perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


mardi 30 novembre 2010

HAPPY MONTH-VERSARY TO YOU.....!!!

Iniziamo con il B-day del giorno.
Anche se il mio augurio rischia forte di essere ignorato perché
non tutti gli amici sono fedeli lettori, anzi certi snobbano il mio blog,
adducendo piu' o meno pretestuosi motivi o ignorandolo nel modo piu' completo, 
senza tante spiegazioni. 
Auguri comunque, mio caro Cuneese senza rhum.!
Ti auguro una giornata dolce e saporita come il mio cioccolatino preferito
(rigorosamente uscito dalla pasticceria Arione!)



Il mio blog uscito, invece, dalle tenebre e dagli anfratti della mia mente per vedere la luce,
chiaramente diffonderla e ridistribuirla, la vigilia di Ognissanti, oggi compie un mese.
Da madre premurosa, orgogliosa e pure rimbecillita ne spio i movimenti, seguo le evoluzioni,mi estasio e mi beo della sua vista! 
Simbolica questa nascita il giorno di Halloween!
Che mia figlia lo pensi oppure no, visto che lei ha pilotato il cesareo in tale data, io comunque rivendico questo bebé dallo spirito stregonesco, come figlio al 100%, come figlio di una streghetta, il termine di strega tutto intero, mi sembra troppo … non sono né così dotata, né così brava, né così capace.
Vorrei essere una strega vera, a pieno titolo, e di tutto rispetto, ma purtroppo non sono che una mezza streghetta, dai poteri ultra - limitati, a cui i sortilegi non riescono poi così a meraviglia, come vorrebbe.
L’unico incantesimo che sono riuscita a compiere sono i miei quattro figli: due femminucce, un maschietto e Glob. 
Quattro creature meravigliose, di cui sono fiera e che amo profondamente, tutti, con i loro pregi e i loro difetti.
Tre, purtroppo, per me, vivono lontano, e, per fortuna loro, sfuggono ai miei interminabili sproloqui.
L’unico che soccombe è il piccolino, che, vive qui con me e che non abbandono mai, su cui, anzi, in cui, riverso tutte le mie fantasticherie. 
Glob non ha nessuna speranza di salvezza. Non può sperare in nessun Ben, nessuna Mariebé, nessun Par che venga a salvarlo.
Tutta la vita con mammà, finche morte non ci separi!

Gioie e dolori della maternità e della figliolanza!

lundi 29 novembre 2010

OGGI 29 NOVEMBRE...mi son svegliata e.....

....Sto pensando a te!
Penulltimo compleanno del mese.
Novembre ha in serbo ancora un compleanno e un piccolo festeggiamento,
per l'ultimo di', cioé domani, di questo mese triste e piovoso.
Oggi pero' é il 29.
La Chiesa festeggia San Saturnino di Tolosa, San Demetrio di Veroli, e San Sininnio,
tutti santi a me sconosciuti.
Io invece festeggio Nat, e lei la conosco bene, o almeno cosi'credo.
La festeggio perché é il giorno del suo genetliaco, la festeggio perché esiste, la festeggio
perché é una presenza importante nella mia vita e soprattutto mi fa piacere farlo.
Mi ha insegnato molto, specialmente a cercarmi e a guardarmi dentro, e devo dire che
anche grazie a lei sono riuscita a trovare un pezzo, e anche piu' d'uno di quei tasselli
che compongono il puzzle del mio IO.
Il nostro sarà un festeggiamentino piccolo, piccolo, e anche breve.
Ma non ha nessuna importanza la durata, il tempo tra noi é magico e si dilata.
Il tempo comunque di un té, in un vecchio caffé di Cours Mirabeau.
Nella sala,al  primo piano, per lo piu' deserta al pomeriggio e quindi tutta nostra.
Una sala meravigliosa, con un so che di magico, che lei mi ha fatto scoprire.
Ecco una cosa di piu' che devo a Nat !
Certo non la principale!
Se penso a lei, penso a tante ore di ascolto, tante pene confidate
e anche lacrime asciugate,
ovvero per dirla con un'unica parola: un'AMICA!
Auguri Nat, Buon Compleanno!
Nat dei pic-nic, Nat dei vide-greniers, Nat di Figuerolles, Nat della FAC, Nat dei musei,
Nat della piadina, Nat dell'abbaino, lassu' sulla tua terrazza "tropezienne",
semplicemente Nat, nata oggi, rinata sempre.
Nat della Vita!!

p.s.
ho qui attaccato sul mio schermo un tuo  biglietto,
una cartolina di due, miei, compleanni fa'.
Riporta una magnifica frase di Sant'Agostino (questo santo, invece lo conosco!)

Celui qui se perd dans sa passion
est moins perdu que celui qui perd sa passion

......et avec cela....tout est dit!

DIMANCHE 28 NOVEMBRE

Première dimanche d'avent.
 Saint Jean de Malte!
Temple de paix.
Temple de réflexion.
Temps de réflexion.
J'ai remonté cours Mirabeau, revêtu de lumières.
L'éclairage des magasins, des cafés, des bâtiments, de petits chalets de Noël,
illumine et anime la ville, une ville qui a égaré son âme.
Au fond du cours, devant la Maison du Poète,
le manège fait virevolter les enfants,fait rêver les petits
et garde encore une petite partie de  la magie de Noël.
Ce manège, d’habitude en bas du cours à coté de la Rotonde, a cédé sa place à une sorte de mini parc d’attraction, ou’ tout se mélange dans un esprit-foire, au son d'une musique assourdissante, fracassante, étourdissante,  je vois aussi un stand de saut à l’élastique, il manque juste le toboggan…faute d’espace.
On se croirait au Carnaval…et on s’approche juste de la Noël !

Je pense à tout cela dans l’église, havre de paix.
Confusion d'idées, mélange absurde de sacré et de profane.
Noël....l'avent! mais à quel événement peut-on s'attendre?
Ici-bas beaucoup de cafouillage dans l'âme et dans l'esprit.
Espérons donc que là-haut les idées soient plus claires et
qu'un peu de vrai lumière puisse filtrer pour mieux nous éclairer!
.

