Il lungo fine settimana, la settimana intera, l’ancor più lungo intervallo estivo, o … poco importa la loro durata, sono finiti e mi accingo a stivare la macchina di prodotti che variano a seconda della stagione.
Carciofi per il sottolio, pomodori per la salsa home made, latte d’olio d’oliva per uso personale e per adepti del condimento di buona qualità … tutti prodotti selezionati che arrivano in diretta dal campo di produttori scelti e di fiducia: le verdure le fornisce Federica l’amica d’infanzia di mia nypote, l’olio, Jacopo, il figlio della mia amica dell’adolescenza, la mia Amica di sempre.
Prodotti con il valore aggiuntivo, che non ha prezzo, del grandissimo affetto.
Non manca la scorta fatta al Tortello, un pastificio di qualità dove mi rifornisco di ravioli al tartufo, al gorgonzola e noci, ai funghi, al radicchio o molto semplicemente con ricotta e spinaci … una borsata di formaggi bianchi rossi e verdi,
pasta rigorosamente di Gragnano, capperi sottosale e insalate, insalatine fresche …puntarelle, tutte le varietà di radicchio che trovo e che riporto a casa per la felicità del mio insalataro domestico che ne ingurgita quantità industriali.
Sembra che parta anch’io per paesi lontani e sperduti come i pulmini degli immigrati. Ovvio che gran parte di questi prodotti sono facilmente reperibili anche qua in Provenza, ma non allo stesso prezzo, alcuni sono assolutamente rari, altri sicuramente introvabili.
Ultimo cappuccino e brioche al bar vicino a casa, un lusso che mi concedo quotidianamente quaggiù, una rapida scorsa alle notizie locali sul Tirreno.
Commiato dal barista cui annuncio così, che è inutile mettermi da parte la brioche vuota, l’indomani, visto che sarò a 600 chilometri. Deviazione al Forno, come chiamiamo noi la panetteria per una super dose di schiaccia, la focaccia salata,
all’olio con cui mi nutrirò sulla via del ritorno.
Diciamo che sono “pronta per partire”anche se in realtà non lo sono per niente, non lo sono mai anche quando, dopo lunghi soggiorni magari difficili, sono veramente in crisi di astinenza della mia dimora francese e sogno la mia Provenza.
“Pronta”non lo sono io a partire, non lo è il mio babbo a lasciarmi andare.
Lo capisco, mi capisce, ci capiamo.
Lui si avvicina al secolo. Oramai poco più di un anno lo separano da questo traguardo, che in realtà lui non tiene poi così tanto a raggiungere.
Forse uno dei pochi motivi che gli danno voglia di toccare
la meta è che poi si potrà far declamare il sonetto del nostro Renato:
“Te crepi, oggi, d'un corpo 'n der cervello;
Doppo cent'anni nun ti fanno niente....
Er Centinario tuo sarebbe 'vello.”
Doppo cent'anni nun ti fanno niente....
Er Centinario tuo sarebbe 'vello.”
Renato Fucini « Cento sonetti »-Er Centinario-Firenze, 1879.
Ovvio che non ha bisogno di compiere i cento anni per aver diritto al centenario commemorativo, anzi nulla a che vedere, ma a lui piace pensarla differentemente e avere l’impressione di esserselo meritato con il suo sforzo di lunga durata.
Ultimi ritocchi, ultimi commiati, ultima mano che sventoliamo, lui dal terrazzo, io dal finestrino …
Addio “paese denuclearizzato” che mi fai pensare al “pifferaio magico”. Sovrappensiero, ho l’impressione di leggere “derattizzato”
Di nuovo sulla superstrada, tra poco imboccherò l’A 10 e via a ritroso.
Cerco di concentrarmi sulla guida per non pensare agli addii fatti, ai non fatti e a quelli che non posso, né potrò mai più fare.
Devo sviare la mente, pensare ad altro; non pensare.
Cerco distrazione su qualche stazione radio, ma non siamo sulla stessa onda.
Il momento è difficile, ho veramente bisogno di aiuto per ingranare la marcia giusta e prendere un’andatura da crociera. Tutt’a un tratto mi vengono in mente i CD che mi ha portato mia nypote. Glieli ha affidati e confidati la mia amica Layla, tosca pure lei trapiantata al nord, perché me li passasse per potermi, al bisogno, riconfortare con un po’ di sano vernacolo. La nypote che già li conosceva a memoria aveva cercato di farmeli ascoltare, ma non ero dell’umore, qui invece chiusa nel mio abitacolo, inizio a lasciarmi andare all’ascolto.
Già il nome del gruppo, in realtà un duo, in seguito allargato, è tutto un programma. Si chiama: I Gatti Mézzi. Mézzi e non mèzzi, precisiamo bene. Mézzi ovvero più che maturi, fradici, per esteso bagnati. Mi lascio prendere dal loro swing. Devo ammettere che suonano proprio bene, musica piacevole e i testi…
I testi sono teneri, divertenti, irriverenti, nostalgici, mi assomigliano, mi calzano a meraviglia come un paio di sandali magici che mi mettono le ali e mi fanno volare,
e in più parlano di luoghi e tipologie che conosco.
