perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


lundi 30 mai 2011

Mother's day


..e io che credevo che la Festa della Mamma avesse perduto la sua universalità per colpa dei francesi…
Niente affatto!
La Francia non è l’unico paese a celebrare le mamme alla fine di maggio.
Oggi giorno della Fete des meres, i miei “bambini” hanno fatto l’impasse.
La primogenita parigina,mi aveva fatto gli auguri l’8 maggio, secondo il calendario italico e oggi non ha fatto il bis.
L’ultimogenita dalla Svizzera non ha pensato che oggi fosse la festa delle mamme francesi, perché nel paese del gruviera si festeggiano le mamme  come in Italia,Stati Uniti, Canada…e lei mi aveva super-festeggiato l’8 maggio.
Il secondogenito, fedele al suo stile ha ignorato mamma e maman…
……ma ho ricevuto in compenso un tenero augurio dall’ultimo prolungamento familiare, il compagno della mia “Heidi”.
Ho così scoperto che anche in Svezia , paese di origine di Pär oggi si festeggiano le mamme…e ho avuto diritto a un augurio…….
Come sempre …MAI DIRE MAI!
……….C’è sempre una speranza di ricevere un pensiero e un augurio supplementare, anche se di mamme ce ne è una sola, anche se io valgo il doppio o il triplo quanto a presenza, anche se i festeggiamenti non hanno data e mamme si diventa e non si cessa più e mai di esserlo.

jeudi 26 mai 2011

NOTE ...DI UNO SPARTITO

Transumata...
Consumata.....
dai pensieri, caldo improvviso e ritmo di vita modificati...
Vita strana, ritmi, aritmie di cui cerco di identificare suoni...
un concerto in SI minore, SE dubitativo, sicuramente IF....

vendredi 20 mai 2011

TRAN-SUM-AI !

Carica come sempre di cianfrusaglie e tante cose inutili, ho preso il largo in fin di mattinata.
Questa volta nel mio bagagliaio non ho dimenticato di stivare un po’ di Bastogne, i biscottini prediletti dal marito di mia nypote.  Sarà, spero, più indulgente nei miei confronti se mi capiterà di telefonare in ore meno canoniche…
Il viaggio è come sempre lungo i soliti seicento chilometri che affronto abbastanza di buon umore, giacché è bel tempo e il traffico è contenuto.
Mi fanno compagnia le info. Come noto, riservo la musica alla seconda metà del viaggio, ai tre quarti dei chilometri italiani.
Tre settimane fa mi ero sciroppata la K&W story, non-stop. Tutte le emittenti radio facevano l’unanimità con la radiocronaca della carrozza reale, del colore del capello di nonna Elizabeth, e via discorrendo. Una noia mostruosa, a parte qualche ilarità su RTL.
Oggi la Une de la presse, ha continuato a farla la DSK story.
A intervallo cadenzato, con qualche puntata al festival di Cannes, le news hanno continuato a parlare di DSK, le sue ultime ore di sonno in prigione, la cauzione fantasmagorica, la soddisfazione dei suoi avvocati per l’ottenimento della libertà con braccialetto alla caviglia, l’appartamento affittato dalla moglie, la sorveglianza di una guardia armata , le videocamere, tutte spese a carico dell’incriminato…e poi interviste a amici…
Cullata dalla ninnananna DSK, meno addormentante comunque della K&W parade, ho varcato la frontiera. Oramai il confine di stato non presenta più nulla di particolare. Una barriera come un’altra, dove prendere un biglietto, per cui avrei potuto fare l’impasse e ignorare il cambiamento di giurisdizione se non fosse stato per il notiziario radio.
Non è stato il cambiamento d’idioma a farmene prendere atto.  Vivo così a cavallo del francese e dell’italiano, che spesso non mi accorgo neppure della differenza o di quale lingua io stia utilizzando. Solo lo sguardo interrogativo del mio interlocutore può farmene accorgere e a volte, neppure questo è sufficiente.
Oggi comunque, è stato in occasione del secondo radiogiornale nel giro di mezz’ora che ho inequivocabilmente compreso che ero entrata in Italia.
Al primo , quello delle 14, DSK era in quarta posizione, dopo la Siria, l’intervento di Napolitano alla Nato Defence College e i ballottaggi per le comunali.
Al secondo, alle 14e30, era sparito, volatilizzato,DeSKatolato, tolto dalle scatole…
E comunque il soggetto era trattato unicamente dal punto di vista monetario, in altre parole a quanto ammontavano le spese, e poi come conclusione l’affermazione che l’ex presidente del FMI avrebbe portato avanti la sua difesa insistendo su “rapporto consenziente”.
Paese che vai…notizie che trovi….

