Il est véritablement arrivé le Printemps, avec le P majuscule.
La nature se réveille, s'anime et s'éclot à la vie.
Un beau texto m’annonce l’arrivée de Jules.
Un coup de fil m’apprend qu’il est né hier, 29 Mars début d’après-midi.
Enfin un petit bon homme dans cet univers tout rose.
J’aime beaucoup les filles, mais la variété est bien aussi.
C’est le petit de ma copinette à l’Université, ma « fille de la FAC »
Donc serai-je grand-mère à la FAC, en attendant de le devenir, peut-être, un jour à la maison ?
Je commence par la FAC, puis je vais continuer par « la fausse fille » véritable amie et puis…si j’existe encore un jour, je deviendrai grand-mère à bon et légal titre.
Je m’arrête là et je ne jouerai pas avec les jeux de mots qui tourbillonnent dans ma tête.
Ce sera beau surement, mais je me veux rassurante pour mes enfants, car je ne veux surtout pas leur mettre de la pression.
Je pourrai très bien vivre même sans petits enfants, j’ai eu mes enfants et ils m’ont suffit
perché...
... racconto spinta da una brezza leggera
... spiffero in tutto le accezioni del termine
... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum
... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi
... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente
e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me
... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!
... "if" Kipling
... "if" allora "dubito ergo sum"
mercredi 30 mars 2011
mardi 29 mars 2011
EJP
Ultimo giorno di EJP domani.
per chi conosce la formula, sa anche cosa significa....e cosa significa ultimo giorno.
LIBERAZIONE!
Energia libera (o insomma)...bollitori, microonde e soprattutto forni e asciugacapelli non piu' razionati.
Anche il ferro da stiro purtroppo.
Niente piu' scuse ...da giovedi' la corvée mi attende implacabile e senza deroghe.
Una montagna di biancheria da appiattire....
Coco puoi tornare a casa tranquilla...nessuno controllerà piu' se usi phon, placche e ordigni elettrici vari senza aver controllato se c'é l'ALLARME ROSSO in funzione.
Da giovedi' niente organizzazione preventiva per sette mesi.
Tornero' a ripreoccuparmene dal 31 ottobre, anzi dal 2 Novembre, perché il 1°é festa, quindi mai ejp e il 31 devo festeggiare il primo compleanno di Glob. (se non mi é sfuggito prima!)
per chi conosce la formula, sa anche cosa significa....e cosa significa ultimo giorno.
LIBERAZIONE!
Energia libera (o insomma)...bollitori, microonde e soprattutto forni e asciugacapelli non piu' razionati.
Anche il ferro da stiro purtroppo.
Niente piu' scuse ...da giovedi' la corvée mi attende implacabile e senza deroghe.
Una montagna di biancheria da appiattire....
Coco puoi tornare a casa tranquilla...nessuno controllerà piu' se usi phon, placche e ordigni elettrici vari senza aver controllato se c'é l'ALLARME ROSSO in funzione.
Da giovedi' niente organizzazione preventiva per sette mesi.
Tornero' a ripreoccuparmene dal 31 ottobre, anzi dal 2 Novembre, perché il 1°é festa, quindi mai ejp e il 31 devo festeggiare il primo compleanno di Glob. (se non mi é sfuggito prima!)
lundi 28 mars 2011
LETTORI anzi LETTRICI
Il mio é soprattutto un blog in rosa, questo grazie alle mie lettrici :
fidèles, gourmandes, anonymes e conosciute...
Peccato che siano poche, pochissime, quelle che si manifestano, che osano lasciare traccia del loro passaggio con un commento, che osano ammettere che mi leggono.
Onestamente c'é ben di peggio a questo mondo, letture molto piu' disdicevoli, molto piu' pietose.
Basterebbe pensare solo ai giornaletti propinatici dal parrucchiere, che uno finge di occhieggiare perché non c'é di meglio, ma che in realtà uno legge avidamente per poter essere aggiornato sul GOSSIP.
Quello della mondanità, dei cosidetti vip, per il gossip locale non c'é bisogno di leggere, basta parlare...
Ma é vero, ognuno é libero delle proprie scelte, anche dal coiffeur.
Peccato che certe amichette mie, di quelle con la A (maiuscola), non vogliano laciar traccia imperitura delle loro debolezze letterarie.
Oggi sono stata in visita da Anita, anche lei con la A, l'ultimogenita di una delle mie A e sorella di due altre graziosissime bimbe, le Apple's girls, dalle iniziali dei loro nomi che unite insieme formano un bel MAC.
Un po' diverso dal mio no-name, ereditato da C.V., ma che io amo profondamente, perché culla, nursery, sala parto, clinica o ospedale del mio Glob.
Anita cresce bene, brava, buona e anche simpatica. Gorgheggia, é di buon umore e mi ricorda, come carattere la mia terzogenita, e inoltre anche lei faceva concorrenza agli usignoli, quando era una bébé.
Crescendo ha cambiato fonte di ispirazione e imitazione.
La mia A, oggi parlando del piu' e del meno,mi ha fatto sobbalzare. mi ha chiesto come io avessi festeggiato il 17 marzo, aggiungendo che sua madre avrebbe voluto trovarsi per il giorno fatidico a Torino.
Le ho cannoneggiato che io il 17 l'ho trascorso a festeggiare da Hermes.
L'ho vista sussultare all'idea del connubio Hermes-Unificazione.
Volevo un occasione per parlarle del famoso foulard A propos de bottes.
E come le ho spiegato di questo meraviglioso omaggio della Maison, é stata lei a farmi sussultare, ribattendomi che sapeva di questo foulard-commemorativo, che lo aveva letto da qualche parte....
....che in realtà a pensarci bene lo aveva letto sul mio blog.
Lo aveva letto, non costretta, di sua libera iniziativa, SUA SPONTE, un giorno che si era messa a scorrazzare a ritroso sulle mie pagine di diario...
Ho rischiato la liquefazione, ho sentito un certo calore invadermi.
Ci siamo alzate e siamo andate a cambiare Anita.
Gioie dell'Amicizia!
fidèles, gourmandes, anonymes e conosciute...
Peccato che siano poche, pochissime, quelle che si manifestano, che osano lasciare traccia del loro passaggio con un commento, che osano ammettere che mi leggono.
Onestamente c'é ben di peggio a questo mondo, letture molto piu' disdicevoli, molto piu' pietose.
Basterebbe pensare solo ai giornaletti propinatici dal parrucchiere, che uno finge di occhieggiare perché non c'é di meglio, ma che in realtà uno legge avidamente per poter essere aggiornato sul GOSSIP.
Quello della mondanità, dei cosidetti vip, per il gossip locale non c'é bisogno di leggere, basta parlare...
Ma é vero, ognuno é libero delle proprie scelte, anche dal coiffeur.
Peccato che certe amichette mie, di quelle con la A (maiuscola), non vogliano laciar traccia imperitura delle loro debolezze letterarie.
Oggi sono stata in visita da Anita, anche lei con la A, l'ultimogenita di una delle mie A e sorella di due altre graziosissime bimbe, le Apple's girls, dalle iniziali dei loro nomi che unite insieme formano un bel MAC.
Un po' diverso dal mio no-name, ereditato da C.V., ma che io amo profondamente, perché culla, nursery, sala parto, clinica o ospedale del mio Glob.
Anita cresce bene, brava, buona e anche simpatica. Gorgheggia, é di buon umore e mi ricorda, come carattere la mia terzogenita, e inoltre anche lei faceva concorrenza agli usignoli, quando era una bébé.
Crescendo ha cambiato fonte di ispirazione e imitazione.
La mia A, oggi parlando del piu' e del meno,mi ha fatto sobbalzare. mi ha chiesto come io avessi festeggiato il 17 marzo, aggiungendo che sua madre avrebbe voluto trovarsi per il giorno fatidico a Torino.
Le ho cannoneggiato che io il 17 l'ho trascorso a festeggiare da Hermes.
L'ho vista sussultare all'idea del connubio Hermes-Unificazione.
Volevo un occasione per parlarle del famoso foulard A propos de bottes.
E come le ho spiegato di questo meraviglioso omaggio della Maison, é stata lei a farmi sussultare, ribattendomi che sapeva di questo foulard-commemorativo, che lo aveva letto da qualche parte....
....che in realtà a pensarci bene lo aveva letto sul mio blog.
Lo aveva letto, non costretta, di sua libera iniziativa, SUA SPONTE, un giorno che si era messa a scorrazzare a ritroso sulle mie pagine di diario...
Ho rischiato la liquefazione, ho sentito un certo calore invadermi.
Ci siamo alzate e siamo andate a cambiare Anita.
Gioie dell'Amicizia!
dimanche 27 mars 2011
NON SONO LE IDEE........
Non sono le idee che mancano, é il tempo.... che mi fa difetto.
Corre sui binari della alta velocità, mentre io avanzo su quelli normali, cosi' arrivo in ritardo, su tutto, compresa l'ora legale, che ancora una volta ha fatto la sua entrata illegale e mi ha, come sempre perturbata.
La mia fidèle sarà delusa domani mattina di non trovare racconti, storie, storielle e novelline e me ne dispiaccio, ma la mezzanotte si avvicina e sono stanca. Ho appena finito di ripulire la cucina dalle patacche di marmellata di arance prodotte,(patacche e marmellata) dal mio C.V., per l'occasione Confezionatore o Confetturaio (a scelta) Veloce.
