il 15 e domani sarà il 17, ma vederlo scritto me ne ha dato coscienza e ho fatto un sobbalzo.
Nuovo compleanno che stavo per dimenticare…
Giammai…
Quest’anno, tra pochi mesi diventerà nonna, come dimenticare di farle:
AUGURI…AUGURI... AUGURI…!!!
Tantissimi auguri alla Nonna di Nina, che forse non si chiamerà Nina, ma per me lo sarà sempre e comunque.
Tanti Auguri alla futura nonna che festeggerò prossimamente in un tête à tête, dei nostri abituali, quando sbarcherà qua in Provenza. 
PS
Come sempre...MAI DIRE MAI !! 

mercredi 15 juin 2011

15 GIUGNO

Forse, il mio calderone dei ricordi avrei dovuto toglierlo dal fuoco oggi e non con una settimana di anticipo, come ho invece fatto, ma tanta era l'ansia di scrivere, la smania di pubblicare, la voglia di condividere con le bimbe, mie lettrici, attente, accanite, emozionate, pungolate, sollecitate ma sempre e comunque.... meravigliose e che mi rimandano l’immagine del significato della scrittura.
Beh! oggi 15 giugno ricorre il sessantacinquesimo anniversario dalla data di nozze del “dottore” e della “signorina”.
La guerra era terminata da un anno, erano trascorsi già quasi quattordici mesi dal quel fatidico 25 aprile della liberazione e solo tredici giorni dal 2 giugno della nascita della nuova Repubblica Italiana, allorché i miei genitori fecero risuonare il loro “si”.
La signorina aveva un semplice abitino dai tenui colori pastello e sulla testa un grande cappello di paglia ornata da un nastro colorato. Voglio pensare che sia quello del disegno a pastello appeso in sala. Un quadro che la raffigurava con una grande pamela, dipinto da Gianna Orsi, affermata pittrice e docente all’Accademia delle Belle Arti di Roma, di cui la “signorina” aveva seguito dei corsi nei suoi vari soggiorni romani.
È il famoso ritratto che fa fantasticare la mia ultimogenita, che sogna di averlo un dì sotto il suo tetto.
Fu una cerimonia semplice con pochi invitati- gli spostamenti non erano così agevolati in questo primo dopoguerra - ma in realtà purtroppo non ne so molto, così come del viaggio di nozze.
So solo che con pochi soldi in tasca, -il “dottore” aveva impegnato tutti i suoi risparmi nella costruzione della sua vera prima barca a vela- erano partiti in honey moon a Viareggio, dove lo sposo ho il sospetto che abbia portato la sposina a passeggio sulla banchina del porto, facendole così intravedere il futuro di avventure marine che li avrebbe attesi e di passeggiate sui moli dei porti del mare nostrum.
La “signorina” diventò il mozzo del “dottore e salpò e dette fondo ad ancore in un arco che va dalla Sicilia a Barcellona, ma queste ovviamente sono ancora una volta … altre storie .
Questo 15 giugno me ne fa venire in mente altri e in particolare quello del 1975.
Ci avvicinavamo all’estate e a nuove elezioni amministrative.
Correvano anni alla Don Camillo con i comunisti del P.C.I. da una parte e i “preti” della D.C. dall’altra.
La D.C. aveva sortito uno slogan elettorale che recitava:
30 anni di libertà!
 alcuni buoni, altri meno buoni ma tutti nella libertà….
…facendo da una parte allusione al numero di anni dalla fine della guerra e con loro, i democristiani, al governo e dall’altra al proprio potere salvifico che ci aveva mantenuto un paese libero e non al soldo dell’URSS, come sarebbe accaduto con i comunisti al potere.
….e ovviamente incitando a votare ancora per lo scudo crociato.
Uno slogan raffinato, molto più di classe di quello che imperversò l’anno seguente, il 1976, in occasione delle elezioni politiche, in cui fu temuto il famoso sorpasso.
Lo slogan del 1976 non olezzava come un profumo di grande firma della moda.
Fu comunque molto efficace, non costò in pubblicità e lo si dovette alla magica penna e all’immaginazione di Montanelli che incitò a porre ancora una volta il segno della croce sull’emblema scudocrociato, al suono di “Tappatevi il naso e votate DC”
“Ubi maior…minor cessat”, sempre per restare in tema di……..cessi, ma l’effetto fu quello di un Niagara, prodotto salvifico per le tubature e disingorgò  la situazione, facendo rimanere alto nel cielo”In hoc signo vinces”…. insomma il solito emblema della Democrazia Cristiana.
Ma senza correre troppo e tornando alla nostra calda estate del 1975, con le giornate che si allungavano, le amministrative che si preparavano e le regate veliche che erano nel pieno della vita velistica, rivedo il famoso 15 giugno 1975.
Il “dottore”era partito per una delle sue regate, sarebbe troppo ricordare se fosse la Regata della Giraglia, o un’altra organizzata dallo Yachting Club del Tigullio, se non dallo Y.C. di Livorno.
Era sicuramente una regata lunga perché lui rimase assente qualche giorno,  e in questi tre o quattro giorni lontano da casa cadde la ricorrenza delle loro nozze.
La ex “signorina”poteva pure restarsene a casa da sola (si fa per dire,c’eravamo ancora la Tata e io)... lei capiva a fondo la passione del marito per la vela che incoraggiava pure o almeno non ostacolava, ma guai a dimenticarsi di festeggiare la ricorrenza fatidica.
Edilio , il nostro fiorista era sempre in allerta.
Quell’anno però non so come, forse una partenza repentina, forse una, come spesso, ritardata da qualche paziente cui dedicare le sue cure, fatto sta che il “dottore” partì senza lasciar consegne di omaggi floreali.
Un dubbio mi balenò nel cervello e con costernazione Edilio mi confermò che non aveva né ordini, né biglietti.
Per sua fortuna, il “dottore” aveva una secondogenita, molto vispa e reattiva,(la primogenita era fuori gioco oltre oceano, da due mesi sposina novella) e dalla sua, pure la chance di una moglie che detestava alzarsi presto. Le era bastata,una volta per tutte, la levataccia per la famosa pedalata.
Così, armata di un suo biglietto da visita riempito con inequivocabili doti di falsarla imitando scrittura e firma del padre, preparò un accompagnamento augurale  che consegnò a Edilio perché lo recapitasse su un bel mazzo di fiori.
L’ex “signorina”,raggiante, attese il ritorno del suo Ulisse: “grazie Gigino, mio”ridacchiò, felicitandolo per la scelta dei fiori e del testo inneggiante alla sua grande “ouverture d’esprit”.
Parodiando lo slogan della DC che mi faceva l’occhiolino da un muro della piazza accanto al fioraio, avevo scritto: ”29…alcuni buoni, altri meno buoni, ma tutti nella libertà”.
Il mio meraviglioso e distrattissimo babbo meritava di essere “protetto”, ma meritava pure di pagare un piccolo scotto per la sua dimenticanza....dimenticanza di cui la mamma ignorò sempre l’esistenza.

