perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


samedi 17 novembre 2012

VENTs DEs GLOBEs...la suite



Tra poco si concluderà la prima intera settimana di navigazione dei concorrenti del Vendée Globe.
…una settimana fa a Les Sables d’Olonne regnava un clima elettrizzante tra gli ultimi preparativi, le messe a punto, le aspettative dei venti concorrenti e l’adrenalina che correva a fiumi dilatata dall’ entusiasmo dei visitatori del villaggio.
La parata…e poi, ancore salpate,(ci piazzo un ablativo assoluto per una touche di mediterraneità necessaria, a mio avviso) i venti skipper circondati da battelli e gommoni (fin troppi e troppo invadenti, come l’incidente di de Broc non mancherà di sottolineare) tutti in attesa delle fatiche ore 13:02.
Quattro minuti prima dell’ora X il distacco finale dai membri del team ancora a bordo e infine dopo un minuto dal risuonare dell’ultimo colpo, il via per “il grande largo”.

Votre Nom Autour du Monde con al timone Bertrand de Broc è la prima barca che ha dei problemi e, costretta a rientrare in porto per le riparazioni dopo lo scontro con uno zodiac, non sarà sulla linea di partenza con le altre 19.

Ma il primo sfortunato in fin dei conti lo sarà meno di tanti altri e, dodici ore circa dopo la partenza ufficiale, de Broc riuscirà a prendere il largo.
Questo incidente prima del via è ben poca cosa rispetto a quello che de Broc ha conosciuto in precedenti edizioni del Vendée Globe.
La “bomata” durante l’edizione del 1992, poi improvvisatosi chirurgo e dopo un consulto medico, la auto-ricucitura della lingua, tagliata dalla drizza della randa, ma infine contro tutto e tutti, l’abbandono della corsa perché la chiglia non tiene.
Nuovo tentativo quattro anni dopo, nel 1996, con un’operazione originale, la stessa che riutilizzerà quest’anno.
Invece di un solo sponsor, tanti, tantissimi sponsor per finanziare la sua impresa.
La sua imbarcazione, allora come ora, Votre Nom Autour du Monde-Il vostro nome intorno al mondo ha lo scafo tappezzato di un collage di nomi dei vari sponsor che con modica cifra lo possono supportare e sovvenzionare.
Insomma la vela, sport d’élite alla portata di tutti?
Operazione originale e vincente, ma non la barca.
De Broc è costretto di nuovo all’abbandono della corsa, l’imbarcazione perde la chiglia e si rovescia a due giorni dall’arrivo a Les sables d’Olonne.
Mentre a quest’edizione, de Broc riesce infine a prendere il via dal porto della Vandea, in questo stesso porto fa ritorno con poca speranza, ma si sa Spes ultima dea… e dopo aver fuggito i Sepolcri naufraga rapidamente e fugge pure le onde, Marc Guillemot, migliore partenza al via, e il suo Safran.
Uno scontro con  OGNI, l’oggetto galleggiante non identificato, (versione casalinga e ruspante dell’UFO che sia flying o che sia floating), i danni ingenti e purtroppo l’ insindacabile verdetto di “non riparabile”per ripartire.
I due cugini si incrociano nelle prime ore di domenica mattina dell’11 novembre, giornata di commemorazione in Francia dei caduti di tutte le guerre e più precisamente commemorazione dell’armistizio di Compiègne, fine della Grande Guerra, meno bellicosamente e più religiosamente festività di San Martino, che con il suo mantello non riparerà proprio tutti dalle intemperie.
È di lunedì l’abbandono di Kito de Pavant dopo lo scontro con un ben identificato oggetto, si tratta questa volta di un peschereccio, purtroppo non individuato per tempo.
Nelle prime ore della mattina di mercoledì 14 è la volta di Bureau  Vallée per uno scontro tra natanti. L’imbarcazione di Louis Burton entra in collisione con un altro peschereccio (oso sperare che non fosse lo stesso che, nel gioco di ruolo “Vendée Globe e i suoi birilli” giocava a fare la palla).
Questa, del peschereccio vendicatore e sterminatore mi è sembrata una possibile alternativa alla nuova versione di “10 piccoli indiani” di Agatha Christie diventata “20 grandi skipper”… é ben nota la mia fantasia che spinta da venti poppieri, benché io per natura preferisca l’andatura di bolina, viaggia a velocità vertiginose.
Danni notevoli per Burton, ma c’è la speranza, in una corsa contro il tempo di riuscire a raggiungere Les Sables d’Olonne…. ritornare, riparare, ripartire.
Era fattibile…ma in mare, lo sa bene chi lo frequenta, non ci sono mai certezze.
Le tre R italiane sono cancellate da tre R francesi…quelle di Resigné, Retour Raté !
Condizioni meteo negative, un vento contrario dalla parte danneggiata dello scafo lo hanno fatto capitolare e rassegnare all’abbandono e venerdì mattina Louis Burton, il più giovane skipper in gara è arrivato a La Coruña, sano e salvo, cedendo il posto di “beniamino”non tanto nel senso di figlio prediletto piuttosto nel senso francese di più giovane ( Benjamin-Beniamino, di biblica reminescenza era il figlio prediletto ma anche l’ultimo e dodicesimo) al ventinovenne François Gabart tra i primi della corsa.
Ultimo infortunio e abbandono quello della neo-mamma ed unica donna della corsa Samantha Davies.
Sam veleggiava in condizioni di maltempo manovrando da sottocoperta, e da donna prudente e “conservativa” si accingeva a prepararsi per la notte con una nuova mano di terzaroli alla randa, quando ha disalberato.
È con la luce del giorno che ha potuto fare il punto della situazione, arrendersi e rassegnarsi ad accendere il motore per raggiungere l’isola di Madera dove è attraccata nel porto di Funchal sabato mattina, qualche ora prima dello scoccare la ventiquattresima ora del settimo giorno.
Samantha che era arrivata quarta alla precedente edizione del Vendée Globe non è arrivata così a concludere neppure una settimana di navigazione.
Lei ha ben degustato “les Vents de Globe” diciamo pure!
Più fortunato per il momento lo spagnolo Javier Sanso che ancora stamani viaggiava a velocità ridotta nell’arcipelago delle Canarie in cerca di un riparo sotto costa, trovato poi vicino Ténérife, per poter effettuare in tutta sicurezza le riparazioni in testa d’albero e recuperare la drizza della randa. Acciona, nome della “barcona” ha issato di nuovo tutta la velatura e ripreso la corsa normalmente.
Bon vent…buon vento!


E io riprendo a veleggiare virtualmente con tutte queste imbarcazioni, di tutto rispetto, di tutta considerazione, mitiche sicuramente, ma mai quanto lo furono altre barche casalinghe e domestiche, quando andar per mare non era poi così diverso dall’andare sulla luna.
Dall’ultima, nata peraltro nei cantieri di Fécamp in Normandia e quindi francese, con la deriva mobile che non sfidò le coste portoghesi, ma scese attraverso i canali e arrivò nel Mare Nostrum per prendere il posto di sue predecessori che sempre con lo stesso nome dell’Ammiraglia marcarono una serie di gloriose imbarcazioni “battenti bandiera” dello Yachting club di Livorno, a ritroso fino alla prima della serie, un vero gioiello in legno uscito dai Cantieri di Donoratico su disegno di Sparkman & Stephens, che riposa in pace nei fondi marini come il suo Capitano che ascolta i miei racconti di vele, tempeste e regate, cullato dal suono della mia voce.

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