Tre chili di arance amare e chili di zucchero = tonnellate di marmellata.
Slurp!
Sono a posto!
.....e al riparo da carestia per i prossimi due anni!
Corre sui binari della alta velocità, mentre io avanzo su quelli normali, cosi' arrivo in ritardo, su tutto, compresa l'ora legale, che ancora una volta ha fatto la sua entrata illegale e mi ha, come sempre perturbata.
La mia fidèle sarà delusa domani mattina di non trovare racconti, storie, storielle e novelline e me ne dispiaccio, ma la mezzanotte si avvicina e sono stanca. Ho appena finito di ripulire la cucina dalle patacche di marmellata di arance prodotte,(patacche e marmellata) dal mio C.V., per l'occasione Confezionatore o Confetturaio (a scelta) Veloce.
Tre chili di arance amare e chili di zucchero = tonnellate di marmellata.
Slurp!
Sono a posto!
.....e al riparo da carestia per i prossimi due anni!
jeudi 24 mars 2011
FICTION et REALITE
Les femmes du sixième étage, un petit film agréable que j’ai vu la semaine passée, lors d’une soirée-cinéma-pizza en compagnie de mon CV, dans ce cas précis, Compagnon de Vision ainsi que Compagnon de Victuailles, bien dans l’ordre énoncé, car d’abord nous avons visionné le film et après nous avons diné à base de pizza.
Ma prof bienaimée, pourrait être fière de moi : pour une fois j’ai bien réussi à garder l’ordre de mon Plan !
Un petit film agréable, comme je le disais, un peu à l’eau de rose à mon avis, qui nous ouvre la porte sur un couloir nous remontant aux années soixante et surtout nous ouvre la porte de service ainsi que la fenêtre de cet univers du dernier étage.
Le dernier étage des chambres de bonnes, en l’occurrence de femmes espagnoles. Un monde pimenté qui sent la paella, l’encens, la cire des cierges à la Vierge de ces femmes bien ancrées à leur tradition catholique, mais où il ne manque pas la place pour la pasionaria non plus, et puis les cris et les éclats de rire ainsi que l’envie de vivre.
Des bonnes…véritablement bonnes à tout.
Un film tendre, un moment paisible.
Puis le moment de la réflexion.
Pendant que j’attendais ma pizza - inutile de faire de la conversation à un mari affamé -, je me taisais et je pensais à ces chambres là-haut.
Au-delà de l’histoire, de l’Histoire, des histoires, des clichés, ce qui m’a frappé ce sont ces chambres du dernier étage.
Je ne connaissais pas les chambres de bonnes avant mon arrivée en France, ou mieux pour la précision, je n’en connaissais pas de ce type dans la réalité.
J’avais juste souvenir d’un roman pour jeunes filles « Sara, la petite Princesse », l’histoire d’une gamine, qui à la mort de son père et sans plus de ressources, perd son statut de pensionnaire aisée et le privilégie de loger dans une belle chambre chaude et pleine de confort. Elle doit la quitter au « profit »d’une chambrette sous le toit, froide, dégarnie éclairée la nuit à la bougie et le jour à lumière d’une lucarne.
Une petite pièce sous les combles très proche du paradis des pauvres et bien éloigné de l’enfer des riches.
Mes connaissances en termes de chambres de bonnes se limitaient donc à la littérature.
Celles que j’avais vues dans la réalité étaient un peu différentes.
Ces années-là, nous aussi, nous avions en Italie, une bonne qui logeait chez nous.
Elle dormait dans une petite chambre munie d’un lit, d’une petite table de nuit, d’une jolie armoire, et d’une minuscule table pour écrire ou faire sa toilette. La fenêtre donnait à l’ouest sur le soleil couchant et sur la partie postérieure de la maison, où le jardin était plus spartiate. Ni fleurs, ni statues non plus, seul un laurier biscornu qui se dressait vers le ciel, à rappel que la gloire, la vraie Gloire on l’atteint Là Haut…en travaillant sur terre quant même. Sous les branches et les feuilles de l’arbre s’abritait un poulailler, car, en attendant de se réjouir de la gloire céleste il faut bien manger…des œufs au moins, les poules étant intouchables (mais celle-ci est toujours toute une autre histoire) !
La chambre de Bruna, la bonne, se trouvait au même étage que nos chambres, au premier d’une petite villa.
A l’étage -dessus se trouvait le grenier auquel on accédait par un étroit escalier en bois et une trappe.
Il était séparé en plusieurs pièces, des véritables mansardes sommairement aménagées, mais où personne ne vivait et qui demeurait le refuge de choses moins utilisées et de nos rêves d’enfants : le royaume de nos jeux les plus créatifs, lorsqu’on arrivait à s’échapper pour se cacher dans ce paradis.
Donc pas de chambres à coucher sous nos combles, et surtout pas pour la bonne, qui n’était pas espagnole…….Mais on était en Italie et non pas en France.
Bruna a été la dernière bonne qui a logé chez nous. Après elle, plus que des femmes de ménage a mezzo servizio, comme l’on disait à l’époque ; c'est-à-dire des bonnes qui restaient chez nous du matin jusqu’à fin d’après-midi. Puis, plus que des femmes de ménage à l’heure. Signe manifeste du changement des temps.
Après le départ de Bruna , sa chambre est devenue la chambre des invités, single, car pour deux elle était petite, et à l’âge de mon adolescence, lorsque j’ai eu envie d’Independence elle a été ma chambre aussi. Si je raconte tout cela, c’est uniquement dans le but de justifier de sa qualité, de prouver que, en abritant invités et habitants de la maison, elle n’était pas si mauvaise, mieux, elle était aux normes.
Bien différente des chambres de bonnes du film, où logeaient, j’ose espérer gratuitement, ces petites fées de la maison.
Ces cellules ont changé d’utilisation et surtout de tarifs au fur et à mesure que les bonnes disparaissaient, que le problème de trouver un toit devenait de plus en plus énorme et surtout que le prix de l’immobilier, notamment à Paris, dépassait toute logique de bon sens, suivant plutôt les lois économiques et aberrantes de la demande et de l’offre.
Ces pièces sont rapidement devenues de petits studios, non plus donc des logements des bonnes, mais le plus souvent des appartements pour étudiants.
En tout cas, c’est sous cet aspect que j’en ai fait la connaissance.
La première chambre de bonne à laquelle je me suis confronté ce fut en 2000 à Marseille, lorsque mon numéro Deux décida qu’il lui fallait impérativement un studio où s’abriter, pour éviter de pertes de temps inutiles et fatigantes en voyages aller-retour de la maison à son école.
Il venait de s’inscrire en prépa ; il rejoignait son lycée en train ; les grèves de la SNCF complotèrent contre moi ; sa sœur aussi, car elle ne voulait pas partager avec lui la voiture et je fus obligée de céder et de le laisser s’installer SEUL dans un appartement. Cela aussi est toujours toute une autre histoire, mais c’est comme ça que je découvris ce monde des combles à vivre.
La condition de ma capitulation ce fut « à bas prix ! », j’espérais ainsi, pouvoir continuer de garder mon Deuxième à la maison. Ma sa détermination à boycotter la SNCF dans le quotidien et à partir, ce fut plus forte.
Il m’annonça enfin qu’il avait trouvé.
L’annonce parue dans le journal proposait une location, à côté de son lycée, pour un prix raisonnable, un logement de quinze mètres carrés, précisant qu’il s’agissait d’une chambre de bonne.
Il me demanda des éclaircissements. Je fus très brève et expéditive, en négligeant quasiment cette dernière précision, car dans mon manque d’expérience en matière ( Bruna étant ma seule référence) je pouvais juste essayer de deviner, et je hasardais : «ravissante petite chambre, mais pas si minuscule que cela si l’on t’annonce quinze mètres carrés ».Je venais juste de faire l’impasse sur un petit détail.
Heureux, il m’appela à ses côtés : le logement était libre et disponible.
Je fus obligée de descendre en ville pour signer le bail et me porter caution, accompagnée de ma voisine,(celle qui de temps en temps m’appelle S..ucre) à mon soutien et à garantie d’une bonne compréhension des termes du contrat.
Quatre belles rampes à grimper. Puis une cinquième, petite, étroite, raide : une véritable montée abrupte. À la fin de cette authentique ascension, nous nous trouvâmes sur un palier sur lequel s’ouvraient trois petites portes. La nôtre donnait sur une minuscule pièce. Si la surface au sol pouvait prétendre d’atteindre les quinze mètres carrés déclarés, celle du plafond par contre n’avait pas beaucoup de prétentions. Au grand maximum elle arrivait à mesurer la moitié de celle du plancher. Le lit, à même le sol, gisait contre un pan de mur de la partie mansardée.
Tiens ! Voici mon petit détail négligé : les chambres de bonnes étaient des pièces mansardées, donc à superficie réduite.
Il fallait faire bien attention à ne pas se réveiller d’un bond, car le choc était plus qu’assuré. En face dans la partie « haute » une petite table multifonction : destinée aussi bien à livres et à cahiers qu’à des assiettes et des couverts, une chaise, un portant et une commode de taille très réduite ainsi qu’une lampe complétaient le décor.