mardi 14 juin 2011

....1982-UNE CUVEE EXCEPTIONNELLE

1982 ce fut une grande année !
« Annata DOC », dirait-on en italien, ce qui correspondrait mot à mot à une .... "Année AOC ".
Je ne suis pas sure que cela aura du sens pour des oreilles françaises ...oreilles pas trop habituées au son de ma musique perturbée, mais par ces deux mots je voulais juste souligner que la Cuvée 1982 avait été bien spéciale, surtout celle du mois de juin.
Une productrice de Vin d’oranges, qui adore le Champagne et le vin, surtout le blanc, telle que je le suis, ne pouvait que s’exprimer utilisant un lexique qui relevait du… domaine des vignobles. Le champ lexical où le raisin pousse fort bien, arrive à maturité…et m’amène tout droit dans mon délire habituel sans que j’aie savouré même pas une goutte de nectar …
Toujours en train de déraper sur ce chemin caillouteux et pierreux,  qui fait resurgir le souvenir d’une recherche digne de Sherlock et Watson, Miss Marple, ma préférée, et bien d’autres détectives reniflant la bonne piste, je revois ce lointain été des années ’90, quand, avec très peu d’indices, nous retrouvâmes les traces d’un délicieux Muscat de Saint Jean de Minervois, gouté lors d’une halte à une écluse.
Bien sûr, comme d’hab, il s’agit d’une autre histoire, et je suis en train de me mélanger les pinceaux, dans une journée où je ne songe pas à être peintre, mais il faut dire que il y avait plein de similitudes; la route que nous grimpâmes ce fameux été était bien caillouteuse, pierreuse et avait l’aire de nous amener nulle part…tandis que nous fit tomber dans le bon tonneau!
Tout ce dérapage pour en revenir à ce juin 1982 qui vit arriver sur terre, mais dans des pays ou villes différentes, Marta, Pär, Lorène, Max, William (le prince), celui habillé en rouge, et la fête de la Musique.
Il faut dire que le petit prince, ne faisant pas partie de la famille, étroite, élargie ou assimilée, aurait pu être laissé de coté…mais dans ma grande magnanimité je lui ai octroyé un peu’ de place car il est né le 21, comme la fête de la musique et aussi jour de l’anniversaire de mon C.V.
Le prince en rouge(non pas pour une corrida ..quoique..)fêtera comme les autres nommés de la liste le début du dernier an de la vingtaine, avant d’entamer la dizaine suivante.
Entre deux italiens, un suédois et une française il m’a semblé sympa de caser un british aussi.
Pour l’instant c’est encore tôt pour les vœux, que d’ailleurs je ne pense pas lui adresser, car une chose est-il de se souvenir de lui, né le même jour que mon C.V. et trois jour après mon Deuxième (enfant), une autre de lui souhaiter un joyeux anniversaire.
Nous ne sommes pas si proches que cela, nous ne nous sommes jamais tutoyés, bien que dans son île l’utilisation de la deuxième personne soit très courante, nous n’avons pas bu du thé ensemble, il n’a jamais gouté ma pizza et Kate n’est pas copine avec mes filles et avec mon fils non plus.
Du coup, je ne vois aucune bonne raison pour lui souhaiter Happy B-day.
Par contre, bien que je ne l’aie jamais rencontrée, que je ne lui ai jamais adressé la parole et elle non plus à moi, j’ai décidé de englober Lorène, lui accorder une place dans mes divagations pseudo littéraires et surtout lui adresser tous mes vœux pour ce 14 Juin.
Je ne sais pas grand-chose d’elle, à part sa date de naissance, qu’elle est la petit sœur de Benoît(il nostro Benedetto casalingo),qu’elle est créative et travaille dans le domaine de la mode.
Du coup, grâce à mes connaissances très limitées, Lorène a la garantie que je n’en dirai pas plus, et… ce n’est rien.
Il ne me reste plus qu’à lui chanter
JOYEUX ANNIVERSAIREHAPPY BIRTHDAY…TANTI AUGURI…a te…

