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Stamani ricordi e fantasia si imbarcano sulla goletta My flower, varietà autunnale e casalinga
di quella che aveva traghettato i pilgrims
nel lontano 1620, che mi guarderò
bene dal ribattezzare“Die blumen”(onde
evitare rischi di naufragio).
Il mio viaggio, sicuramente meno pericoloso potrà
portarmi a destinazione se non ci saranno troppe soste, scali, deviazioni,
divagazioni.
Salpo dal porto di Marsiglia senza fermarmi ad osservare
i resti fumanti del campo Rom evacuato dagli abitanti della zona, saturi
di furti e di sporcizia, che, dopo aver
cercato di dialogare con gli zingari e avvisato la polizia, sono passati all’azione
e si sono nominati “huissiers”
ufficiali giudiziari, hanno sloggiato i Rom senza violenza e bruciato i resti
lasciati in situ.
Questa volta non è stato Manuel Vals a dirigere l’azione,
e non ostante i suoi passaggi ripetuti nella città provenzale, questo obbiettivo
non lo ha centrato lui.
Il vento fresco dispiega le vele che si gonfiano e la
goletta solca le onde, a passo cadenzato, con incedere marino e divora miglia e
miglia…la spiaggia di Sète con Brassens sfila veloce e le colonne d’Ercole appena davanti, son già dietro le spalle.
La mia vista annebbiata
crede già riconoscere in lontananza l’ombra di una sagoma, l’ombra di un
continente.
Abituata al solito mare-nostrum dove conosco a memoria le
mie isole, quelle che vi sguazzano e l’isola che non c’è mi sento un po’
spaesata, l’oceano è tanto, un altro mare e non l’ho mai attraversato in barca.
Quasi quasi torno indietro, vado a Marignane e m’imbarco
su un aereo e così lascio libero volo alle ali della mia fantasia, ma la meta
si presta meglio a un natante piuttosto che a un volante.
Ho deciso di risalire le foci del San Lorenzo e fare lo
slalom tra le Thousand Islands, le mille isole canadesi che mi avevano accolto
e dato il benvenuto al mio arrivo in questa nuova terra, nella prima uscita che, una volta giunta,
avevo fatto per guardarmi intorno.
Il Canada é risorto tra i ricordi dopo una visione di Dark
Shadow ieri sera, con il suo villaggetto marino del Maine confinante con il
Quebec e una mail di stamani che mi ha fatto fare un salto nel passato,
ricordare i colori autunnali di questa terra.
L’autunno è appena iniziato ma la natura, almeno qui in Provenza
non lo sa ancora.
Le piante rigurgitano di linfa, ancora belle verdi per
intonarsi alla copertina del Charlie irriverente, al mio pesto, alla voglia di “via
libera” senza costrizioni per spaziare e cercare divertimento.
Come se non bastasse la voce di Garou mi accarezza l’orecchio
con la sua cadenza quebecquoise tutta
particolare che mi fa sorridere, mi farebbe fare una deviazione a Parigi, dove
l’avevo incontrato a debita distanza, io in poltrona, lui sulla scena del “Notre
Dame”.
Magnifica realizzazione del nostro Cocciante, che i
francesi reclamano loro e chiamano Richard .
Vero che è un sangue misto, nato a Saigon da padre
italiano e madre francese, ma il Riccardo della mia Margherita che ha rivoltato
tutto il rivoltabile delle mie viscere, guai a chi me lo tocca!
Cocciante e Plamondon, che accoppiata vincente!
Lo rivedrei volentieri lo spettacolo… ma se faccio questo
détour e risalgo la Senna non arrivo più o come minimo
quando arrivo non trovo più neppure una foglia rossa, gialla o arancione, anzi
non trovo più neppure l’ombra di un’appendice di vegetale, solo bianco, bianco
e bianco di inverno, neve, statue di ghiaccio e l’orrida freezing rain.
Troppo presto per questi colori glaciali, di cui ieri ho
già avuto la mia dose sempre con il carletto
dispettoso, che mi fanno pensare a un altro Carletto…
…tornare nelle mie terre, solo che lui non vi abita più,
ha traslocato più a sud e….
lascio perdere questa ennesima divagazione che mi
riporterebbe lontano, lontano quando il bianco non mi striava la chioma.
Torno al bianco della schiuma del mare e navigo…navigo…
mi lascio cullare dalle onde, come da piccola a prua sotto le vele....
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