Ascolto con un orecchio distratto le news che la mia compagnetta radio mi dispensa.
Tra ombre e luci di corrente alternata, ritornata ma solo
parzialmente a NY e l’affannosa caccia alla benzina che mi fa immaginare una
città nuovamente intasata e incasinata, il timpano è percosso dall’info della
prima sconfitta del PSG.
M’interesso limitatamente di calcio, stimolata solo da eventi
eccezionali e il campionato nazionale, che sia in Francia o in Italia mi lascia
indifferente, mi scivola addosso, ma….quando si parla di PSG drizzo le orecchie.
Non conosco particolarmente questo club, al di là dalla
sua mediatizzazione grazie all’acquisto da parte del Qatar, al mega insensato
acquisto di Ibrahimovic, il suo nome però mi è noto per l’antico antagonismo che
lega questa squadra all’OM, l’olympique
de Marseille, mia città di riferimento geografico e benché non me ne importi
nulla, per senso di dovere, di riconoscenza per questa terra di accoglienza mi
rallegro della sconfitta parigina.
…e in più anche del
bel cartoncino rosso per lo Zlatan fedifrago e venduto... vera ciliegina!
Che se ne farà Fidèle
ora del suo abbonamento???
E poiché non va più ai match, o insomma ci va poco, non
capisco perché non trovi un po’ di tempo per deliziarsi sul blog, che
ultimamente conosce una popolarità fuori del comune, ma non riceve più visite
al profumo di gruviera e cioccolato e soprattutto soffre dell’assenza di
commenti.
Senza commenti, non ci sono né ritorno né scambio e
quindi manca confronto, contradditorio e progressione.
Non mi resta che continuare a elucubrare su quest’antagonismo
che mi permette di pensare per associazione di idee alle mie terre, patria dei Comuni
che, quanto a rivalità, sono state maestre indiscusse.
Nella mia generazione, leggermente posteriore a quella dell’epoca comunale, l’unica opposizione che
credevo di attualità, (a parte quella tra le contrade senesi, rilevante
piuttosto dal campo delle lotte intestine) é quella che lega l’antica
repubblica marinara alla cialtrona provincia.
La prima toccò il fondo alla Meloria, la seconda vide la
nascita del partito comunista nel ’21 e diventò capoluogo di provincia nel ’25 grazie
alla famiglia Ciano. Il duello tra le due lo immaginavo legato a scozzi sul
Vernacoliere e nei testi irriverenti dei miei Gatti Mézzi..
…ma ora con questa nuova carta delle province e il nuovo
volto che si vuol dare all’Italia il risorgere di antiche faide è certamente di
attualità e quella tra la città dei quattro mori e quella della torre più che
mai viva.
Come dubitarne? C’era poco da sbagliarsi quando si pensa
di favorire Livorno a scapito di Pisa, forte della sua storia e tradizione.
In un paese che vive sulle rovine dell’impero romano cosa
aspettarsi di diverso?
La nuova diatriba non è recentissima, anzi esiste da un
momento, da tutta l’estate, ma io presa da attività matrimoniali non mi ero
neppure posta la domanda anche perché che accorpassero altrove in Italia non mi
sembrava strano ma che si osasse toccare alle province toscane, trasudanti di
storia comunale mi pareva inimmaginabile.
E non avevo preso l’ipotesi neppure in considerazione.
Dopo tutta un’estate tra tira e molla, disegni e nuovi
disegni leggo che la nuova forma della Toscana dovrebbe infine prevedere quattro
blocchi, quattro enti: la città metropolitana che ingloba Firenze, Prato e
Pistoia, la provincia della costa nord con Massa – Carrara – Lucca – Pisa - Livorno,
Grosseto
– Siena terzo polo e Arezzo
sola soletta che mantiene così la propria autonomia.
Secondo il semplice criterio del comune più popoloso i capoluoghi
dovrebbero essere Firenze, Livorno, Grosseto e - ovviamente – Arezzo.
Per Firenze e Arezzo non ci dovrebbero essere dubbi.
Per le altre, secondo diverse interpretazioni del decreto
ufficiale, non è chiaro e potrebbe essere lasciato spazio a nuovi criteri,
altri che la popolosità per decidere a chi concedere la posizione di “vedette”.
Beata Arezzo!
“Meglio soli che male accompagnati”-devono pensarlo in
tanti, rimpiangendo la propria autonomia. Ora oltre che “Roma ladrona…Roma
ignorantona” ma dove la mette la nostra storia, le nostre differenze, le nostre
origini?
Ed io, ora, come mi pongo?
Io che vivo nella continua mediazione?
A cavallo tra due culture, seduta su una sella montana,
guardando al di qua e di là dalle Alpi e per conciliare, allargando lo sguardo
sul comune mare nostrum, che ci culla?
Io che per nascita appartengo alla provincia labronica,
per madre pure, ma per padre e per studi sono pisana?
Io che sento il richiamo dell’Arno per il ranocchio che
vi buttai dentro visto che non si era tramutato in principe e quello dei Fossi
dove furono ripescate le finte teste del mio Modi’.
Che posizione tengo?
Una domanda cui non so rispondere.
Che turberà i sonni delle mie prossime trecentosessantacinque
notti!
E i miei bambini? Dove troveranno un equilibrio?
Già perturbati dagli eventi della loro fanciullezza, semi
sradicati dal patrio suolo, come faranno a crescere se non sanno più se la loro
madre è livornese o pisana???
Non ho scampo....tertium non datur!
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