Pas de fenêtre, juste un velux, ce qui a été le salut de mon fils, car aussi dans les moments les plus sombres et déprimants de son séjour dans ces hauts quartiers il ne lui a jamais permis de passer à l’acte en sautant dans le vide. Pas de suicide par défenestration, même lorsque l’étude forcée et la chaleur l’ont poussé à bout. La lucarne ne le permettait pas !
À l’extrémité droite de la pièce s’ouvrait une porte. Façon de dire, car en réalité, il n’y avait pas de porte, mais juste l’ouverture qui permettait de passer dans un recoin, ou’ l’on pouvait retrouver douche et wc juxtaposés ainsi qu’en face un lavabo-évier avec à côté un petit plan de travail -plan de cuisson sous lequel trouvait place un micro-frigo.
Une véritable salle des odeurs !
Le wc, bien sûr, fonctionnait avec un système de broyeur, bien bruyant, donc il fallait en éviter l’utilisation pendant la nuit, si l’on voulait échapper aux doléances de la dame âgée et malencontreusement pas encore sourde de l’étage inférieur.
Je venais d’apprendre un peu plus ce que cela signifiait « chambre de bonne » et je signai tous les papiers.
Mon fils gagna son INDÉPENDANCE.
Moi, j’eus la joie de le voir renter à la maison de son gré, chaque fin de semaine, heureux de réintégrer sa chambre au rez-de-chaussée !
Des années s’écoulèrent avant que je ne découvre une nouvelle chambre de bonne et avant que je ne peaufine mes connaissances sur ce précis sujet.
Mes enfants ont bien sûr continué de bouger, de changer de ville et de logement pour leurs études ainsi que pour leurs expériences de travail, mais souvent ils ont résidé dans de petites villes où bien à l’étranger, sans se confronter à nouveau avec le problème, car il faut le dire , les chambres de bonnes sont une spécificité des grandes villes françaises et notamment de Paris.
Enfin mes enfants atterrirent dans la capitale et ils en découvrirent les beautés et les horreurs, et moi avec eux.
Horreur, plus cauchemardesque que celui de trouver un logement à Paris, je crois qu’il n’en existe pas.
Et n’oublions pas que nous étions des clients privilégiés. Bien qu’appartenant au statut d’étranger nous étions (et nous le sommes toujours) des ressortissants de la Communauté Européenne, en plus avec les moyens de payer un loyer à nos enfants et avec tous les papiers pour le prouver et rassurer le locataire.
Mais Paris c’est Paris et y trouver un logement est un véritable pari.
Je pressens que je suis en train de déraper et glisser sur une mauvaise pente.
J’essaye donc de me ressaisir et de me contenir pour éviter de déborder davantage.
Le débordement, est une de mes faiblesses, il faudrait que je change de bord, que je vire de bord… mais faudrait-il encore le bon vent…je sens maintenant que je chavire périlleusement.
S.O.S.
Le vent souffle et gonfle les voiles de mon bateau. Incapable de manœuvrer, je me laisse emporter.
Impuissante, j’essaye de tenir le gouvernail, mais le timon ne répond pas, le bateau avance d’un pas majestueux….
Impuissante, j’essaye de tenir le gouvernail, mais le timon ne répond pas, le bateau avance d’un pas majestueux….
Je récupère mes esprits.
Je descends du bateau et je remonte l’escalier.
C’est avec ma Dernière que j’ai visité à nouveau les Hauts Quartiers.
Passons sur la difficulté d’avoir des réponses à nos coups de fil téléphoniques, d’obtenir des rendez-vous de tomber sur des personnes disposées à nous montrer un logement…..enfin la chance nous sourit.
Nous voilà dans le seizième, très bel endroit, une belle rue, nous nous arrêtons devant une remarquable porte cochère. C’est ici ??? C’est splendide !
On franchit le seuil et on se retrouve dans une cour large lumineuse. Que c’est beau !
Par téléphone portable le propriétaire nous guide et nous donne les instructions. On doit se diriger vers une porte blanche. Elle est tellement petite que nous avons du mal à la repérer. On se croirait chez Alice et son Pays des Merveilles. Il nous manque juste le lapin !
On doit monter jusqu’au cinquième étage. On attaque l’ascension par un petit escalier en colimaçon pendant que je commence à me poser des questions. Comment pourra-t-on monter des meubles par cet escalier étroit ? Qui va les monter ??? On avance. Je souffle, je m’essouffle et je soupire. J’arrête de me poser des questions, car cela me fatigue davantage. J’ai l’impression d’avoir déjà grimpé les cinq étages, mais on est encore très éloigné du sommet. Lorsqu’on l’atteint, j’ai la sensation d’en avoir escaladé au moins douze et je suis H.S.
Un long couloir (un peu semblable à celui du film, mais à l’époque je ne l’avais pas encore vu, hélas !!!) sur lequel s’ouvrent beaucoup de portes, et enfin la nôtre, celle de notre studio.
Facilement reconnaissable par le va-et-vient des personnes qui en faisaient la visite.
Vision apocalyptique, gravée à jamais dans ma mémoire.
Une belle pièce, faut-il l’avouer, grande, de forme rectangulaire et de seize mètres carrés, non mansardée. À une extrémité la porte, à l’autre la fenêtre. La fenêtre était en train de tomber en miette, mais le monsieur nous (r)assura qu’elle serait remplacée. Le long de deux murs de gauche et de droite, on pouvait admirer l’ameublement. À gauche un lit en mezzanine, dont la stabilité était, à peu dire, douteuse, à côté une petite penderie, puis les plaques de cuisson, un évier et le frigo.
Du mur de droite se détachaient un petit lavabo, une douche ouverte munie d’un rideau que l’on pouvait tirer tout autour et qui envahissait le centre de la chambre, puis à côté le wc, juste en face des fourneaux, de sorte que, bien assis sur les toilettes, on pouvait regarder mijoter le pot au feu.
J’étais sidérée, incapable de proférer un mot, prête à me sauver. Mais ma fille qui désespérait de trouver un toit sous lequel s’abriter osa laisser tous les papiers de son dossier avec tous les garanties financières possibles et imaginables (et inimaginables aussi) au monsieur, de sorte qu’il puisse les étudier, les évaluer et nous donner une réponse. Nous nous quittâmes sur ses mots « je vous appellerai au plus tard demain » pendant qu’une interminable queue humaine ne cessait de renter et sortir pour visiter le studio.
Nous n’entendîmes jamais plus sa voix. Jamais il ne nous rappela. Il nous avait trouvées pas assez dignes de son logement.
Sans regret de ma part et de la part de ma fille non plus.
Nous trouvâmes enfin un autre cinquième sans ascenseur mais avec un beau escalier, large, parfumé, qui sentait bon et la cire et je pus ainsi grimper les cinq étages avec valises, couettes, matelas....
PRIMAVERA
Primavera vien danzando
vien danzando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Ghirlandette di farfalle,
campanelle di vilucchi,
quali azzurre, quali gialle;
e poi rose, a fasci e a mucchi.
vien danzando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Ghirlandette di farfalle,
campanelle di vilucchi,
quali azzurre, quali gialle;
e poi rose, a fasci e a mucchi.
Confesso che la mia memoria si fermava al terzo rigo.
Sono dovuta ricorrere a questo calderone magico che è internet via google per ricercare, ritrovare e sussultare di nuovo di tenerezza e di ricordi.
Odo la voce di mia sorella che la recitava.
Le piacevano le ghirlande, le campanelle.
Piccola, era ridente come questa strofa che si apre sulla vita che rinasce.
Primavera è arrivata.
Il sole, il cielo azzurro, e il tepore di queste giornate non ne fanno certo dubitare.
Ufficialmente la data dell’equinozio quest’anno è il 20 marzo alle ore 23e21 minuti.
La respiro a pieni polmoni che si dilatano sui colori e profumi del giardino.
Nuova primavera per Delphine che oggi compie e festeggia le sue ventotto primavere.
Spero non le festeggi in sala parto,partorendo il suo delfino di fatto e non di nome.
Spero non le festeggi in sala parto,partorendo il suo delfino di fatto e non di nome.
Auguri Delphine, auguri di cuore, ma petite copine dei banchi della Fac.
A settembre festeggeremo anche i dieci anni della nostra conoscenza in quei bui corridoi del terzo piano della Fac de lettres.
Bui, ma rischiarati dai nostri sorrisi, cicaleggi e dalla chioma infuocata della Miss O.
Auguri Delphine, tanti auguri teneri e primaverosi.
RITORNO
Sempre difficile partire, far ritorno, transumare in generale.
O almeno, per me lo é.
Nuova acclimatazione e ricerca dei miei puntelli, mes repères,insomma.
Cerco di non deprimermi davanti alla tonnellata di biancheria da lavare e che poi dovrò pure stirare, in aggiunta a quella che é rimasta in stand by, prima della partenza e che già mi fa l’occhiolino sull’asse da stiro..
C'é il sole, un magnifico sole splendente che mi da il buongiorno e il giardino esplode di colori, i verdi variegati degli alberi, il giallo della forsizya e il rosa del pruno.
Devo godermeli, perché effimeri, tra breve il giallo si tramuterà in verde, annegando così tra le tante tonalità già presenti e il rosa in un rosso scuro.
Mi siedo in veranda e lascio correre lo sguardo proprio per bearmene.
