perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


dimanche 2 décembre 2012

TIFFANY & CO....



Sfogliando pagine sul net,  in realtà molto più prosaicamente saltellando da un sito all’altro tra effluvi di acqua di Parma, di Bolgheri e della meno profumata, ma non per questo certo meno celebre, acqua di Lourdes, divenuta persino componente di creme “miracolose”, di cui cercavo maggiori informazioni, sono finita per atterrare sugli Champs-Elysées, just in time per una …colazione da Tiffany.
Un scia di profumi, musiche e souvenir mi ha preso alla gola,titillando, stringendo e solleticando ricordi.
Con un sottofondo di Moon River, la moviola, rannicchiata sotto le mie solite madri, la dura, la pia e la sottile ragniforme, inizia a girare.
 …dalla lontana Tiffany newyorchese con l’impareggiabile Audrey Hepburn, i diamanti che sotto i 40  fanno cafona e che ora potrei sfoggiare senza rischiare figuracce, i soli pericoli in cui incorrere oscillano dal taglio di un dito a una frattura se cado per terra, strattonata  dallo scippo e complice un principio di osteoporosi.
Tiffany che affascinava la giovane Audrey è entrato a far parte dei miei riferimenti culturali.
Deve essere per questo che, anni fa a Seattle, ne varcai la soglia e trasportata da…

http://www.sapere.it/mediaObject/icone-sapere/domande-risposte/cultura-spettacolo/note-musicali1/resolutions/res-p235x170/note-musicali1.jpg  Moon river wider than a mile mi aggirai nel negozio lasciando scheggette di luce rifrangersi nei miei occhi.

Non era quello della Fifth Avenue di NYC ma di una dimenticata strada di una meno glamorous city, per me comunque assolutamente charming, affascinante .
Faceva una strana impressione rigirarsi tra le dita un anello stratosferico di non so più quanti carati, che se anche l’età poteva sopportare, nessuna mia carta di credito avrebbe potuto fare altrettanto.
Lo sapevo io, lo sapeva la commessa, ma entrambe fingevamo di ignorare che il brillocco non avrebbe cambiato di proprietario.

