LO SAPEVO ! Ne ero certa che senza scadenze mi sarei
persa nell’oceano dei miei pensieri, tra sogni e ricordi.
La destinazione era così vicina, il golfo del San Lorenzo pronto ad abbracciarmi, il fiume omonimo a risucchiarmi fino allo slalom finale tra le 1000 isole, alla ricerca della mille-e-unesima da scoprire alla luce dell’alba… dopo l’ultima notte. Già ne pregustavo la visione: eccola sorgere dalle nebbie di Avalon che si scrolla di dosso, come una crisalide il bozzolo insieme a quel sottile filo di seta per diventare farfalla e...volare.
La destinazione era così vicina, il golfo del San Lorenzo pronto ad abbracciarmi, il fiume omonimo a risucchiarmi fino allo slalom finale tra le 1000 isole, alla ricerca della mille-e-unesima da scoprire alla luce dell’alba… dopo l’ultima notte. Già ne pregustavo la visione: eccola sorgere dalle nebbie di Avalon che si scrolla di dosso, come una crisalide il bozzolo insieme a quel sottile filo di seta per diventare farfalla e...volare.
Per volare a mio turno, in tutti sensi, avevo cercato di
propormi nuove date simboliche per chetare e acquietare la mia coscienza: un 11
novembre e poi un 22.
Cifre ricche di simbolismi personali, magiche, e anche ricorrenze
importanti tanto per non guastare: la ciliegina è sempre un plus.
Ma cui prodest sbarcare nel Miss J day, se lei è lontana a festeggiare sotto palmizi e cocotiers?
Ma cui prodest sbarcare nel Miss J day, se lei è lontana a festeggiare sotto palmizi e cocotiers?
E alla vigilia della celebre nonché (per altri motivi)
storica data ho virato di bordo e mi sono intruppata tra i monocoques del VENTs DEs
GLOBEs à la recherche d’un autre temps perdu, dal sapore non di madeleine, piuttosto al gusto di gallette un po’ rancide e stantie.
Tra parata, partenza, festeggiamenti, incidenti e
abbandoni me la sono goduta alla grande, avanzando di bolina in mezzo a questi
“mostri” che piano piano venivano decimati…ebbene sì… i miei “dieci piccoli indiani raddoppiati”si
sono ( non ancora) dimezzati ma drasticamente ridotti…
A scanso d’equivoci, sarà bene che confermi che l’UFO – floating object unknown, più o meno IFO (laddove la I può alternativamente significare Identificato, Idiota, Insulso, ma non Italicus) non ero certo io.
Né a bordo del My flower,
né del vascello fantasma, sto cercando di eliminarli a uno a uno? tentando
così di servire la vittoria ad Alessandro, sangue misto ma almeno per metà
italiano.
Nessun nepotismo! tanto più che non mi pare giunga dalle
mie terre.
Lascio i 14 ancora in gara uscire dal pot au noir, la zona delle calme acque
equatoriali, li lascio diventare 13 per il nuovo e settimo abbandono, quello di
Riou domenica, e brindo lunedì 26 per
tutti e tredici gli skipper rimasti in gara che hanno varcato l’equatore e
veleggiano testa all’ingiù.
Ultimo, al passaggio e al brindisi, è proprio Alessandro.
Ultimo ma ancora in gara, pur se in questi ultimi giorni
ha continuato ad accumulare ritardo e all’ora in cui scrivo, si trova ben oltre
1100 miglia da Le Cleac’h, quest’ultimo sempre in testa.
È ora che ognuno torni sulla sua rotta e questa volta
lascio definitivamente i Vendéenni al
loro destino e ripulisco bussola dalle nebbie di Avalon che celano il Nord.
Sarebbe stato emblematico uno sbarco il 22 novembre,
quarto giovedì di novembre e dunque thanksgiving,
giorno del ringraziamento.
A lungo ho accarezzato l’idea di far coincidere
ricorrenza e sbarco….senza chiaramente poi farne di nulla.
Troppi impegni terrestri, qualche dubbio di decalage temporale e spaziale!
