perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


jeudi 27 juin 2013

28 GIUGNO



La Paura fa 90!
….o 90 fan paura…?
Chissà ?… la ex Signorina, se fosse ancora qui con noi avrebbe avuto diritto alle 90 candeline.
Non credo le sarebbe piaciuto avere una simile veneranda età, doversi spolmonare per spengerle tutte, lei che il fiato lo teneva di riserva per fumarsi una delle sue Philips Morris light, leggere come era diventata lei alla fine.
Neppure le sarebbe piaciuto confessare questa cifra tonda, per civetteria, ritrosia, perché nonostante il suo vivere in un altro mondo quello di puro spirito dell’arte e quello selvatico del bosco, in cui se ne fregava altamente di come andava in giro con grembiuli imbrattati di colore o pantalonacci e stivali, aveva avuto passati civettuoli…
Piccolina ma proporzionata e graziosissima, vecchie foto la ritraggono in tutta la sua spumeggiante vitalità…mi piace guardarla sorridente con la cugina e la sua fedele amica.
Vorrei possedere una meravigliosa macchina del tempo per poterci fare un balzo dentro e ritrovarla, mentre lei sfugge sempre più lontana, eterea, sfumante…
Non  posso festeggiarla e non accenderò candeline, né canterò, ma sono certa che qualcun altro le sussurrerà sulle vecchie note della canzone... “Petit fleur” e sono certa che lei sorriderà al suo “dottore” che la prende per mano e l’accompagna!
Un bacio lieve, lieve, da tutte le sue bimbe: quelle che ricordano, le svampite, le super smemorate, le super indaffarate e quelle che fluttuano, dondolandosi su amache celesti, leggere come ragnatele, sale, sale, sale per raggiungerla…chissà solo se questo tipo di web riuscirà a trasmettere messaggi tra le stelle…