TRAN-SUM....

Prendo tempo
Perdo tempo
Mi praparo
Transumo!
Sant Ilario arrivo.....!

jeudi 19 mai 2011

LES OIGNONS DE SIMIANE...mai 2011

Toujours en vertu de la Par Condicio, en espérant que cette citation latine soit bien claire et parlante aux esprits transalpins, je me penche sur la version gauloise de ma page culinaire du mois.
Je préciserai pour mes lecteurs français que l’arrêt, ou mieux la suspension de ma page « les oignons de Simiane » pendant deux mois, relève non pas d’un manque d’idées et de recettes, mais plutôt d’un manque d’inspiration gastronomique, étant donné que je suis au régime forcé par mon cholestérol et que je suis au régime réel simplifié aussi, cet à dire penchée dans les bilans, les clôtures des comptes, et cetera.. .de quoi enlever la faim à un alouvi !
Mon pauvre CV, nourri à scaloppine alla pizzaiola et salades, a pu bénéficier pour varier juste de produits de saison sous forme d’asperges…asperges bouillies, avec les œufs, risotto aux asperges…et c’est bien pour cela que j’ai du coup pensé à la quiche aux asperges que je ne cuisine pas, car elle m’est interdite, faute de mon cholestérol, et aussi, car pour la préparer il me faudrait plus que les dix minutes qu’en ce moment j’accorde à la cuisine.
Cela dit je peux toujours vous passer la recette.

QUICHE AUX ASPERGES

Une botte d’asperges vertes (1/2 kg)
3 œufs
500g.de crème fraiche liquide
Pâte feuilletée ou brisée 

Mettre la pâte sur un plat à tarte
Faire cuire les asperges. Couper les pointes (deux centimètres) et les poser sur la pâte.
Couper en petits morceaux les asperges en éliminant la partie trop dure et les mixer
avec les œufs, du sel et du poivre.
Ajouter la crème fraiche, bien remuer et verser le mélange sur la pâte.
Cuire à 180 °C pendant une demi-heure.
Délicieuse ! Rien à dire…juste à éviter... si le cholestérol dépasse de valeurs acceptables…

mercredi 18 mai 2011

LES OIGNONS DE SIMIANE...maggio 2011

Persa tra conti e bilanci, posso affermare senza paura di essere smentita che ultimamente negligo, e non poco, la cucina.
Ma come si fa a passare da libro dei conti, pile di scartoffie, fatture e documenti a libri di cucina o a ricette rapinate su internet?
Manca lo spazio vitale per aprire contemporaneamente tutti i testi.
Mi limito a rapide fettine di fesa di tacchino alla pizzaiola e insalate, per il mio CV, il Compagno delle Vettovaglie, alternate a prodotti di stagione come asparagi lessi, in risotto,con le uova… e poche altre variazioni sul tema. Ogni tanto una pizzetta, ma molto rapida e poi ancora tante insalate.
Per me aggiungo preparazioni del negozio-bio, specie di polpette o tortine vegetariane con aggiunta di tofu, che CV ovviamente si rifiuta di mangiare, senza neppur cercar di comprendere di cosa si tratti, pronte da cuocere in padella in cinque minuti e SENZA GRASSI AGGIUNTI,.
Essenziale per il mio stupido colesterolo!
Su una base simile mi par più che logico che la mia pagina di cucina, della serie una ricetta al mese, sia andata in vacanza anticipata.
Devo dire che la mia alimentazione spartana era diventata un vero”must”,non solo per il mio colesterolo, anche per la mia linea, molto curva e poco lineare, che dopo vacanze, incontri, raduni e matrimonio ha subito un vero colpo.
Non posso però far passare la stagione degli asparagi senza ricordare una ricettina, di cui non ho il diritto di deliziarmi, ma che generosamente ho deciso di proporre a chi mi legga.
Congiuntivo d’obbligo: modo del campo della possibilità….

