perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


jeudi 18 juin 2020

18 GIUGNO 2020

Non mi resta molto tempo per postare il mio messaggino augurale su Glob. 
Avevo pensato di lasciar correre:
dopo i primi auguri via whatsapp quando il festeggiato ancora dormiva, e perché li trovasse al risveglio, 
i secondi su FB, a seguito della mail-rappel che mi consigliava di fare gli auguri a questo figlio di cui non ho ancora dimenticato il compleanno (almeno fino ad oggi)
i terzi a viva voce con un bel momento di scambio di pensieri….
Ero appagata come festeggiatrice e come madre.
Poi tutto ad un tratto mi è venuto da pensare che avrei interrotta una tradizione, quella di scrivere qualcosa nel giorno del compleanno dei miei figli.
Forse qualche compleanno è stato saltato per motivi contingenti, probabilmente a danno delle figlie.
A danno del mio unico boy, invece no e così ho riaperto il computer per lasciare tracce nel mio “pollaio”, far cadere l’ovetto messaggio. 
Rapido revival dei 18 giugno precedenti, scorsi rapidamente per rinfrescarmi la memoria e constatare che:

Il primo 18 giugno di Glob è quello del 2011, ma il primo che ho immortalato in un racconto è quello del 2008, quando Glob (nato nell’autunno del 2010) non esisteva ancora.
Lo avevo scritto su un quadernino in TGV mentre raggiungevo Parigi e il festeggiato, e le prime righe avevano trovato posto su Glob, tra i ricordi riesumati proprio in questo primo augurio del 2011.

A parte un’unica volta nel 2013, non ci sono tracce del passaggio del mio boy a rassicurarmi i avermi letto.
Pazienza! Si tratta del suo compleanno non del mio…

Non è affatto vero che ogni 18 giugno è stato immortalato su Glob: il 2015 manca all’appello. 

Prendo la palla al balzo e confesso che “l’appello” è un tema ricorrente.
Più di una volta ho giocato su 18 giugno ricorrenza de “l’appel du Général De Gaulle” e compleanno di mio figlio.
Quest’anno magari, facciamo un doppio clin d’oeil al generale nell’ottantesimo della sua voce che rimbalzava da Radio Londra….in attesa di un quarantesimo da venire….
Non quello del suddetto boy.
Per lui c’è ancora tempo!
W le Général!

lundi 15 juin 2020

TUTTI A CASA

Tutti a casa!
Sessant’anni per questo film di Comencini con un grande Alberto Sordi in uno dei suoi tanti ruoli di italianità, piccola e mediocre fino a un finale da riscatto.
Tutti a casa!
Lo sbandamento dell’8 settembre 1943 in attesa di direttive, contrastanti nel caos generale.

Sessant’anni dopo di nuovo “Tutti a casa”, questa volta però per confinamento “cautelativo” il tanto amato, dai giornalisti, “lockdown”, gentilmente definito i “domiciliari” o con truce ironia il 41 Bis (regime carcerario particolare), e ancora una volta caos.
Treni presi d’assalto per tornare a casa, quella d’elezione, di confort, in barba alle limitazioni di spostamento che prevedevano restare nella casa in cui uno si trovava.
Decreti su decreti sempre più restrittivi per cercare di contenere l’ondata gigantesca di virus, più violenta di uno tsunami, che ha il “pregio” di sferzare, devastare e propagarsi fino però ad annullarsi mentre quella virale pur se indebolita sembra rigenerarsi continuamente o almeno non ancora autodistruggersi.
Tutti a casa, in cassa integrazione, in lavoro da remoto e da presente molto presente (se in più ci sono bambini da intrattenere). 
Tutti a casa a parte le eccezioni del campo sanitario, alimentare, della sicurezza e forse pochi altri che mi sfuggono.
Tutti a casa, facendosene una ragione o subendo faticosamente a seconda delle tante e diverse condizioni. Sopravvivere in pochi metri quadrati a stretto contatto di gomito, senza sfogo di cortile, terrazzo, balcone è un ‘impresa eroica.
Per “sopravvivere” intendo continuando a vivere e lasciando pure gli altri in vita, senza cedere a istinti criminali (per i quali sono quasi certa che potrebbero essere concesse le attenuanti).
….e poi piano piano la riapertura della porta di casa, dei primi uffici, dei primi negozi, armati di mascherine utilizzate con perizia chirurgica o cialtroneria pressappochista fino a una riapertura quasi totale di tutte le attività, tranne le scolastiche a parte qualche spiraglio per nidi e materne, ma tutto rimane nell’incertezza e nel solito caos.
Ho seguito le amiche insegnanti che si sono devolute con sacrificio e abnegazione per mantenere contatti con i propri studenti, con una mole di lavoro divenuta esponenziale da quel remoto molto presente che ruba le ore anche al futuro.
Ho seguito le amiche con i figli alle elementari che si sono improvvisate maestre sviluppando grande resilienza, e i cui figli hanno finito per rimpiangere la scuola (a parte rare eccezioni).
Il mio confinamento bi-patrio deve tenere conto della doppia realtà dei due paesi che in vero a breve intervallo hanno utilizzato misure analoghe e hanno marciato di pari passo, lotta tra virologi compresa.
Questa categoria medica in Francia come in Italia ha detto tutto e il suo contrario, si è insultata ed ha animato l’attualità allegramente.
Certo non tutti con il physique du rôle da schermo del professor Didier Raoult,.
Ma non va dimenticato che l’esimio prof (oramai mondialmente noto in binomio con l’idrossiclorochina), in una classifica basata su titoli accademici, numero di pubblicazioni scientifiche e numero di citazioni dei lavori da parte di altre pubblicazioni scientifiche batte tutti, posizionandosi 1° a livello mondiale, seguito a ruota dal responsabile della task force alla Casa Bianca, mentre gli italiani viaggiano nelle retrovie, veri fanalini di coda.