samedi 27 novembre 2010

LES OIGNONS DE SIMIANE... BIS

Ça va de soi, autrement dit….
Scontato, che una pagina come questa abbia diritto alla sua doppia versione.
Non sarà una traduzione alla lettera della pagina in francese, ma un adattamento per il mio pubblico italiano, per più che tanti, nonché ovvi, motivi.
Il titolo è la sola cosa che non tradurrò perché non avrebbe senso e tutto il mio ragionamento filosofico e non, evaporerebbe come il vino del risotto.
L’idea di una pagina di ricette di cucina da estirpare dal mio magrissimo ricettario, dove sono arrivate le indicazioni più disparate e a volte anche banali, mi è sorta fin da quando, seduta su una seggiola, con volontà alfieresca, volli sempre volli,fortissimamente volli e,….ottenni il mio blog.
La mia primogenita mi aveva suggerito di allargare il mio limitato orizzonte con uno sguardo allungato oltre la siepe del mio ermo colle schermatico, “insomma-mi aveva detto-viaggia un po’ in rete e guarda come sono gli altri blog, datti da fare”. Ma è notorio che io sia una contemplativa (pigrissimamente, pigra) e il mio viaggio sul net è stato quanto mai ridotto. Mi sono limitata al blog di Katherine Pancol, scrittrice che mi piace e mi diverte e a quello del Cavoletto di Bruxelles, suggerito da mia figlia.
Nella pratica realtà i due blog citati, mi sono serviti a ben poco all’inizio.
Il mio blog si è quasi fatto da solo e con questo non voglio dire che non lo abbia fatto nessuno, sempre che la Nessuno in questione non sia del genere odisseico ( Homerus dixit) o stile il fratello, l’antico I dunno (l’ I don’t know) della sua infanzia. Volevo solo dire che con l’abilità di Jen, con la sua fantasia e la mia ricerca lessicale Glob, il mio blog, così chiamato perché mi illumina d’immenso, ha visto la luce, mi ha fatto accedere a un’altra dimensione, quella che fa volare oltre….
e più in alto e più in là
ora figli dell'immensità
quella in cui si mescolano tutti i colli poetici, da quello ermo di Giacomo a quelli popolati: con i ciliegi di Lucio o con le anime dell’ Edgar Lee di Spoon River,  ove tutti dormono.
Mi estasio in questa nuova dimensione  e non posso far a meno di appropriarmi delle parole del poeta e concludere
 …Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare..
Mi  spiace per voi, ma disgraziatamente,(non certo per me) so nuotare e il naufragio, solo simbolico, non mi impedisce di continuare a dissertare sulla mia pagina culinaria.
I miei soliti dubbi iffiani…
Le ricette di cucina sono un argomento che desta sempre interesse, ma le pagine d’internet ne abbondano al punto che c’è da farne un’indigestione. Io, poi, non sono una  grande cuoca, ho qualche ricetta niente male che riesco a realizzare, ma nulla da far impazzire, anche se qui in Francia godo di una certa stima e considerazione come sfornallatrice.
Stavo per rinunciare all’idea di attrarre pubblico sul mio blog, prendendolo per la gola, quando la mail di Catherine che mi richiedeva la ricetta del risotto mangiato a casa nostra pochi giorni prima, mi ha fatto tornare sui miei propositi.
Vedi bene che una lettrice almeno potrò averla-mi sono detta- potere del provare per credere!
Così con rinnovato entusiasmo mi sono messa alla ricerca di un nome per la mia paginetta culinaria. Parodiando il Cavoletto di Bruxelles, che da non-belga, non mi si addice ho scovato non poche alternative.
Da l’Amaretta di Saronno, scartato come nome, perché io sono dolce, come fa notare sempre la mia amica Marie Claude quando mi chiama S…sucre, zucchero, con ben altri intenti però,(ma non è il caso di specificare), passando per la Focaccia di Recco, troppo ligure, alla Brigidina di Lamporecchio che fa un po’ cheap, e mi fa pensare alla Bridget di mister Darcy.
Non vorrei che si facesse confusione tra i nostri diari. Il mio è una cosa seria, serissima … le mie riflessioni non sono basic, terra-terra, spaziano negli orizzonti dello scibile!
Aguzzando il fiuto sono passata a sviscerare la Tartufa di Norcia, troppo scura, quella di Alba, più chiara ma sempre poco flatteur, poco adulatore come soprannome.
Ho fatto una pausa caffè, e pensando a Georges della capsuletta celestiale, ho divagato arrivando all’altro, poeta, cantautore, tradotto da Svampa e da De André.
Georges della spiaggia di Sète e del mercato di Brive-la Gaillarde, dove, … à propos de bottes d’oignon, parlando cioè di mazzi di cipolle, …ho avuto l’intuizione geniale e ho deposto come la gallina nel pollaio, un bel la Cipolla di Tropea, che mi ha entusiasmato perché mi piace Georges e mi piacciono le cipolle, piante dalle mille virtù benefiche. La cipolla di Tropea poi, molto dolce, gode del doppio marchio: DOP Denominazione d’Origine Protetta e IGP Indicazione Geografica Protetta.
 È un po’ unica proprio come me.
Conosciuta in Francia, (il che fa sempre comodo) come Oignon rouge de Tropea Calabre.
Ahi ahi ahi!
E qui cascò l’asino! La cipolla mi gusta, rossa possiamo farla passare come licenza poetica perché io sono bionda, Tropea ancora l’accetto, ma il Calabra è di troppo. Questa esagerata connotazione geografica di una regione che non è la Toscana non può aspirare a un titolo sul mio blog.
Che dispiacere! Con sommo rammarico, rinuncio alla Rossa!
Mi riconcentro su la Toscana e su Cecina, villaggio natale dove un tempo si faceva la lavorazione di altre rosse,le barbabietole. Erano lavorate al vecchio zuccherificio, ma provenivano da altrove.
Niente barbabietole!
Cecina …. i ceci…ah i miei amati legumi, ancor di più apprezzati da quando ho scoperto il loro benefico influsso per domare il colesterolaccio.
Il nome della mia cittadina non deriva però dai ceci, che invece lo danno alla cecina, accento sulla i, o torta di ceci o farinata che dir si voglia.
 Il natio borgo selvaggio era ai tempi di o tempora o mores, un accampamento romano edificato da un certo Aulus (se non erro) Caecina, il nome a lui proveniva da problemi visivi.
 Poveretto ci vedeva poco come me!
Sento che sto partendo su una brutta china, non vorrei mi fosse suggerito un… la Cieca di Sorrento e da qui un più folkloristico …la Cea di Pisa(in virtù dei tempi universitari) con o senza “Forza Buo passa le cee”, con o senza Gatti Mèzzi alla tastiera.
Sento che il momento è giunto di riprendere in mano la barra del timone, riassestare la rotta e giungere in un porto sicuro.
Provenendo da un paese di compromessi, ne faccio anch’io uno,e più che storico, semmai geografico.
Omaggio la terra che mi accoglie, francesizzo la cipolla e cambio pure la varietà, soprattutto ché ne ho trovata una di una specie proprio carina la cipolla rossa chiamata  …rouge de florence "race simiane".
Sicuramente florence, non sarà quella dei Medici, e Simiane non avrà nulla a che vedere con il villaggetto provenzale dove abito,ma devo pur riconoscere che come connubio è azzeccato.
Non scavo più oltre nel passato, non sondo più nelle origini e do vita a “les oignons de Simiane”.
Nella pagina francese, a questo punto seguiva la ricetta del risotto alla milanese, che mi guardo bene dal propinare a un pubblico d’oltralpe, versante italico.
Chi mai vuoi che abbia bisogno dei miei consigli per fare un risottino con lo zafferano in Italia?
Preferisco lasciar correre e lasciare la scelta di una qualche quiche su richiesta.
Nuovo escamotage, sotterfugio, espediente per tentare di adescare pubblico incauto o navigante alla deriva ?
Ai posteri l'ardua sentenza!

jeudi 25 novembre 2010

LES OIGNONS de SIMIANE- Una ricetta al mese...o quando ne ho voglia

Je cherchais un titre pour celle qui allait devenir ma page "recettes de cuisine". Mon ainée, lors de la composition de mon blog, m'avait dirigée sur pas mal de sites pour que j'en aie un aperçu plus vaste....pour que mon regard n'ait pas comme horizon que les quatre murs de ma maison ou bien l'étendue (limitée) du jardin.....pour que ma vue dépasse la haie, pour que je touche à l’Infini de ma finitude (soyons positifs),je corrige, de mes limites !
Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.