QUICHE AUX ASPERGES / QUICHE AGLI ASPARAGI
Un mazzo di asparagi verdi, non troppo grossi (1/2 chilo)
3uova
1/2litro di panna fresca da cucina

Pasta sfoglia o brisé, secondo i gusti, con cui foderare una teglia tonda.
Far cuocere gli asparagi.
Tagliare le punte( due centimetri di lunghezza) e posarle sul fondo della pasta 
distesa nella teglia.
La restante parte degli asparagi tagliarla a pezzi grossolanamente fin dove
il gambo non sia troppo duro e passarla al mixer con le tre uova, sale e pepe.
Aggiungere la panna, mescolare bene e versare il composto sulla pasta.
Cuocere in forno a 180° C per una mezz’ora circa.
E’deliziosa!piace persino a entrambe le mie girls.
Avere l’unanimità non è una conquista di tutti i giorni!
Chi si lanci a sperimentarla, non sarà deluso del risultato, oltretutto non è proprio necessario essere cordon bleu per riuscirla.
Facile, rapida e di sicuro effetto….basta non essere con il colesterolo a rischio!

mardi 17 mai 2011

KDS cas de silence DSK

Trop facile de faire de l’ironie en écoutant tout le bla-bla sur DSK, trop simple, en lisant les chefs d’accusation qui pèsent sur lui, de penser à Bill Clinton et à Monica, ou de traverser l’océan et atterrir à Arcore.
Trop de bavardages sur cette arrestation!
Peut être, si Bin Laden n’avait pas été tué, mais plutôt arrêté, l’arrestation du patron du FMI n’aurait pas eu la chance de passer pour l’arrestation sinon du siècle, au moins de l’année.
Au tout début j’avais envie de faire mon petit commentaire, de sortir un tout petit peu ma mauvaise foi à la Jean Paul Gauffre, d’ironiser sur les hommes politiques, leurs vices et leurs carences de vertus, sur les économies faites en passant de la suite au Sofitel à une cellule individuelle, tout en gardant un œil sur le CAC 40 perturbé par cette affaire et me demandant s’il fallait ou pas acheter des actions Accor, sans pour autant arriver à me donner une réponse.
Je décide de faire l’impasse sur tout cela, car les disgrâces, les misères et la souffrance humaines finissent toujours pour m’ôter la parole et j’arrive juste à quelques petites conclusions.
Aux États-Unis on n’épargne pas les célébrités et on a l’impression que la loi est égale pour tous, ou bien, en tout cas, elle ne permet pas à une personnalité de se faufiler et d’échapper à la justice, pas moins qu’à un inconnu.
Peut-être, par contre, elle lui permet de s’échapper à un procès, si l’on se plaide coupable et que l’on recherche la négociation.
Je n’en dirai pas plus sur le sujet.
Je continue à penser à Clinton, à Berlusconi, à DSK, tous, de grands appréciateurs des femmes à leur façon, et à tous les problèmes auxquels ils se sont retrouvés confrontés et j’en conclus avec ma toute première pensée lors de l’arrestation, c'est-à-dire: que le monde serait beaucoup plus, disons, simple s’il était dans les mains des femmes.
À mon avis, elles ont dans la tête un grain de plus et en tout cas, elles ont surement quelque chose de moins par rapport au contenu du cerveau des hommes, ou pour être plus précise, le quelque chose en moins, elles l’ont à la bonne place !