Vorrei accendere il computer, ma ho tanto da fare.
Mi potrei concedere un’occhiatina alla posta, rapidissima magari.
Ho proprio tanto da fare…
Mi dovrei concedere un’occhiatina rapidissima, giusto per corroborarmi.
Sguardo rapido che corre tra le mail spazzatura che cestino subito, una o due sole, degne di lettura.
E un’occhiatina al blog?
Mi ci vorrebbe proprio!
Sono combattuta tra l’idea di dedicargli tempo e attenzione come merita, al mio piccolo Glob, e allora chissà quanto mi toccherà attendere ancora, e dargli un salutino svelto, svelto, per la serie… meglio che niente,in attesa di tempi migliori.
Per accedere devo aprire la pagina di Free.
Clicco.
L’avessi mai fatto!!!
O almeno, per me lo é.
Nuova acclimatazione e ricerca dei miei puntelli, mes repères,insomma.
Cerco di non deprimermi davanti alla tonnellata di biancheria da lavare e che poi dovrò pure stirare, in aggiunta a quella che é rimasta in stand by, prima della partenza e che già mi fa l’occhiolino sull’asse da stiro..
C'é il sole, un magnifico sole splendente che mi da il buongiorno e il giardino esplode di colori, i verdi variegati degli alberi, il giallo della forsizya e il rosa del pruno.
Devo godermeli, perché effimeri, tra breve il giallo si tramuterà in verde, annegando così tra le tante tonalità già presenti e il rosa in un rosso scuro.
Mi siedo in veranda e lascio correre lo sguardo proprio per bearmene.
Vorrei accendere il computer, ma ho tanto da fare.
Mi potrei concedere un’occhiatina alla posta, rapidissima magari.
Ho proprio tanto da fare…
Mi dovrei concedere un’occhiatina rapidissima, giusto per corroborarmi.
Sguardo rapido che corre tra le mail spazzatura che cestino subito, una o due sole, degne di lettura.
E un’occhiatina al blog?
Mi ci vorrebbe proprio!
Sono combattuta tra l’idea di dedicargli tempo e attenzione come merita, al mio piccolo Glob, e allora chissà quanto mi toccherà attendere ancora, e dargli un salutino svelto, svelto, per la serie… meglio che niente,in attesa di tempi migliori.
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L’avessi mai fatto!!!
Il mio occhio cade sull’ultima notiziola, in ordine di tempo, di questa pagina e inorridisco.
“La peggior canzone del mondo vista trentaduemilioni di volte”
Devo ammettere che come notizia non è delle più angoscianti. In questo momento c’è ben di peggio. Dalla nube radioattiva che dal Giappone avanza e non si ferma , come ai tempi di Chernobyl, alla frontiera, (ma si sa ai tempi esistevano ancora controlli efficienti ai confini) e soprattutto quel povero Giappone, martoriato… alla Libia con tutto l’orrore che si è visto sul suo suolo e i flussi migratori a Lampedusa .
Di fronte a notizie che per giorni ho seguito in diretta e differita su France 24, perennemente accesa là dove internet non mi cullava,mi chiedo come posso sobbalzare per una notizia tanto idiota?
Prima di tutto sono colpita dal fatto che una canzone ritenuta orribile sia visionata e ascoltata trentaduemilioni di volte.
Lo ammetto, la mia è tutta invidia. Trentaduemilioni di clic sono una cifra da capogiro.
Un MILLESIMO di tale cifra,trentaduemila, trentaduemila clic sul mio blog, mi basterebbe per toccare l’estasi; sorvoliamo .
Una canzone, leggo, brutta, di una banalità senza limiti e per giunta cantata male che attira visionatori e ascoltatori a milioni. Che assurdità!
Quello che mi irrita di più è il nome della pseudo cantante:Rebecca Black.
No, questo è troppo. Come fa una persona che porta un nome così sublime a infangarlo con tutte le critiche impietose che si tira addosso?
Vero, non ho il copy writer, e neppure il brevetto per questo nome, ma ,ahimè, lo confesso, come lo sento pronunziare o lo leggo penso immediatamente a me stessa.
Non è egocentrismo, niente di tutto ciò. La reazione purtroppo mi deriva da un’infanzia, adolescenza, giovane maturità vissuta da unica detentrice di questo nome. Nel mio natio borgo selvaggio, e in un raggio di chilometri non indifferente ero l’unica proprietaria di Rebecca, e se qualcuno lo pronunciava ad alta voce, non poteva che indirizzarsi a me. In realtà fino a ventiquattro anni non ho mai conosciuto nessuno che si chiamasse come me, solo una ragazza ben più giovane che lo aveva come secondo nome, e quindi non contava, perché nessuno la interpellava così. Poi è nata infine una piccola Rebecca, ma i ventiquattro anni che ci separavano non hanno mai creato conflitti di interessi.
Poi sono partita lontano, e anche in paesi anglosassoni, laddove il nome era più utilizzato, non ho mai conosciuto direttamente un’altra Rebecca e ho sempre continuato a voltarmi se sentivo pronunziare il nome, certa di essere io la persona interpellata.
La prima volta che ho dovuto ricredermi, è accaduta un po’ meno di una ventina di anni fa, qua in Francia, sul parcheggio di scuola dei ragazzi. Il nome è risuonato, ma non era a me che si rivolgevano. Una mamma stava chiamando la figlia.
Molto sorpresa e incuriosita che un ‘omonima incrociasse il mio cammino, l’ho guardata,a lungo, giusto per concludere che il nome non le si addiceva affatto.
Questo nome per me ha solo due riferimenti, che riconosco come validi e legittimi.
La Rebecca della Bibbia,madre di Esaù e Giacobbe, che non mi ha minimamente condizionato nella scelta del nome per il mio maschietto, lo ha fatto solo nell’amore per le lenticchie. Di lei e della sua storia ho ricevuto libri e libretti illustrati fin dalla mia più tenera infanzia. Donna di gran buon senso!
La Rebecca di Hitchcock, raccontata da Daphne du Maurier quella in genere più conosciuta dalla massa, quella che inevitabilmente, quando declinavo il mio nome, a sconosciuti, mi valeva un …”la prima moglie ?” No comment!
Dopo di loro, entrambe passate a miglior vita prima della mia nascita,il numero delle elette esaurisce.
Poiché non c’è due senza tre…sono arrivata io e qui mi fermo.
Con gli anni sono diventata più tollerante e ho virtualmente benedetto la piccola Rebecca, arrivata in famiglia un anno fa….oramai decenni ci separano.
Questa povera R… Black,(oramai non posso neppure più scrivere il nome per intero) e il suo venerdì mi fanno rimpiangere i bei tempi in cui si imparavano a memoria le poesie…e penso al mio bel Sabato del Villaggio. Allora sì che dei giorni della settimana se ne faceva buon uso. Questo venerdì è più triste di un venerdì santo.
Come lo so???
Ovvio avendo fatto il trentaduemilionesimo e un clic.
Un clic di più, e spero l’ultimo se vi fidate della mia parola.
Volevo vedere e udire con i miei occhi e orecchi per poter dare un giudizio e soprattutto continuare a pensare..di Rebecca ce n’è una et apres moi le deluge!
Ps
mi é venuta un'idea.......e se cambiassi tutto sul mio blog?
potrei mettere una prima pagina in musica...riciclarmi cantante: Rebecca Grey, in onore alla cera della mia gioventù e dal colore dei miei capelli e cantare "un fantastico giovedi'"con buona pace del J.S. autore.
Lascio perdere?
Forse é meglio!
resto con i miei milleecinquecentocinquanta passaggi sul blog e mi accontento.
IF, veramente If
mercredi 23 mars 2011
SILENZIO
Silenzio.......si gira!
Silenzio...........si pensa.
Silenzio Stampa.
Non ho più impostato nessun messaggio sul mio blog e mi sono auto privata dell'accesso che avrei potuto ottenere grazie a una chiavetta, una chiavetta veramente magica vista la connessione lamentabile che esiste qui in montagna.
Nessuna penitenza da Quaresima, pur se, dato il periodo, potrebbe essere una motivazione.
La chiavetta é stata oggetto di discordia, per cui mi sono astenuta dall'utilizzarla per non inquinare il latte virtuale del biberon del mio Glob, che, povero piccino, non meritava altre schifezze in aggiunta al bisfenolo A, che fortunatamente, é stato messo al bando anche in Italia, almeno nell’uso dei biberon.
Ancora un po'di silenzio perché devo recuperare, tempo, spazio e tutto, ma tra breve, lo dico per rassicurare(?) o per preparare la mia fidéle che questi giorni mi ha cercata invano sarò di ritorno.
Silenzio...........si pensa.
Silenzio Stampa.
Non ho più impostato nessun messaggio sul mio blog e mi sono auto privata dell'accesso che avrei potuto ottenere grazie a una chiavetta, una chiavetta veramente magica vista la connessione lamentabile che esiste qui in montagna.
Nessuna penitenza da Quaresima, pur se, dato il periodo, potrebbe essere una motivazione.
La chiavetta é stata oggetto di discordia, per cui mi sono astenuta dall'utilizzarla per non inquinare il latte virtuale del biberon del mio Glob, che, povero piccino, non meritava altre schifezze in aggiunta al bisfenolo A, che fortunatamente, é stato messo al bando anche in Italia, almeno nell’uso dei biberon.