samedi 22 juin 2013

PARIGI ... GOOD VALUE



Parigi val bene …
…un rapido viaggio in tgv, comodo treno che unisce in tre ore la capitale europea della cultura alla capitale legale, nonostante l’orda di adolescenti vocianti, petulanti, telefonanti che mi circondano nel vagone. Odori vari aggrediscono le mie narici dal momento in cui mi siedo sulla mia poltrona in una escalation: da aromi culinari stantii, esalati dal sandwich dei viaggiatori che mi stanno di fronte a quello di smalto per unghie utilizzato da una delle teenager che cerca di dare un tono di curata aggressività alle sue dita, titillamento micidiale per le mie nari, fino a quello di un ultra nauseabondo pop corn.
Paris-Gare de Lyon mi libera da aggressioni uditive e olfattive, mi accoglie riempiendo il mio sguardo e riducendo il mio orizzonte con immagini casalinghe, tanto da farmi temere di aver fatto un’andata e ritorno senza rendermene conto. La stazione è completamente tappezzata di affiche della, appena inaugurata, expo “le Grand Atelier du Midi”, mostra in due sezioni da Van Gogh a Bonnard al Palais Longchamp di Marsiglia e da Cezanne a Matisse al museo Granet di Aix.
Gare de Lyon, non è Saint Charles, nessun errore di percorso!
Mi ritrovo sulla spianata invasa di turisti in coda per taxi, tra offerte di moto taxi pronti ad accompagnare me e le mie valigie ovunque, mentre fendo la folla e mi dirigo come un toro, colpito dal colore, verso l’auto in sosta del cugino Alberto in attesa paziente.
Sono da poco scoccate le 13 mi siedo accanto al mio autista mentre uno squilibrato tenta il suicidio o cerca un attimo di notorietà sulla tour Eiffel che così viene chiusa al pubblico per due ore.
Paris mi ha dato il suo “benvenue” tra un caldo asfissiante e l’effervescenza abituale.
Ritrovo il mio 5eme e le mie piccole abitudini, ma solo per il tempo di una breve sosta.
Parto per un tour nel 7eme…piccola intrusione nella hall del Lutece, nella penombra soffusa del suo caffè tra opere dello scultore César che in una delle suite dell’hotel aveva eletto domicilio, per scuriosare e ingannare il tempo in attesa di raggiungere la libreria del boulevard Raspail dove abbiamo appuntamento.
La serata si annuncia bollente e la libreria senza aria condizionata e ben esposta al tramonto funziona come una stufa Godin e ne è degna del suo nome. Nell’attesa dell’arrivo dell’autore che presenta il suo ultimo libro da poco tradotto, ci aggiriamo tra gli scaffali.
Mentre annuso libri, faccio conoscenza con Sylvie la traduttrice, e occhieggio le opere dello scrittore; ne apro una a caso e l’occhio cade sul mio nome.
Non credo di essere io quella cui lui, nominandolo, vuol fare riferimento e in più in un testo che parla di Bibbia, anche se con il titolo Ma Bible est une autre Bible, non penso certo di dovermi troppo stupire di trovarvelo.
Ovvio però che io lo prendo come un “segno” e passo in cassa.
Siamo un piccolo comitato. L’incontro è stato organizzato un po’ all’ultimo momento grazie alla disponibilità dello scrittore, in margine alla sua venuta per una serata l’indomani al Museo d’arte e storia del Giudaismo, dove per la partecipazione è obbligatoria invece, conferma preventiva.
Una seratina piacevolissima, caldo escluso, in cui faccio infine conoscenza con Meir Shalev, la sua nonna russa e l’aspirapolvere americano. Autore finora assente dai miei orizzonti letterari e di cui Masha mi ha fatto nel tragitto una rapida presentazione.
Apprezzo l’humour dell’autore israeliano di cui godo appieno l’intervista in versione lingua semioriginale e tradotta.
In effetti, ho avuto un brivido corso lungo tutti i miei dischi vertebrali quando qualcuno ha detto “facciamo pure l’incontro in lingua originale, tanto parliamo tutti ebraico”
Il mio nome sarà pure di origine giudaica, ma la lingua è tutta un’alta cosa ed io parlo come mangio: spaghetti, chevre chaud e, con un po’ di fantasia cheeese cake, ma carne poca e, in ogni caso, non proprio kasher!
Grazie al cielo eravamo in una libreria francese…e l’autore che non ne parla manco una parola si è espresso in inglese, un inglese non da madrelingua e quindi, per la mia più completa felicità, facile da capire per una come me, madre per definizione, ma dalla lingua “salmistrata”!
Un simpatico ragazzo della casa editrice si è occupato della traduzione di domande allo scrittore e delle sue risposte in francese per noi ascoltatori ed ho potuto dunque seguire beatamente “la doppia intervista”non perdendo quasi neppure una parola nei due idiomi stranieri.
