perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


samedi 9 novembre 2024

MARE CATARTICO

Mancano ormai pochissime ore alla partenza dalle Sables d’Olonne della Vandée Globe, regata in solitario intorno al mondo senza scalo e senza assistenza.

Per anni l’ho seguita alla radio senza leggerne mai nulla, così per me questa regata, secondo la mia logica, si chiamava “la (sottinteso regata= Course) VENTS DE GLOBE”, con un evidente errore grammaticale visto che Globe è maschile e dunque avrebbe dovuto essere DU GLOBE, che in alternanza modificavo con un VENTS DES GLOBES, che mi poneva un altro tipo di dubbio “Ma quanti globi ci sono?”, finché non mi è apparso chiaro che nonostante la regata riguardasse barche a vela, non si parlava di vènti, né dei QUARANTA RUGGENTI, né dei CINQUANTA URLANTI, bensì della Vandea, la Vandée.

È dunque tempo di riprendere il mare e pure io torno a navigare nelle acque conosciute e sicure del Mare nostrum, che a forza di parlarne sta per cambiar aggettivo per diventare il Mare Meum.

Pronta per una veleggiata tra l’isola d’Elba, Capraia e Gorgona in cerca di un bel penitenziario che mi accolga, prendo il largo fino alla rada di Marsiglia e approdo su quella specie di scoglio allargato sul quale sorge lo Château d’If che da il nome all’isolotto. 

Cosa cercare di meglio o di più quando trovo IF? 

È il luogo per me!

Ma per boucler la boucle si impone una nuova veleggiata fino all’arcipelago toscano e Montecristo mi vede dar fondo all’ancora( nella più totale illegalità).

Viaggio sulle tracce di un ex imperatore finito in esilio, parlo del primo (il secondo è fuori dalle mie rotte) e di un ex marinaio esiliato, divenuto Conte; due personaggi legati al mare e alle isole: uno vero, l’altro immaginario uniti da una specie di destino incrociato.

L’Imperatore mi piaceva quando giovane console faceva travalicare con sé ideali di libertà, fraternità, uguaglianza, scuoteva la polvere dalla penisola italica asfissiata da vecchiume e ne illuminava il futuro.

Il giovane marinaio divenuto Conte mi affascinava per il suo percorso che univa le mie terre natali a quelle che sono poi diventate le terre sulle quali ho costruito castelli immaginari da cui librare il mio spirito e muretti a secco e mura solide dalle quali hanno preso il volo i miei rampolli.

Il suo percorso è legato al mare, attraverso il quale trova una prima libertà dalla prigione in pietra dello Château d’If, il tesoro di Montecristo che lo rende ricco e libero di agire, e infine una nuova libertà quando rispiegando le vele libera la sua mente e il suo sentire dalla prigione virtuale ma non meno limitante in cui lo aveva rinchiuso lo spirito di vendetta.

Mare catartico!

E pure curativo.

Da bambina mi ci portavano a fare inalazioni in ogni stagione per curare tonsille e adenoidi infette.

Oggi con l’inquinamento che c’è non sarebbe più il caso!


Ripenso a come mi affascinava lo Château d’If che vedevo dal porto di Marsiglia, quando bimbetta già sguazzavo in queste acque, raggiunte durante la nostra crociera familiare estiva.

La fantasia galoppava tra mito e leggenda e ancor più si sbizzarriva nell’isola di Montecristo.

Oggi come oggi sono incapace di decifrare se il mio ricordo dell’isola sia reale o immaginario.

Tanto era il desiderio di raggiungerla e chiudere il cerchio a mia volta, seguendo la rotta di Dantès che giurerei di esserci arrivata in barca a vela, di essere entrata nell’insenatura che funge da porto e di esserci avvicinati all’attracco in banchina, senza peraltro poter poggiare il piede sul suolo.

Forse avevamo veleggiato unicamente nelle vicinanze. Chissà? Non c’è più nessuno che possa svelare l’arcano, dirmi se sia realtà o sogno.

