perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


mercredi 8 juin 2011

7 GIUGNO.........dal calderone dei ricordi.

"ALLELUIA ALLELUIA.."cantava con un tono basso e solenne il mio augusto genitore, concludendo poi sulle stesse note ma con un frasario che non aveva nulla di sacrale o ecclesiastico “QUESTO CIELO SI RABBUIA”.
In tutta la mia esistenza ho sempre creduto che questo preludio di stile elevante, elevato e religioso che terminava su una terragnità meteorologica fosse dovuto ai conflitti che animavano il mio babbo .
Cresciuto in una famiglia religiosa tra una madre amorosa, profondamente credente e osservante e un padre premuroso attento e di libero e indomito spirito e d’idee, in altre parole “illuminato”, era dovuto sottostare a un’ educazione e a esercizi religiosi un po’ asfissianti, che non si limitavano alla pratica domenicale e ai sacramenti, ma pure a novene e rosari quotidiani, recitati seralmente tutti in famiglia.
Allo scoccare dei suoi diciassette anni si era affrancato da tanto peso e a quanto ne so aveva chiuso con messe, novene e sacramenti senza peraltro impedire mai a nessuno di seguire il proprio credo o volendo imporre il suo.
Tutto ciò non gli aveva dunque impedito di unirsi in matrimonio religiosamente con mia madre, che senza la benedizione di Dio non si sarebbe mai sentita in pace con se stessa e non ostante il grande amore non lo avrebbe forse sposato.
Si racconta negli Annali di famiglia - una recitazione quanto mai pittoresca della mia Tata- che una mattina, la mia mamma, ancora signorina si fosse catapultata dopo una pedalata forsennata in bicicletta che l’aveva condotta a S.P.in Palazzi in casa del mio babbo.
Quivi giunta, a ore pressoché antelucane, a lei peraltro insolite,davanti alla Tata, allora solo governante del “dottore”( Tata lo sarebbe diventata in seguito alle nostre nascite), spalancata con virulenza la porta d’entrata comunicò al mio non ancora padre, che la loro relazione non poteva continuare perché lei senza matrimonio in chiesa preferiva chiudere la storia.
-Gigino, la finiamo qui!!!-
Gigino, il “dottore” serafico, tranquillo e imperturbabile secondo il suo stile non si scompose più di tanto.
Si rivolse alla Tata chiedendole di allestire una colazione alla”signorina” che a parer suo non doveva aver ancora fatto colazione e senza scomporsi ulteriormente invitò la “signorina” a sedersi.
La mia non ancora madre-sempre a dir di Tata- scalpitava e fumava dalle narici come un toro infuriato. Per niente disposta a farsi ammansire da un tè e una brioche casalinga, rimaneva guardinga e in difesa come un pugile sul ring.
Ma il” dottore”seppe far cadere tutte le sue motivazioni.
“Dov’è il problema”le disse”ci sposiamo come e, dove vuoi tu”
La signorina poté sedersi, addentare la sua briochina e placare infine le sue furie e soprattutto ansie.
Il “dottore”credo che oltre alle furie della futura sposa avrebbe dovuto sorbirsi pure la disapprovazione familiare e l’ultima cosa che voleva era deludere i suoi genitori che amava e rispettava profondamente.
 Una cosa erano le sue convinzioni personali e il privarsi dunque di omelie e sacramenti, non lo perturbava affatto, ma essendo molto rispettoso delle idee ,credenze e principi altrui mai avrebbe impedito alla futura moglie di ricevere la benedizione celeste cui anelava e lasciato sua madre torturarsi all’idea del figlio che “viveva nel peccato”di un, magari, miserabile, matrimonio civile e …….ancora.
Galeotto anche per loro, nonché disorientante per mia madre, era stato un libro
“L’Antologia di Spoon River”e la lettura della poesia dedicata a Sara Brown con le ultime parole che recitavano:

There is no marriage in heaven, 
But there is love.