Ah che profusione di orgoglio e compiacimento espanso!
L’humour, la realtà, la fantasia, l’immaginazione, tutto un immaginario familiare tra soggettività e l’oggettività di zie, zii, parenti vari e superstiti, i loro racconti e aneddoti; un vero momento di rilassamento, cool in cui mi sono sentita al posto dello scrittore, con i miei aneddoti, i miei antenati, le mie appendici, i miei ricordi.
Quando poi è arrivato a dire che lui non ha problemi a raccontare, che la difficoltà risiede piuttosto nella struttura del racconto, senza una cronologia ma tra salti avanti e indietro….ho quasi pensato che avesse letto il mio blog e parlasse di me!
Ovvio che no! Non parla francese e ancor meno italiano. Ora posso affermarlo con certezza ma quella sera qualche dubbio avrebbe potuto sussistere, infatti per farmi firmare il libro mi sono rivolta a lui in inglese. Mi ha dedicato il libro con una b di troppo e un tentativo di k al posto della doppia c, ma quel che conta è la buona volontà e la capacità di correggere gli errori. La dedica è risultata un po’ pasticciata ma decisamente più personale!
L’indomani prevedeva una giornata tecnologica tra aerei e elicotteri al Bourget, ma l’acquazzone mattutino, il tempo dubbio, il meteo catastrofico ci han fatto recedere dai propositi e dirottato in mattinata al museo dell’Orangerie in visita ai Macchiaioli.
Una brevissima coda e solo per acquistare i biglietti. La testa tuffata nel marsupio alla ricerca della mia carta magica, pass per expo e musei mi sconnette dal mondo circostante fin quando alzandola mi sono sentita rivolgere la parola da una sconosciuta e per giunta in inglese che mi riconosceva come una delle persone presenti il libreria la sera precedente.
Era la compagna dello scrittore e lui mi è apparso accanto come ho girato la testa!
Coincidenze! Com’è piccino il mondo!
Les grands esprits se rencontrent!”mi é sfuggito senza riflettere all’idea di ritrovarci in questo museo, dove in realtà io ero venuta per ammirare pittori delle mie terre, loro piuttosto Monet con le sue ninfee e la permanente di opere impressioniste e post.
Lei mi ha allora precisato che non parlavano una parola di francese!
Non paga della mia naiveté mi sono persino slanciata nella traduzione del mio pensiero e lui mi ha ringraziato. Non ho capito di cosa…C’era poco da rallegrarsi a essere paragonato a me, a patto che lui non avesse frainteso e pensato che lo assimilassi a Monet.
L’occasione mi ha offerto l’opportunità di una domanda che la sera prima non avevo avuto modo di porre, visto che non l’avevo fatta neppure a me.
Incuriosita, al ritorno a casa avevo spulciato su internet, scoperto che Shalev è tradotto in italiano, che il libro appena uscito in Francia alberga nelle librerie italiane da ben oltre due anni, con un titolo comunque diverso da quello francese, ma non ero riuscita a trovare il titolo di Ma Bible est une autre Bible, acquistato la sera precedente.
Il titolo originale תנ"ך עכשיו Tanakh akhshav, tradotto alla lettera "La Bibbia adesso"non risultava né così né con qualcosa di simile.
Da qui la mia curiosità e la mia domanda, cui Shalev ha risposto tra il sorpreso e un mezzo riso, dicendomi che il libro in Italia aveva avuto diritto a un titolo abbastanza particolare per colpire la fantasia dei lettori: Re Adamo nella giungla .
Silenzio!!!
Rien à dire ou à ajouter…tranne che Shalev poteva ringraziare il cielo che ci fossimo conosciuti in una libreria francese.
In Italia, non sarebbe bastato il mio nome dentro il libro, una pagina si e una no, per convincermi a compralo.
La fila era intanto avanzata e lui si trovava dinanzi alla biglietteria e fortunatamente lontano dalla mia risposta.
Paris vaut bien...Parigi val bene
Parigi val bene.... una mostra, una serata in libreria e la traduzione di un buon titolo!
Parigi val bene tante cose:
una visita all'Orangerie anche senza Macchiaioli
una visita al Bourget soprattutto quando non lo visitano i politici
una serata sulla terrazza dell'Institut du Monde Arabe un 21 giugno
una cena da Mavrommatis ancor meglio se in compagnia del cugino
un festeggiamento in famiglia, un'occasione di condividere insieme
e per non perdere le sane tradizioni...
....una Messa! 
e in tal caso nonostante il mio amore per il Veme meglio Notre Dame che Saint Médard!!!
 

