perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


lundi 25 mars 2013

Il nome della Ginestra



Di ritorno dal mio “Monastero della Ginestra” in questa domenica delle palme, dei rametti di ulivo, benedetti da acqua santa e acqua celeste, sono privata, causa pioggia torrenziale, della mia passeggiatina domenicale.
In questo angolo di mondo, perdu, paumé,in mezzo alla campagna, sotto il massiccio dell’Etoile, del Pilon du Roi,  dove a piedi si fa ben poco a parte passeggiate tra selvaggia natura, il monastero è uno dei rari luoghi, meta, facilmente e rapidamente raggiungibile, camminando.
A volersi cimentare si può arrivare al villaggio, 3 km e mezzo di discesa, a rischio di farsi ridurre in poltiglia da tutti i Niki Lauda ( per ovvie ragioni deontologiche, associazioni di idee, ecc… ho scelto lui al posto di Schumi)che si credono in un circuito, lungo la strada che si snoda dal basso fin qui sulla collina, a Saint Germain, uno dei cosiddetti Hauts Quartiers, i quartier alti, che non ha niente a che vedere con il 6eme parigino, evocatore di bistro, brasserie, frenesia cittadina, luci e movimento  e deve il suo nome alla cappella dedicata al santo protettore dei cacciatori, che dovrebbe invece pensare a proteggere i disgraziati abitanti che rischiano le raffiche di pallini degli incauti utilizzatori di armi.
A volte mi sono cimentata nella discesa, se proprio non ne ho potuto fare a meno di raggiungere il mondo dei consumi, in genere però è più facile che abbia percorso la strada in salita, per raggiunger casa senza aver la voglia di attendere che qualcuno venisse a recuperarmi alla stazione.
Così sono stati almeno 4 chilometri che sul far della sera, in estate e con il fresco, schiariscono le idee e invogliano a riflettere…come se la mia riflessione avesse bisogno di incoraggiamenti e sponsor…!
Nella pace del monastero, per dire il vero oggi affollato per la celebrazione della benedizione dell’ulivo, (ci sarà stata una buona venticinquina di fedeli) mi sono lasciata prendere dal mio filo- gomitolo-matassa che annodando i miei pensieri tra tanta natura armoniosa, rappresentativa della perfezione del creato, mi ha fatto sobbalzare, sentendo le idee germogliarmi sotto le membrane materne, dischiudersi, e gemmificando sbocciare!
Mi è sembrato di trovare la soluzione a tanti dei miei problemi, reali, virtuali, esistenziali, immaginari …e ho stretto la morsa, afferrato l’idea che correva cercando di salire in alto al cielo come la pianta magica di fagioli che ho rinvasato dandogli dimensioni più terrestri e terrene da dittamo, con buona pace della famosa zia Bettina.
Felice soprattutto di due idee: una per pareggiare i bilanci, l’altra per offrirmi gloria imperitura, sono salita di buon grado e buon umore sulla nuova auto di CV, venuta a sostituire quella che è miseramente giaciuta , accasciata sotto il pino e ho assaporato i mille e duecento metri sotto il solo rumore della pioggia battente giacché l’ibrido cuore di questa nuova “Carlotta” batteva senza far rumore.

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