perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


mercredi 14 novembre 2012

HOPPER....e DINTORNI



Gli Stati Uniti hanno tenuto banco, hanno invaso la scena attirato tutte le luci dei riflettori…insomma erano per così dire “on stage”.
Uso il termine stage in corsivo, ci metto pure le virgolette per sottolineare la provenienza straniera di questo termine entrato a far parte del vocabolario italiano e usato a torto e a traverso grazie all’errata pronunzia.
Stage, per l’uso che ne fanno in genere gli italofoni vorrebbe avere il significato di “tirocinio” “praticantato” insomma quella esperienza lavorativa dove puoi lavorare tanto, tantissimo come un regolare assunto ed essere pagato poco o anche nulla in virtù di questa meravigliosa opportunità concessa di fare esperienza (e qui devo spezzare una lancia in favore degli stages français  in cui gli stagiaires sono regolarmente pagati)
Il significato, come dicevo, dovrebbe essere questo nella mente dell’italiano che la pronuncia (e non la scrive)….
Se la scrivesse e basta non ci sarebbero problemi di confusione, ma in genere non è sotto questa forma che l’homo italicus fa uso di parole straniere e pronunciando “stage” finisce per dargli tutta un’altra valenza.
L’italiano alterna a momenti di forte e feroce sciovinismo (come durante le partite di calcio in cui riesuma persino la bandiera….storia vecchia e trita, lo so, lo ammetto, ma non per questo meno vera) ad accessi di esterofilia sfegatata (da “I LOVE NY” mentre è decisamente più interessante “I LAV MILAN”) che esercita appunto sfoggiando un repertorio di lingua straniera dove si trova di tutto, di più e di ridicolo pure.
Una forte predisposizione per l’inglese, non perché sia la lingua più facile, ma piuttosto perché, nonostante decenni siano passati “Tu vo’ fa l’americano” concetto sempre vincente e di successo, spinge ad anglicizzare qualsiasi termine straniero, con la falsa speranza forse di nobilitarlo e soprattutto vendersi “come poliglotta”.
Francese lingua di cultura, romantica, degli “chansonniers”ma meno legata all’innovazione, alla tecnologia, al lavoro, sicuramente nell’immaginario …. e
allora lo stage, parola francese che ti permette di entrare nel mondo del lavoro, anglicizzata in un accento che modifica la “A” in “EI”, ti fa entrare tutt’al più nel mondo dello spettacolo...
Stage in inglese significa, infatti, palcoscenico, e se si cerca un’opportunità di lavoro la “work esperienze”, si deve andare a caccia piuttosto di una “internship”.
USA dunque “on stage”, sul palcoscenico, sotto i riflettori della scena mondiale con Sandy, femmina ciclonica, la sconfitta di Mitt Romney, la nuova vittoria di Barack Obama, eletto per quattro nuovi anni alla presidenza di questo paese, gli scandali dei generali statunitensi, le dimissioni del capo della CIA….
È tempo di cambiare aria, fare un giretto nella vecchia europa...e allora “pourquoi pas Paris?”
Paris!!!  toujours Paris!!!

Ma a Parigi in questo momento….
Un tour a Parigi in questo momento non può escludere la mostra di Hopper: expo della rentrée, evento non solo della nuova stagione artistica che apre l’autunno ma anche grande mostra-evento dell’anno tanto che le code per accedervi non sono certo trascurabili e la pazienza è necessaria e di rigore.
Il giorno dell’apertura sono stati battuti tutti i record di visitatori con più di 5000 entrate per ammirare le opere dell’artista americano.
È la prima volta che, a Parigi, l'americano Edward Hopper(1882 1967), è l’oggetto di una grande retrospettiva.
La rassegna, che si articola in due grandi parti: gli anni della formazione e la maturità dell’opera di Hopper, permette di scoprire il percorso di questo artista, conosciuto per aver dipinto la classe media americana, attraverso 128 opere tra pitture a olio, acquarelli e stampe.
Un’appassionante mostra che rivela uno sguardo inquietante su scene di quotidiano americano.
Oltre Hopper, esposizione in questo momento a Parigi del fotografo Elliott Erwitt, la cui mostra si è aperta venerdì 9 novembre e rimarrà fino al 13 gennaio a Élephant Paname , recente spazio dedicato all’arte, inaugurato il 14 settembre di quest’anno situato nel quartiere dell’Opera.
 « Personal Best / Personal Choice »é una selezione di opere dell’artista che riunisce più di 80 cliché di Erwitt e rende omaggio a questo fotografo americano tra i più noti del XX secolo.
Erwitt di origine ebreo-russa ha vissuto la sua infanzia in Europa tra la Francia dove nasce nel 1928 e l’Italia, prima di emigrare con i genitori negli Stati Uniti poco prima della guerra.
L’opera di Erwitt è caratterizzata da leggerezza e uno sguardo benevolo con cui inquadra immagini di bambini, cani, star e personaggi famosi (solo per ricordare due foto celebri, sono sue la foto di Marylin sopra una bocchetta d’aria e quella del Che Guevara con il sigaro)
Ovvio che Parigi offre tantissime altre mostre di grande risonanza e con artisti molto più casalinghi…si potrà ritrovare Canaletto a uno dei miei musei preferiti, al Jaquemart-André, il russo Chaïm Soutine al museo nazionale dell’ Orangerie, l’ultimo Raffaello al Louvre e Van Gogh e Hiroshige alla Pinacoteca… e questa non è certo una lista completa di quello che si può trovare nella capitale francese…decisamente “on stage”culturalmente parlando!!!
I wanna be a part of you ...Paris Paris ...queste mostre non potranno sfuggirmi !

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