8 Maggio, festa della mamma.
In tutto il mondo piu' o meno si festeggia la seconda domenica di maggio, tranne che in Francia.
Ma é il minimo che uno possa aspettarsi da un paese che ha coniato il termine
ordinateur, per non cedere all' inglese
computer.
Paese di bastian contrari! Forse é per questo che piace tanto al mio CV.
Sulla base de la doppia data di festività non concordante tra Italia e Francia, rischio sempre di cadere nel dimenticatoio. I miei figli fanno sempre una gran confusione : a volte ottengo un ripetuto augurio, a volte il nulla assoluto.
Questo 8 maggio sono stata festeggiata e omaggiata dalla mia ultimogenita.
Ho ricevuto auguri in corner dalla mia primogenita che non manca mai la ricorrenza, anche se questa volta ho temuto che date le sue ultime emozioni, avesse fatto l'impasse....
e sono stata regolarmente dimenticata dal mio secondogenito.
9 Maggio, festa dell'Europa.
Lo scorso anno, in occasione del sessantesimo di tale ricorrenza, mi ero ben applicata per aggiungermi al coro dei festeggiatori....quest'anno, senza tempo, ispirazione, né testa libera, mi sono limitata a ripescare il pezzo che segue:
L’incenso si dissolve in lievi nuvolette bianche che s’incendiano trafitte da raggi di sole vaganti e rendono ancor più suggestiva St Jean de Malte all’ora della funzione domenicale. Una predica, di quelle che percuotono: la memoria non esercizio ginnico, ma azione dinamica, rielaborazione. Anche la mia di memorie rielabora.
Salto da St Jean de Malte alla Chapelle du Sacré coeur, dove ieri sera ho assistito all’esibizione della corale italiana dell’Accademia degli Unisoni.
Canti a cappella: gregoriani, di Scarlatti, di Purcel e un pezzo di Bach.
La cappella ben si presta a questo tipo di manifestazioni, ha un certo fascino e nonostante la scomoda panca, dove ero seduta, rannicchiata per lo scarso spazio,mi sono goduta il concerto e ho soprattutto apprezzato il Magnificat con cui si è conclusa la prima parte dello spettacolo.
Niente bis purtroppo dopo il Bach di chiusura, perché sugli applausi finali una delle cantanti ha avuto un malore. Non pareva grave ma quel tanto per non chiudere in bellezza, soprattutto per lei. Il coro arrivava da Perugia, insieme agli sbandieratori di Gubbio e alla Bandaccia, briosi suonatori non di primissima età che ci hanno dilettato nel seguito della serata durante un’allegra cena italiana organizzata da Bernadette, versatile presidente del gemellaggio Aix-Perugia, dell’associazione italiana AIAPA, insegnante d’italiano e con origini italiane rivendicate e vibranti nel suo continuo entusiasmo …
Il gruppo era ad Aix per celebrare il quarantesimo del gemellaggio che unisce la provenzale Aix alla umbra Perugia, che coincideva inoltre con il 60esimo anniversario della dichiarazione Schuman. Festa europea doppia insomma per due grandi belle città in cui l’acqua e i suoi distributori non passano inosservati: Aix, ville d’eau, con le terme, le sue fontane: a ogni angolo se ne trova una grande o piccola; Perugia con la splendida Fontana Maggiore,mirabilmente ornata dai Pisano con i bassorilievi di Nicola il padre, e le statue di Giovanni suo figlio.
Tutte le scuse son buone per trovare appigli, legami, radici fisse o volanti e liberare questa memoria che rielabora Toscana con natura, storia e arte.
Provengo da una cittadina, dove c’é poco di artistico, fontane o fontanelle di scarso interesse ma che è circondata da una bella natura e bagnata da un fiumicello, (sempre di acqua si parla) forse non dei più conosciuti,ma neppure così piccolo. Traversa le province di Grosseto, Siena, Pisa e infine di Livorno dove si libera da sponde che lo accompagnano, lo contengono, lo costringono, e mescola in un cocktail dolce salato le sue acque con quelle del mio mare,anzi del nostro mare,il Mare Nostrum.
