Una nuova Rebecca è arrivata a far parte della nostra famiglia.
In realtà il suo arrivo non è fresco di giornata, ma risale già a qualche mese fa’.
Ho pensato di “ufficializzarla” l' 8 dicembre, festa dell’Immacolata,
perché in tale data sarà battezzata.
Come sua nonna e me, appartiene al clan dei 22 .
Tutte e tre 22: lei del mese più corto, la nonna del primo mese dell’anno, io dell’ultimo;
tutte e tre molto invernali, tutte e tre molto R.
Rossella, la nonna; lei ed io: Rebecca.
Quest’ultima arrivata fa parte della nostra grande famiglia,
grande per le tante ramificazioni, ascendenze e ora discendenze.
Se andiamo bene a vedere lei ed io siamo ravvicinate più dal nome che
dal nostro rapporto di parentela diretta.
La piccola Rebecca è figlia del figlio di Mauro, un mio cugino di secondo grado.
Detta così, fa consanguineità molto annacquata.
Raccontata diversamente, è la nipotina di Mauro, il figlio di mia zia Esterina.
In questi termini, i parametri cambiano.
Ma è in questi termini che io vedo la storia ed è così che appartiene alla Storia di Famiglia.
Le parentele sono una combinazione molto strana, che non dipendono unicamente da canoni e regole pre-definite, ma rispondono a un’idea di universalità che ci accomuna, e di spirito di gruppo che, se, ci è stato fatto assimilare nel biberon della nostra infanzia, si è stratificato nel calcio delle nostre ossa.
Mauro è il primogenito di colei che ho sempre chiamato zia Esterina, diminutivo con cui anche il mondo intero l’ha conosciuta e ancora la ricorda.
Zia Esterina non era la sorella di nessuno dei miei genitori, in realtà era la benamata cugina della mia mamma.
Mamma, figlia unica, aveva uno stuolo di cugini e cugine, in maggioranza tutti nati prima di lei, tutti del ramo Caramelli, quello da cui discendeva sua madre, mia nonna Stenia.
A questa cuginanza, mamma era affezionatissima.
Certo che ad alcuni, per età e per affinità era maggiormente attaccata.
Esther, il vero nome con cui sua cugina era stata ufficializzata nel mondo,
lo aveva ricevuto in eredità da sua nonna.
Ester la capostipite, sposa di Manasse Caramelli, autore dell’enorme fortuna della famiglia aveva avuto diversi figli: Aristodemo, il primogenito e padre di sette figli; Raimondo il padre di Esther e di due maschi Carlo e Mario; Venezia, il cui vero nome era in realtà Cordelia, che non si era mai sposata, delusa dal fidanzato musicista partito oltreoceano; poi Stenia, mia nonna e ultima Dirce, al secolo Natalizia, soprannominata Trecce d’oro, madre di due maschi Plinio e Franco.
Nel muro esterno della cappella Caramelli, al cimitero di Bibbona, una lapide ricorda anche degli angioletti: un Enea ed una Stenia, ma non saprei ben posizionarli rispetto agli altri cinque fratelli che invece sopravvissero e vissero una vita più o meno lunga, ma comunque pur sempre una vita. Posso solo ipotizzare che fossero nati prima di mia nonna e di Dirce.
Ester la bisnonna, morì ancora relativamente giovane e Manasse per lei fece edificare la cappella in cui riposano i capostipiti appunto, tutti i loro figli ad eccezione di Dirce, che fu sepolta accanto a suo marito, in una logica che destinava la cappella ai maschi o a chi portasse il solo nome di Caramelli, come fu il caso della nubile Venezia, ma là giacciono anche i genitori di Manasse : l’intellettuale trisnonno Vincenzo, e la trisnonna Rosa.
In realtà due eccezioni alla cosiddetta regola, che sicuramente non si sono certo sentite anomalie (tutt'al piu' solo eccezionali) riposano nella cappella: mia nonna Stenia che non riteneva potesse esservi altro luogo per l’eterno riposo che non fosse accanto ai suoi cari genitori, e mia zia Esther, così piena dello spirito di famiglia da non potersi sentire a suo agio, esiliata altrove.
Nonna e zia: due donne di carattere. Della prima l’ho solo sentito raccontare, è morta prima che io nascessi, anzi qualche mese prima che nascesse mia sorella la primogenita, e così ci fu una nuova Stenia; della seconda del suo carattere, del suo spirito invece ne ho prova e memoria diretta.
Esther, piena di vita, di humour, di vitalità, sicura delle sue idee e non ultimo bella.
Alta, slanciata con due gambe che non finivano più…. -spesso le gambe sono state una dote di famiglia- e un nasetto sbarazzino e dispettoso che se la rideva del mondo intero.
