perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


samedi 31 décembre 2011

STRENNA di CAPODANNO!

Piccola strenna di capodanno per i miei ram-polli,pollizzoli e affini non tutti attenti e costanti lettori...ma so per certo che qualcuno di loro ama i miei fiabeschi racconti.
Per non fare ingiustizie , questa strenna,la offro a tutti loro…e
Chi mi ama…mi legga!

Potere del racconto
Ho scoperto con anni luce di ritardo, il potere taumaturgico della scrittura, la sua forza liberatrice e da quando posseggo il mio blog, ammetto che ne uso, abuso, ne faccio scorpacciate e anche overdose.
Mai letali però!
Il mio rapporto con lettura, scrittura, racconto non è sempre stato facile.
Se scrivere, era, per me studentessa, (storia vecchia) un incubo, leggere non era certo minor angoscioso problema. 
La lettura da bambina non mi piaceva. Guardavo i libri con sospetto e mi ci avvicinavo solo se arricchiti da belle illustrazioni a colori.
Nonostante le immagini comunque, cercavo di mantenere distanze di sicurezza tra me e loro.
Ricordo ancora con disappunto, un’incauta amica di mia madre che per il mio nono compleanno osò regalarmi un libro. Che idea!-pensai. Mi ricordo ancora con dovizia di particolari come il fatto mi avesse profondamente marcato. Cosa me ne facevo del libro? Che cosa potevo farmene di un libro? Oltretutto non era neppure un libro di novelle, l’unico genere che tutt’al più avrei potuto tollerare.
Si trattava invece di un romanzo.
Orrore!
Di un certo J.K. Jerome, illustre sconosciuto.
La copertina, illustrata, non era per nulla attraente.
Nessuna presenza delicata, eterea, femminile.
Se proprio non potevo avere una fata, almeno mi fosse concessa una principessa.
Invece nulla di tutto ciò. Insulsi maschietti vestiti ridicolamente e un titolo che non prometteva nulla di buono: “Tre uomini in barca”.
Ero forse affetta da misandria?
Mi era perfino toccato ringraziare, per giunta con un bel sorriso, mentre dentro di me schiumavo di rabbia e del libro, ne avrei fatto volentieri uso come oggetto contundente o in alternativa come oggetto da riporto per il nostro cane, che, pigro nel muoversi, così come io ero pigra nel leggere, non riportava nulla, anzi se ne rimaneva sprofondato nella sua cuccia imbottita, ghignando perfidamente perché il libro era destinato a me ed ero io che avrei dovuto leggerlo.
Ebbene sì questo era il triste destino che mi attendeva e l’utilizzo che dovevo farne.
Detestando fin da bambina ogni forma di spreco, mi rassegnai all’idea di cedere a quella stupida lettura.
I miei ricordi a questo punto si confondono.
 Il trauma subito mi impedisce i ricordare la storia del libro. Probabilmente un blocco psicologico dal quale non sono mai guarita. L’unica frase che riaffiora nella mia mente è: l’unica malattia che potei concludere di non avere era il ginocchio della lavandaia. Frase molto sibillina che mi ha, a lungo, incuriosita.
Cosa mai era questo ginocchio della lavandaia?
Ho continuato per tanto tempo a ripromettermi di andare a indagare da un’esperta in materia, la lavandaia appunto, senza peraltro riuscire a trovare il coraggio per formulare la domanda che mi pareva sfiorasse l’indiscrezione.
Margherita, colei che rendeva lo splendore, il candore alla nostra biancheria, veniva puntuale da noi tutti i lunedì mattina per lavare i panni. La rivedo in concaio, dove troneggiava un’enorme conca da cui prendeva appunto il nome questa stanza, sbattere le lenzuola nella pila e poi infine uscire in giardino per appenderle al filo ad asciugare a un tiepido sole o un leggero venticello.
La nostra casa, per l’epoca, era piena di comodità e tecnologicamente all’avanguardia, ma di lavatrici elettriche nessuno voleva sentirne parlare. Finché durava Margherita, nessuno si sognava di sostituirla con una macchina. Chi avrebbe mai avuto il coraggio di licenziarla?
Me la ricordo sempre vestita di nero, credo che le fosse morta una figlia, e con i capelli già grigi annodati in una treccia fissata a crocchia sulla testa.
Gli abiti erano un po’ lunghi e le coprivano il famoso ginocchio, così non potevo vedere come fosse e, ripeto, la buona educazione ricevuta m’impediva domande indiscrete.
Sono cresciuta così con un doppio trauma quello del libro e quello della famosa malattia che sospettavo mi avesse colpito, al polso però e non al ginocchio. A forza di lavare i miei fazzoletti nel lavandino del bagno il polso mi era diventato dolente e poi per peggiorare la già precaria situazione, lo avevo vieppiù sforzato sfogliando le pagine, girando i fogli del libro incriminato.
Un’infanzia con l’allergia per la lettura ma la passione della piccola lavanderina.
Come tanti bambini amavo l’acqua, soprattutto per giocarci piuttosto che per lavarmi e mi deliziavo a imitare Margherita, scimmiottandola. Trovavo eccitante appendere il bucato allo stendi panni e mi rispecchiavo in una splendida cartolina, indirizzata a me e ricevuta da una delle vecchie zie del babbo, dove era raffigurata una bimbetta riccioluta e sorridente molto stile Judy Garland che tra un risolino e l’altro appendeva culottes e fazzolettini.
Non mi assomigliava per niente, lei florida, bruna e riccioluta, io magrolina, biondiccia e spennacchiata, ma quelle mollette per i panni che correvano tra le nostri agili dita ci avevano fatto fraternizzare. Imparai la difficile arte dell’appendere ad asciugare per poi stirare con la minor fatica possibile.
 Avevo una carriera aperta!
Peccato che poi inventassero le asciugatrici di quelle che evitavano le pieghe.
Dovevo imparare a riciclarmi.
L’adolescenza con i suoi turbamenti, i suoi sconvolgimenti ormonali, mi guarì dalla misandria (ammettendo che ne avessi sofferto) e rivoluzionò i miei gusti. Oramai se anche, sulla copertina di un libro troneggiavano figure maschili non me ne preoccupavo più oltremisura, la copertina era diventata un dettaglio di una certa importanza nella scelta del libro, ma pur sempre un dettaglio e soprattutto avevo imparato ad amare i libri.
