Di ritorno dal
mio “Monastero della Ginestra” in questa domenica delle palme, dei rametti di
ulivo, benedetti da acqua santa e acqua celeste, sono privata, causa pioggia
torrenziale, della mia passeggiatina domenicale.
In questo angolo
di mondo, perdu, paumé,in mezzo alla
campagna, sotto il massiccio dell’Etoile,
del Pilon du Roi, dove a piedi si fa ben poco a parte
passeggiate tra selvaggia natura, il monastero è uno dei rari luoghi, meta,
facilmente e rapidamente raggiungibile, camminando.
A volersi cimentare
si può arrivare al villaggio, 3 km e mezzo di discesa, a rischio di farsi
ridurre in poltiglia da tutti i Niki Lauda ( per ovvie ragioni deontologiche,
associazioni di idee, ecc… ho scelto lui al posto di Schumi)che si credono in
un circuito, lungo la strada che si snoda dal basso fin qui sulla collina, a
Saint Germain, uno dei cosiddetti Hauts
Quartiers, i quartier alti, che non ha niente a che vedere con il 6eme
parigino, evocatore di bistro, brasserie, frenesia cittadina, luci e
movimento e deve il suo nome alla
cappella dedicata al santo protettore dei cacciatori, che dovrebbe invece
pensare a proteggere i disgraziati abitanti che rischiano le raffiche di
pallini degli incauti utilizzatori di armi.
A volte mi sono
cimentata nella discesa, se proprio non ne ho potuto fare a meno di raggiungere
il mondo dei consumi, in genere però è più facile che abbia percorso la strada
in salita, per raggiunger casa senza aver la voglia di attendere che qualcuno
venisse a recuperarmi alla stazione.
Così sono stati
almeno 4 chilometri che sul far della sera, in estate e con il fresco,
schiariscono le idee e invogliano a riflettere…come se la mia riflessione
avesse bisogno di incoraggiamenti e sponsor…!
Nella pace del
monastero, per dire il vero oggi affollato per la celebrazione della
benedizione dell’ulivo, (ci sarà stata una buona venticinquina di fedeli) mi
sono lasciata prendere dal mio filo- gomitolo-matassa che annodando i miei
pensieri tra tanta natura armoniosa, rappresentativa della perfezione del
creato, mi ha fatto sobbalzare, sentendo le idee germogliarmi sotto le membrane
materne, dischiudersi, e gemmificando sbocciare!
Mi è sembrato di
trovare la soluzione a tanti dei miei problemi, reali, virtuali, esistenziali,
immaginari …e ho stretto la morsa, afferrato l’idea che correva cercando di
salire in alto al cielo come la pianta magica di fagioli che ho rinvasato
dandogli dimensioni più terrestri e terrene da dittamo, con buona pace della
famosa zia Bettina.
Felice
soprattutto di due idee: una per pareggiare i bilanci, l’altra per offrirmi
gloria imperitura, sono salita di buon grado e buon umore sulla nuova auto di
CV, venuta a sostituire quella che è miseramente giaciuta , accasciata sotto il
pino e ho assaporato i mille e duecento metri sotto il solo rumore della
pioggia battente giacché l’ibrido cuore di questa nuova “Carlotta” batteva
senza far rumore.
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