Quest’immagine però che ho frammentata davanti agli occhi me la tengo ben stretta e me la regalo come realtà vissuta.

Sempre parte delle storie del Mare Nostrum in cui sogno e realtà si rincorrono sulla scia di un vissuto lontano.



lundi 28 octobre 2024

TOSCA, non di nome ma di fatto o ancor meglio di MISFATTO

Tosca:

un nome di cui mi sono appropriata semi-indebitamente.

“Stonata come una campana”, espressione di cui ricerco l’origine e non il senso che mi è chiarissimo (…- il riferimento alla campana nasce perché il suo suono soprattutto se vicino risulta fastidioso e poco melodioso, perché prolungato e forte- mi illumina internet, ignorandone il lato festoso, squillante, argentino…senza ulteriori aggiunte che rendano l’espressione meno piatta e più avvincente, interessante, intrigante), riprendo dunque:

 “Stonata come una campana”, lo pseudo di Tosca, di pucciniana memoria, mi suona come un’usurpazione.

Ma, “un po’per celia un po’ per non morire (di vergogna) al primo…”scontro con il pubblico di lettori, questo pseudo trovo mi calzi a meraviglia.

Ecco germogliare Tosca (non di nome ma di fatto o ancor meglio di misfatto).

Un bel clin d’œil alla Tosca-Callas diretta da Victor de Sabata alla scala di Milano, tanto per cominciare. 

Anno mitico!

 

Nel significato dell’aggettivo, il “tosca” mi suona invece assolutamente pertinente (tanto quanto il precedente era impertinente) e assolutamente legittimo.

“Siede la terra dove nata fui, sulla marina dove il Cecina discende”, illegittima è solo l’appropriazione rivista e corretta della frase del canto quinto dell’inferno.

Spero che il conterraneo Alighieri non me ne vorrà di questo plagio, che difficilmente potrei vendere come farina del mio sacco, neppure se fosse farina di Ceci.

Certo Alighieri, Puccini, cosi come Malvaldi o Gatti Mezzi (di cui parlavo e scrivevo in tempi passati o Vichi (di cui non ho ancora scritto ma leggo attualmente) … cosa posso farci se provengono tutti dalla mia tosca terra?

Spero che nessuno si offuscherà dell’accostamento sacro-profano di questi autori e compositori che in ogni caso mi garbano molto, aldilà dai loro generi letterali o musicali e dalla loro provenienza.

Sono una “open mind” e spazio a largo raggio, viaggio in rete e ci soggiorno ma non mi lascio imprigionare dal net, soprattutto con il mio vero nome, rischierei una sorta di mise en abyme, una rete irretita, Tosca, rischia molto meno.

La mia prof bienaimée lo ha adottato, rendendomelo ancor più caro e familiare.

Lei ci aggiunge spesso aggettivi valorizzanti e, a mio dire, esagerati e immeritati, ma la lascio fare o per essere più precisi dire.

Non sta bene contraddire una prof!

 

Per anni ho sperato di assistere ad una rappresentazione di Tosca pregustandola e canticchiando (rigorosamente stonatamente) “E lucean le stelle”, una delle mie arie predilette.

(Le stelle mi affascinano e fanno parte delle mie “magie”, le dispenso sotto forma di star dust oppure in occasione di grande necessità invio “la Stellina”, la mia magic star, che in caso di successo si prende tutti i meriti; in caso di fiasco la colpa ricade invece ovviamente sul destinatario che non ne ha fatto buon uso, non le ha dato troppo credito, non la ha ben attaccata dietro l’orecchio. Lei è infallibile: è una emanazione dell’amor materno. Digressione per sostenere la mia tesi di legittimità)

Finalmente l’arena di Verona mi attende. 

Di ritorno da una vacanza in Austria ci fermiamo a Verona dalla mia amica di matita-biro-tastiera (nell’evoluzione temporale) che mi attende con due biglietti per una soirée Tosca.