Li amavo a tal punto che spesso non avendo abbastanza tempo libero per dedicarmi alle letture, arrivavo persino a privarmi di momenti di socializzazione per potermi concentrare sul volumetto del momento e quando la pila di libri raggiungeva un’altezza ragguardevole ero costretta perfino a straordinari.
Così da una semplice giornatina, per prolungare il misero fine settimana di trentasei ore (è da considerare che andavamo a scuola dal lunedì al sabato compresi) finivo per allontanarmi dalle mie uscite social – scolastiche- quotidiane per un periodo ben più lungo.
In genere un po’ prima delle feste natalizie, mi trovavo nella condizione di dover strusciare un po’ più forte il termometro sotto il braccio, annunciare con voce prostrata che la mia temperatura aveva raggiunto i trentasette virgola due gradi, che ovviamente non potevano definirsi febbre, ma erano comunque sintomo di un principio di qualcosa di sospetto che non dovevo sottovalutare, pena ben più tragiche conseguenze, ivi compreso un demoralizzante natale in pigiama, quindi dopo la dolente dichiarazione, non mi rimaneva che confinarmi a letto.
Nessuno mi credeva, ma neppure mi contraddiceva.
Venivo abbandonata alla mia sorte di malata che raggiungeva dosi di stanchezza perché a forza di leggere gli occhi mi si cerchiavano. Destino di abbandono vagamente interrotto da un passaggio materno per ricordarmi che come mi fossi rimessa era il caso di riordinare il caos della mia camera, uno paterno che con un occhiata mi radiografava e mi lasciava crogiolarmi nella mia pseudo influenza e quello tenero e affettuosamente preoccupato della Tata che se non mi vedeva mangiare sospettava veri malanni…e io, presa dalle letture, dimenticavo l’ora di pranzo, merenda e cena, facendola cosi’ temere il peggio tanto che arrivava con spremutine fresche d’arance(sempre gradite!)
Verso il giovedì sera annunciavo un miglioramento, il venerdì mettevo il piede fuori dal letto e alla sera mi davo per guarita, sabato però per prudenza era meglio che rimanessi a casa, per non rischiare una ricaduta perché lunedì-fuori questione- dovevo proprio tornare in classe, cosa che regolarmente facevo dopo essermi fatta rilasciare il doveroso certificato medico per gli oltre cinque giorni di assenza. Caro babbo che con distaccata pacatezza e condiscendenza mi forniva il foglio di via.
Reintegravo così la scuola per poter recuperare compiti per le vacanze natalizie che non tardavano a iniziare due o tre giorni più tardi, coincidendo generalmente con il giorno del mio compleanno.
Fatte fuori le mie scorte letterarie potevo attendere le strenne natalizie tra cui sicuramente avrei trovato qualche succulento libro con cui deliziarmi e poi avrei sempre potuto fare nuove incursioni in soffitta dove soggiornavano pile di libri gialli d’epoca o frugare nelle tante librerie casalinghe per nuove prede. Materiale a casa non mancava….
Oggi non manco mai di far trovare sotto l’albero di natale, almeno un libro per la delizia dei miei bimbi.
Libri per lo più ameni per rallegrare e feste e lasciar immergere i miei cresciutissimi ragazzi in un po’ di fantasia creativa.
Quest’anno hanno avuto diritto a Odore di chiuso, librino che ha avuto già un discreto successo, e a cui ne auguro ancora, perché mi ha veramente deliziato.
Un atto di onoranza per i centocinquanta anni del mio paese, il racconto è ambientato appunto nel primo dopo-unificazione, e, onoranza mia, visto che ho regalato un libro italiano mentre in genere mi concentro su opere indigene.
Libri inizialmente poco conosciuti che mi avevano ispirato e di cui ho incrementato notevolmente le vendite, regalandoli a figli e non solo….tra questi come non ricordare “Et si c’était vrai” et “Les yeux jeaunes des crocodiles”. I miei due best sellers, o meglio i miei due best bought
Marc Levy forse non saprà mai che la crescita esponenziale, l’esplosione delle vendite del suo primo romanzo, la deve a me che ho comprato e regalato copie di questo libro in quantità industriali, spinto amici a fare altrettanto, stile catena di sant’Antonio senza bisogno di contaminare computer e anche spronato per avere la versione italiana da regalare al di là della frontiera a chi non legge in V.O..
Katherine Pancol ne è invece stata messa al corrente, in occasione di un incontro-dedica,  quando é venuta a Aix en Provence dopo l’uscita di quello che è diventato il terzo libro della saga.
Dopo due ore di paziente coda in fila per incontrarla non ho resistito all’impulso di raccontarle come avessi, anni prima, scovato il suo libro, annusato e decretato che aveva diritto a figurare tra i più venduti, mettendoci pure del mio o…. meglio la mia carta di credito.
Due libri, stesso rituale, stesso destino…con l’unica differenza che Levy non ha sentito e forse mai sentirà parlare di me, Pancol invece dopo l’incontro ravvicinato ha e continua a ricevere mail, cui, ce n’est pas de ma faute, lei risponde, da quando  un bel dì di settembre ho ceduto a un nuovo impulso e le ho scritto sul suo blog.
….e io posso dire che grazie anche a loro ho incrementato e arricchito il mio vocabolario di lingua francese: imparando cosa significasse pêche à la palangrotte, e à tire-larigot, termini che ho memorizzato e che arrivo con una certa infrequenza a utilizzare.
Soprattutto  con loro ho riscoperto ancora una volta il piacere della lettura e trovato il mio divertimento a leggere in una lingua che, per pigrizia, non essendo la mia langue maternelle, disdegnavo un po'.
Insomma il solito DO UT DES, principio dello scambio reciproco! 
Échange plus qu'enrichissant, échange plus qu'équitable!

