Mi sento come la lumachina, anzi, viva la precisione, come una chiocciolina.
Rinserrata nel mio guscio protettivo, domino dall’alto la città e non oso avventurarmi.
Tengo le distanze tra me e il mondo circostante; lascio fuoriuscire le antenne e annuso l’aria dal terrazzo, mi chiedo se osare, tentare l’avventura nell’ignoto, sconosciuto e temibile territorio cittadino, poi mi ritraggo e mi rinchiudo a riccio.
Ammetto che non mi risulta troppo difficile, i ricci: marini, terrestri, di tutte le razze mi sono familiari.
Continuo la mia battaglia interiore, facendo progetti, ricercando stimoli, cercando manifestazioni, monumenti o semplici mete, facili da raggiungere.
Con l’aiuto di Google map studio itinerari, mi faccio disegni, bozzetti, piantine, localizzo passaggi pedonali, semafori e incroci a rischio.
Con l’aiuto di Google map studio itinerari, mi faccio disegni, bozzetti, piantine, localizzo passaggi pedonali, semafori e incroci a rischio.
Mi lancio?
Meglio riordinare la cucina…
Pronta per il salto nel vuoto?
Ricompongo cuscini e coperte.
Colonne d’Ercole a me!
E le camice da stirare?
Il vento chiama, devo sciogliere le vele, issare la randa e il fiocco…ma dove approdare?
Il vento continua implacabile a sbatacchiare le ante delle finestre, piccole nubi batuffolose solcano il cielo d’un azzurro luminoso, rallegrato da un sole splendente, mentre io scruto l’orizzonte da questa nuova torre.
Una vera torre o meglio una torretta quella del super attico dove alloggio, molto più meritevole del nome di quanto non lo sia la mia tour casalinga, una torre d’avorio, piuttosto!
Lo sguardo si frantuma davanti palazzi, poi osa, scavalca, dettaglia, mette a fuoco…San Giovanni in Laterano e al polo opposto il Colosseo.
Devo lanciarmi, rischiare di perdere il nord, il sud, l’est e l’ovest e di perdermi.
Inizio la caccia alla chiave per aprire, chiudere la porta di casa, il cancellino della terrazza, la porticina che apre sulle scale. Sono già a quattro chiavi e almeno dodici tentativi di cui due ripetuti una volta di troppo. Meno male che l’ascensore funziona senza chiave, comunque per liberarmi di un po’ d’ansia decido di scendere i tre piani a piedi; rinuncio così allo stress da claustrofobia.
Il portone è aperto; attraverso il giardino e varco il cancello aperto pure lui.
Con loro farò la prova chiave al ritorno quando a sera saranno chiusi.
Penso con tenerezza a Pollicino e vorrei tanto, come lui, avere dei sassolini bianchi da seminare lungo la strada per essere certa di ritrovare il mio cammino.
Il cuore batte forte, mentre cammino cercando di ripercorrere passo per passo, con la mente, la cartina che ho cercato di memorizzare. Avanzo verso una meta che cerco di raffigurarmi, ma è ignota e dietro a ogni angolo non so cosa potrebbe nascondersi…
Faccio soste tattiche per chiedere con nonchalance informazioni e proseguo.
La meta sembra sempre più vicina e a portata di mano e infatti, attraversati degli archi, il negozio che cercavo è là.
Sospiro enorme di sollievo!
Mi caccio nel grande magazzino e mi confondo tra la folla, gli scaffali, acquirenti e venditori.
Piano piano, riesco a fondermi con il resto del mondo. Perdo la cognizione del tempo e del denaro. Cedo alla pulsione di acquisti di creme, unguenti, balsami, scrub che levigheranno la mia pelle e appianeranno le mie ansie.
Il ritorno scorre fluido, la strada si snoda da sola e senza gomitoli arianneschi, né sassolini polliciniani ritraccio a ritroso il mio cammino.
Il tramonto è già un ricordo del passato e gli ultimi chiarori dei raggi scomparsi avvolgono la piazza e San Giovanni in Laterano. Le tonalità della notte incombente mi affascinano; colori magici usciti da una tavolozza fatata fatta di polvere di stelle, inchiostro d’amanuense, violetto parmense e rosso del Quebec. Lo sguardo incollato fa fatica a staccarsi da quest’immagine che finisce per passare alle mie spalle e immergersi nel buio della notte.
La mia torre si fa sempre più grande e vicina.
Mi attende per avviluppare e proteggere i miei sonni di chiocciolina rientrata nel suo guscio, dopo aver lasciato il guscio di noce che ha retto le forze della tempesta che ha scosso il mio animo.
Novella Ulisse, son pronta per la sfida verso l’ignoto che mi aspetta domani nella direzione opposta.
Colosseo arrivo!..
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