mardi 18 juin 2013

Sous le merveilleux ciel de Provence ....



« Sous le merveilleux ciel de Provence » la scritta di una t-shirt da bambino, che mostrava un paesaggio della Provenza, un’immagine difficile da dimenticare, partita lontano dall’altra parte dell’oceano, lontano da questo mediterraneo che ci culla, ci illumina, ci scuote e ci pacifica.

Una t-shirt indossata da un bimbetto entusiasta, dall’intelligenza vivace, curioso, originale, attirato dal cielo di Provenza che ancora non conosceva, che intuitivamente si voleva portare dietro, come amuleto, un salvagente, come uno dei penati da cui farsi proteggere.

I nostri destini incrociati nel cielo…
... e nel cielo “basso” del Canada, che mi pareva di poter toccare con un dito questa maglietta era stata un faro che mi ricordava l’est, m’indicava, dove sorge il sole …là dove sono finita per tornare, approdando sulle coste provenzali, piene di ricordi d’infanzia e sconosciute alla mia progenie.

Dimenticata chissà dove, sbucata dal fondo di un armadio, e soprattutto spuntata dal baule dei miei ricordi, quella t-shirt aveva animato un raccontino, una sera all’atelier d’écriture.

“Atelier “, mot magique, parola fatata e incantata che ha fatto vibrare le corde del ricordo, delle associazioni d’idee, nella conferma che tutto è legato da questo meraviglioso filo di Arianna che arrotolo, srotolo, arruffo, ingarbuglio e in cui mi attrigo.


Lunedì mattina ero a Marsiglia con il prezioso cartoncino d’invito nella borsa, pronta a spiccare un salto nell’universo magico della mostra che stava per essere inaugurata, a volare nei cieli di questo midi , “capolavoro a cielo aperto”a tuffarmi nel mio Mare nostrum e con un po’ di licenza poetica, riemergere naiade, tra le alghe filamentose prodotte dalla tavolozza di uno dei tanti pittori…o silfide di pinete provenzali, di boschi….solo l’imbarazzo della scelta!

Colore tanto! Materia tanta, pure!
La prima vera giornata estiva: un cielo terso, blu, profondo, carico, caldo, avvolgente. Una passeggiata dalla Gare Saint Charles, lungo il boulevard Lonchamp, fresco viale bordato dagli immancabili platani, caratteristica imprescindibile di ogni piazza, piazzetta, viale di città, cittadine, villaggetti, borghi francesi.

Senza enorme successo ho scrutato tutti i portoni del lato sinistro cercando di identificare quello dove l’oramai cresciuto ex-ragazzino aveva trascorso due autunni, due inverni e primavere frequentando le classi preparatorie per i concorsi delle Grandes Ecoles.

La realtà ha superato la fantasia e la mia immaginazione ha sbattuto il viso contro entrate indifferenti al richiamo del mio ricordo sfocato.

Non ancora ventenne, magrolino, in perfetta forma fisica con le cinque rampe di scale per raggiungere il suo sottotetto, che percorreva più volte al giorno per andare a scuola a fare qualche spesa e soprattutto per andare alla cabina telefonica sotto casa; il misero forfait del suo abbonamento telefonico non gli offriva troppa comunicazione.

Forfait superati, operatori superati, abbonamenti che ti permettono di navigare low cost e soprattutto rimozione delle cabine telefoniche, divenute oramai desuete …ecco perché non ho trovato il portone, come Pollicino cercavo riferimenti scomparsi, inghiottiti dal …? progresso.

Spersa nella disillusione di un portone che non si sarebbe comunque aperto, ho voltato lo sguardo e fissato davanti a me dove un tripudio di acque, non le chiare fresche e dolci petrarchesche, bensì quelle della Durance, mi hanno sorriso e, con un chiacchiericcio argentino, accolto tra verde, scalinate, cancelli, colonnati del restaurato Palais Longchamp.

Il mio cartoncino in mano, ben stretto, lasciapassare per qualche ora di privilegio e il palazzo tutto mio o quasi… La scalinata su cui ho fatto la coda prima di poter accedere all’expo, in cui si entrava solo a scaglioni, in piccoli gruppi alla volta, era assiepata di invitati.

Avessi perso la scarpetta, nessun principe l’avrebbe mai ritrovata.

Ferma sotto il sole cocente, stipata come una sardina nel boccale, sorretta da chi dietro di me spingeva contro chi davanti mi premeva una borsa gigantesca in faccia, mi lasciavo tentare all’idea di una marcia indietro, un ritorno al buffet per una coppa supplementare di champagne, fin tanto che il buonsenso ha avuto la meglio…una coppa di più e chissà cosa avrei capito del colore, del calore, del vapore, dell’odore, dell’ardore… direi che il tasso alcolico era già sufficiente per farmi volare senza sbattere le ali.

Tra le acque e senza mar Rosso, il varco si è miracolosamente aperto e finalmente sono penetrata nel tempio. Altre scale da salire per iniziare il percorso della mostra dall’alto… 
Difficile raccontare una mostra.
Le emozioni si accavallano mentre cerco di ritrovare il Nord.

“Que c’est beau le jaune” Sul muro mi accoglie questa frase di Van Gogh. 