Cela dit, ou bien, écrit; il ne me reste plus que souhaiter une bonne et heureuse année...
Une année riche de satisfactions, sereine et plein de légèreté....
Une année bien sûr remplie de bonnes et saines lectures....
de préférence de production Mater-n-Elle!!!


lundi 26 décembre 2011

OBLIGEE

Je me sens obligée de poster ne serait-ce qu'une petite note sur mon blog pour rassurer mes fidèles et infidèles lecteurs. Les assurer que je suis en bonne santé, les rassurer que je suis toujours en vie, notamment un certain infidèle qui squatte en ce moment chez moi.
I'm still alive...
I have no time
but...
I will come back..
with a lot of writing!
and...
I'will be waiting for your comments...
Je resterai en attente de tes commentaires.....

samedi 24 décembre 2011

……….MA CHI MI LEGGE...

Domanda problematica, molto problematica dunque inizio per esprimerla nel mio idioma:

……….MA  CHI MI LEGGE ?
proseguo:
Who are my readers ? Juste pour me mettre dans le bain

Qui sont  mes lecteurs? Certains (très peu) sont bien connus par mes services d’investigation
Кто мои читатели? Obligée par la poussée russe
¿Quiénes son mis lectores J’ouvrirais volontiers aussi à l’Espagne qui me délaisse
ambao ni wasomaji wangu? J’ai trouvé sympa un peu d’exotisme swahili
Wer sind meine Leser? L’Allemagne aussi fait preuve d’attention (dois-je en remercier  le couple Merkozy?)
Qui són els meus lectors?W la Catalogne(pas la salade!)!
Vilka är mina läsare? En souvenir du passé...
Ποιοι είναι οι αναγνώστες μου; Et pourquoi pas la Grèce ?
Kim są moi czytelnicy? La Pologne aussi suit de près ou de loin
ที่ผู้อ่านของฉันคืออะไร  Trop joli le thai!Beau pour le décor
Tko su moji čitatelji? Petit clin d'oeil à Mirela, mais je ne suis pas sure qu'il s'agit bien de sa langue.


CHI SONO I MIEI LETTORI?? Je ne les connais pas tous!

This is an S.O.S...but, I don't need  HELP...just want to know :
WHO ARE MY READERS?
...DO I HAVE READERS ?
I Want a Christmas gift ...lots of signed messages !!!
Please!
I’ll make a Christmas wish....to all my readers:
May the touch of Christmas be soft , sweet , delicate  and nice as reading my SPIFFERO !
Merry Christmas!!!

jeudi 22 décembre 2011

PRESEPE ALTERNATIVO....in preparazione

Siamo già alla seconda domenica d’Avvento;  Natale si avvicina a passi da gigante e i lavori di restauro in casa, fervono, si dilatano, e danno l’impressione che non riusciremo mai a porvi la parola fine.
Una certa preoccupazione mi assale.
Quest’anno sembra che saranno “tutti” a casa per festeggiare Natale, insieme.
Tutti, nessuno escluso, compresi i loro c.v.(che includo sotto questa sigla a lettere minuscole perché per il momento l’unico C.V. “legale” di famiglia è il mio) saranno qua riuniti,per un festeggiamento che se continua di questo passo sarà non sotto l’albero di natale, ma sotto gli alberi del giardino, perché casa non sarà mai pronta a ospitarli: sala , salotto e cucina sembrano ancora lontanissimi dalle loro sembianze abituali.
Come farò a decorare? A tirare fuori gli addobbi? A preparare la mia capannuccia, il mio presepe?
E oltretutto come farò con tutto il daffare che ho in casa a spedire auguri natalizi,e auguri per tutti i compleanni dicembrini che mi frullano in mente, (nascite del 5,7,8,9,10,15,24( ben due) + il 22 bonus,-magari gioco i numeri al lotto), come farò , dicevo a inviare, fosse solo, un messaggino stile telegrafico( aggettivo semisconosciuto per la grafomane-ciarliera che sono)?
Un’idea surreale, un po’ alternativa mi balena sotto la pia madre: quella di un presepio virtuale con personaggi reali e viventi che sceglierò tra tutti questi dicembrini che troveranno posto in una sorta di ricostruzione scenografica dove mescolerò auguri, fantasia e desiderio di tradizione.
Insomma immaginerò un presepe con umani cui si dirige il mio pensiero augurale di Buon Compleanno.
L’idea mi affascina, mi sorride e mi fa ridere, il che non guasta mai…
Ottimo per il cuore e le interiora!
Inizio a fare progetti, programmi, studiare la scenografia.
Già mi vedo, seduta su una poltroncina da regista, pronunciare il fatidico: “Ciack! Si gira!”
A sinistra, tra la sabbia del deserto, i Re magi con i cammelli e il cammelliere (ne basteranno, due, per i bagagli?).
In primo piano una folla di pastori, pastorelle, ovini vari (pecorelle di preferenza e qualche montone, almeno due o tre)
A destra in lontananza cascine (toscane) con pollami, porcelli, una mucca.
In fondo la capannuccia con Maria, Giuseppe, il bue, l’asinello e il bambin Gesu’(nascosto in attesa  della mezzanotte del 24)
Sopra la capanna, un coretto di angeli (almeno quattro o cinque)con arpe, liuti, flauti, clarinetti, niente chitarra che fa un po’ ….too much.
PURA MEGALOMANIA (infatti!)!!!
A conti fatti i soggetti che immaginavo di omaggiare non sono poi così tanti, per cui temo di dover rivedere il numero dei personaggi del presepio…à la baisse .
Non so se partire eliminando il troppo, o contando l’indispensabile?
Opto per la seconda ipotesi, pronta a tagli che non hanno nulla da invidiare a quelli governativi (per ridurre le spese).
I Re Magi? Necessari. Cammelliere? Si può eliminare. Cammelli? Beh magari uno.
Faccio fatica a sopprimere!
 Chi mi conosce bene, sa quanto io ami ritornare dai miei vide-greniers riportando a casa un po’ delle mie schifezze.
Coraggio!
Pastori, pastorelle, animali da corte, cortile, corteo? Elimino tutto! Compresa la cascina toscana,…che oltretutto necessiterebbe della presenza di un cipresso…e non so dove andare a trovarlo.
Elimino pure la mucca, con sicuro dispiacere di Nessie (ma tanto lei non è tra le festeggiate di dicembre)e il porcellino con rammarico certo del mio amico R (lui sì invece che è un festeggiato del mese, il 9)
Maria, Giuseppe, i due termosifoni a fiato e il bebè non possono mancare e magari se mi avanzano gli interpreti almeno un angioletto lo tengo.
Ora inizia il difficile e arduo compito dei ruoli.
Qualche idea l’ho già, anzi devo dire che proprio perché avevo in mente una certa ideina che mi è venuto il ghiribizzo di mettere in piedi tutto questo ambaradan.
Tra i vari festeggiati ci sono due fratelli giovinetti che desidero ricordare anche perché il maggiore a giorni compie i suoi primi vent’anni, il secondogenito qualcuno di meno, direi diciassette, ma non ne sono certissima.
VENT’ANNI vanno ben festeggiati (sono certa che lui ci penserà da solo a farlo alla grande!)
Sono sicura invece del giorno, il 7 per il primogenito e l’8 per il più giovane. Vivono a nord di Milano cosicché, benché rispondano a nomi ben differenti , mi viene di pensarli come Ambrogio e  Immacolato e mi vien pure da piazzarli nella capannuccia a fare il bue e l’asinello.
Nessun riferimento a stereotipi classici, è solo che ce li vedevo bene a rappresentare due personaggi, sia pure del regno animale ,ma simpatici.
Poi sono certa che i ragazzi hanno l’humour necessario(che deriva loro dai geni materni) per accettare il ruolo e riderci o …ragliare.
Per il ruolo della Madonna, ho pensato a Mirela, un’iniziale M in comune;  per il resto ben poco la lega a Maria, almeno religiosamente parlando, però ha delle fattezze e lineamenti da madonna, per cui il ruolo è suo. E così pure il 15 è sistemato.
Per il personaggio che dovrà giacere nella mangiatoia, molto salomonicamente decido di offrire l’opportunità a chi è nato proprio la vigilia di Natale e poiché sono in due: Angelique e la nipote americana Mary a essere nate il 24, non posso certo rifare la storia e dire che Gesù’ aveva un gemello,( come Luigi XIV e la maschera di ferro).
Devo trovare una soluzione alternativa e storicamente valida.
Visualizzo entrambe nella capanna, ma con piccoli ritocchi .
Non tengo conto dei loro nomi che potrebbero fuorviarmi e offro alla minuta Angie un posto in basso sulla paglia e a Mary un ruolo d’angelo in alto, sul tetto.
Mary la vedo bene fluttuante nel cielo con un bel camicione azzurro, grandi ali bianche posticce, i lunghi capelli sciolti, magari intenta a suonare un flauto, un piffero o un clarinetto.
ALLELUIA!!!
Ahi ahi! Il materiale scarseggia. Mi rimangono solo la nipote Cecilia (il 5), la prima nipote in assoluto, la sister di Mary (il 10) e il mio amico R il 9.
Scontato che il ruolo di Giuseppe vada a quest’ultimo maschio rimasto in lizza.
Talmente scontato che non glielo affibbio, e lo destino invece alla nipote Cecilia, che sono certa, non si dispiacerà troppo di infilarsi una tenuta maschile, scompigliandosi un po’ i riccioli e appiccicandosi una barba finta.
Ecco la capanna è pronta con tutti i personaggi.
Uffa! Che fatica.
Mi mancano ancora i tre Re magi e il cammello.
Del gibbuto posso farne a meno, ma i Magi non possono mancare.
Senza Gaspare Melchiorre e Baldassarre….che presepe sarebbe mai?
Devo dire che la sorella di Mary (il 10) la vedo bene nelle vesti di uno di questi maghi venuti dall’Oriente, anche se il nome( a scelta Gaspare o Melchiorre) non è così affascinante, i personaggi sono invece molto interessanti e degni di gran rispetto, come è lei.
Baldassarre spetta per assonanza al mio amico R (il 9).
Son quasi certa che lui avrebbe preferito un ruolo più terra-terra, dove rotolarsi.
 Magari si sarebbe ben identificato in uno degli animaletti che lui ama molto.
La penuria di attori, ahimè, detta ferree regole.
Di necessità deve far virtù e recitare il ruolo di mago, sapiente, piuttosto che far le capriole.
Mi manca il terzo Re ma ho ancora a disposizione il bonus, il 22.
Onestamente mi proponevo di risparmiarlo e non fargli fare fatiche inutili ma, ubi maior minor cessat, così alla mia 22 toccherà rivestir panni di sapiente, studiosa e maga e visto che è un po’ strega, diciamo, che si rimane in tema.
Vero, che per lei avevo previsto un’apparizione un po’ diversa, più scenica, alla Hitchcock, proprio come faceva lui, regista,che trovava il modo di introdursi per un attimo nel film .

