perché...

... racconto spinta da una brezza leggera

... spiffero in tutto le accezioni del termine

... un castello d'idee e di pensieri che prendono aria, che gonfiano le vele del vascello fantasma in questo Mare Nostrum

... Per riannodare la matassa srotolata, arruffata, ingarbugliata dei miei ricordi

... Per seguire questo filo di Arianna che mi fa fuoriuscire dal labirinto, illumina la mia mente

e... soprattutto per ridere del mondo del mio microcosmo di me

... perché il riso è terapeutico, fa bene alle coronarie e alle viscere e dev'essere rivalutato anche se nonostante tutto preferisco la pasta!

... "if" Kipling

... "if" allora "dubito ergo sum"


samedi 7 juillet 2012

UN MATRIMONIO....DA RACCONTARE

Credo di aver perso l’ispirazione, anzi in questo preciso momento ho la quasi certezza di non averne mai avuta.
Mai come in questo momento dubito di tutto, ogni dubbio mi assale e di conseguenza dovrei essere più che mai viva.
Eppure non è questo il feeling che mi attraversa l’anima.
Una settimana fa, minuto più, minuto meno, balbettavo incoerenze, ballettavo sul divano, mi estasiavo sui due goal di Balotelli e poi seduta alla terrazza di un bar, avvolta nel tepore appiccicoso di una caldo-umida serata parigina, succhiellavo una coca cola brindando alla vittoria dell’Italia contro la  Germania e a quanto ci attendeva l’indomani.
In compagnia di CV, Turista-fai-da-te e del suo compagno d’infanzia, disavventure e idiozie, il fido Vincent, il tempo pareva immobilizzato.
Aria rarefatta, pensieri rarefatti, beatitudine del momento.
Finita la coca, con CV abbiamo riguadagnato i nostri appartamenti.
Quattro rampe di scale, stranamente leggere, vuoi per la serata, vuoi per l’occasione e l’appartamento di Masha tutto per noi.
Il letto in soggiorno per il futuro sposo, ruvido, sfuggente, che pareva aver alleggerito la tensione, evacuato lo stress.
La mattina al risveglio, insonnolito mi ha mostrato le fedi, attimi sereni, misti di complicità.
Colazione in Place de la Contrescarpe per lui, condita di gazzetta dello sport e compagnia di Manu e uno spettina-capelli per me.
Trop dure l’absence de Jacky…l’unico in cui le mie chiome ripongano piena fiducia.
Pranzo saltato in piena coscienza, preparativi rapidi…poco trucco, su la zip dell’abito, le scarpe, la borsetta di serpente della nonna e la voglia di vedere che effetto facesse su di lui l’abito nuovo con le tasche appena scucite…
-Puntuali alle 15e 30!-
Noi lo siamo stati…puntualissimi!!! Lui ancora un po’ e sarebbe arrivato dopo la sposa.
Ma io non ero con lui.
Se si é stressato è il suo amico e testimone Manu che ha gestito lo stress e se ne è fatto carico.
Per una volta almeno …non era colpa mia.
Le sorelle: un cappello reduce da un prix de Diane e Fidèle super abbronzata dal sole svizzero del lago; le cugine: la nypote versione nonna rivisitata, splendida e la neo-mamma con Elisa la rossa rampolla rappresentante la terza generazione. Compagni, mariti, futuri mariti…cognati, cugino, vicini e amici storici, quelli che non avrebbero potuto essere assenti, che non sarebbero potuti mancare.
Tutti davanti al “sagrato”dell’edificio comunale di Rueil Malmaison…e poi dietro agli sposi felici e sereni fino alla sala dove ci ha raggiunti un sindaco in pompa magna, molto rappresentativo, molto celebrativo, anche se non abbastanza allenato con i nomi degli sposi.
Il temporale passato e terminato in mattinata ha lasciato spazio a una nuvolaglia e un sole intermittente che piano piano si è imposto e ha finito per brillare una volta arrivati allo Chateau de la petite Malmaison, per i festeggiamenti.
Dimora poco più che bi-centenaria, costruita per l’imperatrice Josephine che vi prendeva i tè con i suoi ospiti dopo aver fatto visitare le piante esotiche delle sue serre riscaldate, che ahimè non esistono più …le serre, le piante e l’imperatrice.
Lungo aperitivo nel parco del castello, champagne a fiumi e per iniziare una squisita “pata negra” il prosciutto di maiale iberico, (non so però se fosse “de cebo, de recebo, de bellota”), magistralmente affettato da un simpatico cameriere, alimento che ci ha fatto a lungo compagnia prima che arrivassero le altre specialità.