…et lui annoncer que je rattraperai à la grande l’année prochaine… au moment du virage de décennie et lorsque j’en saurai plus sur elle.
Cela dit, Lorène, tu es toujours à temps de t’éclipser et jamais croiser mon chemin caillouteux, mon écriture rocailleuse...

dimanche 12 juin 2011

13 GOING ON 30......or sort of

“13 going on 30”. The title of a nice movie I saw with my youngest daughter long time ago…nothing to do with what I would like to write, but somehow this makes me thinking of tomorrow.
Tomorrow is June the 13.
A new birthday to celebrate and I feel so uncomfortable writing in English, but apparently that’s the only way I can communicate with the “festeggiato”.
He is Swedish; I’m Italian.
He doesn’t speak Italian (which it’s unfair); I don’t speak Swedish (which it’s quite normal) but I can say God Jul.
He doesn’t speak French. French is my second language, not as perfect as my wonderful and superlative Italian, but good and understandable.
He speaks German; in German I can say “die Blumen  ist schön” and I’m quite sure this won’t be very useful in our conversation, beside the fact that he can maybe offer to me a bunch of flowers…so in that case I could show up my German knowledge.
Of course he speaks English too, and I try… to cope with Shakespeare language, or better to say, with Italian-American from Brooklyn language, since I did an American full immersion in the ’80, overseas on the east coast.
…so this last one, is the only common language or at least the only language I can use to communicate with him….but not sure …I’ll be understood, because my English is a “Junkglish”(so terrible..I even try to make jokes which will make laugh no one except me)
To be honest I’m already tired…and I haven’t yet started to write what I wanted to say.
I’ll start again.
“13 going on 30”. The title of a nice movie I saw with my youngest daughter long time ago…nothing to do with what I would like to write, but somehow it makes me thinking of tomorrow.
Tomorrow is June the 13.
And Pär will be 29, or I can say that he will start his thirtieth year of life….so
“13 going on 30” it’s a title well chosen for my nonsense writing.
Dear Pär, too sorry, not to be able to write a nice story to celebrate your anniversary in a language that you can read and appreciate , so I will conclude with a very basic:
HAPPY BIRTHDAY TO YOU,
I WISH YOU A WONDERFUL DAY…
And since internet is so useful and helpful, I can also tell you:
Grattis på födelsedagen 
och lyckönskningar för en underbar dag kära Pär.

P.S.
Hope I didn’t say anything incorrect or even worst….
Please do learn Italian! It would be easier!

GIUGNO.... conseguenza di un settembre iperattivo...