Sospinti da un lieve maestrale, si risale la costa: castello Sonnino, la Meloria (viva le repubbliche marinare, ma abbasso Genova) e poi in bocca d’Arno a controcorrente fino a Pisa.
Qui mi fermo, mi basta questo primo, anzi ultimo pezzo d’Arno.
A Pisa ho frequentato l’Università e in virtù dei tanti mezzodì in Piazza dei Miracoli seduta sui gradini del Duomo, lo sguardo rivolto verso il Battistero, questi luoghi mi appartengono.
Tutti quei panini mangiati sotto il sole e all’ombra di questi edifici meravigliosi che ospitano opere di scultura di una bellezza rara mi hanno fatto fraternizzare con i Pisano al tal punto che sicuramente se cerco bene nell’albero genealogico scopro una lontana parentela pure con loro.
Comunque parenti o no, poco cambia, fin da bambina restavo ammirativa in contemplazione del pergamo del battistero.
Con la stessa emozione l’ho rivisto lo scorso anno a fine maggio e l’ho fatto conoscere ai miei amici francesi, insieme agli altri monumenti di quella meravigliosa piazza e alla città.
Benché trascorsi tanti anni da quando frequentavo città e piazza, ho rintracciato tutto: a piedi per stradine e passaggi quasi segreti, i miei vicoletti abituali, la scorciatoia attraverso l’ospedale di Santa Chiara , e anche in auto con i sensi unici che non erano quasi cambiati.
Mi sono ritrovata seguendo un’antica rotta a passare davanti all’appartamento dei miei vent’anni. Irriconoscibili entrambi, lui ed io. Il palazzo dove era situato è stato completamente ristrutturato, sventrato e ricostituito, io non ancora e forse mai.
Per una sorta di vezzo ho tolto gli occhiali che nascondono i miei occhi e anche per seguire il mio solo istinto. Ho eseguito questa specie di volo doppiamente cieco guidata dal radar Souvenir con ricordi che risorgevano a ogni angolo, a ogni bivio. Metro dopo metro mi si era snodato davanti il tragitto da seguire,avevo anticipato senza bisogno di rincorrere indicazioni,ritrovato tutti i percorsi di trenta e più anni prima con una chiarezza e una lucidità come li avessi percorsi la settimana prima.
Max aveva seguito le mie direttive, felice di guidare senza l’ingrato compito di cercare il cammino.
Indicazioni, pannelli, segnaletica, assolutamente inutili.
Accompagnata dalla Memoria che mi faceva avanzare con sveltezza e disinvoltura avevo sospinto auto e occupanti.
Ponte alla Fortezza e Lungarno, tra vicoli quasi deserti, dopo una rotatoria ultra congestionata, mi erano apparsi tutti miei, come mi pareva logico e normale in virtù degli anni che ci avevo abitato e della lunga assenza.
I palazzi erano lì in un quartiere semi deserto a salutarmi, non a capo chino come i cipressetti di Bolgheri, ma pronti comunque per il “bentornata”.
Amici e marito mi seguivano in rispettoso silenzio.
Io continuavo ad alleggerirmi l’animo.
Una rimpatriata così: un vero toccasana!
Sono ripartita da Pisa con il cuore leggero, tanti anni e un po’ di dolori in meno.
E’ con molta curiosità che pochi giorni fa ho aperto il plico proveniente dall’Italia:
una lettera dal comune di Pisa.
Si ricordavano ancora di me? Con il batticuore l’ho rigirata tra le mani.
Mi volevano offrire la cittadinanza onoraria?
A forza di parlare di Toscana qualcuno aveva infine riconosciuto i miei meriti!
Quando parlo della mia terra,le parole escono dal cuore senza secondi fini..........ma fa pur sempre piacere sentirsi apprezzati.