Un primo match franco-spagnolo, dove lo champagne ha vendicato i bleus, e il jamon de porco iberico (senza offesa) che preannunziava in qualche modo il match di domenica. W España!
Scambi, qualche conoscenza e nel nostro esiguo ma solido gruppo una maggioranza di giovani che per poter essere presenti, dati i brevi tempi di preavviso, si sono ingegnati per strappare il giorno di ferie o la mezza giornata, in un fine settimana di fine mese, di chiusura di conti, di bilanci semestrali, di periodo di picco e anche per colmare le distanze con gli stivali delle mille leghe perché con l’eccezione di miss Pamela (con la sua acconciatura, il nome le calza a pennello)…nessuno giocava in casa.
Assenti con gran dispiacere i due cugini maschi primogeniti Matteo e Michele e l’ultima cugina, la “cadetta” della nidiata, Cecilia.
Lavoro, esami in un mix che purtroppo non sempre permette alchimie e magie liberatorie.
Ma le girl della famiglia, risplendenti e luminose, piene del loro charme, seduzione, simpatia e buonumore hanno ben illuminato la giornata degli sposi, dalla più giovane, la fulva Elisa, alle sorelle nel proprio genere esplosive, all’atomica cugina fino alla primogenita del gruppo…tutte fulgide ben in tema con Mariebé e Turista-fai-da-te, veramente radiosi, belli, semplici e eleganti (come sempre d'altronde!)
I loro compagni più o meno datati e cinematografici: dal famoso Brad Pitt formato familiare e meno mondano, al simpaticissimo e divertente attore dei Muppet, al Ben ci stai nel gruppo e fino, e per concludere, a Pär perché un regista ci vuole sempre e uno svedese non manca mai!
Per rinforzare il gruppetto maschile il già nominato Vincent, lontano dal suo acquario che occhieggiava con curiosità la fontana-vasca del parco, -fosse mai che ci fosse qualche rarità ittica-.
 Anna una delle prime figlie di amici che ho conosciuto arrivando al nord, prima compagna di vacanze sugli ski, ripetizione di tabelline, pizze, zainetti-orsetti… felice che fosse presente con noi, una ragazza in gamba, vivace, intelligente, sprizzante allegria… un valore più che sicuro!
Presente anche il fratellino, per modo di dire, Claudio, un ragazzone alto alto, un bel viso sorridente, simpatico, cool, sereno.
Stessa età di Fidèle, sciavano insieme sul campetto di Dolonne, giocavano insieme e lui le pettinava per ore i capelli, all’epoca fili spennacchiotti sulla testa di Piumina.
Alberto, il massacrato, come si definisce lui, vittima del mio blog e soprattutto della mia crudeltà e Maria che gareggiava, ai tempi, con la zia Franca per il bucato più bianco di Turista-fai-da-te nel suo semestre milanese prima della galeotta Dallas
La famiglia Cantoni al gran completo è stata una bellissima rimpatriata!
Da Milano pure gli zii per festeggiare il primo nipote passato all’atto (civile), non sarebbero certo potuti mancare, e infatti erano là, presenti. 
Nella confusione non ho fatto caso se lo zio George avesse o no un apparecchio fotografico e se lo avesse utilizzato per immortalare attimi, in memoria di vecchi tempi e datati matrimoni, senza rischiare oramai più nulla rispetto alla pellicola.
Unico rischio una sovraesposizione semmai.
E la zia Franca per una volta senza impegni e daffare, in modo da godersi la festa in pace.
Da Biella, via Nizza, Carla e Carlo. 
Quando ero piccola credevo che chi avesse lo stesso nome fosse destinato a sposarsi e all’epoca mi inquietavo sul mio futuro matrimoniale, dubitando di trovare un corrispondente maschio dotato di un nome assortito al mio.
Quel che è buffo è che da un po’ di anni esiste un creatore di moda che ha un connubio tra il nome di CV e il mio trasformato in cognome.
Una differente forma di predestinazione e combinazione.
I due C.C. hanno traversato Parigi in lungo e largo e riguadagnato Nizza dopo cinque giorni nella capitale, con , ne sono certa, grande sospiro di sollievo di Carlo che ha ritrovato la sua poltrona, la nuova televisione e il Tour de France, che preferisce vedere in diretta piuttosto che parteciparvi.