C.V. beneficia del secondo biglietto e non smette di sbuffare per tutto il tempo della rappresentazione.

D’accordo che lui non ama particolarmente le opere, a parte quelle firmate Mozart, e che la sua considerazione di Puccini non è il massimo; sapendo però quanto a me piaccia e come godessi della rappresentazione, speravo si contenesse.

E finalmente Le stelle “brillano” e la terra “profuma”.

Mi lascio cullare dalla romanza, mentre C.V. al limite della sopportazione tende l’orecchio per identificare il rombo del tuono che si avvicina, speranzoso, molto speranzoso.

Grande delusione (per lui) perché il temporale tarda a scoppiare e soprattutto perché l’auditorio reclama il bis e le Stelle tornano a risplendere.

Quante stelle brillano nel firmamento!

Quante stelle anche sotto il sole o le nuvole.

La nostra Star casalinga, l’atleta mezza-maratoneta ha brillato a Roma e la sua prestazione che ho raccontato sui miei blog in forma ufficiale e anche in forma più ufficiosa mi ha dato l’idea di allargarne la diffusione, e ospitata sul net da Altritaliani, Tosca è ritornata ad apparire.

Tosca non di nome, ma di fatto e soprattutto di misfatto.

lundi 21 octobre 2024

4 OTTOBRE.....non è mai troppo tardi

“Quest’anno i festeggiamenti del mio compleanno dovranno durare almeno una settimana!... e. mi raccomando, tanti regali!!!

Ipse dixit! Così aveva dichiarato la festeggiata del 4 ottobre familiare.

Ben ascoltata dal marito aveva avuto diritto a festeggiamenti plurimi iniziati con una colazione preparata dai figli, una cena in ristorante stellato, seguita da altre cene, regali e cotillons.

Le “celebrazioni”in realtà sono durate ben più a lungo, con lei “sul podio”, in pole position, al centro dell’azione.

Non sempre, ahilei, celebrazioni glamorous!

Tanto per iniziare i genitori indegni, si sono defilati prima della data fatidica, e la madre ancor più indegna si è ben guardata da lasciarle il regalo, per una ragione troppo lunga da spiegare ora …. non è il momento.

Oltretutto, il famoso concours de circonstances, ha persino fuorviato la “ragazza” che ingenuamente ha creduto che il pacchettino che aveva trovato su indizi materni fosse quello destinato a lei dalla mamma (che come già annunciato non aveva lasciato un bel nulla).

La madre snaturata la aveva spedita insistentemente alla ricerca di una scatoletta medicinale e la “giovane” che pensava di aver avuto diritto a una caccia al tesoro sotto mentite spoglie si era diretta alla scrivania laddove il marito aveva nascosto il suo “cadeau” da offrirle la sera a cena.

Ma come saperlo o immaginarlo???

Incidente diplomatico evitato in extremis.

Conclusa la prima settimana all’insegna di libagioni plurime, la nostra eroina è piombata in una densa settimana di notti corte e affannose, causa ripetuti risvegli con uno dei figli malato.

Sola, senza supporto maritale in trasferta lavorativa, è arrivata alle soglie del recentissimo fine settimana, stravolta, stanchissima e senza il minimo sfogo liberatorio di sani allenamenti podistici, tra l’altro necessari per il previsto evento del we.

I programmi della conclusione del compleanno regale (neppure per la Queen erano durati così a lungo) prevedevano infatti un rendez-vous romano in compagnia del consorte, con i due figli maggiori al seguito e soprattutto la sua partecipazione alla prima semi-Maratona della Capitale: la Wizz Air Rome Half Marathon: 21 km tra i siti “must” dell’Urbs.

 Trasferta incerta fino quasi all’ultimo, o almeno incerti i partecipanti al viaggio, tranne la nostra festeggiata che per nulla avrebbe rinunciato alla sua prima mezza maratona ufficiale ed era chiaro che sarebbe partita ad ogni costo.

E finalmente domenica mattina 20 ottobre eccola presentarsi al Circo Massimo per la partenza con il primo gruppo di runners.