lundi 16 mai 2011

Mistral letterario

Mistral che soffia in ogni anfratto; crea piccoli vortici, e frammenti di aghi e guglie di pini invadono la mia camera.
Il vento impazza, stordisce, rincretinisce e non da segno di mollare.
Ci inoltriamo per la stradina che costeggia la vecchia casa di madame Nivain.
Lei oramai non abita più qua, ma io continuo a identificare la sua ex casa con il nome della vecchia proprietaria.
Dopo la terza curva il sentiero diventa un vero viottolo sconnesso, movimentato da sassi e radici che mi fanno quasi incespicare.
Il vento incalza, sospinge, contrasta la nostra andatura.
Continuiamo a inerpicarci, il cuore batte a ritmo serrato e ho l’impressione di ritrovarmi in Cime Tempestose, con qualche differenza, beninteso.
Il cielo è limpido grazie al mistral e non grigio-tormenta come nel romanzo della Brontë, CV non é Heathcliff, ed io non sono Catherine...ma vaghiamo per la brughiera spazzata dal vento.
Proseguiamo a passo svelto per non arrivare in ritardo, e in un attimo ci ritroviamo alla curva che segna l’entrata del cammino del monastero.
Non freniamo l’ascesa e varchiamo la sbarra a passo sostenuto, benché l’orologio ci rassicuri che oggi arriveremo più che in tempo.
Un flash luminoso mi abbaglia: un’aiuola di papaveri gialli e arancioni mi ricorda la bellezza del creato e rallenta la mia andatura.
M’incuneo nel passaggio delimitato da arbusti dalle tante varietà e che si snoda ricoperto da un lastricato che indica il cammino.
Provo la consueta e ben nota sensazione di entrare in un altro tempo, un'altra dimensione.
Vera percezione di trovarmi in un’altra epoca, ogni qualvolta entro in questo luogo privo di suoni e dall’aria rarefatta.
Stranamente ho l’impressione che il vento si sia fermato all’entrata e non abbia osato irrompere in questo sito di pace.
Tutto tace.
Solo un leggero suono di campane a sottolineare ancor più il silenzio.
Spunterà da qualche parte Adso da Melk ?
Non me ne stupirei minimamente!
Mi offrirà una copia del secondo libro della poetica di Aristotele, trattato sulla commedia e sul riso?
Inutile, non cambio idea, continuerò ad apprezzare il riso ma a preferire la pasta!
Questo è il mio monastero de “Il nome del papavero”.
Ce ne sono da tutte le parti, di quelli coltivati, non selvatici, grossi, carnosi; riempiono l’occhio e lo spirito.
Frati e suore sono già in postazione nella chiesetta.
Tutti in religioso silenzio, in attesa dell’inizio dell’uffizio.
Figure atemporali dai tratti nordici e vagamente medievali, in tema con l’opera cui penso.
Gli uni evocano l’altra e viceversa.
Mi siedo in uno degli ultimi sedili, rimasti liberi e lascio la mia mente spaziare e divagare, in attesa della campanella che mi richiami all’ordine.
Compongo frasi e dialoghi, ricucio pezzi di storie, salto da un ricordo a un altro, sempre abitata da un senso di pace profonda che solo quest’oasi monasteriale riesce a infondermi.
La celebrazione inizia ed io cerco di concentrarmi, di scendere dalla mia nuvoletta e di ascoltare.
I miei pensieri continuano a rincorrersi, a giocare a nascondino. Fuggono dalla finestrella alla mia destra, ma li ritrovo tutti, a uno a uno all’uscita, alla fine della messa.
Nell’attesa hanno continuato a giocare a confondersi, a mascherarsi per confondermi, per farmi perdere il solito filo di una delle mie tante matassine srotolate.
“Ah se vi acchiappo, vi lego tutti come dei salami!”
I miei pensieri ridono, mi sfuggono correndo, rotolando davanti a me verso l’uscita.
Ripercorro il selciato, fuoriesco dal corridoio di ginestre, cotone aster, biancospini ...e mi slancio per la discesa sassosissima. Non corro perché se poi cado, capace che mi rompo, mi pervade però una voglia pazza di volare e librarmi.
Apro le braccia e sto quasi per sbattere le ali.
Peccato che non ho le ali, altrimenti sono certa che prenderei il volo, come mi accade nei sogni, quanto sbatto freneticamente le braccia e riesco a librarmi e planare a un metro da terra.
Sperimento la leggerezza dell’esistenza, mi sento senza corpo, senza materia e sono solo spirito, materia pensante e creativa e vado……. Via col vento…
……e domani, ovvio, è un altro giorno!
CV mi riacciuffa , mi riporta su terra, ripercorriamo la strada a ritroso ...
Penso con serenità che oggi é un altro giorno!

RIFLESSIONE MATTUTINA

La pagina di Free stamani mi annuncia:

MIEUX QUE LE GAS DE SCHISTE,LA CROTTE DE CHIEN  !
Utiliser des crottes de chien pour fabriquer de l'énergie, c'est l'idée un peu folle mais tout à fait sérieuse de chercheurs du département de termodynamique de la Universidad Nacional del Nordeste et de la Universidad Tecnológica Nacional General Pacheco en Argentine. Simple mais il fallait y penser......
Il faut dire que Buenos Aires possède un argument de taille : 1 chien pour 7,4 habitants, ce qui est bien au-dessus des recommandations de l'OMS (qui préconise au maximum 1 chien pour 10 habitants). La ville n'abrite que peu d'espaces verts. Les déjections canines se concentrent alors majoritairement dans les rues. Les enfants en bas âge (et donc au plus près du sol) sont les plus touchés par les pathologies liées aux excréments. Ce projet permettrait alors de faire d'une pierre deux coups en résolvant un problème de santé publique et d'énergie.

....ovvero che :
ricercatori argentini del dipartimento di termodinamica della Università Nazionale del Nord-est e dell'Università Tecnologica Nazionale General Pacheco (sarà mica imparentato con l'omonimo Alex cofondatore, all'epoca, con la Newkirk della PETA???) hanno pensato di utilizzare escrementi canini per produrre energia.
Buenos Aires invasa da cani,( presenti in proporzione di: 1 cane ogni 7,4 abitanti, cifra che supera l'1 a 10(al max) augurato e consigliato dall’OMS) cani che sporcano la città e incrementano patologie legate alle loro produzioni, pensa di risolvere i problemi e conseguenze della sovrappopolazione e sovrapproduzione canina, non certo sterminandoli ma mettendo a profitto la loro superproduzione.

