perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


mercredi 1 février 2012

SUDA 'MERICA

Per anni ho fantasticato sul Brasile!
Rio, Il Carnevale, Salvador de Bahia, o Samba, Orixàs, Oxòssi…  Candomblé…… e già che c’ero anche Copacabana.
Erano  gli anni Ottanta, i miei anni Amado , quelli della cultura profumata dalle spezie di Dona Flor e della controcultura delle telenovelas sudamericane.
Abbrutenti.

Anni bui, rischiarati dai sorrisi dei miei bimbi, all’epoca solo una coppietta, ma  binomio già  esponenziale.
Giornate che trascorrevano tra pappe, pannolini, biberon, vasini,  con sottofondo televisivo. L’ordigno, molto basic, dotato di un solo telecomando (quando esisteva e se funzionava), troneggiava in cucina a far compagnia, mentre uno dormiva e l’altra mangiava minestrine, pastina, semolino, cibarie che utilizzava alternativamente come allegra decorazione per il seggiolone e il pavimento… e io, in attesa che entrambi fossero svegli per un giretto al parco giochi, trascinandone una per mano e spingendo l’altro nel passeggino o carrozzino.
Diciannove mesi li separavano, e non sempre era facile averli operativi o fuori uso in contemporanea.
Alquanto utopistici i momenti di relax per le letture fino ad allora privilegiate, che cedettero il passo a soap opera, facili da seguire anche con un quarto di occhio e mezzo orecchio.
Nonostante il periodo negli Stati Uniti non avevo mai ceduto al fascino discutibile di quei polpettoni che si trascinavano per lustri e lustri, da General Hospital a The Guiding light (inframezzati da pubblicità di saponi, detersivi  e ammorbidenti, da cui il nome di soap opera), che ho sempre ferocemente boicottato, lo ammetto, soprattutto per pigrizia. Forse se avessi  guardato un po’ più di tele, in  quei tempi nordamericani, il mio inglese ne avrebbe tratto benefici, ma all’epoca non ero costretta a fare la reclusa in casa.

Ero libera dei miei movimenti e spostamenti, anche se un po’ impacciati dal ventre che cresceva, e anche poi, quando non fui più sola, ma con la mia primogenita,lei  era una bebè, unica, ben gestibile che infilavo in un praticissimo marsupio con cui mi muovevo… e casa e televisione non erano le mie compagne abituali.
Questo fu anche il periodo in cui rischiai di avvicinarmi un po’ di più al sognato Brasile, o almeno di accorciarne le distanze, insomma, si fa per dire. CV doveva recarsi, per lavoro, in Messico. Io ero più che disposta a seguirlo, ma le compagnie aeree non lo furono per niente a farmi volare, con il rischio poi magari di non riuscire a riguadagnare gli U.S.A.

In tal caso, la mia primogenita  avrebbe forse mantenuto del nome che ha poi ricevuto in battesimo la sola iniziale J finendo per essere magari  una.... Juanita.
Vidi  il Messico, città del Mexico, Cuernavaca, allontanarsi tristemente e inesorabilmente dal mio orizzonte e come consolazione mi rimase solo il ricordo lontanissimo di più di un decennio prima, il souvenir sbiadito di un transvalicamento di confine a Tijuana.
Tutto il sud, anzi precisiamo bene, il Centro America che avevo visitato , si riduceva a una turistica cittadina di frontiera al di là della California.
Con la nascita della terzogenita,detti fondo alla mia fase di abbrutimento televisivo, telenovelas sudamericane a gogò: a colazione, a pranzo, preparando la cena. Ne feci indigestione. Toccai il fondo, e come spesso accade, chiaramente, raggiunti gli abissi, tornai a galla e risorsi.
Fu l’acqua del mio Mare Nostrum a purificarmi dalla mia teledipendenza. Come al solito però questa è ancora un’altra storia, che troppo mi allontanerebbe dalla saga sud amerinda.
Intanto,un nuovo Nord America, più a nord del precedente mi attendeva per una ennesima sfida.
Decisi di tentare la carta dei programmi televisivi, per farmi un po’ l’orecchio al nuovo idioma, non molto differente da quello degli States, a dire il vero, ma l’accento non era proprio lo stesso.
Il timore di cadere nuovamente nella ”dipendenza” (e “to be addicted” era l’ultima cosa che desideravo e che potevo permettermi con tutti i problemi contingenti) mi spinse a scelte più che oculate, dettate anche da un po’ di “sano” disimpegno.
Optai così per il forecast channel, allenandomi così con i numeri grazie alle temperature, e sensibilizzando l’udito a tutte le varianti climatiche.