Facciamo il “Paradiso in terra”aveva suggerito il “dottore” e la signorina aveva visto precludersi le porte del cielo in un domani.
Di qui l’incomprensione, il misunderstanding  e via discorrendo….
Il 15 giugno 1946 si unirono in matrimonio dinanzi al curato e vissero insieme liberi, felici e contenti per sessantun anni…ma questa è ancora un’altra storia.
ALLELUIA ! ALLELUIA! Avranno sicuramente cantato in chiesa quel di’ di giugno,senza aggiungere che il cielo si rabbuiava.
Ieri sera per puro caso ho scoperto l’arcano che si nascondeva sotto queste parole.
Stavo ricordando al mio babbo, mentre girellavamo in auto senza meta, questa “canzoncina”.
Grosse nubi nere e la sua presenza me l’avevano fatta venire in mente.
E qui con mia grande sorpresa, lui aveva continuato:
“La cantava il povero Attilio..”
La mia curiosità fu immediatamente risvegliata da questo nome.
Con un certo timore cercai ulteriori delucidazioni,che non sempre babbo è capace di fornirmi.
Talora i ricordi sono semplici flash, immagini staccate da ogni contesto e allora rimaniamo entrambi insoddisfatti: lui alla ricerca del filo della sua matassa che non riesce ad avvolgere, io dei tasselli del mio puzzle che vorrei ricostruire.
Ma ieri questi ricordi erano ben vivi e chiari.
Il povero Attilio - continuò –era il traghettatore a bocca d’Arno a Marina di Pisa .
Trasportava da una riva all’altra le guardie di finanza di stanza sulla riva destra  che andavano a prestare servizio sulla riva sinistra nella tenuta del re di San Rossore e viceversa, quando la nuova pattuglia entrava in servizio.
San Rossore era la tenuta prediletta della regina Elena, una donna molto alta ben diversa per dimensioni dal consorte, il re piccolotto. E’ qui che lei amava trascorrere le vacanze estive e passare il suo tempo in riva a fiume a pescare, e le guardie le facevano la scorta.
Era un’abile pescatrice e pescava per ore intere con la canna, con grande diletto.
Attilio tra l’altro sorvegliava quella che fu la prima imbarcazione del mio babbo, che si cullava in bocca d’Arno. Un piccolo cabinato a vela con quattro cuccette, munito anche di WC che mio nonno aveva riportato da Genova e pure una specie di cucina rudimentale consistente in un fornello a petrolio. Attilio le dava un occhio e il nonno gli elargiva con generosità laute ricompense.
Ariel, la prima barca quando il babbo era ancora studente universitario e non era ancora diventato il “dottore” costruita in uno dei cantieri della zona, senza troppa ricerca stilistica nautica .
Galleggiava, avanzava se c’era vento, altrimenti bisognava confidare nella forza di voga di babbo e magari di suo fratello minore Carlo.
Un’estate i due fratelli  con le due sorelle maggiori partirono all’avventura, spinti da Zefiro e soprattutto dalle braccia dei fratelli ,approdarono in Sardegna e fecero la scoperta di Porto Cervo, quando i cervi ancora si mostravano in questa  insenatura di sogno, che io pure ho avuto l’incredibile chance di conoscere, incontaminata e selvaggia ….ma queste sono ancora altre storie.
ALLELUIA! ALLELUIA!..il cielo si sarà pur rabbuiato, ma il velo dell’oblio si è per una volta squarciato dando vita a ricordi lucidi e vivi di tempi remoti, in cui il giovane futuro dottore sognava le barche che avrebbe poi realizzato, antesignano di uno sport all’epoca praticamente sconosciuto, con ricordi di un’Italia del Regno con le regine che pescavano ,la guardia di finanza che curava la sorveglianza reale in alternanza  con quella dei vari bracconieri e contrabbandieri e il “povero” Attilio” che traghettava, sorvegliava la barca di babbo e nutriva grande riconoscenza per il nonno ingegnere sensibile alla sue magre possibilità economiche.
ALLELUIA! ALLELUIA!  W il ciel color gianduia!

4 commentaires:

  1. cara mamma, immagino la nonna che urla e immagino il nonna che le risponde. GRazie per questo racconto. Grazie mi sono emozionata.

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  2. In questo racconto di quasi un secolo di vita ci sono tanti tasselli del famoso puzzle della mia vita,e di quanto la precede.
    .... dal famoso nonno Leandro cui avrei dovuto ereditare il nome se io fossi nata dell'altro sesso e che non ho mai conosciuto, alla nonna Stenia che pure non ho conosciuta per gli stessi motivi e di cui fu tramandato il nome in famiglia perché mia sorella, nata qualche mese dopo la sua morte fu del sesso giusto per portarlo.Nonna che, se i ricordi non mi impallano, credo avesse spinto in bicicletta la figlia di buon mattino a causa di una notte insonne a dare l'ultimatum al "dottore".
    Scene prebelliche pur se nel... dopo guerra.
    Ma una guerra amorosa sulle rovine di una guerra reale che aveva lasciato macerie e lutti e voglia di ricostruire...
    e i nonni costruirono......
    Prova ne siamo tutti noi, tutti voi....
    buona domenica mia cara a te e ai tuoi cari ospiti

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  3. O mutti, Ti voglio bene. Vorrei parlare con te di certe cose. Una sera dove sei libera per parlare (magari non domani che devo creare un cenone di cumpleanos) hihi

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  4. e io creo ora....con fatica, ma creo
    buona notte, mia cara

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