Gare de Lyon in dissolvenza, lasciata alle spalle, con
l’ultimo abbraccio di Fidèle davanti
al gran tabellone del hall numero 1.Un treno puntuale che ci accoglie per
riportarci in provincia e in Provenza. Un appostamento senza pari e senza
tregua per impossessarmi di un bel posto a quattro, che sembra rimanere
inoccupato, da cambiare con il mio molto più infelice ed angusto. Spazio, senso
di marcia e tutto l’agio necessario per poter accingermi a fissare qualche
pensiero.
Un week end regale che mi lascio alle spalle insieme alla
reggia, ai giardini, alle fontane che zampillano, mescolando note argentine, di
gocce che ricadono, al sottofondo di musiche settecentesche, al sontuoso
Municipio di Versailles e alla villa Chevreloup con il suo manto erboso che ha accolto
le corse di bambini, le nostre chiacchiere, i nostri brindisi.
Un bel week end, iniziato un venerdì 14 ventoso, senza
sole e pure freddo. Persino qualche goccia di pioggerella, tanto per gradire, rovinarmi
la chioma, preoccuparmi per l’indomani,in attesa dell’arrivo della futura
sposa, reduce da un seminario di lavoro, salto dall’estetista, dalla futura
suocera per un mini ritocco sartoriale, dalla manicure ….e in attesa degli
altri arrivi.
Olga, giunta da Milano in tempo per cenare con la sposa,
i genitori e Angelique, la testimone, mentre lo sposo si deliziava a un Mc D
con Turista-fai-da te, appena
sbarcato da Roma e in attesa di Fidèle,
romana per lavoro, ma in arrivo con un altro volo e a due ore di distanza.
CV padre della sposa e per l’occasione Carnivoro Vorace
voleva trascinarci a un ristorante di macellai, non so se per tenermi a dieta,
farmi dispetto, o mostrare che era lui il genitore che contava, che decideva e
che sceglieva… e finiva per cedere e venire a più miti consigli e alla proposta
della figlia in serata ittica-pro madre, a causa dei 45 minuti di attesa per un
tavolo là dove voleva sedersi.
La fame lo aveva fatto capitolare.
Cena di souvenir canadesi.
È in queste fredde terre che è avvenuto l’incontro con
Olga, un nome da terra di vodka e di ghiaccioli ma in realtà di tutt’altra
provenienza; antiche origini liguri dei nonni, ma di fatto lei è di seconda
generazione uruguayana.
Amena e piacevole cena tra notizie di atterraggi, di
attese, di discese da treni. Preoccupazione che Il nostro giovane originario di
un paesino molto a sud di Stockfish si
perdesse, non riuscisse a capacitarsi in quei meandri labirintici della gare de
Lyon-metro-RER.
Timore per lui che in quei tunnel, dove finisco sempre
per perdermi, non trovi nessuno che capisca la sua lingua-Ikea, facendo l’impasse
che siamo a Parigi e se si esprime in inglese non avrà certo problemi.
Ma è sera, è buio, e nello scuro le angosce si
amplificano.
Arrivano tutti: figli, appendici loro e ultima la
famiglia mista di amici con due delle loro tre rampolle, manca solo Anita, la
mia figlioccia dispensata di matrimonio, chateau
e tour Eiffel, rimasta a Aix alle
cure dei nonni paterni venuti appositamente per baliarla e festeggiarla nel suo
secondo compleanno.
Tutti in tempo per un sonno ristoratore nei luoghi più
disparati…manca però Mariebé, confinata oltreoceano alle prese con l’apertura
del suo hotel. Mi spiace che non sia con noi, accanto al suo Turista-fai-da-te, sempre più meritevole di questo soprannome…le
sabbie di Atacama a bordo di un pick-up gli hanno meritato galloni
supplementari!
Mattinata in effervescenza e alle 14 e15, quasi tutti
puntuali sotto le persiane della sposa, richiamata alla finestra e invitata a
raggiungerci da un urlo di Chris, il rappresentante francese della coppia
mista, che pareva molto più italiano di sua moglie Daniela, piena di vitalità
ma con qualche oncia nordica.
La sposa-civile scortata da Carla e Margaux, damigelle
per l’occasione, accompagnata dai genitori delle due bimbe, i suoi: CV e IF
entrambi in blu, Olga stakanovista fino all’ultimo in camera a lavorare, le due
testimoni Angelique e Mathilde che l’avevano preparata, Fidèle e il suo Blumen e
raggiunta in processione da Turista-fai-da-te,
che in meno di 10 minuti è salito a farsi la doccia, vestirsi e cravatta in
mano si è accodato, ha traversato i due isolati che separano casa dal
Municipio.
Municipio febbrile, fornace di matrimoni e come se non
bastasse anche sabato dedicato all’incontro di genitori in cerca di baby-sitter
con studenti disposti a occuparsi dei bebé…
Turbolenze sulle scale: entrate, uscite, foto, code,
scambi. Hanno cercato di appiopparci fiori per Monique et Hubert fingendo di
non capire che noi avevamo una Jen e un Ben…
Salle des
mariages splendida, inondata di luce e di sole, cerimonia breve
ma degna, rispettabile e sentita nonostante l’officiante non conoscesse gli
sposi e si sia rivolta a loro in maniera neutra ma non per questo indifferente…molto
professional e d’effetto.
E poi Chevreloup, la villa senza caprette, né lupi, ma
tanto champagne, stuzzichini salati e dolci e bonbon, caramelle, bibite e
zuccheri vari per la gioia dei bimbi.
E in mezzo una sposa sorridente, confusa, sottosopra e
uno sposo dai riccioli scomposti e dal sorriso sotto i baffi che non ha….
…ma questo è stato solo il primo round !!!
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