Dubbiosa per questo inserimento nella prima tranche al via (grazie al suo miglior tempo in allenamento che su richiesta aveva dato agli organizzatori) temeva già di fare una figuretta.

La felpa che avrebbe dovuto buttare via perché non c’era modo di lasciarla in custodia alla partenza.

Lo stress dell’ignoto.

Il pensiero dei 21 km da percorrere e da resistere.

Gli altoparlanti che gracchiano.

Scambi telefonici via whatsapp che mi illudono di esserle accanto.

Piccoli momenti privilegiati.

Riattacco…la partenza è imminente.

“Ancora 10” mi annuncia un suo whatsapp 54 minuti dopo il via.

Non molto più tardi suo marito mi comunica in un vocale che le mancano ancora 8 chilometri.

“ -5.7” a un’ora e 15 minuti dalla partenza, mi scrive di nuovo lei.

E mezz’ora più tardi il video “storico” in via dei Fori Imperiali che immortala l’avanzata della madre temeraria con in fuori campo le voci di incoraggiamento dei suoi bimbi e del marito.

Li ode anche lei, alza le braccia a mo’ di saluto e invia un bacio.

Il traguardo è vicino: arriverà al Colosseo in 1h 41 ‘21”.

Il suo record personale è battuto me lo annuncia con un’immagine che riassume i suoi dati, seguita da un suo primo piano. 

Stanca ma felice, radiosa.

Alle ultime news risulta 1100esima su gli oltre 17.000 partecipanti.

Non ero là ma era come se ci fossi!

Posso finalmente mettermi alla tastiera e festeggiare anch’io il suo compleanno, con il mio abituale testo….

 

P.S.

Un pizzico di curiosità mi spinge a ricercare su Glob cosa ho scritto nei precedenti 4 ottobre

2023 nessun testo. Oddio come mai? Cosa mi sarà successo?

2022 mi rincuoro. Una bella storia vecchissima, ritrovata e ricopiata nel racconto. Vale almeno per 2 compleanni. OUF

          Sarà per questo che nel 2023 ho fatto l’impasse…?

2021 Fidèle de sept heures, breve ma intenso

2020 nessun testo. 

          Cerco nella memoria.

          Avevo trascorso un mese a Roma e la vigilia del suo compleanno ero ripartita.

          Ero fusa si vede.

2019 nessun testo.

          Cerco memoria nelle foto.

          Ero alle Bermuda.

          Troppo busy per scrivere e internet non funzionava praticamente.

2018 nessun testo.

          Cerco memoria nelle foto.

          Eravamo a Bologna tutti insieme.

          Come sopra 2019

2017 nessun testo.

          La memoria risponde subito.

          Novara e poi Milano tutti insieme.

          30 anni Sizzano all’Impero.

          E poi noi in Toscana con Leonard.

          Troppo busy….. certo però neppure un testo tardivo.

          SHAME ON ME.

2016 testo tardivo, in novembre….. ouf je me rattrape 

          Et j’arrête de rechercher

 

Se io non ho più scritto, l’ex Fidèle però non sembra averlo notato, o almeno non me lo ha fatto notare.


mardi 3 septembre 2024

C.D. Player

Un vecchio CD riempito in maniera artigianale di ancor più vecchie canzoni, per farmi compagnia nei miei viaggi di transumanza, mi guarda dallo scaffale della veranda dove è finito quando ho svuotato la vecchia auto.

Un CD datato 22/12/2008, regalo di compleanno della mia ultimogenita, con tanto di dedica “per tenerti compagnia mentre viaggi senza di me oppure anche con me!....”

Oramai non transumo praticamente più, soprattutto da sola, certamente non con lei, e oltretutto l’attuale auto non ha un lettore CD.

Approfitto di un’oretta di casa vuota e rispolvero il CD che inserisco in un ordigno del secolo scorso, ma quantomai efficace.

Musica a tutto volume senza che nessuno protesti e i pensieri volteggiano sulle note.

