Dieci centimetri per quattro? Forse anche meno, le dimensioni
di questa mini scatolina zeppa di ricordi.
Ce ne sono così tanti che non ve n’entrano più. Alcuni li
ho, via via, eliminati per far posto a nuovi, ma ora siamo arrivati veramente a
saturazione e prima che tutto esploda lasciandomi un pugno di frasi ridotte al
nulla, come una pagina bianca non salvata sul computer, o cenere tra ceneri, ho
deciso di deporli su una pagina del mio diario virtuale e non.
Certo sono oramai pochi, pochissimi perché la scatolina è
proprio mini e di memoria corta.
Tanti tra loro li conosco a memoria in virtù dell’averli
letti e riletti facendo una cernita per decidere chi eliminare. Altri irrimediabilmente
distrutti li ricordo comunque e a volte li cerco convinta che siano rimasti tra
gli eletti, i sopravvissuti.
Ah questo desiderio di immortalità perpetrato tra e da : le
parole, lo scritto, la memoria, l’eco di una voce che si affievolisce sempre
più. Desiderio di conservare imperituri avvenimenti, attimi, persone.
Non esistono trasferimenti automatici, non potrò
scannerizzare un bel nulla, solo trascrivere una parola dopo l’altra, la data,
il mittente.
Chissà se proverò le stesse sensazioni?
Chissà se sullo schermo udirò le voci di chi aveva
scritto, nel momento del mio clic e delle parole che rimbalzano nel cervello avvolto
tra tante madri che lo proteggono?
Comprata una quindicina di anni fa’, da allora la mia
scatolina mi ha sempre accompagnato in tutte le mie transumanze, attivandosi a
tutti gli effetti una volta varcata la frontiera.
Prezioso ricettacolo di una scheda regalatami dalla Nyp,
che aveva deciso di passare ad altro. Ereditavo così oltre al pregiato (per me)
tesserino anche sveglie notturne da parte di chi non conosce orari per
comunicare e crede che le 24 ore della giornata siano tutte fruibili per
manifestarsi.
Non tutti avevano avuto diritto al nuovo numero della
Nyp…ahimé per me e per loro.
La scatolina è proprio consunta, lisa, sporca. Vorrei
pulirla ma temo che a contatto con un po’ di alcool possa sciogliersi e non mi
resti in mano più nulla.
I tasti sono
completamente consumati. Di tutte le cifre solo una parte del numero 4 è riconoscibile.
SI e NO divenuti invisibili. Rosso e verde di un ipotetico tricolore in pratica
non identificabili se non fosse che, conoscendo la posizione del rosso, a
destra, riesco a intravedere una linguetta di questo colore. Quanto all’OK del
tasto centrale che dovrebbe far sfilare la rubrica, è un puro ricordo di questa
specie di castone oramai senza pietra.
Da che parte inizio? E come inizio?
Riproduco i messaggi in ordine cronologico, uno per uno,
inanellando le storie che si incrociano?
Li divido per autore?Per famiglia? Per argomento? Per storia?
Inizio intanto a contarli e scopro che sono quasi
settanta.
Stento a credere ai miei occhi e ai miei conti. Così
tanti? E passandoli in rivista mi convinco che inizierò a raggruppare quelli
dell’aprile 2010.
Il mese è il medesimo, il capodanno tailandese si
avvicina, le camice rosse sono tornate a far parlare di loro e un anniversario
si profila all’orizzonte della settimana.
Mi rituffo nel vortice, nel post caos dei festeggiamenti,
nella quiete dopo l’esplosione dei tappi. Dopo un sabato radioso caldo e
avviluppante, una domenica in cui volteggiavano fiocchi di neve, sedevamo in
sala, Turista fai da te si lasciava
contagiare e parlava di anelli di fidanzamento e piano piano tutto rientrava
nell’ordine scomposto della vita….
10 aprile 2014: il sole splende radioso come allora ed io
inizio con banali auguri, caldi avvolgenti e avviluppanti…e prendo ancora un po’
di tempo prima di scoperchiare la scatola di Pandora dei ricordi e cancellare gli sms
ricevuti.
Felice felicissimo
anniversario Nyp miei, tra musiche di foglie fruscianti, ghiri squittenti e alberi
cadenti nell’oasi di pace del vostro regno verdeggiante.....
....e con tanta dolcezza!!!!