Ammiravo  il globo terrestre girare,girare,girare, come una trottola.
Soli martellanti,raggi di sole,uragani, tempeste tropicali, piogge torrenziali, pioggerelle, grandine e l’orribile e sconosciuta freezing rain , neve, vere bufere, monsoni, scirocco, tramontane, spifferi  e Mistral che non mi faceva perdere il nord.
Ciononostante al quarantesimo tour, perdevo comunque la bussola, spegnevo il monitor, e sfidavo le condizioni climatiche locali senza mai sapere cosa in realtà mi attendesse.
Il sole accattivante che strizzava l’occhio dietro il vetro della finestra, mascherava il rischio di congelamento una volta varcata la soglia.
 L’incertezza e la mutevolezza più totale caratterizzavano il clima della east coast, ragion per cui, potevo tranquillamente ignorare le previsioni quotidiane locali, sapendo che in ogni caso l’importante era l’esser pronti a variazioni progressive o intempestive nella giornata e munirsi di  tutto, soprattutto di un ombrello. Nella peggiore delle ipotesi potevo sempre utilizzarlo come clava per cercar di schiacciare le perfide black flyes.
Oltre a essere sopravvissuta al terribile clima canadese, all’aver solo modestamente migliorato il mio inglese, riuscii nuovamente a spingermi un po’ a sud,  migliorando qualitativamente la destinazione : da una località frontaliera per la giornata, passai a due settimane di decongelamento nell’isola di Fidel .
Con CV e marmocchi finimmo a Santiago de Cuba, l’unica destinazione vacanziera dove riuscimmo a trovare disponibilità di accoglienza, così in extremis.
Il profumo del meraviglioso Rhum locale, le corse-scommesse con i granchi, il complessino che mi deliziava le orecchie con hasta siempre comandante… sono ricordi indelebili…
Pero…. como siempre esta es una otra historia!
Alla fine, feci anche ritorno nel vecchio continente dove mi attendevano riconforto climatico e riposo  e…. giunsi a oziare a Aix en Vacances (variante molto soggettiva, di chi vedeva questa cittadina provenzale nella sola veste di luogo di dolce farniente…)
Anche l’ultima nata era infine cresciuta e frequentava la scuola materna.
Io ritrovai un po’ di tempo libero e mi tuffai nuovamente in una nuova fase di letture sudamericane.
 Fu il periodo in cui iniziai a progettare la conquista del continente americano partendo dal fondo e cominciai a sognare di visitare il lunghissimo paese, che mi aveva irretito, con un canto da sirene che aveva sopraffatto samba e carnevale, per i quali incominciavo a pensare di essere un po’ datata e fuori tempo.
 Erano gli anni novanta, i miei anni Allende, non del  presidente, che già da un ventennio all’incirca era stato rovesciato dal golpe di Pinochet, ma della scrittrice Isabel .
Feci la sua conoscenza un po’ in ritardo, non principiai con “La casa degli Spiriti”, il suo primo libro che fin dal titolo avrebbe avuto tutto per piacermi e attirarmi. A questo mi accostai solo dopo aver letto “Paula”.
Libro  di cui per anni ho mantenuto un ricordo dolce e amaro.
Un libro che, allora, non sapevo che in un certo senso mi avrebbe avvicinato alla Allende.
 Un libro che è rimasto per me legato a eventi personali, successivi e dolorosi.
 Un libro da cui ho imparato a razionalizzare l’idea di distacco, di lasciare la libertà di partire, di concedere allo spirito di separarsi dal corpo per librarsi e ritrovare un’altra dimensione, e a quest’ultimo, il corpo, di diritto di partire per trovare un altro spazio e un’altra dignità.
Questa nuova era sud-amerinda durò a lungo e vide altre incursioni femminili di scrittrici di lingua ispanica: Marcela Serrano e Angeles Mastretta,  far compagnia a Isabel.
