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Avrei proprio dovuto fare un détour da Parigi!
Non vi avrei trovato Garou a cantarmi “Belle” ma in compenso Leonard Cohen, il
vero, l’originale in base ai miei
riferimenti storici, quello di Suzanne per
intenderci (come ho rischiato di chiamarmi), che inequivocabilmente rimanda il
pensiero all’amato De André.
Cohen il poeta canadese, 78 anni e tre serate all’Olympia,
non quello del blog su Repubblica, con
la “o” finale al suo nome, che mi ha irritato con la sua “mozzarella parigina”.
Non che la mozzarella a Parigi sia cattiva, tutt’altro!
Quella che compro al Cisternino, cooperativa che vende
prodotti italiani, di qualità e a prezzi competitivi, nei suoi vari negozietti
della capitale (il mio è quello del V
° il cinquième, con il riccioluto
Severino, condivisore di bresaola, gorgonzola davanti ai match di calcio) è
veramente buona.
Treccia, fior di latte burrata o bufala… quelle del Cisternino
sono tutte notevoli…
Prima facevo riferimento a un altro prodotto, un altro
tipo di bufala che non si mangia, che, se si inghiotte, va di traverso e resta
sullo stomaco fin tanto che non si riesce a ricollocarla dove deve stare…
Meno male che non l’ho inghiottita in barca, avrei dovuto
dare prova di equilibrio e piè fermo per collocarmi sottovento e qui rimanervi
il tempo necessario per sbatterla fuori …
Non si sputa sopravento! Massima imparata da piccola!
Anche i miei riferimenti musicali sono un po’ datati e
rimasti in arretrato, fermi ai tempi scolastici, liceali e universitari, in cui
il tempo era tutto mio e vivevo con la radio in permanenza accesa su radio montecarlo
con qualche incursione su canali rai o locali.
Poi le mie orecchie sono state sollecitate da altri
suoni, mugolii, vagiti.
I radiosi-bui anni della loro prima età, nella casa sopra
la banca, con il lunghissimo corridoio dove si allenavano per il tour di triciclo su veicoli riciclati,
compreso il famoso big wheel, il
triciclo rosa e azzurro, con una gigantesca ruota davanti, comprato a un garage sale, impacchettato e traslocato
dagli States.
No, varcare di nuovo l’oceano, non mi interessava
affatto!
Il Canada non mi attirava. Non vedevo nessun interesse a
mollare la mia precarissima tranquillità e equilibrio, e quella specie di
guscio-nido costruito per andare oltreoceano in quella terra insipida e grigia.
Il Canada non è mai stato, per me, nulla più di una
chiazza grigia nel nord del continente americano, una specie di magma sopra a tante
stelle e strisce sventolanti e colorate.
Cui prodest? A me no di certo! e anche se lì in quel nord
che abitavo, mi sentivo all’estero, avevo infine fatto due o tre conoscenze e
potevo più o meno infine contare su qualche altra mamma, disposta a recuperare
il mio secondo o a portarlo a scuola se Fidèle,
allora piccolina, magari malata non mi permetteva di uscire.
Una conquista dopo
periodi in cui solo l'uscita per andare a comprare il latte in farmacia davanti a casa,
e lasciarli soli in attesa del mio ritorno, assenza infinitesima, mi creava
scompensi.
Gli anni della reclusione, tra un pannolino, un ginocchio
sbucciato, i compiti da seguire, la casa e le odiate uscite per portarli al
parco a prendere una boccata d’aria.
Cresciuta in un giardino dove spaziavo a mio piacimento
non dovevo aspettare i comodi o le disponibilità di nessuno per andare a
giocare tra il verde e ora con i due e poi tre figli ero insofferente a queste
uscite forzate che detestavo in un parchetto miserevole pensando a tutto quello
che avevo lasciato in sospeso a casa.
Avessi avuto un giardinetto avrei potuto continuare attività varie sorvegliandoli dalla finestra, come la mamma dell’amica della mia primogenita...
Avessi avuto un giardinetto avrei potuto continuare attività varie sorvegliandoli dalla finestra, come la mamma dell’amica della mia primogenita...
“Ho trovato una casa con giardino! ”
Mancava solo che firmassero il contratto di distacco e
saremmo andati anche noi a raggiungerlo dopo due mesi di separazione e Fidèle che tutto a un tratto non dormiva
più e aveva iniziato a mangiarsi le unghie.
È sempre stata la coccola paterna!
Gli altri due più grandi, eccecitatissimi dalla promessa
che, varcato l’oceano , prima o poi avrebbero avuto diritto a Disney-world in
Florida, raccontavano a tutti che sarebbero andati in Canada, e si allenavano a
contare fino a “ten” e a precisare che “I
love chicken”.
Loro beninteso! io pollami e varie li detesto abbastanza.
Valigie riempite del loro guardaroba, del mio e la Gaggia
fiammante, regalo del precedente Natale, per il mio equilibrio mattutino: dieci
colli più un passeggino per Canadian Airlines che accolse questa banda di
desperados, con Turista–fai-da-te che, dopato da non so più quante coca cola, servite a ripetizione (secondo me con
la speranza che gli andassero di traverso) non dormì neppure cinque minuti e fece
diventare sceme le hostess, che rincretiniva e abbagliava con i suoi sorrisi.
Erano i tempi
che amava fare il dandy e si pavoneggiava con giacche, cravattini o nodi
papillon dall'alto dei suoi sette anni e mezzo appena compiuti!
Incerto sul suo futuro ruppe le scatole anche al comandante
e… fu troppo fiero della visita nel cockpit .
Deve essere questo ricordo seppellito sotto i miei famosi
strati di madri pie, dure e ragniformi che mi ha trattenuto dal prendere un
aereo e convinto a solcare i mari…più tempo per riflettere, niente jet lag, e
in caso di incontri irritanti si può sempre spedire l’incauto fuoribordo a
prender aria, non come sull’aereo dove non si possono aprire gli oblo’, a quanto
mi ha fortunatamente spiegato Mitt Romney!
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