Ancora un po'di silenzio perché devo recuperare, tempo, spazio e tutto, ma tra breve, lo dico per rassicurare(?) o per preparare la mia fidéle che questi giorni mi ha cercata invano sarò di ritorno.
dimanche 13 mars 2011
LE M.....DELLA MIA VITA
Un grido é risuonato, acuto, implacabile, anche un po’ pietoso, per essere precisi,
in tutta la casa:
“LE MAAILS”.
In effetti, dovrei scrivere le miles, giacché é così che si scribacchia,ma l’altro grafismo è l’esatta rappresentazione di come è arrivato al mio timpano, percuotendolo, non ostante le tre stanze di distanza.
È partito dal suo studio, è passato davanti al camino del salone, ha sceso i tre scalini ha fatto una curva a sinistra per non sbattere nel vetro, scartando un po’ ulteriormente per non incappare nella stufa , ha preso la mira ed è entrato in cucina, qui nuova svolta a sinistra per uscire in veranda e balzello a destra per infilarsi nel mio condotto uditivo.
Detta così sembra un’epopea , un’odissea, un viaggio in treno in periodo di scioperi, invece, devo riconoscere che il cammino è stato rapidissimo.
Sono rimasta, indifferente, a tamburellare sulla mia tastiera, finché una precisazione mi ha fatto sobbalzare: SCADONO A FINE MARZO.
Addio sogni di viaggi in paesi lontani, esotici, antichi,moderni, arretrati,tecnologici…. vedo sfilare davanti ai miei occhi la grande muraglia e le dico “Addio Cina!”
Ora che finalmente abbiamo il tempo per muoverci, tra un impegno e una scadenza di natura diversa dalle precedenti, non abbiamo più quelle tonnellate di miglia accumulate e messe nel libretto di risparmio-avio,a stagionare (cioè in attesa di stagioni migliori) da tempi remoti.
Che delusione!
No, falso allarme.
La rettifica arriva più pacata e con una certa dose di calma recuperata.
È vero le miles scadranno a fine marzo, ma non sono quelle di Air France, il grosso libretto di risparmio, sono quelle di Lufthansa, un librettino da neonati
Si tratta comunque di sessantottomila miglia con cui mi annuncia che possiamo ancora fare un bel voletto. Biglietti per due in Europa o New York.
Cosa preferisco?
Non ho dubbi : Grande Mela arrivo.
Incomincio a esaltarmi, a eccitarmi, un giretto nella Big Apple, fa sempre piacere.
Anzi più che mai mi convinco che un salto a NY ,qualche giorno di full immersion giusto nella città e poi back home, sono il massimo.
Dico alla figlia in partenza per NY (lei però ci va per lavoro)che declino la sua gentile offerta di farmi un po’ di shopping, e le annuncio il nostro prossimo trip.
Rapidi! Bisogna decidere delle date e prenotare finché le MILES hanno validità
Qui già le cose si complicano.
Ci attende una settimana in montagna.
Un ritorno a casa per varie ed eventuali, compresa lezione alle mie alunne.
Una discesa a Cecina ai primi di aprile.
Un nuovo ritorno, at home, e nuova lezione.
Cinque o sei giorni a Pasqua a Parigi, per il raduno dell’A.B.C.(l’associazione dei cugini B.)
Ennesimo stop à la maison, meno di quarantottore con ultima lezione alle mie ragazze e partenza per Milano per il matrimonio di Lorenzo .
En passant, sosta a Nizza per consegna e istallazione FREE BOX ai nostri amici.
Siamo così ai primissimi di maggio ed io sono già stanca.
Dopo le nozze??-mi propone, il solito C.V.
Ma se c’è un cambio a Cecina?-obietto dovrò’ essere da babbo.
I cambi delle sue dame di compagnia sono sempre eventi traumatici, soprattutto per mia nipote e per me che li dirigiamo e attuiamo il passaggio delle consegne.
Il CV incomincia a pensare che io boicotti i suoi programmi.
Neppure per sogno, NY mi attira.
I primi di giugno?
Amara , amarissima delusione. Il numero di miles necessarie per volare a questa data è il doppio di quanto previsto e noi non le abbiamo.
Dopo più attenta visione scopriamo che le trentamila a persona erano sufficienti per partenze entro il 15 marzo. Dopodomani!
BYE BYE BIG APPLE, neppure un semino di mela mi tocca!
Scendo dall’aereo, afflitta e derelitta.
Mi rassegno a una destinazione in Europa.
Mosca?
San Pietroburgo?
Istambul?
Sono le tre candidate prescelte, dopo una buona mezz’ora di ricerche.
Ci ripenso, e Copenhagen?
Mettiamo anche lei in lizza
Disponibilità ce ne è per tutte e quattro le mete eci si può volare da Marsiglia con le trentamila a testa.
Iniziamo simulazioni di prenotazioni dei voli
Spingo il mio C.V. a leggere fino in fondo alla pagina e scopriamo che oltre alle trentamila a testa, che abbiamo, se ne devono aggiungere altre quindicimila a testa, che non abbiamo oppure dobbiamo completare con una modica somma che varia dai duecentomila ai duecentocinquantamila euro pro capite a seconda della meta prescelta.
Per NY, magari, avrei fatto lo sforzo, ma per un’altra destinazione meno ambita e soprattutto di rincorsa, in fretta e furia, non so, non mi sento pronta.
Ci siamo sgonfiati come due soufflé, anzi come due mongolfiere, tanto che siamo rimasti a terra.
Ci siamo sgonfiati come due soufflé, anzi come due mongolfiere, tanto che siamo rimasti a terra.
Cosa ci facciamo ora con queste miles?
E se le convertissimo in camere d’hotel?
L’idea mi balza in mente e attacchiamo una nuova ricerca.
Camere da tredicimila miles per notte…in su. Potremo soggiornare fino a cinque notti.
……….ma in località sconosciute e irraggiungibili.
Poi in realtà per un albergo decente il numero sale in maniera esponenziale.
Dopo lunghi studi arriviamo alla conclusione che potremo permetterci al massimo due notti all’hotel Flora a Lucerna.
Ci abbiamo trascorso una settimana l’estate scorsa per fare una visitina alla nostra ultimogenita.
Ma non siamo poi così vogliosi di ripetere l’esperienza.
E se con le miles si potesse ottenere dei regali, così come faccio con i punti della banca?
Dopo un nuovo studio arriviamo alla risoluzione che potremo cambiare cinquantaduemila miles con un orologio.
Il mio CV sembra averne bisogno.
Ne vuole uno per tutti i giorni e resistente, proprio come quello che abbiamo scovato.
Così potrà vedere come passa veloce il tempo.
Prometto solennemente : d’ora in avanti solo su compagnie low cost.
Mi faranno pagare ogni extra,compreso l’uso del WC, ma così almeno non colleziono più MILES.
Ah le MAAAILS !!! Illusione e delusione!
vendredi 11 mars 2011
Petit message perso....
Dopo erbette, frittatine , violette candite e scorze d'arancia al coccolato, non posso fare a meno di inviare un pensiero alla mia gourmande, che penso oggi mi abbia fatto una visita, sempre che non ci siano altri infiltrati che dal paese di Moules-Frites si danno a letture edificanti,e alla mia fidèle, grande amante di cucina, che é tornata, con mia grandissima gioia a lasciarmi tracce dei suoi passaggi.
Buona notte !!!
e
Buon viaggio Cinderj!
Buona notte !!!
e
Buon viaggio Cinderj!
TRANS....OUT
Mi preparo per un nuovo TRANSVALICO e anche per un nuovo BLACK OUT
Sarà pur bello andare a Courmayeur, ma mi diventa sempre più difficile sopravvivere senza la connessione internet che mi permette l’accesso al mio Blog.
Ognuno ha la sua droga, rien à dire!
Tutta colpa e merito di questo mio angolino di cielo blu in cui spaziare con lo sguardo, dalla finestrella della Torre, che in un eccesso di generosità potrei anche far diventare….dagli spalti del castello.
La mia fantasia deforma un tantino la realtà, juste un petit peu.
In verità il cielo lo vedo attraverso il tetto vetrato della mia veranda, nuovo luogo creativo e di ispirazione.
Ma l'idea della torre, simbolo di S come Segregazione, T come Teodora, V come Via di scampo, Z per Zorro il mio salvatore che non arriva mai….. (provero’ magari a sgranare le letterine dell'alfabeto nell'altro senso e….R come Rambaldo, temo comunque che mi dia il bidone pure lui), dicevo, l'idea della Torre mi affascina di più..
Giorno o notte, luce o buio, torre o spalti, veranda o un muro bianco, poco importa, la mia fantasia galoppa e trova l’angolino di cielo blu, dove sempre e comunque librarsi e liberarsi dal peso del quotidiano. Potere della creazione!
Senza inter-net però, (quello che un giorno o l’altro mi renderà inter-det-ta) non posso aprire il mio blog e allora niente cielo blu, niente cielo, tout court.
Mi preparo spiritualmente a questa nuova prova, a questa novella settimana di astinenza.
Chissà se qualcuno dei nostri ospiti avrà una chiavetta per farmi una dosetta di blog…?
Meglio pensare ad altro prima di cadere in fibrillazione.
Penso allora alle graziose erbette che il disgelo montano potrà offrirmi.