MORALE
I cani invece di essere utilizzati crudelmente, come cavie, a beneficio di ricerche "sanitarie",potrebbero essere utilizzati come lavoratori indipendenti, e allo scopo ben nutriti per ben produrre, con la felicità di tutti(o quasi)..

SICURAMENTE FELICI:
CANI
ANIMALISTI
PRODUTTORI DI ALIMENTI PER CANI
RICERCATORI UNIVERSITA' ARGENTINE


MENO CONTENTI
OPERATORI ECOLOGICI

SICURAMENTE SCONTENTI
BISOGNO DI SPECIFICARE?????

jeudi 12 mai 2011

12 MAGGIO

Spalanco la finestra, peraltro già socchiusa in modo da lasciar entrare l’umido della notte, la rugiada del mattino, lasciar fuoriuscire i cattivi pensieri e i brutti sogni, perfino gli incubi che l’oscurità reca, e respiro a pieni polmoni.
Ancora una bella giornata, solatia, forse un po’velata, ma indiscutibilmente primaverile.
Gli uccellini cinguettano, si rincorrono tra i rami e il mio pensiero vola sulle loro piccole ali a un 12 maggio di quattordici anni fa.
Una telefonata, non dico totalmente inattesa e inimmaginabile, comunque sempre troppo precoce, e una corsa in aeroporto per raggiungere la mia vecchia casa il più presto possibile.
Ai tempi transumavo con minor frequenza e rigorosamente scortata o accompagnata, secondo l’umore o le preferenze.
Talora prendevo il treno, ma il viaggio era lunghissimo affidato alle cure degli Chemins de fer,e in questa occasione mi premeva essere a casa il prima possibile.
In ogni caso non facevo mai lunghi viaggi in auto da sola.
Ho iniziato a compierli solo più tardi.
Segno di emancipazione tardiva, molto tardiva, insieme alla fac….ma come sempre si tratta di altre storie.
Di quel lontano 12 maggio ho dei flash accompagnati da black out.
Mi rivedo all’aeroporto di Nizza in attesa del trasferimento sul volo per Firenze, mentre non ricordo assolutamente la prima tratta Marsiglia-Nizza, peraltro sempre in aereo.
Mi rivedo in attesa in aeroporto, uno dei tanti luoghi ancora fumosi e fumogeni e so di aver acquistato il mio primo pacchetto di sigarette, dopo anni che avevo smesso di fumare.
Atterraggio a Peretola, confuso nell’oblio.
La sagoma dell’aeroporto alle spalle e poi mi vedo di nuovo,seduta in auto con Maria e Roberto che erano venuti a prendermi per accompagnarmi a casa.
La campagna sfilava sulla mia sinistra ed io mi sentivo protetta dall’affetto e dalla presenza dei miei amici.
Poi casa; la mia mamma che dice, sospirando di sollievo:”finalmente  sei arrivata”abbracciandomi e riposandosi su me.
La casa di mia sorella a Marina, quella casa che l’aveva vista chiudere gli ultimi mesi di una vita, in una malattia durata lo spazio di un autunno, un inverno e un inizio di primavera.
L’albero nel giardino davanti casa testimoniava della rinascita della natura. Un albero che sembrava destinato a seccare, che aveva invece ripreso forza e vigore mentre lei si spengeva.
Lo stesso albero che ancora a Natale, lei si domandava se mai lo avrebbe rivisto in foglie e fiori.