En réalité je me suis limitée au site de Katherine Pancol et à "il cavoletto di Bruxelles "
Le premier car j’aime bien cette écrivaine, le deuxième, conseillé par ma fille.
Des blogs très professionnels, rien à voir avec le mien, home made, mais qui a le gout et le parfum de la MADELEINE!!!
Ce n'est pas de la Pro-vocation, ce n'est pas de l'imitation...Je ne suis pas Proust, rien à voir...à chacun ses souvenirs, ses parfums, ses gouts.
Mais j'aime les madeleines!
J'ai pensé que de temps en temps je pouvais rédiger une de mes recettes réussies, et en effet- pourquoi pas?- puis, j'ai pensé que de recettes sur internet il y en a à profusion....donc -à quoi bon?-
Mais, signe du ciel, ou mieux du net, j'ai reçu un mail de Catherine, qui me demandait si je voulais bien lui passer ma recette du risotto qu'elle avait mangé chez nous....eh oui, la garantie de provare per credere, essayer pour faire confiance. Elle avait gouté à mon risotto, elle avait aimé et elle m'en demandait la recette.
Aurai-je donc au moins une lectrice intéressée à mon art culinaire?
Bon, je suis prête à dévoiler mes secrets aux fourneaux, mais comment appeler cette page?
C'est là que j'ai pensé au Cavoletto (le petit chou) de Bruxelles, mais, moi, je ne suis pas belge!
Je suis italienne! Donc j'ai pensé à L'Amaretta di Saronno  ???, non, je suis plus douce, à confirmation vous pouvez demander à ma copine Marie Claude qui s'adresse à moi en m'appelant S..sucre.... (toujours une autre histoire..... celle des mots avec beaucoup de SSSS).
J'ai déniché La Focaccia di Recco ??? J’adore la fougasse italienne, celle de Recco a la même initial que mon prénom, mais je ne viens pas de la Ligure.
Je viens de Toscane, tout le monde le sais, alors pourquoi  pas "La Brigidina di Lamporecchio" ???
Mais non ! Cela ne fait pas sérieux ! et puis je ne suis ni Brigida, ni Bridget. Je n’ai pas qu’une seule trentaine d’années, je ne cherche pas un mari, un est déjà plus que suffisant, et je n’écris pas un journal intime comme la petite anglaise loufoque. Mon blog est à un autre niveau !
J’ai donc pensé à quelque chose de plus appétissant : La Tartufa di Norcia,  trop foncé la truffe noir, la blanche,alors ? La Tartufa d’Alba. Non ça ne va pas, j’aime beaucoup la truffe, mais le son du nom ne m’enchante pas.
Soudainement pour m’inspirer un tout petit peu, je pense au Georges poète, le Georges national, (par association de nom je pense à l’autre aussi et en passant je me fais un petit café). Mais revenons à la case de départ, revenons au Georges de la plage de Sète, du marché de Brive-la Gaillarde… et à propos de bottes d’oignon. J’y suis : La Cipolla di Tropea, un oignon très doux, plein de vertus, comme tous les oignons, protégé par le label d’origine, (unique, un peu comme moi), connu en France sous le nom de Oignon rouge de Tropea Calabre.
Eh non, ça ne va pas non plus. La connotation géographique trop marquée d’une région qui n’est pas la mienne….pour le titre de ma page….Dommage ! Dommage ! J’aime beaucoup les oignons !
Mais que pourrait-il y avoir dans mon village natal ?
 A Cecina, il n’y a pas de produits typiques à associer au nom de la petite ville.
 Bon à Cécina on trouve la cecina (accent sur la i), l’équivalent de la socca de Nice, mais cela ne me convient pas et ne me convainc non plus.
 Cecina, la ville, doit son nom au romain Aulus ( je crois) Caecina, qui devait être aveugle….pas la peine d’insister sur mes défaillances visuelles, et la cecina, le doit aux ceci, mes bien aimés pois chiches .
Je suis très partagée…entre i ceci-pois chiches ? Georges et le cipolle ?
Du coup j’ai un éclair. J’ai trouvé !
Je rends hommage à mon pays d’accueil, à la France, et surtout au village ou’ j’habite, tout en pensent à Georges et d’un coup de baguette magique je sors Les oignons de Simiane.
Je ne sais pas si le nom Simiane est en rapport avec celui de mon petit village de Provence, mais étant donné que cette variété d’oignon rouge est appelé …rouge de florence "race simiane", je ne peux qu’en conclure qu’il s’agit d’un véritable signe et que ce nom est exactement celui qu’il me faut.
Maintenant que j’ai le nom pour ma page je peux écrire ma recette pour Catherine. A vrai dire nous nous sommes rencontrées hier et elle a pu tracer de sa main : ingrédients, quantités, procédure.
Risotto alla milanaise, (ce n’est pas moi, je suis toscane, bien sûr)
50g de riz (par personne) Arborio o Carnaroli
1 gros oignon coupé en rondelles très fines
1 cube de bouillon aux cèpes (de préférence)
½ verre de vin blanc sec
de l’eau bouillante
huile d’olive
parmesan râpé par vos bons soins
safran deux doses (pour six personnes)

faire revenir  l’oignon dans une casserole large et non-adhérente  avec deux cuillers d’huile d’olive, sans que l’oignon ne prenne de couleurs.
 Ajouter le riz, en retournant avec une cuiller en bois  jusqu’à ce qu’il devienne  translucide, puis verser le vin blanc et le laisser évaporer.
Ajouter le cube et un ½ verre d’eau bouillante et laisser cuire à feux doux en tournant et en ajoutant au fur et à mesure de l’eau bien chaude.
En principe une vingtaine de minutes sont suffisants pour la cuisson ; 2ou 3 minutes avant que le riz ne soit prêt ajouter le safran préalablement délayé avec un peu d'eau tjrs chaude .
A fin cuisson l’eau doit être complètement réabsorbée.
Éteignez, ajoutez un morceau de beurre, mais si vous préférez de l’huile d’olive  classique ou parfumé à la truffe, et du parmesan. Couvrez et laissez reposer cinq minutes….puis servez –le .
A Milan on l’accompagne à l’osso buco…mais puisque je n’aime pas la viande et je ne la cuisine pas non plus, vous pouvez chercher la recette sur un autre blog que le mien…

En tout cas BON APPÉTIT !





mardi 23 novembre 2010

Petit message perso....

Petit message personnel..........
et encore, faut il que j'en suis capable!... d'écrire, non pas un message personnel, mais de le concevoir petit et de l'accoucher du même format.
J'ai tendance à m'élargir et pour une fois je voudrais me contenir, ne pas me lancer à bâtons rompus.
Je souhaite montrer la rigueur que je ne possède pas et enfanter un petit texte gentil et augural !
Je commence par un petit bonjour à ma fidèle lectrice de sept heures, celle qui ouvre chaque matin son ordinateur et atterrit sur mon blog à la recherche de son petit œuf, comme moi quand j'étais petite et que je me rendais pleine d'émotion et d'attentes au poulailler, en espérant  voir un petit ovale blanc luire sur la paille, pour ma joie et pour illuminer ma journée..........mais je vois que je suis en train de déraper périlleusement.
Je me ressaisis et je redeviens un reptile, le Serpent du signe zodiacal chinois auquel j'appartiens...
Hélas je glisse, je patine encore...pas de glace pour le moment mais bientôt elle va arriver et non pas celle sucrée et délicieuse de mon pays, celle du chocolat à l'orange de Filippo, il mio gelataio preferito, celui que je vous conseille, une adresse à ne pas louper à Cecina.
Quand c'est trop, c'est trop! je crains que le bâton ne finisse pour atterrir sur mes épaules! 
Bonne journée, ma petite lectrice suisse, toi qui es surement au froid des glaciers de neiges éternelles, toi qui lis fidèlement mes souvenirs, mes commentaires et mes dé-lire-s, toi qui fais exploser les visites sur mon blog.
Merci de ton assiduité; grâce ou faute à toi je  vais me croire très populaire.....moi qui suis très élitaire.  
Pochi ma buoni !.....et en effet c'est bien cela!

Un petit message au masculin, à quelqu'un que j'ai essayé de joindre par texto, sms, et qui, à mon avis ne veut  pas du tout être dérangé.
Je peux te comprendre, mais tu dois me comprendre aussi... question de montrer que  j'ai encore mon cerveau et que n'oublie pas, je fais donc un copier-coller depuis mon portable:

J'espère avoir enregistré le bon numéro et que ce message uniquement destiné à toi puisse rejoindre le bon destinataire, c'est à dire le Benoît auquel je souhaite m'adresser.
En ce moment d'autres Benoît font la Une, et à ce dernier je n'ai pas grand chose à dire sauf que j'apprécie  "les ouvertures du souverain Pontife".....mais,Moi, c'est bien à toi il "Benedetto" maison, benedetto di nome e di fatto que je souhaite transmettre mon message et souhaiter un Joyeux Anniversaire. Tanti Auguri! et PAX VOBISCUM !

 Je te souhaite une très bonne journée, comme tu la préfères, à ton rythme et à ton gré... que le temps soit pour toi léger aujourd'hui et pour les années à venir.
Je te fais cadeau d'un sac de légèreté pour plein de beaux voyages!