Sento che… mi toccherà lavorare, prima durante e dopo..per raccogliere tutti i pomodori che i non interpellati attori mi tireranno dietro quando scopriranno  in quale assurdità li ho trascinati.
Pazienza, se… la piglieranno male.
Ritirerò tutto, cancellerò il mio presepe virtuale e farò gli auguri solo al Bambin Gesù, quello vero, e a quella meravigliosa creatura nata il 22 verso le sei del pomeriggio in un oscuro paesino della costa tirrenica.
 Nessun bisogno di aggiungere altro e neppure pacchetti dono, il regalo lo ha già avuto con la libertà che le ho concesso di divertirsi a suo piacimento.
Un consiglio solo aggiungo…quello di tirarsi su il bavero del cappotto…fosse mai che con tutti questi spifferi si prendesse un torcicollo o un colpo della strega!

mercredi 21 décembre 2011

Nous y sommes...presque

Minus ONE...
meno di ventiquattr'ore ...
la meta si avvicina, sempre più...
Anche quota quattromila visite sta per essere raggiunta.
Sarà il regalo che mi aspetta???

dimanche 18 décembre 2011

IMPATIENT!

L'impazienza regna!
...a svariati livelli, in tantissimi campi!
Tante cosette da dire...cerchero' di farmi nodi al fazzoletto
per non dimenticare, ma resisto....
Ancora Quattro giorni
...Quatre jours
....Four days
....Vier Tage
четыре дня!!!

p.s.
still a short note!
un appuntino!
un post-it!

jeudi 15 décembre 2011

SILENCE...speaks Agnese!

I decided to be quiet for eleven days…
The Eleven days of Christmas … my personal Christmas carol!!!
Since December the 11th, when I posted my last text, I won’t publish anything else (this is not a writing, just a short note)
until December 22nd, my B-day.
So, after Un alberello di ricordi (A Little Tree of souvenirs) my next opus will be Presepe alternativo (Alternative manger)…but you still have to wait!!!
Be patient!

dimanche 11 décembre 2011

UN ALBERELLO DI RICORDI....

Faccio un po’ fatica a lasciar partire questo pezzo, iniziato il primo dicembre, che é finito per diventare quel che è diventato…mi sento un po’ come se avessi il filo di un palloncino stretto nel pugno e fossi combattuta tra il desiderio di dischiudere le dita per dargli la libertà di volare e tenerlo con me, lasciandolo invecchiare e sgonfiarsi….

