La east cost canadese
non è poi così lontana, né difficile da raggiungere!
29 OTTOBRE
Frase più infelice non avrei proprio potuto formularla.
Frase più infelice non avrei proprio potuto formularla.
Quando l’ho scritta, non avevo ancora calibrato e
valutato in tutta la sua ampiezza, la forza di Sandy l’uragano che, on the road to NY, ha già seminato morte
sul suo cammino, prima di invadere la grande mela e con il vermetto renderla
marcia, fradicia, mézza!.
Non ci ho pensato ora, come non ci pensavo allora, alle
difficoltà, ai problemi che sarebbero sorti con questo espatrio e soprattutto
al corso della nostra vita che avrebbe preso tutta un’altra direzione e che
avrebbe posto le basi di quello che siamo tutti noi diventati.
La loro eccitazione era durata il tempo del volo,
dell’atterraggio, dell’istallazione in un hotel nel centro di Ottawa in attesa
di poter entrare nella casa con il giardino…era iniziata già prima della
partenza quando il giovane turista-fai-da-te,
prima ancora di rincretinire le hostess, aveva rimbecillito le commesse di
un negozio dove ero andata a fare acquisti e scorte ai saldi di gennaio per lui
e le sorelle e aveva raccontato a chiunque volesse o non volesse ascoltarlo che
lui sarebbe partito in Canada “ma non in vacanza..PER ABITARCI…hai capito???”
Fossero pure stati tutti sordi, avrebbero capito!
Lui parlava, esternava, evacuava le sue ansie. Avrebbe
trovato amici?
Lasciava Federico, serio, attento, studioso, quattro mesi
più di lui e una testa più alto, e Danilo, compagno di malefatte, con cui
quotidianamente veniva redarguito dalle maestre, che poi attendevano al varco
dell’uscita pomeridiana noi povere madri per il resoconto dettagliato.
Fino a che onestamente mi venne la voglia di non andare
più a prenderlo, di disertare, di dimettermi da madre.
Non ne potevo più di ramanzine che mi sorbivo, a capo
chino quasi fossi io la responsabile, e l’idea di partire mi affascinò non poco,
all’idea di scansare quella via crucis.
Ma la partenza non fece che trasferire il problema e
renderlo poliglotto: it became just a problem…le
lamentele mi giunsero in inglese, che non essendo la mia lingua materna, mi
permise di avere un po’ di sconto e riduzioni di pena. Nella traduzione
arrotondavo un po’ le lagnanze, le modulavo e comunque il Canada non era
l’Italia, il politically correct nei confronti
dei minori era già in gran voga e il bambino “insopportabile”e “indisciplinato”
si trasformava in un iperactiv little boy.
Lui si fece un sacco di amici.
Per ovvi e
immaginabili motivi si fece notare subito.
Oltre a essere casinista, era simpatico, entusiasta e
dotato di un certo charme. Diventò
popolarissimo in questa scuola che accoglieva studenti dai 6 ai 18 anni, ma che
apriva le porte ai maschietti solo fino alla fine della quarta elementare e che
con i 10 anni dovevano sloggiare…chissà forse con l’età a due cifre diventavano
troppo pericolosi, una minaccia per questo gineceo, in cui anche gli insegnanti
erano per la maggio parte donne?
Diventò il coccolo e beniamino delle ragazze grandi.
Ricordo una certa Lisa che parlava un po’ d’italiano per aver trascorso dei
mesi a Roma e che lui invitò alla festa dei suoi 8 anni.
E lei non si sognò per niente di snobbarlo: arrivò a
bordo della sua decappottabile portandogli in regalo caramelle.
Sandy si sta per abbattere su Big Apple, oramai è questione
di poche ore.
Il mare è sempre più agitato e un’ondata mi strappa il
diario.
Che importa…non ho bisogno di carta, di penna di
tastiera.
Il ricordo corre veloce e fa mulinelli come il vento,
rincorre le idee e cerca di tenerle ferme non farle sbattere, le blocca come le
vele con due mani di terzaroli.
La superficie esposta alla forza del vento o del ricordo è
ridotta, ma così si può avanzare, anch’io riduco e focalizzo.
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