Penso alle forsizie, alle mimose e alle ginestre, al mio monastero, alla stradina tortuosa che mi porta a Aix scollinando dove tra rocce e sassi, grappoli gialli di chicchi di ginestre mi esplodono davanti, e in lontananza si staglia nella luce rosea del mattino, nitida, ammiccante,con l’aureola del sol nascente, la Sainte Victoire  di Cezanne.


Di fronte “La Camera” di Vincent mi spara ricordi, mitraglia immagini, seppellite sotto le solite madri pie, dure e ragnatelose.
 File:Vincent van Gogh - De slaapkamer - Google Art Project.jpg

Una visita ad Amsterdam: il museo Van Gogh insieme al ragazzetto, senza la maglietta che avrebbe ancora potuto indossare sia perché cresceva lentamente (rispetto agli standard degli altri ragazzini) sia perché gli acquisti previdenti avevano, nel tempo, trasformato la taglia da extra large in extra small, ma pur sempre indossabile. La stagione però non era adatta, e sua madre, cresciuta con gli armadi-quattro-stagioni, si impuntava a separare golfini da giacche e da soprabiti, e cappotti.

Vano tentativo di mettere in riga stagioni, regolare clima… far tenere in ordine una camera-porcile!

Era lui che aveva voluto visitare il museo, non si sa bene se in onore al suo amico Vincent, o in preda alla passione del momento che lo vedeva trasformista con un vecchio grembiule di scuola della sorella, un enorme fiocco, il basco di traverso sulla testa, la tavolozza in una mano e il pennello a mezz’aria nell’altra.
L’abito non fa il monaco, e la penna non fa il poeta, ma la poesia lui l’aveva dentro, anche se non riusciva a esternarla e la visita al museo era stata un momento di grazia, di studio, di contemplazione, di ammirazione e soprattutto di condivisione…non ultimo dell’audio-guida: un’auricolare a testa. Certo che “I mangiatori di patate” vivevano in ben altra luce!

A Vincent, l’omaggio dell’ouverture!

“Starry starry night…” Sunny sunny day …oggi per questo nuovo incontro con il flying Dutchman, che non vola, non solca mari, ma che mi fa librare in alto e mi enoziona al solo udirne il nome.

Ricordo ancora l’incontro inatteso nel museo di Montreal in una delle mie freddissime stagioni canadesi.
Mostra sugli impressionisti! 
Avrei dovuto essere pronta a un incontro con Vincent.
E difatti lo ero. Quello cui non ero preparata, era stata l’esplosione di feeling che un suo quadro mi aveva procurato. Lo rivedo sulla parete, mi rivedo davanti, attonita, sentire la sua fragilità, la mia, compenetrare la forza della sua arte, il frazionamento del mio io, esploso in mille schegge.

L’uliveta e le sue nuvole contorte mi avevano trafitto.

Non sono un’esperta d’arte e probabilmente me ne intendo anche poco, ma quel giorno volai in alto e capii, forse a modo mio, percependolo con ogni millimetro di pelle, cosa significasse impressionismo!

“Com’è bello il giallo !” Siamo assolutamente d’accordo!
 Forsizie, ginestre non mancano nel mio giardino e ogni anno vi semino grani di girasoli, che a fine estate lo inondano di colore.

La Méridienne , uscita per la prima volta dal Musée d’Orsay, mi porta in un altro sud all’ora calda dove
"In quell'ora fra vespero e nona, in cui non ne va in volta femmina buona"

….ma dove sono i papaveri?

L’expo si snoda nelle sale accoglienti del Musée des Beaux Arts, il mio carnet si riempie di note che come sempre una volta giunta a casa non riesco a decifrare.

Fisso immagini, frasi, ritrovo “amici”,  vecchi compagni di colore, di altre expo.

Presenze che mi sorprendono come quella, accanto a Vincent, di Francis Bacon ma si spiegano con il suo studio di paesaggio da un quadro di Van Gogh. Le coste liguri di Monet, il blu del mediterraneo  del golfo di Marsiglia di Cezanne.