Giugno.... conseguenza di un settembre iperattivo...
Iperattivo é dir poco.... con tutti i compleanni di questo primo mese d'estate mi chiedo: CHI incolpare al settembre precedente, cioè nove mesi prima?.
L'uva i fichi o il relax post-feria augustea ?
Poco importa.
Mi ritrovo con tanti auguri da fare.
Alcuni li ho fatti in tempo, altri in corner, altri ancora in ritardo,  non sono però arrivata a trovare per tutti i festeggiati uno spazio sul mio blog.
Cerco di rimediare perché non posso, né voglio fare l'impasse bloggoso sul compleanno di:

Francesco-8 giugno-
Francesco -diciassette anni- é il secondo dei miei figliocci.
Nato a Aix en Provence in un caldo giugno del 1994, molto più caldo del giugno attuale.
Il ricordo più vivo di lui piccolino é quello di qualche mese dopo la sua nascita, nell'ottobre dello stesso anno, quando  fu battezzato nella chiesa di Saint Jean de Malte.
Lo rivedo immergere e risorgere dall'acqua del fonte battesimale in cui il père Jean-François lo aveva tuffato per tre volte; a ogni risalita sempre con un radioso sorriso sul tenero faccino, per niente turbato, irritato o sconcertato da questo bagno fuori stagione e fuori vaschetta casalinga..
Ora sorride meno; negli anni più ombrosi dell'adolescenza, il sorriso é diventato un cadeau molto speciale, di cui però ogni tanto ho il piacere di beneficiare.
Un augurio via sms il giorno fatidico, un nuovo augurio oggi via Glob e spero di poterlo festeggiare quanto prima in un incontro privilegiato....
TANTI AUGURI FRANCI, JOYEUX ANNIVERSAIRE !!! 

9 giugno
Parto dalla data e non dal nome perché in tale giorno ho ben due compleanni da ricordare:
Inizio con la nipote Benedetta, una delle famose ragazze(di famiglia) dell’ottanta. Ricordo un telegramma del loro comune nonno, in occasione della nascita della mia primogenita,in cui inneggiava alle “nipotine ventenni nel 2000”.
I vent’anni son passati da un po’, i trenta da poco iniziati e un nuovo giro di boa quest’anno l’attende,non tanto per l’età quanto per la prossima nascita del suo primo bebè, che se non ci sono stati errori continuerà nella serie di uno dei miei film prediletti dal titolo ben auspicante ”Speriamo che sia femmina!”
Non so se questo fosse l’augurio che si faceva la mia amica Daniela, l’altra festeggiata di questo 9 giugno, quando un anno fa con il pancione attendeva di scoprire la sorpresa nel suo uovo non pasquale ma settembrino, che si sarebbe poi schiuso il 17.
Forse dopo due adorabili femminucce non le sarebbe dispiaciuta troppo una variazione di sesso.
E’ nata la terza femmina, un amore di bambina, delicata, deliziosa molto danielina e vista la riuscita, è certo che anche Dani abbia fatto suo... il titolo del film.
Il padre che,come tanti padri, sperava di avere un maschietto, si è rapidissimamente consolato pensando che in vecchiaia avrebbe avuto una possibilità in più... di tenerissime cure.
AUGURI TANTISSIMI all’amica e alla nipote che hanno ricevuto il mio auspicio via telefono, la prima mentre transumavo e l’altra arrivata a casa per poterle far giungere contemporaneamente insieme ai miei, gli auguri del suo legittimo zio.

Matteo -11 giugno-
Matteo è l’ultimo festeggiato della settimana, l’ennesimo gemello molto eclettico, secondo i canoni del segno zodiacale e soprattutto molto tenero e sensibile.
E’ il primo in assoluto dei nostri nipoti, non il primo che io ho conosciuto perché quando è nato, io non gravitavo nella sfera novarese, e all’epoca non ero ancora zia, lo sarei diventata tre mesi dopo con il mio primissimo nipote Michele.
(…ma per settembre c’è tempo e ovviamente questa è ancora un’altra storia…)
Matteo è il fratello primogenito di Benedetta e della dicembrina Cecilia.
Di lui ho due immagini ricordo.
Da piccolo: due guancette rosse e una testina bionda che si muoveva schizzando come la fusée di un razzo.
Più grande e più che adolescente: con una magnifica chioma lunga e ancora bionda.
Chioma che non faceva l’unanimità dei consensi familiari, e che a me piaceva perché bella, perché gli stava bene, e in armonia con il personaggio.
Tanti auguri caro Matteo, anche se ora porti i capelli corti corti, forse perché così è più facile pettinarli quando ti alzi al mattino per andare a lavorare oppure quando salti con il deceleratore aerodinamico e non rischi che ti si intrighino nei fili del tuo paracadute.
Io inizio a riavvolgere i fili del mio gomitolo srotolato, ne riannodo qualche pezzo rotto e salto come il nipote Matteo, in orizzontale però, attraverso i vetri della mia veranda per andare a occuparmi delle mie piantine di girasole che nella loro dimora all’esterno stanno crescendo a vista d’occhio, come il famosissimo dittamo…
E che la luminosità dei miei girasoli rischiari a tutti voi festeggiati il cammino ora e sempre!