C’é mamma e mamma, famiglia e famiglia, e politica
familiare e politica familiare….
Per anni sul patrio suolo, da moglie a carico e madre
casalinga, mi sono, in un certo senso, sentita una cittadina di serie D, da demodé
a socialmente ed economicamente disimpegnata … .
Potevo ben occuparmi dei tre figli ed essere
sempre al pezzo, non avere problemi di scioperi a scuola (io che non andavo a
lavorare), assistere i miei “pollizzoli” malati (io che potevo starmene a casa),
essere disponibile per attività extra( io che avevo tanto tempo libero), aiutare
a scuola, scuola materna, come genitore responsabile (tanto con due figli
scolarizzati e solo una neonata a casa avevo poco daffare) e senza peraltro
affollare asili nido...
Tutte queste prerogative dovevano bastarmi,
avanzarmi, confortarmi e soddisfarmi.
E io in effetti ne sono stata felicissima.
Questo ruolo vissuto così mi ha permesso scelte di
disponibilità a seguire i miei figli e a seguire (ma in un altro senso) anche il
padre dei tre senza battere ciglio.
Certo che sapere che la mia presenza fiscale era
quantificata in uno sgravio di tasse irrisorio e che quella dei tre minori
contava ugualmente per poco non è stato mai particolarmente flatteur… Sia ben chiaro non che mi considerassi sminuita, ma non ero certo valorizzata dal sapere quanto poco io
valessi come detrazione tributaria e quanto misera fosse la quota di assegni
familiari che CV percepiva “a causa mia”.
C’è voluta la Francia, mio ultimo paese di
accoglienza per ristabilire un certo equilibrio. Qui, a differenza dell’Italia,
esisteva una politica familiare attenta e veniva praticata una tassazione che
teneva realmente conto del quoziente familiare. Più figli hai, più il numero di
parti (non quelli della partoriente) bensì intesi come quote, aumenta. E più è
alto il numero di parti di una famiglia e più la tassazione diminuisce.
Un adulto una parte, due adulti due parti.
Liberté, fraternité,
égalité!!!
Evviva!Fiscalmente contavo quanto CV!
Un figlio mezza parte, due figli altra mezza e
dunque una nuova parte da aggiungere.
Dal terzo figlio in avanti il calcolo varia (secondo
non so ben quale criterio, perché io mi sono fermata a quota tre figli) e
diventa per così dire esponenziale.
Il terzo figlio vale più dei primi due (devo
ammettere che il calcolo mi pare sensato perché, benché a questo punto avessi
sviluppato una certa esperienza di gestione, il lavoro quadruplica) e lui da
solo vale una nuova parte.
Totale siamo diventati una famiglia da quattro
parti (1+1+ ½ + ½ +1) e le nostre tasse
sono diminuite drasticamente.
Avevamo insomma un’utilità fiscale legalmente riconosciuta!
Nessuno, peraltro potrà accusarmi di aver portato
avanti una politica familiare espansiva per puro profitto, da immigrata che
vuol beneficiare delle agevolazioni che la Francia, da tempo, offre.
Quando sono arrivata sul gallico suolo, i tre
figli esistevano già, e il mio espatrio al tempo dell’ultima gravidanza non era
minimamente prevedibile e in ogni caso non lo era nella terra di Obelix.
Non avevo nessunissima idea che l’esistenza del “trio”sarebbe
stata un incentivo per ridurre le tasse, al pari di donazioni a enti benefici,
e con risultati ben più tangibili. L’ho scoperto solo quando abbiamo presentato
la nostra denuncia dei redditi, la déclaration des revenues.
Quello che non ho scoperto, ahimè, che tardivamente
è che avrei potuto beneficiare delle famose Allocations
Familiales, sostegno alle famiglie elargito a partire da quota due figli
fino a che non sia compiuta una determinata età e che i figli siano scolarizzati.
(le regole sono leggermente più complesse ma io ho, per far breve,
schematizzato)
Sapevo dell’esistenza di questa forma di
contributo che credevo però destinata solo ai francesi, o comunque ai residenti
che lavoravano ed erano retribuiti da aziende impiantate in Francia.
Essendo noi degli expat, ovvero espatriati con contratto di distacco italiano e con i
contributi previdenziali pagati dunque in Italia, non credevo certo di poter
vantare dei diritti in proposito e non avendo tradizioni di Stato Assistenziale
alle spalle, neppure ci ho pensato a indagare per sfruttare il sistema.
L’attualità mi fa fatto riesumare e riesaminare la
politica familiare.
In Francia oggi si parla di ridurre queste
prestazioni familiari, nate come sostegno alla famiglia, in generale. Non è la
prima volta che si pensa di modificarle, già nel 1998 furono messe in
discussione e concesse in base al reddito. Dopo 10 mesi, causa la non
popolarità del provvedimento, furono ripristinate tali e quali. Poi si è parlato
di tassarle (al momento queste erogazioni non rientrano nella dichiarazione dei
redditi) senza peraltro farne di nulla. Ora sembra sempre più certo che non
saranno più elargite indiscriminatamente a tutti i nuclei con due figli ed
oltre, ma sarà operata una selezione sulla base del reddito familiare.
Dopo decenni, dai tempi della politica familiare
dell’era mussoliniana, anche in Italia si torna a prendere in considerazione la
famiglia e a preoccuparsene pur se con motivazioni ben diverse da quelle del ventennio
colonialista.
Contemporaneamente infatti in Italia riecheggia la
proposta dell’attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi che prevede un’
erogazione di 80 euro mensili ad ogni neo mamma per i tre primi anni del bambino. Condizioni
particolari: reddito che non superi i 90 mila e se immigrati, in possesso di
permesso di soggiorno da almeno cinque anni.
Tutto questo mi riporta al mio passato trascorso
di immigrata con figli a carico.
…alle allocations
delle quali avrei potuto beneficiare, e delle quali non ho goduto, dal primo
giorno che ho messo piede sul gallico suolo.
Se ci ripenso, mi viene un attacco allergico.
Sette anni di allocations perse!
Per un puro caso, anni e anni dopo il nostro
arrivo, ci venne richiesto di presentare domanda visto che ci fu spiegato che
ne avevamo diritto e ci vennero concessi un anno di arretrati (di più purtroppo
ci dissero che non era possibile recuperare).
In quel momento furono molto apprezzati, senza
troppo recriminare per tutto quello che avevamo perso, ma rallegrandoci di
quanto ci era caduto inaspettatamente in tasca.
Le allocations
continuarono ad essermi poi erogate ancora per quattro anni, fino ai raggiunti
limiti di età, non miei ma dei figli.
La mia missione in seguito, da creatura generosa, è
stata quella di darmi da fare per far beneficiare quanti come me ignoravano
tanta grazia di Dio, per lo più altri expat
d’oltr’alpe; quelli d'oltre mare ma anche di altri paesi europei con tradizioni più sociali, tutti già informatissimi, non necessitavano del mio contributo.
Per un’amica arrivai fino ad andarmi ad informare
per lei all’ufficio preposto.
Divulgai, divulgai, misi da parte quell’ atteggiamento
un po’ timido e vergognoso e mi aprii alla com.
Knowledge is power, come dice
sempre la cugina, e ha ben ragione!
Penso all’unica figlia rimasta in Francia. Il
giorno che diventerà madre, probabilmente non le spetterà nessuna allocazione e
forse non avrà neppure più diritto alle parti aggiuntive che partecipano al
calcolo del quoziente familiare. Le rimarrà forse la possibilità di espatriare
di nuovo….