La voce della Carla bi-nazionale, rauca e suadente mi fa pensare a Max figlio che se ne lasciava incantare…ensorcelé par le tréma de Raphael.

La Mireille, francese DOC, mi fa vibrare sulle note della Marsellaise che canta con fervore e sacro furore.

Caruso…e “la bianca scia dell’elica” aprono un mare di ricordi, compreso quello di un testo dell’orale del BAC di italien-LV2 della figlia primogenita.

Gracidii vari e note irriconoscibili. Si vede che il CD ha sofferto.

E tutt’a un tratto le note indimenticabili di quel capolavoro di Riccardo-Richard (a seconda dei paesi) Cocciante.

Margherita-Marguerite.

Margherita ha compiuto 48 anni.

Io “qualcuno” di più, ma ad ascoltarla ritorno indietro nel tempo…

 

Margherita- Marguerite.

Per me esiste solo la versione originale, quella che ascoltavo nel mese di luglio di un’estate di tanti anni fa quando, ancora poco nota, era trasmessa dalle onde di RMC e già mi faceva sognare.

Gli accordi invadono il verde che mi circonda atterrando sul prato, così come decenni fa risuonavano sottocoperta, salivano nel pozzetto della barca e si allargavano creando cerchi concentrici nelle acque del porto della Maddalena.

In quelle stesse acque in cui, senza pensarci due volte, mi ero tuffata per cercare di liberare l’ancora che una barca belga ci aveva salpata e si era poi incastrata.

Gesto inconsulto e non riflettuto, date le mie scarse capacità di sub, ma a poco più di 20 anni si segue facilmente l’impulso senza porsi troppe domande sull’effettiva validità dell’azione.

Non ricordo più come fu risolto il problema, certo non grazie al mio intervento inutile, che in ogni caso mi fruttò la riconoscenza dei belgi che per scusarsi e ringraziarmi vennero poi ad omaggiarmi con una scatola di bonbon Quality Street.

Mi ci è voluta una ricerca su internet per ritrovare il nome della marca di quella scatola che vedevo ancora davanti ai miei occhi senza riuscire a leggerne il nome.

Un tuffo nell’acqua melmosa e torbida, grigiastra come quella giornata senza sole, di cui ne rivedo spezzoni, attimi, e soprattutto risento emozioni lontane da cui mi lascio invadere

Flash back colorati, soprattutto quelli della scatola di Quality street, che si insinuano tra i ricordi.

Margherita non è appassita, ed io mi riscopro piena di linfa vitale, forse ancor più di quanta ne avessi allora.

Potere di una canzone, di lasciarsi cullare dai ricordi.

 

 

 

 

 

 

 

 

mardi 18 juin 2024

Di 18 ce n’è uno…..?

 Caro il mio boy

Diventa veramente sempre più difficile trovare un modo per ricordare questa data in maniera diversa e originale.

Non ripeterò i tanti soggetti legati a te e fonte di ispirazione di racconti per “celebrare” un nuovo anniversario.

Certo se ripenso ai tuoi tanti compleanni, due soprattutto sono scolpiti nella mia memoria e li rivedo in tanti fotogrammi.

Il primo a cui va il pensiero è quello del 2008. Io e te beatamente soli in reciproca compagnia.

Mi rivedo seduta in treno, scrivere sul mio quadernino. Ero vestita di blu: un tailleur, ricomposto da me con pezzi separati che si accordavano molto bene, tanto da sembrar nati insieme.

La cena da Lipp, che tu amavi molto( ho scoperto che anche il Pere Michel è un fan di questa storica brasserie). Come dessert il tuo preferito: il profiterol, per il Pere un millefeuilles se non erro, ma lui non festeggiava con noi.

L’altro è quello di 18 anni prima, il tuo b-day del 1990.

Vero b-day : in Canada a Ottawa. Tanti compagni di scuola che disertarono la festa di Edward, insulso e antipatico bimbetto per venire a festeggiare te.