Le tracce della malattia erano totalmente scomparse, volatilizzate e lei riposava serena, quieta, luminosa.
Rivestita con una lunga tunica che la faceva assomigliare  a una sposa; le lunghe dita affusolate che s’intrecciavano con una rosa e riposavano sul ventre e il sole che le incendiava i capelli.
La morte aveva realmente liberato la sua anima dalla carcassa impestata dalla malattia e anche il suo corpo aveva riacquistato la bellezza e la dignità che il morbo aveva intaccato, una materia finalmente libera di tornare a correre nei prati a dialogare con i cavalli e gli uccellini.
I cavalli non avrebbero mai avuto il permesso di entrare al cimitero, ma gli uccellini, liberi di sorvolare lo spazio aereo vennero tutti l’indomani a cinguettare la loro serenata di buon viaggio,in altri spazi, altre dimensioni, altri universi dove ora la immagino serena.
Il ritorno a casa non lo ricordo, lo feci con CV, lo so, ma non ne ho memoria.
Rivedo invece CV arrivato trafelato in compagnia di Jennie, che per giungere in tempo a salutarla a casa aveva battuto tutti i record di velocità nell’attraversare costa azzurra, frontiera e costa tirrenica.
Ricordo solo giorni bui e tristi a casa, in cui il mio spirito vagava inquieto, propriamente anima in pena, senza trovare pace.
Anima dolente e vuota, ripiena di un vuoto incolmabile.
Con chi più avrei potuto condividere i nostri ricordi d’infanzia?
Poi una mattina un uccellino venne a posarsi sul davanzale della mia finestra.
Mai accaduto prima.
Un tenero passerotto picchiettava con il becco sul vetro e mi cinguettava.
Mi portava sue notizie e mi rasserenò…..
Stamani ascoltando gli uccellini guardo il gelsomino che ho piantato nel mio giardino pensando a lei quasi quattordici anni fa, ne annuso il profumo e sorrido.
Certo non è così profumato come il gelsomino di casa, quello che, mezzo morto, tantissimi anni fa, lei aveva resuscitato con un taglio sapiente e rinvigorente.
Cresce bene però, e quest’anno è in piena esplosione.
Odo un cinguettio che si staglia più forte, sento un frullo in mezzo agli alberi, penso alla mia mamma che recitava a me e mia sorella i poemi di Emily Dickinson….
Risorge nella mia memoria la leggerezza delle parole della poetessa americana

Un sepalo, un petalo e una spina
In un comune mattino d'estate,
Un fiasco di rugiada, un'ape o due,
Una brezza,
Un frullo in mezzo agli alberi -
Ed io sono una rosa!

…ed io vorrei tanto essere una rosa, mentre mi sento invece un carciofo con le foglie coriacee, le spine e il cuore tenero.

lundi 9 mai 2011

EUROPA fortissimamente EUROPA

8 Maggio, festa della mamma.
In tutto il mondo piu' o meno si festeggia la seconda domenica di maggio, tranne che in Francia.
Ma é il minimo che uno possa aspettarsi da un paese che ha coniato il termine ordinateur, per non cedere all' inglese computer.
Paese di bastian contrari! Forse é per questo che piace tanto al mio CV.
Sulla base de la doppia data di festività non concordante tra Italia e Francia, rischio sempre di cadere nel dimenticatoio. I miei figli fanno sempre una gran confusione : a volte ottengo un ripetuto augurio, a volte il nulla assoluto.
Questo 8 maggio sono stata festeggiata e omaggiata dalla mia ultimogenita.
Ho ricevuto auguri in corner dalla mia primogenita che non manca mai la ricorrenza, anche se questa volta ho temuto che date le sue ultime emozioni, avesse fatto l'impasse....
e sono stata regolarmente dimenticata dal mio secondogenito.

9 Maggio, festa dell'Europa.
Lo scorso anno, in occasione del sessantesimo di tale ricorrenza, mi ero ben applicata per aggiungermi al coro dei festeggiatori....quest'anno, senza tempo, ispirazione, né testa libera, mi sono limitata a ripescare il pezzo che segue:


