perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


samedi 4 avril 2020

3 APRILE 2020

Ora che il “la” è dato, che ho rimesso in moto la macchina chi mi fermerà più?
Diario di confinamento
Oggi è il mio …xxx ..giorno di confinamento.
Difficile definire il numero non sapendo decidermi se fare riferimento al confinamento virtuale, a quello virtuoso oppure a quello ufficiale.
Alternativamente dunque può trattarsi del 36° del 25° o del 17°giorno.
In pratica è dal 27 febbraio, di rientro dalla Columbia che ho limitato al minimo le mie uscite, ultimo giretto a Aix , una banca, due supermercati, un medico, un incontro sociale con una coppia di amici, due messe, rifiutando "sniffo" al laboratorio  e quant’altro di ludico mi fosse proposto o di cui mi venisse voglia.
Dal 9, dopo due visite mediche troppo importanti con il chirurgo della spalla che si conteneva con il metrometro, distanziometro di nuova creazione e il dentista che porta sempre guanti e mascherina, ho cambiato virtualmente l’ora del mio orologio mettendomi all’ora legale italiana e ho vissuto da Italiana in Francia, ovvero confinata.
Nuovo giro di vite dunque, misure barriera aumentate, distanziamento dai vicini, distanza di sicurezza dalla colf, supermercati a distanza di super-sicurezza: li ho evitati, solo un giretto in farmacia.
Ho ceduto solo a un’ultima benedizione casalinga, una cena con il “nostro Père” venerdì 13 prima del confinamento ufficiale che sentivo arrivare al galoppo.
In casa non ha messo più piede nessuno, colf compresa che ha deciso di salvaguardarsi o di salvaguardarci a seconda dei punti di vista. Unica deroga al turno delle infermiere per la visita quotidiana pro-iniezione di calcio destinata a migliorare la mia capsulite.
Il 16, alla vigilia del confinement oramai imminente, ho visto la mia oculista. Dopo tante incertezze mi sono decisa a mantenere il rendez-vous.
Gli appuntamenti con lei hanno un’attesa media di sei mesi, che ultimamente avevano raggiunto gli otto.
Ho molto riflettuto sulla decisione da prendere.
 Alternativamente: se non sopravvivo al virus, “che ci vada o non ci vada avrà poca importanza”, ma se sopravvivo e non ci vado, “non riuscirò a vederla prima di un anno data la situazione, i ritardi, gli annullamenti”
Armata quindi di guanti in latex e mascherina che ho indossato con perizia chirurgica dopo aver parcheggiato l’auto ed essermi igienizzata le mani sono partita in spedizione.
Una sala d’attesa vuota mi ha fatto ben sperare (in tutti i sensi), ma ho finito per rimanere ad attendere ben più di un’ora.
Ultimo passaggio al cash dispenser, alla pompa di benzina e rapido tour al supermercato per constatare come i reparti pasta, farina, zucchero e carta igienica fossero stati svaligiati.
Passi per la sindrome da guerra, ma il mistero della carta igienica rimane insoluto e insolvibile alla mia mente, nonostante le facili e scontate battute di noi frequentatori di bidet. 
Da martedì 17 allo scoccare del mezzodì ecco il confinement officiel e la quarta iniezione. Mi chiedo se non sarebbe più opportuno rinunciare al mio quotidiano appuntamento con l’ago che è programmato per durare tre settimane con intervalli ogni due e poi ogni tre giorni dopo una prima settimana no-stop.
Una quanto mai opportuna allergia mi toglie dall’imbarazzo della scelta al quinto giorno. Effetti secondari che obbligano alla sospensione della cura decidono per me.
Una possibile fonte di contagio in meno e un’occasione in più per maledire il virus; la spalla riprende a peggiorare e a regredire nella sua mobilità senza possibilità di sollievo di Kiné o altre cure.
Ecco in casa siamo rimasti solo in due, nessun cane o gatto a confortarci nel nostro isolamento, vicini che si avvicinano a distanza di sicurezza per lasciarci la spesa che molto gentilmente fanno per noi.
Con un po’ di fortuna sopravvivremo al virus, dal divorzio però non ci salveremo.
Magari poi ce lo rifiuteranno su pretesto di “motivo non valido/ causa di forza maggiore”
Oggi 3 aprile è il mio diciassettesimo giorno di confinement officiel, venticinquesimo del virtuoso e trentaseiesimo del virtuale.
17-25-36, che faccio me li gioco al lotto?
Ahi ahi ahi!
Avevo dimenticato che è stato sospeso! Uffa!!!
Mi rimetto à l’heure de l’Hexagone e do un calcio allo stivale….la Française des jeux et le Loto sono in attività. 
Una certezza resta!

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