perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


vendredi 28 septembre 2012

DIARIO DI BORDO



1° giorno di navigazione
Stamani ricordi e fantasia si imbarcano sulla goletta My flower, varietà autunnale e casalinga di quella che aveva traghettato i pilgrims nel lontano 1620, che mi guarderò bene dal ribattezzare“Die blumen”(onde evitare rischi di naufragio).
Il mio viaggio, sicuramente meno pericoloso potrà portarmi a destinazione se non ci saranno troppe soste, scali, deviazioni, divagazioni.
Salpo dal porto di Marsiglia senza fermarmi ad osservare i resti fumanti del campo Rom evacuato dagli abitanti della zona, saturi di  furti e di sporcizia, che, dopo aver cercato di dialogare con gli zingari e avvisato la polizia, sono passati all’azione e si sono nominati “huissiers” ufficiali giudiziari, hanno sloggiato i Rom senza violenza e bruciato i resti lasciati in situ.
Questa volta non è stato Manuel Vals a dirigere l’azione, e non ostante i suoi passaggi ripetuti nella città provenzale, questo obbiettivo non lo ha centrato lui.
Il vento fresco dispiega le vele che si gonfiano e la goletta solca le onde, a passo cadenzato, con incedere marino e divora miglia e miglia…la spiaggia di Sète con Brassens sfila veloce e le colonne d’Ercole appena davanti, son già dietro le spalle.
La mia vista annebbiata crede già riconoscere in lontananza l’ombra di una sagoma, l’ombra di un continente.
Abituata al solito mare-nostrum dove conosco a memoria le mie isole, quelle che vi sguazzano e l’isola che non c’è mi sento un po’ spaesata, l’oceano è tanto, un altro mare e non l’ho mai attraversato in barca.
Quasi quasi torno indietro, vado a Marignane e m’imbarco su un aereo e così lascio libero volo alle ali della mia fantasia, ma la meta si presta meglio a un natante piuttosto che a un volante.
Ho deciso di risalire le foci del San Lorenzo e fare lo slalom tra le Thousand Islands, le mille isole canadesi che mi avevano accolto e dato il benvenuto al mio arrivo in questa nuova terra, nella prima uscita che, una volta giunta, avevo fatto per guardarmi intorno.
Il Canada é risorto tra i ricordi dopo una visione di Dark Shadow ieri sera, con il suo villaggetto marino del Maine confinante con il Quebec e una mail di stamani che mi ha fatto fare un salto nel passato, ricordare i colori autunnali di questa terra.
L’autunno è appena iniziato ma la natura, almeno qui in Provenza non lo sa ancora.
Le piante rigurgitano di linfa, ancora belle verdi per intonarsi alla copertina del Charlie irriverente, al mio pesto, alla voglia di “via libera” senza costrizioni per spaziare e cercare divertimento.
Come se non bastasse la voce di Garou mi accarezza l’orecchio con la sua cadenza quebecquoise tutta particolare che mi fa sorridere, mi farebbe fare una deviazione a Parigi, dove l’avevo incontrato a debita distanza, io in poltrona, lui sulla scena del Notre Dame”.
Magnifica realizzazione del nostro Cocciante, che i francesi reclamano loro e chiamano Richard .
Vero che è un sangue misto, nato a Saigon da padre italiano e madre francese, ma il Riccardo della mia Margherita che ha rivoltato tutto il rivoltabile delle mie viscere, guai a chi me lo tocca!
Cocciante e Plamondon, che accoppiata vincente!
Lo rivedrei volentieri lo spettacolo… ma se faccio questo détour e  risalgo la Senna non arrivo più o come minimo quando arrivo non trovo più neppure una foglia rossa, gialla o arancione, anzi non trovo più neppure l’ombra di un’appendice di vegetale, solo bianco, bianco e bianco di inverno, neve, statue di ghiaccio e l’orrida freezing rain.
Troppo presto per questi colori glaciali, di cui ieri ho già avuto la mia dose sempre con il carletto dispettoso, che mi fanno pensare a un altro Carletto…
…tornare nelle mie terre, solo che lui non vi abita più, ha traslocato più a sud e….
lascio perdere questa ennesima divagazione che mi riporterebbe lontano, lontano quando il bianco non mi striava la chioma.
Torno al bianco della schiuma del mare e navigo…navigo… mi lascio cullare dalle onde, come da piccola a prua sotto le vele....

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