La tre giorni di Bari, organizzata dalla sezione Italia dell’UPF (union presse francophone) dal tema “Le sfide dell’informazione nell’Europa di oggi e di domani e le ricadute sul mercato locale”, iniziata mercoledì 28 settembre si è conclusa venerdì 30 e ne ho dato quasi, molto quasi prontamente notizia sul sito dell’associazione corredando il trafiletto di una foto dei quattro personaggi che hanno pronunciato la loro ultima parola sul convegno.
Che emozione!
Non per l’ultima parola, bensì per tutta questa avventura da cui non sapevo cosa attendermi, come posizionarmi, cosa dire e cosa fare.
Iniziamo dalle attese.
Non ne avevo e dunque le sorprese tantissime.
Avevo a lungo titubato sulla mia partecipazione al congresso, con C.V. che non voleva recitare il ruolo di principe consorte al seguito e boicottava la mia presenza a Bari.
Le cose si sono poi incatenate e sono scivolate per il verso giusto tutte sole.
Mi avevano comprato un biglietto Parigi- Bari e ritorno.
Quel che è peggio avevano anche aggiunto un supplemento per una svista nel cognome.
Mai e poi mai avrei potuto ritirarmi.
Ai miei rilanci per comprarmi il biglietto ferroviario per raggiungere Parigi per poi partire in aereo con gli altri, C.V. nicchiava procrastinando non sapendosi decidere su cosa lui avrebbe fatto.
Oramai i tempi sono tali che se perdi l’attimo, un biglietto che potrebbe costare un prezzo onesto raggiunge cifre astronomiche e io non avevo nessuna intenzione di perdermi l’occasione di un posto comodo in TGV per il suo traccheggiare.
Mostrarsi decisi, porta i suoi frutti.
Davanti alla mia intenzione a procedere ha deciso di seguirmi a Parigi e attendere il mio ritorno andando a trovare i nipotini versagliesi.
Martedì pomeriggio in Gare de Lyon ci siamo separati.
W la libertà di non dover render conto che a se stessi.
Dopo un’estate sovraffollata e mai sola era una necessità quanto mai vitale.
E mercoledì mattina l’avventura vera e propria è iniziata con un taxi per raggiungere Roissy, l’aereo, i compagni di viaggio che man mano scoprivo direttamente o indirettamente studiando le carte d’imbarco, il trenino per Bari e l’hotel dove poggiare le valige prima di saltare in un bus che ci attendeva per portarci al congresso.
Come posizionarmi?
Difficile decidere di assumere in toto il mio ruolo di responsabile del sito.
Responsabile lo sono anche fin troppo.
Il senso della responsabilità non mi ha mai abbandonata fin dalla più tenera età.
Ma il mio complesso di dilettante allo sbaraglio e il non sentirmi completamente professionista unito alla necessità di dover ricorrere alle “petites mains” senza le quali le mie progettazioni troverebbero una difficile esecuzione pongono un freno notevole.
Metto il posizionamento in stand-by.
Cosa dire?
Per tutto quanto scritto sopra, la miglior scelta sarebbe quella del silenzio.
Il dramma è che io amo parlare, raccontare, raccontarmi.
Poi da quando ho ricevuto il viatico di Claude Lelouch che una mattina di tanti anni fa dalle onde di France Info mi ha detto J’aime les gens qui se racontent, au moins savent de quoi ils parlent……mi sono rassicurata, galvanizzata e ho continuato a parlare per scritto.
E proprio vero al giorno d’oggi tutti scrivono, ne sono la prova vivente, ma con una benedizione come quella che avevo ricevuto come non raccontarsi?
Cosa fare?
Semplice quello che per anni ho fatto: a casa, alla FAC, a scuola….
Quello che in fondo mi riesce meglio: la mamma!
Di figli legittimi, falsi, immaginati, pseudo adottati, sempre e comunque la loro “mamma”.
Mamma, Mutti, Mom a seconda dei loro gusti, ma sempre io.
Visto il risultato non posso che compiacermi!
Mi sono ritrovata a trascinare il piccolo gregge scomposto e indisciplinato dei partecipanti che alloggiavano nel mio hotel, un gruppo di persone dalle molteplici facce con cui interagire per la durata del congresso.
Una esperienza come sempre interessante e arricchente, perché io amo la natura umana di cui sono curiosa.
Certo ci sono persone con cui ho scambiato di più, un po’ perché i malcapitati si sono ritrovati seduti accanto a me, a tavola, sul bus, in taxi (non in aereo perché ho avuto la fortuna di viaggiare in spazi allargati senza vicini diretti), altre con cui lo scambio è stato molto più limitato ad un semplice assicurarmi che ben fossero parte del gruppo.
Ho sorvegliato, curato, baliato, letto nel pensiero possibili richieste, risposto ad altre ben espresse; cercato di fare del mio meglio per guidare il mio gruppetto intero o ridotto fino all’aereo del ritorno.
Nessuno si è perso e questa è stata una grande conquista.
Gli interventi del congresso, interessanti e istruttivi, alcuni abbastanza scontati e poco formativi e neppure informativi, altri magari li ho capiti poco ma posso ringraziare gli articoli che sono stati prodotti a seguito di questo convegno e che sono stati di una comprensibilità stupenda per chiarirmi le idee.
Sorridente e luminosa Bari, ci ha regalato giornate di sole di cui ho approfittato dietro ai vetri, serate di cui una dal buffet con vista assolutamente “charming”.
Focaccia da triplo colesterolo ma di quelle che ti fanno pensare che ne valeva la pena e che grazie al cielo non mancavi di statine.
Risotto alle verdure e Pasta con le polpettine che mi hanno ricordato i famosi Spaghetti with meatballs propinatimi decenni fa a un matrimonio negli States, non perché ci fosse qualche somiglianza.
Questa pasta era veramente buona a differenza di quella antica.
Gli spaghetti mi sono rimasti impressi non tanto per la scarsa qualità del piatto, quanto perché alle mie orecchie suonavano come un ‘eresia;
Uno di quei piatti attribuiti alla cultura italiana che io ritenevo un fake.
Errore!
Esistevano realmente al sud e non erano frutto di una specie di “metissage” culinario italo amerindo, come avevo creduto, cosi come le ultra popolari oltreoceano “Fettuccine Alfredo”.
Pure queste esisterebbero in Italia….non so dove!
Super accoglienza in grande semplicità elegante in questo appartamento, da cui me ne sono ripartita maledicendo la mia stupida idea di aver indossato tacchi.
Già non ci sono abituata e in più avevo una buona ventina di minuti di marcia sul selciato, con il rischio di incastrare il tacco in qualche buco.
Non sarebbe una novità!
Mi è già capitato di dovermi fermare, sfilare il piede dalla scarpa e disincagliare il tacco senza rischiare di lasciarlo nel buco.
Tanto colore locale, ma quello che più è contato è stato il calore trovato.
Un’accoglienza da lasciare senza parole per una organizzazione da miracolo fatta da Maddalena.
Sono ripartita da Bari con un’Amica in più.
…e questo ha un valore inestimabile, tanto da rendermi leggero il rientro su Beauvais.
Mad vaut bien un long detour!