Candelora é trascorsa in un vortice bianco granuloso, non certo attribuibile a zucchero filato o a polvere di zucchero, vanigliato, semplice, o profumato con altri aromi, e neppure al bianco della ricotta.
Gli ingredienti per dare un tocco finale alle crêpes non avevano niente a che vedere con questo bianco discendente dal cielo, volteggiante dai tetti e disceso per terra.
Una Candelora senza crêpes, senza festeggiamenti con questi deliziosi dolcetti, previsti in quel di La Tour, une première dopo tante spadellate a Aix in cours Sextius e un tempo preparati da Louise, la mia amena vecchietta dirimpettaia.
Sono lontana e non ho potuto partecipare, ma non lo avrei potuto, neppure fossi stata in loco.
Le condizioni meteorologiche me lo avrebbero in ogni caso impedito.
Previdente, la creatrice di crêpes programmava di disdire l’invito.
Senza di me le crepe non avrebbero avuto lo stesso sapore, e con le prevedibili defezioni gliene sarebbe rimasta una quantità esagerata. Non essendo poi un alimento consono per Nina, non poteva contare sul suo sano appetito e voracità per eliminare i resti.
A quoi bon,alors?!
Ho lasciato la Provenza innevata e illuminata da un sole divertito e di gran buon umore.
La perturbazione si era spostata in Corsica, ma aveva già ricoperto le mie terre toscane, su monti, colline, litorale.
Non nevica bene, se di Corsica non viene-recitava un detto locale.
Questa volta ha nevicato benissimo.
La neve si è attaccata al suolo e con il gelo sopraggiunto ci si è incrostata.
Temperature polari, freddo inimmaginabile a queste latitudini e longitudini.
Materiale per animare conversazioni, forum, indire e nutrire dibattiti; materia per i giornalisti locali con succulenti peripezie degli indigeni e per racconti che ingigantiranno la palla di neve fino a farne una valanga rotolante…altro che Rolling Stones !
Chi si trattiene?
Io no di certo!
Sorrido davanti allo sguardo divertito di Turista-fai-da-te, che non si impressiona di fronte alle notizie di neve romana.
Lui si ricorda bene quella della vigilia delle vacanze natalizie di un anno fa. Fuggi-fuggi generale, a mezzogiorno, dei suoi colleghi che temono di rimaner bloccati con le auto.
Nevica per tre ore, mentre lui ,stoico, continua a lavorare fino alla fine. La neve cessa di cadere. Si scioglie e quando lui se ne parte alla sua abituale ora tardiva, le strade sono di nuovo pulite.
Favole di donnette!
Leggende metropolitane!
La neve a Roma?….optional da cinque minuti per turisti rapidi(perché se non sono abbastanza veloci,neppure se ne accorgono!).
A Cecina ci sarà anche della neve, ma a Roma non è possibile che rimanga.
Inutile spiegargli che le nevicate famose della storia locale, me le ricordo tutte, e a buona ragione.
Si contano sulle dita di una mano; sono state raccontate così tante volte che non si possono dimenticare e tutte sono state eccezionali. Anche quelle meno eccezionali e fugaci si ricordano, perché non fan certo parte della normalità del mio “emisfero”.
Ci fu quella del millenovecentocinquantacinque con la famosa gelata che bruciò la palma del giardino.
L’ho sempre e solo sentita raccontare, io, non ne ho certo memoria. A imperituro ricordo, si erge la nuova palma che da quella data ha preso il posto della precedente. Ora dopo cinquantasette anni che cresce nel centro dell’aiuola centrale ha una vera aurea di decana e ha completamente soppiantato la meno fortunata sorella.
Nevicata di cui ho invece ricordo è quella del millenovecentosessantaquattro.
Il bosco, la casa non vi era ancora stata costruita,era tutto bianco.
Rivedo una foto con me spennacchiata, un misto tra un pupazzo di neve e uno spaventapasseri e tutt’intorno neve,neve,neve.
Neve anche a Cecina.
Con l’aiuto di babbo facemmo una specie di slittino; una cassetta di legno con due assi sotto a mo’ di sci. Su questa specie di bolide mia sorella mi spingeva nella nostra strada, certo non frequentata come ora. La rivedo spingermi, spingermi…la strada quasi in piano e lo slittino poco slittante, ma odo ancora gli echi delle nostre risate.
Sorella creativa e intraprendente che seguivo tra un misto di ammirazione, di timore e una spruzzata di sana allegria.
Il millenovecentoottantacinque paralizzò il natio borgo selvaggio. A onor del vero bisogna riconoscere che anche più a nord la neve non aveva fatto finta di apparire, causando disagi in località molto più attrezzate e abituate della Toscana a confrontarsi con simili intemperie ed emergenze.
