… dal nostro Monastero de… “il nome (geneticamente
modificato) della ginestra”raggiungiamo “ la
bergerie”, ovile, porcile, pollaio domestico.
La notte nuvolosa ci ha fatto temere di non poter trovare
il sentiero al lume della sola luna e delle rare stelle.
Senza bisogno di sassolini bianchi, né di filo di Arianna
(che come idea da srotolare mi piacerebbe assai) né della variazione più
moderna e attuale in formato GPS, abbiamo raggiunto il regno delle suore
benedettine in auto, per arrivare in tempo, evitare cadute rovinose, ridurre i tempi per
il rientro.
Messa di Natale molto sobria con le abituali musiche
medievali del convento composte da accordi tratti da strumenti antichi.
All’uscita non solo tisana ustionante, cioccolata calda e
dolcetti ma anche una luna lattiginosa in tema con le bevande che ci rischiara
il cammino fino al parcheggio.
Nel focolare del caminetto un cielo di stoffa brilla
allegramente.
Sostituisce una stellata di carta, ridotta in brandelli dal
tempo, dall’uso, dalle multiple piegature e senza bisogno dell’attivo intervento
dei felini domestici.
Appeso contro la griglia parafuoco, si fonde nel
verde-marrone delle montagne che abbracciano capannuccia e oasi dove, sotto una
palma sostano i Magi, appena o ancora in viaggio in compagnia di un cammello.
Un angelo sovrasta e benignamente occhieggia il bue, l’asinello,
Giuseppe e la cerulea Maria, tutti, accasciati o inginocchiati davanti a un
pagliericcio ancora vuoto.
È un presepe in forma ridotta quest’anno, minimalista ma
non per questo meno attraente pur se privo di pecorelle, pastori e figurine
varie .
Lo sfondo del camino è uno scenario d’effetto.
La sera è stranamente tiepida, temperature da Natale in
Terra Santa, più che da collina della Provenza.
Nonostante l’abituale
bel tempo, in genere la sera è più fresca e di gradi ce ne sono ben meno di quanti
ce ne siano dispensati stasera.
Rientriamo con calma in casa, stupiti da tanto tepore e
accompagnati dal suono festoso delle campane che rimbombano per l’aere.
Mezzanotte non è ancora scoccata, ma al Monastero il Bambin
Gesù è nato già da un’ora e io pure mi appronto a farlo nascere nel nostro
presepe.
Mi sintonizzo sull’ora della Palestina e decreto che anche
se il dodicesimo rintocco non è ancora risuonato in queste terre, in quelle
laggiù più lontane è già storia passata e, confortata da questa verità
geografica, depongo il Bambinello sulla paglia che si illumina.
Ecco, ora il presepe è completo nell’essenziale.
Di fondamentale non manca più nessuno tra le statuine…
tra gli umani è un’altra storia.
A casa risuonano le voci ridenti delle bimbe che si
preparano ad andare a letto, come tutti i bambini bravi… per lasciar Babbo Natale
scendere, indisturbato, per il camino.
Il pensiero corre intanto
verso Turista-fai-da-te, lontano e
che per la prima volta non sarà insieme a noi né la vigilia né l’indomani.
Laggiù sotto le sue palme….(ma in effetti non sono poi così
certa che in quella terra del Sudamerica ve ne siano) è estate e deve fare ben
caldo.
Che strano immaginarsi a Natale in costume da bagno…
Strano eppure déjà
vu… vecchie memorie risalgono in superficie.
Tempi lontani in cui tutti
insieme ci scaldavamo al sole per accumulare riserve e sopravvivere ai rigori
canadesi.
Ora solo lui si
scalderà al sole e sicuramente.... anche il cuore accanto alla sua metà.
Buon Natale... Feliz Naavidad!
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