Pasqua sui generis.
Giornate pasquali trascorse tra Messe televisive, una première nella mia vita (ma c'è sempre una prima volta per tutto), nessun uovo di Pasqua da aprire, la dolcezza e il cioccolato me lo hanno portato in compenso le scorzette d'arancia di C.V. (cuoco veritiero per l'occasione) e soprattutto nessun nipotino per fare la caccia all'uovo in giardino.
Mi sono così ridotta a fare caccie alternative.
Finiti li asparagi nel bosco che avrebbero potuto essere una preda interessante, mi sono accontentata di cacciare erbacce.
Caccia grossa, anzi grossissima: le erbacce abbondano.
Ne ho strappate così tante con cui poter riempire materassi al posto del crine.
In compenso tanta serenità.
Serenità dal lavoro manuale, dal contatto con la terra che ho fatto scivolare tra le dita, sgretolando zolle, setacciandola, liberandola da impurità.
Pasqua di risurrezione e speranza, una Pasqua impossibile da dimenticare.
Impossibile sicuramente per il contesto che marchierà l'anno a caratteri indelebili e non potremo non ricordare che era il 2020 anche quando il tempo sarà lontano (sempre che siamo ancora su terra con i piedi e con la testa).
Impossibile anche per il significato profondo di Pasqua, passaggio dalla morte alla vita.
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