Continuo a perdermi in questa minuscola e ristretta porzione di Milano in cui mi aggiro.
Nel coprire i forse scarsi quattro o cinquecento metri che separano le due abitazioni, quella dove alloggio e da cui parto e quella della mia destinazione, continuo a perdere il Nord e mi smarrisco.
Le indicazioni erano semplicissime peraltro: sempre a diritto fino alla piazza, all’altezza dell’ingresso dello stadio, qui voltare a sinistra. Ma vuoi, seguendo un cane, che mi aveva affascinato, vuoi facendo una deviazione per un acquisto ho finito per relazionare con passanti quanto mai sconclusionati che prima di rimettermi sulla buona pista mi hanno fatto perdere anche il sud, l’est e l’ovest.
Il ritorno è più facile. Prendo di mira lo stadio e avanzo.
Ieri sera con mio enorme stupore ho realizzato, che benché non ci fosse nessuna partita e nessuno spettacolo, lo stadio era un vero faro nella penombra della sera. San Siro deserta in questa vigilia di Sant Ambrogio aveva un non so che di magico. Il viale in parte bloccato per gli appena iniziati lavori della nuova linea di metropolitana, era ancora più deserto da automobili.
Ho assaporato il breve tragitto illuminata dalle luci di San Siro che mi avvolgevano insieme a una specie di bruma e che mi facevano avanzare in una dimensione fuori dello spazio e del tempo.
Non l’avesse già scritta Vecchioni “Luci a San Siro”, avrei voluto scriverla io.
Mi sono lasciata conquistare dal fascino di Milano e delle sue luci, queste periferiche e quelle del centro.
Piazza del duomo illuminata per il Natale mi ha lasciato incantata.
L’albero di Tiffany pieno di delicate lampadine. Davanti il Duomo, in contrasto nel buio, e con la sola guglia e Madonnina rischiarate. Uno spettacolo fatato!
E tutt’intorno le luci della Galleria, una cascata di diamanti sulla facciata della Rinascente, giochi luminosi su un altro palazzo a destra.
Mi sono percepita piccola, piccola e come in un racconto di fiabe.
Mi sono diretta verso il palazzo dell’Arengario, sentendomi Cenerentola al ballo.
Sono penetrata nel museo del 900 che ha appena aperto le sue porte al pubblico e ne ho assaporato ogni millimetro. Ho gustato ogni attimo anche quelli della coda. Salendo la scala elicoidale mi sono lasciata sorprendere da ogni piccolo dettaglio; poi Quarto Stato di Pellizza da Volpedo mi ha dato il benvenuto…non sapevo più neppure se avrei avuto il coraggio di proseguire.
Ho varcato la soglia e mi sono lasciata prendere dalla danza di colori e ho ballato, ballato in un vortice stordente finché l’orologio ha scandito i dodici rintocchi e la carrozza mi fa fatto segno che voleva ridiventare una zucca…
Non ho potuto perdere la scarpetta solo perché con la neve smollata e le pozzanghere avevo indosso stivali che si estirpano unicamente con sforzo titanico … e così niente scarpetta di cristallo, niente principe, ma una fuga rapida attraversando comunque palazzo Reale !
perché...
... racconto spinta da una brezza leggera
... spiffero in tutto le accezioni del termine
... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum
... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi
... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente
e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me
... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!
... "if" Kipling
... "if" allora "dubito ergo sum"
Hanno ragione, Hanno ragione....
RépondreSupprimervuoi dire che
RépondreSupprimerti han detto é vecchio tutto quello che lei fa...
parlando di me??
ah bon!!!