Je termine par un petit bonjour à ma prof préférée, toujours elle, l'ex fille aux cheveux roux mais qui demeure néanmoins explosive, pleine d'idées, de ressources et.....de patience envers mes fautes. Je lui redonne le bâton, bien corrigé et quelques QUE,que j'ai fait résonner (j'espère que l'accord est bien fait et qu'il ne sonne pas faux à ses oreilles, mais comme des notes d'une musique céleste, celle des anges de toutes les couleurs ).
...........et si je me suis trompée une fois de plus, le bâton ou mieux la baguette est encore pour toi, fais-en ce que tu penses mieux, ma bonne fée...mia Fata Turchina.
Et ce matin je ne serai pas  Pinocchio, je ne ferai pas l'école buissonnière..........j'arriverai au galop à la Fac, mes devoirs bien préparés, accompagnée de Teodora, Agilulfo e quant'altri !

dimanche 21 novembre 2010

Le Collège de Bernardins

France Info éveille mes pensées et teint d’une touche de lumière mon âme, très sombre et égarée dans les limbes du matin.
J’ai dû me lever à l’aube ou presque pour ne pas être en retard ce matin et garantir ma présence à l’établissement scolaire… Je dois écouter mes élèves me raconter en italien ce qu’elles vont comprendre d’un texte tiré de Il sole 24 ore. Examen oral blanc !
France Info sait me distraire en me parlant du Collège des Bernardins.
Du coup je ne pense plus: élèves, italien, Italie…la transmission à la radio est en train de m’aimanter et de me faire voyager. Plus vite que le TGV, que le Concorde, sfreccio, c'est-à-dire, je file à la vitesse de l’éclair. Je me parachute et j’’atterri à Paris dans le Vème, mon arrondissement bien aimé.
Devant l’église de St Médard, j’hésite, mais je n’ai pas le temps d'entrer ni dans le bâtiment, ni dans  son petit jardin ou’ parfois je m’assois sur un banc pour un petit pique-nique. Faut-il avouer qu’à Paris mes interludes culinaires sont souvent beaucoup moins rapides que le temps d’un panino. (Je m’interdis d’utiliser l’équivalent français du terme, c'est-à-dire « panini » qui m’ahurisse et me provoque une dose d’urticaire! Panini en italien est un pluriel; le pluriel de panino, donc si j’en mange un seul je ne peux pas utiliser la forme plurielle…j’aurais dû employer le terme sandwich, mais d’abord je mange un panino et non pas un sandwich, et deuzio aujourd’hui je fais passer des examens d’italien, donc je me veux puriste !!! Gare aux gallicismes et aux anglicismes !
Dommage! Je n’ai pas le temps pour Mavrommatis, décliné dans toutes les formes de sa cuisine, que ce soit le restaurant qui porte son nom ou bien « les délices d’Aphrodite » ou le traiteur, tous dans l’espace de quelques mètres près de la sortie métro Censier-Daubenton.
 Cuisine grecque sublime… Mavrommatis est un de mes restaurants préférés et je ne dédaigne pas d’acheter à la boutique des petites merveilles déjà cuisinées que j’emporte à la maison.
Tempus fugit ! Je ne peux pas m’arrêter non plus à la boulangerie de la Rue Mouffetard, ne serait-ce que pour acheter un pain aux grains en forme de baguette. Le parfum de la boulangerie attaque mes narines, avec ou sans « madeleine » mais je n’ai pas le temps, en plus il y a une queue monstre! Je remonte la rue Mouffetard comme une flèche: à gauche la boutique qui porte le nom de la fille de ma prof bienaimée, Anoki. Ma pensée court vers la petite fille aux cheveux blonds et à sa maman qui n’est plus, désormais, rousse arc-en ciel. Délavage de l'âge, de la maternité ou bien de la sagesse ?
A droite au 67 La maison des tartes, salées, sucrées, accompagnées du cidre. Petit endroit sympa, pas cher et bon !
Je n’ai véritablement presque plus de temps. J’aurai dû être plus logique, sensée, structurée et atterrir plus près du collège …mais c’est reconnu, je n’ai pas la rigueur française et je ne l’aurai jamais au plus grand désespoir de mon ex prof. Me voilà enfin arrivée, je suis à bout de souffle. Je m’arrête avant d'entrer et j’écoute l’histoire :  
Au XIIè siècle, une révolution intellectuelle secoue l’Europe. Les monastères, jusqu’alors principaux centres intellectuels, cèdent peu à peu le pas aux Universités nouvellement créées dans les grandes villes.
C’est à un moine d’origine anglaise, Etienne de Lexington, abbé de Clairvaux, que revient de créer en 1245 le Collège Saint-Bernard, bientôt désigné comme Collège des Bernardins, pour servir de lieu d’étude et de recherche au cœur de la pensée chrétienne.
Pendant plus de quatre siècles, le Collège des Bernardins, contribuera au rayonnement intellectuel de la ville et de l’Université de Paris.
A la Révolution Française, le Collège des Bernardins est vendu comme bien national. Devenu prison pour les galériens, il est bientôt relégué comme entrepôt, puis sert brièvement à nouveau d'école pour les Frères des écoles chrétiennes, avant de devenir,à partir de 1845 et jusqu'à une date très récente, une caserne des pompiers,  (il faut rendre hommage à l'habilité des pompiers qui se sont garés entre les colonnes, sans jamais les endommager) puis un internat pour l'École de police. Une chance,pour ce bâtiment à la vocation collégiale oubliée,car il fut sinon respecté,du moins occupé et entretenu jusqu'à la veille du chantier de restauration. 
A présent, propriété du Diocèse de Paris qui l'a acheté et restauré de façon exemplaire,le Collège des Bernardins ouvre à nouveau ses portes à la culture en réservant aussi un espace à l'art. Du 19 Novembre 2010 au 23 Janvier 2011 elle abrite l'exposition du photographe anglais Brian Griffin au titre "The black country"
Un hommage au fondateur du Collège, lui aussi originaire d'au delà de la Manche?
Pas sure. En tout cas j'ai repris mon souffle et je suis prête à entrer.
Trop tard! Il est 8 heures. Je gare ma voiture. J'ai juste le temps de récupérer au secrétariat ma fiche d'évaluation et de faire entrer la première candidate.
L'expo sera pour mon prochain Paris. 
Je paris que lors du prochain voyage j'aurai le temps pour toute sorte de bouffe culturelle et culinaire et pour une bouffé de fantaisie aussi.


samedi 20 novembre 2010

Di decennio in decennio....