Carla invece, radiosa come mai da un po’, (ci sono foto a dimostrarlo) mi è sembrato che avesse scrollato anni dalle spalle e alle nozze risplendeva sorridente come a un altro matrimonio di trentatre anni fa.
Marie Claude e Michel e le stampelle che lo accompagnano in questo periodo di transizione dopo la recente operazione, in equilibrio un po’ faticoso, ma presenti. Sono certa che la nostra adjointe au maire simianese ha ben radiografato la mairie di Rueil…
Per poi tutto dimenticare una volta seduta al tavolo accanto al nostro Alberto familiare.
Il cugino Alberto, per l’occasione senza Masha, partita proprio la vigilia delle nozze per le sue terre sante, poco religiosa e un po’ israeliana in quel suo mix che trae le radici nell’Europa dell’est, le trapianta nella pampas, risemina in Israele, coglie un frutto italiano e ostenta un passaporto bianco rosso e blu.
Alberto , il cugino Alberto, una garanzia di questo matrimonio.
Anfitrione ( della famiglia dello sposo) accogliendo sui suoi divani, amici e famiglia per sfamarla, distrarla dallo stress di ogni ordine e tipo con le partite ante et post nuptias. Tassista perfetto che ci ha guidato meglio di un navigatore.
Aveva imparato il tragitto a memoria e da solo si diceva: "prendi la seconda uscita alla prossima giratoria…tra cento metri gira a destra”!
Caro, carissimo Alberto che ci ha pure distratto con una sosta a France 2, un passaggio nei suoi meandri e labirinti per un’intervista.
Volevo rilasciare un comunicato come madre dello sposo, ma non me l’hanno richiesto… così ho ben pensato di rifarmi più tardi durante la serata.
La Petite Malmaison fortunatamente non era poi così piccola, o almeno se lo era rispetto agli standard dell’epoca dell’imperatrice, sicuramente non lo è per quelli attuali.
 E’ così  riuscita ad accogliere gli invitati degli sposi: quelli dello sposo di cui ho già parlato dettagliatamente, i tanti rimasti per lo più sconosciuti della sposa, e gli amici romani dei due convolati.
Magari qualche viso ora ha un nome.
Nomi di cui avevo sentito molto parlare in precedenza e di cui non sono certa dell’ortografia per cui eviterò di storpiarli scrivendoli…
Sarei capace di riconoscere i testimoni della sposa: la sua amica olandese mamma di un bel bebè di solo tre mesi, ma un vero colosso, il suo amico che viene da lontani paesi d’oriente con tutta la gentilezza della sua terra di origine.
Lo sposo pure ne aveva due, maschi e europei, compagni dell’ EDHEC: il già ricordato Manu che vanta quarti di sana italianità e una T-shirt molto patriottica (indossata non al matrimonio però, ma prima e dopo… che non so se abbia infilato per entrare nelle mie grazie o unicamente per tifoseria.) In ogni caso un ragazzo veramente carino e cortese come lo ricordavo nell’unica precedente occasione in cui lo avevo incontrato e conosciuto in occasione della consegna dei diplomi e XY per evitare una sicura storpiatura del suo nome greco come le sue origini, che ha lasciato le sue rive assolate per il nord brumoso.
Due testimoni molto mediterranei insomma al gusto di mozzarella e di feta di cui non sono certa che i vassoi del buffet recassero traccia, ma solo perché ho stoicamente ignorato i formaggi, per non lasciarmi tentare dai miei amatissimi “chèvre “, in accordo con la tranquillità del mio colesterolo.
Amici di famiglia della sposa…dal profumo italico di Fiat, vecchie amicizie di Cannes di Dedé la gagliardissima nonna di Mariebé, super-Evelyne, un nome che tantissime volte è risuonato sulle labbra della sposa.
Amici romani che di romano non avevano molto nell’accento…tante voci, tanti accenti, tanti idiomi che hanno preso la parola per fare giungere agli sposi il loro augurio nella propria lingua, spesso, per la maggior parte dei presenti, incomprensibile.
C’è chi in un moto di universalità ha parlato in inglese per una comunicazione di massa, benché l’inglese non fosse la lingua materna, ma unicamente quella del suolo di nascita poi imparata soltanto negli anni successivi. 
Ma la nostra miss Pamela, non so più a quale lingua riconosca la maternità!
Un corteo di voci sfilate sulla pedana, adorna di un pianoforte e una piramide di macarons, niente a che vedere con i maccheroni, varietà di pastasciutta.