L’incenso si dissolve in lievi nuvolette bianche che s’incendiano trafitte da raggi di sole vaganti e rendono ancor più suggestiva St Jean de Malte all’ora della funzione domenicale. Una predica, di quelle che percuotono: la memoria non esercizio ginnico, ma azione dinamica, rielaborazione. Anche la mia di memorie rielabora.
Salto da St Jean de Malte alla Chapelle du Sacré coeur, dove ieri sera ho assistito all’esibizione della corale italiana dell’Accademia degli Unisoni.
Canti a cappella: gregoriani, di Scarlatti, di Purcel e un pezzo di Bach.
La cappella ben si presta a questo tipo di manifestazioni, ha un certo fascino e nonostante la scomoda panca, dove ero seduta, rannicchiata per lo scarso spazio,mi sono goduta il concerto e ho soprattutto apprezzato il Magnificat con cui si è conclusa la prima parte dello spettacolo.
 Niente bis purtroppo dopo il Bach di chiusura, perché sugli applausi finali una delle cantanti ha avuto un malore. Non pareva grave ma quel tanto per non chiudere in bellezza, soprattutto per lei. Il coro arrivava da Perugia, insieme agli sbandieratori di Gubbio e alla Bandaccia, briosi suonatori non di primissima età che ci hanno dilettato nel seguito della serata durante un’allegra cena italiana organizzata da Bernadette, versatile presidente del gemellaggio Aix-Perugia, dell’associazione italiana AIAPA, insegnante d’italiano e con origini italiane rivendicate e vibranti nel suo continuo entusiasmo …
Il gruppo era ad Aix per celebrare il quarantesimo del gemellaggio che unisce la provenzale Aix alla umbra Perugia, che coincideva inoltre con il 60esimo anniversario della dichiarazione Schuman. Festa europea doppia insomma per due grandi belle città in cui l’acqua e i suoi distributori non passano inosservati: Aix, ville d’eau, con le terme, le sue fontane: a ogni angolo se ne trova una grande o piccola; Perugia con la splendida Fontana Maggiore,mirabilmente ornata dai Pisano con i bassorilievi di Nicola il padre, e le statue di Giovanni suo figlio.
Tutte le scuse son buone per trovare appigli, legami, radici fisse o volanti e liberare questa memoria che rielabora Toscana con natura, storia e arte.
Provengo da una cittadina, dove c’é poco di artistico, fontane o fontanelle di scarso interesse ma che è circondata da una bella natura e bagnata da un fiumicello, (sempre di acqua si parla) forse non dei più conosciuti,ma neppure così piccolo. Traversa le province di Grosseto, Siena, Pisa e infine di Livorno dove si libera da sponde che lo accompagnano, lo contengono, lo costringono, e mescola in un cocktail dolce salato le sue acque con quelle del mio mare,anzi del nostro mare,il Mare Nostrum.
Sospinti da un lieve maestrale, si risale la costa: castello Sonnino, la Meloria (viva le repubbliche marinare, ma abbasso Genova) e poi in bocca d’Arno a controcorrente fino a Pisa.
 Qui mi fermo, mi basta questo primo, anzi ultimo pezzo d’Arno.
A Pisa ho frequentato l’Università e in virtù dei tanti mezzodì in Piazza dei Miracoli seduta sui gradini del Duomo, lo sguardo rivolto verso il Battistero, questi luoghi mi appartengono.
Tutti quei panini mangiati sotto il sole e all’ombra di questi edifici meravigliosi che ospitano opere di scultura di una bellezza rara mi hanno fatto fraternizzare con i Pisano al tal punto che sicuramente se cerco bene nell’albero genealogico scopro una lontana parentela pure con loro.
 Comunque parenti o no, poco cambia, fin da bambina restavo ammirativa in contemplazione del pergamo del battistero.
Con la stessa emozione l’ho rivisto lo scorso anno a fine maggio e l’ho fatto conoscere ai miei amici francesi, insieme agli altri monumenti di quella meravigliosa piazza e alla città.
 Benché trascorsi tanti anni da quando frequentavo città e piazza, ho rintracciato tutto: a piedi per stradine e passaggi quasi segreti, i miei vicoletti abituali, la scorciatoia attraverso l’ospedale di Santa Chiara , e anche in auto con i sensi unici che non erano quasi cambiati.
Mi sono ritrovata seguendo un’antica rotta a passare davanti  all’appartamento dei miei vent’anni. Irriconoscibili entrambi, lui ed io. Il palazzo dove era situato è stato completamente ristrutturato, sventrato e ricostituito, io non ancora e forse mai.
Per una sorta di vezzo ho tolto gli occhiali che nascondono i miei occhi e anche per seguire il mio solo istinto. Ho eseguito questa specie di volo doppiamente cieco guidata dal radar Souvenir con ricordi che risorgevano a ogni angolo, a ogni bivio. Metro dopo metro mi si era snodato davanti il tragitto da seguire,avevo anticipato senza bisogno di rincorrere indicazioni,ritrovato tutti i percorsi di trenta e più anni prima con una chiarezza e una lucidità come li avessi percorsi la settimana prima.
Max aveva seguito le mie direttive, felice di guidare senza l’ingrato compito di cercare il cammino.
 Indicazioni, pannelli, segnaletica, assolutamente inutili.
 Accompagnata dalla Memoria che mi faceva avanzare con sveltezza e disinvoltura avevo sospinto auto e occupanti.