Il mio sbarco non deve avvenire negli States sulle orme
dei Pilgrims, ma più a nord in Canada e il ringraziamento canadese è già storia
datata. Si celebra a ottobre, con la festa del raccolto, il secondo lunedì del
mese.
Data troppo precoce per i miei impegni.
Avrei dovuto altrimenti decidermi a prendere il largo più
presto e oramai fuori tempi massimi, l’occasione è miseramente naufragata.
Che cosa farsene allora di un thanksgiving? Perché un thanks
day mica si può buttarlo nella spazzatura?
L’educazione insegna che un grazie è sempre piacevole, il bon ton lo piazza tra le parole
magiche insieme a per favore e scusa.
Allora chi ringrazio o meglio per cosa dico grazie?
Grazie dei fiori?
Lasciamo stare il soggetto con tutti i suoi annessi,
connessi, sconessi, riferimenti e referenze storiche…mi basta il mio My flower!
… di ringraziamenti ne dovrei o potrei fare per mille
motivi compresi per i voli, atterraggi, sani e salvi di tutti e tre i miei pollizzoli che hanno fatto rientro, ma
già si preparano a ripartire di nuovo, a fare un nuovo ritorno e una nuova
partenza ancora …e nel bene o nel male sono diventati veri figli del mondo, il
frutto di quanto hanno raccolto nel e sul loro cammino.
Oggi i figli li lascio in pace e devo dire che non ho
avuto tempo di pensare(troppo) a loro.
Senza tacchino ripieno di castagne, cranberry sauce, né pumkin
cake, ho gustato una cena degna di un pasto da super-ringraziamento e per il
quale devo proprio rendere grazie al cuoco sopraffino e chi mi ha dato
l’occasione di gustare i suoi manicaretti una volta di più…
Non sono sbarcata in Canada, non ho come i Pilgrims
raggiunto le coste americane, ma in uno certo senso ho riunito i fili di uno
sbarco sul continente di là dal mare.
Serata letteraria questo 22 novembre, con la presenza
alla libreria Vents du Sud dell’autrice di Vita.
“Vita sbarca in America” era stato il titolo creato dall’insegnante per il brano tratto dal romanzo, facente parte, insieme ad altri, del programma dei testi da presentare all’orale di italiano lingua straniera del BAC.
“Vita sbarca in America” era stato il titolo creato dall’insegnante per il brano tratto dal romanzo, facente parte, insieme ad altri, del programma dei testi da presentare all’orale di italiano lingua straniera del BAC.
Era attraverso questo testo che mi ero riavvicinata al
libro; storia vecchia, un’altra storia, storia di… vita di tutti i giorni.
Il libro atterrato accanto a me per altri motivi, legato
a me dal filo sottile della vita e da quello del ricordo, sbarcato di nuovo
grazie all’esame ha terminato il suo ciclo proprio il 22 novembre con l’incontro
con la sua autrice.
Un ‘incontro che è iniziato la mattina all’aeroporto e si
è concluso la sera seguente dopo un secondo incontro letterario.
La solita boucle
che si è bouclée, il solito anello
che si è richiuso.
Il piacere di scoprire che l’autrice faceva ben pendant
con il suo libro, cui non aggiungeva, non toglieva, non modificava l’immagine
che mi ero fatta e il film che avevo proiettato interiormente di questo romanzo.
Offriva solo il volto reale di Vita, pur non essendo lei.
C’è sempre modo, tempo , occasione di dire Grazie e
apprezzare la vita.
Thanksgiving è oramai lontano, passato, e un nuovo
tacchino, cappone, pollastro, o anatra (quella all’arancia è una delle
specialità di CV da lontani tempi) si prepara a finire in tavola tra meno di
dieci giorni.
Un altro 11 è passato, un altro 22 sta per arrivare, sempre
che i Maya non abbiano ragione, o che, in tal caso, da brava mère poule, io non trovi uno sperone dove appollaiarmi in quel di Bugarach…
I polli volano basso, è ben noto si sa….
…ma io riuscirò mai a toccar terra?
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