Si tratta di dolcetti molto di moda in Francia ma che ora sono arrivati nelle pasticcerie italiane, anzi ritornati perché è ben dalla penisola italica, anzi dalle mie terre che sono partiti per atterrare in terra di Francia, nel bagaglio della solita Caterina De’ Medici più fornito della borsa di Mary Poppins.
Ringraziamenti degli sposi, auguri, auspici… mi pareva di essere sul set di “La Bella addormentata nel bosco”, con tutti che sfilavano con il loro augurio, come le fate invitate al battesimo della principessa Aurora… Nessuna strega cattiva a pronunziare il malefico incantesimo e nessun bisogno dell’intervento delle tre fatine Flora, Fauna Serena…
Avrebbe chiuso il coro e la serie dei discorsi, la voce della madre della sposa, se miss Pamela non mi avesse trascinata a mia volta sul palchetto, dove ho assolutamente improvvisato un micro speech débité à vive allure.
Iniziato in francese e tradotto in semicontemporanea in italiano, per garantire la par condicio e al contempo rassicurare che sarei stata breve, brevissima, non avrei detto nulla ma che tutti avrebbero potuto ritrovarmi sul mio blog spiffero.if. Un po' di sana pub non guasta mai! W la com!
Applausi, applausi, applausi…. dei miei fans!!!!
I sempre ricordati quattro gatti manzoniani.
CV esemplare padre dello sposo, mi ha stupito per la sua tenuta. Ha resistito fino alle 4 del mattino, paziente e sorridente, riconfortandomi con il suo atteggiamento nella mia scelta di tanti anni fa.
Devo dire che CV, che detesta i matrimoni, e le conseguenti feste, che fa di tutto per schivarli, ai matrimoni di famiglia è sempre stato assolutamente splendido, lasciandomi ogni volta sorpresa,  a bocca aperta.
Lo è stato a quello dei nipoti, a quello del figlio, come lo era stato al nostro.
Come toccato da una bacchetta fatata, pareva aver dimenticato la sua avversione per tali cerimonie e ha dato il meglio di sé, che per una persona che è piena di qualità e di doti ma non ama dimostrarle …lascio solo immaginare la portata.
Un brunch semi-pomeridiano ha concluso l’indomani, sabato, le festività….
A forza di ricordi e di scritti il tempo è passato e siamo già al sabato successivo.
Una settimana passata in un soffio e al tempo stesso tanto lunga, in cui sabato 30 giugno mi appare lontanissimo.
A forza di ricordi e di scritti, mi chiedo se l’ispirazione l’ho persa veramente. Inizio a dubitarne.
Forse ho perso qualcos’altro, ma di questo ne avevo già sentore.
Non avevo bisogno di ricomporre le idee su una pagina per scoprirlo …ma come sempre questa è un’altra storia, che riguarda viscere, frattaglie e cordoni…solo che tra tante emozioni  stavo pure per perdere la data di oggi, che in extremis ho ripescata al volo.
Tiro il cordone e chiudo il sipario sul castello, la petite malmaison e la festa degli sposi belli, sereni e felici e passo ai preparativi di un altro anniversario che oggi celebra trentatré anni di vita in comune…la vita che ha dato vita a miss Pamela, Turista-fai-da-te e Fidèle….c’est la vie, la vita che continua!

4 commentaires:

  1. MITICA!

    con affetto

    il pettinatore ufficiale della tua piccina!

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  2. AH IL BELLO !
    IL BEL GIOVINE ALTO,ALTO E DALLA FACCIA SORRIDENTE!!!
    Felice di annoverarti tra i miei lettori...
    Bravo! Leggi, Commenta e Fammi pubblicità...
    (almeno con tua sorella e magari con tua madre quando torna dal mare e se é di buon umore...ogni cosa rivolve per te ....BICARBONATO SOLVAY)

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  3. un vortice di parole, sensazioni e micro-ritratti che danno un'idea di questo bel 30 giugno! ma la parte che mi ha toccato di più è quella sul tuo baffuto CV: quant'amore spilla, zampilla, gorgheggia da queste poche righe!!! com'è bello potere scrivere questo dopo tanti anni!
    La tua Jude nubile!

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  4. Rileggendo i vari 18 juin ho riletto pure questo e con sommo dispiacere constato che questa lettura é sicuramente sfuggita a chi di "dovere" o di "piacere o di "stupere"

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