Forse, il mio calderone dei ricordi avrei dovuto toglierlo dal fuoco oggi e non con una settimana di anticipo, come ho invece fatto, ma tanta era l'ansia di scrivere, la smania di pubblicare, la voglia di condividere con le bimbe, mie lettrici, attente, accanite, emozionate, pungolate, sollecitate ma sempre e comunque.... meravigliose e che mi rimandano l’immagine del significato della scrittura.
Beh! oggi 15 giugno ricorre il sessantacinquesimo anniversario dalla data di nozze del “dottore” e della “signorina”.
La guerra era terminata da un anno, erano trascorsi già quasi quattordici mesi dal quel fatidico 25 aprile della liberazione e solo tredici giorni dal 2 giugno della nascita della nuova Repubblica Italiana, allorché i miei genitori fecero risuonare il loro “si”.
La signorina aveva un semplice abitino dai tenui colori pastello e sulla testa un grande cappello di paglia ornata da un nastro colorato. Voglio pensare che sia quello del disegno a pastello appeso in sala. Un quadro che la raffigurava con una grande pamela, dipinto da Gianna Orsi, affermata pittrice e docente all’Accademia delle Belle Arti di Roma, di cui la “signorina” aveva seguito dei corsi nei suoi vari soggiorni romani.
È il famoso ritratto che fa fantasticare la mia ultimogenita, che sogna di averlo un dì sotto il suo tetto.
Fu una cerimonia semplice con pochi invitati- gli spostamenti non erano così agevolati in questo primo dopoguerra - ma in realtà purtroppo non ne so molto, così come del viaggio di nozze.
So solo che con pochi soldi in tasca, -il “dottore” aveva impegnato tutti i suoi risparmi nella costruzione della sua vera prima barca a vela- erano partiti in honey moon a Viareggio, dove lo sposo ho il sospetto che abbia portato la sposina a passeggio sulla banchina del porto, facendole così intravedere il futuro di avventure marine che li avrebbe attesi e di passeggiate sui moli dei porti del mare nostrum.
La “signorina” diventò il mozzo del “dottore e salpò e dette fondo ad ancore in un arco che va dalla Sicilia a Barcellona, ma queste ovviamente sono ancora una volta … altre storie .
Questo 15 giugno me ne fa venire in mente altri e in particolare quello del 1975.
Ci avvicinavamo all’estate e a nuove elezioni amministrative.
Correvano anni alla Don Camillo con i comunisti del P.C.I. da una parte e i “preti” della D.C. dall’altra.
La D.C. aveva sortito uno slogan elettorale che recitava:
30 anni di libertà!
alcuni buoni, altri meno buoni ma tutti nella libertà….
…facendo da una parte allusione al numero di anni dalla fine della guerra e con loro, i democristiani, al governo e dall’altra al proprio potere salvifico che ci aveva mantenuto un paese libero e non al soldo dell’URSS, come sarebbe accaduto con i comunisti al potere.
….e ovviamente incitando a votare ancora per lo scudo crociato.
Uno slogan raffinato, molto più di classe di quello che imperversò l’anno seguente, il 1976, in occasione delle elezioni politiche, in cui fu temuto il famoso sorpasso.
Lo slogan del 1976 non olezzava come un profumo di grande firma della moda.
Fu comunque molto efficace, non costò in pubblicità e lo si dovette alla magica penna e all’immaginazione di Montanelli che incitò a porre ancora una volta il segno della croce sull’emblema scudocrociato, al suono di “Tappatevi il naso e votate DC”
“Ubi maior…minor cessat”, sempre per restare in tema di……..cessi, ma l’effetto fu quello di un Niagara, prodotto salvifico per le tubature e disingorgò la situazione, facendo rimanere alto nel cielo”In hoc signo vinces”…. insomma il solito emblema della Democrazia Cristiana.
Ma senza correre troppo e tornando alla nostra calda estate del 1975, con le giornate che si allungavano, le amministrative che si preparavano e le regate veliche che erano nel pieno della vita velistica, rivedo il famoso 15 giugno 1975.
Il “dottore”era partito per una delle sue regate, sarebbe troppo ricordare se fosse la Regata della Giraglia, o un’altra organizzata dallo Yachting Club del Tigullio, se non dallo Y.C. di Livorno.
Era sicuramente una regata lunga perché lui rimase assente qualche giorno, e in questi tre o quattro giorni lontano da casa cadde la ricorrenza delle loro nozze.
La ex “signorina”poteva pure restarsene a casa da sola (si fa per dire,c’eravamo ancora la Tata e io)... lei capiva a fondo la passione del marito per la vela che incoraggiava pure o almeno non ostacolava, ma guai a dimenticarsi di festeggiare la ricorrenza fatidica.
Edilio , il nostro fiorista era sempre in allerta.
Quell’anno però non so come, forse una partenza repentina, forse una, come spesso, ritardata da qualche paziente cui dedicare le sue cure, fatto sta che il “dottore” partì senza lasciar consegne di omaggi floreali.
Un dubbio mi balenò nel cervello e con costernazione Edilio mi confermò che non aveva né ordini, né biglietti.
Per sua fortuna, il “dottore” aveva una secondogenita, molto vispa e reattiva,(la primogenita era fuori gioco oltre oceano, da due mesi sposina novella) e dalla sua, pure la chance di una moglie che detestava alzarsi presto. Le era bastata,una volta per tutte, la levataccia per la famosa pedalata.
Così, armata di un suo biglietto da visita riempito con inequivocabili doti di falsarla imitando scrittura e firma del padre, preparò un accompagnamento augurale che consegnò a Edilio perché lo recapitasse su un bel mazzo di fiori.
L’ex “signorina”,raggiante, attese il ritorno del suo Ulisse: “grazie Gigino, mio”ridacchiò, felicitandolo per la scelta dei fiori e del testo inneggiante alla sua grande “ouverture d’esprit”.
Parodiando lo slogan della DC che mi faceva l’occhiolino da un muro della piazza accanto al fioraio, avevo scritto: ”29…alcuni buoni, altri meno buoni, ma tutti nella libertà”.
Il mio meraviglioso e distrattissimo babbo meritava di essere “protetto”, ma meritava pure di pagare un piccolo scotto per la sua dimenticanza....dimenticanza di cui la mamma ignorò sempre l’esistenza.
oooh mutti. continua continua!!!
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