Faccio scoperte, mi diverto davanti a un “Paesaggio della Ciotat” (prestito del Centre Pompidou) di Friesz che mi spinge a volerne sapere un po’ di più su quest’autore, a me finora sconosciuto….le palme di Dufy. Onore al territorio con il marsigliese Camoin.

Come fare l’impasse sull’emozione di ritrovare ben tre opere di Soutine, arrivato nel sud a Vence, dove i suoi paesaggi dalle forme curvilinee e aeree si inondano di luce.
La sua tavolozza si era illuminata!

A Aix, al museo Granet, una quarta opera del russo Chaïm, giunto nel sud grazie al suo amico livornese. A Granet ci sarà anche una tela del grande Modigliani.

Il suo ritratto di Leopold Zboroswky, amico, poeta, mercante d’arte, ammirato un anno fa alla Pinacoteca, mi aveva ricordato il ragazzino della t-shirt. Avrei voluto offrirgli il quadro tanto mi era piaciuto e mi aveva fatto pensare a lui. L’occasione si prestava…era appena trascorso il suo trentesimo compleanno e stava per sposarsi…Ho scoperto però che non era in vendita che sotto forma di cartolina…
Meglio ! In fondo più facile da trasportare !

Mi piacerebbe sapere che quella cartolina è in sua compagnia ora che lui è sotto altri cieli e si tuffa in altri mari, spazia in altri oceani …legame di colore, forma, radici, ricordi.

Ritorno tra le sale di Longchamp dove ahimè, non c’è nessuna opera di Modi’…

La mostra, in quanto tale, non posso raccontarla, farei torti e non voglio. 

Davanti alla cinepresa di M6 che mi ha richiesto di esprimere il mio pensiero, mi sono rallegrata di questa expo-explosione di colore, mediterranea, e tuffata nel Mediterraneo…onore a questo Mare Nostrum, delle nostre origini e che come riporta un’ennesima frase, questa dello scrittore Paul Morand, sul muro dell’ultima sala fu il primo oceano…”le premier océan fut la Mediterranee

Per me, pur se li apprezzo tutti  è in pratica l’unico mare.

Questo ho comunque omesso di dirlo, come di citare la frase che, non essendo io a quel momento arrivata alla fine della mostra, non avevo ancora potuto leggere.

Così pure come mi sono ben guardata dal fissare l’occhio della cinepresa e scandendo bene le parole concludere il mio speech con un “feliz aniversário... sob o céu maravilhoso do Rio”...
Sous le merveilleux ciel de Provence...Under the Tuscan Sun, o sotto la luce dei miei girasoli...c’é un unico Mediterraneo, un solo grande Midi e una sola ed unica Mutty che ti augura come sempre, con le sue parole strampalate, i suoi ricordi rattoppati un felicissimo inizio di un nuovo anno!
Joyeux Anniversaire, Petit Peintre !

lundi 3 juin 2013

GRUMPY CATS...rompi SCATole



Tardar Sauce, più noto con il nome di Grumpy Cat, felino dallo sguardo corrucciato, l’occhio torvo, l’espressione costantemente indignata, non è un gatto maltrattato, che dorme male, fa incubi costanti e di alza regolarmente sulla zampa sbagliata.
Inutile prevedere sedute psicoanalitiche per quest’ animaletto.
 In caso gli sarebbe più utile e proficuo l’intervento di un dentista veterinario.
Il suo musetto non riflette, infatti, uno stato d’animo d’irascibilità,ma solo il frutto combinato di un leggero nanismo e di una malformazione dentaria che produce questo costante aspetto da “ingattato”di brutto, perennemente da pelo arruffato.
La foto di Grumpy Cat, in circolo sul web dal settembre 2012, è stata rapidamente ripresa da centinaia e centinaia di internauti e, dovutamente corredata di frasi umoristiche, è stata largamente ridiffusa.
Tra le tante ...una delle immagini più note.
 