 Ponte alla Fortezza e Lungarno, tra vicoli quasi deserti, dopo una rotatoria ultra congestionata, mi erano apparsi tutti miei, come mi pareva logico e normale in virtù degli anni che ci avevo abitato e della lunga assenza.
I palazzi erano lì in un quartiere semi deserto a salutarmi, non a capo chino come i cipressetti di Bolgheri, ma pronti comunque per il “bentornata”.
 Amici e marito mi seguivano in rispettoso silenzio.
 Io continuavo ad alleggerirmi l’animo.
 Una rimpatriata così: un vero toccasana!
 Sono ripartita da Pisa con il cuore leggero, tanti anni e un po’ di dolori in meno.
 E’ con molta curiosità che pochi giorni fa ho aperto il plico proveniente dall’Italia:
una lettera dal comune di Pisa.
Si ricordavano ancora di me? Con il batticuore l’ho rigirata tra le mani.
 Mi volevano offrire la cittadinanza onoraria?
A forza di parlare di Toscana qualcuno aveva infine riconosciuto i miei meriti!
Quando parlo della mia terra,le parole escono dal cuore senza secondi fini..........ma fa pur sempre piacere sentirsi apprezzati.
 Ho a mala pena realizzato  che l’intestatario della missiva era un indefinito Monsieur ou Madame,cosa che mi ha fatto ridere, e poco riflettere. Questi ridicoli francesi per cui sei Madame Max…eccetera. Pazienza, facciamo diventare il marito un Monsieur Rebecca e attribuiamo pure a lui questa cittadinanza onoraria, anche se non se la merita. Lui non è toscano, non ci tiene affatto ad esserlo e critica il mio bel parlare, cui non riconosce il primato linguistico,anzi taccia tutti i termini a lui sconosciuti di toscanismi, o ancor peggio di forme dialettali e se ne tiene a debita distanza quasi fossero una specie di malattia infettiva.
L’ultimo tremito scuote la mia mano e una specie di gorgoglio pieno di emotività risale dalle mie viscere.
Mi annunciano che in data 21 maggio 2009, posso ammirare, se lo desidero, la foto sul sito internet,(chissà se i miei occhi verde-blu saranno ben visibili?), in occasione del nostro passaggio a Pisa, ci siamo resi colpevoli di un’infrazione al codice della strada in piazza Toniolo.
 I sensi unici saranno anche rimasti gli stessi, ma la zona dove abitavo è diventata zona a circolazione regolamentata e inaccessibile come buona parte del centro, con l’eccezione che piazza Toniolo non è proprio centrale, anzi un tempo almeno quasi periferica.
 La foto mostra senza ombra di dubbio, la targa francese della nostra auto.
A questa vista insorgo e mi ribello. Ma da quando in qua le infrazioni commesse all’estero ti raggiungono nel tuo paese di residenza?
 Questo magari è vero per tedeschi e francesi. In genere le multe sulla base dei soliti trattati preferenziali franco-tedeschi colpiscono gli incauti guidatori che magari pur credendosi protetti da targa straniera sono invece smascherati con la connivenza dei due governi di Francia e di Germania.
Ma tra Italia e Francia, non è mai accaduto nulla di simile, mai saputo che esistesse una reciprocità e anche in caso contrario,mai saputo che funzionasse grazie a totale inefficienza burocratica.
 Per anni ho sfidato limiti di velocità appena varcata la frontiera a Ventimiglia, senza che nessuno mi abbia mai contestato una contravvenzione. Possibile che tutto a un tratto l’inefficienza inverta la tendenza, e che i sistemi informativo- governativi seguano e concludano il loro iter?
 Prima, solo se colto in flagrante delitto dal solerte poliziotto che ti minacciava di sequestrarti l’auto, eri obbligato a pagare, altrimenti sfuggivi al balzello statale.
Ora invece con le prove di una stupida foto sei ricercato in tutta Europa e per giunta scovato e se non paghi raddoppi.
 La lettera del comune di Pisa mi era giunta inoltrata dalla Gendarmerie locale.
Bella la mia Europa unita! Ora ho capito a cosa servi!
Ho cercato tutte le informazioni legali possibili e immaginabili per oppormi a questa multa che reclamata dopo trecentoquarantacinque giorni mi è apparsa quanto mai disdicevole, una vera indecenza al limite se non dell’estorsione, sicuramente dell’oltraggio (a me!...nella mia Pisa!...)e che in più suonava come una beffa doppia. Tralasciando le implicazioni personali e private, sarebbero bastati venti giorni ancora per la sua caduta in prescrizione.
 Tempo limite sei mesi per una notifica in Italia, un anno all’estero.
Il mio amore per Pisa ha subito un duro colpo. Forse non è colpa di Pisa, ma dei pisani magari sì. Mi sovvengo di un detto toscano che recita”meglio un morto in casa che un pisano all’uscio” e mi dico che i nostri vecchi qualche ragione dovevano di sicuro averla.
Prendo nuove distanze da Pisa, dalla Toscana, dall’Italia.
Bando ai sentimentalismi!
Guarderò in direzione della Meloria con rinnovato amore verso Genova.
Inforcherò’ di nuovo gli occhiali, assumendo la non scelta delle lenti a contatto e fischiettando l’Inno alla Gioia sospirerò…… W l’Europa, Una , Unita, Forte!
 In questo momento e date le circostanze attuali sono anche disposta a pagarle il mio tributo.

W l’Europa, W la Repubblica, W il Re, W la R.....


 maggio 2010