perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


lundi 6 janvier 2020

La Befana 2020

Passa un anno dopo l’altro, siamo ormai al duemila venti
la Befana ha tanti acciacchi e di sano ha solo i denti….

Mi sembra già un buon start, se non altro per mangiar le caramelle, senza troppo temere, certo però avere denti sani è un handicap per proporsi in Befana.
L’amena e al contempo dispettosa vecchietta (specie con gli adulti), è bruttarella, un po’ sdentata, ha un naso lungo e prominente, grinzosetta, un po’ ingobbita dai dolori, dall’artrosi, dall’età e sicuramente non veste alla moda.
Sottanone rappezzato, scialletto di lana sulle spalle e l’intramontabile pezzola sul capo.
Se uno dei nipoti trova delle somiglianze non so che dire…..

Le magiche notti tra il 5 e 6 gennaio, lontane notti della mia infanzia le vedo sfilare, uscite dalla gerla della Befana.
Se la magia del Natale aveva il suo rituale, quello dell’Epifania non era da meno.
Nel caminetto del tinello che per due buone settimane rimaneva freddo veniva allestito il presepe. La capannuccia in fondo all’antro con i suoi personaggi classici: il bue, l ’asinello, Maria e Giuseppe e tra loro due la paglia per accogliere a mezzanotte del 24 il bambin Gesù e un angelo sospeso grazie a un fil di ferro con in mano una banderuola in cui si poteva leggere “Gloria in excelsis Deo”; poi tutt’intorno un suolo coperto di borraccina raccolta nel bosco con i pastori, le pecorelle, la contadina con le paperelle, la lavandaia, il pescatore, le casette, la fonte, il ruscello ……e in basso a destra fuori del camino una piccola asse di legno a mo’ di prolunga ricoperta di segatura per ricordare il deserto, un’immancabile palma e i tre re magi con il loro cammello o dromedario (ho sempre un dubbio su quale animale li accompagnasse) e un domestico che li seguiva fedelmente.
Il cielo era il fondo del camino, nero e grasso di fuliggine che noi chiazzavamo con la farina che ci lanciavamo contro. Quella che rimaneva attaccata doveva ricordare la volta stellata.
Tu scendi dalle stelle….”, pur se stonate ci sgolavamo a cantare.
Man mano che l’Epifania si avvicinava i Magi si muovevano e avvicinavano alla capannuccia e noi preparavamo le nostre calze che il 5 sera appendevamo al caminetto speranzose che fossero riempite.
Dolcetti , caramelle, sigarette di chewing gum , qualche bacio perugina con la sua bella nocciola da degustare e il messaggio che lo avvolgeva da leggere, una moneta da 500 lire d’argento (la lira un tempo valeva qualcosa) e a seconda della fortuna (e soprattutto dei ritardi natalizi) uno, due o ben più regali.
Il carbone a volte ha fatto capolino dalla calza, monito di marachelle o disubbidienza, e siamo chiari era carbone di legno non quello dolce di zucchero, che per la prima volta in vita mia scoprii a Torino già teenager.
Quello che non mancava mai era la poesia in rima che la Befana lasciava, rigorosamente definita dall’anno in corso, le ultime parole erano la sua firma:
…un po’ di dolci per ciascuno La Befana sessantuno
….l’asinello con il bue La Befana sessantadue
….e così via. Certo non tutte le rime erano facili, ma l’ars poetica della Befana non è mai stata contestata o demolita da critici invasati o sani.
Sia adulti o “dito in bocca”,
tutti fans…la Befana non si tocca!

Questo must poetico è rimasto nei decenni a venire. Lo hanno trovato i miei bambini e poi i miei nipoti, pur se loro non sanno ancora leggere tranne l’unico alfabetizzato che, ahinoi, lo è in una lingua che la Befana biascica poco.
La Befana, molto toscana e comunque italiana non ha molto seguito fuori dal patrio confine pur se veicolata nel mondo dagli espatriati che se la tramandano come antico retaggio da conservare preziosamente.
Leggo che in Francia a Auch un comitato italo guascone ha fatto arrivare la Befana, discesa da una delle torri della cattedrale, sabato 4 gennaio a distribuire caramelle per la gioia dei bambini.
Si tratta però di manifestazioni sporadiche e limitate, che potrebbero in ogni caso dare idee….

Ma che caos e che confusione, or mi vogliono esportare
e mi fan scender da una torre per poter reclamizzare
tra i prodotti dell’Italia sconosciuti in tanto mondo
pure me, una fuoriclasse ... “fate piano, o tocco il fondo!”

Maneggiarmi con gran cura è la regola primaria
alla larga i curiosi che mi pompano già l’aria
delicata la discesa dalla “fleche” sulla piana
quel dommage per Notre Dame, io son bene la Befana

Ci mancava anche la Francia coi trasporti scioperanti
mi han chiamato alla ribalta e mi han messa qui davanti.
Per risolvere il problema han studiato al ministero
ma il futuro, siamo chiari, lor lo vedono assai nero

Pur se i treni hanno ripreso nel week end per far rientrare
sarà un caos ancora il 6 per andare a lavorare
Se la metro va a singhiozzo, l’RER ti da disdetta
al governo hanno pensato di usar la mia scopetta.

E così per far réclame e raggiungere ogni via
ogni giorno è celebrata una nuova Epifania.
Il 4 a Auch in cattedrale, il comitato dei guasconi
mi presenta con la scopa e mi fa offrire doni

la domenica che segue la presente liturgia
avanza al 5 la mia festa, io raddoppio e così sia. 
Solo il 6 è il giorno esatto ch’io vorrei ben celebrare
senza far straordinari, né réclame, né scioperare

Ma la situazione è tosta, devo mettermi in viaggio
“Pace per gli scioperanti, inforco un bel modello Piaggio
E ritorno ai miei bambini, pur se ho tutti i denti
Sol di loro je me soucis…..La Befana 2020