Un risveglio in musica mentre mi stropiccio gli occhi e sorseggio il mio cappuccino ringraziando tra me e me la scelta di RTL che mi delizia con ben tre canzoni del nostro Georges.
Da quest’anno, per raggiunti limiti di anzianità sul suolo francese, quello che abitualmente considero il vostro Georges, è diventato anche mio, non perché io sia diventata legalmente cittadina francese ma solo perché quest’anno ricorrono i vent’anni del mio insediamento in Provenza e dunque ho deciso(tanto se non ci penso da me dubito che a qualcuno venga in mente) di attribuirmi una cittadinanza onoraria e di conseguenza il Georges baffuto è anche un po’ mio.
Con qualche anno di ritardo sul bis-bis-bisavolo Julius sono partita alla conquista della Gallia di cui non si può più dire che divisa est in partes tres,così come d’altronde io non sto scrivendo un nuovo “De bello gallico”anche se spesso mi sono trovata a combattere su questo suolo con figli, amministrazioni pubbliche, private….ma questo come sempre è ...un’altra storia, storia personale di scaramucce.
La data esatta del mio arrivo trionfale(laddove il trionfo era da intendersi solo sulla burocrazia aziendale che procrastinava ogni giorno la mia partenza) non è ancora stata raggiunta; mancano più o meno quaranta giorni.
I quaranta giorni che all’epoca furono una ben più lunga quaresima in quella specie di deserto che era e sicuramente è ancora Cardano al campo.
Nell’agosto del ’91, freschi di ritorno dall’esperienza canadese, la nostra partenza per la Francia pareva immediata tanto che CV aveva bocciato ogni spostamento e allontanamento dalla provincia varesina. Eravamo tutti in una sorta di stand by, cui chiaramente mi ribellai e con i pochi mezzi in mio possesso, disertai.
All’epoca, donna poco emancipata, per raggiungere le mie terre toscane non mi rimase che armarmi di coraggio, zainetti sulle spalle, figli stretti per mano e intraprendere con i miei tre il viaggio in treno. La mia auto era in un container in rotta verso l’Europa insieme al resto del nostro trasloco, ma io non volevo perdere l’occasione di una visita a casa pur se breve.
Arrivò settembre ed eravamo sempre a Cardano mentre CV aveva iniziato a fare un po’ di assaggi di Francia, ma la partenza era imminente anche per noi.
Le scuole riaprirono le porte ma non per i figli che rimasero a casa, tanto saremmo partiti l’indomani.
Con gli amici a scuola i figli iniziarono ad annoiarsi e poiché l’indomani era già diventato l’altro ieri senza che nulla di fatto sostanziale fosse accaduto, mi decisi a cercar per loro ricovero, nelle strutture scolastiche vicine a casa.
La primogenita ritrovò parte delle sue antiche compagne in prima media, Turista-fai-da-te, molto faccio da me anche all’epoca reintegrò la sua vecchia classe oramai di IV elementare tra lo sconforto delle sue ex maestre ritrovate, visto che il pargolo pieno delle sue solite energie e per giunta incoraggiato da uno statuto di visitatore temporaneo era più che mai perturbatore della quiete e della disciplina che le due insegnanti riuscivano a tenere, già in condizioni normali, a malapena con una classe di indemoniati che non necessitava certo l’ incoraggiamento da parte del mio, entusiasta del caos, secondogenito.
Chi rimase fuori circuito fu l’ultimogenita. Il suo posto alla scuola materna mantenuto in attesa del suo ritorno, poiché non era stato reclamato non era più disponibile, rapidamente preso da altri in lista d’attesa e non ebbe altra scelta(e io neppure) che rimanere a casa con me aspettando di poter anche lei essere scolarizzata in terra francese.
Cosa che non la perturbò per niente, mentre rese me un po’ più nervosa e irritabile di quanto già non fossi
Ma come CV mi ripeté, “tanto è questione di poco, il tempo che firmino il contratto”.
Evidentemente in questo inizio di anni ’90, in pieno periodo di crisi, l’inchiostro per l’agognata firma doveva essere divenuto un genere di super-lusso, introvabile sui mercati.
Lui così partì a fare il pendolare bisettimanale tra Provenza e Lombardia e io rimasi accampata in un appartamento riempito nel frattempo di scatoloni del trasloco che non potevo aprire perché “tanto saremmo partiti a giorni”e dunque a che pro’ disfarli?
Il famoso Cui prodest?
Il o i Cui di sopra, avrei ben saputo dire chi fossero e anche quello cui non proderat (giovava) tanto lui i vestiti da inverno li aveva con sé.