All’inizio combattei una battaglia titanica contro l’intrusione di quell’orrido catafalco che avrebbe invaso la sala da pranzo … correvano, e ora più che mai mi sembra che corressero con tempi da primati olimpionici, gli anni ottanta.
Il primo computer arrivò in prestito dall’ufficio; mi fece venire un’ulcera, riflussi gastrici e un principio d’appendicite. Sospettosa, mi ci avvicinai con enorme diffidenza. Un gatto nero balzò e m’invitò a giocare … giochetto cretino ma divertente, solo che dimenticai di cambiare pannolini, preparare cena ….
Bref ! non ero ancora pronta e tornò da dove era venuto.
 Tanto ci stava proprio male nella mia sala di Cardano al Campo ed io avevo ben altro da fare !
711, Island Park Drive- Ottawa in questa graziosa casetta dove abitavamo all’inizio dell’ultimo decennio dello scorso secolo, in altre parole i primi del millenovecentonovanta, avevamo una bella family -room, buona per la televisione, i giochi dei bimbi e una nicchia che pareva fatta apposta per un mobiletto con sopra un computer. 
 Ricordo ancora che il padre dei miei figli nonché mio compagno di avventure lavorò non poco per convincermi dell’utilità, dell’importanza, della necessità di avere un computer in casa. 
 Come avrebbero potuto progredire gli studi dei nostri pargoli all’epoca rispettivamente in quarta, in seconda elementare e l’ultima, tre volte alla settimana a una specie di asilo-nido, senza un computer casalingo?
 Capitolai, così come avevo capitolato quando avevo accettato di seguirlo e trasferire la famiglia in Canada, e nel caso del computer solo perché c’era questa nicchietta pronta ad accoglierlo.
 Quel primo vecchio Packard Bell diventò presto il pomo della discordia.
Battaglie feroci tra i fratelli maggiori che se ne disputavano il possesso a colpi alti, bassi, di piede, di ogni genere. Finii per diventare una specie di gendarme del traffico informatico, fino al giorno in cui io pure entrai nella lotta.
Avevo fatto conoscenza con Oilswell e cercavo affannosamente di salire di livello e battere mia figlia, senza peraltro riuscirci, a questo nuovo giochetto.
Rosa dal tarlo del gioco e in preda al desiderio di vincerla, incominciai a cercare di allenarmi di nascosto in ore meno canoniche e riservate ad altri compiti. 
Una mattina, dopo aver fatto salire i miei due scolarizzati sullo school-bus che ogni mattina alle 7e 12 passava a recuperarli per condurli a scuola, cedei alla tentazione e accesi il computer.
Dopo tanti anni, mi rivedo ancora seduta in quella stanza, ogni tanto alzarmi per necessità inderogabili e anche per il biberon della colazione della poco più che duenne, del suo pranzo che per mesi consisté in un pita-pizza con pomodoro fresco e mozzarella, seguito da gelato, perché non voleva e non mangiava altro …. Fu una dura lotta sia quella dell’alimentazione, sia quella del gioco e con quest’ultimo la vittoria arrivò con lunghezze di avanzo rispetto al primo e passai il livello che Jen non era ancora riuscita a raggiungere.
 Il campanello suonò e pensai al postino, anche se non aveva suonato due volte, ma niente posta, con orrore vidi i miei figli davanti alla porta. Tornavano da scuola, lo school-bus ripartiva, erano quasi le sedici e non mi ero resa conto del tempo che passava. 
Ah madre sciagurata! Dovevo redimermi … abbandonai Oilswell … tanto avevo vinto!!!
Da allora non si contano più i computer che sono entrati in casa nostra, non più quella canadese ma questa provenzale:fissi, portatili da spartire, individuali, da sala, computer da camera da letto .
E non si contano più neppure i computer che sono usciti per superati limiti di età dopo onesto e leale servizio, per inefficacia, per indisciplina, per seguire chi usciva da questa casa.
Oramai il parco-macchine di questi ordigni è molto ridotto e semi-proporzionale agli abitanti della casa. Un fisso nell’ufficio del pater e il suo portatile e un fisso nella vecchia camera del mio secondogenito. Quest’ultimo è il mio computer, quello che dopo nuove lotte ho ricominciato a utilizzare e in maniera più scientifica: per tenere i conti, lavorarci per scuola, ridurre le spese postali … e qualche piccola creazione
 All’inizio non lo volevo.
 Nuovo decennio, nuovo secolo; di ritorno da un viaggio con studenti negli States, Max mi aveva preparato una sorpresa. Mi aveva sistemato un computer tutto per me in quella che era la mia stanza del bricolage per diletto (decoupage, cartonnage ….) e per obbligo (stiratura e rammendo, quest’ultimo a dosi più che omeopatiche).
Inorridii! Questo trofeo che non avevo voluto e che avevo vinto, anzi ereditato, come un tempo, da piccola, gonne e cappotti di mia sorella, non mi piaceva per nulla, ingombrava il mio tavolo da lavoro e oltretutto potevo ben utilizzarlo per quel poco che mi serviva giù da basso nella stanza cosiddetta degli ospiti, dove lo avevo lasciato prima di prendere il volo oltreoceano. E poi ne avevo le scatole piene dei computer che non facevano altro che rubare il tempo. A dimostrazione e conferma delle mie idee ero tornata con un regalino dal messaggio molto freudiano, per il mio compagno di Vita; un blocchetto di post-it su cui era stampato: ”Once I had a life, now I have a computer and a modem”. Eh si avevamo un po’ di vita in comune, ma oramai con computer e internet le serate e i week end avevano cambiato di stile.
Jamais dire jamais….Mai dire mai e non sto parlando di James Bond…
Ovviamente ho più di una ragione, spiegazione e giusta motivazione del mio repentino cambiamento, che ora mi viene rinfacciato e ogni minuto che passo al computer è scandito, sottolineato come un’infamia e sono tacciata di maniaca della tastiera.
I tempi sono cambiati fuori e dentro casa.
Bisogna essere al passo con i tempi, con la tecnologia: i conti sono ora tutti sotto controllo, ben archiviati con Microsoft-Money, e se il conto è in rosso non è colpa di Internet ! vuoi mettere poi quanto sia più semplice preparare i compiti sul computer, cercare testi di attualità su internet, copiarli, incollarli, magari modificarli senza perdere giornate a comprare e leggere quotidiani, a ritagliare e impiastricciarsi di colla o a copiare da fine amanuense? Il tempo ora lo perdo nello zapping da un sito all’altro, a battere con un dito e nel caos stratosferico delle mie mille pagine aperte, dei testi mal salvati e persi, perché per essere onesta, sono una vera turista-fai-da-te  dell’ escursionismo in rete ...e il risultato è quello che è!
Quanto alla posta, invece, è un altro discorso: innegabile il vantaggio economico a spedire via etere, certo però che il fascino della carta e della penna è tutt’altra cosa.
I giochini cretini si limitano oramai a qualche solitario, di tipo ragionato, con le carte, giusto per tenere il cervello in azione con le scelte dei movimenti giusti.
Quello che era invece nato in sordina, e così a scappa tempo, era l’uso macchina da scrivere per scomporre, comporre e ricomporre i miei saltuari pensieri e ricordi.
La casa é oramai quieta. Quando dopo una vita di attesa, prima che diventasse un Deserto dei Tartari, mi sono lanciata a incastrare frasi e pensieri, devo riconoscere che non subito ho apprezzato la semplicità e comodità del computer che mi permetteva facili correzioni, preferendo spesso anche per motivi logistici foglio, matita e gomma, che ho continuato con gioia a utilizzare nei miei viaggi in TGV e non solo.
Questo nuovo decennio sta per terminare e una novità informatica non poteva certo mancare nella nostra vita. Max mi ha annunciato la morte del suo portatile e la necessità di acquistarne uno nuovo, che oltre ad essere giovane avrebbe dovuto avere anche il pregio della leggerezza, delle dimensioni ridotte, della facilità di trasporto, della maneggiabilità, tutte qualità più che indispensabili per le sue necessità e occupazioni.
Detto e fatto.  Me l’ha annunciato mentre ero in Toscana e al ritorno ho ritrovato tra i conti delle carte di credito, la voce computer nella colonna debiti.
Mi rassicuro... se qualcosa doveva pur cambiare nella sua vita...ha dato la priorità al computer!
Sotto lo sguardo prima perplesso e poi atterrito del mio CV(compagno di vita) mi sono premurata di cercar il vecchio portatile fuori uso per destinarlo a riciclaggio ecologico e con estrema sorpresa ho scoperto che era meno fuori uso di quanto pensassi, anzi pur se con la tastiera consunta come i lisi vecchi cappotti del nonno che, rovesciati, trovavano nuova vita, era ben funzionante.
Potevo insomma appropriarmene, avere anch’io infine come tutti in famiglia un portatile tutto mio, poco importa se ereditato e riciclato …. Non ho neppure dovuto rivoltarlo!

mercredi 17 novembre 2010

Monsieur Le président.....