Ho a mala pena realizzato che l’intestatario della missiva era un indefinito Monsieur ou Madame,cosa che mi ha fatto ridere, e poco riflettere. Questi ridicoli francesi per cui sei Madame Max…eccetera. Pazienza, facciamo diventare il marito un Monsieur Rebecca e attribuiamo pure a lui questa cittadinanza onoraria, anche se non se la merita. Lui non è toscano, non ci tiene affatto ad esserlo e critica il mio bel parlare, cui non riconosce il primato linguistico,anzi taccia tutti i termini a lui sconosciuti di toscanismi, o ancor peggio di forme dialettali e se ne tiene a debita distanza quasi fossero una specie di malattia infettiva.
L’ultimo tremito scuote la mia mano e una specie di gorgoglio pieno di emotività risale dalle mie viscere.
Mi annunciano che in data 21 maggio 2009, posso ammirare, se lo desidero, la foto sul sito internet,(chissà se i miei occhi verde-blu saranno ben visibili?), in occasione del nostro passaggio a Pisa, ci siamo resi colpevoli di un’infrazione al codice della strada in piazza Toniolo.
I sensi unici saranno anche rimasti gli stessi, ma la zona dove abitavo è diventata zona a circolazione regolamentata e inaccessibile come buona parte del centro, con l’eccezione che piazza Toniolo non è proprio centrale, anzi un tempo almeno quasi periferica.
La foto mostra senza ombra di dubbio, la targa francese della nostra auto.
A questa vista insorgo e mi ribello. Ma da quando in qua le infrazioni commesse all’estero ti raggiungono nel tuo paese di residenza?
Questo magari è vero per tedeschi e francesi. In genere le multe sulla base dei soliti trattati preferenziali franco-tedeschi colpiscono gli incauti guidatori che magari pur credendosi protetti da targa straniera sono invece smascherati con la connivenza dei due governi di Francia e di Germania.
Ma tra Italia e Francia, non è mai accaduto nulla di simile, mai saputo che esistesse una reciprocità e anche in caso contrario,mai saputo che funzionasse grazie a totale inefficienza burocratica.
Per anni ho sfidato limiti di velocità appena varcata la frontiera a Ventimiglia, senza che nessuno mi abbia mai contestato una contravvenzione. Possibile che tutto a un tratto l’inefficienza inverta la tendenza, e che i sistemi informativo- governativi seguano e concludano il loro iter?
Prima, solo se colto in flagrante delitto dal solerte poliziotto che ti minacciava di sequestrarti l’auto, eri obbligato a pagare, altrimenti sfuggivi al balzello statale.
Ora invece con le prove di una stupida foto sei ricercato in tutta Europa e per giunta scovato e se non paghi raddoppi.
La lettera del comune di Pisa mi era giunta inoltrata dalla Gendarmerie locale.
Bella la mia Europa unita! Ora ho capito a cosa servi!
Ho cercato tutte le informazioni legali possibili e immaginabili per oppormi a questa multa che reclamata dopo trecentoquarantacinque giorni mi è apparsa quanto mai disdicevole, una vera indecenza al limite se non dell’estorsione, sicuramente dell’oltraggio (a me!...nella mia Pisa!...)e che in più suonava come una beffa doppia. Tralasciando le implicazioni personali e private, sarebbero bastati venti giorni ancora per la sua caduta in prescrizione.
Tempo limite sei mesi per una notifica in Italia, un anno all’estero.
Il mio amore per Pisa ha subito un duro colpo. Forse non è colpa di Pisa, ma dei pisani magari sì. Mi sovvengo di un detto toscano che recita”meglio un morto in casa che un pisano all’uscio” e mi dico che i nostri vecchi qualche ragione dovevano di sicuro averla.
Prendo nuove distanze da Pisa, dalla Toscana, dall’Italia.
Bando ai sentimentalismi!
Guarderò in direzione della Meloria con rinnovato amore verso Genova.
Inforcherò’ di nuovo gli occhiali, assumendo la non scelta delle lenti a contatto e fischiettando l’Inno alla Gioia sospirerò…… W l’Europa, Una , Unita, Forte!
In questo momento e date le circostanze attuali sono anche disposta a pagarle il mio tributo.
W l’Europa, W la Repubblica, W il Re, W la R.....
maggio 2010