Erba eccezionale, di gran qualità.
Tenera e rossastra, croccante, amara, quel tanto che non guasta.
La settimana scorsa è finita sul mio desco in compagnia di un magnifico ovetto, sodo ma non troppo, leggermente molle.
Magnifico Taraxacum Officinalis, Dandelion, Dente di leone, Soffione, altrimenti noto come pissenlit, piscialletto, per le indubbie qualità diuretiche; ora che ho letto che è pure benefico in caso di ipercolesterolemia, chi me ne terrà più lontana???
Mi sguinzaglierò sui prati ancora innevati alla ricerca di zolle verdeggianti, dove stanare la mia dose di erba. Speriamo che i proprietari, padroni spesso indegni, si siano tenuti ben accanto i loro cagnoletti e abbiano raccolto quello che non ho voglia di raccogliere io, al posto loro, mentre estirperò le mie insalatine..
In attesa di lanciarmi come un segugio sui monti, annuso qui nel mio giardino ma il tarassaco è già fiorito e non è più buono per essere condito con olio e sale.
In compenso non dovrebbero tardare gli asparagi selvatici con cui farmi qualche deliziosa omelette, con buona pace del mio colesterolo!
Per il momento vedo delle zollette di violette proprio qui davanti alla veranda e penso alle violette della mia infanzia, quelle della casa del bosco. Contemporaneamente rivedo anche i ciclamini selvatici e il loro profumo mi sale per le narici. Inebriante, acuto, intenso, vivo!
Qui però non c’è nessun ciclamino;è solo il mio ricordo che li ha evocati e materializzati al punto di sentirne il loro effluvio.
Ci sono però le mie violette, loro, non le ho immaginate e sono di una bellezza che m’incanta e affascina, pur nella loro semplicità, forse anche perché sono tante e tutte vicine, una accanto all’altra in uno spazio ridottissimo. Mi fanno pensare a un minuscolo atollo in mezzo all’oceano. Spiccano in questo mare d’erba verde-giallastra che le circonda.
Con la testolina graziosamente inclinata, un po’ vergognose, ritrose, fanno le timiducce.
Smetto perfino di guardarle per non impressionarle e intimidirle, o meglio, le guardo ma di nascosto per non farle tremare.
Devono aver sentito che la loro vista ha rievocato altri vecchi ricordi, dolci e pungenti, che mi stringono il cuore.
Le violette candite erano una delle passioni di mia sorella e le violette mi fanno pensare inevitabilmente a lei.
Rinuncio a pensieri da cannibale, care le mie violette. Non vi candirò, tanto lei non può più deliziarsi della vostra tenera dolcezza, ed io potrò continuare a osservarvi di nascosto e lasciarmi prendere dalla dolce tenerezza dei ricordi.
E se la voglia di dolcezze mi tenta, posso sempre cercare di consolarmi con le scorze d'arancio candite e ricoperte di cioccolato, preparate dal mio C.V.Compagno di Vita, di Viaggio, di avVentura e oramai anche Canditore Valente..
Siete salve Violettine mie,!
Sarà pur bello andare a Courmayeur, ma mi diventa sempre più difficile sopravvivere senza la connessione internet che mi permette l’accesso al mio Blog.
Ognuno ha la sua droga, rien à dire!
Tutta colpa e merito di questo mio angolino di cielo blu in cui spaziare con lo sguardo, dalla finestrella della Torre, che in un eccesso di generosità potrei anche far diventare….dagli spalti del castello.
La mia fantasia deforma un tantino la realtà, juste un petit peu.
In verità il cielo lo vedo attraverso il tetto vetrato della mia veranda, nuovo luogo creativo e di ispirazione.
Ma l'idea della torre, simbolo di S come Segregazione, T come Teodora, V come Via di scampo, Z per Zorro il mio salvatore che non arriva mai….. (provero’ magari a sgranare le letterine dell'alfabeto nell'altro senso e….R come Rambaldo, temo comunque che mi dia il bidone pure lui), dicevo, l'idea della Torre mi affascina di più..
Giorno o notte, luce o buio, torre o spalti, veranda o un muro bianco, poco importa, la mia fantasia galoppa e trova l’angolino di cielo blu, dove sempre e comunque librarsi e liberarsi dal peso del quotidiano. Potere della creazione!
Senza inter-net però, (quello che un giorno o l’altro mi renderà inter-det-ta) non posso aprire il mio blog e allora niente cielo blu, niente cielo, tout court.
Mi preparo spiritualmente a questa nuova prova, a questa novella settimana di astinenza.
Chissà se qualcuno dei nostri ospiti avrà una chiavetta per farmi una dosetta di blog…?
Meglio pensare ad altro prima di cadere in fibrillazione.
Penso allora alle graziose erbette che il disgelo montano potrà offrirmi.
Erba eccezionale, di gran qualità.
Tenera e rossastra, croccante, amara, quel tanto che non guasta.
La settimana scorsa è finita sul mio desco in compagnia di un magnifico ovetto, sodo ma non troppo, leggermente molle.
Magnifico Taraxacum Officinalis, Dandelion, Dente di leone, Soffione, altrimenti noto come pissenlit, piscialletto, per le indubbie qualità diuretiche; ora che ho letto che è pure benefico in caso di ipercolesterolemia, chi me ne terrà più lontana???
Mi sguinzaglierò sui prati ancora innevati alla ricerca di zolle verdeggianti, dove stanare la mia dose di erba. Speriamo che i proprietari, padroni spesso indegni, si siano tenuti ben accanto i loro cagnoletti e abbiano raccolto quello che non ho voglia di raccogliere io, al posto loro, mentre estirperò le mie insalatine..
In attesa di lanciarmi come un segugio sui monti, annuso qui nel mio giardino ma il tarassaco è già fiorito e non è più buono per essere condito con olio e sale.
In compenso non dovrebbero tardare gli asparagi selvatici con cui farmi qualche deliziosa omelette, con buona pace del mio colesterolo!
Per il momento vedo delle zollette di violette proprio qui davanti alla veranda e penso alle violette della mia infanzia, quelle della casa del bosco. Contemporaneamente rivedo anche i ciclamini selvatici e il loro profumo mi sale per le narici. Inebriante, acuto, intenso, vivo!
Qui però non c’è nessun ciclamino;è solo il mio ricordo che li ha evocati e materializzati al punto di sentirne il loro effluvio.
Ci sono però le mie violette, loro, non le ho immaginate e sono di una bellezza che m’incanta e affascina, pur nella loro semplicità, forse anche perché sono tante e tutte vicine, una accanto all’altra in uno spazio ridottissimo. Mi fanno pensare a un minuscolo atollo in mezzo all’oceano. Spiccano in questo mare d’erba verde-giallastra che le circonda.
Con la testolina graziosamente inclinata, un po’ vergognose, ritrose, fanno le timiducce.
Smetto perfino di guardarle per non impressionarle e intimidirle, o meglio, le guardo ma di nascosto per non farle tremare.
Devono aver sentito che la loro vista ha rievocato altri vecchi ricordi, dolci e pungenti, che mi stringono il cuore.
Le violette candite erano una delle passioni di mia sorella e le violette mi fanno pensare inevitabilmente a lei.
Rinuncio a pensieri da cannibale, care le mie violette. Non vi candirò, tanto lei non può più deliziarsi della vostra tenera dolcezza, ed io potrò continuare a osservarvi di nascosto e lasciarmi prendere dalla dolce tenerezza dei ricordi.
E se la voglia di dolcezze mi tenta, posso sempre cercare di consolarmi con le scorze d'arancio candite e ricoperte di cioccolato, preparate dal mio C.V.Compagno di Vita, di Viaggio, di avVentura e oramai anche Canditore Valente..
Siete salve Violettine mie,!
mercredi 9 mars 2011
Ancora............A PROPOS DE BOTTES.....
La Botte, plurale le Botti,
La Botta, plurale le Botte
La mia stupida tastiera non mi permette di precisare se la "O" é aperta o chiusa, se l'accento é insomma grave o acuto.
Chiuso nel primo caso.... tanto da riempirla di vino.
Aperto nel secondo... tanto da incitare alla fuga.
Comunque nessuna delle due é la parola giusta.
La Botte, Les Bottes, comme le chat botté...con cui percorrere le mille leghe e ……fantasticare.
On parle français!
Lo si potrebbe capire da quella S alla fine della parola.
La botte, les botteS
Lo stivale insomma, o meglio lo STIVALE, tutto in maiuscole, perché per antonomasia s’intende l’Italia, per la sua forma geografica.
A volte lo dimentico e non ci penso più, ma a scuola, da piccola, mi hanno insegnato”L’Italia ha la forma di uno stivale e la Puglia è il tacco….”Anch’io a volte, ripescando nel calderone dei ricordi, recito ai miei studenti “L’Italia ha la forma di uno stivale” e mi trattengo dall’aggiungere che “siccome lo stivale è uno solo,è costretta a camminare a zoppo-galletto”
Questo però non posso raccontarlo in classe, dubito che il livello di Italiano che possiedono i miei “apprendisti”, permetterebbe loro di afferrare il mio senso dell’humour….e comunque…..
Altrimenti potrei e dovrei continuare spiegando che è in ragione di questo patrimonio genetico che le è toccato in sorte, che le deriva il primato mondiale nel settore calzaturiero : le scarpe più belle sono sempre italiane!