Monsieur le Président des Français,
Je ne suis pas un de vos sujets, ou bien, pour être plus précise, étant donné que vous n'êtes pas un  souverain non plus...
laissez moi recommencer et veuillez m’excuser de ce lapsus mais j’avais la tète ailleurs, en Grande Bretagne et de cela en découle  ma confusion…
Je reprends donc :
Monsieur le Président des Français,
  Bien que je ne sois pas une des vos citoyennes, (je vis depuis presque vingt ans dans votre beau pays mais j'ai gardé ma nationalité d’origine) permettez-moi cette liberté de m'adresser à vous.
J'aurais peut être pu vous demander de m'octroyer une carte nationale bleu, blanc rouge, mais j'ai pensé que troquer un vert contre un bleu était inutile, une Marseillaise pourrait bien valoir  un Fratelli d'Italia... surtout car United we stand sous un Hymne à la joie.
Je viens d'éteindre la télé après avoir écouté votre intervention en directe sur TF...n'importe quel numéro et je dois vous avouer que j'ai beaucoup apprécié votre calme, votre sens de l'humour et surtout votre appréciation envers votre famille et notamment envers votre épouse actuelle.
Monsieur le Président, maintenant en vertu de la par condicio,( locution latine très exploitée dans mon pays natal) permettez-moi de changer de langue et de m’exprimer dans mon idiome  maternel, surtout laissez-moi le faire car je vous l’avoue très franchement je me sens beaucoup plus à l’aise lorsque je m’exprime dans la langue de Dante.
Cela dit, ne croyez pas que je suis hardie au point de me comparer à celui que nous appelons « il sommo poeta ».
C’est tout juste qu’il vient de Toscane comme moi.
....et de toute façon je suis sure que à la maison vous trouverez qui est bien capable de vous traduire mes mots, si jamais vous avez le désir  de continuer la lecture.

Ho ascoltato con molta attenzione il Suo intervento, ho apprezzato il Suo tono pacato senza note di disdegno e ho ritrovato quel certo non so che di accattivante che avevo scovato e risentito(voce del verbo risentire) al tempo della campagna elettorale e che una volta eletto Presidente mi era sembrato scomparire.
Non sono mai stata una Sua fan sfegatata, ma devo dire che una certa simpatia per Lei avevo finito per provarla ai tempi dei duelli con Madame Royal, che avrei potuto ben apprezzare in quanto donna, ma che invece mi ha spesso provocato attacchi di orticaria per la sua Altezzosità.
 Forse, però, qualcuno dal cognome regale, va ben d’accordo con tutte le declinazioni di Sua Altezza.
Bando al passato, la vita è oggi e neppure domani, e oggi desidero farla partecipe di questo sentimento di serenità con cui mi sono addormentata.
Il Suo tono, ripeto, pacato e le Sue parole nel complesso, almeno per quanto mi riguarda, convincenti, e soprattutto il felice accenno alla sua famiglia che La sostiene e all’intelligenza di Sua moglie mi hanno allargato il cuore.
 Date le mie origini e certe confusioni tra le First ladies nel Caput Mundi, Lei capirà bene come io possa essere sensibile a questo tasto. Capirà dunque anche perché abbia deciso di rivolgermi a Lei, che pur non é il presidente del paese ove esprimo ed esercito il mio diritto al voto, quando le confusioni amministrative me lo permettono(ma questa è un’altra storia e non la riguarda affatto).
 Saro' breve nel concludere ,Signor Presidente,  
Grazie per aver implicitamente ricordato che dietro ogni Uomo c’è una Donna Importante.

Con tutta la mia considerazione

P.S.
La ringrazio ancora per il tempo accordatomi, se Lei ha avuto la pazienza di leggermi fin qui e mi scuso di nuovo per il lapsus iniziale, ma come accennato, il mio pensiero vagava oltremanica, sorvolava Buckingham Palace … l’annuncio del fidanzamento e delle prossime nozze nel 2011 del Prince William, mi hanno messa un po’ in subbuglio . 

Non mi attribuisca  nostalgie monarchiche, La prego, anche se a volte questa Repubblica mi lascia alquanto interdetta, niente a che vedere con il rimpianto di casa Savoja. 
La realtà è che mio figlio e il Prince sono nati a tre giorni di distanza. Sono stata io la prima,e soprattutto troppo veloce a partorire , e ho così  perso l’occasione di associare la venuta al mondo del mio secondogenito alla nascita della fête de la musique, quel, oramai quasi lontano, 21 giugno 1982.
 Fête de la Musique e Prince festeggeranno insieme, ammesso che oltremanica sia conosciuta la sua esistenza ! (parlo della festa musicale ovviamente).
All’epoca non abitavamo ancora la Francia, ma da madre previdente e lungimirante ho scelto una data di grande rispetto per la nascita del mio secondo bebè, non sono arrivata né al punto di battezzarlo Charles, né di seguire alla lettera l’appel du Général : niente resistenza dunque e … ho rotto le acque!
Da allora anche noi, famigliola italiana, abbiamo una ragione per festeggiare il 18 giugno e ricordare il Général.
 Mi chiedo se avrò anche una ragione di più per legare il ricordo di William non solo alla nascita, ma anche ad altro.
 Après l’appel….l’annonce???
P.P.S.
non me ne voglia,Signor Presidente, di questa postilla e digressione, ma sa, noi Mamme italiane quando , parliamo dei nostri figli, lo facciamo à bâtons rompus.
( je viens d'utiliser cette expression française, apprise  juste hier à la Fac. J'y  suis des cours de traduction italien/français pour mieux m'intégrer dans votre pays. Par cela je veux prouver à ma prof que je l'écoute attentivement et que je suis ses enseignements)

lundi 15 novembre 2010

Storia con la S o con la s...

Mancano oramai pochi mesi alla data fatidica del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, ma già oramai da diversi mesi sono iniziate mostre, esposizioni, tavole rotonde, rivisitazioni del Risorgimento (anche il cugino Alberto ha contribuito con il suo ultimo libro W l'Italie )  … e celebrazioni.
 Lo scorso 5 maggio è stato ricordato il centocinquantesimo anniversario della spedizione dei Mille (con pace all’anima di Carlo, il prozio garibaldino) e il 20 settembre i centoquaranta anni di Roma Capitale.
Per Roma solo centoquaranta perché ce ne vorranno quasi dieci, prima che la sede della capitale del nuovo nato regno, da Torino si trasferisca, passando per Firenze (un po’ di Toscana, ci vuole sempre)e finisca per arrivare a Roma (pace all’anima di Pio IX).
Pace all’anima, lo dico io in un anelito di pietà pensando alle anime dei due citati defunti: lo zio che aveva generosamente, anche troppo, contribuito all’Unità d’Italia e il Papa che per non perdere i suoi privilegi si era battuto per il motivo opposto.
 Pio IX, infatti, l’animo in pace se lo era messo ben poco, prima durante e dopo. Spogliato di terre e potere, il povero Papa-Re non aveva nel suo arco che la freccia dell’anatema …e allora “scomunica sia!” e pace all’anima della coscienza civica!
Roma è sempre stata una meta ambita: dal sacco alla marcia passando per la sua presa nel 1870 per farne la Capitale. Presa alquanto simbolica quest’ultima, perché oramai Roma, priva della protezione francese, ben impegnata su un altro fronte, non aveva troppe difese da opporre.
In un crescendo la Francia vede la disfatta di Sedan il 2 settembre, la resa il 3, la caduta del secondo impero e conseguentemente la nascita della 3° Repubblica il 4 e lascia la strada aperta per l’entrata dei bersaglieri nella città eterna attraverso la breccia di Porta Pia, il 20 settembre.
Uff!!! che maratona!