Venne anche Lisa, studentessa dell’ultimo anno che in virtù di un lungo soggiorno romano parlava qualche parola di italiano e ti trovava “extremely cute”. Arrivò al volante della sua auto e ti portò un enorme sacco di candies.

Eri molto charming, devo riconoscerlo.

E quando vuoi sai esserlo ancora, quando elimini le zavorre e volteggi leggero come ai tempi del viaggio in Patagonia.

Caro boy, mio I dunno,Turista fai-da-te, desaparecido, il mio augurio di tantissima leggerezza per volare in alto e dove vuoi, volteggiare, fare giravolte e sorridere, sorridere, sorridere.

Mutty forever.



mercredi 24 janvier 2024

La magia di Parigi tra treni, expo e pittori maledetti

La magia di Parigi riesce sempre a conquistarmi anche se per godermi le meraviglie di questa straordinaria città sono costretta ad armarmi di pazienza e coraggio lanciarmi nella mischia alla conquista di un mezzo di traporto per raggiungerla.

Finiti i tempi in cui dal "mio" quarto piano di Eduard Quenu scendevo e raggiungevo a piedi i miei giardini del Luxemboug o altre ambite mete. Da quanto risiedo alla "Reggia" in occasione delle mie visite alla capitale, ho guadagnato in spazio, ridotto l'ascensione (solo un piano per raggiungere la mia camera, come a casa d'altronde) nonché beneficiato della presenza del principe Tancredi e di sua sorella Iris, ma per raggiungere Lutezia sono costretta a districarmi tra le tre differenti stazioni: Rive droite, Rive gauche et Chantiers e non parliamo quando il cambio da RER o da treno veloce accade nell'orrida e detestata stazione de La Défense:

Défense d'y aller, vorrei aggiungere.

Disgraziatamente C.V., con la scusa che è il tragitto più rapido, cerca tutte le soluzioni che contemplano il cambio nella sunnominata e dissennata stazione, ove peraltro finiamo spesso per sperderci.

Brevi ma intense scappate culturali hanno coronato l'ultimo nostro soggiorno parigino.

Da un "non compleanno"al teatro de la Renaissance seguito da una deliziosa cenetta a ben tre mostre nel giro di pochissimi giorni.

Fondation Vittuon raggiunta con una breve camminata a piedi dalla stazione metro  les sablons, costeggiando le jardin d'acclamation (nome rivisto e corretto dall'universo linguistico del principino, che ho integrato nel mio dizionario...molto più parlante dell'originale  jardin d'acclimatation).

La fondation riesce sempre a provocarmi emozioni e per la qualità delle esposizioni che ospita e per il suo valore aggiunto. Valore sentimentale che io le attribuisco e venale che si attribuisce da sola.

Sentimentale perché mi fa pensare al mio I dunno che per una buona decina di anni ha lavorato nel gruppo L.V.M.H., tanto che per spirito di solidarietà e sempre sentimentale comprai qualche azione ai tempi in cui erano per così dire abbordabili...per il valore venale invece io non ho alcun merito né incidenza, lo ha raggiunto da sola o glielo ha attribuito la Borsa alle suddette azioni.

Avrei dovuto venderle quando I Dunno è partito passando alla concorrenza, ma non sono riuscita a separarmene sempre per quella sorta di implicazione sentimentale e forse con la speranza che facesse ritorno nel gruppo.

Diciamo che finanziariamente ci avrei guadagnato a separarmene...ma i sogni non hanno prezzo e con la fantasia il binomio L.V.M.H. - I Dunno continua a vivere, grazie al mio cordoncino borsiero.

Mutty forever!

Mark Rothko, una mostra su cui posso dire ben poco, perché non sono certa di poter esprimere quello che non ho capito.

Sicuramente dei quadri che mi hanno incuriosita e delle associazioni di colori che mi hanno colpita.