Per le vacanze dei Santi o dei Morti, secondo la preferenza, salimmo tutti in treno a Novara e dopo otto ore di sballottamenti raggiungemmo Avignone, per una visita al padre, che ci attendeva alla stazione e imperterrito cercava di rassicurarci circa la nostra venuta stabile, mentre io mi logoravo in quest’attesa alla Godot.
L’autunno avanzava, le castagne cadevano, i miei capelli pure e così le mie speranze di una vita normale . Mi decisi infine a passare all’azione cercando tra le tante scatole quella che speravo la buona,se non altro per rivestire i poveri derelitti e compii il mio crimine perfetto sottraendo il necessario e risigillando il tutto per non lasciar tracce del reato e del maltolto sottratto.
Tutto ciò ovviamente per non demoralizzare le truppe. La partenza si avvicinava…
Bisognava credere, obbedire e resistere allo scoraggiamento e…. al freddo incalzante!
Le notizie sul fronte firma del contratto, conditio-sine-qua-non, per il nostro trasferimento, mi arrivavano semiquotidianamente come un bollettino di guerra, attraverso i comunicati dell’Antonia, l’insostituibile e impagabile gestrice degli affari del corpo dirigente, nonché vicina di casa e zia dell’amica di mia figlia.
Cercava di incoraggiarmi e di non farmi perdere le speranze.
Domani, lunedì, a metà mese, settimana prossima,a fine mese.
Nuova illusione, nuova smentita, nuovo disinganno!
La situazione economica non era facile, nessuno si decideva ad assumersi responsabilità.
Forse non avrebbero firmato mai questo maledetto contratto di distacco.
CV avrebbe continuato a fare il pendolare in missione perpetuamente rinnovata.
Io a vivere, anzi a vegetare in quella specie di limbo ove ero immersa.
Chissà un giorno mi avrebbero forse trovata mummificata e ricoperta di ragnatele in mezzo ai miei scatoloni, e si che Halloween era oramai passato.
Dicembre aveva fatto il suo arrivo, tra ghirlande di luci, festoni, decorazioni e letterine a babbo Natale.
Sapevo bene cosa avrei voluto chiedere io nella mia di lettera: l’uscita da questa situazione ambigua di non vita che non sopportavo più e che mi privava di ogni lucidità.
Neppur io però avevo inchiostro né per scrivere,né per stampare(il computer poi era in una delle tante scatole e a essere onesti a quei tempi ne facevo ben diverso utilizzo).
Ma il babbo Natale cui avrei dovuto rivolgermi avrebbe cestinato la mia richiesta senza leggermi, dunque veramente cui prodest indirizzare un’epistola a Cascina Costa, sede della ditta della mia disperazione?
Natale, gli ottant’anni del mio babbo l’11 dicembre, preparati alla grande dai suoi fratelli che organizzavano, divertendosi come bambini, sorprese su sorprese, il prossimo ponte dell’immacolata l’8.
Previsioni di vacanze, di feste, di festeggiamenti che mi lasciavano indifferente.
E poi…lassù qualcuno pensò veramente a me.
Rivedo ora come ora l’Antonia risalire le scale del palazzo dove abitavo, mentre io le scendevo per andarle incontro e recuperare infine il mio foglio di via, il mio foglio di vita.
Stupii chi mi chiedeva perché non attendessi la fine del trimestre scolastico, Natale, il compleanno….
Non attesi un giorno di più, avevo procrastinato fin troppo.
CV arrivò di gran carriera e come una carovana, un po’ ridotta a dire il vero partimmo in fila indiana.
Lui sul mio Vitara canadese, azzurro, scomodo, ma tanto amato, io sulla sua Alfa Romeo, rossa-antimalocchio, più confortevole. Figli e bagagli semi equamente divisi.
Per l’Immacolata feci il mio ingresso ufficiale nella nuova vita e i figli, la loro rentrée a scuola.
Io felice, anche perché il giorno dopo, recuperate le mie facoltà mentali, mi sarei imbarcata in aereo per Roma per andare a festeggiare, donna libera e liberata, il mio babbo,loro un po’ meno contenti di non seguirmi dal nonno e per la perdita di un giorno festivo, giacché in Francia, l’8 dicembre è un giorno come un altro, ma alquanto eccitati per l’inizio di una nuova avventura.
Un’avventura che ha dato una svolta e un indirizzo particolare alla loro vita, ma anche alla mia e a quella di CV….ma questa diventa ancora una volta un’altra storia.
Una storia lunga da raccontare, una storia per il momento durata un Ventennio, un ventennio bianco rosso e blu.
Allons enfants!
Non ho precisato che il 29 ottobre ricorreva il 30esimo anniversario della scomparsa di Brassens
RépondreSupprimerOhh mutti queste si che sono le storie che piacciono a me! Me la sono divorata!!! Buffo pensare che 20 anni dopo sono io che vado a Roma per l'8 Dicembre. Un bacio e abbraccio tenero
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