Un Bimbetto scalmanato, mi prende per mano e mi fa sorridere “e’r mondo ’e c’arrotonda, ci fa passa’ le ruzze…”e,” tra l’arioporto e la stazione, ci sta un popolo di matti sangiustesi, magrebini, sanmarchini …… capostazioni fistiano ‘n ritardo su’ binari e l’arioprani sgommano su’ tetti …” e senza quasi accorgermene sono all’altezza dell’aeroporto. Pisa! Immagino la stazione, dove anni e anni fa sbarcavo il lunedì mattina per la settimana pisana all’università, quando non mi accodavo alla mia Amica e fidanzato e mi stringevo dietro nella 500 sommersa da fagotti, pentole, vettovaglie cotte e crude. Spesso preferivo comunque la scomodità del treno, ma la libertà dei miei ritmi e la mia indipendenza …tanto ci saremmo comunque ritrovate presto in via la Tinta dove dividevamo un appartamentino molto spartano.
Ricordo con orrore il gabinetto sul terrazzo: uno sgabuzzino pieno di spifferi e mal chiudibile dove nessuno aveva mai voglia di rimanere più dello stretto necessario, ne andava della sopravvivenza. Forse, ai tempi, era a questo “loco incomodo”che mia madre doveva il piacere del mio ritorno
a casa, puntuale, ogni fine settimana.
Più del calore del focolare domestico cercavo l’accoglienza e il tepore del nostro bagno, per me, non ultimo, anche sala di lettura fin dai tempi dell’infanzia.
Cara Maria è qui che preferisco salutarti, ora che non lo posso più fare da nessun’altra parte. Ti saluto qui, dove non abitiamo più né io, né tu, in un luogo veramente neutro e colmo solo di ricordi di gioventù, allegri, buffi, irritanti, ridicoli, di discussioni, di liti, di riconciliazioni, di pianti di risa … ricordi di vita …
ricordi nostri e ora solo miei.
Inizio a riconciliarmi con il mondo, con me stessa, con i miei dubbi e le mie tristezze.
Ciao Pisa, sono già ben avanti e ciao Maria, a te non posso dire Arrivederci, ma Arritrovarci, perché so che ci sono tanti luoghi dove ti ritrovo e ti sento vicina.
Una calma serenità si è impossessata di me e i Gatti Mézzi fanno di tutto per mantenerla, anche le loro note nostalgiche non mi scompongono, quelle buffe invece scuotono la mia ilarità… ciondolo per le vie…sono in cerca d’affetto. .. mi sciagatto a Nutella. Una visione di un gigantesco barattolo di Nutella ove affondare cucchiaio e pena, mi fa sciagattare dalle risa.
Scia-gattare va proprio bene con i Gatti mezzi, mi soffermo a riflettere.
Buffa costatazione!o almeno a me pare buffa.
Per ridere ancora meglio a cuore aperto ascolto la descrizione del prototipo del Livornese di Cacciucco blues e quella del Lucchese.
Sono delle pennellate di colore e di buonumore.
Proprio quello che mi ci voleva per rimettermi in sesto.
Proprio quello che mi ci voleva per rimettermi in sesto.
I gatti mi scortano fino alla frontiera. Sono stanchi poveracci!
Hanno cantato ininterrottamente, e hanno fatto non pochi sforzi per distrarmi, allentare i miei nodi fino a scioglierli e liberarmi l’animo.
Leggera, legère …au revoir mes chers petits chats, à la prochaine !
Rieccomi sul suolo d’adozione, completamente rasserenata e riconciliata, pronta a continuare il mio cammino senza il bisogno di conforto di ansiolitici, di qualsiasi natura e sostanza uno preferisca.
Mi sintonizzo a caso, perché non ho ancora ben capito come manipolare i tasti della mia radio, e casco su France Culture.
Una rassegna molto dettagliata su libri, dove attingo idee per i regali natalizi.
Un programma che si protrae per un lunghissimo periodo.
Il cielo inizia quasi a cambiare colore e le sagome delle mie montagne locali, dalla Sainte Baume, alla Sainte Victoire fino al casalingo Pilon du Roy si stagliano sempre più nitide.
Oramai è proprio questione di poco e sono arrivata.
Il cancello si apre e i miei Gatti casalinghi, la perfida e bellissima Lucciola e Replay, il pantagruelico e sempliciotto, mi accolgono tra un misto di miagolii di benvenuto e sollecitazioni alimentari.
Si rotolano per terra in una sorta di danza propiziatoria, illudendosi forse di commuovermi e incitarmi vieppiù a correre a riempire le loro gamelle.
Non n’è nessun bisogno di sollecitarmi.
Sono una madre attenta e sensibile al richiamo degli affamati.
E poi altri Gatti hanno appena ben nutrito la mia anima con il loro concerto, ed io non posso che contraccambiare nutrendo questi miagolanti che smetteranno cosi’ il loro concertino….
Giusto. la Costanza è mentre arrivi! :)
RépondreSupprimerStiamo pensando di andare giù a Cecina il week-end prossimo :)
Ti sbaciucchio
still no new post! buhu! good day :)
RépondreSupprimerHai perso inspiration??
RépondreSupprimernon ti dico dov'é in questo momento!!!
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