« un giorno mi sono divertita. È stato orribile! » 

L’enorme  popolarità di questo gatto dell’Arizona, ha dato vita a un sito di “oggettistica” con t-shirt, tazze, calamite all’effigie del felino immusonito, la pagina Facebook risulta super frequentata e You-tube ha sbancato con oltre 20 milioni di visite.
Grumpy Cat non ha mancato di far parlare di sé su talk show americani come Today, Good Morning America, CBS Evening News,tanto da finire eletto “felino più influente dell’anno 2012” dalla TV statunitense MSNBC.
E dopo essere la nuova“diva” della pubblicità della Friskies, e una delle star feline del documentario Lil, Bib & Friendz, Grumpy Cat si prepara a sbarcare a Hollywood e diventare l’eroina di una commedia con Jack Black e Will Ferrel.
L’irascibile felina sarà persino dotata dell’uso della parola per poter riversare tutto il suo cattivo umore sui due attori che dovrebbero rivestire i panni dei due umani primi ruoli …ma la star sarà lei, la giovanissima Grumpy Cat, un anno da poco compiuto il 4 aprile…lei con le sue battute caustiche.
 

Questo é più o meno quanto ho raccontato altrove, trattenendomi da considerazioni molto più personali dovute al mio ruolo di pseudo-esperta dei (miei) gatti, legate alle teorie di Miss Marple con i suoi “….x mi ricorda y…”(di cui sono grandissima seguace) e attinte nel solito calderone di ricordi.
Devo ammettere che ignoravo l’esistenza di questo prototipo di proto gatto, che sembra affetto da prognatismo e fa concorrenza a un bull dog, ma sono una limitata frequentatrice di face book e quanto a tubare, detesto i piccioni e di conseguenza io –tubo molto poco.
Quando ne ho scoperto l’esistenza, grazie a un articolo su Le Figaro, il pensiero, sinceramente, è teneramente volato verso una grumpy casalinga, fedele, come sempre al mio credo di voler ricondurre tutto al “my Glob”.
Quando ho letto altri articoli che rimandavano a Garfield, non ho potuto impedirmi di pensare a un altro soggetto familiare.
Quando l’ho ben osservato in foto, i suoi colori mi hanno ricordato ancor più i miei felini domestici.
…e a questo punto come fare l’impasse su la signora Minou, pensionata in alternanza, i nyp gatti e la gattara di Casbeno ?
Dovrei scrivere un romanzo!
Ma non so se sono pronta a riesumare i felini del passato che hanno condiviso vita e storie….
Mi limiterò a un saluto alla Grumpy familiare, che quando era piccoletta, si mostrava spesso con quella stessa aria immusonita, lo sguardo torvo e l’occhio roteante. Nell’album di famiglia sono presenti foto ad attestare la veridicità della mia parola, ma mi guardo bene dal metterle in linea, onde evitare lamentele, apocalissi o, magari, querele.
Con gli anni è riuscita a dominare lo sguardo da ingattatissima e a riservarlo solo ad occasioni estremamente particolari.
Oggi, per lo più, utilizza, in caso di profonda irritazione, lo sguardo che fulmina.
Sullo stile di quelli cui sa far ricorso la Hortense dei Coccodrilli, Tartarughe e Scoiattoli, con l’occhietto da Vipera, a dimostrazione che la vita è costellata di incontri con animali di tutte le specie anche quando e dove non se ne immagina la presenza.
Eppure da piccola era capace( e sa esserlo ancora) di fusa e dolcezze da barattolo del miele come quello in cui tufferebbero la zampetta Yogi, Bubu o l’orsacchiotto di quella sua remota e minuscola t-shirt rosa per fare pendant con l’altra maglietta col micetto acciambellato e ronfante dalla scritta che ammiccava: “everything purfect at Ottawa U” e che le aveva valso il soprannome di “micina di Ottawa”…
…ma questa ovviamente è sempre e solo …an other story !
…e data l’ora e i reclami ripetuti, sarà bene che vada ad occuparmi di altri Grumpy Cats che mi stanno rompendo le scatole ed esternano il loro malcontento con miagolii reiterati.
Nessun bisogno di sottotitoli per tradurre la loro espressione o i suoni che emettono in coro…. “ Sei sempre al COMPUTER ! ma quando ti occupi di me? Ho fame…ho sete…ho…..”
whops!…ma forse questo è un altro Grumpy Cat, magari dal baffo-blu!