perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


vendredi 3 février 2012

31 GENNAIO 2012

Lo spettacolo mattutino mi offre una visione un po’insolita per la  Provenza.
Un universo bianco!
Lucciola, la decana dei felini domestici, deve essere stata colta da un raptus irrefrenabile, un desiderio irresistibile di rotolarsi nel bianco manto, oppure di chiazzarlo di giallo, molto più prosaicamente. Alle cinque e cinquanta grattava con delicata fermezza alla porta della mia camera al primo piano, riguadagnando immediatamente il livello terreno al primo segnale di movimento da parte mia. Un tempo avrebbe atteso che le aprissi la porta, per  sgattaiolare, veloce,  tra le mie gambe, precedermi davanti alla porta del bagno, in attesa che le permettessi di accedervi e le offrissi ossigeno e libertà attraverso la finestra, il davanzale, il tetto. Amava mostrare la sua agilità, balzare con scioltezza e leggerezza, la stessa con cui attentava alle mie caviglie, tendendomi tranelli, aspettandomi al balzello. Le uniche caviglie familiari che minacciava, insidiava, metteva in pericolo con morsi e graffi, rischiando a sua volta una pedata auto generata dalla mia sorpresa e spavento.
Devo riconoscere onore al merito e al buon gusto della felina,che  sapeva e sa riconoscere le più belle caviglie domestiche. Il suo é un modo di attribuir loro la palma, o meglio l’erba gatta d’oro.
L’età, ahimè e ahi-lei la rallenta. I tripli salti mortali non fanno più parte del suo repertorio e le giratine in altezza, sul tetto, si limitano a annusatine d’aria aperta, raggiunta uscendo dalla portafinestra che dà direttamente sul balcone-terrazza quasi a livello di una parte di tetto.
Non è ancora un’inferma, assolutamente no, ma si risparmia, ragion per cui, stamani per uscire ha atteso che io scendessi le scale e la facessi uscire dalla porta principale.
 A quell’ora antelucana, sa benissimo che il sonno di CV non può essere disturbato, che non le aprirei mai le ante della portafinestra,(rischiando io una defenestrazione) e comunque visto l’amore che lei nutre nei confronti del maitre de maison,  non lo pretenderebbe mai.
Questa sveglia fuori programma (in genere ci assicuriamo che la gatta non sia in casa,e in caso affermativo la traslochiamo in garage dove è libera dei suoi movimenti e uscite quando più le aggrada attraverso una porticina, creata per lei e Replay,l’altro gatto di casa), mi ha fatto venir voglia di curiosare fuor dalla finestra. Alla luce ancora seminotturna il chiarore della neve è comunque ben visibile. Son tornata a letto in attesa di un’ora più conveniente per scendere a far colazione. Il sonno non è però tornato e la voglia di godermi lo spettacolo, mi han tirato fuori dal letto.
Seduta nella mia nursery, attualmente ricovero anti gelo, ho gustato la mia colazione ammirando il paesaggio che mi circonda. Bianco il prato, il lastricato intorno alla piscina, gli alberi, gli arbusti, i vasi, il tetto  di tegole della cuisine d’été, quello di vetro della veranda, jardin d’hiver.
Un bianco candido e incontaminato,silenzioso. Una visione fatata, incantata, stregata, da cui mi venuta voglia voglia di lasciarmi invadere, che ho avuto il desiderio di compenetrare.
Nel silenzio totale, la neve ha ripreso a fioccare, dolcemente, carezzando ogni cosa, non ultima la mia anima.
 Poi piano piano si è tramutata in acqua e un ticchettio cadenzato ha iniziato a invadere l’aere .
 Si è aggiunto il ritmo di un gentil fiotto  proveniente della neve che delicatamente fonde dal tetto.
Sprazzi di verde, minuscole areole, han iniziato ad affacciarsi, attirando uno, due, tre, giovani fagiani che in fila indiana sono sopraggiunti in cerca di cibo.
Motori sfuffanti e tossicchianti, forse uno spazzaneve o uno spargisale.
La vita ha ripreso il suo ritmo.
Accendo la radio.
La neve che cade; la nave già caduta, prostrata……….
Chi nega il genocidio armeno? Chi  i crimini contro l’umanità in Siria?
Ne sento di tutti i colori
Bachar el Assad e i suoi sette soldati tingono di rosso la mia mattinata.
Mi vien voglia di tuffarmi di nuovo nel candore, ma non mi resta più che quello delle mie lenzuola pulite che ho messo nel letto… è troppo presto per coricarmi di nuovo, mi ridirigo su una pagina bianca che inizio a chiazzare di nero e improvvisamente la neve riprende a cadere, il cielo diventa bianco, mentre io volo nei miei cieli arcobaleno accompagnata dal suono di dolci miagolii
31 gennaio 2012

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