Io, in ogni caso, ne avevo la certezza, lei un minimo di dubbio poteva sempre conservarlo.
L’abito non fa il monaco, e pur se i religiosi c’entravano ben poco, avrebbe più senso affermare che l’abito non faceva il nababbo.
Le commesse americane pero' non si basano sull’abito, e diversamente da quello che accade in Europa, un potenziale cliente, anche a potenziale infinitesimo, è un cliente e va trattato con tutto il rispetto possibile perché non si sa mai…
La commessa rinfoderò l’anello spaziale e si contentò di vendermi un girocollo in argento con la classica targhettina che recava stampigliato il famoso nome.
Mi confezionò un mirabile pacchetto che fece scivolare in un lussuoso sacchetto dai colori cerulei ed io me ne uscii dal negozio sentendomi spensierata, festosa e leggera come non spesso mi accade…
…non so se per l’acquisto fatto in un luogo mitico o per il risparmio di quello che non avevo comprato.
Quel pacchettino mi volteggiava nella mano producendo vortici e movimenti ritmati che, creando una musica e una danza, ne hanno immortalato il ricordo fissato in un’immagine dai margini confusi ma dai chiari contorni di una mano con il contrasto acceso del turchese di Tiffany.
La serata terminò con una cenetta in tête à tête insieme alla leggendaria cugina americana, compagna di shopping e follie, tra risate, ricordi e bollicine effervescenti e corroboranti.
Downtown Seattle e il ristorantino nella parte bassa della città risuona ancora delle nostra risa e il pacchetto mirabilmente confezionato brilla sul tavolo del lounge, tra bicchieri vuoti e cadaveri di bottiglie .
Scopro che Tiffany ha deciso di istallarsi nella capitale francese, o meglio sugli Champs-Elysées, perché a Parigi é già presente da lunga data.
Vi era sbarcato nel 1850 aprendo un negozio che non esiste più, mentre si puo' trovare in Rue de la Paix, zona Place Vendôme dove risiedono tutti i più grandi negozi che accecano e lustrano gli occhi e inoltre anche in due "angolini riservati" ai grandi magazzini Lafayette e Printemps Haussmann.
Tutti questi punti vendita non mi hanno mai attirato.
Non mi sarebbe mai venuta in mente l’idea di un piccolo acquisto da Tiffany fuori degli States e ancor meno in un grande magazzino pur dislocato sul boulevard Haussmann.
L’acquisto avrebbe perso tutto il suo fascino.
L’immagine di questa nuova show room sugli Champs-Elysées mi parla, canticchia all’orecchio fa vibrare le vecchie note degli accordi alla chitarra di Audrey sul davanzale della sua finestra. http://www.sapere.it/mediaObject/icone-sapere/domande-risposte/cultura-spettacolo/note-musicali1/resolutions/res-p235x170/note-musicali1.jpg
Vittima del bling bling degli Champs, con il suo codazzo di Vuitton, Fouquet’s & Co o dell’United we stand ora che anche gli americani sono sbarcati in forza con i vari Abercrombie & Fitch , Banana Republic e in attesa dei rinforzi a lustrini?
Non credo proprio.
Più che una musica è un profumo, anzi un odore… esalazione di fritto che sale da sotto le mie materne membrane.
Al numero 62 degli Champs-Elysées dove riluceranno e vedranno il giorno i brillanti di Tiffany alberga ancora per il momento l’insegna di Quick che ha chiuso le porte al 28 ottobre.
Questo fast food americanizzante, di french speaking language , risposta belga a Mc Donald’s, e da qualche anno naturalizzato francese, ha deciso di abbandonare il quartiere troppo dispendioso per le sue tasche e prima del rinnovo del suo contratto d’affitto, a scadenza tra due anni, ha preso al volo l’offerta del gioielliere americano cui ha ceduto il contratto, chiudendo la baracca e trasferendo altrove gli impiegati.
Non sono una frequentatrice dei fast food e da secoli non sento più il fascino della patatina, dei chicken mc nuggets, che non avendo gusto di pollo mi allettavano o del filet-o-fish ( perché come diceva la mia tata “fritta è buona anche una ciabatta”). Il colesterolo in ogni caso mi ha proibito tutte queste deliziose porcherie e me ne ha fatto prendere le distanze.
A Quick  non sono neppure certa di aver mai fatto funzionare le mie mandibole, però ci sono entrata, questo si, devo ammetterlo e proprio nel Quick degli Champs-Elysées.
Qualche anno fa, ai tempi della sua Scuola Superiore di Pubblicità, dopo un primo corso universitario, Fidèle, divenuta parigina, arrotondava le sue magre entrate con lavoretti del week end e si era scovata con l’energia della sua giovane età un contrattino da 15 ore settimanali proprio al Quick, un fast food d’accordo ma… sugli Champs-Elysées!
Mica paragonabile agli altri in effetti!
Prova ne fu che la charming Fidèle, in gonna nera e camicia bianca non fu reclutata per friggere patate, battere scontrini o incassare il totale di un menu coca cola inclusa, come in un qualsiasi ristorante rapido, ma per fare la hostess, il che non le impedì però di olezzare à l’eau de friture .
Poliglotta, sorridente e ammiccante accoglieva i clienti, li dirottava ai tavoli, controllava lo stato dei tavolini, lanciava occhiatacce in giro e nel giro di due mesi si saturò di puzzo di fritto nei capelli, perse l’appetito e risalì gli Champs.
Nuovo contrattino di 15 ore,  al numero 100, sempre sulla destra di questa lussuosa e frequentatissima strada, vendendo abiti in una catena di abbigliamento uomo, donna, giovane, giovanissime, meno giovane....ce n'era per tutti i gusti, tanto che con i suoi sconti ci rinfrescammo il guardaroba entrambe, lei ed io.
Lo spazio di una lunga stagione, fintanto che partì in stage estivo per validare questo nuovo anno universitario e abbandonò pure il mondo della moda benché più profumato, senza che l’appetito facesse ritorno.
Penso con una punta di nostalgia a questo tempietto dello “snack rapido”, (come declinava il nome) che Fidèle aveva illuminato più di quanto potranno le pietruzze trasparenti del gioielliere americano.
Tutto cambia, tutto va, Τα Πάντα ῥεῖ ...Fidèle finito un anno supplementare, completato un successivo stage, ritrovato il sale della vita, si soddisfa del suo lavoro che la fa dondolare tra gruviera, cottage cheese, pecorino, cheddar, burrata e yogurt …la porta a oriente negli emirati mentre io scopro che lì vicino, lo sceicco di Doha  dopo,( tanto per citare qualche nome) la Costa Smeralda, la maison Valentino, Harrods, la Barclays,Vuitton e il PSG(che fosse stato mio gli avrei ceduto a occhi chiusi), attraverso la Qatar Holding è diventato proprietario anche del 5,19% del capitale di Tiffany di cui ora è il principale azionista.
Non ci posso credere. Sono senza parole.
Ma perché stupirmene ?… se ha comprato la mia Porto Cervo può essere pure il proprietario di Tiffany!
 E se da una parte ho come la sensazione di sentirmi, comunque, defraudata, dall’altra ho l’impressione, come sempre, che la boucle sia bouclée, che la matassa dei miei pensieri si sia ri-aggomitolata, che tutto faccia parte di uno stesso lunghissimo filo che avvolge la mia vita, inanella le mie appendici, annessi e connessi.
Tutto il macrocosmo finisce sempre nel mio infinitesimo, minuscolo, microscopico microcosmo,  in cui tutto ha inizio e tutto ha fine, in cui tutto luccica alla luce della luna e pietruzze scintillanti cadono nel Moon river wider than a mile, che si snoda, scorre, corre accanto ai miei giorni, trasporta i miei pensieri e i miei ricordi  e… Τα Πάντα ῥεῖ 

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