Come non bastasse, ci si aggiunse anche la mia ultimogenita nel suo periodo-Madonna ,versione- Evita, periodo che durò così a lungo che l’Argentina rischiò veramente di essere alluvionata … nonostante l’esortazione a “dont’cry
Questa corrente del Golfo dilagò, regnò sovrana  e invase fino all’inizio del nuovo secolo, quando scoprii le Lezioni Americane,di Calvino, proposte per un nuovo millennio.
Come non cedere al desiderio di ridiventare studente, non soccombere al fascino della leggerezza?  Che mi portò a volare con nuove ali.
Erano arrivati gli anni duemila, la casa si spopolava, avevo più tempo disponibile e presi la decisione di consacrarlo alla “recherche du temps perdu”.
Presi il coraggio e mi iscrissi di nuovo all’università.
Nulla a che vedere con gli studi, interrotti ben più di vent’anni prima, di corsi di laurea totalmente scientifici, e periodo in cui di tempo ne avevo perso a iosa!.
Mi ritrovai questa volta, a seguire lezioni,  di cui, più di un quarto di secolo avanti, per assurda caparbietà o forse perché non mi conoscevo affatto, non avrei mai voluto sentir parlare.
Mi comportai da studentessa coscienziosa e modello, quanto precedentemente ero stata pressappochista, svogliata, e disposta a fare il minimo indispensabile, sufficiente per cavarmela .
Le mie letture cambiarono però sostanzialmente. Solo letture in madrelingua.
Fin tanto che si trattava dei classici e moderni della letteratura della mia terra natia, tutto andava bene , il grosso scoglio fu leggere nella lingua del mio paese d’accoglienza.
Ma uno degli scopi del mio ritorno sui banchi era stato proprio quello di superare le difficoltà di leggere e scrivere in francese, per cui, pur se a fatica e di malavoglia mi costrinsi a compiere questo terribile sforzo.
Quasi senza rendermene conto, mi  trovai di nuovo a girottolare in libreria, anzi en librerie, ad annusare testi di autori indigeni, soppesando, fiutando, scovando libri en français, ma con la differenza, rispetto a prima, che non me ne andavo via, avendoli  riposati sullo scaffale, mi seguivano invece fino al banco della cassa e poi a casa.
I primi acquisti, furono compere mascherate. Libri che acquistavo per regalarli ai miei ragazzi, temendo l’impresa troppo ardua per me. Poi piano piano andavo a ricercare il libro nelle loro camere, di nascosto…..
Fino a che comprai i libri per me e anche  i ragazzi iniziarono a regalarmene…
Un nuovo decennio è oramai iniziato, marcato da attacchi febbrili di grafomania che si stanno quasi cronicizzando. Scrivo in italiano, pretendo di farlo anche in francese e a seconda degli stati d’animo e delle frequentazioni della mia ultimogenita oso anche in lingue che non mi sono molto familiari.
Tre settimane fa, di passaggio alla stazione centrale di Milano, in attesa di ripartire, sono entrata qualche minuto in una libreria per perdere un po’ di tempo. C’era un’offerta promozionale su una grande varietà di tascabili, e comunque anche non ci fosse stata, sapevo già come sarebbe andata a finire.
Mi sono seduta sull’autobus che mi conduceva all’aeroporto e mi sono sprofondata nella lettura.
Ritrovavo vecchie conoscenze in questo “La somma dei giorni”, un diario di Dona Isabel che riprendeva la narrazione alla figlia Paula, là dove l’aveva interrotta quando lei era morta.
Nuovi desideri di Sudamerica, sono germogliati in me e non solo in me…
Il continente sembra di attualità in famiglia o comunque fa sognare anche i miei marmocchi..
Chissà che questa non sia la volta buona che ci vado per davvero in Suda Merica, perché dopo tutti questi anni è davvero SU-DATA.


Brazil-Cile-Argentina- Uruguay…
la fantasia mi accompagna e non mi lascia MAI!


30 gennaio 2012

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