Nel settentrione è ricordata come la nevicata del secolo (scorso) e Milano rimase paralizzata per tre giorni.
Anche in provincia di Varese, ove all’epoca vivevo, la paralisi fu totale. I meno venti gradi registrati all’aeroporto di Malpensa, rammento che fecero scoppiare bottiglie di vetro che, alla cascina vicino a casa, venivano riparate sotto il portico per essere poi riempite con latte fresco, appena munto che la sera i clienti andavano a comprare.
Mi ricordo ancora il racconto dell’eccezionalità dell’avvenimento nelle mie terre, nella voce di Marco, l’ex dirimpettaio della mia gioventù. In quegli anni lui abitava ancora davanti a casa mia benché dal piano nobile fosse salito all’ultimo della sua abitazione, io invece non ero più in zona.
La sua voce concitata e super eccitata mi raggiunse via cavo….la descrizione del paese attraversato da intraprendenti abitanti con gli sci ai piedi mi balza ancora dinanzi agli occhi e a distanza di tempo mi fa ancora sorridere. Me li immaginavo tutti caduti per terra e a gambe all’aria, agitando sci freneticamente. Anche in quell’occasione la Corsica entrò in gioco…una depressione si era istallata sul suo mare, pur se l’ondata di gelo proveniva comunque dall’artico russo.
Questi ultimi anni, ogni tanto la neve ha fatto la sua apparizione, in maniera più pacata ma comunque inusuale.
Marzo 2010, durante un rovinoso periodo di assenza e cambio badante a casa, mentre in contemporanea era in preparazione il matrimonio della nipote la neve sorprese me e la futura sposa, intente a banchettare in un ristorante in riva al mare,dove eravamo finite per riprenderci dalla demoralizzazione e prostrazione totale in cui eravamo cadute. Dopo quindici bui giorni in cui pensavamo che saremmo rimaste prigioniere a vita dell’amato babbo e nonno(lui invece felicissimo di avere noi come angeli custodi) l’orizzonte aveva aperto uno spiraglio.
Spettacolo incredibile: grossi fiocchi di neve cotonosi, che cadevano sulla spiaggia, lambivano il mare grigio e appena increspato mentre noi ci deliziavamo il palato lustrandoci la vista con questo quadro insolito, molto sui generis.
Un mese dopo la nipote si sposava.
La meteo la favorì alla grande,e fece del bene alle ossa di noi tutti, regalandoci un sole caldo più che gradevole che ci permise un lungo aperitivo nel parco della villa. Certo la privò del detto”sposa bagnata,sposa fortunata”ma si riprese il giorno dopo facendo volteggiare nell’aere, divenuto improvvisamente gelido per un repentino calo della temperatura, leggeri e leggiadri fiocchi di neve.
Nello stesso anno é seguita la nevicata di fine dicembre, quella che è stata sperimentata da Turista-fai-da-te,a Roma, che lo ha fatto ridere e sorridere delle paure e previsioni dei locali.
Lui, il freddo, il gelo, la neve li ha conosciuti ben bene nelle piane canadesi…e quelle erano ben altra realtà.
Ora quest’ultima ondata terrificante di gelo e di neve, caduta nella notte tra martedì e mercoledì.
Venerdì è sopraggiunto: inizia a nevicare anche a Roma.
Turista-fai -da-te, pur nel suo sfrenato ottimismo, in serata, riguadagna di gran carriera la capitale, seduto su un comodo treno. A onor del vero la spinta a ripartire non gliela da tanto la paura della Urbe sepolta sotto un candido manto(lui non ci crede),quanto il terrore di una nuova notte nel gelo della magione avita.
Mi arriva un sms rassicurante. Il treno l’ha portato a destinazione, e ora lui sta faticosamente raggiungendo la mansarda appollaiata sulla vetta…certo che c’è neve dappertutto, ben appiccicata sul suolo romano tanto che ha rischiato di sfracellarsi per terra.
Foto di Roma sotto la neve nel caos che ne segue, polemiche comprese, fanno intanto il giro dei telegiornali, insieme al maltempo che ha paralizzato buona parte dell’Italia e Turista-fai-da-te,si improvvisa fotografo in giro per la Città eterna insieme a Marie per immortalare questo prodigio climatico, altrimenti poi come farà a far credere a sua madre che a Roma nevica più e peggio che in Canada, in Russia, al Polo Nord messi insieme e che la neve si accumula in montagne che non si sgeleranno mai ?
Parola di Turista-fai-da-te che ha girato il mondo...
Illazioni di una madre, dotata di una fantasia cresciuta a leggende metropolitane...
Sabato 4 febbraio
perché...
... racconto spinta da una brezza leggera
... spiffero in tutto le accezioni del termine
... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum
... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi
... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente
e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me
... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!
... "if" Kipling
... "if" allora "dubito ergo sum"
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