perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


mercredi 15 avril 2020

Coronavirus, salvati grazie ai gatti?

Leggo con particolare attenzione nonché con emozione un articolo pubblicato da Repubblica in data 13 aprile sugli studi del prof Rossi.
Gli studi del professor Giacomo Rossi, veterinario toscano docente all’Università di Camerino, riguardano in origine la grave patologia del gatto affetto da coronavirus (FeCoV), il cui esito è, nella maggioranza dei casi, letale. 
Lo studio, che prosegue poi sul modo in cui i virus si legano alle cellule dell’ospite, mette in evidenza, per il Covid 19, l’importanza della Asparagina, ultimo aminoacido della proteina di membrana.
L’eliminazione di tale aminoacido taglierebbe di fatto il legame del virus con il suo specifico recettore cellulare.
Per raggiungere lo scopo dunque l’idea di utilizzare un vecchio farmaco usato nella terapia della leucemia acuta dei bambini: la L-Asparaginasi.
La terapia messa a punto, il cui brevetto è stato depositato a Washington pochissimi giorni fa, prevede l’utilizzo di tre farmaci già esistenti sul mercato: L-Asparaginasi, Clorochina e Eparina.
Il prof Rossi spera di ottenere i primi risultati della sperimentazione entro un mese. 
Questa in breve la storia riassunta in poche righe del lavoro di un’equipe di ricercatori coordinati dal professor Rossi nell’Università di Camerino, uno dei tanti studi anti-coronavirus che ci auguriamo possano dare i frutti sperati.
Troppo presto per pronunziarsi, sicuramente, e cantar vittoria ma l’emozione provata che non ha nulla di razionale è stata ugualmente molto forte.
La notizia mi è arrivata per whatsapp, tam tam della nostra giungla che ci raggiunge in ogni angolo del mondo in cui c’è connessione e per strane vie.
Il messaggio sotto forma di articolo su Repubblica me lo invia un’amica, expat come me in Francia. Lei abita più a nord, a Lyon e come me proviene dallo stesso paesello della costa toscana.
La sua emozione trapela nel commento che segue a ruota l’invio dell’articolo.
“Era un mio compagno di scuola” mi scrive “mi ha commossa” prosegue.
Leggo il titolo “Coronavirus, gli Stati Uniti scommettono sulla terapia italiana” e in diagonale rilevo le parole: “veterinario- Camerino” e immediatamente qualcosa fa tilt e penso a Giacomo.
Lui so bene chi è anche se ci siamo giusto incontrati qualche anno fa, i suoi genitori invece li conosco bene e il cuore mi si allarga all’idea che la speranza possa non solo rivestire il tricolore, ma venire da “casa”.

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