Ancora giovinetta, fu eletta reginetta di bellezza a dispetto di donne più mature, sponsorizzate da mariti che spingevano perché il titolo fosse appannaggio della consorte. Lei ebbe dalla sua il voto degli studenti, soggiogati dal suo fascino. Gli studenti vinsero e chiesero a Raimondo, il padre della neo-eletta reginetta di offrire il brindisi.
Si ricorda ancora negli annali di famiglia la risposta in rima dell’augusto genitore.
Ve lo pago un bicchiere di vino
Se ripieno mi date un panino
Perché bere a sciacqua budella
Non è mai di per sé cosa bella
Tutti brindarono, risero nel buonumore e zia Esther se la rise del mondo intero e continuò a muoversi e camminare come fosse su un palco, con la sua bella andatura e il suo portamento diritto, il suo passo atletico e elegante, sotto lo sguardo ammirato di chi la incontrava e che fino alla fine non si stancava di ripetere “che bella donna é ancora l’Esterina!”
Il nome la diceva lunga: Esther, l’astro, la stella, la star!
Bella, simpatica, divertente. Ricordo serate a tenersi la pancia dal ridere, a Marina sulla terrazza della sua casa, mentre lei imperversava a raccontare e a farci divertire con la sua mimica e gestualità.
Le stagioni erano scandite dal suo ritorno in mezzo a noi.
Con il marito, lo zio Cecco, e i figli Mauro e Daniela viveva a Pistoia, dove ahimè per tutti trascorreva buona parte dell’anno. Le vacanze però le passava tutte rigorosamente alla casa del mare, e non solo le allora lunghissime vacanze estive, ma pure le vacanze dei Santi, di Natale, di Pasqua e quant’altre potevano permettere un soggiorno di qualche giorno. E come la casa del mare apriva di nuovo porte e finestre, noi pure spalancavamo braccia e cuori, felici del ritorno di tanta allegria, di festa, di famiglia.
La mamma si animava beatamente e noi ragazze eravamo eccitate e allietate dal ritorno di Daniela, quella che col tempo per i miei figli, diventerà la cugina Daniela, la cugina d’America.
Ecco, piccola Rebecca, un breve riassunto, nient’altro che un minuscolo schizzo, una piccola porzione di quello che potrebbe essere un Murales della nostra famiglia o almeno di quella parte che ci accomuna, di quella dinastia Caramelli ove i nomi venivano scelti generalmente sulla base delle letture casalinghe dell’epoca. Due grandi filoni: uno traeva ispirazione dalla Bibbia, l’altro dalla classicità, dalla culla greca.
Mia nonna Stenia (il cui nome derivava dal greco sthenos, la forza), amava la madre e le tradizioni e avrebbe voluto chiamare sua figlia con il nome della progenitrice, ma già il nome era stato dato alla figlia di suo fratello Raimondo, così mia madre non si chiamò Ester, ma ebbe diritto a un pur sempre biblico Sara.
E quest’ultima a sua volta battezzò le figlie secondo la tradizione: la prima, greca, fu una nuova Stenia ed io la seconda uscii dalle pagine bibliche, imparai a cucinare lenticchie e fui un’esperta in primogenitura.
E al battesimo designata Rebecca.
La tradizione tra alti e bassi si è mantenuta, soprattutto grazie a mia sorella che ha dato vita al biblico Michele e a Ester(mia celebratissima nypote), nuovo lucente astro familiare.
Un nome, una garanzia!
Onestamente non so quale sia la ragione della scelta del tuo nome.
Non so quali ragionamenti e feelings abbiano portato a far cadere la scelta su Rebecca.
Forse, nessuna ragione speciale …
Io, naturalmente, ho la mia teoria … mi piace l’idea di riconoscere il merito a quello spirito di famiglia che aleggia su di noi e che immagino aver guidato la scelta …
I tuoi probabili inconsapevoli genitori, non sanno di aver così scelto per la loro primogenita il filone biblico, offrendo la palma della vittoria e il gonfalone al tuo ottavo di sangue Caramelli.
Personalmente, posso dire che ne sono contenta perché io amo moltissimo il mio nome e sono felice che anche tu lo abbia.
…perché apparteniamo a una Grande famiglia, perché il sangue non è acqua, perché il tuo ottavo e il mio quarto Caramelli è impresso nei nostri geni, ci differenzia e ci unisce!
Brindo alla tua venuta piccola Rebecca, nipote di nonno Mauro, prima bisnipote della bisnonna Esther(ina) nonché nipote della bis-zia Daniela, la tua bis-zia d’America.
Welcome to you, benvenuta tra noi.
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