Roma è stata e sempre continua ad esserlo una meta ambita di visita, viaggi, vacanze romane… e i francesi si sono di nuovo presentati.
Questo fine settimana, lunghissimo in Francia grazie al ponte dell’11 novembre nuova marcia, nuova presa e nuova celebrazione..di una ricorrenza pero' piu' giovane!!
L’occasione, un trentennio, ha fatto convergere: la festeggiata, oramai parigina, la sorellina espatriata in Svizzera con l’amica d’infanzia british, il fratello già in loco, la cugina (ovvero la nypote) in perpetuo movimento sull’asse Cecina-Varese. Tutti o quasi accompagnati da compagni/compagna e marito. Un misto dove la predominanza francese è stata determinata dal rinforzo di una coppia di amici parigini e dalla defezione causa imprevisti della cugina milanese e dell’amica ex-romana ora belga.
Festeggiamenti protratti e prolungati terminatisi ieri sera, quando la 30enne e compagno e gli amici hanno riguadagnato Parigi, rilasciando la città eterna ritrovare il suo normale tran-tran, il suo ritmo sfalsato dalla 30enne vulcanica e dalla truppa a seguito.
……e dopo Brenno, Attila, le truppe di Carlo V…Roma è riuscita a sopravvivere anche alla mia ciclonica primogenita.
Ancora una volta, a distanza…. dal mio eremo provenzale… Auguri mia cara,
w la festeggiata,w l’Italie e w il risorgimento col la R o con la r!!

samedi 13 novembre 2010

TRITTICO ANIMALISTA

Les Yeux jaunes des crocodiles.
La valse lente des tortues.
Les écureuils de Central Park sont tristes le lundi.
-Katherine Pancol-
Coccodrilli, tartarughe, scoiattoli….un trittico animalista ?
 Niente affatto! Una saga familiare nella Parigi dei giorni nostri. 
 Dei romanzi esilaranti in cui tutto si mescola in un vortice di assurdo e di follia, intorno a dei personaggi indimenticabili, nella quotidianità, spettacolarità e unicità della vita.

Les Yeux jaunes des crocodiles , premio della Stampa in Francia nel 2006 dopo aver raggiunto un enorme successo di pubblico (oltre un milione di copie vendute) è arrivato in Italia nella primavera del 2009,mantenendo il titolo inalterato: Gli occhi gialli dei coccodrilli. 
Il seguito: La valse lente des tortues, uscito in Francia nel 2008 è apparso nelle librerie italiane nel maggio 2010 con un titolo ancora una volta tradotto alla lettera Il valser lento delle tartarughe.
Contemporaneamente o quasi, ad aprile, in Francia è uscito il terzo della serie Les écureuils de Central Park sont tristes le lundi. Anche per questo il titolo sarà una fedele copia con Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì?
Se gli scoiattoli sono tristi,i lettori in compenso si sono più che divertiti a seguire le avventure e peripezie di Josephine, familiari e amici.

Dei libri buoni per tutte le stagioni, a ogni latitudine e longitudine per distrarsi al sole durante le vacanze o per rompere il grigiore dell’inverno che incalza.

Le versioni italiane sono proposte da Baldini Castoldi Dalai Editore

p.s. 
(niente a che vedere con la Pubblica Sicurezza,tanto é vero che il mio p.s. é in caratteri minuscoli)
Non é neppure una p.ubblicità s.ottile o interessata.
Non ci guadagno nulla,proprio nulla a reclamizzare questi libri, non godo di diritti d'autore e non mi appartengono anche se in un certo modo li sento miei.
Il primo romanzo mi capitò tra le mani per caso mentre girottolavo ad Aix da  Goulard, la mia libreria preferita.
 Attratta dai colori della copertina in primis, mi lasciai poi guidare dal mio naso, non piccolo che fiutava un libro da prendere in considerazione. 
Trovò il suo posto ben impacchettato sotto l’albero di Natale 2006 tra le strenne della mia primogenita. Finì anche sotto altri alberi e festeggiò compleanni di amiche e nypote, che ricevette la traduzione italiana,da me tanto attesa nelle librerie italiche.
 Quella famosa prima copia, che tutte noi in casa abbiamo letto e che reca le tracce del vissuto, è stata con me in coda da Goulard lo scorso 22giugno per finire nelle mani dell’autrice che ha scritto una dedica a mia figlia…ma questa è un’altra storia
segnava pero' l'inizio dei festeggiamenti del trentennio !!!



vendredi 12 novembre 2010

Tosca che per la città....

“Tosca che per la città annacquata viva ten vai così parlando onesto,
piacciati di restare in questo loco”…
ho quasi l’impressione che questo sia il messaggio divino che mi sta raggiungendo sotto questo diluvio cui cerco di resistere e sopravvivere, camminando sotto la pioggia senz’ombrello, con la schiaccia, pranzo del mio viaggio, ben stretta e l’amata nipote accanto che m’incalza.
 Ma l’ora fatale è giunta che … io parta.
Fatale perché se indugio ancora un po’, finirò’ per terminare il viaggio con il buio e allora sarà una vera e propria sfida del fato, con la quale preferisco non trovarmi a dovermi confrontare.
Mezza fradicia come un pulcino entro in auto.
Mollo gli indugi e gli ormeggi e isso le vele immaginarie, necessarie  per la mia navigazione (a vista-limitata) Oggi, più che mai indicati, mi accompagnano i miei Gatti Mézzi.
Con il tempo che fa, non avrei potuto scegliere altrimenti … sono sempre e comunque loro il mio foglio di via, e mi scortano fino alla frontiera, anche se da Genova in poi un sole radioso illumina il mio cammino.
Transumo scrollandomi di dosso l’umido, guardando a ovest, al sole, alla vita e pensando a trent’anni fa quando sono per la prima volta diventata “Mamma”. Mamma a ovest del mio attuale ovest … Oltreoceano, Mamma di una splendida bimba, Mom, Maman secondo gli umori, Mutty a seconda dei gusti e dei figli successivi. Mi giungono sms di accompagnamento e di notifiche dalle amiche e dalla nypote che virtualmente mi fanno da scorta. Nuova celebrazione per oggi ad accompagnare quelle ufficiali (armistizio firmato nella foresta di Compiègne l’ 11/11/1918)  e quella familiare nostra : “è nato Riccardo”mi annuncia la mia amica Valeria. Tre parole da cui trasuda tutta l’emozione di essere diventata per la prima volta Nonna!

vendredi 5 novembre 2010

Dolce paese

Ho trans-valicato e mi trovo nel:
Dolce paese onde portai conforme
l’abito fiero e lo sdegnoso canto …
Non sto “Attraversando la Maremma Toscana”. Mi sono giusto fermata alle sue porte, se il Sommo poeta non faceva errori geografici quando ne dava le coordinate, collocandola tra Cecina e Corneto, dove le arpie fanno il nido. Ogni riferimento spero bene sia puramente casuale. Nel dubbio, mi rassicuro pensando che il nido, io l’ho fatto altrove.
Sono comunque in trasferta e con non pochi problemi per mantenere il contatto internet. Cerco di viaggiare in rete grazie alla chiavetta miracolosa, generosamente prestatami da mia nipote, ma l’impresa è più che ardua e dopo innumerevoli tentativi a vuoto, illusori o pasticciati, incomincio a essere stufa. Oltre che stufa, sono anche affumicata dal ciocco semisbruciacchiato che agonizza accanto a me nel camino e mi ha quasi compresso i polmoni. Il pensiero vaga e vola verso la mia stufa in Provenza e la mia facile connessione ADSL casalinga, ma … on ne peut pas tout avoir…
Un ultimo tentativo e non mi rimane che decidermi di andarmene a letto, visto che qui non c’è nessuno che mi chiama per ingiungermi di allungarmi sotto il piumino…
E’ proprio vero non si può aver tutto nella vita!!!