Ma a quanto pare Rothko cercava la luminosità piuttosto che il colore, forse dovrei tornare a rivedere l'esposizione per cercar di compenetrarla meglio e tentare di avvicinarmi a lui e Giacometti, di cui due sculture fanno compagnia alle tele in nero e grigio di Rothko sperando di allontanare quella sensazione angosciosa che mi ha pervaso alla fine della mostra. Mi chiedo se sia possibile…Giacometti perlopiù mi terrorizza.

Soltanto nel giardino di Peggy Guggenheim a Venezia sono riuscita a guardare una scultura di Giacometti senza avere la pelle d'oca, forse per il quadro bucolico che le faceva da cornice.

Musée d'Orsay, che luogo incantevole e affascinante! 

La sorellina del principino mi ha subito sbalordita riconoscendo su una affiche due pittori attraverso la riproduzione di un quadro da ciascuno di loro dipinto.

Van Gogh!- ha esclamato e poi: Monet!

Ho scoperto che ha una passione per Monet, immagino ereditata da sua madre.

Van Gogh invece è la mia passione ed è ben per ammirare le opere degli ultimi mesi di vita a Auvers-sur-oise che siamo andati a Orsay.

Bellissima mostra di un Vincent dai tratti riconoscibili misto ad altri meno abituali.

Nota dolente la folla ribollente, debordante e irritante che non ho potuto eliminare con un tocco di bacchetta magica. Per la magia mi sono dovuta accontentare della “carte presse”, magnifico passe partout scavalca e abbatti file che mi ha sbalzato in un nano secondo dall’ultimo gradino del piazzale antistante il museo, ove si formava una delle varie code, all’entrata dell’expo, ove di fianco a una ennesima coda si è quasi miracolosamente aperto un varco per noi eletti.

La sorella del principino ascoltava i commenti materni, interessandosi a modo suo ai particolari su cui il suo occhietto vispo era incoraggiato a soffermarsi e a riflettere, mentre il fratello in compagnia del nonno cercavano una via di fuga già saturi del tempo dedicato al mio amato olandese.

Ultima mostra, la vigilia della partenza, all’orangerie per un omaggio doveroso al mio conterraneo Amedeo. La sua pittura mi è familiare fin dall’infanzia: la riproduzione di un suo quadro rappresentante una ragazza dal lungo collo di cigno troneggiava nell’atelier della mamma. Impossibile da dimenticare anche perché aveva una certa somiglianza con una delle mie tante cugine.

Modì “le peintre maudit. Morto giovane di ricadute di una tubercolosi contratta anni prima e in ogni caso abusato da alcool, droghe , e stravizi. Se ne andava oggi, 24 gennaio, 104 anni fa, lasciando Jeanne, la compagna, già madre e incinta di 8 mesi disperata. Finalmente uno che non si era suicidato, a differenza dei due precedenti. In compenso si suicidò lei due giorni dopo la morte di Modì, gettandosi dalla finestra.

I due “rampolli reali” ci accompagnavano nella visita, scarsamente attratti dalle opere, dopo una sosta incuriosita davanti al ritratto di Paul Guillaume, il suo mercante. Devo dire che la scritta “novo pilota” che campeggiava sulla tela aveva funzionato come aggancio, e le teste scolpite nella sala adiacente avevano vagamente incuriosito.

La noia però si era rapidamente stampata sui loro volti, gli occhi vagavano, i fondi schiena cercavano appoggi e dalle loro labbra fuoriuscivano richieste di w.c. per impellenti pipi, merende per pancini gorgoglianti….

Risolte le prime urgenze sono tornati a visionare la mostra trascinandosi stancamente, salvo poi ritrovare un po’ di verve all’uscita davanti a giochi didattici imperniati sull’opera del pittore livornese e tra questi una testa scolpita ( pura riproduzione), che erano incoraggiati ad accarezzare.

Mentre il principino sgranocchiava amenamente e molto tranquillamente i suoi biscotti al bar dell’orangerie, mademoiselle Iris è voluta salire ad ammirare le ninfee di Monet e ha pregato perché la ritraessi in foto in una delle sale con le ninfee sullo sfondo.

