La pagina bianca del Charlie Hebdo di mercoledì 26
settembre, del Charlie - Giornale responsabile continua a perseguitarmi, a
seguirmi mentre tiro fuori casseruole, schiaccio l’aglio, mi contagio con il
peperoncino che, diabolico, si insinua subdolamente sotto le unghie (per uscire
fuori al momento meno opportuno) affetto la cipolla, senza, per una volta,
piangere (che si tratti di una varietà geneticamente modificata? depurata? per fare
pendant con questa versione del
Charlie settimanale?così Candido?).
Intanto accingendomi a preparare il ragù (per
decidere se potrò riciclarmi come cuoca in occasione di una serata culturale) mi
interrogo, mi pongo domande e mi fustigo un po’.
Povero Charlie…sono stata un po’ dura con lui nel mio
ripetere, reiterare e riproporre solo una versione utilitaristica del suo
scorso numero, un esemplare che ignorando il politically correct e il buon
senso ha sbeffeggiato il profeta in un momento de-li-ca-tis-si-mo.
Provocatorio, politicamente incorretto e ancor di più
religiosamente incorretto…ma questo in fondo è Charlie, cos’altro se non un giornale satirico e provocatorio?
Se le vignette le avesse firmate Plantu e fossero apparse sul “Le Monde…o Le Figaro…avrei capito.
Se le vignette le avesse firmate Plantu e fossero apparse sul “Le Monde…o Le Figaro…avrei capito.
Questi giornali invece come tutto il web si sono limitati
a riportare la notizia, e, o come ha fatto Le Point ad amplificarla, rendendola
di dominio pubblico perfino tra gli illetterati, dandole spazio e suonando la
grancassa ancor prima che apparisse nelle edicole e spingendo ad avvicinarsi a
questi “tempietti del sapere” anche chi, d’abitudine, se ne tiene a debita
distanza perché la lettura crede che sia una malattia contagiosa.
(E parlo solo dei chioschi, lasciamo perdere le librerie che
sicuramente devono apparir loro dei veri nosocomi per malattie infettive e
trasmissibili. Tutti luoghi da …bandiera gialla!)
La reclame è l’anima del commercio e Charlie se la fa
secondo il suo stile….rien à dire! e devo
perfino ammettere che questa pagina bianca mi incuriosisce.
Risposta provocatoriamente raffinata, forse anche prevedibile
quando, dopo l’ultimo caos-vignette-profeta…Charb aveva asserito che : “Se si
comincia a dire che, visto che 250 esaltati manifestano davanti all’ambasciata
degli Stati Uniti, bisogna differire o non pubblicare dei disegni, significa
che sono loro a far la legge in Francia…. e alla fine si venderanno 16 pagine
bianche di Charlie Hebdo”
Eccoci alle 16 pagine bianche del “Charlie responsabile”.
16 pagine di un candore esemplare, ogni tanto chiazzato
da qualche titolo inoffensivo “Prudenza madre di sicurezza”o “La disoccupazione
questo flagello”(giusto oggi in cui cadono le statistiche con i 3milioni di
disoccupati in Francia) che sovrastano banchisa artica di bianco immacolato,
senza virgole, senza punti e la doppia pagina centrale dedicata al dibattito non-sense tra due celebri filosofi (pro
e contro) e il quesito inequivocabilmente amletico “ Si doveva mostrare il seno
nudo della regina d’Inghilterra?
Povero, povero, Charlie ridotto al silenzio che, per
soddisfare i politici, fa voto di non dare mai più prova di irriverenza verso l’islam
e il profeta Maometto e rinnega il suo status di giornale satirico che se ne infischia
di educazione e buon gusto, fino ad offrirci in omaggio con tutta la redazione un
piccolo aperitivo( forse a base di blanc
de blanc) e tanto di scuse per Laurent Fabius, Brice Hortefeux e Tarik
Ramadan nonché la promessa di non mettere mai più olio sul fuoco e fare l’irresponsabile….
L’olio (riprendo fiato) lo ritrovo sulla copertina del “Charlie irresponsabile” contenuto in una
specie di mezza zucca, noce di cocco in mano a un uomo dell’età della pietra,
che nell’altra tiene una torcia accesa.
Il cavernicolo cogita, inventa e crea….
et Humour fuit !!!
Mettendo in evidenza il problema della libertà di
espressione dei giornalisti, Charlie & Co cercano di interpellare l’opinione
e il potere sui limiti di questo diritto alla base peraltro della legge sulla
libertà della stampa del 1881.
Ma esisterà ancora o sarà mica caduta in prescrizione?
E così alla fine, vorranno mica impedire anche alla
sottoscritta di dire la sua?
Mi auto tranquillizzo rassicurandomi che…tanto, me non mi
legge nessuno a parte i soli tre gatti che hanno ben altro da fare che
amplificare i miei “saggi” poco sensati via web.
Come sempre positivizzo e come i gatti trovo il modo di
ricadere sulle quattro zampe (speriamo sia stata la stessacosa per Totoro, il gatto
della nipote)…che ha per la seconda volta voluto provare l’ebbrezza del volo
dal quarto piano…ma come sempre questa è tutta un’altra storia che non ha
niente a che vedere con Charlie Hebdo e neppure Charlie Brown che aveva un
cane, e oltretutto non si chiamava Totoro, ma Snoopy.
Mi sono persa in troppo bianco che mi ha accecato e
inviato un’immagine riflessa del doppio dello specchio, di quello che si vede,
si vuol vedere, che c’è e che non c’è.
Questo bianco Charlie di oggi mi è piaciuto, mi ha fatto
molto riflettere e mi ha ben tenuto compagnia.
Credo proprio che finirà per ottenere un nuovo obolo da
me.
Le due copie sono troppe e il Charlie irresponsabile mi
interessa fino a un certo punto.
Posso continuare a non comprarlo come ho fatto finora
(eccezion fatta per quello della settimana scorsa acquistato a scopo didattico, e
molto pavidamente veicolato per il mercato cittadino in mezzo a quattro mazzi
di basilico per camuffare il verde islamico della copertina e affogarlo in un bouquet destinato a diventare pesto).
Quello responsabile però con la sua carica esplosiva sottintesa,
come la favola degli abiti dell’imperatore penso proprio che diventerà mia.
E quando mi sarò stufata di tanto biancore potrò sempre
scriverci sopra
“in hoc signo vinces”
senza bisogno di disporre le quattro parole a forma di croce.
Io parlo di libertà
e non di religione, né tantomeno di libertas e anche se è …come sempre un’altra storia e
storia vecchia, giacché “tutto cambia perché niente cambi” non vorrei correre
il rischio di essere fraintesa.
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