jeudi 4 novembre 2010

VIATICO

J’aime les gens qui se racontent, au moins savent de quoi ils parlent……
Claude Lelouch à la radio (France-info) ce matin 14 septembre2010.
Ascoltavo semi-distrattamente l’intervista a Lelouch in occasione dell’uscita del suo ultimo film « Ces amours là »… e boom sono rimasta colpita dalla sua frase!
Con un viatico come questo, come non scrivere, non raccontare, non raccontarsi?
Non che attendessi la benedizione di Lelouch per attaccare a riversare fiumi d’inchiostro immaginari, il polpastrello oramai non rischia più il blu della stilografica in perdita, bensì quello della cianosi.
Scrivo con un solo dito, a volte ci provo con due o tre ma in tal caso rallento troppo il ritmo, dunque “cui prodest” farlo?
Forse alle articolazioni della mano, uniche probabili beneficiarie, come ai tempi in cui facevo i martelletti …ma i miei virtuosismi alle tastiere non hanno mai passato il primo stadio allora come ora.
La prima tastiera fu rapidamente abbandonata, dopo un anno di odioso solfeggio, un po’ di note e qualche accordo semiarmonioso.
Riesco ancora a smartellare le note di fra martinodo re mi do, do re mi do, mi fa sol …     ma vado ben poco più lontana.
Sulla tastiera di nuova generazione, soprattutto di nuova tecnologia mi allargo di più. La tecnica mi fa sempre difetto, ma le note che fuoriescono non dall’incrociarsi delle dita, ma dall’aggroviglio de mes entrailles, de mes tripes, le mie viscere addominali e cerebrali che si mettono senza sprone in movimento, producono un suono ben diverso.
Sha ba da ba da…..
Amo la musica ma non so restituirla né con suoni strumentali, né vocali, ma ancor più amo le parole, con loro sì riesco à jouer con i migliori risultati e soprattutto divertendomi –stupendomi- sorprendendomi- sbigottendomi ogni volta.
Non lo avrei mai creduto!
Per anni ho sofferto dell’incubo del pensierino, della composizione scritta, del tema.
Nei dannati test scolastici non sapevo mai cosa scrivere, cosa dire, né come dirlo.
Se il tema era libero o di fantasia mi perdevo in un guazzabuglio d’idee e di pedanteria, alla ricerca del dettaglio credibile, arrivando a mala pena a entrare nel soggetto e già stanca e desiderosa di mettere il punto finale.
Se il tema invece era imposto, dopo l’ansia prolungata di non riuscire a entrare in argomento…arrivavo alla fatidica conclusione in uno stato di semiagonia.
Di concluso c’era comunque poco. L’unica cosa che in realtà aveva fine quando posavo il foglio protocollo sulla cattedra era la mia tortura.
Forse non mi sono mai capita, (ma avrei potuto se mi fossi prestata più attenzione). Probabilmente  già allora manifestavo  le psicosi dello scrittore, ed ero soltanto affetta da sindrome da pagina bianca.
Bianca come la bandiera che avrei voluto innalzare, chiedendo tregua, pietà, e di esimermi da tanto supplizio.
Il morbo infuria, e sono stanca, sul ponte sventola bandiera bianca.
Il pan ci manca, non potevo gridarlo, sarebbe stato un abuso, un falso storico… la bidella all’ora di ricreazione ci rifocillava con la schiaccia, quella che nel resto d’Italia viene chiamata focaccia, e che la solerte custode del liceo andava ad acquistare per noi poveri studenti reclusi.
In bianco non ho mai consegnato un compito d’italiano.
Non ho mai ottenuto voti disonorevoli.
Il giudizio che mi ha contrassegnato negli otto anni tra scuola media e liceo, tradotto in cifre, é sempre oscillato tra: un dal 5 al 6, un 6 meno meno, fino all’apice di un 6 e mezzo, ma solo ed esclusivamente perché scrivevo correttamente, in maniera noiosa e soporifera ma senza errori di grammatica e di sintassi.
Le idee erano sempre al limite, i miei temi risicati, corti e poveri o almeno così mi apparivano e mi davano i crampi.
Cercavo allora di passare dalla brutta alla bella copia allungando e allargando la mia calligrafia (perché ben di bella scrittura si trattava!) tanto da poter arrivare all’agognata meta della colonna e mezzo … una colonna e mezzo più che infame!
L’unico tema che mi ha vista serena, soddisfatta della mia opera è stato quello che depositai nelle mani della commissione di III liceo classico all’esame di maturità.
Serena perché era l’ultima prova scritta di tal genere che avrei affrontato.
Mai più avrei dovuto scrivere in vita mia.
Soddisfatta perché per una volta mi ero garbata.
Mi ero proprio piaciuta e per una volta ero piaciuta anche alla mia compagna di banco e amica, nonché suo malgrado rilettrice ufficiale e correttrice delle mie bozze.
Ovvio che il mio tema di maturità non aveva potuto leggerlo, né correggerlo.       Glielo avevo però raccontato, recitato con tanta fedeltà e convincimento da strapparle le lodi.
Mi sono sempre rimaste in mente le sue parole affettuose e d’incoraggiamento “finalmente hai scritto qualcosa di decente!”
Ne ero convinta anch’io… felice di poter mettere fine alla mia angoscia di scrivere e relativi supplizi, chiudendo con una nota positiva.
Le sue parole, per una vita mi sono servite a cercar di compensare il giudizio tranciante e spietato della commissione.
Se ho ottenuto la maturità quell’anno là fu grazie ai Classici: alla versione di greco e all’orale di letteratura latina.
Platone mieté un numero impressionante di vittime, non me!
A ben poco servì questa magra consolazione se ripenso all’affronto subito nello scritto d’italiano.
Lungi da me velleità letterarie! Quel tema di maturità avrebbe dovuto servire a riscattarmi di anni di sofferenze, di giudizi deprimenti: in quarta ginnasio ebbi la  gioia di veder paragonato un mio compito di italiano a “una lista della spesa”.
Non gliene ho mai voluto alla mia prof di allora, anche perché alla fine era riuscita a toccare la mia vera anima, certo più mossa del piattume dei miei scritti.
Ma il responso del voto, fu veramente un rospo duro da ingoiare.
Quattro!
Condito dalle geremiadi del nostro prof di lettere nonché membro interno, che non mi risparmiò il suo sdegno e mi fece sentire vieppiù incapace.

Se scrivo oggi, lo faccio per me, non certo per riscattarmi da un oscuro passato.
Lo faccio perché ciò che ai tempi della scuola era pesantezza, ora è solo divertimento e leggerezza.
Mi libro, volteggio e rido …… e il riso fa bene agli intestini!
La boucle est bouclée! Mes tripes sont libres de s’exprimer !
Sha ba da ba da…..



mardi 2 novembre 2010

Giornalino del 2 Novembre

Oggi mi sento come Gianburrasca … il giorno del suo genetliaco ! per chi appartiene alla mia generazione, non penso sia tanto difficile capire di cosa io stia parlando. Non faccio riferimento al terribile monello Giannino Stoppani che ne combina sempre una delle sue e che l’ennesima marachella condurrà in collegio. Parlo del bambino felice che tra i doni ricevuti in occasione del suo compleanno si estasia di fronte a quello che le ha offerto la sua mamma. Un diario, bello, con la rilegatura in tela verde e tante pagine bianche che da tanto sognava di avere. Anche per lui finalmente come per le sue sorelle maggiori, un giornalino tutto suo dove scrivere le sue memorie. 
Ho lo stesso feeling di Giovannino, anche se ieri l’altro non era il mio compleanno, non ho ricevuto un giornalino-diario, ma un regalo molto più attuale che mi ha messo l’eccitazione addosso. Al passo con i tempi per non essere out ho ricevuto anch’io il mio strumento per le mie memorie.
Non è stata la mia mamma, che non ha più il problema di “cosa regalare?”bensì mia figlia che, coadiuvata dalla sua dolce metà, e con circa dieci mesi di ritardo ha concretizzato la strenna natalizia 2009, ancora a tempo prima che diventasse la 2010 o almeno è in questi termini che me l’ha proposta. Offrendo il suo dono il 31 ottobre, vigilia di Ognissanti, voleva forse evitare che lo prendessi come un riconoscimento del mio animo stregonesco. Insomma senza bisogno di trick or treat, ho avuto il mio dolcetto senza scherzetto: un blog bello, fiammante, nuovo, tutto mio dove riversare in diretta o in differita le mie elucubrazioni. Grazie al cielo che il parallelo tra me e Giannino si ferma qui, e che ho molta immaginazione per bastare a me stessa. Fosse mai che avessi dovuto come lui ricopiare sul mio diario pagine di scritti altrui. Giamburrasca aveva a sua disposizione quelli delle sorelle ed io? Avrei potuto ricercare quelli delle figlie, ma temo che non avrebbero minimamente apprezzato di veder divulgata la loro vita su internet …basta già face-book! 
Grazie Jen, grazie Ben, regali più belli non potevo riceverne!!!