Lungo mese appena iniziato, mese di sfavillanti luminarie che compensano il buiore di giornate cortissime. Mese di luci e di ombre, di ricorrenze festose e di feste che non festeggeremo più, di arrivi e di partenze.
Un piede nel presente e uno nel passato da dove volteggiano souvenir, persone in qualche modo legate a questo mese, che mi voglio sentire vicina in un ricordo solo gioioso.
Se la casa non fosse quella specie di campo di battaglia, di copia conforme e deforme di Beirut, ovvero un cumulo di macerie, detriti di una ex cucina e di una veranda in cerca d integrazione, forse mi sarei già data agli addobbi natalizi e avrei adornato un alberello con una decorazione speciale ad memoriam, considerando che la memoria, il ricordo non hanno dimensione e albergano fuori di spazio e tempo.
Avrei potuto preparare un mix di palline o oggettini vari.

La prima pallina, color clorofilla, per Pixie, indiscusso pollice verde che oggi 2 dicembre, (mentre scrivo) avrebbe avuto diritto a soffiare su novantun candeline.
Ha lasciato invece il freddo del Canada, a fine ottobre prima che l’inverno si insediasse,  per una destinazione siderale sicuramente ben riscaldata, dove sono certa che continuerà a far nascere virgulti rigogliosi, sbocciare fiori multicolori e crescere a dismisura piante e piantine, compresi i dittami, senza barbatrucchi alla Giamburrasca.

Una pallina madreperlacea per la nonna Bianca che se n’è andata un anno fa, tra il turbinio della neve nelle prime ore del mattino di un altro otto dicembre.
Il colore, una scelta che le si addice per il nome, per le splendide perle che mi aveva offerto come benvenuto all’interno della famiglia trentadue e mezzo anni fa, in ricordo del filo che anche lei portava intorno al collo, un filo più corto e più leggero del mio che la mia primogenita, allora bebè agguantò e succhiò con devozione religiosa, la prima volta che la nonna arrivò a casa nostra e la prese in collo, lasciandosi infine conquistare da una “bambina”.
Perché la nonna, così almeno professava lei, non aveva un debole che  per i maschietti .

Un candy-cane rigorosamente bianco e rosso per la zia Lisa, l’ultima sorella di babbo ad andarsene nell’autunno di un anno fa, una zia dicembrina come me, che festeggiava il compleanno qualche giorno prima di Natale. Per lei ho scelto una forma a bastoncino di zucchero non perché fosse una zia melassosa, ( era soprattutto una zia piena di vitalità, tanta inventiva e allegria) ma perché a lei è legato un ricordo natalizio e zuccheroso.
È con lei che ho fatto la scoperta del carbone dolce: un dolcetto grigio e bucherellato che assomigliava a un pezzetto di coke, ma che a differenza di quello vero era fatto per essere bruciato nello stomaco piuttosto che ne camino.
Ricordo ancora lo stupore di me bimbetta dodicenne di fronte a tanta scoperta, tanta meraviglia.
Venivo da un paesetto delle campagne toscane, dove queste ghiottonerie non erano ancora arrivate.
Lontani a venire, i tempi della globalizzazione!
Ero dovuta andare fin nella prima capitale dell’ex-regno italico per scoprire simili leccornie e per contestare da quel giorno in avanti la mia Befana, arretrata e antiquata che non si era ancora aperta a simili raffinate novità, propinandomi il solito carbone nero e assolutamente immangiabile.

 Una pallina multicolore e fluorescente per la mia amica Maria nata alla fine dell’autunno, poco prima che il segno del Sagittario fosse (e continua) a essere rimpiazzato dall’austero Capricorno, che ben poco le sarebbe  andato a genio e si sarebbe confatto al suo spirito, ragion per cui si era ben data da fare per non sorpassare la data limite, presentandosi il 20 dicembre.
Maria che amava vita e colori.
Era un’esplosione di Allegria, Buonumore, Cordialità, Dinamismo, Estrosità … potrei continuare con tutta una successione interminabile di aggettivi che purtroppo finirebbero pour  se solder par un…Vide, Zut  il Vuoto della sua partenza, la Zavorra che le è pesata implacabilmente addosso.
Ma lasciandola riaffiorare nei miei ricordi, come un delfino che riappare dagli abissi, mi rendo conto che la scelta di un colore non definito, mal si conforma a lei ,donna sognatrice ma anche molto, molto concreta.
 Delfini, mare, sole …
Come non averci pensato subito? Certo ! stacco subito la pallina multicolore e fluorescente e ne appendo una nuova, dorata, calda, solare, come lei e come la stagione estiva, solatia che tanto amava.

Un ultimo addobbo sul mio alberello, la pallina finale per babbo che si è defilato giusto in tempo per evitare festeggiamenti alla grande, pubblici, privati, discorsi ufficiali e non, in onore del centenario della sua nascita, questo 11 dicembre.
Una pallina argentata?
Il colore mi parrebbe indicato; petit clin d’oeil  allo scafo del suo ultimo Sara.
L’idea però della piccola sfera, per lui mi sembra riduttiva.
Ci vorrebbe ben altro ornamento.
Qualcosa di più pertinente, di più illuminante, che gli calzi a pennello, che gli si addica ad  hoc.
Ecco! Ora lo so perché l’ho lasciato per ultimo, non conferendogli la posizione mediana, che gli spettava cronologicamente, non solo perché dulcis in fundo, ma perché l’ultimo dettaglio di un albero di natale è sempre la punta, la stella, la stella cometa che guidò i pastori.
Una stella argentata a ricordo di babbo, creatura illuminata e illuminante, vero figlio dei Lumi che per anni ci ha guidato: noi figlie, nipoti, nipotini, familiari, amici e i suoi tanti pazienti affezionati.
La Stella dei pastori, simbolo che rimbalza, rimandandomi con il pensiero alla mia mamma che non ha legato la sua presenza a questo mese invernale, pur se, non posso dimenticare che mi ci ha fatta nascere.
Ancora una volta riprendo il filo, logico, illogico delle coincidenze, delle concomitanze, delle circostanze,  delle conseguenze, riunisco il tutto legandolo con un bel nastrino lucente che ben si addica all’albero, riflettendo sull’idea  che babbo a ogni sua barca da un certo periodo in avanti ha sempre dato il nome della mamma, perché, come diceva lui, -non ci fossero gelosie-lui non faceva preferenze. Il suo primo e ultimo pensiero era “la Sara”.
La barca? La moglie? Dipendeva dalle occasioni…sempre la Sara comunque e se questa decorazione ha l’argento dello scafo, è tuttavia il simbolo particolarmente legato alla mamma  che l’ha lungamente studiato e a lei era tanto caro.
La solita boucle che si è bouclée  tra luccichii, sfavillii e suon di zampogne e campanelle.
L’avvento è iniziato, con il nostro bagaglio di passato  rimaniamo nell’attesa di un futuro…
Buon Avvento! Buon Vento !