Padroni di non credermi, ma ovunque nel mondo io contempli una scarpa e la prenda in mano per ammirarla, come rimiro la suola, ci trovo scritto un bel MADE in ITALY.
Un po’ come mi accade con le automobili, oggetto e soggetto di cui capisco ben poco e che mi lascia molto indifferente.
Le uniche che in piena coscienza io abbia mai apprezzato fin dall’infanzia e che riconosco da lontano sono le Jeep, però a tutt’oggi, le rare volte che un’auto mi passa davanti e mi fa tilt, scopro che è invariabilmente una Jaguar, e che di tale marca si tratti, me ne accorgo solo alla fine dopo che sono finalmente riuscita a decifrarne il nome e l’auto è già lontanissima.
Lei però mi ha colpito senza che io sapessi o riconoscessi.
Tutto questo per dimostrare che benché io sia di gusti sportivi – amo la Jeep- mi lascio colpire dalla classe riconosciuta- la Jaguar mi fa torcere il collo- e da qui se ne deduce che i miei gusti sono ottimi, per cui le scarpe che mi piacciono non possono essere che le migliori.
Liberi di dissentire e soprattutto di chiedervi che nesso logico ci sia tra scarpe-automobili-Stivale?
La risposta è inequivocabile:nesso logico NESSUNO, nesso-sconnesso a volontà.
Il nostro Stivale comunque, in versione festiva, è pronto a riempirsi i polmoni e spengere centocinquanta candeline.
Nove giorni e saremo pronti a festeggiare il centocinquantesimo dell’Unificazione Italiana, con grande gioia di tutto il paese.
In un anno tanto avaro di festività, in cui anche i ponti più regolari sono saltati, senza bisogno di mine, una festicciola, una-tantum, proprio non guasta.
Non solo, nessun ponte di primavera, ma quel che è peggio, i sacrosanti 25 aprile, commemorazione della Liberazione nonché fine della guerra e il 1 Maggio, festa del lavoro hanno il pessimo gusto di cadere di festa. Il 1 maggio sarà domenica e il 25 aprile, sarà lunedì, il che non sarebbe poi così mostruoso se non fosse il lunedì, giorno dopo la domenica di Pasqua e quindi già di per sé festivo..
Insomma meno male che l’Italia si è unificata nel 1861 e che quest’anno, anno di vacche magre per le feste e i ponti, ha una bella ricorrenza da festeggiare, di giovedì in più, giornata meravigliosa per fare un bel Ponte di primavera!
Mi ci vorrebbero Simon & Garfunkel e la loro Bridge over troubled waters, mica male azzeccato come titolo...e poi una canzone splendida tratta da un L.P. meraviglioso del 1970 che portava lo stesso titolo mentre io portavo le minigonne e non portavo ancora gli occhiali e volavo overseas…ma questa ancora una volta è un’altra storia e tra un po’ non è neppure più cronaca, ma Storia, sì proprio con la S maiuscola.
Tempus fugit! E siccome corre veloce, come dicevo, siamo già alle centocinquanta candeline omologate dell’Italia che si è desta. Festeggiamenti, celebrazioni, riconoscimenti e marketing, che ….non manca mai. Per l’occasione la Maison Hermès ha rivisitato un suo foulard di stile equestre-sportivo. Su uno sfondo chiaro tanti stivali, le famose bottes, di cui parlavo e al centro una fumata verde e rossa clin d’oeil alla nostra bandiera. In alto due date 1861-2011 e in basso il titolo di questo carré, che è proprio quadrato, A propos de bottes, A proposito di stivali (se traduzione necessita), e con questo riferimento alla calzatura fino al ginocchio, nuovo clin d’oeil al nostro paese.
Questo foulard è tutta un’allusione!
E una gran confusione……….tra la botte, le botte, les bottes.
Speriamo che la celebrazione sia sobria e non finisca a legnate!
Nel dubbio, lucido i miei stivali delle mille leghe (senza connotazione politica)
e mi preparo per una marcia a ritroso nel tempo, à la recherche des valeurs perdues.
La Botta, plurale le Botte
La mia stupida tastiera non mi permette di precisare se la "O" é aperta o chiusa, se l'accento é insomma grave o acuto.
Chiuso nel primo caso.... tanto da riempirla di vino.
Aperto nel secondo... tanto da incitare alla fuga.
Comunque nessuna delle due é la parola giusta.
La Botte, Les Bottes, comme le chat botté...con cui percorrere le mille leghe e ……fantasticare.
On parle français!
Lo si potrebbe capire da quella S alla fine della parola.
La botte, les botteS
Lo stivale insomma, o meglio lo STIVALE, tutto in maiuscole, perché per antonomasia s’intende l’Italia, per la sua forma geografica.
A volte lo dimentico e non ci penso più, ma a scuola, da piccola, mi hanno insegnato”L’Italia ha la forma di uno stivale e la Puglia è il tacco….”Anch’io a volte, ripescando nel calderone dei ricordi, recito ai miei studenti “L’Italia ha la forma di uno stivale” e mi trattengo dall’aggiungere che “siccome lo stivale è uno solo,è costretta a camminare a zoppo-galletto”
Questo però non posso raccontarlo in classe, dubito che il livello di Italiano che possiedono i miei “apprendisti”, permetterebbe loro di afferrare il mio senso dell’humour….e comunque…..
Altrimenti potrei e dovrei continuare spiegando che è in ragione di questo patrimonio genetico che le è toccato in sorte, che le deriva il primato mondiale nel settore calzaturiero : le scarpe più belle sono sempre italiane!
Padroni di non credermi, ma ovunque nel mondo io contempli una scarpa e la prenda in mano per ammirarla, come rimiro la suola, ci trovo scritto un bel MADE in ITALY.
Un po’ come mi accade con le automobili, oggetto e soggetto di cui capisco ben poco e che mi lascia molto indifferente.
Le uniche che in piena coscienza io abbia mai apprezzato fin dall’infanzia e che riconosco da lontano sono le Jeep, però a tutt’oggi, le rare volte che un’auto mi passa davanti e mi fa tilt, scopro che è invariabilmente una Jaguar, e che di tale marca si tratti, me ne accorgo solo alla fine dopo che sono finalmente riuscita a decifrarne il nome e l’auto è già lontanissima.
Lei però mi ha colpito senza che io sapessi o riconoscessi.
Tutto questo per dimostrare che benché io sia di gusti sportivi – amo la Jeep- mi lascio colpire dalla classe riconosciuta- la Jaguar mi fa torcere il collo- e da qui se ne deduce che i miei gusti sono ottimi, per cui le scarpe che mi piacciono non possono essere che le migliori.
Liberi di dissentire e soprattutto di chiedervi che nesso logico ci sia tra scarpe-automobili-Stivale?
La risposta è inequivocabile:nesso logico NESSUNO, nesso-sconnesso a volontà.
Il nostro Stivale comunque, in versione festiva, è pronto a riempirsi i polmoni e spengere centocinquanta candeline.
Nove giorni e saremo pronti a festeggiare il centocinquantesimo dell’Unificazione Italiana, con grande gioia di tutto il paese.
In un anno tanto avaro di festività, in cui anche i ponti più regolari sono saltati, senza bisogno di mine, una festicciola, una-tantum, proprio non guasta.
Non solo, nessun ponte di primavera, ma quel che è peggio, i sacrosanti 25 aprile, commemorazione della Liberazione nonché fine della guerra e il 1 Maggio, festa del lavoro hanno il pessimo gusto di cadere di festa. Il 1 maggio sarà domenica e il 25 aprile, sarà lunedì, il che non sarebbe poi così mostruoso se non fosse il lunedì, giorno dopo la domenica di Pasqua e quindi già di per sé festivo..
Insomma meno male che l’Italia si è unificata nel 1861 e che quest’anno, anno di vacche magre per le feste e i ponti, ha una bella ricorrenza da festeggiare, di giovedì in più, giornata meravigliosa per fare un bel Ponte di primavera!
Mi ci vorrebbero Simon & Garfunkel e la loro Bridge over troubled waters, mica male azzeccato come titolo...e poi una canzone splendida tratta da un L.P. meraviglioso del 1970 che portava lo stesso titolo mentre io portavo le minigonne e non portavo ancora gli occhiali e volavo overseas…ma questa ancora una volta è un’altra storia e tra un po’ non è neppure più cronaca, ma Storia, sì proprio con la S maiuscola.
Tempus fugit! E siccome corre veloce, come dicevo, siamo già alle centocinquanta candeline omologate dell’Italia che si è desta. Festeggiamenti, celebrazioni, riconoscimenti e marketing, che ….non manca mai. Per l’occasione la Maison Hermès ha rivisitato un suo foulard di stile equestre-sportivo. Su uno sfondo chiaro tanti stivali, le famose bottes, di cui parlavo e al centro una fumata verde e rossa clin d’oeil alla nostra bandiera. In alto due date 1861-2011 e in basso il titolo di questo carré, che è proprio quadrato, A propos de bottes, A proposito di stivali (se traduzione necessita), e con questo riferimento alla calzatura fino al ginocchio, nuovo clin d’oeil al nostro paese.
Questo foulard è tutta un’allusione!
E una gran confusione……….tra la botte, le botte, les bottes.
