perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


dimanche 16 décembre 2012

DIARIO DI BORDO giving-thanks é passato



LO SAPEVO ! Ne ero certa che senza scadenze mi sarei persa nell’oceano dei miei pensieri, tra sogni e ricordi.
La destinazione era così vicina, il golfo del San Lorenzo pronto ad abbracciarmi, il fiume omonimo a risucchiarmi fino allo slalom finale tra le 1000 isole, alla ricerca della mille-e-unesima da scoprire alla luce dell’alba… dopo l’ultima notte. Già ne pregustavo la visione: eccola sorgere dalle nebbie di Avalon che si scrolla di dosso, come una crisalide il bozzolo insieme a quel sottile filo di seta per diventare farfalla e...volare.
Per volare a mio turno, in tutti sensi, avevo cercato di propormi nuove date simboliche per chetare e acquietare la mia coscienza: un 11 novembre e poi un 22.
Cifre ricche di simbolismi personali, magiche, e anche ricorrenze importanti tanto per non guastare: la ciliegina è sempre un plus.
Ma cui prodest sbarcare nel Miss J day, se lei è lontana a festeggiare sotto palmizi e cocotiers?
E alla vigilia della celebre nonché (per altri motivi) storica data ho virato di bordo e mi sono intruppata tra i monocoques del VENTs DEs GLOBEs à la recherche d’un autre temps perdu, dal sapore non di madeleine, piuttosto al gusto di gallette un po’ rancide e stantie.
Tra parata, partenza, festeggiamenti, incidenti e abbandoni me la sono goduta alla grande, avanzando di bolina in mezzo a questi “mostri” che piano piano venivano decimati…ebbene sì…  i miei “dieci piccoli indiani raddoppiati”si sono ( non ancora) dimezzati ma drasticamente ridotti…
A scanso d’equivoci, sarà bene che confermi che l’UFO – floating object unknown, più o meno IFO (laddove la I può alternativamente significare Identificato, Idiota, Insulso, ma non Italicus) non ero certo io.
Né a bordo del My flower, né del vascello fantasma, sto cercando di eliminarli a uno a uno? tentando così di servire la vittoria ad Alessandro, sangue misto ma almeno per metà italiano.
Nessun nepotismo! tanto più che non mi pare giunga dalle mie terre.
Lascio i 14 ancora in gara uscire dal pot au noir, la zona delle calme acque equatoriali, li lascio diventare 13 per il nuovo e settimo abbandono, quello di Riou domenica, e brindo lunedì 26  per tutti e tredici gli skipper rimasti in gara che hanno varcato l’equatore e veleggiano testa all’ingiù.
Ultimo, al passaggio e al brindisi, è proprio Alessandro.
Ultimo ma ancora in gara, pur se in questi ultimi giorni ha continuato ad accumulare ritardo e all’ora in cui scrivo, si trova ben oltre 1100 miglia da Le Cleac’h, quest’ultimo sempre in testa.
È ora che ognuno torni sulla sua rotta e questa volta lascio definitivamente i Vendéenni al loro destino e ripulisco bussola dalle nebbie di Avalon che celano il Nord.

Sarebbe stato emblematico uno sbarco il 22 novembre, quarto giovedì di novembre e dunque thanksgiving, giorno del ringraziamento.
A lungo ho accarezzato l’idea di far coincidere ricorrenza e sbarco….senza chiaramente poi farne di nulla.
Troppi impegni terrestri, qualche dubbio di decalage temporale e spaziale!
Il mio sbarco non deve avvenire negli States sulle orme dei Pilgrims, ma più a nord in Canada e il ringraziamento canadese è già storia datata. Si celebra a ottobre, con la festa del raccolto, il secondo lunedì del mese.
Data troppo precoce per i miei impegni.
Avrei dovuto altrimenti decidermi a prendere il largo più presto e oramai fuori tempi massimi, l’occasione è miseramente naufragata.
Che cosa farsene allora di un thanksgiving? Perché un thanks day mica si può buttarlo nella spazzatura?
L’educazione insegna che un grazie è sempre piacevole, il bon ton lo piazza tra le parole magiche insieme a per favore e scusa.
Allora chi ringrazio o meglio per cosa dico grazie?
Grazie dei fiori?
Lasciamo stare il soggetto con tutti i suoi annessi, connessi, sconessi, riferimenti e referenze storiche…mi basta il mio My flower!
… di ringraziamenti ne dovrei o potrei fare per mille motivi compresi per i voli, atterraggi, sani e salvi di tutti e tre i miei pollizzoli che hanno fatto rientro, ma già si preparano a ripartire di nuovo, a fare un nuovo ritorno e una nuova partenza ancora …e nel bene o nel male sono diventati veri figli del mondo, il frutto di quanto hanno raccolto nel e sul loro cammino.
Oggi i figli li lascio in pace e devo dire che non ho avuto tempo di pensare(troppo) a loro.
Senza tacchino ripieno di castagne, cranberry sauce, né pumkin cake, ho gustato una cena degna di un pasto da super-ringraziamento e per il quale devo proprio rendere grazie al cuoco sopraffino e chi mi ha dato l’occasione di gustare i suoi manicaretti una volta di più…
Non sono sbarcata in Canada, non ho come i Pilgrims raggiunto le coste americane, ma in uno certo senso ho riunito i fili di uno sbarco sul continente di là dal mare.
Serata letteraria questo 22 novembre, con la presenza alla libreria Vents du Sud dell’autrice di Vita.
“Vita sbarca in America” era stato il titolo creato dall’insegnante per il brano tratto dal romanzo, facente parte, insieme ad altri, del programma dei testi da presentare all’orale di italiano lingua straniera del BAC.
Era attraverso questo testo che mi ero riavvicinata al libro; storia vecchia, un’altra storia, storia di… vita di tutti i giorni.
Il libro atterrato accanto a me per altri motivi, legato a me dal filo sottile della vita e da quello del ricordo, sbarcato di nuovo grazie all’esame ha terminato il suo ciclo proprio il 22 novembre con l’incontro con la sua autrice.
Un ‘incontro che è iniziato la mattina all’aeroporto e si è concluso la sera seguente dopo un secondo incontro letterario.
La solita boucle che si è bouclée, il solito anello che si è richiuso.
Il piacere di scoprire che l’autrice faceva ben pendant con il suo libro, cui non aggiungeva, non toglieva, non modificava l’immagine che mi ero fatta e il film che avevo proiettato interiormente di questo romanzo. Offriva solo il volto reale di Vita, pur non essendo lei.
C’è sempre modo, tempo , occasione di dire Grazie e apprezzare la vita.

Thanksgiving è oramai lontano, passato, e un nuovo tacchino, cappone, pollastro, o anatra (quella all’arancia è una delle specialità di CV da lontani tempi) si prepara a finire in tavola tra meno di dieci giorni.
Un altro 11 è passato, un altro 22 sta per arrivare, sempre che i Maya non abbiano ragione, o che, in tal caso, da brava mère poule, io non trovi uno sperone dove appollaiarmi in quel di Bugarach…
I polli volano basso, è ben noto si sa….
…ma io riuscirò mai a toccar terra?
 



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