 
Minuscolo puzzle di souvenir, fatto di cinque tasselli che si incastrano.
Cinque punte e la coda luminosa della cometa.
Il simbolismo è tanto....
Non mi rimane che alzare il mio bicchiere vero o virtuale e brindare a questo Uomo meraviglioso che solo per farmi felice mi scompiglierà il capelli soffiando sulle cento candeline per farmi sapere che mi è accanto.
Auguri Babbo, ovunque tu sia!

samedi 10 décembre 2011

TOCCATA et FUGUE

 Intouchables , le film qui en ce moment cartonne en France, est considéré par les Américains un film raciste.

Intouchables, touchés ! ?

C’est le grand débat de la journée, au moins à la radio que j’écoute, partageant l’attention des auditeurs avec deux autres sujets:

2) destinée des usagers de la SNCF après le 11 décembre et

3) destinée de l’Europe et de l’Euro.

J’écoute attentivement les interventions.



Europe et l’Euro, quoi en faire ?

Énorme dilemme, avis très partagés.

Quelle tristesse ! Moi, qui l’ai vue grandir, je n’aurais pas d’incertitude !



Ce, désormais très proche, 11 décembre, est le véritable jour X.

Énorme changement d’horaires des milliers de trains…et suppressions.

Énormes chamboulements dans la vie de milliers d’usagers qui protestent pour tous les ennuis auxquels ils se préparent à être confrontés et pour lesquels ils ne peuvent pas grand-chose, sauf la grève des titres de transport envisagée, si j’ai bien compris, pour le lundi suivant.

Les usagers appréhendent ce 11 décembre, se demandant où ils passeront la nuit s’il n’y a plus de trains pour rentrer à la maison

La SNCF de son côté aussi appréhende ce 11 décembre. 
Elle redoute le bogue, mais pas de problèmes pour rentrer le soir.

Moi, pas de problème : soit je descends à pied dans mon lieu de cogitation, soit je pars en voiture, car je ne peux qu’utiliser ce moyen de transport pour mes petits travaux.


Intouchables  déchaine les auditeurs.
Il n’y a que des Américains pour accepter la vision américaine.

Les Français se préfèrent « racistes »et « politiquement incorrects ».

 Ils défendent le film comme des lions.


J’ai vu le film, je l’ai apprécié, j’ai trouvé qu’il n’était pas, quant même, la comédie de l’année que l’on prétendait, je n’ai pas ri aux éclats comme la plus part d’autres spectateurs, j’ai même trouvé que parfois il n’y avait rien à rire, au contraire, c’était tellement triste….mais j’ai bien aimé le sujet et son exploitation, la sensibilisation au problème handicap, sa sensibilité, et les acteurs aussi !

Dire que le film est raciste, que le noir joue le rôle d’un singe savant, d’un bouffon au service de son maitre, d’un esclave que l’on éduque et l’on émancipe m’a semblé tellement…..Tellement ridicule que j’en rirais s’il n’y avait par contre qu’à se déprimer en écoutant ces propos.

Vieux propos démagogiques !

De tout le film j’ai d’abord gardé le souvenir de la motivation du choix lors du recrutement.
Le handicapé choisit ce jeune, car il ne montre pas de s’apitoyer sur lui.

Puis le commentaire d’une amie qui connait bien ce type de problème et qui encore une fois a mis le doigt dans la plaie.

Le handicap ne réclame pas de la pitié, juste du respect comme tout être humain !

Du respect aussi pour tous….


p.s.

Il ne s'agit pas du virus ; le cas échéant relève d’un autre domaine.
C’est juste un texte visant le public français, difficile à TOUCHER si j'écris en italien.

Il existe toute sorte d’intouchables.

Touché, touchée, touchés ?

Toccata et fugue !





vendredi 9 décembre 2011

PENSIERI CROISSANTS

Ritrovo il filo sottile dei miei pensieri e il solito filo di Arianna che mi fa uscire dal labirinto.
A forza di lamentele, l'isolamento a est e finito e si sono riaperte le mie finestrelle sul mondo.
Dagli States a Singapour ritrovo i miei visitatori sicuramente casuali e causali come lo erano quelli d'oltre-cortina.
Il mio subconscio aveva lavorato, stimolato da piccoli messaggi radiofonici, ben prima che diventassero grosse notizie.
Zar vecchi e nuovi, tempi da guerra tiepida ritrovati...insomma mi rendo conto che il mondo si modifica limitatamente e rimane sempre fedele alla celebre frase del principe di Salina:"Tutto cambia affinché nulla cambi..."
La mia malattia sembra in fase di remissione e il mio virus pare perdere forza.
Certo che non più tardi di una settimana fa, ho temuto il peggio.
Camminando per strada, persa come sempre nelle mie riflessioni, mi sono resa improvvisamente conto e con enorme frayeur, una paura colossale, che i miei pensieri erano sfornati belli caldi e già tradotti. Orrore! Pensavo in french.
Nessun preconcetto nei confronti della lingua, ma dell’automatismo  invece sì.
Lo choc è stato così forte che penso abbia agito come antigene, anzi, pardon, come anticorpo, poiché non si trattava di sostanza esterna all’organismo dato che sono ben io, che lo ho invece autoprodotto.
Beh, che dire?
Pur se con qualche residuo e strascichetto, mi pare abbia funzionato.
Sto tornando al mio idio...ma natale e naturale.