Speriamo che la celebrazione sia sobria e non finisca a legnate!
Nel dubbio, lucido i miei stivali delle mille leghe (senza connotazione politica)
e mi preparo per una marcia a ritroso nel tempo, à la recherche des valeurs perdues.
mardi 8 mars 2011
8 MARZO
FESTA DELLA DONNA,
della donna che lavora,
fuori casa,
a casa,
che sta a casa e per definizione,
non FA niente, un po' come la maitresse de maison, la padrona,
di Les femmes du sixième étage.
Lei in realtà era OBERATA di attività extra-casalinghe dal parrucchiere alle opere pie passando per la pedicure, la sarta e un bridge e quindi sempre così stanca che nella sua dimora non poteva far nulla, a volte neppure godersi la sua colazione a letto, tanto era indaffarata.
Il film mi frulla nella testa, l'ho visto ieri sera al cinema, e mi offre altre considerazioni oltre a quelle classiche… ma é un altro discorso da riprendere poi con calma.
Ora, pensavo alla Festa della Donna, che amo poco come tutte le feste, che secolari o recenti che siano, finiscono per essere per lo più occasioni di commercio.
Di questa trattengo la MIMOSA, un fiore che mi piace particolarmente e doppiamente, per il colore, il giallo, che nei fiori prediligo e il profumo che trovo inebriante.
Vorrei offrire a tutte le mie amiche, un tuffo nel mare delle mimose.
Nessun bisogno di partire lontano, o almeno, lontano da qui dove abito.
Basterebbe prendere l’A 7 in direzione dell’Italia.
Man mano che ci si avvicina al confine è un tripudio, un esplosione di giallo-mimosa che mi incanta, mi ammalia, mi affascina.
Piene di fantasia, vi invito tutte, sul mio tappeto volante a sorvolare il mar giallo dei miei pensieri, evocato dalla mia immaginazione.
Benvenute a bordo:
Amica di piuma, Cinderj, Fidèle à la montre, Gourmande, Anonyme più o meno conosciute, Anonime, Amiche oltroceano al freddo,e qui vicino al caldo, Nat, Nypote, Suor Teodora,Sciatrici e amiche e nipotanze varie.
Buona Festa a tutte, non perché sia festa, ma perché esistete nella mia vita.
Io mi festeggio contentandomi del giallo della mia forsizia che mi fa capolino da un angolo del giardino e mi ammicca, sorniona, e ovviamente pensando a voi!
della donna che lavora,
fuori casa,
a casa,
che sta a casa e per definizione,
non FA niente, un po' come la maitresse de maison, la padrona,
di Les femmes du sixième étage.
Lei in realtà era OBERATA di attività extra-casalinghe dal parrucchiere alle opere pie passando per la pedicure, la sarta e un bridge e quindi sempre così stanca che nella sua dimora non poteva far nulla, a volte neppure godersi la sua colazione a letto, tanto era indaffarata.
Il film mi frulla nella testa, l'ho visto ieri sera al cinema, e mi offre altre considerazioni oltre a quelle classiche… ma é un altro discorso da riprendere poi con calma.
Ora, pensavo alla Festa della Donna, che amo poco come tutte le feste, che secolari o recenti che siano, finiscono per essere per lo più occasioni di commercio.
Di questa trattengo la MIMOSA, un fiore che mi piace particolarmente e doppiamente, per il colore, il giallo, che nei fiori prediligo e il profumo che trovo inebriante.
Vorrei offrire a tutte le mie amiche, un tuffo nel mare delle mimose.
Nessun bisogno di partire lontano, o almeno, lontano da qui dove abito.
Basterebbe prendere l’A 7 in direzione dell’Italia.
Man mano che ci si avvicina al confine è un tripudio, un esplosione di giallo-mimosa che mi incanta, mi ammalia, mi affascina.
Piene di fantasia, vi invito tutte, sul mio tappeto volante a sorvolare il mar giallo dei miei pensieri, evocato dalla mia immaginazione.
Benvenute a bordo:
Amica di piuma, Cinderj, Fidèle à la montre, Gourmande, Anonyme più o meno conosciute, Anonime, Amiche oltroceano al freddo,e qui vicino al caldo, Nat, Nypote, Suor Teodora,Sciatrici e amiche e nipotanze varie.
Buona Festa a tutte, non perché sia festa, ma perché esistete nella mia vita.
Io mi festeggio contentandomi del giallo della mia forsizia che mi fa capolino da un angolo del giardino e mi ammicca, sorniona, e ovviamente pensando a voi!
dimanche 6 mars 2011
A PROPOS DE BOTTES.....
A propos de bottes..............
d'oignon, aurait continué en chantant, notre, ou mieux, votre Georges de la plage de Sète.
Mais aujourd'hui je ne pense pas au Marché de Brive la Gaillarde.
Je dis BOTTES et je parle de chaussures.
Il s'agit de belles bottes qui décorent un carré Hermès.
Je l'ai remarqué en marchant par Via dei Condotti à Rome.
Je l'ai vu et il m'a aussitôt intrigué.
Plein de bottes dans un carré au fond blanc et au milieu du vert et du rouge, très discret, sortant d'une botte comme une petite bouffée de fumée.
En haut deux dates 1861-2011.
L'anniversaire s'approche.
À peu près dix jours et l'Italie fêtera ses cent cinquante ans.
Les cent cinquante ans de son Unification.
Cent-cinquante bougies à souffler pour la Botte.
Une Botte célébrée dans ce carré de tissu créé dans l'Hexagone.
J'ai eu envie de le regarder de près.
Pleine d’émotion je suis entré dans une boutique Hermès, où on m'a déployé le foulard.
L’émotion était pour le foulard, pour l’idée qu’il véhiculé, et non pas pour la boutique, soyons clairs.
Beau, rien à dire! Très beau!
Un éclair et tout est remonté en surface…..
Le Risorgimento, étudié à l’école primaire: je revois ma salle de classe, ma table en bois, vielle et plein de gravures et juste derrière mon dos un vieux poêle à bois qui toussotait et nous réchauffait péniblement. Aussitôt je pensais à Silvio Pellico enfermé dans la prison du Spielberg, où il n’y avait pas de chauffage et je me sentais très proche de lui. Tous les deux au froid et…en prison
Les batailles, les victoires, les défaites….
Cavour, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II, rigoureusement en ordre alphabétique.
L’expédition des Milles, l’oncle Carlo, un des garibaldiens et sa chemise rouge
Beau, rien à dire! Très beau!
Il ne me reste plus que souhaiter un Joyeux Anniversaire à mon pays, et même le lui souhaiter doublement ;..il en a bien besoin !
Quant à moi il ne reste plus que repartir en Italie si je veux m’acheter ce beau souvenir de l’Histoire de mon pays et rentrer dans une boutique Hermès italienne, car en France on ne commercialise pas ce produit, en tout cas on ne le vend pas dans sa version resorgimentale.
Et si………je m’achetais à la place un foulard avec plein de bottes …d’oignons ????
d'oignon, aurait continué en chantant, notre, ou mieux, votre Georges de la plage de Sète.
Mais aujourd'hui je ne pense pas au Marché de Brive la Gaillarde.
Je dis BOTTES et je parle de chaussures.
Il s'agit de belles bottes qui décorent un carré Hermès.
Je l'ai remarqué en marchant par Via dei Condotti à Rome.
Je l'ai vu et il m'a aussitôt intrigué.
Plein de bottes dans un carré au fond blanc et au milieu du vert et du rouge, très discret, sortant d'une botte comme une petite bouffée de fumée.
En haut deux dates 1861-2011.
L'anniversaire s'approche.
À peu près dix jours et l'Italie fêtera ses cent cinquante ans.
Les cent cinquante ans de son Unification.
Cent-cinquante bougies à souffler pour la Botte.
Une Botte célébrée dans ce carré de tissu créé dans l'Hexagone.
J'ai eu envie de le regarder de près.
Pleine d’émotion je suis entré dans une boutique Hermès, où on m'a déployé le foulard.
L’émotion était pour le foulard, pour l’idée qu’il véhiculé, et non pas pour la boutique, soyons clairs.
Beau, rien à dire! Très beau!
Un éclair et tout est remonté en surface…..
Le Risorgimento, étudié à l’école primaire: je revois ma salle de classe, ma table en bois, vielle et plein de gravures et juste derrière mon dos un vieux poêle à bois qui toussotait et nous réchauffait péniblement. Aussitôt je pensais à Silvio Pellico enfermé dans la prison du Spielberg, où il n’y avait pas de chauffage et je me sentais très proche de lui. Tous les deux au froid et…en prison
Les batailles, les victoires, les défaites….
Cavour, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II, rigoureusement en ordre alphabétique.
L’expédition des Milles, l’oncle Carlo, un des garibaldiens et sa chemise rouge
Beau, rien à dire! Très beau!
Il ne me reste plus que souhaiter un Joyeux Anniversaire à mon pays, et même le lui souhaiter doublement ;..il en a bien besoin !
Quant à moi il ne reste plus que repartir en Italie si je veux m’acheter ce beau souvenir de l’Histoire de mon pays et rentrer dans une boutique Hermès italienne, car en France on ne commercialise pas ce produit, en tout cas on ne le vend pas dans sa version resorgimentale.
Et si………je m’achetais à la place un foulard avec plein de bottes …d’oignons ????
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