Tutto uguale o quasi ad eccezione del dominio scolastico.
In Francia è stata realizzata una parziale riapertura delle scuole fino alle medie ed organizzata una limitata, in numero e orario, presenza di studenti in classe su base volontaria.
Ieri sera l’annuncio ufficiale del Président de la République: dal 22 giugno ripresa totale per le scuole dalle materne al liceo, presenza obbligatoria ai corsi fino al 3 luglio, data ufficiale della fine dell’anno scolastico.
Finalmente 15 giorni di libertà per le madri sull’orlo dell’esaurimento nervoso!

Questo virus oltre agli irreversibili danni e drammi che ha causato ha letteralmente sovvertito gli equilibri e perturbato anime e coscienze.
Non ultima la sindrome da deconfinamento e non ostante la voglia di “tornare a vivere fuori casa” la difficoltà ad abbandonare il guscio protettivo casalingo.
Da confinati c’erano tante certezze: non si poteva fare nulla a parte guardare la televisione in tutta libertà.
Da deconfinati, di nuovo responsabili delle nostre scelte ed azioni e di decidere se e come vogliamo vivere.
Finirà lo sbandamento e sapremo anche noi ritrovarci dentro e fuori casa?

Tutti a casa?
Tutti a scuola?
...per reimparare  a vivere con gli altri o impararlo semplicemente, così come abbiamo fatto con il lavaggio delle mani: gesti semplici ma accurati per andare in fondo e non restare in superficie.
C'e voluto un virus per riscoprire l'uso del sapone, una riscoperta da non perdere e un'occasione da non sprecare per fare vera pulizia.
  

mardi 2 juin 2020

2 Giugno 2020

Le frecce tricolori sfrecciano sulla mia testa.
Il rombo mi assorda.
Se allungo la mano potrei forse toccarle tanto le vedo vicine dalla mia postazione.
Stupore, fascinazione, sensazione di irreale.
Via Bonghi, la terrazza dell'attico, un cielo terso, scintillante con le strisciate bianche, verdi e rosse che le frecce lasciano dietro di sé mentre corrono verso l'altare della Patria.

Dieci anni fa a Roma fui sorpresa da questo spettacolo che non mi attendevo, mentre facevamo una colazione improvvisata con croissants su questo tetto romano e intanto mi parlavano di matrimonio.
Per il matrimonio dovemmo attendere due anni pieni.
Non più il cielo terso di Roma, ma un cielo burrascoso dell'hinterland parigino.
Emozioni di tanti generi e sorta.
Quella regalatami dalle frecce non la ho mai più provata.
Quelle frecce tutte mie, cosi' vicine non le ho più incrociate.

Stasera le ho riviste sullo schermo televisivo accompagnate dall'inno nazionale.
Belle indubbiamente ma senza la magia di 10 anni fa.
74 anni di repubblica, che non sa più come e cosa festeggiare.
Una specie di ritorno alla cosiddetta "normalità"da domani 3 giugno, con le "frontiere" tra le regioni italiane che si riaprono ma intanto un 2 giugno in sordina, senza parate mentre il presidente della Repubblica si reca a Codogno.
L'Italia che deve ripartire sui valori della Costituzione, del 2 giugno del 1946.

Mi chiedo se questa Italia riuscirà mai a unificarsi ad abbattere realmente le frontiere, a costruire una vera Unità da decenni attesa.
Ancora poco più di tre mesi e sarà celebrato il 150 esimo anniversario della breccia di Porta Pia che apre la strada per Roma capitale. Sia mai che l'unità d'Italia diventi da pia illusione una realtà, ma le parole del Cardinale Zuppi, l'arcivescovo di Bologna, mi fanno dubitare " Non sappiamo unirci neanche di fronte alla massima tragedia del nostro tempo".
Parole che suonano come un De profundis...e di morti ce ne sono stati tanti, troppi.