jeudi 8 décembre 2011

NON HO PIÙ DUBBI…

Non ho più dubbi il kgb mi spia!
…e non solo!
… perché sono quasi certa che deve aver utilizzato l’ultima parola chiave, lucchetto, catenaccio, vero sesamo passe-partout, non per aprire ma per chiudere e bloccare le mie porte.
Oramai sono visionata solo da Russia e ogni tanto da Germania (sicuramente dell’est).
Diventerò una spifferovna che gelerà nella steppa siberiana? che si ritroverà tra cavoletti (non di Bruxelles)e patate della prateria ucraina, o finirà per fuggire in quella caucasica ?
Santi tutti, correte in mio soccorso!
La settimana è ricca e abbondante…anche se non li ho ricordati e santificati vieppiù, possono ben pensare a me.
Proteggetemi!
Mi rivolgo particolarmente a Saint Nicolas quello del 6 dicembre (non all’altro dell’Eliseo, che non credo in odore di santità),a Sant Ambrogio
che si onora il 7,(…il Sant Ambrogio di Milano quello vecchio là fuori di mano, così gli diamo un tocco politico pure a lui, ma questo un po’ più vecchiotto e risorgimentale), all’Immacolata, di oggi 8 dicembre , (le donne sono sempre molto potenti, le Mamme poi … non parliamone), domani il 9, a San Siro, magari non fa miracoli allo stadio tanto che il Barça ha avuto la meglio sul Milan , ma i santi non possono scomodarsi e abbassarsi a pratiche di questo genere...) potrei continuare ancora per molto perché di santi gagliardi (in senso figurato) ce n’è ampia scelta in questo mese, ma concluderò il preannunciato espace d’une semaine, terminando con Santa Lucia, la ben nota santa del 13, protettrice della vista, quella del, già altrove ricordato, detto popolare ”Santa Lucia ti protegga la vista che all’appetito ci pensi da solo”.
Lo ripropongo ancora, perché così butto in politica pure Lei… tanto luogo dove si mangia senza ritegno e più di questo….non saprei dove trovarlo.
E ora, protetta da questo mio personale kgb,( Korazza Grande Benedizione)vero talismano, non ho più nulla da temere
 

lundi 5 décembre 2011

CLÉS, SÉSAMES et CADENAS

Décidément je prends acte qu’il existe bien des mots clé, clés passe-partout et qui, surtout, ouvrent la porte, jadis fermée, des pays de l’Est.
Depuis « En vadrouille » mon détecteur de passage sur le blog a explosé (oui, je l’avoue : « En plus de ce virus qui me pousse à écrire dans la langue de Georges, j’en ai attrapé un autre : le virus marseillais qui agrandit juste un petit peu ma vision de la réalité. »).
Il faut néanmoins reconnaitre que depuis quelques jours la Russie est en tête parmi les pays fréquentant mon blog.
Je ne saurai pas expliquer le pourquoi.
Je n’ai pas touché à la révolution d’octobre (nous sommes déjà en décembre) ou bien, parlé des tzars, même pas du dernier, Nicolas,(le vrai ) duquel je garde quant même un souvenir, hérité de ma maman.
En effet je possède un programme du spectacle de gala du 17 mai 1896 :
« Spectacle au Grand Théâtre Imperial de Moscou, donné à l’occasion du Couronnement de Sa Majesté l’Empereur Nicolas Alexandrovitsch et de Sa Majesté l’Impératrice Alexandra Féodorowna », récite ma brochure.
(Je donne tous ces détails pour témoigner de ma crédibilité, bonne foi, etcetera et prouver que je ne suis pas en train de faire travailler mon imagination)
En cette circonstance, l’opéra joué s’appelait « La vie pour le Tzar », musique par M Glinka, paroles par le Baron Rosen(toujours d’après la dite brochure).
Malgré ce document qui aurait pu m’inspirer tout un récit, je n’ai pas parlé de lui, ni de son épouse ou bien de sa famille, ni de Poutine et des élections législatives non plus.
Mais, peu importe, la Russie m’a dénichée.
Je crains le pire.
Serais-je peut être fichée ?
J’espère qu’il ne s’agit pas du KGB qui suit mes traces….
Peut-être, il s’agissait juste d’une clé USB égarée qui a ouvert la porte erronée !

ps
e se ora si aggiungeranno anche i paesi satelliti....me la sarò voluta

samedi 3 décembre 2011

LA RETE DI GHISA

Manifestement, il existe des mots clés !
Des mots capables d’attirer les internautes, les capturer comme la toile de l’araignée avec les insectes, de faire tomber les poissons dans la nasse, dans le filet…
Ah ces internautes, insectes, poissons, qui se laissent piéger par mes titres, à mon avis, innocents et personnels, qui en réalité se révèlent de véritables guets-apens et qui faussent le nombre des visites sur mon blog.
C’est sur, les dates sont souvent des miroirs à alouettes.
C’est bien pour cela que je me suis décidée à les écrire d’une orthographe modifiée, mais, rien à faire, encore plus de visites, et souvent depuis des pays lointains et suspects.
Aujourd’hui, par contre, je suis de plus en plus intriguée par le succès de « En vadrouille », ne pouvant pas m’imaginer sa capacité d’attrait, son potentiel magnétique, son aptitude à m’amener, m’aimanter  des lecteurs depuis  la Russie.
Ah ces Russes toujours en quête d’évasion, à la recherche du français perdu, de l’au-delà du rideau de fer. 
Seront-ils, à tout hasard, restés magnétisés par tout ce métal qui circule ?

 
ps 
se un giorno  studiosi, letterati e affini, analizzando il titolo vorranno vederci un clin d'oeil a scrittrici italiane, liberi di farlo.
Confesso che, alla ricerca di un metallo per la mia rete, tralasciando oro, troppo inflazionato (ormai in Francia, usato, rotto, si rivende anche dai tabaccai, che fanno da intermediari), e pure tralasciando argento, che fa tanto terza età, ho subito pensato zinco, ma la Mazzantini non è delle mie terre, ho divagato atterrando su ferro, privo però di nessi logici e illogici che lo legassero a me, ho quindi dirottato su un più tosco, acciaio.
Acciaio lega di ferro e carbonio e sinonimo per me di Piombino, triste cittadina (Avallone docet) a sud della mia, ben più ridente.
Così ho aumentato la percentuale del secondo componente e ne ho fatta… la ghisa!

jeudi 1 décembre 2011

EN VADROUILLE...

Je lis la page d’un carnet de voyage relatant de Portofino.
Portofino a renvoyé ma pensée à un autre village ligurien : Porto Venere à côté des Cinque terre.

Nous rentrions d’un voyage en Toscane avec des copains français.
La première halte, en arrivant en Italie, avait été Camogli et en quittant mon pays, je voulais offrir à mes amis une dernière vue spectaculaire sur ce Mare Nostrum.
Cela faisait un énorme laps de temps depuis que j’avais visité Porto Venere pour la dernière fois et je le trouvai bien sûr changé.
Accès presque impossible en voiture, j’avais dû bien négocier avec le gardien du parking pour qu’il accepte de nous  laisser garer la voiture, le temps d’une petite visite, d’une petite collation.
Léger repas dans un petit resto, conseillé dans notre guide gourmande (et non), où la moitié des commensaux étaient de langue transalpine.
Partout, une foule déconcertante en ce dimanche de fin avril.
Je commençais à me repentir d’avoir eu l’idée de cette étape, mais on y était et,..bon, on allait continuer notre petit tour.
Nous avions grimpé jusqu’à la petite église de San Pietro, bâtie sur le reste d’un ancien temple probablement érigé en l’honneur de Venus  Ericina (d’où peut être le nom Porto Venere) et là en sortant de l’église la vue sur la mer au travers d’un arc à pic sur l’étendue bleue, un spectacle à couper le souffle.
Je restai, le regard scotché, perdu au-delà de cette fenêtre en pierre, mon esprit errant au loin dans l’espace et dans le temps.

