3 Novembre
Senza più scadenze oramai, posso permettermi di spengere
i motori e avanzare solo spinta dal vento che gonfia le vele e quando arriverò …arriverò.
Certo, avanzare bordeggiando per agevolare, seguire,
compiacere il vento prende molto più tempo, ma è un dettaglio che, a questo
punto, mi lascia indifferente.
Non devo più correre da nessuna parte e dietro a nessuno,
tanto meno correre la maratona di NY e anche non l’avessero annullata, dubito
che mi avrebbe vista tra le folte schiere sul ponte da Verrazzano, pronta a
scattare.
Sul ponte però ci sarei salita volentieri magari a
scattare …una foto o per uno sguardo …
Bello sentirsi liberi di poter avanzare al proprio ritmo,
senza le solite angosce da mete, traguardi, obiettivi da raggiungere, quelle
che ci vengono imposte e quelle ancora peggiori che ci auto imponiamo, di cui
io sono una vera cultrice e specialista.
Avanzare a vela, senza il rumore del motore che copre e
falsifica i suoni, offre una concentrazione difficilmente raggiungibile
altrimenti e una sensazione di leggerezza incomparabile.
La leggerezza della procrastinazione, mi viene di
pensare, che ti offre tempi supplementari da espandere a proprio piacimento, ma
non ne sono certa.
La leggerezza
piuttosto derivante dallo svincolarsi dal non essenziale, liberarsi dalle
catene che ci creiamo e finire per alleggerirsi di zavorre che, con altrettanta
leggerezza, scarico tra i flutti, incurante che vadano a inquinare il mare.
Detto questo, mi dibatto nel dilemma che così volatile e
senza scadenze finirà che non toccherò mai terra, non raggiungerò mai le mie
isole, che forse vedrò solo dall’alto?
Non cerco neppure di rispondermi: la domanda mi pare
insignificante e ininteressante.
Penso ai miei girovaghi, a chi è appena rientrata e si
prepara per il prossimo tour, orologio alla mano, a chi terminata la settimana
di samba lavorativa si concede un lungo week end per ritrovarsi e chi si sta svagando
e riposando e ha ancora tempo da godersi tra palme, perle e pidocchi. I
pidocchi invero sono una licenza poetica del ritmo ternario a “tre p” che non
avrei potuto ottenere se avessi utilizzato il nome del vero flagello, le
zanzare.
Me lo avevano raccontato che alle isole “nobili” erano ben presenti, ma per non turbare
la partenza con fosche previsioni che come sempre sarebbero suonate i soliti profetici
vaticini di mater Cassandra, ho preferito
tacere…
Neppure a me nessuno aveva annunziato che in Canada avrei
trovato le orride black flies, zanzare
assatanate e agguerrite che colorarono di una successiva mano di nero la nostra
prima estate canadese, in cui Turista-fai-da-te
sviluppò un terrore assurdo per i vampiri, non so se condizionato da queste
vampirette volanti.
Per demitizzare e a mo’ di scongiuro disegnava i mostri
dai lunghi canini con tanto di mantello e unghie alla Nosferatu e si proteggeva
con collane di aglio che disegnava o realizzava con il garlic che mi
sottraeva in cucina.
L’estate iniziò molto tardi, terminò molto presto.
Ai primi di settembre le scuole riaprirono le porte, io ebbi
modo di scoprire nei boschi canadesi i più bei colori che sa offrire la natura,
ineguagliabile da nessuna tavolozza di artista, a riprova di quanto amo
sostenere che la realtà supera sempre la fantasia (ovviamente ad eccezione
della mia oltremodo fervida e feconda) e scoprire anche che la neve in Canada è
una option compresa nel prezzo, ritirabile
e utilizzabile quasi a ogni momento dell’anno con uno special per la gamma di lusso che risponde al nome di freezing rain, una pappa poltigliosa e appiccicosa
che si attacca a finestrini ricoprendoli, senza che a molto servano i tergicristallo.
Un lungo inverno ci attendeva e, prima ancora che iniziasse
ufficialmente a dicembre, ne eravamo già saturi.
Unica nota veramente positiva di quest’autunno invernale,
fu la venuta dei nonni etruschi e il
primo vero Halloween che i due più grandi si godettero. Soprattutto il piccolo
terrorizzato dai vampiri, che per spaventarli si travesti' da diavolo tutto
rosso, non capendo che con quel colore sarebbe giusto riuscito a irritare un
toro.
Riscosse comunque un enorme successo a casa della sua
compagna Zoe, dove era stato invitato per andare insieme a tutta la banda di
ragazzini a “terrorizzare” i vicini e da dove aveva fatto ritorno con una balla
riempita di dolci, caramelle e schifezze varie in grado di ridurre in poltiglia
tutti i suoi denti e fargli venire il diabete.
E poi sprofondammo nel semi-letargico inverno dal quale
ci risvegliammo al suono delle campane di Natale….quelle che in realtà non
suonarono mai laggiù dove andammo in vacanza per riprenderci dal trauma del
nostro primo inverno…
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