Troppo fiera e felice si è messa in posa, sfoggiando un sorriso a 360 gradi come la sala.

Nel ritorno in RER cercavo idee per stampare nella memoria dei due delle immagini che conservassero il ricordo della mostra e di Modigliani.

Impresa ardua. 

A parte la scritta sulla tela del ritratto di Paul che ho temuto desse loro idee vandaliche, direi che nulla li aveva particolarmente attirati, neppure le teste ad eccezione di quella finta all’uscita dell’expo.

Cosa potevo raccontar per far volare la loro fantasia?

Alla loro età non si adattava certo il racconto del mio viaggio, compiuto oltre un decennio prima, al Père Lachaise alla ricerca della tomba di Modigliani. Una tomba fuori dei sentieri strabattuti, molto anonima e dall’aria abbandonata in cui riposavano infine insieme, riuniti dopo un bel po’ Modì e Jeanne.

Mi ero commossa su quella tomba per tantissimi motivi: il dramma che raccontava, quella sorta di abbandono….storia tragica comunque inadatta alle orecchie e ai cuoricini di due bimbi.

Io ne ero ripartita con il desiderio di arricchire quel sepolcro, abbellendolo, rendendolo più caloroso, non certo con i lumini, fiori di platica o sorta di ex voto di un kitsch orripilante che troneggiavano su tombe di artisti più recenti.

Ecco avessi potuto sarei andata a trafugare le famose teste ripescate nei fossi di Livorno e le avrei lasciate li sopra.

Ecco! le teste dei fossi livornesi e la beffa degli studenti goliardici.

Questa si che era una storia simpatica da raccontare ai nipotini.

Il viaggio di ritorno è volato nel racconto di questa burla compiuta oramai quasi 40 anni fa, in occasione di una mostra a Livorno, in omaggio al pittore, nel centenario della sua nascita.

Ricordo ancora il ripescaggio delle tre teste che i critici dell’epoca, salvo una minima percentuale messa a tacere, attribuì a Modigliani fin tanto che gli autori giocherelloni non si autodenunciarono…. Anche se c’è chi, un critico solo se non erro, non ha voluto recedere dall’idea ed ha continuato a sostenere che fossero realmente opera dello scultore livornese emigrato a Parigi, che prima di lasciare la natia città aveva gettato nei fossi quelle sculture che non lo soddisfacevano.

La storia è un po’ più complessa di come io la ho qui narrata e chi non la conoscesse può trovare tutti i dettagli di cronaca sui giornali dell’epoca e su articoli più recenti.

Chissà se il film su questa beffa del secolo, annunciato due anni fa, vedrà la luce. Era intenzione dei ex tre giovani studenti raccontarla dal loro punto di vista.

Se il film esce ci porterò i nipotini, in mancanza di meglio li porterò a fare un giro turistico ai fossi di Livorno.

Non sarà la magia di Parigi.... ma è l'im-magi-nazione della città labronica! 


 

 

 

 

 

 



 


samedi 6 janvier 2024

COMUNICATO poco Epifanico

1)Per raggiunti limiti di età,

2) causa mancato rinnovo di patente scopa elettrica

3) causa mancato rinnovo di patente scopa saggina

4) causa mancanza pure di saggina (deforestazione selvaggia)

5) causa penuria carbone

mi vedo costretta a dare forfait e rinunciare alla mia notte vagabonda.

Oltretutto piove troppo e ho i dolori e poi nessuno si accorgerà della mia mancanza.

Certa di non trovare nessun messaggio di lamentela, di dispiacere o di cordoglio chiudo il capitolo senza troppi rimpianti.

Con il passo quatto quatto, più felpato del suo gatto

trascinando la sottana se ne parte la Befana

vi saluta caramente, pur se il cuore è un po' dolente

ma Macron e la Fornero l'hanno esclusa per davvero.

Non sa proprio aggiunger altro

la befana 'ventiquattro