La prima visita di Porto Venere di cui trattengo una visione nitida e dettagliata nella memoria risale a quarant’anni fa, il 28 aprile 1971.
Ne ho già, altrove, raccontata l’occasione: una gita scolastica del liceo, dipingendone a fosche tinte la giornata e il suo contesto: sciopero dei tabaccai (vero dramma per me fumatrice e per i miei compagni di classe, per lo più adepti della sigaretta) e sottolineato, tra le varie conseguenze, il favoloso guadagno: un’Amicizia DOC (l’amica ex-genovese).
Non mi ero addentrata in descrizioni paesaggistiche né in liriche esaltazioni di tanta bellezza.
All’epoca però so di aver considerato che quel lord Byron non era, poi così scemo se vi aveva soggiornato: “Bel posticino davvero!”
Ho ancora le foto di quella giornata, tutti in fila su un muretto, un gruppo di noi ragazze su uno scoglio, una mitica foto di qualche compagno in costume, reduce da un bagno d’inizio stagione, occasione per cercare di impressionare noi ragazze.
C’è anche chi mi aveva impressionato, non tanto per l’atletismo - i bicipiti all’epoca mi lasciavano molto indifferente, e, in effetti, il genere maschile che mi affascinava ai tempi aveva più del reduce da Woodstock con tanto di chitarra al collo, emaciato e post-sessantottino che del cultore del muscolo e super sportivo.
Mi aveva colpito pur o forse essendo tutto il contrario di quanto i miei canoni si prefiggevano, ma onestamente non saprei più dire il perché.
Innamoramenti adolescenziali, impossibili e assurdi di cui ero una specialista.
Porto Venere però, a parte quest’uscita in comitiva, è stata per lo più una meta velica, una visita e vista dal mare, dalla barca, un luogo legato insieme a tanti altri porti a ricordi dell’infanzia e della gioventù a bordo del Sara.
Sara, vascello fantasma e non.  Un nome garanzia: quello di mia madre e di tutte le barche di mio padre dalla fine degli anni cinquanta in avanti.
Unica eccezione, un piccolissimo interludio con un'imbarcazione che aveva avuto diritto a essere chiamata come me.
Era nata e stata battezzata Emily, modello Gaia, disegno Sparkman & Stephens, costruita nei cantieri Benello di Livorno, e-"alle barche non si cambia mai nome"-diceva babbo, ma per farmi contenta mi aveva assecondata.

Sapevamo tutti comunque che sarebbe rimasta poco con noi, il tempo che fosse pronto il nuovo CC di Cuthbertson & Cassian, che doveva rimpiazzare il “vecchio Sara”, ma che tardava a essere varato, e babbo, senza barca, non poteva vivere.

Fu l’unica barca mercenaria, assoldata per colmare il vuoto di un’attesa prolungata.

La barca della mia prima crociera, ancora bimbetta, fu appunto il primo Sara, il glorioso due alberi tutto in teck, affondato nel settembre 1969 durante una regata notturna alle Formiche di Grosseto, cui succedette, interregno a parte, il nuovo Sara, il C.C. sul quale ho veleggiato fino alla vigilia delle mie nozze e nel cui pozzetto è ancora riuscita a far guazzetto la mia primogenita che non aveva ancora spento la sua prima candelina.

L’anno seguente era già arrivato l’ultimo Sara, quello che, uscito dai normanni cantieri di Fécamp, era disceso, ai primi dell’anno, attraverso i canali per insaporirsi, contaminarsi o purificarsi (secondo i punti di vista) nel Mare Nostrum e guadagnare le coste toscane, ove grazie alla sua deriva mobile poteva insinuarsi in anfratti diversamente non raggiungibili da un’altra normale barca di quella stazza e lunghezza.

Pochi mesi più tardi, l’estate 1982 ebbe il privilegio di cullare i primi sonni marini di Turista-fai-da-te, che all’epoca faceva ben poco da sé, a parte piangiucchiare ogni tanto e si lasciava trasportare in un baby pullman, dove continuava a dormire ovunque e soprattutto all’ombra protettrice dell’albero maestro e al suono delle sartie che sbattevano nel caos di Porto Azzurro all’isola d’Elba.

Quest’ultimo Sara, un Via 36 in alluminio, imbarcazione superrivoluzionaria che quella mente eccelsamente aperta e lungimirante del babbo aveva scovato, lo ha accompagnato fino ai primi anni di questo nuovo millennio, fin quando l’augusto genitore, con la sua consueta lucidità, nel 2004 decise che era arrivato il momento di separarsi.

Una barca doveva essere intrattenuta, coccolata, curata e lui sentiva che non era più in grado, da solo, di occuparsene come avrebbe voluto e dovuto e … ovviamente questa, ancora una volta è un’altra storia.

 

Mon regard égaré recherchait au travers de la fenêtre dans l’étendue bleue la caresse du vent qui gonfle les voiles, le gout du sel qui brule les lèvres, la douceur de la réminiscence qui rend la vie moins pesante.

 

Au revoir Porto Venere et Golfo della Spezia, autrement dit Golfe des Poètes, au revoir Lord Byron, Shelley, D.H. Lawrence, vous les Anglais qui avez séjourné ici, au revoir aussi à beaucoup d’autres artistes subjugués par tant de charme.

Au revoir aussi, un jour, babbo caro, tu es et seras toujours dans le bleu du grand large, le blanc émerveillant des voiles, le souffle du vent qui décoiffe mes cheveux, le sel de l’eau de mer, le sel de la sapidité de la vie ; toi et tes leçons de tolérance, esprit dans lequel tu nous as élevées sans pouvoir faire atteindre à tes, trop petits, disciples la hauteur de leur maître.

Merci de m’avoir accompagnée si longuement dans la vie, de m’avoir toujours soutenue, appréciée, valorisée et de m’avoir appris jusqu’à ton dernier souffle.

Esprit qui a fait gonfler la voile de mon bateau magique qui me fait toujours naviguer et avancer dans le souvenir de ton enseignement lumineux.